Psicologia della prima infanzia
Capitolo 5
Sviluppo sociale e morale — bambini tra famiglia, nido e pari
5.1 Il ruolo della famiglia: bisogno di protezione e sicurezza
La famiglia rappresenta il primo e principale contesto in cui il bambino fa esperienza della realtà
sociale. Tuttavia, la sua crescita avviene all’interno di una rete di relazioni più ampia, che include
nido, scuola e gruppo dei pari.
Secondo Winnicott, non è possibile comprendere lo sviluppo emotivo di un bambino se lo si separa
dalle relazioni sociali in cui è inserito — prima fra tutte quella con la madre.
In passato, il legame madre-bambino veniva interpretato principalmente come risposta ai bisogni
fisiologici (in particolare quello del nutrimento).
Dopo la Seconda guerra mondiale, Anna Freud osservò i bambini orfani e istituzionalizzati,
notando che la mancanza di relazioni affettive e di un legame stabile con una figura materna
generava gravi difficoltà emotive e sociali. Da qui la comprensione che il legame con la madre
risponde a un bisogno istintuale di relazione.
Anche Sullivan (1953) sosteneva che il bisogno primario del bambino è la relazione con
l’ambiente, che risponde empaticamente al suo desiderio di tenerezza.
Winnicott, invece, sottolineò l’importanza della qualità delle cure materne, introducendo il
concetto di “madre sufficientemente buona”, cioè capace di rispondere ai bisogni del bambino in
modo adeguato ma non perfetto, favorendone così lo sviluppo dell’autonomia.
5.1.1 Le origini biologiche dell’attaccamento
La teoria dell’attaccamento nasce con John Bowlby, che la definisce come una disposizione
innata del bambino a cercare la vicinanza di un essere umano significativo, indipendentemente dal
bisogno di nutrimento.
Questa tendenza ha una funzione biologica: garantire la protezione del piccolo dai pericoli e dai
predatori attraverso il contatto con l’adulto.
Bowlby sottolinea anche che la separazione prolungata dalla madre (a causa di morte o
disgregazione familiare) può costituire un fattore eziologico di disturbi nevrotici.
Gli studi di etologia hanno fornito importanti conferme a questa prospettiva:
Lorenz, con le sue ricerche sulle oche selvatiche, dimostrò che attraverso il meccanismo
• dell’imprinting i piccoli sviluppano un legame immediato e stabile con la figura adulta,
aumentando così le loro possibilità di sopravvivenza.
Harlow, studiando le scimmie rhesus, mostrò che l’attaccamento non dipende dal
• nutrimento ma dal contatto affettivo: i cuccioli preferivano il simulacro di madre rivestito
di panno morbido a quello con il biberon, evidenziando l’importanza del calore emotivo e
della sicurezza nelle prime relazioni.
Bowlby descrive il comportamento di attaccamento come un sistema di controllo cibernetico,
che regola la distanza del bambino dalla gura di cura. Quando questa distanza diventa eccessiva,
si attivano speci ci comportamenti che cessano una volta ristabilita una vicinanza ottimale. In
questo modo il bambino mantiene un equilibrio tra sicurezza e autonomia, adattandosi alla
pericolosità dell’ambiente e alla disponibilità dell’adulto.
Questi comportamenti speci ci sono preprogrammati e si sviluppano naturalmente e sono
suddivisi in due categorie principali:
• Comportamenti di segnalazione: hanno lo scopo di indurre il genitore ad avvicinarsi
(pianto, il sorriso, la lallazione e i richiami)
• Comportamenti di accostamento: servono invece ad avvicinare il bambino all’adulto.
(l’aggrapparsi, la suzione non alimentare e l’avvicinarsi sicamente)
La vicinanza sica, ottenuta attraverso questi due tipi di comportamenti, viene vissuta dal bambino
come sicurezza.
Secondo Bowlby e Ainsworth, il legame di attaccamento è quindi una relazione affettiva stabile,
unica e non sostituibile, caratterizzata dal desiderio di mantenere il contatto con una gura
percepita come più forte e saggia, capace di offrire protezione e conforto. La presenza della gura
di attaccamento genera sicurezza, mentre la separazione provoca stress.
Sebbene inizialmente le ricerche si siano concentrate sulla madre biologica come principale gura
di attaccamento, studi successivi (es. Cassidy, 2002) hanno mostrato che anche il padre, i fratelli
maggiori, i nonni e altri familiari possono svolgere tale ruolo, a seconda delle caratteristiche
culturali e relazionali del contesto.
5.1.2 costruire i primi legami di attaccamento
Lo sviluppo ontogenetico dell’attaccamento segue tre fasi più una verso i tre anni (dal testo di Mary
ainsworth)
• 1 fase - dalla nascita ai 2/3 mesi - orientamento e segnali senza discriminazione della
persona: il bambino risponde alla stimolazioni sociali ma non modi ca le sue risposte a
seconda delle persone con le quali interagisce, non predilige nessuna gura - preattaccamento
• 2 fase - verso i sei mesi - orientamento e segnali diretti verso una o più gure discriminate:
il bambino è in grado di distinguere le persone familiari, è capace di esercitare un maggior
controllo sulle interazioni e dirigere i suoi comportamenti di attaccamento verso una o più
persone ben discriminate
• 3 fase- settimo mese - mantenimento della vicinanza ad una gura discriminata mediante
la locomozione e segnali con l’acquisizione della permanenza dell’oggetto, basata sulla
memoria rievocativa, il bambino stabilisce relazioni differenziate e durevoli - angoscia da
separazione e dell’estraneo. In questa fase l’attaccamento si consolida verso una o poche
persone, e in questo periodo di manifesta il comportamento di base sicura - contrassegno
dell’attaccamento, quando il bambino è in grado di spostarsi autonomamente nello spazio.
• 4 fase- secondo e terzo anno - formazione di un rapporto reciproco corretto secondo lo
scopo i bambini cominciano a mostrare meno stress per brevi separazioni, è in grado di cogliere
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gli obiettivi altrui, i motivi della separazione, e negoziarne i termini. l’obiettivo
dell’attaccamento in questa fase non è più la vicinanza sica ma la certezza di disponibilità in
caso di bisogno. Si possono costruire più relazioni di attaccamento contemporaneamente ma
rimane una gerarchia tra di esse, vi è quella principale e le secondarie; stabilite in base al tempo
alla qualità delle cure e l’intensità di investimento emotivo.
Molti studi hanno concluso che il padre può essere una gura di attaccamento ma è ancora
dibattuta la poszione che esso assume rispetto alla madre, Bowlby lo descrive come
ugualmente signi cativo ma con ruolo diverso in quanto quella con il padre è una relazione
di attivazione (specie nei maschi) e a volte svolge un effetto compensatorio in mancanza della
relazione sicura con la mamma.
5.1.3 attaccamenti sicuri e attaccamenti insicuri
Lo sviluppo dell’attaccamento in infanzia è un fenomeno universale, ma la qualità del legame
varia da una diade madre-bambino all’altra. Un bambino non sviluppa attaccamento solo se privo
di una gura adulta stabile (come nei casi di orfanotro o), mentre in tutti gli altri contesti lo
costruisce, anche quando le gure di riferimento sono inadeguate o maltrattanti.
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La sensibilità materna
Dagli studi di Mary Ainsworth (Uganda e Baltimora) emerge che la presenza costante della gura
adulta è fondamentale per lo sviluppo dell’attaccamento, ma la sensibilità del caregiver ne
determina la qualità.
Ainsworth descrive la sensibilità materna come composta da quattro elementi:
1. Percepire i segnali del bambino.
2. Interpretarli accuratamente, senza distorsioni personali.
3. Rispondere in modo adeguato.
4. Farlo prontamente.
Una madre sensibile mostra empatia, disponibilità sica e psicologica, incoraggia l’esplorazione e
rispetta l’autonomia del bambino, senza essere intrusiva.
Tipi di attaccamento
• Attaccamento sicuro B
◦ Si sviluppa quando la madre è sensibile e responsiva.
◦ Il bambino usa il caregiver come base sicura per esplorare.
◦ Durante la separazione mostra stress, ma al ritorno della madre cerca conforto e si
rassicura facilmente, tornando poi a giocare.
• Attaccamento ansioso-ambivalente C
◦ Si forma con una madre incoerente, a volte affettuosa e a volte ri utante.
◦ Il bambino è insicuro, teme l’abbandono e mostra ambivalenza: cerca il contatto ma
si arrabbia o ri uta il genitore.
◦ Durante la separazione è molto stressato, e al ricongiungimento non si calma
facilmente.
• Attaccamento evitante A
◦ Deriva da una madre distaccata, che ri uta il contatto sico e riconosce solo i
segnali positivi legati all’autonomia.
◦ Il bambino appare indifferente: non mostra stress durante la separazione né gioia al
ritorno della madre, ma siologicamente è comunque in ansia.
◦ Questa apparente indipendenza è una difesa contro la frustrazione del non poter
contare sull’adulto.
La Strange Situation È una procedura sperimentale per valutare la qualità dell’attaccamento,
basata su due separazioni e ricongiungimenti tra madre e bambino in presenza di uno sconosciuto.
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Dai risultati su bambini americani di classe media: 70% attaccamento sicuro (B) 20%
attaccamento evitante (A) 10% attaccamento ansioso-ambivalente (C)
• Attaccamento disorganizzato-disorientato D
Successivamente, Main e Solomon (1986) individuarono un quarto pattern per i bambini che non
rientravano nelle tre categorie precedenti.
Il bambino disorganizzato-disorientato (D) mostra comportamenti contraddittori e confusi,
come:
• alternanza di avvicinamento e evitamento del genitore,
• posture rigide o movimenti frammentati,
• improvvisi cambiamenti emotivi (pianto, risate, immobilità).
Questi bambini vivono un con itto irrisolvibile: la gura che dovrebbe dare protezione è anche
fonte di paura.
Il pattern D si osserva spesso in bambini maltrattati o gli di genitori con traumi non risolti
5.1.4 differenze individuali nell’attaccamento antecedenti e conseguenze
La qualità dell’attaccamento dipende principalmente dalla sensibilità e prontezza alla risposta del
caregiver. La sensibilità materna, è il fattore più determinante nello sviluppo di un attaccamento
sicuro. Tuttavia, entrano in gioco anche altre variabili:
• Fattori costituzionali: il temperamento del bambino non in uenza direttamente la sicurezza
dell’attaccamento, ma può farlo in relazione al grado di sensibilità genitoriale e al supporto
sociale disponibile.
• Benessere psicoaffettivo del genitore: stati depressivi o stress emotivo possono
compromettere la qualità della relazione e favorire attaccamenti insicuri.
• Fattori contestuali: il supporto sociale e la qualità della relazione coniugale incidono
indirettamente sull’attaccamento, poiché migliorano la disponibilità e la sensibilità del
genitore.
• In uenze culturali: L’attaccamento evitante è più comune in società che valorizzano
l’autonomia, mentre quello ambivalente in culture che privilegiano la vicinanza sica e la
dipendenza.
Gli esiti a lungo termine dell’attaccamento riguardano diverse aree dello sviluppo:
• L’attaccamento sicuro favorisce autostima, ducia, empatia, cooperazione, capacità di
regolazione emotiva e adattamento cognitivo.
• L’attaccamento insicuro non implica necessariamente esiti negativi, ma rappresenta un
fattore di rischio per dif coltà relazionali e psicopatologie, specie in contesti instabili o
privi di supporto.
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Secondo il modello dei percorsi di sviluppo di Bowlby (developmental-pathways model), le
esperienze di attaccamento precoci non determinano rigidamente lo sviluppo futuro, ma orientano il
bambino verso certi esiti.
L’esperienza con il caregiver contribuisce alla costruzione dei modelli operativi interni —
rappresentazioni mentali di sé e dell’altro — che guidano il modo in cui l’individuo percepisce,
interpreta e reagisce alle relazioni future. Bambini sicuri: rappresentano la gura di cura come
amorevole e se stessi come degni di amore. Bambini insicuri: costruiscono modelli di un caregiver
imprevedibile, ri utante o minaccioso e di sé come non meritevoli.
Questi modelli operano in gran parte a livello inconscio e tendono a mantenersi nel tempo,
rafforzandosi attraverso l’assimilazione delle esperienze congruenti con essi. Tuttavia, possono
modi carsi in seguito a esperienze relazionali signi cative e positive.
5.2 i bambini in famiglia stili educativi e pratiche disciplinari genitoriali
La famiglia non è esclusivamente la sede degli affetti ma anche della socializzazione cognitiva e
morale del bambino in cui vengono trasmessi i modelli comportamentali e le regole di vita propri e
di ciascuna società. Le modalità di parenting e il tema della regolazione normativa ( a che età con
quali modalità quanti limiti dare al bambino) sono oggetto di studio.
5.2.1 stili educativi genitoriali determinanti ed esiti di sviluppo
Gli studi classici hanno individuato due dimensioni di base della funzione genitoriale descritte in
termini di permissività e severità da un lato e sollecitudine e ostilità dall’altro.
La permissività è il grado di libertà che i genitori lasciano ai propri gli ed è contrapposta alla
severità intesa come l’imposizione di un numero elevato di restrizioni volti all’obbedienza.
La sollecitudine è la misura in cui i genitori sono affettuosi e solleciti nei confronti del bambino
contrapposto all'ostilità che si veri ca quando i genitori appaiono freddi e disinteressati nei
confronti dei propri gli.
Queste dimensioni danno forma a diversi stili educativi: autoritario, permissivo e iperprotettivo,
autorevole e democratico, trascurante e di ri uto. Si può dire che nel complesso lo stile educativo
autorevole rappresenta un fattore di protezione per lo sviluppo del bambino, in quanto lo rende più
capace, più ducioso nelle proprie possibilità, responsabili, capaci di autocontrollo e cooperativi;
mentre gli altri sono un fattore di rischio. Gli effetti dei diversi stili educativi variano in base a
diversi fattori tra cui il genere e l’età del bambino.
5.2.2 le tecniche di controllo dei genitori e lo sviluppo morale del bambino
I processi che consentono ai bambini di assumersi la responsabilità dei propri comportamenti
durano tutta l’infanzia e cominciano con l’adulto che li guida in questo percorso.
Kopp afferma che nei primi due tre mesi la regolazione viene garantita dal genitore attraverso il
controllo della stimolazione, successivamente il bambino comincia ad adattare il proprio
comportamento all’ambiente e i suoi vincoli; ma solo verso il primo anno di vita diviene capace di
un controllo volontario del comportamento, obbedire in presenza dell’adulto. Mentre il rispetto
delle norme in assenza dell’adulto avviene solo verso i due anni no ai tre anni in cui si raggiunge
l’autoregolazione.
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Spitz sosteneva che la comparsa del << No >> sia un importante organizzatore psichico che ci
dice della capacità del bambino di differenziarsi dall’adulto e di affermare se stesso. Durante i
primi anni ciò si manifesta appunto attraverso l’opposizione e la Negazione.
In questo processo assumono un ruolo chiave le tecniche di controllo ovvero i comportamenti messi
in atto per modi care il corso dell’attività di un’altra persona:
Orientare l’attenzione del bambino su ciò su cui si intende intervenire, manipolare la situazione
incanalandola verso la direzione desiderata utilizzando suggerimenti in forma interrogativa, più
ef caci di proibizioni e ordini.
Nel secondo e terzo anno di vita il bambino inizia a comprendere l’idea di responsabilità delle
proprie azioni, ciò che è bene e ciò che è male ma rientrano ancora nel livello preconvenzionale
dello sviluppo morale (Kholberg).
Lo sviluppo morale può essere incoraggiato da una disciplina che incoraggia piuttosto che
reprimere, mettendo il focus sul riconoscimento la riparazione e il riscatto. Quest’ultimo da la
possibilità di riconquistare un privilegio perso a causa di un comportamento errato dopo un po’ di
tempo che si sarà comportato bene.
Le regole e la disciplina: hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo: offrono al bambino una
direzione da seguire, aiutandolo a contenere emozioni e comportamenti. I “no” all’interno della
relazione educativa non rappresentano atti di prevaricazione, ma occasioni per imparare a
fronteggiare le richieste di maturità e per ssare limiti chiari. Le regole devono essere esplicite,
coerenti e costanti, con conseguenze comprensibili e proporzionate.
Le prime bugie: esse si manifestano inizialmente come un “no” che dovrebbe essere un “sì”: il
bambino cerca di negare le proprie intenzioni per proteggere la propria immagine e non sentirsi
“cattivo”. Questo segna la consapevolezza che i propri pensieri sono privati e inaccessibili agli
altri. Tuttavia, no ai 5–7 anni, vi è ancora una componente immaginativa nella ride nizione della
realtà, per cui non si può ancora parlare di vere e proprie menzogne.
5.3 dalle cure familiari alle cure extrafamiliari, il nido d’infanzia
In italia i nidi d’infanzia vengono istituiti nel 1971 con la legge 1044 al ne di provvedere alla
temporanea custodia del bambino per facilitare l’ingresso alla donna al lavoro,
Oggi, si pone come opportunità di crescita intellettiva sociale e non più come semplice luogo di
custodia. Perché il nido d’infanzia favorisca realmente la crescita del bambino, è fondamenta
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