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Famiglie multiproblematiche

La famiglia come unità di analisi psicologica e sociologica

Sul piano psicologico la famiglia continua a essere centrale per due funzioni: cura dei figli e soddisfacimento dei bisogni d’intimità dell’adulto (globalmente mantiene la funzione psicosociale di mediatrice tra ambiente interno e contesto sociale esterno tra le generazioni, ruoli e identità). Presenta contemporaneamente una notevole permanenza nel tempo e un’alta modificabilità di forme e funzioni. Oggi non si ritiene nucleo familiare solo quello caratterizzato da legami biologici e unione legalizzata, ma prevale l’aspetto di gratificazione emotiva del soggetto piuttosto che la questione dell’impegno etico a conservare l’unione coniugale.

La modificabilità investe anche la dimensione dei ruoli interni alla famiglia: nello stesso periodo sono in vita elementi di più generazioni (pressione sui membri familiari a svolgere più ruoli contemporaneamente). Dal punto di vista sociologico lo scenario della società globale è caratterizzato da nuovi rischi: marginalità diffusa, contrazione economica, disoccupazione, scarsità di risorse educative, aumento criminalità organizzata e cause di disagio tradizionale (povertà, devianza).

Si assiste a politiche che sembrano delegittimare la famiglia e fanno intervenire il tessuto sociale come mediatore e normatore rispetto alle interazioni tra i membri della famiglia: nel rapporto famiglia/corpo sociale le organizzazioni medico-psicologico-giuridiche vanno a incidere sulla logica del legame intrafamiliare a favore della logica e competenza del tecnico.

La famiglia da un lato riflette l’impatto della complessa realtà sociale, economica, politica, culturale in cui è immersa, dall’altro è essa stessa istituzione con una storia antica e un sottosistema capace di adattamento, resistenza, plasticità, riorganizzazione sulla base di tradizione e bisogni.

Paradigmi di riferimento

Di fronte a eventi critici che interessano l’individuo o l’intero nucleo le teoria dei sistemi: abituali modalità di funzionamento risultano inadeguate, vanno attivate, riorganizzato il gruppo affinché l’evento non si traduca in sintomi. Le famiglie in difficoltà hanno modalità di funzionamento che non sembrano favorire il benessere (invischiamento, isolamento, rigidità, disorganizzazione, percezione confusa/distorta dei ruoli, ruoli conflittuali).

Il concetto di famiglia multiproblematica e problemi teorici connessi

La famiglia multiproblematica è un sistema interattivo in cui più membri manifestano sintomi di disagio psicosociale. Gruppo che attraverso i suoi vari componenti è in contatto con un’ampia varietà di servizi cui vengono richiesti interventi multipli e a lungo termine (es. salute mentale, tossicodipendenza, materno-infantile, tribunale). L’ambiente di vita materiale e i suoi riflessi sulla realtà psicologica dei membri del gruppo multiproblematico.

L'ambiente di vita materiale e i suoi riflessi sulla realtà psicologica dei membri

Il contesto abitativo: secondo Tierney esiste un sottosistema abitativo che caratterizza la vita della famiglia multiproblematica povera che, associato ad altri fattori, incide profondamente sul sistema dei valori e sull’immagine di sé dei componenti contribuendo a creare situazioni difficilmente reversibili. La famiglia esclusa è orientata verso una scelta abitativa non solo operata nel sistema della proprietà privata ma anche dal sistema di affitto utilizzato da famiglie di basso reddito (soluzioni di riparo in mancanza dei requisiti di abitabilità, come le condizioni igieniche, comodità, sovraffollamento, es. scantinati in palazzi, baracche).

Situazioni tipiche nel ciclo di vita

  • Momento iniziale generalmente di relativa sicurezza, non ci sono bambini, la famiglia vive coi genitori di un coniuge.
  • Lungo e difficile periodo di insicurezza in cui la coppia ha molti bambini ed è difficile trovare un’abitazione adeguata.
  • Entrata nel mondo del lavoro dei figli, relativa sicurezza abitativa.
  • Tutti i figli cresciuti e fuori casa.
  • Coppia in pensione, sicurezza abitativa certa, ma lo standard di vita può tornare basso.

Le spinte a cambiare alloggio sono: sfratto, conflitti col proprietario, sovraffollamento, problemi di salute per cattive condizioni igieniche, perdita lavoro, separazione. Caratteristiche: mancanza di armonia e ritmi comuni di vita, manca la possibilità di identificare un proprio spazio con conseguenti disagi a livello psicologico e tensioni interpersonali, disaccordo coniugale, entrate limitate (dà luogo a comportamenti individualistici per cui i membri della coppia utilizzano le entrate economiche per soddisfare bisogni individuali), per queste famiglie non c’è la possibilità di fare dei piani per realizzare i cambiamenti desiderati, manca la percezione del tempo e il senso del futuro.

La scarsezza di benessere è dimostrata dalla scarsa disponibilità di pezzi di arredamento (molte scatole, valigie), il frequente cambiamento di abitazione porta spesso a rivendere i mobili o abbandonarli. Rispetto al problema abitativo, tre tipologie di famiglie: condizione stabile, problematica (affidamento dei figli ad altri, separazione coppia), instabile (famiglie disintegrate, figli distribuiti tra parenti e istituzioni).

Fattori che possono migliorare la stabilità abitativa: miglioramento performance del marito su lavoro, nuove fonti di entrata stabili, perdita di un coniuge (possibile ristrutturazione famiglia). Tra instabilità abitativa e instabilità nell’organizzazione dell’unità familiare c’è un rapporto molto stretto: la mancanza di un’abitazione sicura e rispondente agli standard minimi, se diventa uno stato cronico, ne minaccia la sopravvivenza (mancanza di sicurezza, privacy, stress). L’impossibilità di disporre di entrate economiche stabili si accompagna alla mancanza di capacità di auto amministrazione e gestione della casa. Quanto più la situazione abitativa è problematica tanto più si riscontra instabilità e stato di disgregazione del nucleo.

Il contesto lavorativo

Esiste una chiara relazione tra lavoro duro e di poco valore, abitazione scadente, stile di vita delle famiglie escluse. Caratteristiche delle scelte occupazionali degli uomini di queste famiglie: lavori che richiedono formazione limitata, abilità generiche, scarsa retribuzione; attività marginali con limitate possibilità di carriera (es. lavori stagionali); forza lavoro associata a mobilità orizzontale (cambio residenza); non chiara demarcazione per questi soggetti tra disoccupazione e sottoccupazione; frequente possibilità d’impiego all’aperto in assenza di supervisione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Arace Angelica.
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