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Fairbairn: una nuova struttura psichica

Fairbairn (1889 – 1964) propone una nuova struttura psichica. Egli critica sistematicamente la metapsicologia freudiana ma mantiene l'idea di una struttura tripartita della mente.

Problema clinico

Si occupò inizialmente di bambini abusati e bambini delinquenti (che avevano subito abusi e che poi manifestavano una serie di comportamenti negativi). Fairbairn si pose un problema: perché i bambini abusati non solo non vogliono separarsi dalle proprie figure genitoriali ma pensano a se stessi come cattivi?

Secondo Fairbairn, il bambino, di fronte a una figura significativa, ha un ragionamento di questo tipo: se il persecutore è buono (mamma abusante è buona) e io sono cattivo, allora se io divento buono può finire l’abuso. In altre parole c’è una speranza per il bambino. Fairbairn dice che questa è una situazione di cattiveria condizionale: il bambino soddisfa la condizione di essere cattivo e quindi merita il cattivo. Se il bambino dovesse riconoscere che il genitore è cattivo, indipendentemente dal comportamento del bambino, non ci sarebbe speranza. Il bambino quindi si troverebbe in una situazione di cattiveria incondizionale, quindi non ci sarebbe mai fine.

Fairbairn: riformulazioni

La critica sostanziale alla teoria freudiana si basava fondamentalmente su due principi di base: la libido non è ricerca del piacere ma ricerca di oggetto e l’energia è inseparabile dalla struttura. Secondo Fairbairn, il bambino è fin dalla nascita orientato all'esterno e tutto il suo comportamento è fondato sulla ricerca e sul mantenimento di contatti con altri.

Quindi, come per Winnicott, l’Io è in cerca di un oggetto e non del piacere di per sé (estensione della Klein). Contrariamente a quanto diceva Freud, Fairbairn sostiene che il bambino è dotato di un Io integrato e unitario fin dalla nascita (in questo è rivoluzionario, poiché anche gli psicologi dell’Io o Winnicott sostenevano che l’Io era presente fin dalla nascita ma questo era o non integrato o debole), dotato di un’energia propria. Quindi l’Io per Fairbairn non ha bisogno di utilizzare l’energia proveniente dall’Es, perché ne possiede una propria fin da subito.

Per Freud invece era l’Es la sorgente di energia sia per l’Io che per il Super-Io e l’Io doveva gestire questa energia. Per Fairbairn l’energia è struttura e se energia e struttura sono equivalenti, allora l’Io è energia e questa energia è necessariamente direzionata agli oggetti.

In sintesi quindi Fairbairn sostiene che:

  • "La libido è essenzialmente una ricerca di oggetto"
  • Zone erogene o fasi "orali" sono solo delle tecniche che l’Io utilizza per rapportarsi al suo oggetto (cioè per Freud la pulsione parziale deve trovare soddisfazione e se c’è il seno scarico su di esso e quindi l’oggetto ha valore perché permette la scarica della pulsione. Per Fairnbairn il bambino usa la bocca non per scaricare qualche energia ma per entrare in contatto con l’oggetto).

Fairbairn: gli oggetti

Tutto il comportamento umano è motivato dalla ricerca ed il mantenimento di relazioni con altri (ricerca disperata di oggetti). Tutta la teoria evolutiva di Fairbairn è basata sulla storia della relazione con oggetti esterni e con la necessaria interiorizzazione di questi oggetti. Tuttavia, a differenza della Klein, che diceva che ciò che noi interiorizziamo alla fine della posizione depressiva è l’oggetto buono, Fairnbairn sottolinea che ciò che viene interiorizzato sono gli oggetti cattivi, che riflettono stati di deprivazione e di frustrazione negli oggetti esterni.

L’origine di tutta la psicopatologia è legata, come gli indipendenti e in Winnicott, a disturbi delle relazioni oggettuali che si riflettono poi sull’Io del bambino. Il fatto che noi interiorizziamo gli oggetti cattivi spiega perché i nevrotici si aggrappino così tenacemente alle esperienze dolorose. Questo perché in realtà si aggrappano agli oggetti interni che hanno, che sono cattivi, che poi riproiettano sulle figure significative.

L’Io esiste quindi fin dalla nascita e quindi anche il principio di realtà esiste dall’inizio. La ricerca del piacere non è una condizione fisiologica ma indica che qualcosa è andato storto (preferisco il piacere all’oggetto). Questo indica un fallimento ambientale.

Oggetti (interni/esterni) e psicopatologia

Per Fairbairn gli oggetti sono esseri umani. Quando si creano delle condizioni cattive, insoddisfacenti, di deprivazione (es. la madre è assente), il bambino crea gli oggetti interni. Sostituisce l’oggetto esterno deprivante con un oggetto interno deprivante. Quindi gli oggetti interni sono delle compensazioni.

Lo sviluppo come funzione della qualità di dipendenza dell’oggetto

Come viene concepito lo sviluppo da Fairnbairn? Anche Fairnbairn ha tre fasi o stadi. La crescita completa nell’individuo riguarda sostanzialmente una sequenza di stadi di maturazione di relazioni con altri:

  • Stadio della dipendenza infantile
  • Fase di transizione
  • Stadio di dipendenza matura (reciprocità)
(In Winnicott era indipendenza. Fairnbairn parla di dipendenza matura perché se l’essere umano è costantemente alla ricerca degli oggetti non sarà mai completamente indipendente dagli oggetti).

Ciò che distingue la dipendenza matura dalla dipendenza infantile è che nella dipendenza matura c’è una reciprocità fra me e il mio oggetto.

Dipendenza infantile ('40)

Come Winnicott, Fairnbairn parla di una fusione con la madre, in continuità con lo stato uterino. La madre costituisce l’ambiente del bambino. Il bambino quindi è completamente dipendente dalla madre. Manca la differenziazione dalla madre (uguale a Winnicott) e solo in questo senso il bambino si trova in uno stato di narcisismo primario.

Fairbairn contesta l’idea di un narcisismo primario e sostiene la centralità della funzione dell’Io nella ricerca di relazioni con oggetti esterni. Fairbairn distingue due stadi all’interno della dipendenza infantile (un po’ come nel pensiero kleiniano):

  • Stadio pre-ambivalente: il bambino è completamente fuso con la madre e il dilemma che si pone è "succhio o non succhio il seno?" In altre parole: "entro in relazione o non entro in relazione?". Questo per Fairnbairn lo ritroviamo negli stati schizoidi.
  • Succhiare o mordere: con lo sviluppo dei dentini del bambino, il dilemma diventa "succhio o mordo?". Questo è molto simile alla Klein, è il dilemma depressivo della distruttività: io legandomi posso nuocere l’oggetto, posso danneggiare l’oggetto buono.

Fase di dipendenza matura

La dipendenza qui è condizionale. Si creano tutta una serie di oggetti: si passa dal primo oggetto madre e poi padre alla capacità di legarsi a più oggetti. Anche questo l’abbiamo già visto nella Klein (dopo la posizione depressiva entra in gioco anche il padre → la triade). La caratteristica di questa relazione è data dalla reciprocità: io ti do tu mi dai (collaborazione con l’oggetto). L’oggetto non è un oggetto che deve soddisfare i miei bisogni, ma c’è una reciprocità.

In Fairnbairn la genitalità, un po’ come l’oralità, nulla ha a che fare con spostamenti di libido, ma ha a che fare con uno dei tanti modi per esprimere intimità, un legame, una relazione oggettuale. Non è come in Freud il segno di una maturità avvenuta.

Fase di transizione: ponte fra le due fasi

Durante la dipendenza assoluta, quella immatura, il bambino è indifferenziato dagli oggetti e...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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