Estratto del documento

Manuale di psicologia relazionale

Le radici della psicologia relazionale

La psicologia relazionale è quella disciplina che si propone di cogliere i processi che influenzano lo sviluppo della personalità degli individui all’interno dei contesti relazionali a cui partecipano. Tale disciplina affonda le sue radici nella cultura americana degli anni ‘50, che intendeva superare la settorializzazione degli studi e recuperare un approccio olistico.

In quel periodo, inoltre, si ebbe uno spostamento dell’attenzione dai fattori intrapsichici ai fenomeni interpersonali e ai contesti in cui essi hanno luogo. La teoria a cui fa riferimento questa nuova visione della realtà è la teoria dei sistemi, i cui concetti cardine sono quelli di sistema, organizzazione, autoregolazione, causalità circolare ed equifinalità.

La teoria generale dei sistemi, elaborata dal biologo von Bertalanffy a partire dagli anni ‘30 e sistematizzata nel 1971, sancisce il superamento della causalità lineare e valuta le connessioni reciproche all’interno dei fenomeni più disparati. L’interesse non è più focalizzato su fenomeni isolati, ma su totalità organizzate, secondo una concezione che von Bertalanffy definisce organismica (laddove, col termine organismo, s’intende un complesso globale).

Anche l’interazione umana si organizza come un sistema. L’introduzione della prospettiva sistemico-cibernetica allo studio della famiglia si deve al gruppo di Palo Alto (Watzlawick, Jackson, Haley, Weakland), che riprendendo il pensiero di Bateson e i concetti delle teorie sulla comunicazione elaborano una visione delle famiglie come tendenti a mantenere lo statu quo (omeostasi) o organizzate da regole comunicative e di interazione più o meno rigide.

Nella teoria sistemica, dunque, il disagio psichico individuale diventa la chiave di accesso alla famiglia, in una prospettiva che fa del contesto un irrinunciabile elemento di comprensione. Nonostante i limiti dovuti all’esclusione degli aspetti soggettivi e storici della famiglia, nasce un modello di uomo diverso rispetto all’ottica psicoanalitica, non più monade isolata, ma essere sociale.

Le quattro fasi della psicologia relazionale

Possiamo riassumere la storia della psicologia relazionale in quattro fasi:

  • 1° fase: Anni '50 negli Stati Uniti, si delineano nuove tendenze nel campo delle scienze umane; approccio olistico ai problemi; sviluppo di una scienza dei sistemi; studi di Sullivan, Ruesch e Bateson; da uomo psicologico a uomo sociale; madre schizofrenogena.
  • 2° fase: La famiglia come unità di studio e di intervento. Si manifestano due tendenze:
    • Inserire le nuove acquisizioni nel quadro concettuale della psicoanalisi (in continuità con il passato): Ackerman, Boszormeny-Nagy, Bowen, Whitaker;
    • Rottura con la tradizione e rinnovamento del linguaggio e delle categorie concettuali (gruppo di Palo Alto, Minuchin).
  • 3° fase: Affermazione del nuovo paradigma in veste rivoluzionaria al di fuori dei circuiti di potere; crisi delle istituzioni; peso crescente dei gruppi etnici, aumento delle malattie mentali, necessità di riforme dei servizi sociali; intervento in nuove realtà (famiglia, scuola, quartiere); forte richiesta sociale.
  • 4° fase: Ripresa dell’interesse per la sperimentazione e l’approfondimento teorico.

Il ciclo vitale della famiglia

Il ciclo vitale della famiglia è un modello teorico di riferimento che inquadra lo sviluppo spazio-temporale attraverso l’individuazione di determinate fasi evolutive prevedibili. La famiglia è, infatti, un sistema vivente il cui sviluppo avviene per stadi all’interno della dimensione temporale: essa passa attraverso una serie di epoche, ciascuna consistente in un periodo di plateau e un periodo di transizione.

I periodi di plateau presentano momenti di relativa stabilità, mentre durante le transizioni si verificano profonde trasformazioni psicologiche e strutturali. Per dirla con Minuchin, ci sono periodi di equilibrio e adattamento, caratterizzati dalla padronanza di funzioni e capacità appropriate, e vi sono periodi di squilibrio. Questi ultimi provocano un salto verso un nuovo e più complesso stadio in cui vengono sviluppate nuove funzioni e nuove capacità.

Il processo evolutivo che la famiglia compie nel corso degli anni (il suo ciclo di vita) attraverso il passaggio da una fase all’altra è visto come un processo di continua ristrutturazione della trama dei rapporti tra i membri della famiglia. Le fasi sono caratterizzate da eventi naturali che necessariamente apportano dei cambiamenti nell’organizzazione del sistema familiare. Ad ogni tappa la famiglia si trova ad affrontare una situazione nuova (data dall’evento) che mette in crisi le vecchie modalità di funzionamento non più idonee al cambiamento avvenuto, richiedendo un nuovo assetto familiare.

Le varie tappe del ciclo di vita familiare sono contrassegnate da particolari eventi significativi: le nascite e le morti; le separazioni e le unioni; le inclusioni e le esclusioni dei membri; si riferiscono, pertanto, ai cambiamenti strutturali della famiglia, ad esempio la separazione dalla famiglia d’origine e la formazione di una nuova coppia; la nascita dei figli; la loro progressiva crescita fino allo svincolo; l’invecchiamento e la separazione della coppia genitoriale per la morte di un coniuge.

Accanto a questi momenti critici della vita della famiglia, che possono essere considerati fisiologici perché propri del suo sviluppo, ve ne sono altri non caratteristici dell’evoluzione familiare e spesso non previsti. Seguendo la terminologia di Terkelsen, sono due i tipi di eventi che spingono al passaggio in una nuova fase: eventi normativi, attesi e prevedibili come quelli accennati, ed eventi paranormativi, inattesi o difficilmente prevedibili, che moltiplicano le modificazioni della struttura relazionale del sistema familiare (separazione, divorzio, morte improvvisa, malattia di un membro eccetera).

Per ogni fase, la famiglia si trova a dover svolgere determinati compiti evolutivi in base alle richieste interne da parte dei membri e alle esigenze esterne del contesto socio-culturale in cui è inserita (ad esempio, modificazione di ruoli, funzioni, nuove modalità relazionali, legami di lealtà, rinegoziazione del rapporto tra autonomia e dipendenza).

In particolare è necessario che in esse si attivino sia capacità di analizzare la nuova situazione, sia di elaborare nuovi modelli di funzionamento, ma è anche necessario che la famiglia sappia tollerare la momentanea disorganizzazione dovuta a stili di relazione già impostati e non più efficaci e che riesca a garantire a tutti i suoi componenti quella soddisfazione delle loro esigenze di valorizzazione e di contenimento che ha contribuito in precedenza a mantenerla coesa e a renderla funzionale.

Inoltre, è comune constatare che nei momenti critici le singole famiglie presentano modi diversi di affrontare situazioni simili o, pur utilizzando le stesse modalità, differiscono nei risultati ottenuti. L’entità dell’evento critico non è data solo dalle caratteristiche dell’evento, ma anche dal significato ad esso attribuito dalla famiglia e dal momento in cui esso avviene: eventi normativi possono giungere comunque inaspettati o trovare una famiglia emotivamente impreparata in quanto impegnata in eventi paranormativi.

Quando una famiglia non riesce ad attuare il cambiamento e si blocca ad una tappa del ciclo vitale interrompendone l’evoluzione, possono sorgere problemi, disturbi che possono essere considerati sia l’espressione di una disfunzione momentanea all’interno di una famiglia, sia un tentativo di provocare un cambiamento e forzare un equilibrio non più funzionale.

L’utilità del modello del ciclo vitale consiste dunque non tanto nella possibilità da parte dell’osservatore di identificare semplicemente la fase in cui si trova la famiglia, ma piuttosto nel poterne osservare il cambiamento e la riorganizzazione nel passaggio da una fase all’altra.

Ogni fase del ciclo vitale riguarda almeno tre generazioni: mentre, ad esempio, una generazione si avvicina alla vecchiaia, la seguente è impegnata con la fase detta del nido vuoto (ovvero quando i figli se ne vanno di casa e i genitori si ritrovano da soli), la terza con l’essere adulti e con la formazione della coppia, e la quarta (il figlio in arrivo) con il processo di diventare nuovi membri del sistema.

Il ciclo vitale di una famiglia è influenzato anche da quelle che Boszormenyi-Nagy e Spark hanno definito lealtà invisibili: considerando la ripetitività di alcuni eventi familiari che si presentano nelle diverse generazioni di una famiglia, hanno evidenziato l’esistenza di modelli di rapporto multigenerazionale facilmente riconoscibili. L’individuo, interiorizzando le regole inespresse presenti nel sistema ed obbedendo totalmente ad esse, sviluppa una serie di lealtà nei suoi confronti, le quali si trasmettono da una generazione all’altra.

Gli autori partono dal presupposto che per poter essere un membro leale di un gruppo si debba interiorizzare lo spirito delle sue aspettative e disporre di un insieme di atteggiamenti per obbedire alle ingiunzioni interiorizzate. Ogni relazione all’interno di una famiglia è influenzata dalle lealtà e dal rispetto per la storia multigenerazionale. L’adulto che dispensa al figlio cure e attenzioni diviene a sua volta creditore di una serie di debiti che il figlio dovrà saldare.

Williamson colloca invece la saldatura dei debiti all’interno di un traguardo più ampio definito conquista dell’autorità personale. Solo un neogenitore che ha raggiunto questa sorta di autorevolezza intrinseca può affrontare il nuovo ruolo con gli occhi rivolti al futuro e non al passato, con le mani libere da conti in sospeso e potendo contare su un buon livello di autostima. Secondo Williamson, per poter raggiungere una piena maturità psicologica, l’autonomia e l’autorità...

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 9
Riassunto esame del corso di psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, professoressa Santona, libro consigliato "Manuale di psicologia relazionale" (Andolfi) Pag. 1 Riassunto esame del corso di psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, professoressa Santona, libro consigliato "Manuale di psicologia relazionale" (Andolfi) Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 9.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame del corso di psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, professoressa Santona, libro consigliato "Manuale di psicologia relazionale" (Andolfi) Pag. 6
1 su 9
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paulweston di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Santona Alessandra Maria Roberta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community