Psicologia generale e della comunicazione
Psicologia generale e non "in" generale... in che senso?
Psicologia = scienza dell'anima; di essa si parla fin dall'antichità (nel mondo greco) e tale termine viene ripreso durante il risorgimento e per tutto l'800. È una disciplina autonoma rispetto alla filosofia. Wilhelm Wundt fonda all'Università di Lipsia nel 1879 il primo laboratorio dedicato esclusivamente agli studi psicologici: questo avvenimento segnò la nascita ufficiale della psicologia come campo di studi indipendente. Anche se i contributi di Helmholtz furono importanti (aveva sviluppato un metodo per misurare la velocità degli impulsi nervosi e quindi delle risposte), gli storici attribuirono la nascita ufficiale della psicologia all'assistente di Helmholtz, Wundt appunto.
Wundt adottò un approccio detto strutturalismo, ossia l'analisi degli elementi di base che costituiscono la mente; questo approccio consisteva nello scomporre la coscienza in sensazioni ed emozioni elementari.
La psicologia inizia a far ricorso al metodo sperimentale. Si studiano i processi che riguardano la percezione: udito e vista fra tutti. La filosofia non fa ricorso ad esperimenti e per questo si differenzia dalla psicologia!
Con Hermann Ebbinghaus c'è una vera e propria estensione del metodo sperimentale allo studio delle funzioni superiori (memoria in particolare ma anche attenzione, linguaggio e ragionamento). Sensazione, percezione, memoria, attenzione, linguaggio, ragionamento sono governate da leggi generali che è compito della psicologia scoprire.
Generale = comuni a tutti gli individui (allgemein in tedesco). La psicologia generale infatti si propone di studiare leggi e principi comuni a tutti gli uomini, per cui tale tipo di psicologia è diversa dalla psicologia differenziale la quale studia, come ci suggerisce il nome, le differenze (es: differenze di genere, considera gruppi di individui in base all'età).
Come si studia la psicologia generale?
- Approccio comportamentista
- Approccio psicoanalitico
- Approccio cognitivo
- Approccio neuroscientifico
- Approccio cognitivo e neuroscientifico
L'approccio cognitivo e neuroscientifico sono stati considerati dominanti negli articoli pubblicati nell'ambito della psicologia generale.
Comportamentismo
Il comportamentismo dominava la psicologia generale (anni '30 e '70 in USA). "La psicologia come la intende il comportamentista" Manifesto comportamentista è una branca sperimentale puramente obiettiva della scienza naturale. Il suo scopo teorico è la predizione e il controllo del comportamento. L'introspezione non rappresenta alcuna parte essenziale nei suoi metodi, né il valore scientifico dei suoi dati, dipende dalla possibilità che essi vengano tradotti in termini di coscienza" (Watson, 1913).
Cambia il paradigma di riferimento = cambia l'oggetto della psicologia. Gli psicologi dovevano limitarsi allo studio scientifico del comportamento oggettivamente osservabile: il comportamentismo rappresentò una svolta clamorosa rispetto alle precedenti scuole di pensiero. Obiettivo del comportamentismo: riportare quali sono i vissuti individuali.
Problemi:
- Strettamente soggettivo (come possiamo sapere se è applicabile ad altri individui?)
- Ci possono essere degli errori durante lo stimolo
Oggetto di studio: non la mente né la coscienza, ma il comportamento osservabile. Metodo di studio: non l'introspezione, bensì la descrizione quantitativa di un comportamento oggettivamente osservabile in funzione di una stimolazione ambientale (esattamente come avviene in fisica). Non si parla né di anima né di mente né di coscienza perché non sono osservabili.
Mente come scatola nera (Black Box).
Stimolo → Black Box → Risposta.
Ciò che avviene all'interno della mente non è osservabile, e quello che possiamo osservare e misurare è solo la risposta comportamentale ad un determinato stimolo. Obiettivo: studiare come varia il comportamento al variare di uno stimolo. Questo principio è applicabile sia agli esseri umani che agli animali.
Problema delle variabili intervenienti (Tolman, 1932). Tolman era uno psicologo comportamentista.
Studiare il comportamento di un topolino: studiare cosa fa per arrivare al cibo situato al fondo del labirinto. Il suo comportamento in questo caso è osservabile in risposta ad uno stimolo ambientale (labirinto).
R = f(S)
Studiare il tempo che impiega il topolino a raggiungere il cibo al variare della complessità del labirinto e studiare il numero di errori commessi.
I → R = f(S x I)
Variabili intervenienti: non sono qualcosa di osservabile e si assume che debbano intervenire tra lo stimolo e la risposta. Spesso lo stimolo non è sufficiente a spiegare la risposta in quanto uno stesso stimolo può dare origine a risposte comportamentali diverse. Il topo raggiunge comunque il cibo nonostante labirinti differenti in quanto non ha solo associato la risposta comportamentale allo stimolo ma si è fornito una mappa cognitiva del labirinto. La mappa cognitiva si comporta come una variabile interveniente appunto ossia una variabile che interviene nel processo di associazione stimolo - risposta e di cui dobbiamo tenere conto nello spiegare il comportamento. La mappa comunque non è osservabile per spiegare il comportamento osservabile.
Watson riteneva il comportamento umano fortemente influenzato dall'ambiente. Il risultato di tutti questi sviluppi (le ricerche di Pavlov in laboratorio, le applicazioni agli esseri umani fatte da Watson e Rayner e le applicazioni pratiche di Watson alla vita quotidiana) fu che negli anni Venti del secolo scorso il comportamentismo era diventato la visione dominante nell'ambito della psicologia scientifica.
Limiti del comportamentismo:
- Problema delle variabili intervenienti: le associazioni stimolo-risposta non consentono di spiegare il comportamento
- Dove vanno a finire le informazioni fornite dagli stimoli quando la risposta compare molto tempo dopo? (es: ripetizione di una poesia imparata a memoria). Dove rimane contenuta l'informazione?
Inoltre il comportamentismo fu soppiantato anche perché ignorava i processi mentali che avevano affascinato psicologi come Wundt e James.
D. O Hebb propone un nuovo concetto: processi di mediazione che si interpongono tra stimolo e risposta. Modello logico e non ipotetico dello svolgimento dei processi mentali. Non dimentichiamo che in quegli anni si sviluppa l'intelligenza artificiale per cui l'informazione sarebbe mantenuta e riverberata nel tempo. Hebb immagina come questi processi di mediazione possano essere attuati.
Rivoluzione cognitiva: Ulric Neisser, Psicologia cognitiva (1967)
Testo di capitale importanza che costituì uno dei fondamenti dello sviluppo della psicologia cognitiva, che crebbe e prosperò negli anni successivi. Il termine cognizione torna ad essere utilizzato.
"Il termine cognizione si riferisce a tutti i processi tramite i quali l'input sensoriale è trasformato, ridotto, elaborato, immagazzinato, rielaborato ed usato. Tutto questo accade anche quando questi processi operano in assenza di una stimolazione rilevante come in presenza di immagini e allucinazioni..." (Neisser).
Cognitivismo
La psicologia cognitiva non si occupa più di comportamenti e neppure di contenuti o vissuti, bensì di processi mentali. Nel complesso gli psicologi ignorarono i processi mentali fino agli anni Cinquanta del Novecento quando apparve una novità importante: il computer. Dal punto di vista logico, il funzionamento dei processi mentali è ritenuto equivalente a quello di un elaboratore di informazioni (computer).
C'è dunque un'analogia con il funzionamento del computer per spiegare come funziona la mente. Seguendo questa linea di pensiero gli psicologi cognitivi cominciarono a scrivere programmi per computer per vedere quali tipi di software riuscissero a imitare il linguaggio e il comportamento umano. Persone e computer differiscono senz'altro per molti aspetti, ma a quanto pare entrambi registrano, memorizzano e recuperano informazioni.
Mente: cervello = Software: hardware
E l'hardware? La nascita delle neuroscienze cognitive verso la fine degli anni Ottanta del Novecento e le conquiste tecnologiche portarono allo sviluppo di tecniche di "scansione cerebrale" (o appunto neuro-visualizzazione) non invasive, grazie alle quali gli psicologi poterono osservare ciò che accade nel cervello di una persona mentre legge, immagina, ascolta o ricorda. La scansione cerebrale è uno strumento impareggiabile che ci consente di osservare il cervello in azione e di vedere quali parti sono coinvolte in determinate operazioni.
Le neuroscienze cognitive costituiscono il campo di ricerca che tenta di comprendere i legami tra processi cognitivi e attività cerebrale. Il rapporto tra software e hardware è di importanza cruciale: ciascun elemento ha bisogno dell'altro per funzionare. L'affermarsi del computer fece riaffiorare l'interesse per i processi mentali in tutto l'ambito della psicologia, e produsse un nuovo approccio (la psicologia cognitiva) che riguardava lo studio scientifico dei processi mentali, comprendenti la percezione, il pensiero, la memoria e il ragionamento. C'è una descrizione obiettiva dei processi anche se non sono osservabili.
I contributi di psicologi cognitivi come Bartlett, Piaget e Lewin fornirono le prime alternative al comportamentismo, ma non riuscirono a detronizzarlo. I comportamentisti ignorano la mente, mentre i cognitivisti ignorano il cervello!
Come si studia la psicologia (generale)?
Storia di Bravo Hans (Clever Hans: cavallo) e Von Osten (maestro). L'ipotesi è quella che gli animali sono più intelligenti di quello che si pensa comunemente. Von Osten prova ad insegnare la matematica ad una serie di animali: gatto, orso ed infine cavallo (Hans). Solo quest'ultimo era in grado di tradurre i numeri in colpi con gli zoccoli, con gli altri due animali l'addestramento aveva portato a scarsissimi risultati. Il cavallo era in grado di: computare i numeri da 1 a 9, effettuare operazioni aritmetiche di base e calcolare la radice quadrata di un numero.
Es: 8 + 4 = 12 colpi di zoccoli (dimostrazioni in piazza). Von Osten è nettamente convinto che il cavallo possieda capacità matematiche. Nuovo membro della commissione Pfungst che vuole effettuare delle dimostrazioni col cavallo in un ambiente più controllato. Si nota che Hans risponde correttamente sia quando ad interrogarlo è Von Osten stesso che quando ad interrogarlo sono altre persone, sconosciute al cavallo. Quando sbaglia Hans? Quando la persona (non i numeri in quanto essi dovevano essere ben visibili) che lo interroga è lontana. Si prova allora a porre le domande non da davanti il cavallo come al solito ma da dietro in modo tale che il cavallo non possa vedere chi formula la domanda. Il cavallo continua a rispondere in maniera errata. Perché tutto ciò?
Conclusione: chi formulava la domanda forniva dei suggerimenti involontari: indizi corporei e soprattutto visivi. Hans quindi sbaglia quando chi pone la domanda non conosce la risposta e per questo non dà indizi visivi (anche se la persona è ben visibile davanti al cavallo). Si parla di indizi impercettibili, ovvero indizi che suggeriscono che il cavallo è arrivato con lo zoccolo al numero corretto e deve fermarsi.
Fatto: osservazione oggettiva basata sull'osservazione diretta.
Teoria: spiegazione di fatti esistenti/strumento per trarre previsioni di nuovi fatti.
Ipotesi: previsione su nuovi fatti.
Strategie di ricerca in psicologia
Le basi del metodo sperimentale e le sue caratteristiche (3):
1) Setting della ricerca
- Studi di laboratorio/setting in laboratorio
- Studi sul campo/studi effettuati dove il fenomeno si manifesta
Entrambi gli studi hanno dei pro e dei contro. Gli studi in laboratorio vengono usati prevalentemente in psicologia. Limite: alcuni fenomeni studiati in laboratorio sono falsati in quanto ad esempio le relazioni interpersonali sono mutate.
2) Impostazione della ricerca
- Studi descrittivi: ricerca in cui lo sperimentatore descrive il comportamento di un singolo individuo o di un gruppo di individui senza analizzare e manipolare sistematicamente la relazione tra variabili. Dunque mi limito ad osservare, documentare e descrivere un fenomeno. NO MANIPOLAZIONE.
- Studi di correlazione: ricerca in cui lo sperimentatore non manipola alcuna variabile, ma osserva e misura due variabili per capire se sono tra loro correlate, per capire dunque se c'è una relazione sistematica tra esse.
Esempio di studio di correlazione: Adult Aggression vs Childhood TV Violence Viewing
C'è una correlazione tra la quantità di violenza osservata in televisione da bambini (x) e l'aggressività del comportamento nell'età adulta (y)? Se al variare di x varia y c'è correlazione. Ma quale tipo di relazione sussiste tra le due variabili? Nel nostro caso si ha una variabilità individuale, dobbiamo dunque prendere in considerazione altre variabili:
- YX
- XY
- X e Y: correlazione spuria: X e Y variano insieme perché sono influenzate da una terza variabile. Il rapporto tra aggressività ed esposizione a programmi televisivi violenti potrebbe essere appunto un caso di correlazione spuria, il che significa che due variabili sono correlate solo perché ciascuna di esse è causata da una terza variabile. Si parla perciò di problema della terza variabile (es: status socio-economico). Nel nostro esempio la correlazione è meno stretta tra le donne rispetto che per i maschi. Rimane comunque il problema di come dover stabilire la relazione causale. Il fatto che due variabili sono correlate dunque non significa necessariamente che siano anche legate da una relazione causale. Una possibilità è quindi che una terza variabile (Z) induca i bambini sia ad essere aggressivi (Y) sia a guardare programmi televisivi violenti (X). Guardare programmi televisivi violenti e comportarsi aggressivamente potrebbero essere effetti indipendenti di una mancanza di supervisione da parte degli adulti (Y).
- Studio sperimentale: procedura con cui un ricercatore varia sistematicamente una o più variabili (manipolazione) per poi osservare se e come variano di conseguenza una o più variabili. Il gruppo sperimentale è esposto alla manipolazione, il gruppo di controllo non lo è. L'assegnazione al gruppo sperimentale o a quello di controllo è random (randomizzazione).
La manipolazione è una delle caratteristiche cruciali della sperimentazione che ci consentono di superare il problema della terza variabile e stabilire un rapporto causale tra una variabile indipendente e una dipendente.
Variabile indipendente: variabile che viene manipolata dallo sperimentatore.
Variabile dipendente: variabile che viene misurata (qualcosa che possiamo controllare) nello studio.
Esempio di studio sperimentale
Gruppo Low: bassa aggressività di tratto (tratto di personalità, tendenza all'aggressività).
Gruppo High: elevata aggressività di tratto.
Variabile indipendente: esposizione ad un video violento/non violento.
Variabile dipendente: livello di rumore inflitto in un compito competitivo.
Quindi: nel comparare queste misure calcoleremmo la correlazione tra una variabile che abbiamo misurato (l'aggressività) una variabile che abbiamo manipolato (l'esposizione a programmi televisivi violenti).
Fare un esperimento comporta dunque tre fasi cruciali:
- Innanzitutto mettiamo in atto una manipolazione. La variabile che viene manipolata è chiamata variabile indipendente perché essendo controllata da noi, è indipendente da ciò che il partecipante dice o fa. Quando manipoliamo una variabile indipendente, creiamo almeno due gruppi di partecipanti: un gruppo sperimentale che è il gruppo di soggetti trattati in un modo particolare, per esempio nel nostro caso subendo un'esposizione a programmi televisivi violenti, e un gruppo di controllo che è il gruppo di soggetti che non sono trattati in quel modo particolare.
- In secondo luogo passiamo a misurare il pattern di variazione di un'altra variabile (l'aggressività). Chiameremo la variabile che viene misurata variabile dipendente perché il suo valore dipende da ciò che il partecipante dice o fa.
- Infine controlliamo se i pattern di variazione delle variabili dipendente e indipendente sono sincronizzati.
Conclusione: chi aveva una bassa aggressività di tratto non aveva molta influenza sull'aggressività manifestata mentre chi aveva un'alta aggressività di tratto aveva la tendenza a manifestare un comportamento più aggressivo (infliggevano un livello di rumore più alto al compagno).
3) Metodi di raccolta dati
- Metodi di auto-descrizione: richiedono al soggetto di descrivere il proprio comportamento attraverso: il questionario o l'intervista (altamente strutturata = la sequenza delle domande è fissa/poco strutturata = conversazione tra amici, le domande non sono strutturate).
- Metodi di osservazione: osservazione naturalistica (osservare e documentare il fenomeno) o test/esperimento (quello che si osserva sono gli effetti della manipolazione sperimentale sulla variabile indipendente).
Assistere ad un film con scene violente può favorire comportamenti violenti?
- Studio 1: studio sul campo, studio sperimentale, studio di osservazione.
- Studio 2: studio sul campo, studio di correlazione, auto-descrizione.
Gli studi sperimentali non sono sempre possibili ad esempio quando non è possibile controllare tutte le variabili intervenienti.
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