Harry S. Sullivan e il suo pensiero psichiatrico
Influenze del pensiero di Kraepelin
Negli anni '50, il pensiero psichiatrico era molto influenzato dal pensiero di Kraepelin: deliri, allucinazioni, catatonia, demenza paranoide erano ridotte a una condizione mentale definita demenzaprecoce e in seguito schizofrenia, considerata un progressivo deterioramento neurofisiologico della mente fino alla sua completa distruzione.
L'approccio di Sullivan
Sullivan aveva un approccio più vicino a Freud che a Kraepelin. Anche per Freud la malattia aveva una base biologica e lo psicotico non si poteva curare, ma vi era anche un "motivo" alla base della malattia. La malattia mentale, per Sullivan, è una risposta dell’individuo all’azione esercitata su di lui dal proprio ambiente, in particolare quello affettivo. Per Sullivan, il comportamento del malato comunica qualcosa che non è da ricercare nell’organismo dell’individuo, ma nel contesto familiare, nei genitori, nelle relazioni con le altre persone.
Terapia psicoanalitica e ansia
Estendere la terapia psicoanalitica al paziente psicotico non era fruttuoso perché quest’ultimo non era in grado di accogliere le interpretazioni. Inoltre, non vi era un rapporto emotivo tra schizofrenico e terapeuta, non per mancato transfert dello schizofrenico sul terapeuta, ma per il fatto che il paziente non distingueva il terapeuta dal suo oggetto/immagine interiore. Il centro di interesse non è più quindi l’inconscio, ma l’ansia che invade il paziente quando si trova a contatto con gli altri e il compito del terapeuta è quindi riuscire a contenere l’ansia e promuovere nel paziente la fiducia in se stesso.
Distorsione paratassica
Sullivan, a differenza di Freud, è favorevole alla terapia sui pazienti psicotici e non condivide la visione che Freud ha dell’uomo: un individuo staccato dalla realtà sociale. Tuttavia, è dai concetti freudiani che elabora il concetto di distorsione paratassica: viene richiamata una personificazione/immagine personale formatasi dalle esperienze passate e suscitata nel presente da aspetti concreti dell’immagine della persona che abbiamo davanti. Queste immagini si chiamano "eidetiche" e non sono riconducibili a nessuna persona attuale, né sono oggetti di ricordi o atti percettivi. Sono più figure che condensano le qualità proprie e altrui amplificandole. Tutti hanno queste immagini eidetiche, la differenza tra sano e malato è la misura con cui si ricorre alla distorsione per arginare l’ansia.
Una distorsione paratassica avviene ogni qualvolta in una determinata situazione interpersonale almeno uno dei due partecipanti reagisce a una "personificazione", ossia a un'immagine dell'altro, che esiste solo nella propria fantasia, a una figurazione umana che è già preformata da esperienze passate, e che viene quindi evocata da alcuni aspetti reali dell’attualità altrui.
Analisi degli atti mentali
Queste immagini sfuggono a qualsiasi introiezione, ma possono essere dedotte con l’analisi degli atti mentali. Non sono immodificabili, ma possono essere "corrette" tramite la validazione consensuale, ovvero il confronto dei propri pensieri e sentimenti con quelli altrui in un rapporto di fiducia che contenga l’ansia. Nel malato mentale, l’ammissione di errata interpretazione dei comportamenti altrui comporterebbe un esame di realtà troppo pesante, che rovescerebbe tutte le sue convinzioni e risulterebbe perciò troppo dolorosa. Prioritaria è la conoscenza che il paziente realizza su di sé. Il terapeuta deve attuare un’osservazione partecipe (esame di quel che avviene fra due individui, in una situazione di reciproche reazioni).
Concetti fondamentali
La psichiatria studia quindi la manifestazione della personalità in una situazione interpersonale, tutto quello che è osservabile e deducibile (fantasie, desideri, comportamenti, ecc.) ed esclude avvenimenti e sentimenti regolati da processi inconsci ai quali non si può accedere.
La personalità è una manifestazione temporale che le esperienze interpersonali hanno plasmato. La vita è una continua trasformazione di energia; l’apparato psichico non è una struttura che subisce una forza, è energia che evolve nel tempo. Non ci sono strutture mentali, ma esempi di trasformazioni di energia, modelli di processi. L’esperienza è dunque trasformazione di energia che si realizza in tre modi:
- Prototassico: Già a questo livello vi è l’esperienza di un’attività simbolica non comunicabile, poiché tutto è unito, non vi è divisione tra prima/dopo, qui/là. Il lattante sperimenta la fame e la sazietà senza collegarli in una sequenza di tempo e non vi è un riferimento a un "io" poiché è tutto indefinito ed embrionale.
- Paratassico: Con le prime differenziazioni tra il sé e il mondo, si incontra la realtà anche a livello visivo e uditivo. Il bimbo non stabilisce ancora nessi tra le esperienze, non c’è attività logica, le cose accadono e basta: l’esperienza è una successione di stati diversi dell’organismo ma non collegati tra loro. Esempi di pensiero paratassico sono i sogni. Un prodotto di questo livello è lo stato autistico = il bambino impara i fonemi e le sillabe ma le parole non hanno ancora acquisito un significato condiviso per comunicare con gli altri. Ancora prima di parlare, il bimbo distingue tra simbolo e cosa simbolizzata. Con l’adeguamento al mondo esterno, l’attività autistica scema, ma i simboli autistici/paratassici sono usati da adulti nell’attività creativa.
- Sintassico: Acquisizione e uso del linguaggio.
Empatia e angoscia
L’empatia ha un ruolo centrale nella formazione culturale del bambino. Il bimbo sviluppa la sua personalità mediante l’esercizio del potere: con il contatto empatico, biologicamente determinato, la madre reagirebbe trasmettendo al bimbo un senso di benessere.
L’angoscia: il bimbo, nell’acquisizione del linguaggio, subisce molte limitazioni, da cui ha origine il sistema dell’Io. La prima forma di angoscia viene provata empaticamente a seguito di una disapprovazione dell’adulto a fini educativi. Crescendo, il bimbo impara a comprendere le espressioni del volto e verbali di disapprovazione e ad evitare tali situazioni per evitare l’angoscia. Per mezzo dell’angoscia, l’Io limita e restringe la coscienza. L’Io si riproduce da sé mettendo a fuoco tutte le condotte che provocano approvazione/disapprovazione. Il bambino, nei propri riguardi, prova gli stessi sentimenti che gli adulti gli hanno dimostrato: tutti gli apprezzamenti sono organizzati nell’Io, mentre le esperienze negative costituiscono l’extra-Io, che non è riconosciuto come parte della personalità. Ora, se l’Io si è formato soprattutto attraverso esperienze negative, la sua tendenza sarà quella di percepire le cose come non favorevoli. Non potendo poi disapprovare se stesso, disprezzerà gli altri. Qualunque esperienza capace di apportare una medicazione sarà preclusa: l’Io mantiene un atteggiamento negativo e ostile, ed è mantenuto sempre nella stessa direzione dall’angoscia. Nelle patologie non si tratta quindi di riportare alla luce i traumi, ma di indagare sull’organizzazione del sistema dell’Io. Le esperienze dell’extra-Io sono dissociate dalla personalità tramite la disattenzione selettiva: con la disattenzione, ogni esperienza che ispira angoscia viene trascurata e ignorata per non incorrere così in un cambiamento che implica anche sforzo.
La formazione dell'Io
L’individuo ha due tipi di bisogni: bisogni di soddisfazione (organismo + bisogni della sfera emotiva che vanno dal bisogno di contatto ai rapporti con gli altri e l’espressione di sé) e bisogni di sicurezza (educazione impulsi - influenza della cultura), dall’equilibrio tra questi dipende la salute emotiva dell’individuo.
Teorema della tenerezza: l’attività del bimbo generata dalla tensione di un bisogno suscita tensione nella madre; la madre vive questa tensione come tenerezza e impulso di recare sollievo ai bisogni del bambino. Nella soddisfazione del bisogno, il bambino è liberato dalla tensione e sperimenta sicurezza. Se la madre risponde con angoscia, questa si riproduce nel bimbo che non ha modo di manipolarla, l’unico modo con cui può essere eliminata è che la madre cessi di essere ansiosa. Se persiste l’angoscia vi sono due dinamismi che intervengono:
- L’apatia che attenua le tensioni sia generate dai bisogni sia quelle dell’angoscia materna (i bisogni tuttavia non sono eliminati).
- Il distacco sonnolento che è provocato da un’angoscia persistente e intensa.
Formazione dell'Io: passi e tappe evolutive
Il bimbo oscilla da uno stato di benessere a uno di profondo terrore, da un lato può arrivare alla soddisfazione e quindi a un’integrazione, dall’altro ci può essere angoscia e quindi disintegrazione (es: il pianto da fame può essere gratificato, ma qualora il seno non apparisse può subentrare l’apatia - impotenza inaspettata, non considerata molto grave da Sullivan - oppure anche se appare il seno a causa dell’angoscia materna il bimbo può rifiutarlo e provare ansia con conseguenze molto gravi). Quindi il bambino discrimina tra due esperienze diverse: la "buona/cattiva madre" (madre si riferisce a una personificazione complessa di tutte le esperienze angosciose e non fatte dal bambino).
Gli stati si scindono e il bimbo fa esperienza della madre come persona separata, divenendo consapevole di sé. Il bambino ha delle apprensioni (atti percettivi molto rudimentali, insiemi di immagini, sensazioni) e impara a riconoscere i "segni" per evitare l’angoscia.
Con la comparsa del linguaggio, comprende che cattiva/buona mamma sono una sola cosa e che il suo comportamento può favorire aumento/riduzione dell’angoscia materna. In questo periodo sono importanti le esperienze legate alla zona anale: infatti con l’educazione dell’attività della zona anale, la madre modifica le manifestazioni di tenerezza. Inizia anche l’educazione connessa alla zona orale con l’impedire al bimbo di mettersi le mani in bocca o introdurre oggetti. Vi è infine l’educazione della funzione manuale-esplorativa che impedisce al bimbo di toccarsi i genitali e di sporcarsi con le feci.
- Vi sono quindi tre aspetti di collaborazione interpersonale: tenerezza con ricompensa, gradazione dell’angoscia e angoscia repentina che blocca l’apprendimento.
A questo punto vi è una triplice personificazione del me: me buono formatosi con le esperienze in cui si è sperimentata la tenerezza come premio (me buono alla fase terminale di sviluppo diventa l’Io della persona), me cattivo nato da esperienze associate all’angoscia, non me nato da un’intensa angoscia della madre che fa provare al bimbo un’esperienza spaventosa e provoca amnesia. Queste esperienze non integrate, che generano paura e ripugnanza, sono caratterizzare da un’emozione chiamata soprannaturale (il non me erompe nei sogni). Ora il bimbo collega i suoi comportamenti agli stati affettivi della madre e a ciò che suscita la sua approvazione.
Nella tarda infanzia si colloca il dinamismo chiamato sistema dell’Io volto alla ricerca di un modo di vivere al minimo livello di angoscia. Il sistema dell’Io non si forma per un atto di introiezione della madre, ma a causa di interventi materni diretti a educare il bimbo nella sua ricerca di soddisfazione dei bisogni. L’Io non è un’identificazione o una funzione della madre, ma è un’esperienza organizzata per eludere l’angoscia generata dal processo creativo.
Le epoche evolutive
Infanzia (primo anno)
Termina con la formazione del sistema dell’Io e l’acquisizione del linguaggio. I genitori si rivolgono al bimbo come qualcuno che ha una mente e comprende. La parola ha lo stesso significato per la madre e per il bimbo.
Fanciullezza (1-4 anni)
Il bimbo assimila un comportamento prescritto ovvero apprende le configurazioni culturali che presiedono il soddisfacimento dei bisogni. Con il linguaggio, tenerezza/angoscia diventano un’unica personificazione. Maturano nuove abilità che il bimbo sente il bisogno di esercitare ed esibire, il bisogno di contatto fisico diventa bisogno di partecipazione altrui. I bambini ricorrono o alla sublimazione (riformulazione inconsapevole di un comportamento disapprovato dalle figure di autorità con un modo di comportarsi approvato es: succhio il giocattolo perché non posso giocare col fango) o disintegrano le esperienze che vanno poi a costituire l’extra-Io. Sullivan attribuisce una forte influenza educativa alla paura che è diversa dall’angoscia! La paura si genera per un ritardo della soddisfazione, l’angoscia è trasmessa per un legame di empatia con la madre! La punizione nel processo educativo è dannosa quando il genitore punisce con rincrescimento. In molti casi la punizione arriva improvvisa senza che il bimbo l’abbia collegata al suo comportamento (danni più gravi che il bimbo può ricevere da adulti: incoerenza atti, incomprensione prescrizioni, contraddizioni nel comportamento, confusione tra concetto responsabilità e dovere; ciò porta a un fanciullo perverso che viene deriso nel momento del bisogno di tenerezza ed esprime malevolenza, vieta a se stesso di chiedere agli altri tenerezza e impedisce agli altri di provarne nei suoi confronti).
Età scolare (4-8 anni)
Ha una forte tendenza alla socializzazione. Si abbandonano i compagni di gioco immaginari per amici reali della stessa età. Il contatto con la scuola corregge gli aspetti inappropriati della personalità e fa acquisire norme sociali, in particolare favorisce la subordinazione sociale (si incontrano nuove figure di prestigio con potere diverso dai genitori) e l’adattamento sociale (impara a conoscere i compagni, anche i malevoli, deve sviluppare strategie per superare i momenti di crisi di questa nuova realtà). Il processo educativo non è tanto dato dall’insieme delle nozioni insegnate ma dal dinamismo della sublimazione che infonde sicurezza nell’individuo. Una delle esperienze più dolorose deriva in questa fase dal sentirsi escluso (genera senso di inferiorità e inadeguatezza accentuato a volte dall’apprendimento del disprezzo = genitori che insegnano ai figli a disprezzare gli altri per conservare la stima di sé). Alla fine del periodo scolare il ragazzo dovrebbe essere in grado di orientarsi nella vita.
Preadolescenza (fino a pubertà)
Instaurarsi di un rapporto di intimità con l’altro che permetta una diversa valutazione di sé: nasce interesse per persona dello stesso sesso, il bisogno di avere un amico, di un rapporto che diventa esclusivo. C’è una nuova sensibilità, interesse per ciò che prova e sente l’altro, bisogno di intimità, inizio collaborazione (diversa dalla cooperazione in cui vi è più egoismo) dove si sta attenti al noi più che all’io. Nella relazione con l’altro ci si guarda con occhi differenti correggendo l’immagine fantastica di sé ma anche le idee che si hanno degli altri. Vari tipi di deformazione della personalità:
- Egocentrici (aspettano un’attenzione speciale)
- Malevoli (difficoltà a stabilire amicizia)
- Denigratori (attribuiscono agli altri motivo dei propri insuccessi)
- Isolati (evitano con cura ogni confronto con gli altri per proteggersi da rifiuto)
- Irresponsabili (ragazzi che non vogliono crescere)
Adolescenza
Comparsa del desiderio sessuale. Si intrecciano i bisogni di sicurezza (vivere liberi da angoscia), intimità (necessità di superare l’isolamento e collaborare con qualcuno) e soddisfazione del desiderio sessuale. Si passa dal cercare una persona isofilica (uguale a noi) a una eterofilica. Vi è molta tensione e ansia intorno all’attività sessuale anche a causa della fobia genitale primaria: non si avverte come appartenente al corpo la zona genitale a causa delle proibizioni dei genitori, questa zona viene esiliata nel non me. In questo modo si compromette la stima che l’adolescente ha di sé con l’aggravante che i genitori accolgono male l’interesse del giovane per l’altro sesso (utilizzano il ridicolo, sollevano perplessità nelle sue relazioni, obiettano, criticano). Il bisogno di intimità si scontra con il desiderio sessuale: quando un rapporto diventa intimo ci si scontra con imbarazzo, diffidenza, bisogno di tutelarsi ricorrendo ad esempio alla tecnica del non (trattare l’altro come un oggetto a cui rivolgere solo il proprio desiderio sessuale). Ogni problema sessuale per Sullivan deriva quindi dalle restrizioni degli adulti.
Età adulta
Il passaggio alla tarda adolescenza non è una maturazione biologica ma un prodotto della cultura: periodo che inizia con la scelta di una specifica attività sessuale e termina con adozione di una serie di comportamenti maturi con l’altro, nei limiti della cultura.
Meta sviluppo = passaggio da organizzazione sociale del gruppo a quello più allargata della società (ad impedire di raggiungere la maturità è sempre l’angoscia e l’incapacità di tollerare l’ansia. Una soluzione consiste nell’affrontare l’angoscia e modificare il sistema dell’Io con personificazioni adeguate e appropriate).
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