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Sunto per l'esame di Storia della danza e del mimo, docente Pontremoli, Libro consigliato Intermedio spettacolare e danza teatrale. A Milano fra Cinque e Seicento, di Pontremoli

Sunto per l'esame di Storia della danza e del mimo, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente Pontremoli, Intermedio spettacolare e danza teatrale. A Milano fra Cinque e Seicento, Pontremoli dell'università degli Studi di Torino - Unito.

Esame di Storia della danza e del mimo docente Prof. A. Pontremoli

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Eventi di spettacolo fra 500 e 600

Il cerimoniale festivo (legato a ingressi reali, nascite, passaggi x la città, pompe funebri)

comprendeva complesse liturgie di potere: cortei, parate, banchetti in un’inscindibilità di

sacro/profano, religioso/civile.

Anche il carnevale, che tradizionalmente si apriva con la sfilata dei carri organizzata da

municipalità = t di trasgressione dalle forti radici rurali, ma non si sottrae al controllo

religioso/politico. Il periodo di carnevale è anche periodo di teatro, che dalla 2° metà del 500 non è

+ appannaggio della corte. Dalla fine 500 intensificazione degli eventi teatrali sia del dilettantismo

cortigiano che professionista, intensa produzione di tragedie e drammi.

Dalla metà del 600 il gusto del pubblico si orienta x l’opera in musica, svolta decisiva, rapida ascesa

del melodramma. Dai primi del 700 incertezza causata dai conflitti x l’ascesa spagnola, ma la vita

teatrale non si ferma.

Esperienza drammaturgica dei gesuiti: con Carlo Borromeo si inaugura una politica contro lo

spettacolo profano che ha l’intensione di instaurare la città di dio (rituali tragico-emozionali con

struttura retorica allo scopo di produrre nel pubblico un coinvolgimento e strumento educativo).

Il torneo e la mascherata come analoghi dell’intermedio

Il dominio milanese vive tra 500-600 un notevole fermento che si rispecchia nelle celebrazioni

festive piuttosto che in una vita specificatamente teatrale. Mascherata e torneo sono le evenienze

spettacolari + vicine all’intermedio che ne anticipano il successo (attingono alla stessa pluralità di

codici x realizzare le proprie finalità celebrative attraverso simili situazioni tematiche).

Entrate trionfali e mascherate

Uno dei tratti ricorrenti dei vari tipi di intermedio fin dal 500 è l’impianto processionale (sfilate,

con l’uso di vari strumenti: carri allegorici, tableau vivant). Il modello è l’ingresso trionfale,

strettamente legato alla rinascita del mondo classico; già a fine 400 esso si trasforma in un vero e

proprio trionfo imperiale, spesso accompagnato da pubblicazioni con minuta descrizione

dell’evento. Progetto comunicativo: monarca-ogg di celebrazione che convoglia i sentimenti di

fedeltà del popolo, manifestazione assoluta del re.

La forte valenza comunicativa di questi cortei si esplicita nella loro struttura rituale che si ripete +/-

immutata nelle occasioni: percorso della via romana, personaggi accompagnatori, accoglienza

sovrano nel centro città, soste presso gli archi trionfali = immagine encomiastica con cui il sovrano

cerca di organizzare il consenso sull’idea di monarchia assoluta e con cui il popolo mostra il suo

grado di fedeltà e adesione.

Ingresso trionfale e intermedio condividono tutti questi elementi con la ≠ che il 1° li enfatizza in un

contesto di manifestazione pubblica, il 2° riserva la comunicazione a un ambito ristretto e spazio

limitato conservando una molteplicità di piani di lettura.

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La mascherata è una forma tipica di festeggiamento della corte tra 500/600, ha origine dalle

sublimazioni cortesi dell’amore che in epoca tardomedievale seguivano i tornei e consistevano

nell’entrata solenne dei cavalieri nella sala da ballo in cui erano stati invitati dalla dama. Nel 500 le

mascherate organizzate durante il carnevale o x celebrare eventi importanti degni di allegrezza,

mantengono inalterate le proprie caratteristiche e si svolgono sia all’int del palazzo che x le vie

della città secondo una struttura generalmente individuata dalla progressione: torneo, banchetto,

ballo, mascherata allegorica.

Tornei = forma di spettacolarità cortese che affonda le sue radici nel rapporto inscindibile tra

guerra, regolamentazione giuridica e gioco proprio della cultura medievale che concepisce il duello

come espressione ludica e ritualizzata dei rapporti umani.

Il duello medievale è un compendio simbolico di pratica sostitutiva della guerra e trova

espressione nel torneo; deve essere collegato all’istituzione della cavalleria e sua idealizzazione

letteraria nella chanson de geste e nei romanzi cavallereschi. I tornei sono strettamente associati

al trionfo come strumento x la diffusione di una precisa idea di monarchia. Dal 500 il torneo vive

una rinnovata stagione di successo come forma di celebrazione di una casa regnante e del loro

diritto al potere, anche se non rinuncia alla componente propriamente militare come tirocinio di

addestramento e sublimazione delle rivalità in disciplina del corpo. Dal 500 si afferma

progressivamente una cultura dell’immagine e lo sviluppo dell’iconologia e della scienza araldica

intesa come codificazione formale dei simboli del potere.

Tutte le forme di teatralità urbana di corte diventano strumenti x la verifica del rapporto

potere/consenso.

Il torneo deve esser letto in chiave metaforica, come rappresentazione spettacolare dei valori e

ideali di una nuova cavalleria richiamata in vita anche dalla minaccia dell’impero ottomano.

Tra 500/600, torneo a sogg: situazione drammatica pretestuale su cui era architettata la sfida

informata al + rigido schematismo di regole/rituali che assumerà le caratteristiche proprie del

nascente teatro musicale. È a tal punto che il torneo viene a coincidere con l’intermedio, in tale

organizzazione di materiali spettacolari e codici, la vicenda pretestuale si configura come unt esto

intermediale che di volta in volta interrompe il combattimento. Il torneo diventa a tutti gli effetti

uno spettacolo teatrale costituito da una scena montata su un palco e dotata di sofisticati

macchinari e il luogo del pubblico disposto in tribune, al centro si trovava la piazza del

combattimento.

Altra forma di questo periodo è il balletto: Carosello e Balletto Equestre in cui la valenza

agonistico-competitiva si coniuga con quella coreutica-ludica.

In Italia a inizio 600 è difficile distinguere fra torneo, balletto, carosello equestre, intermedio. La

denominazione comune di queste manifestazioni della teatralità di corte è il tableau allegorico che

intende evocare con mezzi propri dell’arte (simboli figurali, allegoria, musica e movimento)

l’analogia fra micro e macrocosmo = l’aspirazione di tutto ciò che è terreno alle armonie celesti.

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Un 2° elemento comune a tutti questi spettacoli è la danza che serve a dare origine sulla scena a

immagini di cosmica armonia. Configurazioni che riflettono la ricerca ossessiva di una nuova unità

in un’epoca in cui la società ha subito le conseguenze della frantumazione del mondo cristiano e

aspira a una rinnovata armonia.

Dalla fine del 600 questo tipo di eventi festivi assume nuove caratteristiche: la politica militaristica

della monarchia spagnola e il clima di trasformazione assolutistica dell’Europa ripropone la

messinscena ecumenica finalizzata alla teofania del potere. La manifestazione pubblica diventa

parata fortemente militare, lo spettacolo vero e proprio è relegato all’int del palazzo x esclusiva

fruizione aristocratica e si esaurisce nell’adulazione dei personaggi a cui la festa si rivolge.

INTERMEDIO E DANZA TEATRALE

Spazi e t dell’intermedio milanese

L’evenienza intermediale x Milano è in stretta relazione con le forme di teatralità urbana che

anticipano il gusto x l’intermedio aulico teatrale. L’intermedio non costituisce ma a Milano una

forma teatrale autonoma e ben definita ma continua a essere 1 dei tanti elementi di una + ampia e

articolata organizzazione festiva; non ebbe t propri né progetto unitario, ma si legò di volta in volta

alle ≠ occasioni celebrative dettate dalle esigenze diplomatiche della monarchia spagnola.

A MI il potere imperiale è correlato a un progetto utopico che coinvolge l’autorità religiosa, la

nobiltà locale e ha come interlocutore attivo il popolo della municipalità milanese; resta

comunque una delle + elitarie evenienze dello spettacolo dai contenuti fortemente esoterici ed

encomiastici.

Non avevano un luogo stabile di rappresentazione: x gli intermedi si adottano luoghi aulici allestiti

in occasione di grandi festeggiamenti di stato, spazi rifunzionalizzati.

Un gruppo cospicuo di intermedi del 600 è relativo all’attività teatrale del collegio gesuitico di

Brera, 2 momenti istituzionali: feriale (normale attività pedagogica) e festiva (con la fine dell’anno

di studi e carnevale sacralizzato).

La svolta del 17° sec.

La rappresentazione degli intermedi dell’Arminia costituisce uno spartiacque: l’allestimento e il

carattere della pastorale furono locali; la situazione culturale/politica di MI furono terreno fertile x

l’importazione del genere melodrammatico di Venezia dove l’assenza di sovrani e corti consentiva

alla classe mercantile/imprenditoriale una > libertà d’investire capitali nello spettacolo

mercenario.

Nella drammaturgia gesuita l’intermedio è uni inutile strumento retorico e spettacolare con

carattere di favola edificante che contribuisce a rafforzarne il mess esemplificando la valenza

morale. La danza non era estranea al progetto educativo gesuita, era utilizzata x accrescere le doti

di sicurezza e modestia degli studenti. 7

A partire dal 1640 MI subisce l’invasione del melodramma di Venezia: gli atti di presentazione

musicale non sono + intercalati da azioni mitologiche, allegoriche, edificanti ma vivaci balli che

fanno recuperare all’intermedio una + originale funzione di diversivo nei confronti del dramma

principale (modello impresarile).

La centenaria tradizione coreografica milanese si innesta sul nuovo ceppo del teatro commerciale

che abbandona i tratti aulici e festivi delle produzioni di corte x sposare le mode diffuse del

divertimento fine a se stesso e i gusti della borghesia. Il termine intermedio non scompare, quasi a

significare il mantenimento della funzione intermediale fra gli atti. Generalmente è fatto da 2 balli

di carattere pastorale, con personaggi ridicoli (servi, nutrici, dame di compagnia, mestieri), inseriti

x creare un contrasto tematico con i sogg eroici del dramma.

Intermedi aulici a Mi fra 500-600

Tipologia di Nino Pirrotta x la classificazione degli intermedi:

1. Non apparenti: prevalentemente musicali

2. Apparenti (o aulici): spettacolari, la loro principale funzione celebrativa usava un

contenuto di natura erudita (mitologico/allegorico)

L’estrema eterogeneità dell’intermedio fra 400-600 non consente di documentare il percorso di

sviluppo storico e l’individuazione di tratti distintivi costanti = impossibile giungere a una

definizione di intermedio.

Il fenomeno intermedio fu affidato prevalentemente alla tradizione orale xchè privo di testo

letterario, dotato di unità.

Gli intermedi del 1548 aulico

Festeggiamenti ufficiali x l’ingresso di Filippo 2°, allestimento di una commedia intercalata da

intermedi con autore Niccolò Sechi, intitolata “L’interesse”. Le prove avvengono nella città

dell’autore, necessità di controllo diretto sull’allestimento, la novità è un carattere indispensabile x

il successo di ogni rappresentazione.

Il “Precipitio di Fetonte” 1594 = inaugura una nuova epoca di eventi festivi dopo la stasi dovuta

alla peste del 1576. Realizzato x onorare l’arrivo a palazzo Ducale della contessa di Haro.

3° intermedio: ingresso di aurora nel suo carro

4° intermedio: tripudio finale di carattere musicale

Il nucleo centrale è tratto da Ovidio (mito di Fetonte, emblema di orgoglio punito). La caduta e

punizione di Fetonte alludono allegoricamente alla fine di un periodo di miseria e rovina e i canti

festosi dei pastori coincidono col ritorno della tranquillità.

La meraviglia è data da: comparsa improvvisa della casa del sole dal diradarsi delle nuvole, Giove a

cavallo di un’aquila. 8


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Ankh79

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in educazione degli adulti e della formazione continua
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della danza e del mimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Pontremoli Alessandro Piero Mario.

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