Il "senso" della vita: dalla madre al padre, cervello e mente
Due modelli di studio della mente
- Modello biologico: studia il funzionamento biochimico del cervello, riducendo ogni spiegazione del comportamento dell’uomo a cause organiche.
- Modello psicologico: spiega i fenomeni della mente facendo riferimento ai meccanismi psichici e a forze intrapsichiche o interpersonali interagenti tra loro.
È importante il ruolo degli stimoli (esterni e interni) nel determinare cambiamenti nella struttura cerebrale (es. nuove reti neurali). Il cervello, prima di essere un apparato per pensare, serve a sentire; le prime esperienze del feto sono qualità (= sensazioni), le quali sono alla base dello sviluppo sia cerebrale (poiché influiscono sulla struttura del cervello) che mentale (poiché le qualità costituiscono i primi contenuti della mente).
Qualità è un evento psichico che comporta modificazioni biologiche sul piano strutturale e funzionale; da un lato, le qualità insorgono da precise configurazioni neurali e dall’altro alterano la configurazione dell’attività neurale delle mappe cerebrali prodotte dalle corrispondenti regioni. Un fenomeno psicopatologico può essere letto come la conseguenza di uno sviluppo insufficiente, o compromesso, delle potenzialità qualitative del cervello; ad alterarsi sarebbe la capacità di sentire (sentimento di base) del cervello.
Il dialogo tra cervello e qualità registrate inizia già nell’utero e deve poi continuare nella relazione con la mamma (il bambino deve sentire continuità). La qualità fondamentale è il movimento: è ciò che tiene in vita il cervello e costituisce il principio della mente.
L'auto-organizzazione del cervello
Il cervello è caratterizzato da autostimolazione. È in grado, grazie ai geni, di produrre strutture e circuiti neurali sempre nuovi e specializzati nella risposta agli incontri con l’ambiente. Alla base di tutto c’è un movimento organizzatore in un preciso ambiente chimico.
Il cervello per svilupparsi richiede stimoli, in assenza dei quali si autostimola (es. durante il sonno). Il cervello conterebbe per il suo sviluppo e per il suo funzionamento su un’attività spontanea internamente generata; solo dopo lo sviluppo del cervello conterebbe sempre meno sull’attività spontanea e sempre più sull’esperienza sensoriale.
Una possibile analogia
Possiamo ipotizzare che la mente presenti le stesse caratteristiche di auto-organizzazione del cervello: come il cervello si autostimola, procurandosi input adeguati al proprio livello evolutivo, così la mente si procurerebbe specifici input o stimoli adatti alle proprie strutture emergenti. Cervello mentale e cervello neurale sono due aspetti di un’unica attività della materia vivente.
La costruzione della mente
Essa è un riflesso del processo di costruzione del cervello. La mente si organizza creando circuiti comportamentali, che progressivamente evolvono per rispondere alle richieste che, di volta in volta, la mente stessa formula con riferimento all’ambiente in cui è inserita.
L'ambiente della mente
L’ambiente della mente è eccitante e gratificante, in una parola ludico. Se l’ambiente del cervello è fisico-chimico, l’ambiente della mente è culturale, è creato dalla mente stessa ed è fatto di qualità. L’intera attività cerebrale è organizzata e coordinata dall’attivazione emotiva.
Il bambino non solo diventa consapevole del suo stato interno, ma sviluppa anche un attaccamento a tale stato, poiché è lo stato nel quale ha imparato a riconoscersi. Compito del neonato è dunque restare in contatto con i “sensi” di sé che promuovono benessere, e rinnovare tali contatti in un rapporto ludico con la figura di accudimento.
L'ambiente ludico
Il bambino sente e si sente: non sentire significa non avere la sensazione stessa di essere. Il neonato ha bisogno di essere in contatto con qualcuno o qualcosa per continuare a essere. Il contatto per eccellenza è quello con la madre. Nel contatto con l’altro emerge una qualità di piacevolezza, che trasforma il contatto in un momento di incontro.
Sander sostiene che il neonato ha capacità di esperienza interiore, che si consolida in seguito all’esperienza di stati ricorrenti, nei quali egli continuamente ritrova il proprio “senso di benessere”.
Il compito vitale del neonato è restare in contatto con il senso di sé, rinnovandolo, in forma ludica, in ogni incontro con la madre. Si può ipotizzare che la madre metta - mediante il gioco - il bambino in contatto con la propria mente, rendendolo presente a se stesso. Questo modo di sentire del bambino con riferimento al caregiver determina l’attaccamento.
Il bambino è presente finché è presente la madre e scompare quando lei scompare. Gradualmente, il bambino diventa capace di mantenere il “presentimento” della propria presenza anche quando non è fisicamente con la madre, conservando il pres-entimento della madre, cioè il sedimento affettivo.
Il contatto interumano è condizione necessaria per la crescita, ma ancor più indispensabile è il carattere che i contatti devono assumere, cioè la qualità della piacevolezza. Il bambino incontra la madre in un’area di esperienza ludica, ogni altra realtà incute timore, genera confusione o determina chiusure. Ludica è l’area di esperienza condivisa di due persone innamorate: è un momento di eccitazione.
Nell’eccitazione del bambino, lo stato emozionale condiviso dalla diade è la gioia (sentimento che induce a stare con l’altro). Gli incentivi primari a vivere sono geneticamente programmati e identificabili negli stessi comportamenti innati, predisposti all’interazione con l’ambiente (es. imitare, esplorare e fantasticare); gli incentivi secondari sono, invece, le piacevoli esperienze legate all’alimentazione, il riconoscimento e la reazione del sorriso.
Il bambino è predisposto ad essere piacevolmente stimolato con un particolare timbro di voce, odore, contatto, sguardo: gli organi di senso del neonato sono predisposti a entrare in dialogo con stimoli specifici, ossia stimoli capaci di rendere l’esperienza sensoriale piacevole.
I comportamenti naturali o spontanei
Un ambiente ludico è la condizione necessaria per innescare e favorire lo sviluppo della mente poiché è in grado di stimolare e potenziare quei comportamenti che il bambino naturalmente manifesta.
- L’imitazione, che non è volta ad essere come l’altro, ma essere tramite l’altro.
- L’esplorazione.
- L’attività ludica.
- L’attività onirica che mantiene viva la mente, mediante la creazione di nuove connessioni sinaptiche.
- L’attività fantastica.
- L’attività creatrice.
Tra queste, le più rilevanti per lo sviluppo sono:
- L’imitazione o riproduzione di un modello comportamentale: presente fin dall’inizio della vita; evolve secondo una serie di livelli che riflettono lo sviluppo intellettivo del bambino. Prima il bambino usa dei riflessi alla presenza di un interessante esterno (0-2 mesi). Essa è il primo mezzo con cui il bambino esplora le persone e le identifica.
- L’esplorazione: anche questa presenta vari livelli evolutivi; dall’esplorazione delle mani nel neonato, alla manipolazione degli oggetti, all’esplorazione delle idee. Essa, come l’imitazione, è mossa da un intento. La prima esplorazione viene effettuata tramite il gusto. A motivare l’esplorazione non è un modello, ma la curiosità o bisogno di gustare cose nuove.
- L’attività fantastica: dal gioco simbolico, a quello di ruolo, fino alla costruzione di teorie e all’espressione artistica, essa caratterizza notevolmente lo sviluppo. Questa attività permette di rendere la mente presente a se stessa mediante i prodotti della propria attività. Attraverso l’immaginazione, essa libera il bambino dal bisogno di un contatto immediato con se stesso, o da una continua esperienza sensoriale, e gli consente di elaborare un contatto cognitivo con sé e con i suoi elementi emotivi, modellati nell’interazione ludica con la figura materna.
Questi tre sistemi comportamentali si intersecano tra loro, realizzando una grande varietà di condotte.
Lo spazio interno
Esiste uno spazio interno dell’ambiente ludico (vs quello esterno, che è quello in cui il bambino può in modo ludico fare pratica della vita) che è generato dalle interpretazioni sensoriali delle rappresentazioni di eventi spaziali e che è abitato dalle immagini della mente. L’ambiente ludico è principalmente lo spazio psichico di Winnicott: lo spazio che consente l’espressione dell’attività rappresentativa, dove il bambino può rivivere gli oggetti e le persone che incontra nella realtà.
L’interiorizzazione della parola e dell’azione sono possibili perché uno spazio si è formato precedentemente: spazio in cui si muovono i simboli, le immagini, le parole, le idee, i concetti ecc., lo spazio in cui si incontra il mondo. Per Freud questo spazio si crea nella prima esitazione avvertita fra l’impulso e l’azione. Lo spazio interno è dunque uno spazio di qualità dinamiche e quindi è uno spazio affettivo.
Ad esempio, una bambina che gioca con una bambola ripetendo quello che la madre fa con lei, imita un’attività, esplora un comportamento e un ruolo, esperisce fantasticamente i propri sentimenti. L’apprendimento naturale richiede un ambiente ludico: in caso contrario l’apprendimento sarebbe falsificato o anche patologico.
Bandura ha dimostrato che la trasmissione dell’aggressività attraverso l’imitazione è avvenuta perché la situazione era ludicamente rappresentata e Bobo era un destinatario fittizio: questo toglie realtà alla scena (modello ludico). Se la scena si fosse svolta tra persone, i bambini avrebbero provato paura e sgomento. L’esposizione di un soggetto a un comportamento aggressivo, fuori da un ambiente ludico, produce un’identificazione con l’aggressore o un’identificazione difensiva.
Conclusione
La madre è il primo ambiente del bambino. L’ambiente è una creazione della mente. Le sequenze interattive che si svolgono tra madre e bambino non sempre sono momenti ludici: oltre all’ambiente ludico, che favorisce la gioia e promuove l’empatia, può verificarsi un ambiente condizionale, vale a dire un ambiente in cui i momenti ludici sono condizionati da una serie di convenzioni e sono elargiti in determinate occasioni. Gli atti interludici sono concessi al bambino come premi per aver soddisfatto una richiesta proveniente dall’esterno.
In un ambiente caratterizzato dall’assenza di ogni momento ludico, il rapporto madre-bambino è regolato soprattutto da divieti: ogni coinvolgimento ludico è considerato non educativo dalla madre o una perdita di tempo. Questo è un ambiente imperativo (spesso la madre è depressa o psicotica).
I presupposti dello sviluppo umano
Ciò che avviene nelle prime fasi della vita del bambino, soprattutto nella relazione con la madre, resta inciso nelle connessioni neurali e influisce sulla formazione della personalità e sulle esperienze future; vedi teoria dell’attaccamento.
Balint sostiene che la relazione madre-bambino è caratterizzata da sofferenza poiché il bambino, nascendo, vive una discontinuità e poi, col passare del tempo, si accentuano delle discrepanze tra i bisogni bio-psicologici e le risposte affettive disponibili nell’ambiente. Questo divario creerebbe un difetto che influirebbe sullo sviluppo della personalità del soggetto; esso potrebbe mantenersi, ampliarsi o ridursi nelle relazioni successive.
Le sinapsi sono in parte geneticamente istruite e in parte culturalmente determinate, mediante le esperienze della vita. Per questo il neonato non dispone da subito di tutti i mezzi per poter sopravvivere. Perché il cervello chiede cultura? Perché lo scopo della vita non si esaurisce nella sopravvivenza: l’uomo cerca una qualità espressiva di sé soddisfatta nei contatti corrispondenti ai vari livelli evolutivi; per fare questo ha bisogno della relazione con la madre, permessa dall’innamoramento.
Sviluppo e affettività
Lo sviluppo dipende da natura e cultura. Esso non ha una meta finale precisa e appare, in ogni momento della vita, come un processo simultaneamente di crescita e di declino. Inoltre, i cambiamenti sono interni, ma anche interpersonali e sociali e possono assumere una pluralità di direzioni.
La natura ludica dell'affettività
L’infant research evidenzia il ruolo primario dell’affettività nella relazione madre-bambino e la natura ludica dell’affetto. Trevarthen ha ipotizzato una sensibilità innata a ricercare l’altro con cui entrare in rapporto.
Il bambino non esaurisce le sue potenzialità affettive nel rapporto con la madre, ma, nel corso della vita, il suo potenziale emerge progressivamente, suscitando nuovi bisogni e nuovi rapporti affettivi. Si ipotizza che lo sviluppo affettivo maturi in una serie di rapporti consecutivi, in ognuno dei quali, qualora non vi siano impedimenti, non soltanto avverrebbe una riqualificazione dello sviluppo, ma anche una riorganizzazione della personalità.
Nonostante questo, però, la relazione madre-bambino persiste in forma latente nel corso dello sviluppo e, quindi, delle altre relazioni. Le relazioni successive, tuttavia, non sono rigidamente governate dalle precedenti e presentano un margine di autonomia la cui ampiezza dipende da quanto “sane” siano state le prime relazioni.
Le relazioni rispondono a precise richieste di una maturazione del potenziale affettivo: il bisogno di un contatto sentito vitale per la propria esistenza, la creazione di un’esperienza interiore di condivisione di uno stato sentito come permanente, la nascita di un sentimento del noi (= appartenenza), l’instaurazione di un ambiente interattivo ludico.
I rapporti umani che soddisfano queste richieste e identificano dimensioni affettive in senso evolutivo sono principalmente quattro:
- Bambino-madre
- Figlio-padre
- Due individui eroticamente innamorati
- Genitori-bambino
Damasio pone i sentimenti alla base della stessa vita psichica. Esiste un sentimento di base che, in quanto proprietà della materia vivente, precede ma anche informa, cioè qualifica con una diversa tonalità affettiva, ogni movimento dell’organismo per l’intera durata della vita.
Il sentimento di base è in genere identificabile con una qualità dell’essere che informa ogni aspetto del comportamento; tuttavia, tale qualità cambia nel tempo, richiedendo, di volta in volta, un nuovo “oggetto” e una nuova forma di rapporto. Il sentimento di base, fin dall’inizio, assolve due funzioni: informa il comportamento del bambino, affinché questi in ogni momento possa sentirsi bene e, in quanto onnipresente, crea il...
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