Intermedio spettacolare e danza teatrale a Milano tra 500/600 (Pontremoli)
La storia dello spettacolo italiano tra 500-600 si imbatte in un fenomeno dai contorni indefiniti e limiti cronologici sfumati: l'intermedio (ibrido teatrale). Lo spettacolo milanese ha caratteri di unità culturale, sociale, politica (anni della dominazione spagnola in Italia). Il fenomeno intermediale costituisce un osservatorio privilegiato delle complesse dinamiche spettacolari di un’età di passaggio (tra civiltà rinascimentale e nuova cultura barocca segnata dal calo della teatralità festiva e nascita del teatro moderno).
Definizione e caratteristiche dell'intermedio
L'intermedio è una forma aulica di intrattenimento cortese di tipo musicale, coreutico, drammatico, pantomimico posto generalmente tra un atto e l’altro dei generi teatrali classici (commedia, tragedia, pastorale). Il termine acquisisce stabilità semantica nel 17° secolo. L'origine profana dell’intermedio è connessa con varie forme di spettacolo rinascimentale all’interno della festa di corte (es. musica/danza presentate ai convitati fra una portata e l’altra). Ha natura di medietà: si lega da un lato alla teatralità (banchetto, festa pubblica) dall’altro ai generi teatrali in senso stretto. L’intermedio è documentabile solo attraverso la descrizione degli eventi spettacolari in cui era inserito, ci si chiede se sia stato un genere autonomo, è più corretto parlare di metagenere (fenomeno spettacolare dai parametri oscillanti sempre comunque collocabile in uno spazio medio e con una funzione precisa).
La medietà riguarda sia il luogo fisico della collocazione (fra gli atti) che l’essere a metà strada tra drammaturgia e teatralità festiva. La valenza funzionale è l’aspetto più importante: assolveva al compito di introdurre un diversivo e ricreare gli animi degli spettatori più funzione tecnica (riposo degli istrioni) più funzione simbolica (encomiastica – aulica). Era svincolato da ogni regolamentazione teorica, sede ideale per la sperimentazione di nuovi linguaggi, forme, codici per la rappresentazione teatrale.
L'intermedio e la danza nella riflessione teorica
La sperimentazione scenica dell’intermedio prende le mosse nel 15° secolo; i trattatisti del 16° secolo, nel tentativo di interpretare la poetica di Aristotele, pongono l’accento soprattutto sulla valenza sia di ammaestramento morale della letteratura drammatica. Mimo, musica e danza sono alcune componenti costanti dell’intermedio a partire dalle sue origini fino al 600. Nel 1561 è pubblicata la Poetica di Scaligero: sistema organico apparentemente in contraddizione con l’autorità aristotelica (resta la concezione aristotelica dell’autonomia poetica del testo drammatico rispetto a una sua rappresentazione, ma radicalmente nega la concezione dei generi teatrali, elimina dalla definizione teorica della tragedia l’armonia, il canto).
Il piacere che l’arte poetica può procurare consiste nell’ammirazione del pubblico per la genialità del poeta: il piacere è responsabile del successo di generi minori come l’intermedio, nato per rispondere al bisogno di sollievo/distrazione. Il piacere è più importante della verosimiglianza. Anche per Castelvetro (1570) il fine del dramma è il diletto: musica e danza appartengono all’arte rappresentativa e hanno lo scopo di procurare diletto. La speculazione teorica di questi autori sul testo drammatico consente di individuare le caratteristiche fondamentali del fenomeno teatrale. Danza e musica non sono veicolate da un supporto stabile (l’assenza testuale è una costante dell’intermedio). La sostanza della rappresentazione drammatica consiste nel dispiegarsi di un testo nel momento stesso della realizzazione scenica.
Castelvetro: la musica, la vista e la rappresentazione sono parti indispensabili della tragedia che, anche se non sembrano interessare direttamente il lavoro del poeta, esigono attenzione affinché la scrittura scenica sia commisurata agli spettatori.
La sfida: verso le istanze della rappresentazione
Giraldi Cinzio: non va bandito il piacere nella finzione di uno spettacolo purché non sia fine a se stesso ma produca un ammaestramento morale che la tragedia attua con la purgazione e la commedia con l’imitazione giocosa dei comportamenti convenienti. L’unico tipo di intermedio concesso è quello non apparente (es. uso del coro a fine atto). Tuttavia la danza non è da condannare, è un’arte al pari della poesia che ha la facoltà di imitare il buono/cattivo.
Alla danza la critica del 500 riconosceva una sua dignità perché anche Aristotele l’annoverava tra le arti imitatrici, ma all’interno della rappresentazione scenica non era ammessa (almeno per tutti gli autori che attribuivano alla letteratura drammatica solo la funzione di ammaestramento morale) benché la prassi andasse in direzione opposta.
Segni: ogni arte (anche danza) usa gli strumenti che le sono propri per l’imitazione, però la danza usa uno strumento che coincide col corpo dell’artista.
Bonciani: contribuisce alla teoria dell’imitazione iconico-corporea sviluppando il discorso relativo alla mascherata (forma di intrattenimento tipica della festa di corte del 400-600): legittimazione di tutte quelle evenienze in senso lato teatrali all’aspetto di tableau vivant con o senza recitazione proprie della spettacolarità viaria cittadina. Indirettamente è legittimato l’intermedio che condivide con la mascherata la pluralità di codici, finalità celebrative, situazioni tematiche.
Mascherata = forma di corteo spettacolare nata nel medioevo come componente di altre manifestazioni festive, dal 400 diventa occasione di autocelebrazione di corte accompagnata da musici, mimi, ballerini. Il successo degli intermedi procura effetti negativi alla forma comica rivelando le nuove istanze della rappresentazione (spettacolarità più visiva).
Cagli: prima trattazione di una certa entità dell’evenienza spettacolare dell’intermedio; per lui due gravi problemi per la sopravvivenza della commedia nella sua forma pura: la fortuna della commedia dell’Arte e l’affermarsi del fenomeno dell’intermedio (immagine degradante dell’intermedio, commedia rovinata per la tendenza a compiacere i gusti del pubblico).
L’intermedio è lo spartiacque tra teatro di parola (generi classici) e teatro spettacolare.
La messinscena dell'intermedio fra teoria e prassi
De sommi: allestitore di spettacoli per la corte e autore di commedie e pastorali. Postula una prassi professionalistica dell’arte teatrale (impegno tecnico/artistico); propone una concezione di intermedio secondo la sua concezione spettacolare che rifiuta interruzioni all’interno della fabula ma solo pause = attenzione alla prassi (può essere norma utile per altri).
Lo scopo del testo drammatico è scoprire le virtù da imitare e i vizi da fuggire, perciò è necessaria aderenza dei contenuti al vero e alla storia, accetta il concetto di catarsi e lo estende a tutte le rappresentazioni sceniche indipendentemente dal genere. Una componente fondamentale dell’evento scenico è l’attore: le sue doti...
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