Il "senso" della vita: dalla madre al padre
Cervello e mente
Lo studio del cervello ha mostrato che gli stimoli esterni ed interni determinano cambiamenti nella struttura cerebrale, per questo oltre ad un programma genetico ha molta rilevanza l’esperienza nell’attivazione di nuove reti neurali (vi è un’interdipendenza tra di loro). Il cervello è un organo complesso perché è in grado di fare esperienza di se stesso, questo perché è un apparato che sente e che è in dialogo con se stesso fin dagli inizi della sua formazione: in pratica le prime esperienze del feto/ciò che sente sono “pure qualità” e determinano già l’architettura del cervello e i primi contenuti della mente.
Una qualità è quindi un evento psichico che comporta modificazioni biologiche sul piano strutturale e funzionale. Il bimbo nel ventre della madre che reagisce alla sua voce avverte una qualità capace di creare nuove connessioni neurali, quindi si può dire che il cervello si autostimola nel proprio sviluppo: si parla quindi di causalità circolare psicobiologica (da un lato le qualità insorgono da precise configurazioni neurali, dall’altro alterano le configurazioni dell’attività neurale).
Qualità estreme per la loro intensità possono portare ad un fenomeno psicopatologico, conseguenza quindi di uno sviluppo compromesso o insufficiente delle potenzialità qualitative del cervello in via di formazione. Il dialogo tra cervello e qualità continua poi all’interno del rapporto affettivo con la madre. Il cervello interagendo con se stesso produce strutture e circuiti neurali sempre nuovi; i principi più importanti assunti da questo programma genetico (che interagisce con esperienza) sono l’auto-organizzazione e la creazione di un ambiente chimico appropriato per la crescita delle stesse cellule.
Il cervello è un organo costantemente attivo: per svilupparsi richiede stimoli e in assenza di essi si auto-stimola come avviene nel sonno con la produzione di sogni. Solo man mano con la maturazione degli organi di senso, il suo sviluppo conta sempre di meno sull’attività spontanea e sempre di più sull’esperienza sensoriale. Una possibile analogia la si può fare con la mente; si può ipotizzare che essa presenti le stesse caratteristiche di auto-organizzazione del cervello, quindi che si auto-procuri specifici input o stimoli per sviluppare le proprie strutture emergenti (prospettiva analogica).
È possibile quindi che vi siano degli “eventi qualitativi” o mentali che interagendo, entrino in dialogo sviluppando in determinate condizioni ambientali sistemi di comportamenti che si specializzano in un modo adattivo sempre nuovo. La mente quindi si organizza creando “circuiti comportamentali” che si evolvono progressivamente per rispondere alle richieste. Con la maturazione degli organi di senso la mente evolve in un ambiente fatto di qualità. Se l’ambiente del cervello è fisico-chimico, l’ambiente della mente è culturale, fatto di qualità. Dopo la nascita il bimbo nel contatto con la madre torna a sentirsi: qualora il mondo esterno non soddisfi le sue richieste, la mente ha difficoltà ad attribuire “senso” agli eventi che lo coinvolgono affettivamente, quindi non sente dotati di valore i comportamenti trasmessi dai propri stati soggettivi.
L’ambiente che fa nascere la mente da una particolare interazione gene-ambiente è un ambiente eccitante e gratificante, ovvero ludico, è quindi un insieme di “esperienze di qualità” favorevole all’espressione delle competenze del bimbo. La mente può quindi evolvere solo con relazioni affettive importanti.
L'ambiente ludico
Il neonato ha delle capacità relazionali innate, spontaneamente ricerca l’altro con cui entrare in rapporto. Il bimbo si comporta in modo da “sentirsi bene”, quindi al momento della nascita ha già precise attese (expectations) che l’ambiente deve soddisfare. La sua esperienza interna si organizza soltanto con riferimento all’esperienza intersoggettiva e la piacevolezza dell’incontro è nel sentire corrisposte le proprie attese in modo spontaneo.
Compito vitale del neonato è restare in contatto con “il senso di sé”, rinnovandolo in forma ludica, in ogni incontro con la madre: la madre mette mediante il gioco il bambino in contatto con la propria mente, rendendolo presente a se stesso. Questa presenza acquista così la forma o l’immagine di un sentimento di sé in relazione all’altro. Il contatto interumano caratterizzato dalla qualità della piacevolezza, è condizione necessaria per la crescita; ogni altra realtà incute timore, genera confusione, determina chiusure.
Lo stato emozionale condiviso deve essere di gioia, ludico, deve indurre l’altra persona a desiderare di stare con noi. Si può presupporre che esistano degli incentivi primati a vivere, cioè che ci siano comportamenti innati predisposti all’interazione con l’ambiente e che siano intrinsecamente piacevoli: imitare, esplorare, fantasticare sono attività intrinsecamente piacevoli. Queste attitudini universali e innate sono decisive per l’attivazione dei comportamenti interattivi tra madre e bimbo. Vi sono poi anche incentivi secondari, come i comportamenti legati all’alimentazione, al riconoscimento, alla reazione al sorriso che suscitano a loro volta sensazioni piacevoli.
È quindi un ambiente ludico la condizione necessaria per lo sviluppo della mente, un ambiente capace di stimolare e di potenziare quei comportamenti che il bimbo naturalmente manifesta. Il venir meno della piacevolezza rappresenta una condizione di disagio e pericolo, di rabbia e paura. Il bimbo alla nascita è predisposto a imitare, giocare, esplorare e comunicare ma se non ha una madre responsiva e giocosa non apprende. La capacità di giocare e di saper trarre divertimento è un sovrasistema comportamentale che può essere presente in tutte le attività dell’individuo e in tutte le fasi della vita.
- L’attività imitativa che è un essere tramite l’altro;
- L’attività esplorativa sia nella forma locomotoria, dove il bimbo fa esperienza di sé in relazione al proprio spazio, sia nella forma epistemica cioè nell’investigare oggetti e spazio;
- L’attività ludica che lo impegna nel rapporto con gli oggetti, con i simboli della propria cultura e con i propri pari;
- L’attività onirica che mantiene viva la mente;
- L’attività fantastica che consentono alla mente insieme al sogno di restare in contatto con se stessa;
- L’attività creatrice in cui l’individuo rinnova la propria esperienza esistenziale attraverso una continua manipolazione e ricombinazione dei vari sistemi comportamentali.
È per opera di queste predisposizioni tra loro intrecciate che si arriva a fare esperienza di sé e del mondo. Le tre attività più indicative sono:
- L’imitazione, cioè la riproduzione di un modello comportamentale, presente fin dalla nascita che evolve in diversi livelli. È il primo mezzo con cui il bimbo esplora. Ad un primo livello troviamo l’attivazione dei meccanismi riflessi (0-2 mesi), poi l’imitazione significante (6 mesi-1 anno) che impegna il bimbo a sperimentare nuovi comportamenti e infine l’imitazione differita (2 anni) in cui il bimbo diventa capace di imitare i modelli interiormente, ossia in loro assenza. I processi imitativi perdurano per tutta la vita sotto forma di processi di identificazione e sono motivati da bisogni di conoscenza e di adattamento all’ambiente.
- Anche l’esplorazione presenta vari livelli: dall’esplorazione delle mani nel neonato, alla manipolazione degli oggetti, all’esplorazione delle idee. La prima esplorazione è la qualità del gusto, poi più tardi la conquista della deambulazione permette di esplorare l’ambiente esterno. Imitazione ed esplorazione, non coincidono, poiché diverse sono le loro motivazioni: a motivare l’esplorazione non è un modello ma soprattutto la curiosità, o il bisogno di “gustare cose nuove”. Il primo ambiente da esplorare è la madre, che consente al bimbo di fare un’esperienza coerente e unitaria di sé, creando in lui lo stato interno della dolcezza (come ha dimostrato Ainsworth, le madri che concedono molto contatto fisico nei primi mesi portano il bimbo ad esplorare serenamente e al gioco e facilitano la crescita graduale della sua indipendenza).
- Vi è poi l’attività fantastica, che è complementare alla razionalità, va dal gioco simbolico, ai giochi di ruolo, a quelli con le regole, fino alla costruzione di teorie e all’espressione artistica e all’attività fantasmatica. La fantasia è l’attività capace di rendere la mente presente a se stessa mediante i prodotti della propria attività: attraverso l’immaginazione, la fantasia libera il bimbo dal bisogno di un contatto immediato o di una continua esperienza sensoriale.
Questi 3 sistemi comportamentali s’intersecano tra loro, realizzando una gran varietà di condotte. Gran parte del comportamento ludico come “sistema comportamentale” si esaurisce nel comportamento imitativo, esplorativo e immaginativo ed è in questo senso che Vygotskij afferma che “il gioco contiene tutte le tendenze evolutive in forma condensata ed è esso stesso una fonte principale di sviluppo.” La creatività è quindi la capacità di manipolare, combinare e rielaborare i diversi sistemi comportamentali dell’imitazione, dell’esplorazione e della fantasia.
L’ambiente ludico è quindi principalmente lo spazio psichico che Winnicot designa come area intermedia di esperienza, ma che potremmo anche identificare come lo spazio che consente l’espressione dell’attività rappresentativa nel quale il bimbo può “rivivere” gli oggetti e le persone che incontra nella realtà e con cui può idealmente interagire. È uno spazio in cui si muovono simboli. La formazione di questo spazio può essere intesa come l’emergere della rappresentazione del movimento, o degli aspetti dinamici degli oggetti. Il bimbo si sensaziona con il mondo, cioè interpreta la realtà in termini di proprietà dinamiche caratterizzate da qualità. Il cane è qualcosa che morde o che abbaia.
Quello che il bimbo immagina non è una raffigurazione di cane, ma un “movimento”, una qualità dell’immagine del cane. Lo spazio interno è quindi uno spazio di qualità dinamiche. Il gioco simbolico ci comunica le dimensioni che questo spazio psichico progressivamente assume, con riferimento alla sua estensione, alla sua temporalità e alla sua emozionalità. Il comportamento ludico è l’espressione osservabile di un bisogno d’ampliamento del proprio spazio mentale, o altrimenti detto di estensione delle connessioni neurali, serve per elaborare il materiale che la mente attinge dal mondo esterno.
Un esperimento condotto da Bandura, dove un modello aggrediva una bambola (Bobo) prendendola a pugni e a calci per tutta la stanza, picchiandola con un maglio sulla testa e agitandola per aria, induceva nei bimbi un comportamento aggressivo di tipo “ludico”. Se l’intera scena si fosse svolta tra due persone reali, i bimbi avrebbero reagito manifestando paura e sgomento. L’esposizione di un soggetto ad un comportamento aggressivo, produce fuori da un ambiente ludico, un’identificazione con l’aggressore o un’identificazione difensiva.
Le attività spontanee, anche se generano apprendimento, non sono motivate dal bisogno di conoscere. L’attenzione invece, attivata da un compito, cattura la mente con intensità su un elemento ed esercita una forte selezione costringendo il pensiero verso una precisa direzione. L’attenzione comporta sempre uno sforzo, uno stato di tensione e comporta un riordinamento dinamico tra le diverse strutture del cervello, coinvolgendo vaste porzioni di sistema nervoso. Quindi, la mente evolve, mentre genera comportamenti spontanei avvertiti come piacevoli. Evolve gradualmente verso la sua forma finale e intanto riforma dinamicamente tali comportamenti sotto l’azione di fattori socio-culturali e mediante il meccanismo dell’attenzione. Il linguaggio, l’arte, i costumi e i valori sono strumenti culturalmente elaborati in vista di un’evoluzione delle attività spontanee in comportamenti soggettivamente gratificanti e socialmente condivisibili.
La patologia ha le sue premesse in un ambiente innaturale, disordinato ed affettivamente vuoto. Oltre l’ambiente ludico, può infatti verificarsi un ambiente detto condizionale, cioè in cui i momenti ludici sono condizionati da una serie di “convenzioni” e sono elargiti in determinate occasioni. Il gioco è concesso al bimbo come premio per aver soddisfatto una richiesta proveniente dall’esterno. Ci può poi essere un ambiente senza alcun momento ludico, in cui il rapporto tra madre-bimbo è regolato soprattutto dai divieti, poiché il gioco è non educativo e una perdita di tempo. Questo ambiente si chiama imperativo: il bimbo è sottoposto ad una serie di richieste cui deve necessariamente sottomettersi. In molti casi la madre è depressa o psicotica e sottrae al bimbo il proprio corpo e che concede solo un uso istruttivo degli oggetti del mondo.
I presupposti dello sviluppo umano
La relazione del bimbo con la madre è decisiva nel caratterizzare i comportamenti in età adulta ed influenza i successivi rapporti con gli altri. In base al “divario” tra bisogni bio-psicologici e risposte affettive dell’ambiente si crea un diverso sviluppo di personalità, e tale divario può mantenersi, ampliarsi, o ridursi nelle relazioni successive. L’uomo è una creatura estremamente dipendente dalle cure materne per lungo tempo, ma bisogna ricordare che il bimbo nasce e vive all’interno di una relazione tra due persone.
In primo luogo, la mente ha bisogno di altre menti con cui entrare in rapporto per formarsi. In secondo luogo, sono le cure parentali che predispongono l’individuo a innamorarsi, anche se l’innamoramento richiede profonde trasformazioni della qualità del sentimento. È l’amore maturo per l’altro che rende desiderabile l’avere un figlio con l’altro e che dell’altro abbia le sembianze: l’amore per l’altro permette di amare un bimbo con un sentimento generativo. Ogni dissapore coniugale si riversa nel rapporto con i figli: l’innamoramento tra due individui adulti assolve una funzione che va oltre la semplice unione sessuale e la sopravvivenza della specie; esso assicura infatti il futuro del bambino, grazie alla capacità del sentimento di trasformarsi nel tempo, assicurando un rapporto duraturo.
Sviluppo e affettività
Lo sviluppo è un processo di accrescimento e di trasformazione di abilità e capacità, che dura tutta la vita e coinvolge natura e cultura. Presenta inoltre diverse dimensioni - fisica, intellettuale, sociale e personale - tra le quali non vi è simultaneità. È privo di una meta finale precisa e appare contemporaneamente come un processo di crescita e declino, con cambiamenti sia interni ma anche interpersonali. Le esperienze negative avvenute durante la prima infanzia conservano un importante ruolo ma non determinano in modo assoluto lo sviluppo della personalità.
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