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PROCESSO A DUE STADI:

1) Sommazione di tutte le attività proveniente dalle unità di input o dalle altre unità collegate - CALCOLO

DELL'INPUT TOTALE

2) calcolo dello stato di attivazione FINALE attraverso una funzione di output o funzione di attivazione (di tipo

A o B) A) una funziona a soglia= il neurone sarà attivo solo se l'input totale supera un certo valore di soglia

B) una funzione più vicina a quella dei neuroni biologici = funzione a sigmoide

L'ARCHITETTURA DELLA RETE

E' lo schema di connettività della rete. Identifica l'eventuale presenza di gruppi di neuroni diversi e il modo in cui i

neuroni sono connessi tra loro.

L'influenza di un neurone su un altro si realizza in corrispondenza della sinapsi. Nelle reti artificiali si considera

l'aspetto più importante della sinapsi: la sua efficacia e forza. Ogni connessione tra una coppia di neuroni nelle

reti artificiali è caratterizata da un peso sinaptico (w), un valore scalare che indica la forza della

connessione. PESO può essere POSITIVO (connessione eccitatoria) , o NEGATIVO (connessione

inibitoria)

ES. due neuroni connessi tra loro (A e B), la loro connessione è indicata con ab. Lo stato di attivaz di A si

progaga verso B attr la connessione , ma ciò che arriva a B dipende sia dal segno (positivo o negativo) che dal

valore del peso di ab.

La forza di connessione tra gli strati è definita entro delle MATRICI

V input X V hidden e V hidden X V output

Ciascuna contente pesi W che descrivono la forza eccitatoria o inibitoria di ogni connessione tra nodi di uno

strato e nodi dello strato successivo

Le reti si autostrutturano (=cambiamo le loro matrici di pesi) per imparare a computare in modo distribuito la

funzione che si vuole simulare. Sono cioè in grado di apprendere grazie al fatto di poter cambiare la forza delle

connessioni tra i nodi.

APPRENDIMENTO DELLA RETE ARTIFICIALE: consiste nel trovare l'insieme di pesi sinaptici che permette

alla rete di svolgere un certo compito. Prima dell'apprendimento i pesi sono a zero, oppure hanno valori casuali,

quindi la rete non sa fare niente - TABULA RASA. Qualsiasi procedure (algoritmo) di apprendimento si basa

sulla modifica dei pesi.

es. quando due neuroni sono connessi tra loro sono attivi aumenta l'efficacia sinaptica - il peso si rinforza

(Regola di Hebb)

COME AVVIENE L'APPRENDIMENTO? Attraverso algoritmi di apprendimento - insieme finito di istruzioni che

servono per risolvere il problema. Dato un sistema (Artificiale o naturale) che riceve una serie di input sensoriali,

si possono avere diversi tipi di apprendimento: APPRENDIMENTO SUPERVISIONATO

APPRENDIMENTO SUPERVISIONATO

Lo scopo di un sistema sottoposto a questo apprendimento è imparare a produrre una risposta corretta (putput)

ogni volta che si presenta un nuovo stimolo (input) adeguato. Nella fase di apprendimento il sistema riceve

anche l'output desiderato (è presente un insegnante esterno)

Es. un bimbo che impara a leggere, cui viene detto il suono di una parola (output) mentre gli viene mostrata la

sua forma scrita (input)

Cosa avviene durante l'appr. supervisionato? i pesi delle connessioni vengono modificati in base

all'errore che la rete produce per ogni configurazione presentata alla rete.

MANCA PARTE SISTEMI SENSORIALI

Le vie attraverso cui gli stimoli presenti nel mondo esterno entrano in contatto con il ns. corpo e possono essere

elaborati dal SN per generare sensazioni e produrre risposte adeguate. SISTEMA UDITIVO - VISIVO -

SOMATOSENSORIALE - I SENSI CHIMICI (gusto e olfatto).

Sensazione= Rilevazione di energia fisica proveniente dagli oggetti e dall’ambiente da parte dei nostri recettori

sensoriali e organi di senso. Es. Gli occhi ricevono la luce riflessa dagli oggetti nell’ambiente.

Lo stimolo che genera la sensazione è l’energia fisica che provoca una risposta a livello di un organo di senso.

TRASDUZIONE

Il corpo ha la capacità di trasformare stimoli ambientali (luminoso, doloroso, olfattivo) in segnali nervosi. La

trasduzione è messa in atto dai recettori che rilevano uno stimolo fisico.

RECETTORI: possono essere

* cellule nervose: generano direttamente un segnale elettrico nervoso(terminazioni cutanee che rilevano

dolore)

* cellule altamente specializzate: captano il segnale, mediante sinapsi, attivano neuroni che

trasmettono l'informazione al cervello (cellule recettoriali acustiche)

ADATTAMENTO: la sensibilità dei recettori può variare a seconda del tipo di stimolazione e si può andare

incontro a varie forme di adattamento (es quando entriamo in luogo buio e siamo esposti alla luce) i nostri

sensi si preparano e adattano alle situazione della vita quotidiana cambiando la loro risposta in modo da

renderci efficienti in ogni situazione.

L'impulso nervoso generato dalla trasduzione viene inviato al cervello attr VIE DI TRASMISSIONE specifiche

costituite da catene di neuroni, detti AFFERENTI. L'impulso viene progressivamente trasformato già prima di

giungere alla corteccia. Le info sensoriali arrivano ad aree della CORTECCIA CEREBRALE (cortecce

sensoriali primarie - 1°stazione, influenzate in modo retroattivo da aree corticali più complesse e aree

sensoriali primarie app a modalità sensoriali diverse.), attraverso fibre cortico - corticali le info giungono ad aree

corticali di ordine superiore nelle quali in segnale viene integrato con segnali proveniente da altri organi di senso

(AREE ASSOCIATIVE - 2° stazione)

La distribuzione delle proiezioni nelle cortecce sensoriali primarie presenta criteri topografici precisi, per cui

ciascun punto della corteccia rappresenta una specifica caratteristica dello stimolo afferente in una determinata

dimensione. Es. in ogni punto della corteccia visiva arrivano le info provenienti da un punto preciso del campo

visivo.

Nelle cortecce sensoriali è tipicamente presente un’organizzazione colonnare: A vari livelli di profondità nella

corteccia vi sono cellule che hanno caratteristiche di risposta simili

Es. Corteccia visiva primaria -Neuroni appartenenti alla stessa colonna risponderanno allo stesso orientamento

o direzione di uno stimolo.

Il campo recettivo (CR): l’ambito di risposta di un determinato neurone, sia esso periferico o centrale. Es. Man

mano che l’elaborazione del segnale procede verso aree corticali successivealla prima, i CR dei neuroni corticali

tendono a diventare piùgrandi, la specificità topografica diminuisce e le cellule acquisiscono caratteristiche di

risposta più complesse. SISTEMA VISIVO

Occhio: è l'organo recettore del sistema visivo

* CORNEA: pellicola esterna dove entra la luce

* SCLERA: Il bianco dell'occhio, membrana che riveste gran parte del bulbo oculare. Per percepire

correttamente la direzione dello sguardo è necessario che l'iride sia più scura della sclera. ( esperimenti

di contrasto di polarità sclera - iride: la polarità di contrasto non ha effetto sulla percezione della

direzione del capo, ma sembra essere specifico per lo sguardo.

* CRISTALLINO: cambia forma per focalizzare oggetti vicini (Sferico) o lontani (più piatto), al centro

dell'iride, la parte colorata dell'occhio

* PUPILLA: diametro più largo con luce fioca

* RETINA: dove le cellule sensibili alla luce la trasformano in attività neurale. LUCE (crea le condizioni

per la visione, è un veicolo di informazioni, ed è una porzione dello spettro delle onde elettromagnetiche)

La luce è un problema psicologico in quanto esiste solo perchè esistono esseri viventi in possesso di un

sistema sensoriale che si modifica in sua presenza.

La retina contiene DUE tipi di RECETTORI:

- BASTONCELLI: (funzionano con luce bassa), presenti nella periferia

- CONI: (nella fovea, al centro, funzionano con buona luce e sensibili a 3 colori: verde,rosso, blu)

- FOVEA: punto su cui cadono i raggi luminosi. maggiore concentrazione di coni

-CAMPO RECETTIVO: Ambito di risposta di un neurone periferico o centrale

ACUITA' VISIVA: miglior risoluzione della percezione dei dettagli di un immagine nella regione centrale foveale

del campo visivo. in periferie è minore ma vi è una maggiore sensibilità alla luce.

- RAPPR RETINOTOPICA: rappr topografica della realtà visibile nella quale ogni punto dello spazio corrisponde

ad un punto nella retina

MACCHIA CIECA: zona di cecità fisiologica, regione della retina che non contiene recettori.

Immagini postume: recettori sensibili ai colori mostrano una speciale forma di adattamento che rende conto

del fenomeno delle immagini postume negative. L’effetto è dovuto all’affaticamento dei recettori per il verde,

nella parte sinistra dell’immagine e per il rosso nella parte destra (es. bandiera)

VISIONE TRICROMATICA

I fotorecettori si attivano in maniera differenziata per alcune lunghezze d’onda, e non per altre, dello spettro

visibile.

Quando alcuni coni rispondono ad una lunghezza d’onda codificano la loro attività come colore.

Coni sensibili a tre diverse lunghezze d’onda:

• Lunghezze corte (450 m) CONI C – recettori per il blu

• Medie CONI M (550 nm) – recettori per il verde

• Lunghe CONI L (680 nm) recettori per il rosso

Ci sono coni che sono sensibili a coppie di colori opposti(es. rosso e verde; giallo e blu) nel senso che hanno

campi recettivi il cui centro è sensibile al rosso e la periferia al verde o vice versa.

Quando in condizioni di luce diurna vedo una superficie di colore rosso, vuol dire che quella superficie ha

assorbito tutte le lunghezze d’onda dello spettro eccetto quella di 680 nm.

NB. La percezione dei colori, quindi, NON è una proprietà intrinseca dei coni, quanto un effetto

dell’elaborazione percettiva operata successivamente.

TEORIA TRICROMATICA Young e Helmholtz

Thomas Young (inizio ‘800) capì era impossibile che in ogni punto della retina potessero esistere tanti

fotorecettori diversi quanti sono i colori discriminati dall’occhio. Teorizzò quindi l’esistenza di tre soli tipi di

recettori, associati ai tre colori primari pittorici: ciano, magenta, e giallo. Esattamente come nelle mescolanze di

colori dei pittori, i tre tipi di fotorecettori, ognuno sensibile ad un colore primario, rilevavano tre diversi stimoli, che

il cervello poi univa generando il colore.

Helmholtz espresse i “colori”in funzione delle lunghezze d’onda della luce riflessa. Ipotizzò che i tre tipi di coni

erano sensibili solo ad una certa fascia di lunghezze d’onda ed assorbivano solo la componente della luce

compresa in quella fascia.

I colori primari che Young aveva ipotizzato, non erano quelli della tavolozza, ma il rosso, verde, blu (RGB).

Due forme basilari di mescolanza:

• SINTESI ADDITTIVA: i colori sono i tre a cui sono i sensibili i coni (RGB)

• SINTESI SOTTRATTIVA: Colori misti sono visti come somma delle loro componenti RGB (CMYK). Sono

i colori complementare della sintesi additiva (giallo complementare del blu, magenta – verde, ciano –

rosso) SISTEMA UDITIVO

UDITO: modalità sensoriale altamente efficiente ed integrata con le altre, in particolare con la vista.

ORECCHIO : organo preposto alla trasduzione delle onde sonore.

LOCALIZZAZIONE DEL SUONO: non avviene attraverso una rappr topografica corticale in quanto la corteccia

acustica primaria non possiede una rappr spaziale degli stimoli. Avviene attraverso INDIZI BINAURALI

D’INTENSITA’ (diff di intensità con cui il suono giunge all’orecchio)E DI TEMPO (ritardo interaurale) e INDIZI

MONAURALI SPETTRALI provenienti da un solo orecchio e che si occupano di segnalare l’inizio e la durata del

suono.

Orecchio esterno – medio – interno. Onde sonore raggiungono padiglione auricolare, attr condotto uditivo

esterno e fanno vibrare la membrana timpanica. Vibrazioni giungono a catena di ossicini (staffa, incudine,

martello). Rigidità del timpano è regolata da due muscoli (tensore del timpano e stapedio) per intensità elevata,

danni all’udito. Staffa esercita pressione su finestra ovale, dove all’interno dell’orecchio si trova la coclea (dove

sono situate cellule recettoriali acustiche. E’ formata da un canale osseo arrotolato ad un asse centrale modiolo.

Canale osseo è diviso in tre sezioni distinte: scala vestibolare, scala timpanica (elicotrema con liquido perilifina)

e scala media (endolinfa) contiene Organo del Corti (contiene cellule recettoriali acustiche dotate di stereocilia

che sono in contatto con membrana tettoria. Arrivo stimolo acustico, vibrazioni trasm da orecchio medio alla

perilinfa, organo corti vibra, stereocilia si flettono, apertura canale ionico permeabile al K+, depolarizzazione,

rilascio neurotrasmettitore (glumattato) che attiva cellule nervose sensoriali. I neuroni acustici dell’Organo del

Corti VIII NERVO CRANICO, VESTIBOLOCOCLEARE – via acustica centrale prosegue nel fascio ascendente

LEMNISCO LATERALE e si fermano nel COLLICOLO INFERIORE della lamina quadrigemina, e nel talamo

NUCLEO GENICOLATO MEDIALE – poi giungono CORTECCIA ACUSTICA PRIMARIA (circon temp sup)

A livello corticale:

- Le info riguardo al suono giungono alla CORTECCIA ACUSTICA PRIMARIA A1, nel lobo temporale,

dove si è una rappresentazione TONOTIPICA – frequenze più basse nella parte rostrale della A1,

poiché la membrana basilare ha base più stretta per bassa frequenza e apice più larga per alta

frequenza, le fibre afferenti si collegano a queste due aree.(quello che viene codificato è la frequenza

del suono percepito).

- Dopo a1, le info acustiche vengono elaborate nelle aree temporali (area di Wernicke) e in alcune aree

parietali (aree associative, che elaborano caratteristiche complesse degli stimoli acustici (analisi per

riconoscimento stimolo – proprietà verbali emisfero sinistro, integrazione info acustiche con info visive

per identificazione spaziale oggetti)

EFFETTI VISUO-ACUSTICI (ventiloquismo: quando noi percepiamo un suono come provenire dalla fonte

visiva più ovvia. Questo effetto è conosciuto anche come: cattura visiva – è un es di dominanza visiva.

Gli psicologia studiano il suono per:

- Utilizzo delle info uditive per conoscere l’ambiente (es. localizzazione dei suoni).

- Importanze del suono per lo sviluppo delle capacitàcognitive (es. sorditàe sviluppo del linguaggio). Es. impianti

cocleari.

- La psico-acustica–percezione soggettiva dei suoni.

SISTEMA SOMATOSENSORIALE

E’ un sistema complesso, importante per entrare in relaz con mondo esterno, che rileva informazioni relative a :

- Sensazioni causate dagli spostamenti meccanici della pelle (tatto)

- Variazioni della temperatura

- Sensazioni interno al nostro corpo (Dolore, posizione o movimento arti)

RECETTORI SOMATOSENSORIALI

Sono prolungamenti periferici dei neuroni sensoriali primari con terminazione nel midollo: sono trasduttori e i

primi neuroni della via afferente.

Nella cute i prolungamenti periferici possono essere a contatto con la cute stessa, sotto forma di terminazioni

libere. (trasmettono il segnale senza rielaborazione)

Oppure possono essere avvolti da strutture esterne che

rielaborano il segnale prima di trasmetterlo, in questo

caso si parla di meccanorecettori.

Cinestetici: trasmettono la localizzazione fisica degli

arti, il dolore interno, sono localizzati nei tendini e nei

muscoli -i fusi muscolari

CORTECCIA SOMATOSENSORIALE (SI) – collocata nella CIRCONVOLUZIONE POST- CENTRALE.

Rappresentazione SOMATOTOPICA della sup corpo secondo un preciso criterio topografico (HOMUNCULUS

SOMATOSENSORIALE: ogni punto corteccia è rappr una parte del corpo. Dimensione delle parti del corpo non

rispetta proporz reali ma dipende dal nr recettori sensoriali presenti in quel deter distretto corporeo (CAPACITA’

DISCRIMINATIVA di due punti, se sono presenti tanti recettori). Modificazioni e sviluppo delle regioni stimolate, o

deprivazione sensoriale in caso di amputazione (PLASTICITA’ SI). Esperienza modifica connessione tra cellule

nervose corticali.

AREE ASSOCIATIVE SOMATOSENSORIALI: Corteccia somatosensoriale secondaria (sii) contiene una mappa

più complessa e completa del corpo poiché riceve info da aree somato sensoriali dell’emisfero opposto.

Corteccia parietale che svolge funzioni complesse di integrazione con afferenze provenienti da altri sistemi

sensoriali.

Disturbi delle percezioni dell’esistenza e dell’appartenenza di una parte del corpo

- ARTO FANTASMA : persistente sensazione che un arto amputato sia ancora presente. I nervi

continuano a mandare info al cervello sul segmento amputato (si può percepire freddo, caldo , dolore).

L’afferenza proveniente da una parte del corpo non è l’unico fattore che ne determina la

percezione cosciente.

ESISTENZA DI UN CIRCUITO CEREBRALE COMPLESSO DETTO NEUROMATRICE (Melzack 1990)

Circuito cerebrale complesso, una rete di neuroni, la cui distribuzione spaziale e i cui collegamenti sinaptici sono

determinati geneticamente e scolpiti dagli input sensoriali. Essa renderebbe conto dei vari aspetti fisici, emotivi e

mnestici della rappr del corpo. La base congenita spiegherebbe arto fantasma.

- SOMATOPARAFRENIA: Complesso di fantasie riguardanti i propri arti, appartenenti ad altre persone.

Neanche la presenza fisica dell’arto è sufficiente a determinare il senso di appartenenza.

Una rappresentazione adeguata circa il senso di appartenenzadei vari segmenti corporei a se stessi dipende da

un complesso meccanismo di rappresentazione corporea, consapevolezza del corpo, unito a un controllo

sensomotorio congruente. IL DOLORE

Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata con un danno tissutale potenziale o

reale, fondamentale per segnalare stimoli potenzialmente dannosi per l’organismo, utile per sopravvivenza ed

adatt ambiente.

NOCICEZIONE è l’attività indotta da uno stimolo nocivo nei nocicettori e nelle vie del dolore (. Il dolore non

coincide necessariamente con la nocicezione (es arto fantasma dove può esserci dolore senza nocicezione).

Le terminazioni dolorifiche sono sempre rappresentate da terminazioni libere

Dolore è sempre uno stato psicologico soggettivo, l’esperienza personale del dolore comprende:

- Componente sensoriale-discriminativa(e.g. intensità, localizzazione, durata dello stimolo doloroso).

- Componente affettivo-motivazionale(e.g. spiacevolezza del dolore).

CIRCUITO COMPLESSO include:

- Corteccia cingolata anteriore (ACC), implicata sia nel dolore percepito che osservato

- Corteccia somatosensoriale

- Corteccia prefrontale

- Insula

- Talamo

La “PainOverlapTheory”ipotizza che il dolore sociale (ossia il dolore causato dalla percezione di una

separazione sociale) sia mediato dagli stessi circuiti neurali del dolore fisico.

Eisenberger, Liebermane Williams (2003) sono stati i primi a mostrare questa sovrapposizione con uno studio

fMRI. Alcuni partecipanti sono stati esclusi o inclusi in un’interazione on-line fittizia (una partita di Cyberball).

Risultati:

L’ACC e l’insula sx(aree coinvolte nell’elab. affettivadel dolore fisico) rispondono maggiormente all’esclusione.

l’attivitàdi ACC correla con il “distress”provato durante l’esclusione

Oltre al dolore sociale, ci sono altri aspetti “psicologici”legati al dolore:

- La stima del livello di dolore: è importante in ambito clinico perché un’inadeguato processo di

accertamento del livello del dolore è uno dei fattori principali alla base dell’inefficace trattamento del

dolore.

- L’analgesia senza farmaci: modulazione esperienza dolore attraverso: attività fisica (produz endorfine

che agiscono su recettori dolore aumentandone la resistenza), meditazione (stato di concentraz su

respiro. Capacità di analizzare le sensazioni del proprio corpo. Riduzione intensità e spiacevolezza

dolore. Ipnosi – stato di trans ipnotica è una condizione di rilassamento che favorisce ricezione

messaggi inviati da ipnotista

1 SENSI CHIMICI

L’OLFATTO e il GUSTO sono sistemi sensoriali attivati da stimoli di natura chimica. I recettori gustativi ed

olfattivi si rigenerano di continuo.

OLFATTO

Le sensazioni olfattive sono dette odori. Gli stimoli che elicitano le sensaz olfattive sono composti chimici

chiamati odoranti ( o sostanze odorose. Per essere recepite devono essere volatili, piccolissime e idrofobiche.

APPARATO OLFATTIVO

Il fine del naso è filtrare, riscaldare e umidificare l’aria che respiriamo. Le sostanze odorose entrano nel naso per

inalazione e raggiungono il tetto delle cavità nasali, dov’è situato l’epitelio olfattivo. Contiene NEURONI

OLFATTIVI che ci permettono di distinguere una grande quantità di odori. Possiede delle cilia alle quali si legano

le sostanze, sono immerse in uno strato mucoso. Il legame delle sostanze odorose con il recettore attiva

meccanismo a proteina G che apre canali ionici calcio sodio che depolarizza la membrana e generano potenziali

di azione. Gli assoni delle cellule olfattive che formano il nervo olfattivo penetrano nella scatola cranico

attraverso fori che sono distribuiti nella lamina cribrosa. Penetrano poi nel bulbo olfattivo . il tratto olfattivo

decorre attraverso talamo (nucleo dorso mediale) e succ alla corteccia olfattiva, altre raggiungono l’amidgala e

la paleocorteccia.

Perdita olfatto o Anosmia: provoca deficit del senso del gusto (raffreddore – cellule basali diventano neuroni

olfattivi)

ADATTAMENTO ALL’ODORE: (es. fornaio o odore di casa)

IL GUSTO

L’organo recettore del gusto è la bocca. La lingua, insieme a faringe, palato ed epiglottide contiene i recettori

gustativi. Le diverse regione della lingua analizzano in maniera preferenziale un tipo di sapore (Amaro, Acido,

Salato , Dolce).

GUSTO VS SAPORE

- GUSTO: Sensazione (Dolce, salato, amaro, acido) elicitate dal cibo e dalle bevande nella nostra bocca.

Ogni volta che mastichiamo molecole volatili si disperdon0 nell’aria dentro la bocca e ragg cavità nasali

e attivano neuroni olfattivi SENSAZIONI OLFATTIVE RETRONASALI.

- Sensazioni gustative e olfattive vengono unite in un sistema percettivo di meta- sensazione: SAPORE

LA VIA DEL GUSTO

Le informazioni sul gusto viaggiano attraverso la medulla ed il talamo verso la corteccia. La prima area

corticale che analizza le informazioni sul gusto è la corteccia insulare. La CORTECCIA ORBITOFRONTALE

riceve proiezioni dalla corteccia insulare: I neuroni della corteccia orbifrontale sono multimodali (risp ad un ampia

gamma di caratteristiche dello stimolo come temperatura odore e info somatosensoriali) si pensa che questa sia

una area di integrazione. (integrazione multisensoriale – es sommelier – esperimento sul colore di bistecca

e patatine COLORE DEI CIBI)

Du bose et al. 1980- calcolarono la & di quanti partecipanti attribuito sapore bevanda al colore – o patatine

croccantezza SUONO)

SINESTESIA – associazioni di stimoli sensoriali (Suono a colore)

LA PERCEZIONE

La percezione è l’insieme dei processi cognitivi (cioè conoscitivi) grazie ai quali otteniamo informazioni

sull’ambiente circostante, ed è molto spesso multisensoriale (visiva, uditiva, olfattiva, gustativa, cutanea o

tattile). Differenza tra il mondo fisico e percettivo.

La percezione è un processo di elaborazione attivo (per alcuni anche interpretativo) delle informazioni dovuto al

fatto che non vi è necessariamente una corrispondenza biunivoca fra realtà fisica e realtà fenomenica.

La percezione visiva può essere intesa come un processo che da un segnale in 2-D (immagine

retinica, ambigua, incompleta e mutevole) ricostruisce un mondo in 3-D

Processo che sta alla base del riconoscimento e dell’interpretazione degli stimoli registrati dai nostri sensi (le

sensazioni): AMBIENTE – ORGANI DI SENSO – CERVELLO – PERCEZIONE

visiva, uditiva, olfattiva, gustativa, cutanea o tattile.

PROBLEMA : REALISMO INGENUO?

Quando percepiamo, fotocopiamo la realtà? Problema della dissociazione (o

discrepanza) tra mondo percepito (o fenomenico), e mondo reale. Fra realtà

fisica e realtà fenomenica esistono invece delle discrepanza ovvero, detto in altro

modo, in nostri sensi ci “ingannano”. Discrepanze assume forme diverse:

Es. Assenza dell’oggetto fisico e presenza dell’oggetto fenomenico (illusioni percettive).

FIGURE ILLUSORIE : triangolo di Kanizsa, finestra di punti di Kanizsa, cubo di Necker

FIGURE AMBIGUE-Casi in cui vediamo diversamente da quanto c’è nello stimolo (Volti umani in paesaggio)

DISTORSIONI - Casi in cui vediamo in maniera distorta ciò che è fisicamente presente nello stimolo.

Griglia scintillante: nelle intersezioni delle linee bianche si osservano macchie grigie in continuo cambiamento

FIGURE PARADOSSALI o IMPOSSIBILI (elefante con più zampe).

MASCHERAMENTO E MIMETISMO

CI DOBBIAMO FIDARE DELLA NOSTRA PERCEZIONE? Scopo e funzione della percezione è la registrazione

accurata di ciò che è presente nel mondo osservato. L’attività percettiva NON è un ottuso meccanismo di

registrazione dei dati, ma un complesso e sofisticato meccanismo flessibile al cui funzionamento concorre

l’attività cerebrale preposta alla raccolta ed elab. in tempi molto brevi di una grande quantità di info.

Il quadro che la percezione ci fornisce del mondo esterno è il risultato di una lunga catena di processi (o

). CATENA PSICOFISICA

sequenza di eventi

STIMOLO DISTALE STIMOLO PROSSIMALE PERCETTO

insieme di processi che a partire dalle stimolazioni distali (= eventi fisici), portano alle stimolazioni

prossimali(organi recettori) e alla trasmissione di specifici messaggi nervosi inviati al sistema nervoso (= eventi

fisiologici), all’elaborazione di processi psicologici (= eventi psichici), cioè il percetto.

STIMOLO DISTALE: OGGETTIVO: L’oggetto fisico corrispondente nelle sue caratteristiche indipendenti da un

organismo che le osservi. Le entità presenti nel mondo esterno(oggetti, persone, eventi) producono in

continuazione una molteplicità di stimolazioni di varia frequenza e intensità.

La sedia distale èun oggetto solido, esteso in tre dimensioni spaziali, dotato di forma e

grandezza.

PERCETTO : esito finale SOGGETTIVO. Insieme unitario. di grandezza, forma, colore ecc. di un oggetto che

riconosco per es. come “sedia”. INSIEME DI PERCETTI COSTITUISCE MONDO FENOMENICO, diverso da

quello fisico ( Es. Nel mondo fisico il Sole sta fermo e la Terra si muove, mentre in quello fenomenico èil

Sole che sorge e tramonta.

STIMOLO PROSSIMALE: Le stimolazioni distali provocano negli apparati recettivi sensoriali una serie di altre

sollecitazioni dette, stimolazioni prossimali, di natura dinamica, soggette a continui mutamenti.

La “sedia prossimale”infatti è sulla

retina(2D), non nella mente (percetto) o

nel mondo (stimolo distale).

Se stimolazione prossimale è intensa, porta all’impressione

diretta e immediata della presenza di determinate forme

della realtà ambientale (il percetto) .Es. il riconoscimento di

immagini avviene in 250-600 ms.

Queste impressioni costituiscono la cosiddetta realtà fenomenica, vale a dire la realtà percettiva così come

appare all’individuo in termini immediati e diretti.

INDETERMINAZIONE OTTICA: perdita informazioni (forma e grandezza) durante

proiezione su retina perché cambia a seconda del punto di vista osservatore (STIMOLO

PROSSIMA E’ AMBIGUO).

A ogni configurazione 2D sulla retina possono corrispondere moltissime (o infinite) situazioni

distali (forme) diverse, tutte però sottese allo stesso angolo visivo.

Es. Si pensi a una configurazione retinica che abbia la forma di un ellisse.

1 Potrebbe essere una moneta, ruotata nello spazio rispetto alla linea di mira; Oppure di un ellisse

fronto parallela.

O di altri ellissi di forma diversa, ruotati un po’meno della moneta.

Da una singola configurazione prossimale è impossibile decidere quale di queste diverse

situazioni distali l’abbia originata. Perché allora si risponde “una moneta”? Il rendimento

percettivo si basa su una regola precisa: verrà vista la forma più semplice e regolare

compatibile con quell’assetto di angoli visivi. La moneta èun es. di geometria semplice.

SEDIA DI AMES: Ames costruì una scatola con tre spioncini su uno dei lati. Osservatore vede tre sedie uguali,

In realtà però, per via dell’indeterminazione ottica, non possiamo essere sicuri che quel percetto sia generato da

stimoli distali uguali. Aprendo la scatola si rivelano tre oggetti diversi (sedia, deformata, insieme di segmenti

disconnessi). La dimostrazione funziona perché ai tre stimoli distali diversi corrispondono, dai punti di vista

fissi degli spioncini, tre stimoli prossimali identici.

COME RISOLVERE IL PROBLEMA DELLA INDETERMINAZIONE OTTICA?

La percezione visiva può essere vista come OTTICA INVERSA, i sistemi percettivi non conoscono direttamente

le proprietà dello stimolo distale ma debbono ricostruirle a partire dall’informazione disponibile. E’ come se

partissi dalla soluzione del problema per arrivare poi ai dati iniziali. Il punto di partenza è il percetto, e si cerca di

capire a ritroso come si è arrivati a quel prodotto (studioso di percezione).

COME FA IL SISTEMA PERCETTIVO A RISOLVERE IL PROBLEMA DELLA INDETERMINAZIONE?

Fa delle inferenze sulla base dell’informazione disponibile (Stimolo prossimale).

ROCK (1985): il percetto è considerato come una soluzione(verosimile, non necess vere) al problema posto

dallo stimolo prossimale, ricavata grazie a LOGICA DI PERCEZIONE.

HERMANN VON HELMHOTZ (1986): i percetti sono l’equivalente neurale della conclusione di un sillogismo le

cui premesse sono date dallo stimolo prossimale e da regola a priori incorporate dell’organismo. (IDEA

CONDIVISA DAI MODELLI COMPUTAZIONE DELLA PERCEZIONE MODERNI, MA NON DA TUTTE LE

TEORIE DELLA PERCEZIONE)

TEORIE DELLA PERCEZIONE, cercano di dare risposta a queste domande:

- Come identificare contorni oggetti?

- Come sono separati figure e sfondo?

- Come registriamo informazione profondità?

- Come riconosciamo oggetti presenti nel campo visivo? E quelli in movimento?

- Come percepiamo gli oggetti quando siamo noi a muoverci?

TEORIE INDIRETTE SULLA PERCEZIONE

La percezione è il risultato di un processo che si compone di diverse fasi. Il processo percettivo può essere

ricostruttivo. Contesto e aspettative influenzano la ns percezione. Fanno riferimento alla filosofia empirista ( la

conoscenza è solo ed unicamente frutto dell’esperienza)

HERMANN von HELMHOLTZ (1821 – 1894): fisico, fisiologo, psicologo. Secondo Helmholtz i dati che

provengono dagli organi di senso sono PARCELLARI e danno origine a sensazioni elementari. Le percezioni

sono costruite COMBINANDO e INTEGRANDO insieme sensazioni + elementari provenienti dagli organi di

senso specifici.

Sulla base di questi dati (Sensazioni) il percipiente formula ipotesi sulla base di regole ed esperienze passate.

Il meccanismo alla base della percezione è quindi INFERENZIALE E AUTOMATICO, non ci rendiamo conto,

Helmholtz ha definito tali INFERENZE INCONSCE (un individuo adulto compie ragionamento inconsapevole nel

quale corregge e integra sensaz elementari)

Es: percezione profondità

- Il frutto dell’integrazione dei dati visivi bidimensionali (poiché registrati su retina) con le conoscenze

acquisite.

Teoria di HermHoltz in termini neurologici oggi:

Sensazioni creano impulsi che arrivano al cervello, esso le interpreta sulla base di quelli che ha appreso nel

passato. La percezione visiva risulta fondata su computazioni (inferenze inconsce) eseguite dal cervello

senza che noi ne siamo consapevoli.

COSTRUTTIVISMO

La percezione è un PROCESSO ATTIVO e COSTRUTTIVO di tipo inferenziale, nel quale il soggetto interviene

con le proprie aspettative, conoscenze acquisite con esperienza. La formulazione di ipotesi incorrette porta a

“errori” nella percezioni (illusioni).

Il processo percettivo dipende dall’interazione e integrazione tra le caratteristiche dello stimolo esterno

(BOTTOM UP) e dalle caratteristiche del soggetto che percepisce (TOP DOWN)

CUBO DI NECKER : Immagine ambigua è risultato di due ipotesi generate dal cervello

ugualmente plausibili tra cui il nostro sistema non riesce a scegliere . Quando la percezione del

cubo cambia non c’è un cambiamento nell’input sensoriale, il cambio di “apparenza” non può

essere dovuto a elaborazione “bottom-up”. Deve dipendere dall’alto, cioè da quale ipotesi

prevale rispetto a cosa è vicino e cosa è lontano. Non essendoci indizi contestuali che

aiutino a disambiguare le due ipotesi queste si alternano.

TEORIA DELLA GESTALT

Kohler, Koffka, Wertheimer: si oppongono a Hermholtz, poiché sostengono che la percezione è un processo

primario e immediato, nel quale non è necessario ricorrere a sensazioni semplici.

Le nostre percezioni non sono caotiche o somma di parti ma OLISTICHE: GESTALTEN= ESPERIENZE

STRUTTURATE “Il tutto precede le parti, che assumono significati diversi a seconda del tutto di cui sono

parti”.

- Percezione e pensiero si autorganizzano all’interno di un campo = concezione dinamica dei processi

cognitivi (tendenza all’equilibrio e alla pregnanza). Occorre studiare quanto avviene nel mondo

fenomenico dell’individuo, ciò che gli apparte, non nel mondo della realtà.

- Gestaltisti ritengono che i processi percettivi siano guidati da principi innati che danno un senso alla

percezione del mondo fenomenico. Negano la possibilità che l’esperienza passata influisca sui processi

di base che portano alla strutturazione del campo fenomenico, ma ammettono che può orientare tali

processi in alcuni direzioni piuttosto che altre. L’ESPERIENZA PASSATA NON PUO’ MODIFICARE LE

LEGGI DI ORGANIZZAZIONE STRUTTURALE, MA PUO’ IMPORRE DEI VINCOLI CHE FANNO

EMERGERE ALCUNE ORGANIZZ INVECE CHE ALTRE.

PERCEZIONE è IL RISULTATO DELL’ORGANIZZAZIONE INTERNA DI “FORZE”. IL campo percettivo si

organizza attraverso la distribuzione dinamica delle forze generate dai vari aspetti di un oggetto da cui emerge in

modo immediate un’unità coerente e strutturata (Gestalt=Forma)

METODO USATO PER INDAGINE è QUELLO FENOMENOLOGICO

METODO FENOMENOLOGICO

Variazione sistematica dell’organizz degli stimoli figurati per vedere l’esito percettivo del soggetto.

Es. creano figure in cui manipolano sistematicamente alcune caratteristiche, studiano il modo in cui gli spettatori

percepiscono quelle immagini, individuando così alcuni principi fondamentali della percezione visiva.

Koffka: Perché le cose ci appaiono come ci appaiono?

Ciò che ci interessa è il fenomeno in sé, non importa se

aderente o meno alla realtà.

ERRORI METODO FENOMENOLOGICO

ERRORE DELLO STIMOLO: descrivere lo stimolo, ciò

che non si vede

ERRORE DELL’ESPERIENZA= attribuire alla realtà

proprietà percettive. Es. attribuire la chiarezza percepita

allo stimolo reale (quadratino) mentre dipende dallo

sfondo.

TEORIE DIRETTE

Non ci sono processi inferenziali che portano all’esito percettivo (L’informazione che raccogliamo attraverso i ns

organi di senso è sufficiente, non è carente e non è da integrare)

La percezione non è processo unico ma, un “problema computazionale”e l’obiettivo è trovare la soluzione. Il

processo per arrivare alla soluzione è composto almeno da 2 stadi (segmentazione e ricomposizione che dà

luogo al riconoscimento)

1 1. Processo primario: organizzazione dell’input sensoriale-In questa fase non interviene

la conoscenza; automaticità; processo parallelo e simultaneo, veloce.

2 2. Processo secondario: riconoscimento di configurazioni, interpretazione, attribuzione

del significato: Es. Marr.

3

COGNITIVISMO – TEORIE COMPUTAZIONALI

La teoria computazionale di Marr(1982)

Teoria della visione: processo attivato attraverso diversi stadi di elaborazione dell’info luminosa.

1

Il sistema percettivo procede ordinatamente dalle cellule deputate all’analisi delle luminosità più basse a quelle

più elevate secondo tre livelli gerarchici di analisi.

- Identificazione oggetto osservato, che inizia attrav RICONOSCIMENTO dei suoi margini relativi allo

sfondo (nel processo visivo i margini cambiano a causa di mutazioni delle condizioni di illuminazione e

della posizione nello spazio di chi sta guardando) Per det la FORMA REALE di un oggetto, il sistema

visivo deve ignorare queste mutazioni attribuendo stabilità e continuità di forma e contorni versi agli

oggetti. Deve analizzare in tempo reali i cambiamenti che avvengono nel mondo esterno. Ciò è possibile

grazie a COMPLESSI PROCESSI COMPUTAZIONALI (modelli matematici) che tengono conto del

modo di funzionare dei diversi gruppi di neuroni visivi eccitati o inibiti dalla luce.

Da immagine retinica si arriva a rappr puntiforme (immagine a mosaico), + margini

oggetto si arriva a SCHIZZO PRIMARIO GREZZO (raw primal skecth) , che è uno

stadio del processo visivo rapido che avviene al di fuori della ns consapevolezza.

Al secondo stadio abbozzo a due dimensioni e mezzo, grazie a info ottenute attrav

schizzo primario grezzo è possibile computare la profondità (stereopsi)

degli oggetti rispetto l’osservatore

Terzo stadio: tridimensionalità. Si arriva

a rappresentazione basata sull’oggetto.

Avviene il riconoscimento e

identificazione oggetto

GIBSON : LA TEORIA ECOLOGICA

Info raccolta dagli occhi è necessaria per raggiungere percezione ambiente.

La luce è un veicolo strutturato e ben ordinato di informazione, riflessa dagli oggetti e superfici converge negli

occhi in un fascio di raggi che formano angoli la cui ampiezza varia in funzione della distanza dell’osservatore e

dalle superfici da cui provengono.

Assetto ottico = insieme angoli solidi proiettati da una scena statica negli occhi di un osservatore anch’esso

statico. (disegno in prospettiva).

Quando l’assetto ottico si accompagna al movimento degli oggetti, dell’osservatore si parla di FLUSSO OTTICO.

Gli angoli che si formano tra i raggi luminosi che convergono negli occhi, si modificano in maniera NON casuale,

ma in modo ordinato e informativo.

Novità rispetto alle teorie indirette:

- La luce produce una stimolazione retinica strutturata che si modifica e

riorganizza nello spazio e nel tempo secondo regole precise di tipo

proiettivo.

- La struttura globale della luce è portatrice di info riguardo l’ambiente. 1

1 Due assunti principali:

2 1) La percezione è interamente determinata dall’informazione ottica (la configurazione di radiazioni

ottiche) contenente nello stimolo.

3

4 2) Le info importanti per l’osservatore che gli permette di esplorare ed adattarsi all’ambiente sono

generate dai movimenti dell’osservatore.

二 二 Secondo Gibson l’informazione percettiva è presente (è disponibile) nell’ambiente e deve solo essere

raccolta dal soggetto .

La percezione è un processo di interazione tra gli esseri viventi e il loro ambiente. I sistemi percettivi del

soggetto, infatti, gli permettono di cogliere direttamente le disponibilità ambientali e di sfruttarle.

GIBSON ( 1979) - LE AFFORDANCES Queste disponibilità presenti nella stimolazione sono dette

affordance. Sono ciò che l’ambiente offre e rende disponibile al soggetto (“inviti”). Es. affordance dell’acqua è,

per un invidivuo assetato, il fatto di poter essere bevuta. L’affordance di una strada è la locomozione.

L’affordance di un oggetto è legato al suo potenziale uso e sarà per me afferrabile se la sua forma e grandezza

sono compatibili con le dimensioni della mia mano.

LA PERCEZIONE è PER GIBSON ACCURATA E CICLICA. (non si basa su inferenze o esperienze passate)

CICLO PERCEZIONE – AZIONE

Percepire non è un qualcosa di passivo che si svolge in una sola direzione, ma è qualcosa che facciamo

attivamente e avviene in modo ciclico (siamo percettori mobili – continua esplorazione dell’ambiente).

Per mezzo dei nostri movimento e della ns azioni modifichiamo la ns relazione con gli oggetti esterni e i

conseguenti stimoli prossimali. (es- sono seduta in una stanza, vedo tavolo finestra albero – se mi alzo o giro la

testa coglierò nuove informazioni sull’ambiente circostante, cambia info ottica)

PERCEZIONE non è un processo cognitivo che ha solo il compito di produrre rappr cosciente del mondo

(percetti), ma anche quello di guidare le azioni che permettono di racc info su ambiente.

PERCEZIONE E AZIONE per Gibson sono strettamente legate in un ciclo che alimenta e influenza entrambe. La

percezione non è il processo finale di una catena UNIDIREZIONALE ma è un punto di partenza per esplorare

l’ambiente e generare così una nuova stimolazione che a sua volta influenzerà la percezione, che porterà a

nuove attività esplorative.

PROVA EMPIRICA: IPOTESI: Gli stimoli prossimali che si rendono disponibili in

conseguenza dei movimenti esplorativi (la

stimolazione “ottenuta”) dovrebbero avere uno

status “percettivo” in qualche maniera privilegiato

rispetto a quelli indipendenti dall’esplorazione

attiva (stimolazione “imposta”).

Gibson dimostra questo attraverso un esperimento in cui chiese a degli studenti bendati di

svolgere un compito di riconoscimento tattile di 4 stampini per biscotti.

ESPERIMENTO GIBSON (1962)

Tre condizioni sperimentali:

- Tatto attivo: il movimento esplorativo era guidato dal soggetto che esplorava in prima persona;

(identificazioni corrette superano il 95%)

- Tatto passivo: gli stampini erano premuti dallo sperimentatore sul palmo della mano del soggetto;

(50%)

- Tatto con movimento passivo: era lo sperimentatore a muovere lo stampino sul palmo della mano.

(70%)

INTERPRETAZIONI E CONCLUSIONI: esiste un vantaggio del tatto attivo rispetto agli altri, dovuto ai movimento

esplorativi guidati dalla mente che esplora.

Ma se la percezione è diretta e accurata e il nostro sistema percettivo è predisposto a cogliere la struttura

dell’ambiente, perché siamo soggetti a illusioni ottiche? Sono dovute al poco tempo e al fatto che sono

bidimensionali e stati e quindi il movimento non entra in gioco.

PSICOFISICA

Il ruolo di mediatore fra gli stati del mondo esterno (stimolo distale) e la conoscenza di esso è dato dall’energia

a cui il sistema percettivo è sensibile. Interesse tra relazioni che si instaurano fra:

- Intensità energia che colpisce organi di senso

- Intensità dell’esperienza sensoriale percepita

Psicofisica: studio delle relazioni quantitative tra le caratteristiche fisiche di uno stimolo e l’esperienza

sensoriale soggettiva che ne deriva ( capacità di avvertire un ticchettio di un orologio a una certa distanza, di

rilevare presenza di zucchero, goccia di profumo).

Nasce da un osservazione: il modificarsi della quantità di energia che colpisce i ns organi di senso non produce

una modificazione equivalente della sensazione.

La sensazione non dipende dal modificarsi dell’intensità dello stimolo, ma dipende dal livello complessivo di

energia che colpisce l’organo di senso in un dato momento.

Es. se in stanza scura si accende una lampadina di 10 watt si nota aumento illuminazione ambientale. Se viene

accesa una seconda lampadina, che raddoppia quindi energia luminosa fisica presente nella stanza, sarà notato

un aumento della luminosità ma non si avrà la sensazione che la luce sia raddoppiata. Se ne accendo 10 non

produrrà nessuna sensazione di aumento di luminosità, perché?

LA RELAZIONE TRA INTENSITA’ DELLO STIMOLO E INTENSITA’ DELLA SENSAZIONE NON E’ LINEARE: a

una stessa variazione della stimolazione non corrisponde un equivalente variazione della sensazione ad essa

associata.

COME POSSO MISURARE RELAZIONE?

ATTRAVERSI METODI PSICOFISICI CHE CI PERMETTONO DI MISURARE LE SENSAZIONI

MISURARE LE SENSAZIONI - due criteri di misura

- SOGLIA ASSOLUTA: quantità minima di energia necessaria perché si produca una sensazione

riconosciuta dal percipiente (es frequenza sonora minima per essere percepita). Per qualsiasi sistema

sensoriale dipende da tre fattori:

- - soggetto (cambia da persona a persona)

- Stimolo

- Condizioni sperimentali

Si prendono in considerazioni uno stimolo percepito almeno il 50% dei casi. Lo vedi? Lo senti?

VALORE DI SOGLIA ASSOLUTA

Segna il confine tra gli stimoli che vengono rilevati dall’organismo (stimoli sopraliminari o

sovraliminali) e stimoli che, pur essendo presenti, non sono avvertiti dall’individuo, o comunque,

non sono rilevati in maniera consapevole (stimoli subliminali o infraliminari)

- SOGLIA DIFFERENZIALE: la variazione che deve subire l’intensità di un dato stimolo perché un

soggetto ne colga il cambiamento (sensibilità). - Dati due stimoli percepiti come uguali,

stabilisce di quanto deve essere

aumentata o ridotta l’intensità di uno

dei due perché risulti diverso dall’altro.

Es. un segmento lungo 1 m viene allungato

di 1 mm alla volta fino a che un osservatore

riesce a cogliere un mutamento della sua

lunghezza. Supponiamo che questo

avvenga dopo 12 mm, questo (12 mm)

sarà anche il valore della soglia

differenziale(detta anche differenza

appena percepibile) relativa ad uno stimolo di 1 m, e non generalizzabile ad altre lunghezze.

La sua misura è data dal lavoro che permette allo stimolo di essere riconosciuto come diverso il 50% delle volte.

Es: qual è il più grande dei due stimoli?

METODI FECHNERIANI PER MISURARE LE SOGLIE

Metodi sviluppati di Fechner. Permettono di calcolare soglie differenziali ( o diff appena percepibile – JND) e il

punto di uguaglianza soggettivo (PES)

- Metodo stimoli costanti – Si inizia con la scelta di una intensità standard, viene confrontata con

un numero di intensità di confronto(test), minori o maggiori, presentate in ordine casuale. Bisogna

indicare quale dei due stimoli è più intenso (Quello standard o dei test) NON E’ AMMESSA RISPOSTA

UGUALE

Su grafico otteniamo una curva ad S dalla quale è possibile stimare sia la soglia differenziale che il PES,

per stimare quest’ultimo si individua il livello di intensità sull’asse

x che corrisponde sulla curva sigmoide al 50% di risposte in una

direzione.

- Metodo dei limiti – si basa su un giudizio discriminativo fra

uno stimolo standard e uno stimolo test, e confronti maggiori e

minori presenti non a caso ma in ordine, dal più intenso al meno

intenso, passando attraverso il punto di uguaglianza (PES).

- I soggetti possono usare la risposta uguale

- Permette quindi di stimare l’intervallo di incertezza (PES)

esaminando i livelli di intensità in cui si verificano le

inversioni (cioè dal giudizio minori si passa a quello

maggiore e viceversa)

- Metodi dell’aggiustamento – e’ il partecipante che in

più serie modifica direttamente lo stimolo standard

(muovendo per esempio un cursore), facendo variare i valori

dell’intensità dello stimolo standard finchè comincia ad avvertire la differenza con lo stimolo che resta

costante (Stimolo test) – soglia differenziale. METODO RAPIDO DA APPLICARE

- Es: aggiustare la grandezza dello stimolo standard fino a che non viene percepito un cambiamento. Si

interrompe quando viene percepito un cambiamento – la direzione della modifica può essere crescente

o decrescente

WEBER

(1795 – 1878) Scoprì che il più piccolo cambiamento nelle caratteristiche di uno stimolo (per esempio il suo

peso) che si riesce a percepire (la soglia differenziale) è una proporzione costante dell’intensità dello stimolo –

LEGGE DI WEBER

LA COSTANTE DI WEBER

Ha un valore specifico per ogni modalità sensoriale.

- Es. per la valutazione della pesantezza K=0,02

- Se il peso iniziale è di 60g, la differenza appena percepibile = 60 x 0,02 =1,2 g

- Se il peso iniziale è di 600 g, quanto sarà la JND? 600 x 0,02 =12 g

Rappresenta la relazione fra soglia differenziale e l’intensità dello stimolo di partenza

ΔI /I = k

1 Il fatto che la capacità discriminativa(misurata dalla soglia differenziale) tenda a

diventare peggiore al crescere dell’intensità dello stimolo è una proprietà generale dei sistemi

sensoriali, e anche la legge di Weber riflette quindi un aspetto adattativo della percezione.

2

3 La costante di Weber misura l’intensità di uno stimolo, dicendoci di quanto esso debba variare per

essere percepito come diverso da un altro, ma non ci dice niente sulla variazione (intensità) della

sensazione.

FECHNER (1801 – 1887)

I suoi lavori riguardavano la relazione fra:

- I cambiamenti nel mondo fisico

- i cambiamenti nella nostra esperienza sensoriale (psicologica)

Trovò che fra l’intensità della sensazione e l’intensità dello stimolo vi è una relazione che consente di stabilire

l’intensità della sensazione in base allo stimolo.

Propose il concetto di FUNZIONE PSICOFISICA (1860) che esprime, da un punto di vista matematico, questa

relazione

LEGGE DI WEBER – FECHNER

Le relazioni tra la sensazione esperita e le corrispondenti variabili fisiche sono rappresentate da funzioni in cui

una dimensione ha l’unità di misura fisica appropriata (es. grammi) e l’altra invece è misurata in unità

psicologiche basate sulle soglie differenziali (JND).

L’IDEA DI FONDO: LE JND POSSONO COSTITUIRE L’ UNITÀ DI MISURA DELLE

SENSAZIONI IN QUANTO INDIPENDENTEMENTE DALL’INTENSITÀ DELLO STIMOLO DI

PARTENZA INDICANO UN CAMBIAMENTO NELLA SENSAZIONE.

La legge di Fechner dice che la dimensione della sensazione

soggettiva cresce in maniera proporzionale al logaritmo dell’intensità

della stimolazione. S = c log (I)

S=l’intensità percepita

c=costante (inversamente proporzionale alla costante di Weber)

I=l’intensità dello stimolo fisico 1 Aumenti costanti della sensazione (S) si ottengono con

valori sempre maggiori dell’intensità dello stimolo (I)

2 All’aumentare in maniera graduale e costante dell’intensità

dello stimolo corrisponde un aumento sempre più debole

della sensazione.

3

4 Gli intervalli sull’ordinata hanno tutti la stessa dimensione

(=aumento costante), mentre gli intervalli in ascissa

diventano via via più grandi (curva logaritmica).

5 es. fermi ad un semaforo avvertiamo il suono di un clacson,

se si aggiunge un secondo non ci provocherà una

sensazione d’intensità doppia. Perché questo accada l’intensità dello stimolo deve aumentare molto di

più (Es 3 volte) STEVENS

Sia la costante di Weber che la legge di Fechner si sono dimostrare non

sempre corrette soprattutto a livelli alti di intensità.

Secondo Stevens i metodi che usano nella psicofisica classica (metodi

indiretti) non riescono a giungere direttamente al giudizio sensoriale del

soggetto.

Si possono impiegare dei METODI DI RILEVAZIONE DIRETTA in cui i

partecipanti valutano dirett l’intensità percepita attribuendole un numero:

- STIMA DI GRANDEZZA – assegnare un valore numerico

convenzionale ad uno stimolo iniziale e dare un punteggio a ogni

stimolo successivo in rapporto al primo presentato

- PRODUZIONE DI GRANDEZZA – produrre uno stimolo uguale a quello presentato.

LEGGE ESPONENZIALE DI STEVENS

Con questi metodi Stevens rilevò una notevole omogeneità nelle valutazioni e arrivò a proporre che la forma

generale delle funzioni psicofisiche non sia la curva logaritmica di Fechner, piuttosto una famiglia di curve

esponenziali. La funzione che meglio descrive il rapporto tra giudizio sensoriale (S) e intensità di stimolazione

I è la seguente: S = k I N

1 dove K e N sono costanti che dipendono, la prima dal tipo di stimolo (unità di misura) e

la seconda dal canale sensoriale scelto.

2 L’intensità della sensazione è proporzionale all’intensità fisica dello stimolo

elevata a esponenti caratteristici del canale sensoriale indagato.

PSICOFISICA: applicazioni pratiche – studio delle funzioni residue dopo danni cerebrali. Studio dei processi

consapevoli. PERCEPIRE E RICONOSCERE GLI OGGETTI

PRIMO LIVELLO - Il nostro sistema percettivo è in grado di organizzare e raggruppare in modo coerente

l’informazione sensoriale che colpisce i nostri organi di senso in unità percettive dotate di un qualche significato

- La percezione dei contorni

- La segmentazione e l’articolazione (raggruppamento) figura sfondo.

SECONDO LIVELLO – si passa a categorizzare ed assegnare un significato a questa info così organizzata

(es vedo un oggetto tondo sul tavolo., riconosco che oggetto è una mela)

Il ns sistema percettivo applica delle regole che ci permettono di organizzare la scena visiva in unità significative,

nonostante l’insufficienza dell’info contenuta nello stimolo prossimale. E’ grazie al raggruppamento percettivo

(unificazione) che cogliamo la realtà come unità significative (e non un insieme di sensazioni slegate).

LE LEGGI DELL’ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA SONO STATE INDIVIDUATE DALLA GESTALT

LEGGI DI WERTHEIMER (1923)

- Legge della prossimità – la tendenza di due elementi a unirsi aumenta con il diminuire della loro

distanza

- Legge della somiglianza – la tendenza di due elementi a unirsi aumenta con il crescere della loro

somiglianza

- Legge del destino comune – gli elementi visivi tendono a unirsi se vanno in una direzione

- Legge della buona continuazione – preferita organizz che comporta meno cambiamenti di curvatura (si

trovano in continuità di direzione)

- Legge della chiusura – le linee che formano figure chiuse tendono ad essere viste come unità formali.

LEGGE IMPOSTAZIONE OGGETTIVA – tendono a formare unità quegli elementi che si erano unificati

immediatamente e spontaneamente, cioè il sistema tende a mantenere le unificazioni raggiunte

LEGGE IMPOSTAZIONE SOGGETTIVA – tendono a formarsi quelle unità sulle quali l’osservatore imposta

la propria attenzione o sono coerenti con le proprie conoscenze.

Pregnanza – si impongono le forme più regolari, simmetriche, coesive, omogenee, equilibrate, semplici,

concise. Le leggi di Wertheimer sembrano quindi descrivere bene i principi fondamentali utilizzati dal

sistema percettivo per formare unità che, a partire dall’informazione disponibile nello stimolo

prossimale, tendono a corrispondere alle unità distali.

Le info che giungono dallo stimolo distale possono essere incomplete per via dell’occlusione, riguarda

l’incompletezza dello stimolo prossimale nel fornire info sullo stimolo distale (es oggetti, superfici). Le regioni e i

contorni derivabili dallo stimolo prossimale non corrispondono esattamente alle superfici oggettuali e ai loro

confini nel mondo distale. Es. alcuni oggetti possono essere coperti da altri e creare delle discontinuità.

PERCHE’ IL BORDO DI UNA FIGURA SI INTERROMPE? PERCHE’ QUALCOS’ALTRO SI INTERPONE TRA

L’OGGETTO E L’OSSERVATORE

Noi però non ci accorgiamo di questa incompletezza, perché utilizziamo il COMPLETAMENTO

- MODALE – L’esito del completamento è la comparsa (nel percetto) di una vera e propria superficie

dotata di contorni (illusori) e riempita di un colore superficiale – FIGURE ILLUSORIE

- AMODALE – l’impressione percettiva di completezza NON comporta la comparsa nel percetto di parti

che non erano date nello stimolo prossimale

I fenomeni di completamento possono essere interpretati come manifestazioni dei meccanismi di

unificazione-segregazione, in particolare di quelli descritti dalle leggi della buona continuazione, della

chiusurae del destino comune

PERCHE’ SISTEMA PERCETTIVO INVENTA FIGURE ILLUSORIE DOVE NON CI SONO? Per un migliore

adattamento all’ambiente e maggiori probabilità di sopravvivenza in quanto permette di collegare direttamente

elementi frammentati a livello prossimale che corrispondono a stimoli distali importanti per l’organismo.

ARTICOLAZIONI FIGURA - SFONDO

I processi di unificazione – segregazione portano all’articolazione di figura – sfondo . LA FIGURA HA LA FORMA

E CONTORNO, LO SFONDO NO .

Articolazione figura sfondo segue delle regole:

- Inclusione (o contenimento) - la regione inclusa è percepita come figura

- Convessità – la regione convessa diventa figura (panda wwf)

- Area relativa (ampiezza) – area minore è percepita come figura

- Orientamento – diventa figura la regione con assi orientati secondo direzione verticale o orizzontale

- Simmetria – diventano figure le regioni a simmetria bilaterale rispetto ad un asse

FIGURE REVERSIBILI – quando non si creano queste condizioni, figure nelle quali si ha un inversione tra figura

e sfondo. Sono configurazioni instabili e ambigue.

L’organizzazione percettiva del campo visivo I dati sensoriali sono incompleti ma si organizzano in unità secondo

una serie di processi (es. Leggi di Wertheimer)

Un tipo particolare di organizzazione percettiva è l’articolazione figura-sfondo necessaria anche per riconoscere

gli oggetti.

PERCEZIONE DELLA PROFONDITA’

COME SI PERCEPISCE LA PROFONDITA’?

per percepire la distanza e poter localizzare gli oggetti nello spazio (3D) il sistema percettivo umano usa delle

info che può dipendere da:

- Funzionamento stesso degli organi visiva

- Struttura della scena o dell’oggetto osservato

- Condizioni di osservazione

I sostenitori della percezione diretta e quelli della percezioni indiretta elencano gli stessi indici con la sola

differenza che per i primi tali indici convogliano tutta l’info necessaria. Questi indici sono di tre tipi:

- BINOCULARI – info che provengono da entrambi gli occhi (funzionamento organi di senso)

Sono 3:

1) ACCOMODAZIONE – Processo attraverso il quale viene modificata la curvatura del cristallino per

consentire la messa a fuoco degli oggetti a distanza

2) CONVERGENZA – rotazione degli occhi nella loro orbita che consente di puntare entrambi gli occhi

sull’oggetto osservato. Più è vicino l’oggetto e maggiore sarà la convergenza oculare.

Convergenza e accomodazione si attivano per la presenza di uno stimolo collocato a una distanza

tra i 10 cm e i 6-8m. Gli sforzi muscolari per regolare la curvatura del cristallino costituiscono l’INFO

PROPRIOCETTIVA sulla distanza dell’oggetto osservato.

3) DISPARITA’ BINOCULARE – gli occhi ricavano due immagini leggermente diverse dell’oggetto per le

loro diverse angolazioni. A livello cerebrale si fondono in un'unica immagina (stereopsi) producendo una

dislocazione in profondità.

- MONOCULARI STATICHE – quando siamo fermi e osserviamo una scena immobile (indizi pittorici,

struttura scena)

o Occlusione (o interposizione) – ogni volta che un oggetto si viene a trovare tra l’osservatore e

un secondo oggetto e ne nasconde il contorno, è ritenuto più vicino (io – uomo – macchina).

o Altezza nel campo visivo – ciò che si trova nella parte alta del campo visivo viene percepito

come più lontano (albero posto sulla linea di orizzonte è più lontano)

o Prospettiva aerea – oggetti più lontani hanno contorni meno nitidi e sfumati , meno contrasto

con sfondo

o Grandezza relativa – oggetti vicini sembrano più grandi , lontani più piccoli

o Gradiente di tessitura – ogni superficie ha una grana (Tessitura), il cui progressivo

addensamento fa sembrare che la superficie si allontani (onde mare)

o Prospettiva lineare – sistema di accorgimenti e regole geometriche, convergenza linee in un

punto danno senso di profondità

- MONOCULARI LEGATI AL MOVIMENTO – quando ci muoviamo (condizione osservatore)

o Parallasse di movimento – muovendo gli occhi da un lato all’altro, oggetti più vicini si spostano

più velocemente di quelli lontani.

LE COSTANZE PERCETTIVE

Insieme di fenomeni in cui le proprietà percepite rimangono sostanzialmente stabili a dispetto delle variazioni

prossimali.

- Costanza di posizione – fa rifer alla collocazione di un oggetto percepita nello spazio che non muta

quando ci muoviamo. Com’è possibile distinguere tra movimento proprio degli occhi (Saccadi) e

movimento degli oggetti esterni?

Le saccadi sono innescate da segnali che partono dal cervello (Comandi efferenti) e vanno ad attivare i

muscoli oculari. Sono inviati segnali di SCARICA COROLLARIA ad un centro di controllo (comparatore)

che ha il compito di controllare la corrispondenza fra variaz stimolazione retinica, in caso di

corrispondenza il centro di controllo annulla le info di movimento relativo allo stimolo esterno e questo

viene visto come statico.

- Costanza di forma e grandezza – fa rif alle dimensioni percepite dagli

oggetti e alla loro struttura tridimensionale che rimangono costanti quando

si spostano o cambia il punto di vista perché ci spostiamo noi

- Costanza del colore superficiale – fa rif al colore percepito delle

superfici degli oggetti che rimane invariato nonostante i continui

mutamenti nelle caratteristiche dell’illuminazione

PROBLEMI CHE RIGUARDANO LE COSTANZE PERCETTIVE

1 QUANT’E BUONA LA STABILIZZAZIONE? Si è cercato di quantificare le costanze percettive (misurarle)

2 QUALI INFORMAZIONI RENDONO POSSIBILE DELLE BUONE COSTANZE PERCETTIVE?

COSTANZA DI GRANDEZZA : ESPERIMENTO DI HOLWAY E BORING (1941)

Come varia la costanza di grandezza al variare della distanza di un oggetto – bersaglio? Stima della dimensione

di un disco utilizzando il metodo dell’aggiustamento.

I partecipanti venivano collocati all’intersezione di due corridoi (stesso angolo visivo).

Nel primo veniva proiettato su uno schermo a 3 m dall’osservatore un disco luminoso di confronto il cui diametro

poteva essere modificato (sx).

Nel secondo (dx) venivano sistemati, uno alla volta, dei dischi test (standard) a distanze comprese tra 3 e 36 m

circa dall’osservatore.

Il diametro dei dischi standard era calibrato in modo da proiettare sempre la stessa immagine retinica,

qualunque fosse la distanza.( il diametro dei dischi standard più lontani era più grande)

1 Perché? Dato lo stesso angolo visivo, più un oggetto è lontano, minore è la grandezza della sua

immagine retinica, e viceversa.

2

Compito = aggiustare la grandezza del disco luminoso (sx) di confronto in modo che la sua grandezza percepita

corrispondesse a quella del disco test (dx).

Condizioni in cui veniva svolto il compito:

1) Osservazione binoculare(ampia info ambientale) – la costanza di grandezza era pressochè

perfetta, i partecipanti aggiustavano nello stesso modo il disco luminoso a tutte le distanze del disco

(il giudizio non si basava sull’immagine retinica)

2) Osservazione monoculare(ridotta info ambientale) – la costanza era meno perfetta, ma simile a

quella della condizione binoculare

3) Attraverso uno spioncino(scarsa info ambientale) – perdita costanza, non aggiustavano il disco

nella stessa maniera. Erano giudicati uguali due dischi, uno dei quali era di dimensioni doppie

rispetto all’altro ma si trovava ad una distanza doppia dall’osservatore. Erano giudicati solo sulla

base dell’immagine retinica.

Conclusioni:

Le costanze non sono perfette, anche se funzionano piuttosto bene in condizioni in cui l’info ambientale

disponibile è ricca (es. osservazione binoculare). In condizioni di info ridotta (es. spioncino) si possono verificare

fallimenti clamorosi.

Domanda 2°: Quali condizioni rendono possibile una buona costanza?

La differenza tra le diverse condizioni riguarda la presenza o meno di informazioni relative alla

distanza (profondità)dell’oggetto da noi.

Per spiegare la costanza di grandezza dobbiamo considerare che noi teniamo conto non tanto

delle info ottiche (grandezza dell’immagine retinica) ma delle info presenti nell’ambiente relative

alla distanza dell’oggetto da noi.

Quali condizioni rendono possibile una buona costanza?

Dall’esperimento di Holwaye Boring guardando con i due occhi (visione binoculare) la distanza del disco

bersaglio viene percepita in modo accurato grazie alla stereopsi binoculare: Processo in cui il sistema

percettivo utilizza le differenze tra gli stimoli prossimali presenti nella retina (disparità retiniche) per ricavare la

posizione relativa degli oggetti ambientali.

1 Quando si usa un solo occhio, l’info binoculare viene a mancare, ma rimane l’info legata

alla variazione nello stimolo prossimale dovuta ai movimenti del capo e del collo

dell’osservatore, cioè la paralasse di movimento.A ogni movimento del capo o del corpo,

le proiezioni retiniche di tutti gli oggetti (eccetto quelle relativa al punto di fissazione) si

spostano con velocità proporzionali alla distanza distale rispetto al punto fissato.

二 Guardando da uno spioncino l’osservatore è vincolato a un solo punto di vista e non si può muovere,

non vi sono altre info statiche e la distanza del disco rimane ambigua e prevale quindi l’unica info

disponibile, cioèla dimensione/grandezza dell’immagine retinica (stimolo prossimale), che per via

dell’indeterminazione ottica, però, può far commettere grossi errori, o generare illusioni.

Il fatto che abbiamo costanza di grandezza significa che la dimensione percepita dipende da qualcosa di

più che la semplice immagine retinica. In conclusione, la costanza di grandezza dipende da un

meccanismo che in qualche modo tiene conto della distanza percepita (informazioni

contestuali)sfruttando le informazioni spaziali (relative alla profondità) disponibili.

RICONOSCERE GLI OGGETTI

Per riconoscere gli oggetti il nostro sistema percettivo deve affrontare 2 problemi:

1) La dipendenza dal punto di vista :Un oggetto può essere osservato da infinite angolazioni e

distanze dando origine a immagini bidimensionali diverse. Ogni parte tridimensionale, cioè, cambia

in dimensioni aspetto e posizione sulla retina ma noi riusciamo ugualmente a riconoscere un oggetto

tridimensionale.

2) La distanza dal prototipo: Ogni categoria di oggetti è composta da diversi esemplari(es. sedie); nonostante

questo riconosciamo facilmente sedie da tavolo, da giardino, da ufficio e a dondolo come sedie.

TEORIE SUL RICONOSCIMENTO

Possono essere distinte in:

- Teorie che basano il riconoscimento su una rappresentazione mentale dell’aspetto degli oggetti che può

essere confrontata direttamente con la forma di un oggetto nella sua immagine retinica e che tiene conto

del punto di vista (view-based recognition).

Si estraggono le caratteristiche rilevanti dall’immagine e si confronta la loro combinazione con caratteristiche

conosciute (immagazzinate) degli oggetti.

o Teorie che si basano sul fatto che il cervello decostruisce gli oggetti osservati in un insieme delle

loro parti. Gli oggetti sono conservati nella memoria come descrizioni strutturali ed il

riconoscimento avviene attraverso di esse. Si rappresenta la struttura tridimensionale

dell’oggetto specificandone le parti e le loro relazioni spaziali. Ognuno di queste tipologie di

modelli presenta vantaggi e svantaggi che li rendono più o meno adattabili al riconoscimento di

alcuni oggetti (ma non di altri).Es. I modelli view-based recognition funzionano bene per

riconoscere gli oggetti bidimensionali(es. lettere).

TEORIE STRUTTURALI

Forniscono una descrizione strutturale dell’oggetto in parti. Si diversificano per il modo in cui le parti sono

rappresentate nelle descrizioni strutturali.

- Teoria di Marr

- Teoria di Biederman (modello di riconoscimento per componenti) Gli oggetti complessi sono formati dalla

giustapposizione di parti basilari che li compongono

TEORIA DI BIEDERMAN (1987)

Osservazione di partenza: la struttura tridimensionale degli oggetti artificiali( telefono) non è arbitraria, ma

presenta due regolarità notevoli:

- Gli oggetti sono fatti di parti

- Queste parti hanno una struttura relativamente semplice che può essere descritta da un numero limitato

di primitive volumetriche (= forme geometriche 3d, coni, cilindri) i geoni.

Il modello propone un set di 36 geoni in grado di rappresentare qualsiasi oggetto artificiale in modo da poterlo

riconoscere da più punti di vista e tra diversi esemplari (Biederman, 1987).

. Questo permette la definizione di tutti gli oggetti attraverso la loro descrizione strutturale, ossia

in riferimento alle componenti e alle relazioni spaziali. Es. Un secchio è un cilindro con una

barra curva sulla cima.

Ogni geone è caratterizzato da proprietà non accidentali : bordi (linee) diritti o curvi, asse diritta o curva, lati

costanti, espansi, o sia espansi che contratti.

Le proprietà non-accidentali quindi sono “ proprietà diagnostiche ”rispetto alla tridimensionalità

dello stimolo distale.

Ogni geone è associato a un set di proprietà, invarianti per punti di vista, che lo distinguono in

maniera univoca dagli altri.

Secondo Biderman falliamo nel riconoscimento quando gli oggetti sono presentati da

punti di vista inusuali perché in queste situazioni le info contenute non sono sufficienti a

ricostruire i geoni.

COME AVVIENE IL RICONOSCIMENTO?

Il processo di riconoscimento comprende un confronto tra:

- La descrizione astratta (rappresentazione 3d di un oggetto conosciuto) archiviata in memoria

- La descrizione strutturale basata sulle proprietà invarianti dei geoni (le parti assemblate di un oggetto)

e le loro relazioni spaziali. Ricavabile dallo stimolo prossimale di volta in volta disponibie-

Il processo di riconoscimento non risente del punto di vista se i geoni sono visibili o ricostruibili

dall’immagine retinica.

La teoria della teoria di Biederman ha problemi nel predire il riconoscimento degli oggetti

naturali.

Nuovi modelli contemporanei della percezione e della psicofisica.

MODELLI PERCEZIONE:

MODELLO DEL “WHAT AND WHERE” UNGERLEIDER &MISHKIN (1982)

- MODELLO PERCEZIONE AZIONE : percezione è insieme di processi distinti, deve raccogliere

info per sistema cognitivo e sistema motorio. Il suo scopo è quello di raccogliere info utili ad una

descrizione dell’ambiente osservato. Secondo la visione tradizionale ci sono due rappr distinte:

1) Per il riconoscimento degli oggetti che elabora informazioni visive (via del What): via ventrale

diretta verso il lobo temporale elabora forma, colore e identità oggetti. PERCEZIONE PER IL

RICONOSCIMENTO (ventrale): base dell’esperienze cosciente (processi di costanza e

riconoscimento).

Una che elabora informazioni spaziale e permette la localizzazione degli oggetti (via del Where): via

dorsale diretta verso il lobo parietale, elabora info relativa all’orientamento e a dove si collocano oggetti

nello spazio.

PERCEZIONE PER L’AZIONE (dorsale): coinvolta nella guida di processi motori parzialmente inconsci.

Più veloce e automatica – legata a controllo motorio- esempio per afferrare

oggetto.

MODELLO DI MILNER E GOODALE (1995): evidenza neuropsicologica:

Paziente D.F.

- Lesione focale alla via ventrale; Incapace di percepire le caratteristiche

dell’oggetto ai fini del suo riconoscimento consapevole (agnosia visiva); Capace

di rilevare inconsapevolmente quelle stesse caratteristiche per guidare i suoi movimenti.

(DISSOCIAZIONE TRA PERCEZIONE E AZIONE: ALLINEAMENTO E IMBUCARE)

Doppia dissociazione tra percezione ed azione

o Deficit speculari a quelli di DF sono presenti in pazienti con lesioni alla via dorsale (atassia

ottica)Grave compromissione nel controllo visivo dei movimenti fini della mano. Incapaci di

infilare una busta in una fessura la cui orientazione viene modificata di prova in prova;

o In grado di riportare verbalmente l’orientazione della fessura.

L’atassia ottica e l’agnosia visiva sembrano dunque esibire una doppia dissociazione a favore di una distinzione

tra percezione e azione.

STUDI FATTI SU INDIVIDUI NON PATOLOGICI – L’ILLUSIONE DI TITCHENER - EBBINGHAUS

- Stimare il diametro dei dischi centrale (compito visivo – percettivo)

- Muovere la mano per afferrarli (compito motorio)

1 I risultati furono sorprendenti. Nel compito di stima, nel contesto di dischi piccoli il disco-bersaglio

veniva giudicato più grande rispetto a quello nel contesto di dischi grandi => Effetto di contrasto di

grandezza.

2 Nel compito motorio, invece, l’apertura della mano era la stessa in entrambe le

condizioni (illusione inganna l’occhio ma non la mano)

3

Nuove versioni del modello: interazione percezione - azione

La versione più accreditata propone anche l’esistenza di una via ventro-dorsale(aree del lobo parietale

inferiore e del lobo frontale) coinvolta nell’elaborazione spaziale necessaria: Preparazione dell’azione, in

particolare nella codifica delle affordance.

4 Nel controllo e deficit dell’attenzione spaziale(neglect).

l modello bayesiano

二 Deriva dalle idee di Helmholtz(inferenza incoscia) e in quelle dei costruttivisti neo-helmholtziani.

二 E ’un modello che enfatizza l’influenza degli effetti top-down sulla percezione.

二 Trova la sua applicazione soprattutto nei modelli computazionale perché consente di affrontare in

maniera matematicamente rigorosa e quantificabile il rapporto fra percezione e conoscenza.

二 LA PERCEZIONE è UNA FORMA DI INFERENZA PROBABILISTICA E LA SUA STRUTTURA LOGICA

CORRISPONDE QUINDI A UNA REGOLA DI CALCOLO DELLE PROBABILITA’. LA PERCEZIONE CIO’

CHE E’ SUCCESSO PIU’ SPESSO IN PASSATO E CHE QUINDI PUO’ ACCADERE DI NUOVO.

1 Il ns. sistema percettivo immagazzinerebbe info sulla possibilità che certi eventi accadano nel

mondo.

Es. C’è un alta probabilità che una banana sia gialla, curva e lunga. Esistono però anche zucche gialle, curve e

lunghe e palloncini. Come fa il sistema percettivo a propendere per l’una o l’altra soluzione di fronte ad un

oggetto giallo, curvo e lungo?

Per riconoscere che quell’oggetto giallo lungo e curvo è una banana (realtà contingente), il sistema percettivo si

basa sulla ns. esperienza passata con oggetti di quel tipo: Se abbiamo visto molto banane e solo alcune zucche

(probabilità a priori), è abbastanza ragionevole stimare(probabilità a posteriori) che quell’oggetto che abbiamo di

fronte adesso con le stesse caratteristiche di una zucca sia una zucca.

Far questo ragionamento significa stimare una probabilità inversa a partire dalle info probabilistiche a ns.

disposizione utilizzando una regola matematica nota come teorema (o regola) di

Bayes. 1 I modelli bayesiani utilizzano l’info derivante dall’esperienza passata

per compiere stime sulla realtà contingente. Ci creiamo, cioè, delle

aspettative su quello che vediamo basandoci su quello che abbiamo visto

in passato.

2 I percetti sono una sorta di conclusione sul mondo con cui entriamo in

contatto attraverso i sensi, tratta a partire da premesse:

- In parte esterne(gli stimoli/info disponibili);

- In parte interne(le conoscenze/credenze dell’osservatore).

Esempio: la stanza di Ames

- La percezione è una forma di inferenza probabilistica

La stanza appare normale (a pianta rettangolare), ma in realtà ha una pianta trapezoidale.

Non ve ne siete accorti perché tutto nella stanza è distorto in maniera da proiettare sulla vostra retina

delle configurazioni compatibili con una stanza e con oggetti normali. (Persona più grande è più vicina)

“Regola” della costanza di grandezza

Se due oggetti appaiono a uguale distanza, ma hanno proiezioni retiniche diverse, saranno percepiti di

grandezza diversa

1

Spiegazione secondo il modello bayesiano

1 Due aspettative:

2 1) Io so (conoscenza a priori) che le persone raramente sono uno un nano e uno un gigante. Questa

mia conoscenza è basata su regolarità statistiche generali(può succedere che una persona sia un

gigante e una un nano ma è molto raro che questo si verifichi).

2

3 2) Così come è ancora meno probabile che io osservi una scena da un punto di vista accidentale (come

lo spioncino) da cui una stanza distorta proietti sulla retina una configurazione equivalente a quella di

una stanza normale.

4 La seconda aspettativa a priori fa propendere il sistema per l’interpretazione che causa l’illusione.

1

Il modello bayesiano: sintesi

2 I ricercatori utilizzano quest’approccio per dimostrare che l’esperienza passata può determinare le

percezioni presente. Serve a spiegare come l’info immagazzinata in memoria sia inclusa

nell’interpretazione delle esperienze attuali, presenti. E che l’esperienza presente può modificare le

conoscenze acquisite con l’esperienza passata alterando di conseguenza le info probabilistiche a

ns. disposizione (esperimento di Adams).

3

1 La teoria della detezione del segnale (Signal Detection Theory, Swets, 1964)

Teoria psicofisica che quantifica la sensibilità non in riferimento alle soglie differenziali, ma come la capacità di

rilevare la presenza di un segnale in un contesto in cui vi è rumore(energia che varia in maniera casuale e che

non contiene informazione).E’ un approccio sistematico al problema delle

distorsioni di giudizio (Green e Swets, 1996).

Si enfatizzano i processi di formulazione di un giudizio circa l’assenza o la

presenza di un segnale

Secondo questo approccio la prestazione in un compito psicofisico dipende

anche dal criterio di risposta.

Nella rilevazione del segnali sono identificati due processi distinti:

- Un processo sensoriale iniziale, che riflette la sensibilità dell’osservatore.

- Un successivo processo decisionale che è legato agli errori di giudizio dell’osservatore.

3 Questo ha a che fare con un fattore post-percettivo: la propensione al rischio del partecipante . Se ci

troviamo intorno alla soglia ci sarà un alto grado d’incertezza: il segnale sarà debole e sarà difficile

distinguerlo dal rumore

4 Il partecipante più propenso al rischio tenderà a rispondere “presente”, quello che meno propenso

risponderà “assente”

La loro prestazione risulterà molto diversa e la semplice statistica delle risposte in una direzione non basta a

misurare la sensibilità.

1 Si presentano così 4 possibilità: Vero positivo (Hit, H)

2 Falso Allarme (FA)

3 Omissione (O)

4 Rifiuto Corretto, (RC).

5

6 Se Mario è propenso a rispondere in modo affermativo avrà un nr. alto di hit ma anche di falsi

allarmi.

7 Se Giulia ha una maggiore propensione alla prudenza avrà un nr. contenuto di hit ma anche di

falsi allarmi.

二 Lavorando con le % di hit e falsi allarmi si utilizzano procedure matematiche per calcolare misure

separate della sensibilità percettiva e delle distorsioni di giudizio.

二 Permette di individuare se due osservatori hanno la stessa sensibilità nonostante grandi differenza

nella modalità di risposta individuale.

二 E’ possibile così identificare le componenti che concorrono nel determinare la risposta finale.

L’ATTENZIONE

La mancata percezione (consapevole) di oggetti nel ns. campo visivo è definita “Cecità Inattenzionale o

diattentiva”

Simons and Chabris (1999).

二 E ’l’incapacità di riportare la presenza di uno stimolo visivo inatteso durante lo svolgimento di un compito

che richiede attenzione (Mack& Rock, 1998).

二 E ’un fenomeno importante e viene studiato perché riguarda la questione della consapevolezza visiva e

del ruolo che l’attenzione ha in essa.

1

La cecità al cambiamento (change blindness) consiste nell’incapacità di notare cambiamenti rilevanti

nella scena quando questi si verificano insieme ad altri eventi visivi.

2 E’ la presenza dell’attenzione che consente o meno la percezione consapevole del cambiamento,

come nel caso della CI il rilevamento dell’evento. Es. “Misdirection”(distogliere l’attenzione

dell’osservatore, per es. dall’azione necessaria per compiere il gioco di prestigio).

二 L’attenzione non èun qualcosa di unitario, ma riguarda piuttosto una varietàdi fenomeni psicologici

anche molto diversi fra loro.

二 E ’quel processo mentale che ci permette di elab. appieno e a livello consapevole in un dato momento

una parte limitata delle info, selezionandole dall’enorme quantità di stimoli che di cui veniamo a disporre

sia attraverso i sensi, che i ricordi immagazzinati, che altri processi cognitivi.

二 1 Cos’è l’attenzione? Varietà di fenomeni psicologi anche molto diversi tra loro. Si parla di componenti

dell’attenzione.

2

3 Cosa fa l’attenzione? Selezione e filtra l’informazione

4 Influenza la prestazione

5 Ci permette di far fronte ad eventi imprevisti (es. sistema di priorità)

6

7 Lo studio sperimentale dell’attenzione. Spiegare i meccanismi di funzionamento delle componenti

attentive.

8 Facilitarne il buon funzionamento

3

PROCESSI ATTENTIVI - ATTENZIONE SELETTIVA

Capacità degli individui di dirigere l’attenzione su particolari posizioni, oggetti, informazioni, dell’ambiente

rilevanti per gli scopi che perseguiamo ignorando le altre.

Può riguardare differenti fenomeni ed anche differenti modalità sensoriali

Quando l’attenzione selettiva si dirige su una posizione dello spazio si parla di attenzione spaziale.

Attenzione selettiva o focalizzata

1 L’attenzione focalizzata si studia presentando al soggetto due o più stimoli contemporanei e

chiedendogli di elaborare e rispondere ad uno solo di essi

1 Lo studio dell’attenzione focalizzata ci può dire :cosa e quanto sia possibile selezionare

efficacemente alcuni stimoli piuttosto che altri

ci consente di studiare i meccanismi(e la natura)del processo di selezione, ed il destino

degli stimoli trascurati

FUNZIONI

- Proteggere il sistema cognitivo umano (a capacità limita) dal sovraccarico d’informazione (Broadbent,

1958; Kahnemane Triesman, 1984).

- Seleziona comportamenti coerenti per l’azione (Allport,

1989).

- Integrare diverse caratteristiche di un oggetto (Triesman,

1998)

QUANDO AVVIENE LA SELEZIONE? La capacità di udire e

comprendere la voce di una persona, ignorando allo stesso

tempo le voci intorno.

Attenzione acustica

Come riusciamo a focalizzarci su una conversazione alla volta?

Si sfruttano le differenze fisiche del messaggio uditivo per

mantenere l’attenzione sul messaggio scelto

(Cherry, 1953)

Il fenomeno del “Cocktail party”

La capacità di udire e comprendere la voce di una persona, ignorando allo stesso tempo le voci intorno

Attenzione acustica

Come riusciamo a focalizzarci su una conversazione alla volta?

Si sfruttano le differenze fisiche del messaggio uditivo per mantenere l’attenzione sul messaggio scelto

(Cherry, 1953)

TEORIA DEL FILTRO ATTENTIVO (BROADBENT 1958)

Gli stimoli o l’informazione non rilevante non èulteriormente elaborata e decade

progressivamente

二Solo gli stimoli selezionati e sotto diretto controllo dell’attenzione ricevono ulteriori analisi

permettendo la selezione della risposta

La selezione è tardiva o precoce? La selezione precoce (Broadbent, 1958; Kahnemane Triesman, 1984)

1

Ipotesi della selezione precoce

1 L’elaborazione dell’informazione non rilevante viene bloccato presto: attenzione = filtro che blocca gran

parte dell’informazione, passa soltanto le info che hanno caratteristiche rilevanti per l’individuo

2 Possiamo selezionare l’info sulla base di determinate caratteristiche fisiche

3 Passa qualcosa attraverso il canale non selezionato?

Prove a favore dell’ipotesi della selezione precoce: L’ascolto dicotico

1 Ascolto dicotico: Due canali audio (destro e sinistro). Il soggetto deve ripetere le parole che sente in un

dato canale (nell’esempio l’orecchio destro)

2 Compito di “Shadowing”= ripetere immediatamente parola per parola uno dei due discorsi (o brani di

prosa)

3 Risultati: non si percepisce quasi nulla di ciò che viene presentato nel canale “ignorato”

Passa qualcosa attraverso il canale non selezionato?

un grande cambiamento di volume

un cambiamento di voce uomo/donna

non un cambiamento di lingua (es. italiano/inglese)

non il significato né le singole parole

Solo singole caratteristiche fisiche possono essere elab senza attenzione

Alcune cose “attirano l’attenzione” verso di sè!

Selezione precoce: problemi irrisolti

1 I soggetti sono in grado di riconoscere il proprio nome anche se presentato all’orecchio a cui non si

presta attenzione (Moray, 1959).

2 Il significato di una parola presentata all’orecchio a cui non si presta attenzione influisce la

comprensione della frase presentata all’orecchio a cui si presta attenzione (Mackay, 1973).

Concl: Il significato viene elaborato da processi inconsapevoli

Che fine fa allora l’informazione che non ci interessa?

Modifica della teoria del filtro di BroadbentTeoria del filtro “attenuato”(Treisman, 1960)

1

Teoria del filtro “attenuato”

1 Il contesto linguistico delle informazioni presentate può determinare delle intrusioni all’orecchio disatteso

(Treisman, 1960). 2 Ad esempio:

... HO VISTO LA RAGAZZA!/! del merlo

SUGGERISCE .........a me il fischio! /! SALTARE

nella strada

1 La prima riga èil messaggio da ripetere; la seconda quello disatteso. Le parole maiuscole sono quelle

ripetute dal soggetto.

2 Le intrusioni dal canale disatteso sono piùappropriate al contesto semantico delle parole nel canale cui

veniva prestata attenzione.

L’informazione disattesa è ATTENUATA dopo il registro sensoriale. L’analisi dello stimolo procede attraverso

diversi livelli gerarchici dall’elaborazione delle caratteristiche fisiche alla struttura e quindi al significato

1 Quando il limite è raggiunto elaborazione ad alto livello è preclusa

2

La localizzazione precisa del collo di bottiglia è più flessibile rispetto al modello di Broadbent

La soglia di tutti gli stimoli appropriati al contesto è ridotta. Stimoli disattesi possono superare la soglia di

consapevolezza

3

二 La selezione tardiva (Deutche Deutch, 1963)

L’elaborazione percettiva è identica per tutte le caratteristiche degli stimoli

Tutte le informazioni che entrano nel nostro sistema sono elaborate, anche le informazioni

irrilevanti, solo dopo avviene la selezione.

Il filtro selettivo interviene al momento della selezione della risposta

- Prima fase: presentazione di una serie di parole ai partecipanti, i quali ricevevano una leggera scossa

elettrica in corrispondenza di alcune parole.

- Seconda fase: compito di shadowing su una lista di parole in ascolto dicotico. Nell’orecchio disatteso

venivano presentate di tanto in tanto alcune parole che erano state precedentemente associate alla

scossa elettrica.

Risultati: la presentazione di queste parole elicitavano invece una risposta galvanica (GSR), cioè un

cambiamento nella conduttanza cutanea della pelle.

- Queste parole dunque erano state percepite (anche se a livello inconsapevole) e non filtrate vie.

(Corteen & Wood, 1972)

1 Dimostrano che lo stimolo viene elaborato in maniera completa: L’informazione non rilevante

interferisce con la selezione della risposta.

2 L’attenzione selettiva interviene tardi, al momento di selezionare la risposta.

3

Una nuova prospettiva

1 Ci siamo fatti una domanda sbagliata? (Allport, 1993)

2 Il dibattito tra le due impostazioni (precoce vs. tardiva) riflette una visione seriale del processo di

elaborazione dell’informazione (vd. modello HIP) in cui si deve decidere dove posizionare il “collo di

bottiglia”, prima o dopo certi stadi di analisi.

3 Studi neurofisiologici dimostrano che la selezione comincia ai primi stadi dell’elaborazione sensoriale e

continua fino alla selezione della risposta.

4 Gli stadi seriali sono in realtà aspetti funzionali paralleli fondati su sistemi neurali differenti.

Attenzione selettiva: Meccanismi

1 Interazione tra: Un

meccanismo di attivazione

che opera prima della selezione ed agisce sia sull’informazione rilevante che non rilevante

permettendone una codifica semantica.

2 Un meccanismo di inibizione “attiva della risposta” per l'informazione non rilevante che blocca

l’attivitàdi risposta. Questo meccanismo sopprime l’attività che deriva dall’informazione non

rilevante, rendendo i codici relativi meno disponibili ai meccanismi di risposta.

3

2

3 L’informazione non rilevante non è definitivamente persa, essa viene elaborata automaticamente, senza

l’intervento consapevole del soggetto, ma serve per monitorare il contesto e attivare risorse attentive in

caso di informazioni “interessanti”(es: cocktail party)

4 E ’l’azione del doppio meccanismo(attivazione ed inibizione) che sembra assicurare l’efficienza della

selezione.

Riassumendo...

1 L’attenzione selettiva: Seleziona una o più(ma non “illimitate”) fonti di stimolazione

2 Inibisce l’informazione non rilevante rendendo i suoi codici poco accessibili ai meccanismi di risposta

3 La differente elaborazione dell’info rilevante e non rilevante permette un adeguato adattamento ambientale

4 L’elab. dell’info non rilevante svolge una funzione di monitoraggio

5

ATTENZIONE VISIVA SPAZIALE

Quando la selezione riguarda la modalità visiva cioè riguarda la selezione di informazioni presenti nel nostro

campo visivo (guardare il computer e vedere telefono che si illumina, ricerca di un amico in mezzo a gruppo

persone)

2 MODALITA’ DI ESPLORAZIONE DEL CAMPO VISIVO:

1) Movimento del capo e degli occhi, spostamento della fovea verso oggetti, riconoscimento accurato

(modalità esplicita od “overt”,orientamento manifesto)

2) Spostamento della sola attenzione in una parte del campo visivo, no movimento occhi (modalità implicita

“covert”, orientamento implicito)

Quando attenzione viene orientata su zone di campo visivo è come un fascio di luce, elabora info

proveniente da quella porzione di spazio.

ATTENZIONE:

- VOLONTARIA (guidata da STIMOLI ENDOGENI o centrali)

- AUTOMATICA (guidata da STIMOLI ESOGENI o periferici, improvvisi e inattesi)

PARADIGMA DI POSNER (o paradigma del suggerimento spaziale), per studiare

meccanismi di orientamento spaziale.

Compito: soggetto deve individuare la presenza di uno stimolo bersaglio (croce) fissando un PUNTO DI

FISSAZIONE CENTRALE. Viene indicato il quadrato su cui dirigere l’attenzione (indizio o CUE, è uno stimolo

endogeno), deve rispondere rapidamente. Calcolo la velocità di reazione (TR). 80% target compare dove viene

indicato dal cue (prova valida), 50% (prova invalida)

RISULTATI: La conoscenza della posizione in cui comparirà lo stimolo rilevante migliorala prestazione e

l’elaborazione dell’informazione dei segnali che si verranno a trovare in quellaposizione.

1 Effetto dell’attenzione: Maggiore velocità ed accuratezza di risposta

2 Abbassamento della soglia sensoriale per la posizione segnalata. Prove valide sono più veloci di

quelle invalide. Differenza tra i TR prove valide e invalide è detto effetto di validità.

3

CONFRONTO TRA ORIENTAMENTO VOLONTARIO E AUTOMATICO

- VOLONTARIO: + lento, stimoli endogeni, effetto di validità dura più a lungo, può essere interrotto.

- AUTOMATICO: ha luogo anche se soggetto sta svolgendo un'altra attività, + rapido, non può essere

interrotto. Presenza inibizione di ritorno (IOR) cioè inversione dell’effetto di validità, per cui le prove

invalide sono associate a una prestazione più rapida rispetto alle prove valide.

UNICO MECCANISMO O DUE MECCANISMI?

Posner sosteneva un unico meccanismo, automatico o volontario. STUDIO RECENTI SU BASI

NEUROLOGICHE ESEGUITI CON RISONANZA MAGNETICA, HA CONFERMATO ESISTENZA DI

MECCANISMI DISTINTI MA IN INTERAZIONE TRA LORO.

ORIENTAMENTO VOLONTARIO: circuito fronto-parietale dorsale bilaterale

ORIENTAMENTO AUTOMATICO : circuito fronto- parietale ventrale

Prove a favore dell’attenzione spaziale (Eriksen & Eriksen, 1974 -

The Flanker Compatibility Effect)

1 Compito: leggere la lettera centrale di una stringa di 5 lettere il prima possibile senza commettere errori;

se la lettera centrale e’un H o una K spingere una leva in una direzione, se e’una S spingere nell’altra

direzione.

Il FCE funziona solo se i flankers sono molto vicini al target (<1°).

Questo effetto di compatibilità dei flankers è stato presentato come un dato a favore dell’idea

che l’attenzione selezioni porzioni di spazio.

Questi dati indicano un limite inferiore per la dimensione del fuoco attentivo: l’attenzione può

mettere a fuoco una porzione di spazio di ~1°e analizzare l’informazione in essa contenuta.

Se in questo spazio rientra solo la lettera centrale non c’è interferenza; se invece vi rientrano più

lettere, esse possono interferire tra loro.

2

ATTENZIONE SUGLI OGGETTI

L’attenzione seleziona solo aree occupate da oggetti selezionando un oggetto alla volta. Gli oggetti sono unità

percettive, sono cioè il risultato dell’organizzazione percettiva del campo visivo.

STUDIO DUNCAN 1984

Compito: Riportare due caratteristiche della figura: I DUE OGGETTI OCCUPAVANO LA STESSA

POSIZIONE SPAZIALE

Rettangolo: grandezza e/o posizione fessura

Linea: orientamento e/o tessitura

1

Condizione1: Le due caratteristiche riguardavano lo stesso oggetto. RISULTATI: le due caratteristiche venivano

riportare correttamente (stesso oggetto)

Condizione2: Una caratteristica per ogni oggetto. RISULTATI: la prestazione diminuiva (due oggetti diversi)

INTERPRETAZIONE RISULTATI: attenzione diretta verso unico oggetto seleziona tutte le caratteristiche di tale

oggetto.

Nel caso di due oggetti, l’attenzione si deve spostare da un oggetto all’altro, questo comporta peggioramento

prestazione che non può essere dovuto a spostamento spaziale.

ATTENZIONE BASATA SUGLI OGGETTI? (DRIVER & BAYLISS 1989)

Premessa : Eriksen& Eriksen(1974) trovarono effetti di compatibilità della risposta per distrattori che erano

vicini (<1°).

1 Ma la separazione spaziale tra un distrattore e un target centrale può diminuire l’effetto del

distrattore a causa della rottura del gruppo percettivo target/distrattore.

2 Due esperimenti usando il Flanker Compatibility Effect per distinguere l’attenzione

spaziale dell’attenzione basata sugli oggetti. COSA SUCCEDE SE MODIFICHIAMO IL

PARADIGMA DI FLANKER SFRUTTANDO I PRINCIPI DI RAGGRUPAMENTO

PERCETTIVO GESTALT?

3 Paradigma del “flanker”:Interferenza inversamente proporzionale alla

distanza del bersaglio dai distrattori

Compito: Rispondere il più velocemente possibile all’identità della lettera

centrale.

In a) le lettere-distrattore sono più vicine che in b)

In c) le lettere-distrattore piu’“lontane” si muovono insieme alla lettera centrale

Il movimento comune è una delle legge sottostanti il raggruppamento percettivo

L’unità percettiva che crea è composta dalle “F”e dall’”H”

二 RISULTATI:

二 - tempi di risp più lenti in a) rispetto a b)

二 - tempi di risp più lenti in c) rispetto a b)

二 nonostante in b) e c) a distanza spaziale delle lettere distrattore fosse la medesima.

二 Il raggruppamento dovuto al movimento comune ha fatto in modo che fosse selezionata tutta l’unità

percettiva

L’attenzione non seleziona le informazione in base alla posizione spaziale, ma agisce sulle unità percettive. Lo

stesso si ottiene, attraverso un raggruppamento per somiglianza cromatica, anche nel confronto tra la

condizione d) ed e).

L’effetto di interferenza risulta essere maggiore in d) rispetto ad e)

Questo nonostante i distrattori incompatibili siano spazialmente più vicini al target in

quest’ultima.

EGLY et al, 1994

Compito: rilevare il più velocemente possibile la comparsa del bersaglio

二 Un indizio luminoso(cue) poteva precedere la comparsa del bersaglio

二 il bersaglio poteva comparire nella stessa posizione indicata dal cue (prove

valide) o in un’altra(prove invalide)

二 Confronto tra prove invalide stesso-oggetto(a) e prove invalide oggetto-diverso(b)

RISULTATI:

Prove valide più veloci delle prove invalide. Maggior rallentamento nelle prove invalide oggetto-diverso (b) che

invalido stesso-oggetto (a). Nonostante in (a) e (b) la distanza spaziale del bersaglio dal cue fosse la stessa.

Conferma della componente spaziale dell’attenzione. La segnalazione del cue di un lato di un rettangolo

fa si che l’attenzione venga portata su tutto quell’oggetto e non sull’altro. Il ritardo NON dipende dalla

distanza spaziale tra cue e bersaglio. Sono presenti ENTRAMBE le modalità di selezione dell’attenzione

RIASSUMENDO

1 L’attenzione visiva spaziale può: Selezionare oggetti salienti e/o particolari porzioni dell’ambiente

2 Seleziona l’informazione sulla base delle coordinate spaziali e dell’oggetto, secondo il tipo di

rappresentazione necessaria per eseguire il compito o l’azione

3

4 Nel caso degli oggetti e della ricerca visiva, l’attenzione focale: oltre a selezionare l’informazione

sulla posizione spaziale combina insieme le caratteristiche (attributi) che definiscono un oggetto

permettendo così l’identificazione l’oggetto stesso. La rappresentazione dell’oggetto così formata

può essere usata per guidare la ricerca dell’oggetto nel campo visivo

5

6 COMPITO DI RICERCA VISIVA.

Condizione 1: (facile) cercare un quadrato rosso. Il target si distingue per 1 caratteristica

unica dai distrattori.

Condizione 2 (difficile perché bisogna combinare due o + caratteristiche che

definiscono oggetto che stiamo cercando) cercare un quadrato rosso. Il target ha alcune

caratteristiche in comune con i distrattori.

TEORIA DELL’INTEGRAZIONE DELLE CARATTERISTICHE (FIT)

(Triesman 1988)

Come avviene l’elaborazione e la selezione degli oggetti?

Due stadi:

- Stadio pre-attentivo elabora in parallelo gli attributi-caratteristiche degli oggetti (es. colore, orientamento,

ecc..). Questi sono separati dall’oggetto stesso e la loro elaborazione è fatta da moduli specializzati

- Stadio attentivo che combina queste caratteristiche in un percetto unitario –l’oggetto

1

L’attenzione (focalizzata) è necessaria per combinare correttamente gli attributi degli oggetti (le caratteristiche

che definiscono ciò che stiamo cercando).Essa opera in modo seriale spostandos ie orientandosi sui vari stimoli

PARADIGMA RICERCA VISIVA

Compito: trovare un elemento (oggetto) tra i distrattori (elementi non rilevanti per il compito) nel campo visivo.

Viene manipolato: il tipo di ricerca, il numero di distrattori (set-size), la presenza o assenza del bersaglio.

Misure: TR e accuratezza.

POSSIBILI RISULTATI

Se la ricerca è per 1 attributo elaborazione rapida, non è influenzata dal nr. di distrattori, non c’è differenza tra

risposte affermative e risposte negative (Pop –out)

Se la ricerca è per 2 attributi intervento dell’attenzione focalizzata, che opera in modo seriale: aumento dei TR in

funzione del nr. di distrattori e della presenza o meno del bersaglio (Ricerca seriale -autoterminante)

Teoria dell’integrazione delle caratteristiche

Il dato principale a supporto della teoria èla dissociazione tra gli effetti del set size nelle due condizioni di

“feature search”rispetto a “conjunction search”.

1 L’effetto del pop-out viene spesso interpretato come un indice di elaborazione ed orientamento

automatico.

Quando l’attenzione viene portata su un oggetto, tutte le caratteristiche che lo definiscono (es., colore, forma,

orientamento ecc…) e che sono elaborate separatamente in aree distinte del cervello sono unite in un unico

elemento(object-frame) cioèquello che noi esperiamo come oggetto

1 L’attenzione focalizzata: Lega insieme in un codice unitario i diversi attributi percettivi degli oggetti.

2 Guidala selezione di oggetti nello spazio ed il riconoscimento degli oggetti salienti

nell’ambiente.

3

L’attenzione effettuerebbe l’integrazione delle caratteristiche in modo seriale fungendo da “colla”e

spostandosi sulle diverse posizioni occupate dagli oggetti

二 Le operazioni implicate, oltre all’integrazione sono quelle di ancoraggio, orientamento e disancoraggio

sui singoli elementi –oggetti del campo visivo

1

CONGIUNZIONI ILLUSORIE

Compito: leggi prima le cifre nere, leggi lettere e dimmi colore

Risultati: 30% T verde, O rossa, X blu. Può succede di leggere su un flacone “cera cotta per liquido” invece che

cera liquida per cotto.

LE CONGIUNZIONI ILLUSORIE SONO COMBINAZIONE CAUSALI DI CARATTERISTICHE CHE POSSONO

VERIFICARSI IN ASSENZA DI ATTENZIONE O QUANDO L’ATTENZIONE FOCALE

OPERA IN CONDIZIONI DIFFICILI.

I PROCESSI ATTENTIVI – L’ATTENZIONE DISTRIBUITA

La capacità di fare 2 o più cose contemporaneamente dipende da diversi fattori, per es: Da quanta attenzione

richiedono i singoli compiti.

Dal tipo di risposta che dobbiamo dare (come dobbiamo rispondere).

1 Si possono verificare due tipi di problemi:

2 Fenomeno dell’interferenza strutturale. Sono interessati i medesimi meccanismi di output e le

medesime strutture psichiche

3 Es. Impossibile parlare e masticare contemporneamente–stessi muscoli

4

5 Fenomeno dell’interferenza da risorse: Compiti che richiedono le medesime “abilità”

interferiscono tra loro in misura maggiore rispetto ai compiti che richiedono abilitàdifferenti

6 Es. Ripetere una frase e contare mentalmente a ritroso

Come valutiamo in lab le risorse attentive?

5 7 Paradigma del Doppio Compito:

8 Si cerca di capire come mai di norma è più difficile eseguire due compiti insieme.

9

10 Che cosa misura il Paradigma del Doppio compito? L’interferenza strutturale :Interferenza di tipo

periferica (es. stessi effettori);

11 Limite riguarda lo stadio decisionale di selezione della risposta.

12

13 L’interferenza da risorse attentive :Interferenza di tipo “centrale”(es. due operazioni mentali che

necessitano entrambi di risorse attentive).

14

Condizioni d’interferenza strutturale

二 Competizione per meccanismi e processi di ingresso ed uscita -relativamente periferici (es. vie

acustiche)

二 Competizione per lo stadio di selezione e

decisione della risposta (stesso meccanismo)

1 Limite: èl o stesso meccanismo che

fornisce la risposta :La risposta al

2°compito per essere emessa deve

aspettare che sia stata selezionata la

risposta al 1°compito

2

Condizioni d’interferenza da risorse

二 Operazioni mentali richiedono una quota di

risorse attentive-la quantità globale di risorse è

limitata.

二 Competizione per l’accesso a stadi di elaborazione centrale (es. memoria di lavoro).

1 Limite riguarda il nre la complessità di operazioni che possono essere eseguiti

contemporaneamente. Compiti che richiedono operazioni simili competono per le stesse risorse.

2

Il paradigma Doppio Compito e risorse attentive

Prestazione al compito secondario è inversamente proporzionale

二 alle risorse attentive al compito primario. Tanto maggiori le risorse assegnate ad un compito

primario, tanto minore la quantità disponibile per un altro compito (Secondario)

二 Poiché le risorse attentive sono limitate, se per lo svolgimento di un compito sono richieste parecchie

risorse, ne rimarranno poche per eseguire l’altro.

二 Ciò comporterà un peggioramento della prestazione dell’altro compito.

I due compiti, quindi, interferiscono perché, richiedendo entrambi risorse attentive, competono per

l’accesso ad esse.

1 Scopo: Stimare la quantità di risorse per eseguire un compito in modo ottimale quando è

eseguito da solo o insieme ad un altro compito.

2 Procedura: 2 condizioni: Svolgimento simultaneo di due compiti (primario e secondario)

3 Svolgimento del solo compito primario (baseline).

4

5 Si inferiscono le risorse usate per il compito primario dalla prestazione al compito secondario.

Confronto tra prestazione nel compito secondario utilizzando diversi compiti primari –stima della richiesta di

risorse del compito primario.

1 Assunzioni:Compito primario e secondario non competono per l’accesso ad un output comune;

2 Entrambi i compiti devono richiedere risorse attentive;

3 Compito primario deve essere eseguito in maniera ottimale;

4 Il soggetto deve poter controllare la suddivisione delle risorse attentive tra i due compiti;

La prestazione ai compiti dipende esclusivamente dalle risorse attentive devolute e non da altri fattori (es.

chiarezza percettiva).

Se la prestazione per almeno uno dei due compiti peggiora rispettoa quando viene svolto da solo, allora i due

compiti interferiscono.

Da un punto di vista applicativo, poter stimare la quantitàdi risorse necessarie per eseguire un dato compito

(carico di lavoro mentale) èimportante, perchéci può dare indicazioni sull’opportunità(o la pericolosità) di

eseguire certi compiti insieme.

5

studio: effetti conversazioni al telefono durante la guida (Strayer e Johnston, 2001)

Ipotesi attenzionale: interferenza è dovuta allo spostamento delle risorse attentive dalla guida

alla conversazione.

1 Manipolazione del carico attentivo (carico di lavoro mentale):

2 Shadowing = ripetizione passiva

3 Generazione di parole

Misura: Deviazioni dalla rotta da seguire(errori).

Risultati: Situazione ambientale semplice(shodowing) : nessuna differenza

4 Situazione ambientale difficile: Aumenta ilnr. degli errori

5

6 Concl: L’uso del viva voce non migliora l’interferenza. L’interferenza aumenta in maniera

direttamente proporzionale al carico attentivo.

7

Teoria della capacità centrale

1 Kahneman’s(1973)Esistenza di una capacità centrale (esecutivo centrale) limitata, o di risorse

mentali limitate che possono essere usate in modo flessibile in un ampia gamma di attività a

seconda di ciò che richiede il compito (es. difficoltà del compito).

2 Il soggetto ha un considerevole grado di controllo su come distribuire questa capacità su compiti

diversi.

3 Il sistema ha un singolo insieme di risorse che possono essere suddivise tra i diversi compiti .

4 La capacità è elevata in condizioni di grande sforzo (arousal) o forte motivazione.

5

Modello delle risorse multiple Wickens (1984)

1 La capacità(il sistema) di elab. si basa su meccanismi di elaborazione indipendenti che insistono su

un proprio pool di risorse(multiple)Es. Lo stadio di encoding percettiva dello stimolo, lo stadio di

elab. centrale, lo stadi di risposta.

2

3 Le assunzioni sono due :Ci sono risorse distinte per i diversi stadi di elab., modalità sensoriali,

codice di presentazione dello stimolo e tipo di risposta;

4 Se due compiti usano (o fanno riferimento) a pool di risorse diverse non ci sarà interferenza.

2

3 I modelli e le teorie delle risorse multiple, sembrano spiegare meglio gli effetti d’interferenza in compiti

complessi.

4 Es. di modello “misto”tra capacitàcentrali e risorse multiple = WM(Baddeley, 1986, 2001).

EFFETTO DI COMPATIBILITA’ SPAZIALE

Codifica degli oggetti nello spazio attorno a noi- effetto di compatibilità spaziale S-R

二二 L’effetto di compatibilità spaziale stimolo-risposta (S-R) consiste in una maggiore velocità di risposta

nelle condizioni compatibili (quando è richiesta una risposta omo-laterale allo stimolo) rispetto alle

condizioni incompatibili (quando è richiesta una risposta contro-laterale allo stimolo).

二二 L’interpretazione: quando i codici dello stimolo e della risposta non coincidono, il codice dello stimolo

deve essere tradotto in un codice di risposta differente(destra-sinistra), questa ricodifica rallenta i tempi

di risposta (Umiltà, Nicoletti1990).

1

L’effetto Simon :

1 All’interno dei rettangoli compaiono in maniera casuale un quadrato o un cerchio.E’ richiesto di

premere:

2 a) Un pulsante alla sua sxse compare un quadrato

3 b) Un pulsante alla sua dxse compare un cerchio

4

Quindi: discriminazione di forma, indipendentemente dalla posizione .

TR sono più rapidi quando la posizione dello stimolo e la posizione della risposta coincidono

(condizione corrispondente) rispetto a quando non coincidono (condizione non corrispondente).

二Quindi: una caratteristica non rilevante dello stimolo (posizione spaziale) ha effetti sulla risposta

ad una rilevante (la forma).

5

L’effetto Stroop:

Stroop(35). Stimoli: parole giallo, rosso, verde e blu su uno sfondo degli stessi colori.

Parola e inchiostro possono essere congruenti (rosso scritto in rosso) o no).

Compito: denominareil colore: TR + rapidi con stimoli congruenti che incongruenti.

Effetto Stroop = interferenza della parola sulla denominazione del colore

2

Processi automatici e controllati

二二 Apprendere compiti sia percettivo-motori (es. abilità sportive) che cognitivi richiedono un grande

impegno attentivo-ogni azione è preceduta da una decisione cosciente.

二二 L’esercizio modifica profondamente la prestazione: sequenze di azioni si svolgono in modo fluido e

rapido, in assenza di decisioni coscienti, e non richiedono impegno attentivo.

二二 Questo ha portato ad ipotizzare l’esistenza di due modi(o processi) diversi di elaborazione,

qualitativamente diversi: i processi controllatie quelli automatici (Schneiddere Shiffrin, 1997).

Esistono processi veramente automatici?

1 Ulteriore distinzione tra:Processi automatici–sempre messi in atto senza l’intervento delle risorse

attentive(es. attivitàmotoria riflessa).

2 Processi automatizzati(La Berge, 1990; Umiltà, 1988) –inizio necessitano di risorse e controllo ma

dopo un certo nr. di ripetizioni possono svolgersi in assenza di attenzione che può quindi essere

impiegata in altri compiti (Es. imparare a guidare, a scrivere a macchina ecc…).

3

二二 L’automatizzazione si verifica come risultato della pratica.

Processi automatizzati

二二 Richiedono un’attività minima di risorse attentive;

二二 Hanno un tempo di esecuzione rapida;

1 Avvengono in base ad un’elaborazione in parallelodelle varie operazioni, ma a seconda delle

condizioni ambientali possono ritornare ad essere controllati: Es. La guida nella maggioranza dei

casi èun’attivitàautomatica fino a quando la comparsa improvvisa di un evento nuovo ed inatteso

non richiede il ri-orientamentodella nsattenzione sul controllo consapevole del veicolo.

2 Tuttavia, se abbiamo esaurito tutte o gran parte delle risorse attentivediminuisce la ns.

consapevolezza della situazione contingente e non siamo in grado di reagire prontamente ed

adeguatamente alle richieste ambientali.

Le azioni abituali sono controllate da processi automatici che non richiedono (o richiedono poche) risorse

attentive (modalitàdi controllo automatica)

1 Tuttavia, è necessario un sistema di controllo che ci permetta di: Coordinare le componenti

automatiche d’elaborazione

2 Bloccare l’esecuzione di azioni potenzialmente interferenti

3

4 Esiste un sistema di controllo volontario (interno al soggetto) in grado di esercitare questo controllo

esecutivo

3

Gli errori attentivi (Reason, 1979, Norman, 1988)

4 “Slips”=errori di cattura, l’esecuzione di un’azione non voluta (processi automatici e/o

automatizzati):Si commettono quando una persona fa un’azione che non era nelle sue intenzioni;

5 Si verificano quando il ns comportamento deve deviare da una “routine”ed i processi automatici

prendono il sopravvento su quelli controllati-intezionali, oppure quando l’azione programmata è

interotta a causa di eventi esterni(luogo, contesto, persone) che fanno compiere un’altra azione;

6 Es. Si vuole prendere la macchina si va al parcheggio ma ci si ricorda che la macchina èdal

meccanico.

7

La Teoria di Logan (1988) - Instance theory

二二 La maggior parte delle teorie proposte nonindica chiaramente in che modo la praticaprolungata sviluppi

l’automatismoportando ad una riduzione della richiesta di risorse attentive.

二二 Secondo la Instancetheory, ogni volta che si presta attenzione ad uno stimolo, questo viene percepito

ed elaborato e vengono immagazzinate specifiche tracce di memoria

二二二

二二二 La pratica con lo stesso stimolo fa sìche vengano immagazzinate un numero crescentedi info

relativamente allo stimolo e alla modalità del suo uso.

二二二 二 L’aumento della conoscenza con la pratica permette poi un rapido recupero delle inforelative allo

stimolo non appena esso si presenti e non richiede cosìl’applicazioni di regole che richiedono tempo.

二二二

二二二 La prestazione èautomaticaquando si basa sul recupero immediato e diretto di soluzioni pregresse

contenute in memoria.

二二二 I processi automatici sono rapidi perché richiedono solamente il recupero dalla memoria di soluzioni

pregresse ed esercitano uno scarso effetto sulle capacità di elab. disponibile per l’esecuzione di altri

compiti.

1 Le prestazioni del non-esperto sono limitate dalla mancanza di conoscenzapiuttosto che da una

mancanza di risorseCiò che cambia con la pratica èsolo la conoscenza di base che aumenta

2

Riassumendo...

1 La ns. prestazione si basa su processi controllati ed automatici

1 La ns. prestazione migliora con la pratica e dipende dal grado di automatizzazione

2 dalla conoscenza (e dall’apprendimento) –Es. T. Logan

3 dalla quantità di risorse attentive richiesta dai diversi compiti

4

I PROCESSI ATTENTIVI ATTENZIONE E CONSAPEVOLEZZA

Gran parte dei processi cognitivi avviene senza che ne abbiamo consapevolezza.

Soltanto in casi particolari, e grazie all’intervento dell’attenzione selettiva o spaziale, le

rappresentazioni prodotte dall’elaborazione dell’info possono diventare consapevoli.

Rock e Gutman (1981)

1 Mostrano due forme sovrapposte –una verde e una

rossa –e chiedono prestare attenzione soloa uno

specifico colore.

2 A un test di memoria successivo i partecipanti non si

ricordavano le forme che erano state disattese, (cioè

che erano del colore ignorato).

Lo studio dei processi inconsapevoli

1 È possibile che uno stimolo sia elaborato dal sistema

cognitivo, e che sia anche poi escluso dalla

consapevolezza?

Naturalmente non è facile studiare i processi non consapevoli, perché non possiamo basarci sulle risposte

dirette–e consapevoli –degli individui.

E’ possibile studiare la consapevolezza sperimentalmente?

Attraverso l’utilizzo di paradigmi adeguati e lo studio di alcune sindromi neuropsicologi che si è

possibile fare della consapevolezza un costrutto teorico ed un oggetto di studio della psicologia

sperimentale nonostante la difficoltà di definire la consapevolezza e i numerosi problemi teorici e

metodologici.

Evidenze dell’elaborazione inconsapevole fino al livello del significato:Es. Paradigma dell’ascolto

dicoticoRapiditàdi ripetizione influenzata dal fatto che le parole presentata all’orecchio a cui non si prestava

attenzione erano o no associate semanticamente (Lewis, 1970).

1

Es. Effetto Stroop

L’elaborazione senza attenzione

2 Uno stimolo cui nonsi presta attenzione può essere comunque elaborato dal sistema visivo.

3 Tutti gli esperimenti che dimostrano che l’elaborazione dell’info può avvenire senza mediazione

attentivadimostrano anche il verificarsi di un’elaborazione inconsapevole.

4 L’elaborazione non consapevoleèstata dimostrata anche in pazienti neglect.

1

L’elaborazione senza attenzione: il Neglect

2 Prove neuropsicologiche: neglect(o emineglegenza spaziale), lesioni al lobo parietale destro:

incapacità di orientare l’attenzione nella parte sinistra dello spazio e perdita di consapevolezza dello

spazio di sinistra .Es., Effetto Stroop: il soggetto non riesce a leggere la parte sinistra della parola,

ma riesce a denominare il colore. Si trova ugualmente l’effetto Stroop.

5

Interpretazione risultati Marshall e Halligan (1988)

6 Quindi, l’informazione (casa che brucia) èelaborata anche quando la mediazione dell’attenzione

èassente a causa di una lesione cerebrale.

7 L’info èinconsapevole ma influenza il comportamento (giudizio di preferenza).

8

Problemi metodologici

9 I criteri utilizzati per determinare la consapevolezza del soggetto.

Per essere consapevoli di uno stimolo ènecessario che l’intensitàdella sensazionesuperi la soglia, assoluta o

relativa, per quella modalitàsensoriale.

Necessitàdi avere evidenza indiretta attraverso la dissociazionedi due indici:

1 1-Mi dice che l’info nonèconsapevole e non si èin grado di discriminare tra due stimoli (es. compiti di

scelta forzata).Soglia oggettiva= punto di elaborazione percettiva sotto il quale i soggetti producono

risposte casuali quando devono decidere se uno stimolo èpresente o assente (Cheesemane

Merikle, 1985).

2

3 2 -L’info non consapevole influenzacomunque l’elab. dell’info consapevole.

10 1 Paradigmi di studio dei processi inconsapevoliÈquindi necessario avvalersi di paradigmi che

permettono di individuare indizi, per quanto indiretti, di un’elaborazione inconsapevole

dell’informazione.

1 Il mascheramento visivo: uno stimolo target viene seguito da un altro stimolo che lo nasconde

rendendone difficileo impossibile l’identificazione (e quindi la discriminazione) consapevole.La

corretta identificazione di uno stimolo èciò che mi permette di stabilire se uno stimolo èpercepito

consapevolmente (una misura oggettiva).

二 Il Priming semantico è un fenomeno di facilitazione prodotto da uno stimolo (prime) su uno stimolo

successivo (target).

二 Priming semantico con mascheramento(o subliminale): la parola mascherata non è percepita

consapevolmente ma si ha lo stesso l’effetto di priming semantico.

1

Il paradigma del mascheramento visivo

1 Uno stimolo visivo mascherato, da una configurazione successiva o presentato per pochi ms, non è

percepito a causa dei dati disponibili (troppo scarsi o assenti), piuttosto che da una decisione volontaria

2 Se il mascheramento è efficace non si è capaci di riportare l’identità dello stimolo, indipendentemente da

quanto ci si sforzi (soglia oggetiva)

l priming semantico con mascheramento

Compito = decisione lessicale si deve decidere il più velocemente possibile se una stringa di lettere è una parola

o no .Es. casa vs. yuse

1

La stringa-target è preceduta da un prime che non è percepito consapevolmente perché mascherato

Ciò nonostante il prime semanticamente simile (anche se mascherato) continua a facilitare la risposta al target

(TR più veloci)

Spiegazione

1 La presentazione breve (mascheramento) rende impossibile ilconsolidamentodella rappresentazione

sensoriale in una rappresentazione nella memoria a breve termine.

2 Questo impedisceche lo stimolo-primediventi consapevole.

3 Nonostante ciò il prime èugualmente in grado di pre-attivarele informazioni ad esso collegate contenute

in memoria a lungo termine e di generale la facilitazione dovuta all’associazione semantica tra prime e

target.

Cosa dimostra il priming subliminale?

1 Dimostrazione oggettivadella permeabilitàdella nostra prestazione agli effetti prodottida stimolidi cui

nonsiamo consapevoli(anche in assenza di lesioni cerebrali).

2 Una volta stabilito che l’elaborazione inconsapevole esiste, chepuò avvenireal di fuori dell’attenzione,e si

svolge fino a livelli di analisipiuttosto sofisticati(es. estrazione del significato), èimportante chiedersi se

essa èsimile all’elaborazione consapevole o se esistono delle differenze.

La funzione delle rappresentazioni mentali non consapevoli

1 Le rappresentazioni non coscienti sono molto veloci mentre i tempi per generare una rappresentazione

cosciente sono molto più lunghi.

2 Questo le rende utili in particolari situazioni (per es., quando la percezione e la memoria serve da guida

per l’azione).

Principali funzioni della consapevolezza

1 Monitoraggio: capacità di regolare la risposta agli stimoli provenienti dall’ambiente.

1 Controllo: capacità della coscienza di controllare i processi cognitivi ed emotivi. Coscienza come

sistema rilevatore degli errori

2 Funzione “anticipatrice” della coscienza (rispetto a eventi futuri).

Riassumendo...

2 La scoperta di alcune sindromi neuropsicologiche (es. neglect) e risultati di diversi esperimenti su

soggetti neurologicamenteindenni hanno evidenziato il bisogno di fare della consapevolezza un costrutto

teorico.

3 Gran parte dei processi cognitivi avviene in modo inconsapevole. La tecnica del mascheramento ed il

paradigma di primingsemantico (metodi indiretti) èuno dei paradigmi piùutilizzati per studiare le

caratteristiche dell’elabinconsapevole su consapevole.

LA MEMORIA

Ciò che chiamiamo “ricordo” è il risultato di un insieme di sistemi di memoria differenti ma in interazione tra loro.

La memoria può essere definita come la capacità di codificare, immagazzinare e recuperare le

informazioni.

La memoria può, quindi, essere intesa come una particolare modalità di elaborazione delle

informazioni sia relativamente al passato e al presente, ma anche al futuro.

MODELLO DI ATKINSON E SHIFFRIN 1968 – MBT E MLT

( PUNTI DI FORZA:aver ipotizzato tre tipi diversi di magazzini di memoria che si diff in : durata temporale,

capacità di immagaz, processo di entrata, meccanismo dell’oblio)

(PUNTI DEBOLI: versione semplificata memoria umana,versione passiva della MBT, importanza data al solo

meccanismo di reiterazione per immagaz delle info in MLT)

MEMORIA A BREVE TERMINE o memoria di lavoro

MEMORIA A LUNGO TERMINE. Magazzino a capacità illimitata per un lungo periodo. Pochissime info che attr

MBT sono codificate poi nella MLT

I magazzini sensoriali elaborano l’informazione in parallelo e la conservano per brevissimo tempo

senza modificarla.

la mandano nel magazzino a breve termine che ha una capacità molto limitata e la mantiene

accessibile temporaneamente attraverso la reiterazione –MBT= porta d’ingresso

all’immagazzinamento definitivo dell’info . poi viene trasferita nel magazzino a lungo termine che

ha una capacità molto ampia e la mantiene per molto tempo. Trasferimento nella MLT è funzione

del tempo trascorso nella MBT–MLT

Sperling 1960

Un suo esperimento ha dimostrato l’esistenza di un magazzino di memoria sensoriale a breve termine

(MAGAZZINO IONICO).

TECNICA DEL RESOCONTO TOTALE(matrice di lettere presentata per 50msec)

Dovrai ricordare solo gli elementi di una riga: della riga in alto se senti un tono alto, in mezzo se

un tono intermedio, in basso se un tono basso.

Veniva manipolato l’intervallo tra la presentazione delle lettere ed il momento in cui veniva dato

il tono.

Ricordo maggiore (3 lettere per riga), se il suono seguiva immediatamente l’immagine, quindi in memoria vi

erano 9 lettere a disposizione, queste diminuivano se aumentava l’intervallo tra la presentazione della matrice e

del tono.

MAGAZZINO ECOICO (mantiene le info acustiche per un breve periodo di tempo circa 2-4 secondi (es

traduzione simultanea)

I registri sensoriali iconico ed ecoico

1 Funzione: trattiene l’informazione finche’non viene elaborata

2 Capacita’: piuttosto ampia

3 Durata: Breve (circa 300 msec informazione visiva, fino a 8-10 sec quella uditiva)

4 Codifica :copia (l’individuo non ha un ruolo attivo )

5 Modalità: magazzino separato per ogni modalità sensoriale

6 Dimenticanza od oblio: decadimento –per essere esperita consciamente l’info

sensoriale deve essere elab dall’attenzione ed “indirizzata” nella memoria a breve termine

• MEMORIA A BREVE TERMINE (MBT)

Sistema di capacità limitata (pochi secondi circa 30 sec). CAPACITA’ MISURATA IN SPAN DI

MEMORIA(quantità di informazioni che il sistema riesce a conservare) ,all’incirca 7.

Digit Span= indice della capacità della MBT, ovvero la più lunga sequenza di cifre che è possibile

ricordare nell’ordine corretto.

E’ influenzato negativamente dall’avanzare dell’età e dalla bassa scolarità

二Esempio di span di cifre:

In avanti

9 3 - 4 9 6 7 3 4 8 7 4 5 2 9

Indietro

3 5 5 7 2 3 4 6 5 6 7 2 1 8

CHUNKS

Come si può ridurre il limite legato a capacità MBT? Attraverso

l’uso dei CHUNKS o raggruppamenti (es numero di

telefono). Miller sostiene che sono insieme di item appresi e

immagazzinati nella MLT come unità. (capacità di

raggruppamento in chunks è uno dei fattori che produce

diff individuali di capacità di memoria – gioco scacchi.)

- PER QUANTO TEMPO L’INFO RESTA NELLA

MBT?

Esperimento di Peterson e Peterson (1956)

- Vengono presentati dei trigrammi (tre lettere CHJ) seguiti da un numero di tre cifre (132). Viene chiesto

di : ricordare gli stimoli di tre lettere, contare contemp a ritroso di tre in tre a partire dal nr che era stato

presentato, ad un segnale luminoso si devono rievocare le lettere.

RISULTATI:

La capacità di ricordare lo stimolo diminuiva rapidamente con il passare del tempo.

Dopo 6 secondi la percentuale di successi è solo del 50%, quindi l’info in memoria a breve termine viene

rapidamente persa.

A meno che non venga mantenuta attiva con determinate strategie quale la REITERAZIONE. La ripetizione

dell’informazione.

Nell’esperimento di Peterson e Peterson (1956) il contare a ritroso di tre in tre aveva impedito la reiterazione nel

periodo di ritenzione.

CURVA DI APPRENDIMENTO SERIALE

SELLA = 1

NERVO = 2

BALLO = 3

BARBA = 4

VETRO = 5

DANNO = 6

SVAGO = 7

CANTO = 8

BANCA = 9

FANGO = 10

MERCE = 11

CALZA = 12

DENTE = 13

Sono più facili da ricordare:

Le parole all’inizio della lista =Effetto Priorità (primacy) (sottoposte a reiterazione più

frequentemente)

Le parole alla fine della lista=Effetto Recenza (recency) (sono ancora presenti nella MBT)

Questi due effetti dimostrano sia l’esistenza sia la separazione di MBT e di MLT.

Pazienti amnesici

- Ricordano poco le parti iniziali e centrali di una lista (problemi con MLT)

- Mostrano un normale effetto recenza(MBT intatta)

-

Shallice e Warrington(1970)

- Paziente K.F.

- Digit span di due item

- - Effetto recenza solo di un item

- Buona MLT 1

Memoria ad imbuto bidirezionale

Manteniamo informazioni sul nostro ambiente per elaborarle, modificarle, svilupparle, “ragionarci sopra” onde

fare piani e previsioni.

L’“imbuto” è doppio: è rivolto al passato l’altro, capovolto, si rivolge al futuro:

- Molte aspettative, molto precise sul brevissimo periodo.

- Meno aspettative, e meno precise, se ci preoccupiamo del futuro un po’più distante

- Scarse e imprecise nel lungo periodo

Memoria a breve termine

1 Il restringimento “dell’imbuto”, più che dal trascorrere del tempo di per sé, dipende dal tipo e dalla

quantità di elaborazione cui vengono sottoposte le informazioni.

2 Esistenza di un limite fisico ai suoi contenuti, ma , materiale più strutturato e ordinato offre più appigli per

un efficiente mantenimento e recupero.

Nuovo concetto di memoria per rendere conto del suo coinvolgimento in compiti cognitivi complessi, come il

ragionamento e la comprensione del linguaggio. Le stime di span correlano con la prestazione in compiti

cognitivi complessi. 1

BADDELEY & HITCH (1974)

Memoria di lavoro (WM): Servire come uno “Spazio” di elaborazione temporaneo che ci aiuta ad eseguire

compiti cognitivi;

Ci permette di tenere a mente nello stesso tempo vari elementi di info e di metterli in relazione fra loro

(Baddeley, 1986).

1

Quindi: la MBT non e’ un sistema unitario, ma un insieme di funzioni cognitive a capacità limitata che ci

.

permette di mantenere il “filo” di quello che facciamo

Piuttosto che un semplice contenitore di informazione a breve durata, la memoria di lavoro avrebbe un ruolo

attivo:

- Nella selezione e nello spostamento del materiale dentro e fuori il magazzino a lungo termine;

- Nella selezione ed integrazione dell’informazione sensoriale;

- Nella integrazione di tutte le informazioni utili agli scopi comportamentali contingenti.

1

Tale componente avrebbe però capacità e durata limitata.

Comprende magazzini passivi, MA

E’ concepita come uno “spazio mentale” dove lavoriamo;

E’ lo spazio virtuale in cui le informazioni provenienti tanto dai sensi, quanto dalla MLT, si integrano, e forniscono

la base per l’operato di tutti gli altri processi cognitivi

MODELLO DI BADDELEY E HITCH – MODELLO MULTICOMPONENZIALE

Secondo il modello di Baddeleye Hitch ognuna delle componenti della WM funziona in modo relativamente

separato dalle altre.

Ciò viene dimostrato individuando due compiti che richiedono l’utilizzo di componenti diverse.

Es.: apprendere una lista di parole presentate visivamente e ricordare cifre presentate uditivamente.

Risultati: c ’ è un lieve decadimento, ma buona prestazione quando i due compiti vengono eseguiti insieme

rispetto a quando vengono eseguiti singolarmente.

Esperimenti (Baddeley e Hitch 1974; Hitch e Baddeley, 1976)

Paradigma del doppio compito per stabilire se la MBT, “manipolata” attraverso il carico di span, avesse o

meno un ruolo importante nei compiti cognitivi complessi. In quattro esperimenti

• Compito 1: Ritenzione di due cifre.

1 RISULTATI: il compito di ragionamento NON era influenzato dal carico di

memoria di due cifre. Sembrano compiti indipendenti, ma siamo al di sotto dello

span massimo di memoria.

• Compito 2: Compito di ragionamento.Ritenzione di sei cifre in ordine casuale.

1 RISULTATI: il compito di ragionamento NON era influenzato dal carico di memoria

di 6 cifre (carico quasi massimo). Se MBT= magazzino passivo in cui ha luogo il

ragionamento, questo carico avrebbe dovuto bloccare il ragionamento. MA prestazione

compito di ricordo (compito1) non era molto elevate. Possibile spiegazione: TIME

SHARING? (risorse distribuite su due compiti?

2

• Compito 3: Condizione sperimentale:

- Compito di ragionamento MENTRE articolavano a voce alta le sei cifre in ordine casuale (compito 1).

1

Tre condizioni di controllo:

Nessun carico: Nessuna articolazione;

Poco carico: articolare la parola the-the-the ecc.;

Poco carico: articolare la sequenza ben appresa; “uno-due-tre-quattro-cinque-sei”.

RISULTATI: effetto del carico cresce al crescere della complessità del compito di

ragionamento

• Compito 4:

Il compito di verifica di frasi era

significativamente rallentato se il materiale da

tenere a memoria era fonologicamentesimile a

quello da ritenere in memoria (compito 1).

Conclusioni:

1 L’idea che la MBT sia un magazzino passivo è in disaccordo con i risultati.

1 I risultati supportano invece l’idea che la MBT sia la “memoria che lavora”: Un

sistema attivocon diverse componenti, primariamente dedicato al controllo

dell’elaborazione delle informazioni. Che coordina processi tanto di mantenimento quanto

di elaborazione .

2

MODELLO DI MEMORIA DI BADDELEY 1986, 2000, 2007.

Aggiunta più recente: Il buffer episodico.

ipotesi: qui avviene il processo di binding (“legatura”), tra il nuovo

materiale in entrata e le info già

presenti nella WM.

In cosa consiste il binding? La generazione di legami tra i sistemi

più specializzati del modello per dar luogo alla

multidimensionalità delle informazioni, così come sono nella

realtà. 1

Un modello di Memoria di Lavoro

Ciclo fonologico : responsabile dell’elaborazione dell’informazionelinguistica, a sua volta costituito

da:Magazzino fonologico(circa 2 sec.)

Processo di reiterazione articolatoria= meccanismo di ripetizione (ripasso) mentale delle parole

1

Il suo funzionamento è perturbato da compiti che richiedono la ripetizione mentale o vocale di parole o numeri

(es. soppressione articolatoria), ma non da compiti visivi.

CICLO FONOLOGICO

Si assume che ogni stimolo verbale uditivo entri automaticamente nel magazzino fonologico.

Stimoli verbali, presentati visivamente, possono essere trasformati in codice fonologico dall'articolazione

subvocalica, quindi codificati attraverso il magazzino fonologico.

Il magazzino fonologico può essere concepito come un "orecchio interno", grazie alle sue capacità di ritenere

l'informazione sonora del discorso conservandone le proprietà temporali.

La natura fonologica del magazzino è stata dimostrata attraverso l’effetto di somiglianza

fonologica, secondo il quale liste di parole fonologicamente simili (come pane, cane, rane ecc.)

sono ricordate peggio rispetto a liste di parole fonologicamente più distinguibili (come pane, sole,

ragno ecc.).

( metafora dell’equilibrista con + piatti: + piatti + difficoltà , +

grande il piatto è + lungo è il tempo per imprimergli la

rotazione EFFETTO DELLA LUNGHEZZA DELLE PAROLE)

1 Ha capienza limitata (7+\-2 item);

2

1 Utilizza una codifica fonologica degli

stimoli(anche quelli visivi vengono codificati

fonologicamente);

1 Gli stimoli fonologicamente simili

vengono immagazzinati “vicini”, per cui si verifica l’effetto della somiglianza fonologica

(Migliore rievocazione se gli stimoli sono fonologicamente diversi: barca –libro, rispetto a quelli

simili: pane-cane ).

Il ciclo fonologico ha un ruolo:

- nella codifica del linguaggio;

- nella comprensione del linguaggio (comprendere un testo significa considerare la relazione fra parole,

frasi e periodi che si susseguono, costruire una coerente e significativa rappresentazione del discorso,

integrare le informazioni nuove con quelle già incontrate) RELAZIONE TRA COMPRENSIONE E CICLO

FONOLOGICO è dimostrata da un compito di memoria fonologica che esamina l’efficienza della

componente esecutiva centrale della memoria di lavoro e permette di analizzare la quantità di

materiale irrilevante attivo: READING/LISTENING SPAN TEST

o Questo test prevede l’utilizzo di un doppio compito: L’individuo deve contemporaneamente

elaborare semanticamente molte informazioni verbali che riceve, ma mantenerne in memoria

solo alcune.

o Il compito è costituito dalla presentazione di una serie di frasi e il partecipante al test che deve:

1) Giudicare se sono Vere o False (elaborazione).

2) Alla fine delle sequenza delle frasi, ricordare l’ultima parola di ogni frase (mantenimento).

La balena è un mammifero marino (V)

La RAI è una TV commerciale (F)

Per mangiare gli spaghetti serve il cucchiaio (F)

La grappa è un alcolico trasparente (V)

Risposte: marino, commerciale, cucchiaio, trasparente.

Intrusioni: balena, RAI, TV, spaghetti, grappa, alcolico.

Il Sistema Esecutivo Centrale seleziona le informazioni che entrano nei magazzini sussidiari e sono quindi

elaborate con due meccanismi propri dell’attenzione selettiva(Hasher& Zacks,1988):Attivazione delle

informazioni rilevanti;

Un’inefficienza dei meccanismi inibitori aumenterebbe il numero di intrusioni(informazioni irrilevanti) nella

Memoria di Lavoro portando ad un suo sovraccarico e conseguentemente ad una scarsa prestazione in compiti

di tipo cognitivo.

Test che coglie le associazioni tra il funzionamento del ciclo fonologico e compiti complessi di apprendimento e

ragionamento. Alte correlazioni (intorno a 0,7) tra la prestazione al test e alcune misure di comprensione della

lettura. 1 Soggetti che sono «cattivi lettori»: problemi comprensione e non di decodifica della lettura mostrano

prestazioni deficitarie al test :Ricordano un numero inferiore di parole;

2 Fanno ripetutamente errori di intrusione.

3

4 Un’associazione tra intrusioni e scarsa efficienza della memoria di lavoro, quindi, sembra essere

dovuta a una difficoltà di controllo delle informazioni irrilevanti.

Ciclo fonologico: controllo dell’informazione

5 Spiegazione: Poiché la capacità di elab. della memoria di lavoro è limitata, essa deve essere

“risparmiata ”al fine di poter controllare le informazioni cruciali per gli obiettivi del compito.

6 Se questo utilizzo oculato non ha luogo, le informazioni che non sono piùutili restano attivein

memoria e sottraggono risorse alle informazioni importanti, riducendo l’efficienza dell’intero sistema.

Taccuino visuo -spaziale:

二 Magazzino per il mantenimento delle informazioni visive e spaziali(per esempio memoria degli oggetti e

delle loro posizioni);

二 Fa uso ed è Coinvolto nella creazione e manipolazione di immagini mentali (Baddeley, 2006; De Beni

etal., 2007);

1 Il suo funzionamento è perturbato da compiti visivi, ma non da quelli verbali: Doppio compito: se

codifica acustica non interferenza di un compito visivo-spaziale.

二 La risposta dei soggetti subisce un ritardo se i soggetti devono, contemporaneamente, prestare

attenzione a stimoli visivi proiettati su di uno schermo.

二 Ciò non si verifica, o si verifica molto meno, se ai soggetti è chiesto di prestare attenzione a stimoli

uditivi o di pronunciare ripetutamente la parola the mentre sono impegnati in un compito di immagine

mentale.

二 La prestazione ai due compiti mentali è migliore se uno dei due compiti coinvolge il circuito fonologico e

l’altro il taccuino visuo -spaziale. Queste due componenti sono quindi distinte

Il taccuino visuo-spaziale ha un ruolo:

nell’analisi delle dimensioni spaziali

1 nella visualizzazione delle immagini mentali

2 nella manipolazione delle immagini mentali

3

4 Il funzionamento del taccuino visuo-spaziale condivide certe proprietà con l’osservazione di scene

visive (Baddeley, 2000; Kosslyne Koening, 1992).

5

二 Sia la componente visiva che quella spaziale sembrano avere capacità e durata limitate.

1 I pattern visuo spaziali complessi sono memorizzati più difficilmente di quelli semplici: Es. Blocchi

disposti in una matrice sono più facilmente rievocabili che se disposti in ordine sparso.

2

3 Non è ancora chiaro come funzionino i meccanismi di reiterazione visuospaziale ,ma c’è un effetto

interferente di un compito .

二 La memoria di lavoro visuospaziale pare sia coinvolta nei meccanismi di formulazione e manipolazione

di immagini e nella costruzione di modelli mentali(Cornoldietal. 1996; De beni etal.2007) anche se le due

funzioni non possono essere sovrapposte.

二二 Lo svolgimento di un compito visuospaziale concorrente(per es. spingere dei tasti o muovere le braccia

seguendo un target in movimento) può arrivare a danneggiare la formulazione di immagini mentali.

1 visuospaziale concorrente.

2 Distinzione tra:

 Immaginazione: creare situazioni con la fantasia

 Imagery : essere in grado di riprodurre nella mente una rappresentazione interna, con

determinate caratteristiche visive e spaziali, e soggetta a manipolazione e modifica con

un certo sforzo cognitivo.

Due diverse teorie

- Imagery è corrispondente ad un processo percettivo,

visione di alto livello (Kosslyn, 1980, 1994).

- La generazione dell’immagine è spiegabile da processi di

elaborazione cognitiva (Logie, 1995; Cornoldi, Vecchi,

2003).

Approccio nordamericano


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Mara1306

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mara1306 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Ricciardelli Paola.

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