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Discorso sul metodo

Di cosa si occupa la psicologia generale, con quale approccio, ed entro quali limiti

Una scienza della vita

La psicologia generale è una delle scienze del comportamento e si occupa dello studio empirico (cioè basato sull'esperienza) del comportamento individuale degli organismi umani e animali. L’uomo è un organismo adattivo dotato di flessibilità, in grado cioè di perseguire diversi obiettivi in ambienti anche molto disparati. Ma come fa? Questo interrogativo è alla base della psicologia generale.

Il compito della psicologia generale è quindi quello di capire, prevedere e controllare il comportamento umano, entro alcuni limiti. Come tutte le scienze naturali, la psicologia generale procede attraverso speculazioni teoriche poste a confronto con misurazioni e osservazioni controllate (caratteristiche ambientali e comportamentali) di dimensioni oggettive:

  • Da quelle macroscopiche: comportamenti verbali, risposte motorie…
  • A quelle microscopiche: alcune alterazioni fisiologiche…

Basandosi su queste osservazioni, la psicologia generale procede nell’argomentare i suoi costrutti esplicativi: ipotesi, teorie e modelli sui principi generali del comportamento umano. La psicologia generale non è una scienza della soggettività, infatti i quesiti cui essa prova a rispondere sono generali.

La psicologia generale, quindi, si sofferma su cosa accomuni alcuni comportamenti di tutti gli esseri umani, o di vasti sottogruppi dell’umanità, ed è quindi da considerare, in vasta misura, una scienza statistica. La psicologia generale è una scienza naturale a base empirica e nomotetica.

  • Empirica: basata su dati, fatti, ed eventi oggettivi (aperti all’osservazione condivisa).
  • Nomotetica: volta a cercare regole e principi generali in grado di “comprendere” e dare ordine a quei dati, fatti ed eventi.

Diversi livelli di realtà: il comportamento umano come prodotto di un sistema complesso

Esempio: un guidatore sta conducendo un veicolo; vede che il semaforo di fronte a lui è rosso, e si ferma. Perché? Come ha appreso che se l’oggetto che ha imparato a riconoscere come “semaforo” mostra luce “rossa”, ci si aspetta da lui che si fermi? Tanti guidatori che si comportano tutti nello stesso modo in un certo ambiente provocano fenomeni che sarebbero imprevedibili anche qualora comprendessimo perfettamente il comportamento e gli obiettivi di un singolo guidatore.

Per esempio, l’ingorgo con blocco del traffico è una caratteristica “emergente”, non riconducibile al comportamento del singolo guidatore. Le proprietà emergenti di ogni livello si manifestano e possono essere studiate solo a quel livello, mentre non sono osservabili nelle sottocomponenti, prese individualmente.

Per capire il comportamento umano dobbiamo studiare sistemi di causazione circolari. Un sistema collettivo non può esibire caratteristiche emergenti in violazione dei criteri di funzionamento delle sue sottocomponenti:

  • Se non è un criterio di comportamento di ogni individuo-guidatore “cerca il più possibile di urtare gli altri veicoli”, allora non può emergere alcuna macroproprietà del traffico dal tentativo collettivo di “urtare più veicoli possibili”.

(Questo non esclude che nonostante il criterio condiviso dai singoli guidatori “cerca di non urtare altri veicoli” non possano emergere proprietà come “tamponamento a catena”. Le proprietà emergenti a un livello possono influenzare i comportamenti dei livelli sottostanti (es. il guidatore reagisce al blocco del traffico). I livelli sottostanti influenzano e vincolano i livelli sovrastanti della realtà: forward causation (o proazione).

I livelli sovrastanti influenzano e vincolano i livelli sottostanti: backward causation (o retroazione). I sistemi che esibiscono meccanismi di causalità circolare sono detti sistemi dinamici, e le discipline che se ne occupano sono la scienza dei sistemi e la dinamica dei sistemi (sottoaree della fisica e della matematica). Alcuni sistemi dinamici sono detti “complessi” e una delle loro proprietà è quella di esibire comportamenti caotici, in senso matematico.

Alcune scienze che studiano sistemi dinamici complessi sono: meteorologia, economia, ecologia, fluidodinamica e fisica del plasma. Oggi si presume che il comportamento di molti organismi biologici nel loro ambiente, inclusi gli esseri umani, goda di alcune delle proprietà dei sistemi dinamici complessi, tra le quali, quella di essere caotico. Per questo motivo è scorretto ritenere che un’accurata scienza psicologica debba saper fare previsioni accurate e a lungo termine su complessi comportamenti umani individuali. (Così come la meteorologia non può fare previsioni accurate e a lungo termine sui fenomeni atmosferici in una certa regione).

Oggi possiamo saper prevedere come reagirà nel breve termine, in media, un gruppo di persone poste dinnanzi a un compito relativamente semplice in un ambiente relativamente semplice. Queste previsioni sono la base del metodo sperimentale. Non possiamo prevedere dove sarà e cosa farà ogni singolo membro di quel gruppo da qui a un anno.

Interfaccia tra altre discipline

La psicobiologia, la psicofisiologia, la neuropsicologia, le neuroscienze cognitive e altre scienze a base biologico/medica, contribuiscono a farci capire alcune caratteristiche del comportamento umano generate per forward causation. La psicologia sociale, la sociologia, e altre scienze del sociale come le scienze politiche, l’economia, l’etnografia, l’antropologia, la storia, l’archeologia, la demografia…, ci aiutano a capire alcune caratteristiche del comportamento umano generate per backward causation. La psicologia generale “sta in mezzo”: si occupa del livello individuale della realtà, ma per capire quel livello deve considerare i livelli sottostanti e sovrastanti.

Il concetto di “mente”: rappresentazioni interne dell’ambiente

Se fossimo noi i progettisti, come faremmo a costruire un organismo, cioè uno strumento che, grazie alla sua struttura, è in grado di adattarsi ad alcuni aspetti di un certo ambiente, cercando di perseguire alcuni scopi? Organismo = sistema strutturato di parti volte ad assolvere una o più funzioni e a perseguire uno o più scopi. Il termine “organismo” è ricorsivo:

  • Ogni parte di un organismo può essere a sua volta un organismo;
  • Le cellule sono organismi che compongono organi, che sono organismi che compongono individui, che sono organismi…;
  • Gli individui sono organismi che compongono istituzioni, che sono organismi (politici, economici, militari…) che compongono stati e nazioni, che sono organismi…

Un organismo è “adattivo” quando cerca di “adattarsi” a uno o più ambienti. Gli organismi umani sono organismi adattivi molto flessibili: cioè, l’evoluzione li ha dotati di alcune proprietà che consentono loro di adattarsi a molti ambienti differenti. Molti comportamenti umani, e i sottostanti processi, possono essere compresi solo se consideriamo in che misura sono funzionali ad un qualche tipo di adattamento, ad un qualche tipo di ambiente.

Come “costruire” un organismo adattivo? Per adattarsi a un ambiente, un organismo deve essere dotato di una rappresentazione di quell’ambiente. Possiamo scegliere tra due tipi di rappresentazioni:

  1. Rappresentazioni esterne: una caratteristica morfologica dell’organismo si sviluppa in reazione a una proprietà ambientale, e finisce col riflettere una o più proprietà dell’ambiente. (Per esempio, il grado di calcificazione delle nostre ossa riflette e “rappresenta” il fatto che viviamo su un pianeta dotato di una certa gravità).
  2. Rappresentazioni interne: un insieme di regole interne che permettono all’organismo di anticipare le conseguenze delle sue azioni.

Esempio: consideriamo due diversi robot domestici:

  1. Organismo adattivo di tipo reattivo, cioè con rappresentazioni quasi esclusivamente esterne dell’ambiente a cui si “adatta”: Il robot è dotato di sensori che gli consentono di avvertire un ostacolo quando è molto vicino. Ogni volta che colpisce un ostacolo, cambia la direzione delle ruote, e quindi cambia la direzione del movimento del robot. Quando le ruote motrici perdono energia, un potente magnete potrebbe riuscire ad attrarlo verso la stazione di rifornimento. Il progetto è semplice ma ha dei difetti: il robot “morirà” spesso, scaricandosi in un punto della casa lontano dalla sua stazione di riferimento magnetica, o cadendo dalle scale, o incastrandosi sotto un divano…
  2. Organismo adattivo di tipo reattivo e anticipatorio, cioè con rappresentazioni dell’ambiente sia esterne che interne: Il robot è dotato di una scheda di memoria dove è registrata la mappa elettronica dell’appartamento. Un sistema di telecamere associate a un processore in grado di riconoscere alcuni punti di riferimento è in grado di fornirgli in tempo reale la sua collocazione dentro la casa (sa dove si trova): non cambia direzione quando sbatte contro un ostacolo, ma immediatamente prima, anticipando l’urto. Il sistema di memoria segnala dove ha già pulito, e lo orienta verso altre aree (sa dove vuole andare). Sa inoltre esattamente dove dirigersi quando le batterie cominciano a scaricarsi e sa calcolare il tragitto più breve per arrivarci (decide).

Entrambi sono organismi adattivi, che cercano di perseguire un qualche scopo in un ambiente. Differenze:

  • Il primo è esclusivamente “reattivo” (es. batteri, meduse, alcuni insetti…): agisce in base a risposte riflesse, associando uno stimolo fisico a una qualche risposta in modo diretto.
  • Il secondo è un sistema sia reattivo, sia anticipatorio (es. molti animali “superiori”, compresi gli esseri umani): alcune sue risposte sono mediate da previsioni e aspettative. Ha quindi un sistema di rappresentazioni interne dell’ambiente esterno, che mediano la connessione tra stimoli ambientali e risposte comportamentali. In altre parole ha una mente.

In alcuni esseri viventi, nel corso dell’evoluzione, parte del sistema nervoso si è specializzata:

  • Non si limita più solo a percepire stimoli ambientali e guidare reazioni motorie riflesse a quegli stimoli.
  • Piuttosto è dedicata ad apprendere e ricordare comportamenti e ambienti, anticipare le conseguenze di azioni ed eventi, anticipare percorsi per andare da un luogo all’altro e decidere quali tra più percorsi rappresentati scegliere.

La mente, così come intesa dalla psicologia generale, è un costrutto teorico volto a spiegare il comportamento: in particolare è l’insieme delle rappresentazioni interne dell’ambiente che mediano la connessione tra stimoli ambientali e risposte comportamentali. Solo in questa accezione si può definire la psicologia generale come una “scienza naturale dei processi mentali”.

I criteri di scientificità della psicologia generale

L’approccio delle scienze naturali, a carattere empirico e nomotetico, è basato sull’assunto che:

  • Il mondo segue le stesse regole elementari in ogni tempo e luogo.
  • È possibile svelarne il funzionamento attraverso l’osservazione sistematica e controllata.
  • Ogni evento fisico, deterministico o non deterministico che sia, può essere compreso entro un qualche sistema di leggi generali.

La psicologia generale, come scienza, è volta alla scoperta di leggi del comportamento per cui, data una o più cause, è possibile prevedere uno o più comportamenti, con un certo grado di probabilità. La speculazione teorica a confronto con l’osservazione sistematica e controllata è la base del metodo scientifico ipotetico–deduttivo: le ipotesi di ricerca, devono tutte comportare previsioni univoche su fatti osservabili, e quindi devono essere empiricamente confutabili. Il processo di ricerca è ciclico, autoalimentato, dinamico. In esso, le teorie hanno una doppia funzione:

  • Spiegano una determinata classe di fenomeni.
  • Aiutano a identificare problemi da risolvere.

Le teorie scientifiche sono insiemi internamente coerenti (non contradditori) di ipotesi esplicative confutabili, ma non ancora confutate, espresse in un qualche linguaggio. Sono basate su costrutti teorici: concetti inosservabili, che consentono di formulare leggi. Le leggi spiegano regolarità osservabili.

Le leggi psicologiche sono tutte probabilistiche, o non deterministiche. Le leggi mettono in relazione due o più eventi. La legge stabilisce i dettagli della relazione causale, e fa previsioni, obiettivamente confutabili. Le teorie sono quindi modelli concettuali che si propongono di spiegare dati sperimentali. Permettono di organizzare osservazioni sperimentali diverse all’interno di un contesto strutturato e coerente.

Tuttavia le stesse osservazioni possono essere spiegate da teorie diverse, basate su assunti e costrutti diversi. Qual è la migliore? Nella scienza, quando due teorie sono contrapposte, la migliore è quella con maggior potere esplicativo: quella in grado di spiegare, con i suoi principi e le sue leggi, un maggior numero di fenomeni, di fare un maggior numero di previsioni, e di incorrere in un minor numero di falsificazioni empiriche.

Come fa lo scienziato a capire qual è la teoria migliore? Lo strumento che utilizza è la prova empirica: quando due teorie fanno previsioni diverse su un particolare fenomeno, un esperimento può essere in grado di stabilire quale delle due previsioni sia corretta e quale errata, identificando così la migliore (o anche confutandole entrambe).

Se due teorie, pur prevedendo diversi costrutti e leggi, fanno le stesse previsioni su una classe di fenomeni, sono scientificamente indistinguibili (criterio epistemico detto rasoio di Ockham). Il buon sperimentalista dovrebbe agire su base teorica, cercando, con i suoi esperimenti, di provare la falsità di una qualche teoria. Il buon teorico dovrebbe cercare di formulare teorie migliori, via via modificando o rivoluzionando gli asserti confutati, e proponendone altri in grado di catturare e comprendere le osservazioni empiriche disponibili. L’interazione tra i due genera la scienza.

Il mestiere dello sperimentalista

La scomposizione in variabili

Lo psicologo sperimentalista sviluppa esperimenti analizzando specifici comportamenti in situazioni controllate per verificare la correttezza di una teoria. A questo scopo, gli eventi e i comportamenti devono essere caratterizzati da proprietà ben definite, misurabili e che possono assumere diversi valori: quindi, da variabili. L’esperimento, in psicologia, è il controllo della relazione tra due o più variabili. Le variabili sono definite in modo operazionale, cioè in base alle operazioni che occorre fare per misurarne il valore. Esempio: in una risposta verbale le variabili potrebbero essere:

  • Tempo di latenza
  • Accuratezza
  • Contenuto della risposta

Ma cosa succede se vogliamo misurare variabili come il grado di felicità o di benessere, il livello di concentrazione? Queste variabili sono dette variabili inosservabili, perché essendo associate a concetti teorici non è possibile misurarle direttamente. È possibile analizzare scientificamente i risultati di un esperimento che coinvolga anche queste variabili se e solo se esse possono essere definite operativamente, specificando molto accuratamente quali variabili osservabili secondarie sono considerate loro indizi.

Esempio: potremo operazionalizzare la quantità di attenzione posta verso uno stimolo come la rapidità di risposta a quello stimolo:

  • La variabile inosservabile è il grado di attenzione.
  • La variabile osservabile secondaria (il suo indizio), quella che la operazionalizza, è il tempo di risposta.

Un concetto teorico inosservabile è considerato scientificamente studiabile se e solo se implica elle conseguenze concrete e osservabili, che consentono di operazionalizzarlo. Bisogna stare ben attenti a non confondere la variabile secondaria con quella teorica.

I tipi di variabili e le scale di misura

Le variabili quantitative o continue: variano lungo un continuum (per esempio: tempo di reazione in millisecondi, peso in kg, altezza in cm…). Le variabili qualitative o discrete o categoriche: possono assumere un solo valore entro una gamma finita (per esempio: veloce o lento, pesante o leggero, alto o basso, corretto o sbagliato, rosso o bianco…).

In alcuni casi la natura della variabile è invariabile (per esempio: l’accuratezza variabile discreta corretto/sbagliato). In altri dipende da come si sceglie di misurarla (per esempio: tempo di reazione variabile continua in millisecondi o variabile discreta classificandolo lento/veloce).

Le scale di misura utilizzate sono di 4 tipi: nominale, ordinale, a intervalli, a rapporti. I livelli di misurazione assunti dalle variabili discrete sono:

  1. Nominale: informa solo sull’uguaglianza o diversità di due eventi (es. in un compito di ragionamento, una risposta può essere “corretta” o “errata”). Assumono valori diversi ma non esiste relazione asimmetrica. Variabili nominali possono essere: sesso, professione, colore dei capelli, mezzi di trasporto per arrivare al lavoro, scolarità, materie scolastiche…
  2. Ordinale: oltre ad informare sulla diversità di due eventi, informa anche sull’ordine della differenza. (es. grado di preferenza nei confronti di diverse opzioni in un compito decisionale scala Likert).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ali7877 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Bricolo Emanuela.
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