Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Inoltre l'informazione spaziale è codificata utilizzando sistemi di riferimento diverso:

 allocentrico

 egocentrico

Milner & Goodale (1995)

Via dorsale: Dov'è? Come lo prendo?

 percezione finalizzata all'azione

 egocentrico

 veloce

 inconsapevole/inconscio → mentre

Ci sono situazione in cui è funzionale alla sopravvivenza questa via: es guido e qualcosa

attraversa la strada, prima ancora di cercare di capire di cosa si tratta, aziono il freno per fermarmi

(in questo caso interviene la componente motoria, ovvero il tempo di reazione e quindi di risposta

allo stimolo esterno. Ovviamente i riflessi decrescono con l'età).

Via ventrale: Dov'è? Cos'è?

 percezione finalizzata al riconoscimento

 allocentrico

 lento

 consapevole/conscio

L'informazione spaziale è sì presente in entrambe le vie ma con sistemi differenti.

Alcune delle prove più schiaccianti dell'esistenza di due via visive distinte provengono dagli studi

sugli errori derivanti da certe lesioni cerebrali.

Via visiva ventrale

La via ventrale:

→ V1 → dove/cosa → percezione consapevole

Input visivo

Agnosia visiva

D.F, avvelenamento da monossido di carbonio

R.M, danno diffuso nella regione occipitale ventrolaterale

Una paziente indicata come D.F subì un danno cerebrale permanente in seguito all'esposizione a

livelli tossici di monossido di carbonio. Una vasta regione della corteccia occipitale laterale era

andata distrutta, vale a dire un'area della via ventrale molto attiva nel riconoscimento degli oggetti.

La capacità di D.F di riconoscere gli oggetti con la vista era stata gravemente danneggiata ,mentre

la sua capacità di riconoscere gli oggetti al tatto era normale. Questo fatto suggerì che in D.F fosse

danneggiata la rappresentazione visiva e non la memoria degli oggetti. Il danno cerebrale di D.F

appartiene alla agnosia visiva, cioè l'incapacità di riconoscere gli oggetti mediante la vista. Il

paradosso è che pur essendo molto danneggiata la comprensione consapevole o esplicita di ciò che

D.F vedeva, la sua capacità di utilizzare quella stessa informazione a livello inconscio in modo da

guidare i propri movimento rimaneva intatta.

L'agnosia visiva è quindi una condizione patologica a causa della quale è danneggiata la percezione:

→ problema di riconoscimento percettivo consistente nel fatto che il paziente non riesce a integrare

gli elementi in una unità percettiva. Il paziente non ha problemi di vista ma il riconoscimento

dell'oggetto è compromesso, oltre al fatto che non distingue tra forme diverse.

Agnosia visiva:

 disegno su copia (fallito)

 compito di matching (fallito)

 test di Efron (fallito)

 l'apertura pollice-indice di D.F è proporzionale all'oggetto. D.F è in grado di prendere gli

oggetti però senza alcun problema. Le due vie sono indipendenti

 → quando i ricercatori chiesero alla paziente D.F di orientare

slot task: matching e posting

la mano in modo che avesse la stessa angolazione della fessura nell'apparato di prova, la

paziente non ci riuscì. Tuttavia quando le fu chiesto di inserire un cartoncino nell'apertura in

varie angolazioni D.F eseguì il compito praticamente alla perfezione.

Via visiva dorsale

→ V1 → dove/come → azione

La via dorsale: Input visivo

Atassia ottica

Deficit visuomotorio

Danno bilateriale perieto-occipitale

Altri pazienti con un danno cerebrale alla sezione parietale della via dorsale hanno difficoltà ad

usare la visione per guidare i movimenti finalizzati a raggiungere e afferrare gli oggetti, condizione

definita appunto atassia ottica.

Le vie ventrali di questi pazienti sono intatte, il che significa che riconoscono l'identità degli oggetti

e quindi non presentano agnosia visiva.

Tali soggetti sono incapaci di sfruttare l'informazione visiva ai fini della programmazione

dell'azione: è preservato il riconoscimento percettivo.

Esperimento:

 raggiungimento a prensione (grasp: afferrare)

 giudizio di grandezza manuale (manual)

Utilizzando la mano bisognava far vedere quanto è grande un oggetti (manual estimation) oppure

afferrarlo direttamente (grasp calibration). Il paziente riesce ad esprimere con la mano, senza

problemi, la grandezza dell'oggetto (manual estimation) ma non riesce ad afferrarlo nel modo

corretto.

Variabile dipendente: apertura indice-pollice in millimetri

Variabile indipendente: oggetto da prendere (piccolo o grande), tipo di compito (grasp vs manual).

Compito di prensione di forme: pollice ed indice vanno posizionati sui punti che consentono di

→ fare in modo che la linea che congiunge l'indice e il pollice

massimizzare la stabilità della presa.

passi per il centro di massa dell'oggetto (è un calcolo che noi facciamo inconsapevolmente ed

immediatamente). Pazienti con due lesioni cerebrali diverse:

DF = agnosia visiva

RV = atassia ottica: non è possibile individuare un punto di intersezione (presa casuale)/il soggetto

vede che le forme sono diverse ma non computa correttamente la presa: dissociazione evidente.

Illusione di Ebbinghaus – Titchner inganna l'occhio ma non la mano.

Il cerchio di sinistra sembra più grande in quanto processato in relazione a cerchi più piccoli e

viceversa. Questa illusione non intacca la via dorsale perché se misuriamo i cerchi con la mano

(indice-pollice) ci accorgiamo che sono uguali. Il compito era infatti quello di afferrare il cerchio

interno ed effettuare una stima della grandezza. La distanza indice-pollice non risente dell'illusione.

Variabile indipendente: larghezza cerchio (piccolo o grande), contesto attorno al cerchio (cerchi più

grandi rispetto al cerchio centrale oppure cerchi più piccoli rispetto al cerchio centrale), tipo di

compito (grasp vs manual). 3 variabili indipendenti ciascuna suddivisa in 2 livelli.

Variabile dipendente: distanza indice-pollice.

Come si arriva all'atassia o all'agnosia?

→ eventi di tipo traumatico

Non sei in grado di accedere a quella determinata rappresentazione quando le informazioni sono di

tipo esclusivamente visivo.

Esiste anche agnosia uditiva e tattile.

ATTENZIONE: GUARDARE NON è VEDERE (4)

Esperimento: vedere un video nel quale sono presenti due squadre, una squadra bianca ed una

squadra nera. I componenti della stessa squadra si passano la palle. Quante volte si sono passati la

palla i componenti della squadra bianca?

Durante la proiezione solo una piccola percentuale dei partecipanti ha notato il passaggio di un

gorilla.

Questo è un fenomeno conosciuto come cecità da inattenzione: noi non vediamo il gorilla perché

siamo impegnati a contare i passaggi della squadra bianco; dunque tutto quello che accade al di

fuori della squadra bianca non ci interessa e quindi non ci colpisce.

Sebbene la nostra impressione sia quella di vedere un mondo coerente e completo in modo

istantaneo e immediato, vedere richiede di prestare attenzione.

Guardare non è vedere

E' difficile infatti vedere ciò a cui non si sta prestando attenzione.

Cos'è l'attenzione?

“Tutti sanno che cosa è l'attenzione. È la presa di possesso grazie alle mente, in forme chiare e

vivaci, di uno dei tanti possibili oggetti che si pongono in maniera simultanea davanti a noi come

dei treni di pensiero “

James, Principi di Psicologia (1890)

William James (statunitense di origine irlandese) è stato uno dei padri fondatori della psicologia.

Era anche un filosofo.

In realtà è difficile definire la parola attenzione in quanto questa può essere utilizzata in molti sensi

diversi:

 Arousal: preparazione fisiologica a ricevere differenti stimolazioni (es: situazione di

paura/al cinema quando si spengono le luci prima che inizi la proiezione del film/quando ci

si trova sui blocchi di partenza in formula1 in attesa del segnale verde etc...);

 Attenzione sostenuta: capacità di mantenere nel tempo un livello attentivo sufficiente alla

detenzione di uno stimolo infrequente (es: lezione universitaria di 3 ore);

 Attenzione selettiva: capacità di prestare attenzione ad uno stimolo (o a più stimoli

contemporaneamente). Non è un concetto unitario.

Avendo risorse imitate e dovendo allocare tali risorse, abbiamo bisogno di innescare meccanismi

attentivi. Inoltre non esiste solo una forma di attenzione selettiva. Le stimolazioni sono sempre

molto ricche e noi dobbiamo decidere su che cosa porre la nostra attenzione.

Attenzione visiva selettiva:

 → seleziona una regione/porzione

Space-based di spazio

 → seleziona una o più

Feature-based caratteristiche (congiunzione di caratteristiche)

 → seleziona uno specifico oggetto e ne traccia i movimenti nello spazio

Object-based

1) Attenzione spaziale (space-based)

Metafora del riflettore: l'attenzione spaziale può essere descritta come un fascio di luce che

illumina parte dello spazio (quello che ci interessa analizzare) e quindi di conseguenza lascia in

oscurità l'altra porzione di spazio (quella che non ci interessa).

Si possono distinguere diversi tipi di orientamenti:

 orientamento esogeno: esplicitato passivamente da stimoli ambientali (es: stimolo in

movimento; vedi qualcosa che si muove nello spazio e spontaneamente sposti lo sguardo

verso quella cosa);

 orientamento endogeno: controllato volontariamente dal soggetto (siamo noi a decidere dove

orientare la nostra attenzione);

 orientamento esplicito (overt attention): caratterizzato dal movimento di occhi e capo per

allineare i recettori allo stimolo;

 orientamento implicito (covert attention): caratterizzato da spostamenti dell'attenzione in

assenza di movimenti corporei finalizzati all'allineamento dei recettori (es: quando dietro di

noi sta avvenendo una conversazione interessante la ascoltiamo ma senza spostare né il viso

né gli occhi verso gli interlocutori, per paura di essere visti. Questo perché: l) lo sguardo

diretto potrebbe avere una lettura aggressiva; soprattutto negli animali (scimpanzé) ad

esempio un animale subordinato non può guardare con sguardo diretto un animale

dominante; 2) quando vogliamo evitare di svelare le nostre intenzioni.

→ paradigma: cueing task

Posner, 1980

compito per studiare la covert attention

cue: indizio (lampo luminoso ad esempio)

target: stimolo a cui dobbiamo dare una risposta

Siamo molto rapidi a rispondere nella condizione “valid” in quanto la comparsa del cue ha indotto

uno spostamento della nostra attenzione (il lampo luminoso si trova nello stesso spazio dove è

presente il target nell'altra figura). Nella condizione “invalid” siamo meno veloci nel rispondere in

quanto il cue e il target si trovano in posizioni diverse.

Si può inoltre quantificare quali sono gli effetti della cover attention quando i due indizi non sono

predittivi:

 il cue periferico: induce ad un orientamento automatico dell'attenzione, non puoi ignorarlo;

 il cue centrale (freccia che indica la destra): può essere ignorato.

Quando invece i due inizi sono predittivi vanno bene entrambi.

Una freccia per rappresentare un buon indizio deve essere interpretata; gli occhi si comportano in

modo più simile ad un cue periferico che ad un cue centrale.

Indizi periferici (lampo luminoso):

 orientamento esogeno

 controllo bottom-up del riflettore attenzionale

 automatico

Indizi centrali (freccia che indica la destra):

 orientamento endogeno

 controllo top-down del riflettore attenzionale

 intenzionale

2) Attenzione basata sulle caratteristiche (feature-based)

Guardiamo una foto di un uomo e poi guardiamo una foto presa dall'alto dove ci sono tantissime

persone ad una sorta di luna park. Dobbiamo cercare l'uomo attraverso le sue caratteristiche che

conosciamo già. Non sappiamo dove lo stimolo comparirà e per questo non è funzionale, in questo

caso, la selezione di una porzione di spazio.

In quali situazione dobbiamo identificare le caratteristiche distintive?

 quando dobbiamo trovare/cercare un volto tra la folla

 cercare un oggetto all'interno della valigia

La ricerca visiva è influenzata dalla dimensione del campione (set-size), anche se non sempre.

Feature-integration theory

Treisman & Gelade, 1980

Due stadi:

 stadio pre-attentivo: le caratteristiche visive degli oggetti nell'ambiente sono codificate in

parallelo in mappe indipendenti. Non è richiesta attenzione (pop-out).

 Stadio attentivo: l'attenzione fornisce la colla che congiunge caratteristiche visive diverse.

→ la colla si applica solo localmente. Limite strutturale: la colla la si

Attenzione applicata

può applicare “punto a punto” per cui tanto maggiori sono i punti da esplorare maggiore è il

tempo richiesto. Metafora della colla. Non si verificano fenomeni di pop-out a meno che

non si verificano tratti caratteristici molto pronunciati.

L'attenzione visiva, applicata localmente, consente di incollare insieme le caratteristiche processate

separatamente nello stadio pre-attentivo.

Simple search feature

La ricerca visiva è semplice (pop out) quando riguarda una caratteristica singola. La dimensione del

campione è ininfluente. Es: c'è un elemento rosso?/c'è una “O”?/c'è una “O” rossa?

La ricerca di caratteristiche semplici si basa sullo stadio pre-attentivo e procede in parallelo

(elaborazione in parallelo).

Conjunction search feature

Es: C'è un cerchio rosso?/ quanti numeri vedi?

La ricerca visiva di caratteristiche congiunte richiede l'attenzione. Poiché l'attenzione focalizzata

può essere applicata solo localmente, la ricerca procede serialmente. Il set-side in questo caso fa

differenza per cui tanto più grande è il set side, tanto maggiore sarà il tempo di ricerca e viceversa.

Psicologia della testimonianza

congiunzione illusoria: la caratteristica cerchio era presente, anche la caratteristica, ma non era

presente un cerchio blu. Mancanza di attenzione per cui le singole caratteristiche processate erano sì

presenti ma la congiunzione tra esse era illusoria (c'era un triangolo blu e un cerchio verde).

Quanti avrebbero testimoniato la presenza del gorilla?

3) Attenzione oggetto-centrica (objec-based)

Viene selezionato quello specifico oggetto/attenzione basata sull'oggetto.

Es: Il numero di bernoccoli alle estremità è lo stesso? Giudizi più rapidi vengono dati quando i

bernoccoli appartengono allo stesso oggetto.

Es: immagine che si sovrappone: volto ed edificio. Quando presti attenzione all'edifico,

indipendentemente se statico o in movimento, quella che si attiva è l'area per gli edifici

(parahippocampal place area = PPA = luoghi). Viceversa quando presti attenzione al volto,

indipendentemente se statico o in movimento, quella che si attiva è l'area per i volti (fusiform face

area = FFA = volti). Il livello di attivazione è maggiore per i volti. Non funziona per lo space-based.

E' difficile vedere ciò a cui non si sta prestando attenzione.

La mancanza di attenzione ci rende “ciechi”. Conseguenze mancanza di attenzione:

 1) change blindness

 2) Inattentional blindness

Change blindness

Cecità per un aspetto di una scena visiva che cambia in assenza di indizi di movimento locale

(cecità per il i cambiamenti).

Es: Farm/Airplane

Si parla di Flicker paradigm in quanto deve essere presente l'interposizione di uno schermo grigio

tra uno schermo e l'altro. Togliendo lo schermo griglio ci si accorge subito di quello che manca

nella figura perché vediamo un movimento dell'immagine, un movimento locale (funziona da cue

periferico). La nostra attenzione sarebbe infatti richiamata subito in quella porzione di spazio

riconoscendo immediatamente cosa cambia da una figura all'altra, cosa è stato aggiunto o cosa è

stato rimosso. Inoltre se il cambiamento non incide sul significato della scena facciamo più fatica ad

accorgerci di tale cambiamento e per questo dobbiamo guardare più volte la scena o la foto, e

viceversa se il cambiamento incide fortemente sul significato della scena identifichiamo subito il

cambiamento.

Cecità di cambiamento in assenza del paradigma di Flicker: non è sufficiente guardare solamente

più volte il punto dove la scena cambia per renderci conto del cambiamento, bisogna guardare

anche l'immagine nel complesso in modo tale che il cambiamento risulti più evidente e più

riconoscibile. Quello che processiamo infatti non è il singolo elemento ma il significato

complessivo della scena.

Change blindness per cambiamenti progressivi.

Inattentional blindness

Esperimento del gorilla: compito primario impegnativo/uno stimolo che risulta irrilevante per il

compito viene ignorato e non viene processato consapevolmente.

In presenza di un compito primario che richiede un certo carico attenzionale, stimoli che non sono

rilevanti per il task possono essere negletti.

 attenzione soggetto-centrica: il gorilla attraversa la porzione di spazio che stiamo

osservando ma non lo vediamo (object-based);

 attentional load: se il compito fosse stato più semplice avremmo riconosciuto e identificato

probabilmente il gorilla (es: non contare i passaggi che avvengono nella squadra bianca ma

guardare solo cosa accade nel corso della proiezione);

 relazione visiva con altri item nella scena (es: contare i passaggi della squadra nera perché il

gorilla era nero);

 aspettative: vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere noi in quella situazione; ovviamente

non ci aspettiamo di veder passare un gorilla tra i ragazzi che giocano a palla (in questo caso

ci perdiamo qualcosa che ci passa letteralmente davanti).

Inattentional blindness in condizioni di vita reale

Esperimento 1 (Simons & Levin, 1998(

compito primario: fornire informazioni/non prestiamo particolare attenzione alla persona di fronte a

noi e per questo non ci accorgiamo dello scambio di persona. Solo 7 pedoni su 15 si accorgono della

sostituzione. I 7 pedoni sono persone che hanno circa la stessa età degli attori. Utilizziamo schemi

che applichiamo ad altre persone.

Esperimento 2

gli attori sono lavoratori edili. 12 pedoni più giovani. Solo 4 pedoni si accorgono della sostituzione.

Negligenza Spaziale Unilaterale (NSU)

I pazienti affetti da NSU non riescono a percepire, esplorare e/o rispondere a stimoli nello spazio

controlesionale (sinistro).

Cecità da attenzione nell'ambiente lesionale dell'emisfero destro. I pazienti si comportano come se

gli oggetti presenti nella metà di spazio sinistra non esistessero (ictus: una delle possibili cause). Il

paziente dunque non è cieco, non è un problema di visione: il paziente si comporta come se metà

del mondo non esistesse. Non è che non la vede la parte sinistra e che non vi pone attenzione (e

quindi è come se non la vedesse).

Es: un insieme di linee da barrare: barra solo quelle a destra non considerando le altre/se deve

copiare dei disegni, copia solo la parte destra (orologio, casa, fiore)/mangia solo la metà destra di

quello presente nel piatto/la donna si trucca solamente la parte destra del volto/l'uomo si rade la

barba solo nella parte destra del viso/legge solo la parte destra del libro (serio problema di

comprensione)/scrive solo sul margine destro (grosso problema) etc...

Non è un deficit circoscritto all'ambito visivo ma è esteso anche alle varie modalità sensoriali (→

tatto per esempio). Incapacità di concepire e percepire metà del mondo anche se al paziente non

sembra manchi nulla.

Allochiria: alcuni elementi a sinistra vengono rappresentati a destra (ciò conferma il fatto che il

processamento visivo ha avuto luogo). L'allochiria è infatti quel fenomeno attraverso il quale il

paziente è consapevole della presenza dello stimolo ma riferisce di vederlo nell'emicampo opposto.

Le capacità logico deduttive sono intatte, dunque hanno la sensazione che non manchi nulla e per

questo non cercano una qualche compensazione.

Es: se in una figura sono presenti un ragazzo e una ragazza, il paziente disegnerà la parte destra del

ragazzo e la parte destra della ragazza in quanto sono due entità distinte nella figura e il paziente lo

capisce perfettamente. Se in una figura sono presenti due fiori che arrivano da due rami dello stesso

albero il paziente disegnerà solo la parte destra del fiore situato a destra, ma se cancelliamo la parte

dove si vede che i due rami appartengono allo stesso albero il paziente disegnerà la parte destra di

entrambi i fiori.

Alcuni pazienti ignorano la parte sinistra di ciascun oggetto e figura altri, come abbiamo visto, no.

Meccanismo di attenzione oggetto-centrico e non solo egocentrico.

Esiste, anche se è molto più raro, il fenomeno opposto, ovvero ignorare la parte destra del mondo

(lesione della parte sinistra).

Qual'è il destino degli stimoli negletti? (Marshall & Halligan, 1988)

Non solo gli stimoli negletti sono processati ma addirittura fino al livello del significato.

Ai pazienti vengono mostrate due case: in una esce del fumo e delle fiamme da una finestra. I

pazienti, vedendo solo la parte destra della casa, dicono che le due case sono identiche. Quando si

chiede loro di dire in quale casa vorrebbero vivere, indicano quella senza fumo/fiamme.

Il “Multitasking”, ovvero la capacità di eseguire più compiti contemporaneamente

Si parla di attenzione selettiva quando vi è la percezione solo di ciò che in quel momento è

importante per noi.

La percezione del mondo dipende sia da segnali sensoriali presenti che dalla scelta personale

rispetto a quali segnali prestare attenzione e quali invece ignorare. Per parlare al cellulare mentre si

guida bisogna destreggiarsi nello stesso momento con due fonti indipendenti di input sensoriali: la

vista e l'udito. Si parla dunque di multitasking.

I ricercatori hanno messo alla prova dei guidatori provetti con un simulatore di guida estremamente

realistico, calcolando i loro tempi di reazione alle frenate e ai segnali di stop mentre ascoltavano la

radio o intrattenevano una conversazione telefonica su un argomento politico.

Questi guidatori esperti avevano reazioni significativamente più lente durante le conversazioni

telefoniche rispetto a quando svolgevano altri tipi di attività. Ciò dipende dal fatto che una

conversazione telefonica richiede il recupero di informazioni nella memoria, la scelta e la

pianificazione di quel che si vuole dire e spesso comporta un notevole coinvolgimento emotivo

nell'argomento di conversazione.

Un'attività come ascoltare la radio richiede un'attenzione molto minore o addirittura non ne richiede

affatto. RICORDARE E DIMENTICARE (5)

La memoria non è un sistema unitario e non è un processo di archiviazione passivo ma è un

processo di costruzione attiva del ricordo. La memoria è la capacità di accumulare informazione e

di recuperarle nel corso del tempo.

Per quanto affascinanti e talvolta frustanti, gli errori mentali della memoria ci dicono molto sul

modo in cui ricordiamo il nostro passato e dunque su chi siamo.

Processi di memoria (performance/prestazione/funzioni chiave di memoria):

 codifica: il processo con cui trasformiamo in memoria persistente ciò che percepiamo,

pensiamo o sentiamo;

 immagazzinamento; il processo che permette di conservare le informazioni nella memoria

per lungo tempo;

 recupero; il processo che riporta alla mente le informazioni precedentemente codificate e

immagazzinate;

 oblio; il processo fisiologico di dimenticanza; il ricordare si collega al dimenticare; l'oblio è

funzionale alla memoria, infatti se non potessimo dimenticare non potremmo neanche

ricordare. 1) CODIFICA

Processo attraverso cui ciò che percepiamo, pensiamo, o sentiamo è trasformato in una memoria che

persiste nel tempo. Il ricordo non è registrato ma costruito. Il processo di codifica non è un mero

processo di registrazione.

I fattori che determinano come un evento viene codificato nella memoria sono:

 profondità di elaborazione: livello di elaborazione

 complessità di elaborazione: livello di organizzazione del materiale da codificare

 codifica visiva: trasformazione del ricordo in immagini mentali

1) Profondità di elaborazione: Teoria dei livelli di elaborazione (Craick e Lockhart, 1972)

I ricordi possono essere codificati a livelli diversi (profondo – superficiale).

Livelli di elaborazioni più profondi producono tracce mnestiche (di memoria) più elaborate, di

maggiore durata e più intense di quanto non facciano livelli superficiali di analisi.

Lo stesso elemento a seconda del livello codificato lascerà una traccia di memoria con

caratteristiche diverse. Il livello a cui un elemento è codificato impatta sulla prestazione futura.

La traccia è dinamica, muta nel tempo.

Es: MELA

 Codifica superficiale-visiva: caratteristiche visive dello stimolo: è scritto con lettere

maiuscole? Ci si basa sul font in questo caso.

 Codifica superficiale-acustica: caratteristiche fonetiche: fa rima con...?

 Codifica profonda: caratteristiche semantiche: la parola è un tipo di...frutto o animale? Ci si

basa sul significato del termine mela.

Una codifica semantica ha sia pro (traccia più duratura e compito migliore: maggiore quantità di

informazioni ricordate) che contro (non vi è una performance di memoria più accurata).

False memorie per stimoli semanticamente correlati

Deese-Roediger-MacDermott (DRM) paradigm

Lista di parole semanticamente correlate:

acqua, lago, barca flusso, pesce, ponte...

Noi ci focalizziamo: sul significato delle parole (livello semantico); sul carattere in cui sono scritte

(livello visivo).

La falsa memoria è indotta dallo stimolo stesso. Elaborazione semantica:

 la probabilità che, dietro domanda, si ricordi di aver “già sentito, la parola fiume (che non è

presente nella lista) supera l'80% (falso riconoscimento)

 la probabilità che la parola fiume venga in mente spontaneamente, senza essere citata, è

superiore al 60% (falsa rievocazione).

2) Complessità di elaborazione

Organizzazione del materiale da ricordare. Organizzazione in categorie: organizzare gli item da

ricordare in categorie migliora la performance di memoria, l'ordine di presentazione favorisce il

nostro ricordo delle parole in un testo di memoria.

Es: Pesca, mucca, mela, tavolo, ciliegia, leone, divano, cavallo, scrivania.

É più facile ricordare tutte le parole se sono nel seguente ordine, ovvero in base a categorie

specifiche: pesca, mela, ciliegia (frutti), leone, mucca, cavallo (animali), divano, scrivania, tavolo

(mobilia).

3) Codifica visiva

Tradurre le informazioni/il materiale da ricordare in immagini mentali migliora la performance di

memoria. Con codifica visiva si intende il processo di immagazzinare nuove informazioni

trasformandole in immagini mentali.

“... e a quel punto ho visto un elefante rosa, con un paio di occhiali da vista”.. nella nostra mente ci

formiamo la figura, l'immagine di un cavallo rosa con gli occhiali.

Mnemotecniche:

 tecniche verbali: es filastrocche (trenta giorni ha novembre... ci permette di ricordare il

numero di giorni che ha ogni mese);

 →

tecniche fondate sull'immaginazione visiva: il metodo dei loci (V sec. a.C, Simonide

obiettivo: recuperare la lista completa delle persone presenti al banchetto. Consente di

ricordare liste di parole molto lunghe. Perché funzioni: no immagini bizzarre/si immagini

→ ha impatto positivo sulla performance di memoria) → tecnica mnemonica in

interattive:

cui gli elementi da ricordare vengono associati a specifici luoghi fisici.

2) IMMAGAZZINAMENTO

Non è semplicemente l'atto di riporre il ricordo in un cassetto. Platone usa l'immagine della voliera:

→ metafora fuorviante perché: l'immagazzinamento in realtà

colombe = ricordi non è un processo

passivo.

È vero che il termine suggerisce che ci sia un unico magazzino di memoria ma in realtà non è così.

Magazzini di memoria (Atkinson e Shiffrin, 1968)

L'immagazzinamento sfrutta diversi magazzini, non si parla dunque di un'unica unità.

 magazzino sensoriale

 memoria a breve termine

 memoria a lungo termine

I magazzini differiscono anche nella:

 → capacità →

Capacità: lungo termine pressoché infinita/breve termine e sensoriale

capacità molto limitata

 → conservata per anni/breve termine e sensoriale → durata molto

Durata: lungo termine

limitata

 → sensoriale → modalità → modalità

Tipo di codifica: specifica/ breve e lungo termine di

codifica non specifica.

Atkinson e Shiffrin (1968) → modello multi magazzino

Dove stanno i nostri ricordi quando non li utilizziamo?

Ovviamente quei ricordi sono immagazzinati in qualche parte del nostro cervello;

l'immagazzinamento nella memoria è il processo mediante il quale le informazioni si conservano

nella memoria nel corso del tempo. Il magazzino della memoria ha tre grandi comparti: sensoriale, a

breve termine e a lungo termine. Come indicano i nomi, i tre comparti si distinguono

principalmente per la quantità di tempo in cui un ricordo può mantenersi al loro interno.

memoria sensoriale → memoria a breve termine → ← memoria a lungo termine

Le informazioni non selezionate attentivamente vengono perse, le altre invece vengono trasferite

nel magazzino a breve termine; una volta arrivate in questo magazzino possono andare nel

magazzino della memoria a lungo termine.

Per accedere al magazzino di memoria a breve termine l'informazione deve essere prima transitata

nel magazzino sensoriale e per accedere al magazzino di memoria a lungo termine l'informazione

deve essere prima transitata nel magazzino di memoria a breve termine.

Si parla di processo lineare perché:

 presenza di più magazzini

 trasferimento da un magazzino all'altro: le informazioni sono immagazzinate tramite step e

passaggi successivi.

MEMORIA SENSORIALE

La memoria sensoriale è il deposito in cui l'informazione sensoriale viene mantenuta per pochi

secondi.

Magazzino sensoriale iconico

La memoria iconica è il deposito a rapido decadimento delle informazioni visive.

Sperling, 1960

Ai soggetti viene mostrato un array di 12 item per 50 ms

Compito: richiamare quanti più item possibili.

I soggetti sono in grado di ricordare 4 o 5 item, ma tipicamente riportano anche di aver visto più

lettere. Le altre lettere che abbiamo visto brevemente immagazzinato sono scomparse, decadono e

quindi non siamo in grado di riconoscerle. Tali lettere non ci sono più perché il magazzino ha una

durata breve.

Partial Report Technique (Sperling, 1960)

Presentazione array 59 msec.

Presentazione di un suono con un ritardo di 0 msec. 1 sec.

Tono:

 alto: viene riportato quello che si è visto nella riga più in alto

 medio: viene riportato quello che si è visto nella riga centrale

 basso: viene riportato quello che si è visto nella riga più in basso

Compito: richiamare la riga corrispondente.

I partecipanti sono in grado di richiamare tre elementi per riga.

La capacità deve essere stimata in 9 elementi perché il suono è presentato dopo che la matrice è

scomparsa. Disponibilità: item richiamati 3. → durata breve.

Intuizione di utilizzare il suono dopo che è scomparsa la matrice. ½ secondo

Poiché il suono veniva emesso dopo che le lettere erano scomparse dallo schermo, i ricercatori

conclusero che le persone erano in grado di ricordare lo stesso numero di lettere, qualunque fosse la

ila loro richiesta. I partecipanti non avevano alcun modo di sapere quale delle tre file sarebbe stata

segnalata, perciò i ricercatori ne dedussero che praticamente tutte le lettere erano state codificate in

memoria. Tuttavia se il segnale sonoro veniva posticipato di parecchio i partecipanti non riuscivano

ad eseguire il compito; l'informazione era scivolata via dai loro ricordi.

A cosa serve il magazzino sensoriale iconico?Qual'è la durata del magazzino sensoriale?

Persistenza dello stimolo durante i movimenti saccadici: se il mondo non ci appare a scatti è perché

tra una saccade e l'altra l'immagine visiva permane nel magazzino iconico.

Noi percepiamo un mondo stabile: il magazzino sensoriale iconico nel colmare il vuoto tra una

fissazione e l'altra ci garantisce la percezione illusoria di un mondo stabile.

Magazzino sensoriale acustico

La memoria acustica o ecoica è il deposito a rapido decadimento delle informazioni uditive.

2 secondi

Anche se sei disattento le ultime parole sei in grado di ripeterle in quanto sono rimaste

immagazzinate nel magazzino sensoriale acustico.

MEMORIA A BREVE TERMINE

Un secondo tipo di deposito della memoria è la memoria a breve termine, che è un deposito in cui le

informazioni non sensoriali vengono mantenute per più di qualche secondo ma per meno di un

minuto. Per esempio se qualcuno ci dice un numero di telefono, si solito siamo in grado di aspettare

alcuni secondo e poi di ripeterlo con facilità. Ma se aspettiamo troppo a lungo, non ci riusciamo più.

Le informazioni possono persistere nel magazzino della memoria a breve termine per circa 15-20

secondi, ma per la maggior parte di noi quel lasso di tempo non è abbastanza. Allora ricorriamo a un

trucco che ci consente di aggirare i limiti naturali della nostra memoria a breve termine. Se

qualcuno ci dà un numero di telefono e non abbiamo una penna a portata di mano, ce lo ripetiamo

mentalmente più e più volte finché non ne troviamo una. La ripetizione è il processo mediante il

quale si mantengono le informazioni nella memoria a breve termine ripetendole mentalmente.

Perché la ripetizione funziona così bene? Perché ogni volta che ripetiamo il numero, lo rimettiamo o

reinseriamo nella memoria a breve termine, dandogli così altri 15 o 20 secondi di vita.

Capacità limitata

MBT: 7 chunk +/- 2 (Miller, 1956). Numero di elementi o pezzi di informazione che la memoria

può contenere. In questo caso intervengono le variabili individuali. La memoria a breve termine può

ritenere all'incirca 7 item o elementi significati, e quindi un modo di eludere i suoi limiti naturali è

raggruppare più lettere in un unico elemento significativo.

→ si utilizzano singole cifre per evitare il fenomeno di chunking e

Digit span: estensione di cifre

per avere una stiva obiettiva della memoria a breve termine.

Il chunking consiste nel combinare unità di informazioni in gruppi o blocchi più grandi. La

memoria a breve termine può ritenere all'incirca sette blocchi di informazioni e anche se una parola

contiene più di dieci lettere, essa viene ancora considerata un singolo blocco.

Chunk: 011 (per quanto riguarda il numero di telefono).

Fragilità di immagazzinamento

Il processo di immagazzinamento è soggetto a interferenze; il processo può essere facilmente

disturbato da altri processi.

Negli ultimi decenni è stato sviluppato e affinato un modello più dinamico di sistema di memoria

con capacità limitata. La memoria di lavoro (working memory) si riferisce al mantenimento attivo

delle informazioni nel deposito a breve termine.

Evidenze a favore della distinzione tra MBT e MLT

Memoria a breve termine intatta e deficit di memoria e lungo termine. Ma come potrebbe avvenire

il contrario ovvero memoria a lungo termine intatta e deficit nella memoria a breve termine se

abbiamo sempre parlato di step, di processo lineare finora.

Si ipotizza dunque una strada alternativa: dalla memoria sensoriale si passa alla memoria a lungo

termine, non passando dalla memoria a breve termine.

 effetti della posizione seriale:

MBT: effetto recency (rievocazione più probabile delle ultime parole perché sono ancora presenti

nella memoria a breve termine)

MLT: effetto primacy (rievocazione più probabile delle prime parole della lista perché sono ancora

nella memoria a lungo termine)

 Effetto delle lesioni cerebrali

MBT: KF

MLT: HM

Questi effetti dunque in realtà originano da due sistemi di immagazzinamento:

 primacy: memoria a lungo termine

 recency: memoria a breve termine

Si parla di due magazzini distinti.

L'attenzione selettiva fa da filtro tra magazzino sensoriale e magazzino a breve termine.

A cosa serve la memoria a breve termine?

Serve come spazio del pensiero, ovvero come memoria di lavoro senza della quale non saremmo in

grado di ragionare e pensare.(Baddeley e Hitch, 1974).

→ memoria a breve termine.

Spazio del pensiero

Ulteriore articolazione della memoria di lavoro che conferma il fatto che non si tratta di uno spazio

unitario.

Il modello della working memory (Baddeley e Hitch, 1974)

→ ← circuito articolatorio

Esecutivo centrale → ← taccuino visuo-spaziale

Esecutivo centrale

Esecutivo centrale

Sistema che decide come allocare le risorse; fa da filtro e funziona come una torre di controllo.

Sistema simile all'attenzione selettiva. Caratteristiche:

 modalità indipendente

 ha capacità limitata e controlla diversi sottosistemi

Taccuino visuo-spaziale

Memoria di lavoro visiva; codifica dell'informazione in forma spaziale e/o visiva.

Rotazione di immagini mentali.

Circuito articolatorio

Come un registratore che consente di effettuare una registrazione vocale.

Codifica dell'informazione linguistica in forma fonologica, in suoni.

Due sottosistemi:

→ magazzino fonologico (passivo)

Input uditivo

→ ripasso articolatorio (ripetere il numero di telefono sottovoce) (attivo)

Input visivo

Capacità: 2 secondi (effetto della lunghezza delle parole).

Effetto della lunghezza delle parole: se una parole è lunga impieghiamo più tempo per pronunciarla

e occuperà più spazio.

L parole presentate in forma uditiva accedono direttamente al magazzino fonologico. La memoria a

breve termine va pensata come una memoria di lavoro attivo necessaria al pensiero.

Ripetizione subvocale di un numero telefonico.

Evidenze basate sul metodo dell'interferenza selettiva

Compito:

1. presentazione uditiva delle parole

+ 2. compito di soppressione articolatoria (ripetere i numeri da 1 a 8)

L'effetto della lunghezza delle parole permane.

La soppressione articolatoria non impedisce di memorizzare in forma fonologica parole presentate

uditivamente.

Schema riassuntivo:

Rappresentazione visiva → accesso indiretto al magazzino

La soppressione articolatoria impedisce la codifica fonologica

fonologico.

Rappresentazione uditiva → accesso diretto al

La soppressione articolatoria NON impedisce la codifica fonologica

magazzino fonologico.

Evidenze:

 evidenze su soggetti con lesioni cerebrali: dissociazioni tra sottosistemi di memoria a breve

termine

 evidenze su soggetti normali

Evidenze basate sul metodo dell'interferenza selettiva:

Compito 1: compito di tracking visivo (il punto si muove sullo schermo e bisogna seguire il suo

movimento).

Compito 2a: compito di immaginazione mentale.

Compito 2b: compito di memoria verbale.

Il compito di tracking disturba il compito di immaginazione mentale, ma non il compito di memoria

verbale.

MEMORIA A LUNGO TERMINE

Anche in questo caso non si tratta di memoria unitaria. La memoria a lungo termine, terzo tipo di

memoria, è un deposito in cui le informazioni possono essere mantenute per ore, giorni, mesi o

anni. La memoria a lungo termine non ha limiti di capacità, basti pensare ad esempio a tutti i testi

delle canzoni che riusciamo a ricordare per capire quale strabiliante quantità di informazioni sia

riposta nella nostra memoria a lungo termine.

Esistono diversi sottosistemi di MLT? Distinzioni nella MLT:

 memoria esplicita e implicita (Graf e Schachter, 1985).

 memoria dichiarativa (sapere cosa) e procedurale (sapere come) (Cohen e Squire, 1980).

 memoria episodica (ricordo di eventi all'interno di uno specifico spazio-tempo) e semantica

(conoscenza generale sul mondo senza uno specifico spazio-tempo) (Tulving, 1972).

Architettura funzionale della MLT:

Memoria esplicita (richiamo consapevole) → memoria dichiarativa → memoria semantica e

memoria episodica.

Memoria implicita (richiamo non consapevole) → condizionamento classico, priming e

memoria procedurale.

Sindrome amnesica

Nel 1953 un uomo di 27 anni noto con le iniziali H.M soffriva di una forma di epilessia non

trattabile. Per impedire l'ulteriore intensificarsi delle crisi epilettiche gli furono asportate

chirurgicamente certe parti dei lobi temporali compreso l'ippocampo e alcune regioni circostanti.

L'unica cosa che H.M non riusciva a fare era ricordare le cose che gli erano accadute dopo

l'intervento. Spesso si dimenticava di avere appena mangiato o non riconosceva il personale

dell'ospedale che lo aiutava quotidianamente. Ad H.M mancava quindi la capacità di trattenere i

nuovi ricordi che si formava. H.M poteva ripetere un numero di telefono senza difficoltà, dal che si

desume che il suo magazzino della memoria a breve termine non aveva problemi. Studi condotti su

H.M e su altri pazienti hanno dimostrato che la regione cerebrale dell'ippocampo è cruciale per

inserire nuove informazioni nel deposito a lungo termine. Quando questa regione è danneggiata i

pazienti soffrono di una condizione conosciuta come amnesia anterograda, che è l'incapacità di

trasferire nuove informazioni dal deposito a breve termine al deposito a lungo termine

(compromissione della capacità di apprendere nuove informazioni dopo l'esordio dell'amnesia).

Alcuni pazienti amnesici soffrono anche amnesia retrograda che è l'incapacità di recuperare le

informazioni acquisite prima di una data particolare, solitamente la data di una lezione o di

un'operazione al cervello (deficit più o meno grave delle informazioni acquisite prima dell'evento

patologico). H.M è morto nel 2008 ed il New York Times gli ha dedicato una intera pagina: era un

uomo che si sottopose a tutta una serie di test. All'età di 9 anni era caduto dalla bici e manifestava

attacchi di tipo epilettico.

Primo intervento: asportazione del focolaio epilettico. Il problema epilessia era stato risolto.

Secondo intervento: età 27, asportazione del lobo temporale mesiale.

Per i successivi 55 anni (dopo l'intervento) ogni volta che lui incontrava un amico, ogni volta che

mangiava qualcosa, ogni volta che camminava nel bosco, era come se fosse la prima volta per lui.

Non riconosceva neanche il suo medico, ogni volta che lo vedeva era come se fosse la prima.

Assenza di disturbi della MBT / Capacità di apprendimento residua

L'amnesia è diversa dall'oblio in quanto la prima è una condizione patologica.

1) Memoria implicita ed esplicita

Quando per esempio pazienti con amnesia svolgono un compito essi generalmente mostrano

progressi simili a quelli dei volontari sani anche se non riescono a ricordare di aver mai svolto quel

compito. I pazienti amnesici si sono persino dimostrati capaci di imparare a programmare un

computer pur non avendo alcun ricordo consapevole del periodo di addestramento. Il fatto che le

persone possano essere modificate dalle esperienze passate senza averne alcuna consapevolezza ci

fa capire che devono esserci almeno due tipi diversi di memoria. La memoria esplicita si ha quando

le persone consciamente o intenzionalmente recuperano dalla memoria le esperienze passate, e la

memoria implicita si ha quando le esperienze passate influenzano il comportamento e le prestazioni

successive, anche se non si sta cercando di ricordarle e non si è consapevoli di ricordarle. I ricordi

impliciti non vengono richiamati alla mente in maniera consapevole, quelli espliciti si.

In altre parola la memoria esplicita si manifesta quando la prestazione in un compito richiede il

ricordo consapevole delle esperienze passate, mentre la memoria implicita si ha quando la

prestazione di un compito è facilitata senza bisogno del ricordo consapevolmente.

Sono due forme di memoria a lungo termine. Si fa riferimento al recupero al recupero e a come

l'informazione può essere appunto recuperata dal magazzino a lungo termine.

2) Memoria dichiarativa ed procedurale

Memoria dichiarativa:

 sapere cosa: che cos'è una tazza?

 flessibile: posso aggiungere nuove informazioni riguardo a qualcosa

 accessibile alla coscienza: abbiamo possibilità di accesso a questo tipo di memoria

 compromessa nell'amnesia

Memoria procedurale:

 sapere come: come si usa una tazza?

 poco flessibile: se sappiamo eseguire una procedura, modificarne l'ordine è complicato

 non è accessibile alla coscienza: i vari passaggi non sono accessibili (allacciarsi le scarpe)

 preservata nell'amnesia

La nostra conoscenza di come stare in equilibrio su una bicicletta è un particolare tipo di memoria

implicita chiamata memoria procedurale, che si riferisce all'acquisizione graduale di abilità quale

risultato dalla pratica, o del “know how”, nel fare le cose. Una delle caratteristiche distintive di

questo tipo di memoria è che le cose che ricordiamo, per esempio come cambiare marcia mentre

guidiamo, come suona l'accordo di un sol sulla chitarra, vengono tradotte automaticamente in

azione.

Compito: copiare un disegno guardando lo specchio.

Prima di riuscire a fare il compito correttamente devi fare una serie di prove: viene misurato il

numero di errori per tentativo. H.M aveva 10 tentativi. Nella prima sessione il numero di errori

diminuisce piano piano, nella seconda sessione gli errori sono ancor meno e nella terza sessione la

performance è decisamente migliore. H.M però in ogni sessione dice di non ricordare di averlo

eseguito in precedenza questo compito anche se nell'ultima sessione sostiene che il compito era più

facile di quanto si aspettava. No memoria dichiarativa, Si memoria procedurale perché

altrimenti nell'ultima sessione il numero di errori sarebbe stato pressoché uguale al primo. In

generale la memoria procedurale è più resistente. Il compito sì gli appariva nuovo ma sfruttava la

memoria procedurale. → “risolveva” il suo deficit scrivendo su dei fogli delle

H.M era consapevole del suo stato

informazioni da lui considerate essenziali.

Se hai una amnesia anterograda puoi fare riferimento soltanto alla memoria a breve termine in

quanto ti dimentichi in fretta, e questo sulla vita di tutti i giorni ha un impatto sostanziale. Si parla

di secondi o al massimo minuti in base all'attività che si sta svolgendo. Se ad esempio stai parlando

con una persone e ad un certo punto c'è una interruzione, per cui la persona si alza e torna dopo

qualche minuto, non ti ricordi più che prima stavi parlando proprio con quella persona.

Memoria procedurale: Torre di Hanoi.

Obiettivo: ricostruire la pila dei dischi sull'ultimo piolo.

1. i dischi devono essere spostati uno alla volta

2. i dischi devono essere inseriti in uno dei tre sostegni

3. un disco grande non può essere posizionato sopra un disco più piccolo

Il numero minimo di mosse necessarie per completare il gioco è 2(alla n) – 1, dove n è il numero di

dischi.

HM è in grado di apprendere implicitamente il compito/Hm non ha memoria di aver già eseguito il

compito.

3) Memoria episodica e semantica (Tulving, 1972)

H.M non mostra problemi di memoria semantica e questo potrebbe dipendere dal fatto che la sua si

tratta di amnesia anterograda in quanto sono rimaste intatte le informazioni prima dell'intervento.

La dissociazione tra memoria episodica e semantica (non è forse neanche corretto parlare di

dissociazione) non è così evidente come quella tra memoria dichiarativa e procedurale.

La memoria semantica è la rete di fatti e concetti associati che formano la nostra conoscenza

generale del mondo. Si tratta di un thesaurus mentale, cioè della conoscenza organizzata che una

persona possiede sulle parole e altri simboli verbali, sul loro significato e i loro riferimenti, sulle

relazioni tra di essi, sulle regole, formule e algoritmi per la manipolazione di questi simboli,

concetti e relazioni. Implica una consapevolezza noetica (legata alla dimensione del conoscere) o di

conoscenza in cui il soggetto pensa in modo oggettivo a qualcosa. La memoria episodica è invece

l'insieme delle esperienze personali passate che sono avvenute in un tempo e in un luogo particolari.

Si riferisce all'immagazzinamento di specifici eventi o episodi che si sono verificati in un dato

luogo e in un dato tempo. La sua caratteristica è la dipendenza da un particolare tipo di

consapevolezza … è il tipo di consapevolezza che si prova quando si pensa ad un momento

particolare del proprio passato e si rivive consapevolmente un episodio o uno stato mentale.

La memoria episodica è speciale perché è l'unico tipo di memoria che ci consente di intraprendere

un “viaggio mentale nel tempo”, proiettandoci nel passato e permettendoci di rivisitare quello che

abbiamo vissuto. Le persone con amnesia di solito riescono a viaggiare indietro nel tempo e a

rivisitare episodi che hanno vissuto prima che sopravvenisse l'amnesia, ma sono incapaci di

rivisitare gli episodi accaduto in seguito. I ricercatori inoltre sono giunti alla conclusione che

l'ippocampo non è necessario per l'acquisizione di nuovi ricordi semantici.

Amnesie: deficit episodico

Memoria episodica:

 ultima volta che sei andato in bicicletta

 ricordare

 organizzazione in base spazio/tempo

 consapevolezza della fonte: quando e dove l'episodio si è verificato (spazio/tempo)

Memoria semantica:

 che cos'è una bicicletta?

 conoscere

 organizzazione gerarchica/schemi: categorie

 consapevolezza dei contenuti: conoscenza che abbiamo consapevolezza non della fonte; non

ricordiamo dove e quando l'informazione è stata immagazzinata.

→ malattie degenerative con deficit di memoria

Deficit semantico

Demenza semantica

“Mr M, un paziente con demenza semantica, una malattia neuro-degenerativa che è caratterizzata da

un graduale deterioramento della memoria semantica, era in grado di guidare attraverso la

campagna per andare a visitare e trovare un amico, era in grado di dire alla moglie quando e dove

doveva svoltare con la macchina, ma poi indicando con un dito chiese: cosa sono quelle cose?”

Il paziente sfruttava la memoria procedurale ma quando vede quelle “cose nuove” non capisce di

cosa si tratta. Erano delle pecore.

Esperimento: ai pazienti viene mostrata una figura. 10 secondi dopo che la figura è stata rimossa

viene chiesto ai pazienti di riprodurla.

Prestazione di disegni su copia:

demenza semantica contro agnosia visiva.

Mancando la memoria semantica manca anche la categorizzazione, mancano gli elementi distintivi

e viene meno la coscienza generale di questi animali. Il deficit non è circoscritto alla modalità

visiva; è l'insieme delle conoscenze generali che è compromesso.

RICORDARE E DIMENTICARE (6)

3) RECUPERO

→ metodi diretti: basati sulla rievocazione e il riconoscimento dei fatti passati.

Memoria esplicita → metodi indiretti: basati sull'esecuzione di compiti cognitivi che possono

Memoria implicita

essere facilitati dal materiale presentato precedentemente e memorizzato.

Metodi diretti: riconoscimento

Il soggetto deve riconoscere che un elemento che gli viene mostrato è stato presentato in un

contesto spazio temporale diverso e precedente.

 riconoscimento si/no: il soggetto deve semplicemente accettare o rifiutare l'elemento

proposto come appartenente o meno al materiale presentato in precedenza (es figurine: l'hai

già vista questa figurina? Si o no?)

 riconoscimento a scelta multipla: il soggetto deve scegliere l'elemento già visto tra molti

altri mai visti precedentemente che vengono definiti distrattori (es spargere le figurine a

random su un tavolo e chiedere quale tra queste figurine mescolate e disposte in disordine

hai già visto). Pratica spesso usata per l'identificazione dei testimoni oculari.

Test di riconoscimento: quali parole erano presenti nella lista originaria?

Lista originaria: osso, pasta, frutto, luna, penna

Seconda lista: osso, pasta, pane, latte, sole, frutto, luna, matita, penna.

Metodi diretti: rievocazione

Gli item studiati devono essere richiamati e riprodotti dai partecipanti. Non vengono riproposti in

questo caso ma siamo noi a doversi rievocare nella nostra mente.

Rievocazione libera: ad un soggetto viene chiesto di rievocare il materiale precedentemente

presentato dall'esaminatore senza alcun vincolo nell'ordine di rievocazione. Si tratta di rievocare

dunque le parole nell'ordine desiderato.

Test di rievocazione libera:

Lista originaria: osso, pasta, frutto, luna, penna

Rievocazione libera: osso, pasta, penna, frutto....

Rievocazione seriale: al soggetto viene chiesto di rispettare l'ordine con cui il materiale era stato

precedentemente presentato.

Rievocazione guidata (cues: indizi)

Il soggetto viene guidato con la presentazione di elementi (cues), in qualche modo connessi allo

stimolo da ricordare, che dovrebbero guidare il recupero. Tutto questo facilita il recupero in quanto

è più facile riconoscere che rievocare. Il riconoscere richiede meno impegno in quanto per rievocare

bisogna che ci sia il recupero nella memoria più il riconoscimento.

Test di rievocazione guidata:

Lista originaria: cane-osso, pane-pasta, fiore-frutto, sole-luna, libro-penna

Seconda lista: cane, pane, fiore, sole, libro

Performance più elevata perché la traccia amnestica non comprende informazioni rispetto a quello

specifico elemento ma rispetto al contesto nel quale è inserito.

Riconoscimento e rievocazione

La memoria di riconoscimento è migliore della memoria di rievocazione. Può tuttavia accadere che

parole non riconosciute siano successivamente rievocate in compiti di rievocazione guidata.

Principio della specificità della codifica (Tulving, 1982)

Il recupero è facilitato dalla presentazione del contesto stesso. Un elemento da ricordare (bersaglio)

è codificato in relazione al contesto nel quale è studiato e produce una traccia esclusiva che

incorpora informazioni sia del bersaglio che del contesto. La probabilità di successo nel recupero è

una funzione monotonicamente crescente della sovrapposizione informazionale tra l'informazione

presente al momento del recupero e l'informazione immagazzinata nella memoria.

La rievocazione è fondamentale. Il semplice riconoscimento in alcune situazione ha poco impatto.

Può anche avvenire una falsa rievocazione a causa del contesto:

→ es nella lista di prima: no pane-pasta ma pane-grano.

Effetti di contesto:

 → ha un impatto diretto sul significato dell'elemento da ricordare (gli

contesto intrinseco → rievocazione guidata)

elementi sono legati agli elementi da ricordare

 → non ha impatto

contesto estrinseco sul significato dell'elemento da ricordare (riferito al

→ trovarsi nello stesso

contesto indizi il cui significato è legato al significato bersaglio:

posto dove quel ricordo l'hai codificato è utile. Es: portare l'uomo sulla scena del crimine).

Effetti del contesto estrinseco: si va a vedere la percentuale di parole rievocate in questa situazione.

Il contesto estrinseco ha molto impatto. Se la codifica e il recupero avvengono nello stesso contesto

la performance sarà maggiore (es: acqua-acqua, terra-terra).

Limite: se usiamo un testo di riconoscimento l'effetto tende a scomparire.

Metodi indiretti: Priming

Al soggetto non sono richieste risposte sullo stimolo prime, ma la traccia mnestica lasciata dal

prime viene dedotta dalla facilitazione della risposta, esplicitamente richiesta al soggetto, sullo

stimolo bersaglio, facilitazione che non viene osservata se lo stimolo viene presentato in assenza di

prime (Ladavas, 1995).

Non viene richiesto di memorizzare del materiale o se avviene avviene in maniera incidentale.

Non viene richiesto il ricordo consapevole dell'elemento memorizzato.

Se leggo semplicemente una lista di parole come faccio a capire che c'è un ricordo?

Con il termine priming ci riferiamo alla maggiore capacità di pensare a uno stimolo, come una

parole o un oggetto, in conseguenza di un'esperienza recente allo stimolo stesso.

In un esperimento ad alcuni studenti universitari venne chiesto di studiare una lunga lista di parole

comprendente termini come avocado, mistero, clima, piova e assassino. Successivamente la

memoria esplcita venne messa alla prova mostrando ai partecipanti alcune di queste parole insieme

ad altre nuove che non avevano visto e chiedendo loro quali parole fossero nella lista. Per saggiare

il priming si mostrarono ai partecipanti frammenti di parole e si diede loro il compito di tirarne fuori

una parola che corrispondesse al frammento: f-r------re / p-o-ra / t—f--co / -l-ma

La difficoltà starà nel trovare le risposte al primo e al terzo frammento (formichiere e traffico) ma

non troveremo invece difficoltà nel trovare le risposte al secondo e al quarto (piovra e clima).

Abbiamo visto la parola piovra e clima nella lista originale e ha attiva la nostra capacità di generarle

nel test di completamento a frammenti. In un esperimento analogo i soggetti rivelavano l'avvenuto

priming per le parole studiate anche quando non riuscivano a ricordare coscientemente di averle

viste in precedenza.

In questo caso stiamo testando la memoria implicita, senza mai richiedere una risposta esplicita.

Priming di ripetizione o della forma

La presentazione di uno stimolo (parola o immagine) facilita la successiva identificazione dello

stesso stimolo (presentato in forma intera o parziale).

Tulving, Schacter e Stark (1982)

Memorizzazione di una lista di parole plurisillabiche rare (es; cistercense)

Un'ora o una settimana più tardi:

 compito di completamento di frammenti di parole (es: -is-e—ens-); col passaggio del tempo

non ha effetti sulla prestazione; ci si basa in questo caso sulla memoria implicita;

 compito di riconoscimento; col passaggio del tempo c'è un decadimento della performance;

memoria esplicita.

Priming semantico o associativo

La presentazione di uno stimolo facilita l'identificazione di uno stimolo bersaglio se entrambi

appartengono alla stessa categoria.

Prime: pera

Stimolo bersaglio: immagine mela. →

Priming percettivo vs. priming semantico (Tulving e Schacter, 1990): Demenza di Alzheimer

priming percettivo intatto, compromissione del priming semantico. Pazienti con lesioni dell'area

→ priming semantico intatto, nessun effetto di priming percettivo.

occipitale destra

Priming subliminale

L'effetto prime si verifica anche quando il soggetto non è consapevole della presenza del prime?

È possibile un effetto di priming semantico senza consapevolezza del prime? → situazione di

La consapevolezza dello stimolo deriva dall'incrocio tra forza e attenzione

coscienza.

Come prestare attenzione ad uno stimolo che non vede?

Esperimento: Fissare il centro dello schermo dove viene presentato lo stimolo anche se il tempo di

presentazione non è sufficiente ad una percezione consapevole. In ogni caso la presentazione

avrebbe influenzato il completamento di parole anche se buona parte dei partecipanti il prime non

l'ha neanche visto ma l'ha forse “percepito” (non consapevolmente).

→ Krach (rumore) → B_ch → Bach (rio, soluzione infrequente) e non

Priming subliminale forma

Buch (libro, soluzione frequente). → B_ch → Bach (rio, soluzione infrequente) e

Priming subliminale semantico –> Quelle (sorgente)

non Buch (libro, soluzione frequente).

Se abbiamo processato la parola Krach a livello implicito siamo più portati a scegliere la soluzione

più infrequente. → non hai visto nulla ma

Da questo si nota che il priming della forma ha un effetto maggiore

questo qualcosa è stato memorizzato e processato fino al livello del significato. Lo stimolo dunque

in realtà aveva influenza in termini di prime.

Fragment completation: parole prime mascherate che non sono processate consapevolmente

influenzano la soluzione del compito di completamento di parole.

Prime recognition: la percentuale di risposte corrette nel compito di prime recognition non supera la

soglia del caso. OBLIO (4)

La memoria è la facoltà dell'oblio (Bergson, 1896).

Non è possibile ricordare qualcosa se prima non lo si è dimenticato (io ricordo quando... vuol dire

che per un tempo l'ho dimentico). L'oblio è funzionale alla memoria: se non dimenticassimo alcune

informazioni, non potremmo ricordare.

Lurija era un neuropsicologo russo.

Il caso Shereshevskij

Paziente affetto da ipermesia: l'uomo non dimenticava nulla (patologia dell'eccesso), si ricordava

persino cosa era accaduto, nei particolari, durante il primo incontro con il medico (come era vestito

16 anni prima/richiamare una lista di parole).

Svantaggi: affollamento del pensiero e difficoltà nel seguire un filo logico. Lui ricordava con

dettaglio tutti gli episodi di vita (problema: se si tratta di memoria autobiografica il problema è

stabilire l'accuratezza dei dettaglio i quali possono essere anche falsi). Il paziente S aveva una

straordinaria capacità di immaginazione.

L'oblio è un processo fisiologico di dimenticanza. Perché si dimentica?

 teoria del decadimento delle tracce

 teoria dell'inferenza

Teoria del decadimento delle tracce (Ebbinghaus, 1885/1913)

Con il termine labilità intendiamo il dimenticare ciò che accade con il passare del tempo. In una

certa misura la labilità colpisce tutti i nostri ricordi. Lo studio psicologico della labilità risale alla

fine degli anni Settanta dell'Ottocento quando un giovane filosofo tedesco di nome Ebbinghaus

misurò la propria capacità di ricordare liste di di sillabe prive di significato a diversi intervalli di

tempo dopo averle studiate. Primo ricercatore a studiare la memoria, Ebbinghaus riportò in un

grafico i risultati di questa sua ricerca creando la curva dell'oblio.

Questo risultato più volte confermato dimostra che i ricordo non sbiadiscono a un tasso costante con

il passare del tempo; la gran parte dell'oblio si ha subito dopo il verificarsi di un evento e man mano

che il tempo passa la discesa della curva dell'oblio rallenta sempre di più. Nei punti che sulla curva

dell'oblio corrispondo al primo periodo (minuti, ore e giorni) la memoria mantiene una registrazione

relativamente dettagliata, consentendoci di produrre il passato con ragionevole, se non perfetta,

precisione. Ma col passare del tempo, facciamo sempre più affidamento sui nostri ricordi generali,

su ciò che accade di solito, e cerchiamo di ricostruire i dettagli inferendoli o persino semplicemente

tirando a indovinare. La labilità implica quindi un passaggio graduale dei ricordi specifici e ricordi

più generici.

Curva dell'oblio di Ebbinghaus:

x = passare delle ore

y = percentuale di informazione recuperata.

Il decadimento, come dicevamo, non è lineare in quanto è più rapido nella fase iniziale e poi tende a

stabilizzarsi maggiormente.

 l'oblio dipende dal decadimento delle tracce dovuto al trascorrere del tempo (ha

conseguenze diverse in base a come il tempo è riempito: quando siamo svegli o quando

dormiamo il decadimento cambia. Il sonno e la fase rem hanno una funzione di

consolidamento del ricordo, mentre quando siamo svegli tendiamo a sovrascrivere

continuamente nuove informazioni che si aggiungono così a quelle vecchie)

 l'oblio è maggiore tanto più lungo è l'intervallo di ritenzione

 la velocità di oblio è descritta da una funziona logaritmica

Teoria dell'interferenza

L'oblio si verifica per interferenza di ciò che abbiamo appreso in passato o apprendimento in futuro.

Col passare del tempo si fanno nuove esperienze e si formano nuovi ricordi,e questi nuovi ricordi

finiscono per interferire con il recupero dei vecchi ricordi.

Interferenza proattiva: l'apprendimento pregresso interferisce con l'apprendimento di nuovo

materiale. Quindi: quanto appreso in precedenza interferisce col ricordo delle informazioni acquisite

successivamente. Supponiamo che andando al lavoro o a scuola abbiate l'abitudine di lasciare la

macchina sempre nella stessa area di parcheggio: un giorno però la parcheggiate per qualche

ragione in u posto diverso; può capitarvi allora di tornare nel solito posto e di rimanere lì per

qualche secondo stupiti di non trovare la macchina perché confusi dai ricordi accumulati nei giorni

precedenti.

Interferenza retroattiva: l'apprendimento successivo altera l'apprendimento pregresso. Quindi:

l'apprendimento successivo interferisce col ricordo delle informazioni acquisite in precedenza. Se

ogni giorno al lavoro fare le stesse attività, quando è venerdì può essere difficile ricordare cosa

avete fatto il lunedì perché le attivi successive si mescolano con quelle precedenti.

Entrambi i tipi di interferenze penalizzano le parole che sono al centro nel caso di esperimento.

Meccanismo dell'oblio:

 → progressivo

teoria del decadimento attenuarsi delle tracce mnestiche

 → processi di interferenza

teoria della interferenza

Le teorie hanno in comune l'oblio come cancellazione del ricordo.

Uno dei fenomeni che va contro questo fenomeno della parola sulla punta della lingua

(tip-of-the-tongue; TOT).

L'informazione è presente nella memoria, ma non è accessibile (Tulving, 1974).

Availability/accessibility.

Possiamo ricordare per esempio la prima lettera o le prime due e sentirci sicuri che la parola giusta

ci stia frullando da qualche parte in testa ma in quel momento non riusciamo a recuperarla. Questo

problema si chiama blocco e consiste nell'incapacità di recuperare informazioni che pure sono

disponibili in memoria. L'informazione richiesta è stata codificata e immagazzinata ed è presente un

indizio che normalmente ne attiverebbe il ricordo.

→ l'esperienza della parola sulla punta della lingua consiste nella temporanea incapacità di

recuperare l'informazione immagazzinata nella memoria, accompagnata dalla sensazione di essere

sul punto di ricordarla. I ricercatori hanno riscontrato che quando ci si trova nella condizione di

avere una parola sulla punta della lingua, spesso si sa qualcosa della parola che non si riesce a

ricordare, ad esempio il significato. È molto comune sapere il numero delle sillabe di una parola

bloccata; spesso si sa dire la prima lettera della parola, meno frequentemente la lettera finale e ancor

meno spesso succede che si sappiano le lettere centrali. Gli stati di blocco e quelli in cui si ha una

parola sulla lingua si verificano spesso con i nomi di persone e di luoghi. Si verifica più spesso man

mano che si invecchia. Il blocco dei nomi propri generalmente è la conseguenza di danni riportati a

parti del lobo temporale sinistro alla superficie della corteccia, molto spesso in seguito a un ictus.

Ricordare qualcosa che era stato dimenticato

Reminiscenza: elementi non recuperati ad un primo testo (recall 1) sono recuperati ad un test

successivo (recall 2).

L'immaginazione (anche l'ipnosi) però può contribuire alla creazione di false memorie.

Informazione post-evento:

effetto delle domande fuorvianti (misleading questions). Nel caso delle domande fuorvianti

l'informazione è data come assunto e viene inglobata nel ricordo.

Le informazioni presenti nella domanda è come se venissero incorporate nel ricordo?

Es di domanda: la macchina ha frenato in corrispondenza del segnale di dare la precedenza?

Loftus dimostrò che chi aveva ricevuto un suggerimento fuorviante circa il fatto di aver visto

un'auto fermarsi a un segnale di precedenza (in realtà avevano visto l'auto fermarsi a un segnale di

stop) spesso asseriva successivamente di ricordarsi di aver visto l'auto fermarsi a un segnale di

precedenza. I suggerimenti fuorvianti non eliminano il ricordo originale, piuttosto inducono i

partecipanti a commentare errori concernenti la sorgente del ricordo, ossia i i partecipanti hanno

difficoltà a ricordare se hanno effettivamente visto un segnale di precedenza o se ne hanno solo

sentito parlare in un secondo momento

Difficile discernere l'informazione autentica da quella fuorviante; è difficile capire se il ricordo è

accurato o meno in quanto quest'ultimo può essere facilmente alterato.

C'è la tendenza a cadere facilmente ai suggerimenti fuorvianti soprattutto da parte dei bambini che

sono i soggetti più suggestionabili. La testimonianza da parte dei bambini è ritenuta problematica

anche per questo.

Impianto di false memorie

Familial informant false-narrative procedure (Loftus et al., 1994): al soggetto si chiede di ricordare

eventi accaduti durante l'infanzia e riportati allo sperimentatore da un parente (es: lost in the mall

scenario).

È possibile ricordare qualcosa che non si è mai verificato? Potrebbero convincervi per esempio che

una volta da bambini vi siete smarriti in un centro commerciale o che avete rovesciato una grande

coppa di punch a un matrimonio, anche se questi avvenimenti non sono mai accaduti? La risposta è

sì. Per esempio si domandò ai partecipanti della ricerca se si ricordavano di un ricevimento nuziale

a cui avevano partecipato quando avevo 6 anni, durante il quale giocando a ricorrersi con altri

bambini avevano urtato un tavolo rovesciando tutto il recipiente del punch addosso ai genitori della

sposa. Gli studenti si ricordavano quasi tutto degli episodi veri e in un primo momento riferirono di

non avere alcun ricordo degli avvenimento falsi. Tuttavia dopo averci ripetutamente pensato (dopo

tre settimane) una percentuale tra il 20% e il 40% dei partecipanti in condizioni sperimentali diverse

giunse infine di riferire un ricordo del falso avvenimento. Noi non immagazziniamo nella memoria

tutti i dettagli delle nostre esperienze, e questo ci rende vulnerabili ai suggerimenti su che cosa

potrebbe essere accaduto o sarebbe dovuto accadere. Inoltre le immagini mentali giocano un ruolo

importante nella costruzione di falsi ricordi.

Operazione di alterare un ricordo reale e indurre a ricordare un evento che non si è mai verificato.

Tipicamente alla prima intervista i partecipanti riferiscono di non ricordare alcun dettaglio su quel

determinato evento (che effettivamente non si è mai verificato). La situazione si modifica a partire

dalla seconda intervista: i partecipanti (30%) iniziano a ricordare qualcosa riguardo all'evento. La

stessa situazione si verifica quando si interroga un testimone il quale non ricordandosi alcunché

dell'evento costruisce una sorta di falso racconto (falsa memoria). La pressione in questo caso è

maggiore e per questo il testimone sarà portato ad essere maggiormente collaborativo cercando di

arrivare ad una risposta concreta.

Processi sottostanti l'impianto di false memorie (Loftus e Hyman, 1998):

 accettazione di un evento come possibile

 creazione di informazione contestuale

 source monitoring error: errore di monitoraggio della fonte (la fonte non è la tua esperienza

diretta ma la tua immaginazione).

Erronea attribuzione del ricordo: In questo caso parliamo di erronea attribuzione del ricordo cioè

l'attribuire un ricordo o una idea alla fonte sbagliata. Questi tipi di errori sono tra le cause principale

degli errori di identificazione da parte di testimoni oculari. Parte della memoria consiste nel sapere

da dove provengono i nostri ricordi. Questa parte è nota come memoria della fonte, che consiste nel

ricordo di quanto, dove e come certe informazioni sono state acquisite; questi errori di attribuzione

potrebbero essere la causa delle esperienze di dejà vu, in cui si ha l'improvvisa sensazione di essersi

già trovati in una certa situazione anche se non si riesce a ricordarne alcun dettaglio. I pazienti che

hanno riportato lesioni al lobi frontali sono particolarmente soggetti agli errori derivanti da erronee

attribuzioni di ricordi. Una conseguenza di tutto ciò può anche essere il falso riconoscimento, che è

una sensazione di familiarità per qualcosa che non è stato incontrato in precedenza. Quando si

esperisce un forte senso di familiarità riguardo a una persone, a un oggetto o un avvenimento ma

mancano ricordi specifici, ci si trova in una situazione in cui si rischia di operare una erronea

attribuzione di ricordo. A differenza della suggestionabilità, l'errata attribuzione del ricordo, spesso

si verifica in assenza di suggerimenti specifici.

False memorie impossibili

Interrogate delle persone riguardo all'incontro a Disneyland con Bugs Bunny.

Anche in questo caso, per assurdo, a partire dalla seconda/terza intervista alcuni intervistati

dicevano di iniziare a ricordarsi qualcosa dell'incontro avvenuto nel parco divertimenti francese.

Suggestionability (Gudjonsson, 1984/1986)

Scala degli interrogativi suggestionabili

Interrogativi suggestionabili: fino a che punto, all'interno di una chiusa interazione, un individuo

comincia ad accettare i messaggi o le informazioni, comunicate durante interrogatori formali, come

vere, e come risultato di un comportamento da cui siamo colpiti.

Punteggio resa: numero di volte delle rese dei soggetti per questioni molto importanti.

Punteggio di spostamento: numero di volte che i soggetti si spostano da una risposta, giusta o

sbagliata, a una diversa risposta (cambiano idea).

La suggestionabilità è la tendenza a incorporare nei ricordi personali informazioni fuorvianti che

provengono da fonti esterne.

Esempi di domande d'esame:

 Cosa si intende per affordance?

 L'elaborazione percettiva finalizzata al riconoscimento e l'elaborazione percettiva finalizzata

all'azione seguono due diverse vie. Elencare le caratteristiche della via ventrale.

 Memoria. La profondità di elaborazione si riferisce: a) al livello (superficiale versus

profondo) a cui l'informazione è codificata; b) al livello (superficiale versus profondo) a cui

l'informazione è immagazzinata; c) a come l'informazione è organizzata in fase di codifica.

 I fenomeni di congiunzione illusoria di caratteristiche dipendono: a) dalla mancanza di

attenzione selettiva; b) da un deficit della memoria a breve termine; c) da una lesione della

via ventrale. APPRENDIMENTO (7)

L'apprendimento implica esperienze che provocano in chi apprende un cambiamento relativamente

permanente di stato. L'apprendimento può essere consapevole e deliberato o inconsapevole.

Per esempio memorizzare i nomi di tutti i presidenti degli Stati Uniti è un'attività consapevole e

deliberata, con l'esplicita consapevolezza del processo di apprendimento in corso. Alcune altre

forme di apprendimento cominciano in maniera esplicita ma col tempo diventano implicite. Per

esempio quando abbiamo imparato a guidare un'auto per la prima volta, probabilmente abbiamo

prestato grande attenzione ai molti movimenti e alle sequenze che bisognava eseguire

contemporaneamente; adesso siamo in grado di eseguire senza sforzo in modo automatico quella

complessa interazione di movimenti.

Apprendimento e memoria inoltre sono uniti in modo inestricabile; l'apprendimento produce ricordi

e viceversa, l'esistenza di ricordi implica che sono state acquisite conoscenze.

Tipologie di apprendimento:

condizionamento classico

condizionamento operante

Sono entrambe forme di apprendimento basate sull'associazione.

IL CONDIZIONAMENTO CLASSICO

I. Pavlov (1848-1936) e lo studio dei comportamenti reattivi.

Nel 1904 Pavlov ricevette il Premio Nobel in fisiologia per il suo lavoro sulla salivazione dei cani.

Lui studiò il processo digestivo in animali di laboratorio impiantando fiale nelle guance dei cani per

misurare le loro risposte di salivazione di fronte a vari tipi di cibo. La sua esplorazione rivelò in

meccanismi di una forma di apprendimento chiamata appunto condizionamento classico. Il

condizionamento classico si ha quando uno stimolo neutro evoca una risposta dopo essere stato

associato ad uno stimolo che suscita di per sé una risposta spontanea. Nei suoi esperimenti classici

Pavlov dimostrò che i cani imparavano a salivare in seguito a stimoli neutri, come un campanello o

un altro tipo di suono, dopo che quello stimolo era stato associato ad un altro stimolo in grado di per

sé di evocare la salivazione, come il cibo.

Pavlov, psicologo russo, notò che i cani che avevano partecipato in precedenza all'esperimento

cominciavano a produrre una specie di risposta di salivazione anticipata non appena venivano legati

col sistema di briglie, prima ancora che venisse loro dato del cibo.

Lui definì la presentazione del cibo uno stimolo incondizionato (SI) vale a dire uno stimolo che in

un organismo produce costantemente una data reazione spontanea e definì la salivazione dei cani

una risposta incondizionata (RI) ovvero una risposta automatica evocata in modo costante da uno

stimolo incondizionato.

In vari esperimenti Pavlov abbinò la presentazione di cibo al suono di un campanello, al ticchettio

di un metronomo, alla vibrazione di un diapason o a un lampo di luce. Ciascuno dei quali era

diventato una stimolo condizionato (SC) cioè uno stimolo che inizialmente è neutro e non produce

alcuna reazione costante in un organismo. Quando questo stimolo condizionato (SC), nel nostro

caso il suono di un campanello, viene abbinato nel tempo ad uno stimolo incondizionato (SI),

ovvero al cibo, l'animale imparerà ad associare il cibo a, suono e infine SC sarà sufficiente a

produrre una risposta, ovvero la salivazione. Questa reazione assomiglia alla RI, ma Pavlov la

chiamò risposta condizionata (RC) ovvero risposta che assomiglia ad una risposta incondizionata

ma è prodotta da uno stimolo condizionato. Variabile dipendente: quantità di saliva.

Variabile indipendente: presenza/assenza stimolo condizionato e numero di prove.

Riassumendo: → reazione automatica (risposta incondizionata)

Stimolo elicitante (stimolo incondizionato)

→ stessa risposta (risposta condizionata).

Stimolo neutro (stimolo condizionato)

Principi del condizionamento classico:

 l'acquisizione: graduale apprendimento durante la fase in cui SC e SI sono presentati

abbinati. Apprendere mediante un condizionamento classico richiese un certo periodo di

tempo, necessario perché si possa sviluppare l'associazione tra lo SC e lo SI.

 il condizionamento di secondo ordine: dopo che il condizionamento è stato stabilito si può

dimostrare il condizionamento di secondo ordine ovvero un condizionamento in cui l'SI è

uno stimolo che ha acquisito la propria capacità di generare apprendimento in seguito a una

procedura precedente in cui è stato usato come SC. Per esempio Pavlov abbinò

ripetutamente un nuovo SC, un quadrato nero, al suono che ormai era diventato uno SC

stabile; dopo un certo numero di sedute di addestramento, i suoi cani producevano una

risposta di salivazione quando vedevano il quadrato nero, anche se il quadrato in sé non era

mai stato direttamente associato al cibo.

 l'estinzione: graduale eliminazione della risposta condizionata quando lo SI non viene

presentato. Mostrare ripetutamente l'SC senza lo SI produce l'estinzione.

 il recupero spontaneo: tendenza del comportamento condizionato a ripresentarsi

spontaneamente dopo un periodo di pausa. Dopo aver stabilito che riusciva a generare un

apprendimento attraverso il condizionamento e poi a eliminarlo, Pavlov si chiese se questa

eliminazione del comportamento condizionato fosse permanente. Quando vennero riportati

nel laboratorio e venne loro nuovamente presentato lo stimolo SC, i cani mostrarono un

recupero spontaneo. Bisogna notare però che questo recupero si verifica anche se non c'è

stato nessun ulteriore abbinamento tra lo SC e lo SI. La capacità dello SC di suscitare l RC

si era indebolita, ma non era stata eliminata del tutto. Un certo grado di recupero spontaneo

è osservabile dopo un secondo periodo di pausa e, talvolta, anche dopo un terzo. Alla fine

tuttavia la risposta condizionata smetterò di essere riprodotta. Infine se vengono reintrodotti

gli abbinamenti SC-SI, l'animale mostrerà un condizionamento più rapido di quello della

fase di acquisizione iniziale.

 la generalizzazione: estensione della risposta condizionata a stimoli simili allo SC usato

durante l'acquisizione. Un organismo non sarebbe molto adattivo se ogni piccolo

cambiamento nell'abbinamento SC-SI richiedesse un lungo periodo di addestramento per

arrivare a un nuovo apprendimento. Il condizionamento si generalizza nei confronti degli

stimoli che assomigliano allo SC usato durante l'addestramento originale. Più il nuovo

stimolo è diverso e meno è in grado di evocare la risposta condizionata.

 la discriminazione: diminuzione del tasso di risposta a stimoli distinti, sebbene simili, allo

SC usato durante l'acquisizione. Quando la risposta di un organismo si generalizza a un

nuovo stimolo si verificano due cose: primo, rispondendo al nuovo stimolo usato nella

procedura di generalizzazione l'organismo dimostra di riconoscere la somiglianza tra lo SC

originale e il nuovo stimolo; secondo, mostrando una diminuzione nel tasso di risposta a

quel nuovo stimolo ci dice anche che nota la differenza tra i due stimoli.

Concettualmente, generalizzazione discriminazione sono due facce della stessa moneta in quanto

più gli organismi ne mostrano una, meno mostrano l'altra e l'addestramento può modificare

l'equilibrio tra le due.

Il condizionamento classico dimostra che si possono ottenere cambiamenti duraturi e

sostanziali del comportamento semplicemente predisponendo le condizioni giuste.

Il condizionamento del piccolo Albert

Watson intraprese uno studio controverso insieme alla sua assistente Rosalie Reyner (1920)

avvalendosi della partecipazione di un bambino di 9 mesi, “il piccolo Albert”. Watson si proponeva

di scoprire se un tale bambino poteva essere portato mediante un processo di condizionamento

classico a sperimentare una forte reazione motiva, la paura in particolare. Watson mostrà al piccolo

Albert una serie di stimoli (ratto bianco, cane, coniglio, maschere diverse, giornale che bruciava).

Mostrarono ad Albert inizialmente un ratto bianco. Non appena il bimbo allungò la mano per

toccarlo Watson colpì la sbarra d'acciaio. Questo abbinamento fu ripetuto più e più volte nel corso

di numerose sedute. Alla fine, alla sola vista del ratto Albert faceva un balzo all'indietro per il

terrore, piangeva e gridava per farsi portare via da lì.

In questo esperimento, uno SI, il forte rumore, era stato abbinato a uno SC, la presenza del ratto, in

modo che lo SC in sé era diventato sufficiente a produrre la RC, una reazione di spavento. Il piccolo

Albert mostrò anche il fenomeno della generalizzazione; la vista di un coniglio bianco, un cappotto

di pelliccia e una maschera da Babbo Natale suscitava nel piccolo identiche reazioni di paura.

Qual'era lo scopo di Watson in tutto ciò?

 il condizionamento non riguarda solo risposte fisiologiche semplice come la salivazione, ma

può essere esteso a risposte più sofisticate;

 queste risposte includono le emozioni;

 il condizionamento si può applicare anche agli esseri umani

Componenti cognitive: il ruolo delle aspettative

→ aspettativa di cibo → salivazione/scodinzolamento/ricerca di

Stimolo condizionato (suono)

cibo/guaiti di richiesta.

Si verifica condizionamento classico, se, in fase di acquisizione:

 ciò che avviene nel trial è inaspettato (eventi inaspettati e salienti)

 la comparsa dello SC è un buono predittore della successiva comparsa dello SI (la comparsa

del ratto precede il rumore spiacevole per Albert: coniglio predittore del rumore).

La consapevolezza distrugge l'effetto?

A volte no, anche se è possibile attraverso alcune strategie mitigare l'effetto.

Componenti evolutive

L'evoluzione ha fornito a ciascuna specie una predisposizione ad apprendere particolari tipi di

associazioni. Quali?

Le associazioni che hanno un valore adattativo (ovvero aumentano la probabilità di sopravvivenza e

successo riproduttivo).

Esempi:

 Avversioni alimentari: possono consolidarsi in seguito ad una unica esperienza di

acquisizione. Si verificano in particolare per cibi inconsueti. Il condizionamento può

avvenire anche quando l'intervallo tra l'ingestione del cibo e il malessere è lungo.

L'avversione l'alimentare non riguarda solo il gusto, ma l'odore del cibo perché l'odore

rappresenta il primo approccio al cibo (per gli uccelli no perché la ricerca del cibo avviene a

livello visivo e non olfattivo). Per la nostra specie è stato utile e di vitale importanza evitare

di ingerire alcune sostanze/pietanze perché rivelatosi dannose ad esempio.

→ nausea (risposta incondizionata)

Tossicità (stimolo incondizionato) → avversione al cibo (risposta condizionata)

Cibo sconosciuto (stimolo condizionato)

 Preferenze alimentari

 Fobie: alcune fobie hanno una forte componente evolutiva (aracnofobia, claustrofobia, paura

del buio, paura dell'altezza, della vertigine) ed aumentano le nostre possibilità di

sopravvivenza. Una sola esposizione è sufficiente a sviluppare una fobia.

→ paura (risposta incondizionata)

Predatori – minaccia filogenetica (stimolo incondizionato)

→ fobia (risposta condizionata).

Buio (stimolo condizionato)


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

56

PESO

377.50 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di psicologia generale e della comunicazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Becchio: Psicologia generale, Schacter. Gli argomenti trattati sono i seguenti: psicologia: evoluzione di una scienza, i metodi della psicologia, sensazione e percezione, la memoria, l'apprendimento, linguaggio e pensiero, la coscienza e le emozioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Becchio Cristina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia generale

Psicologia Generale
Appunto
Riassunto esame psicologia generale
Appunto
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Scavino, libro consigliato L'età della globalizzazione, Rogari
Appunto
Riassunto Teorie della narrazione, Prof Ferraro, libro consigliato Teorie della narrazione, Ferraro
Appunto