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Benjamin: tempo, ripetizione, equivocità (Guglielminetti)

La pazienza di Walter Benjamin: il messia e l'inquilino della vita distorta

Pazienza = Benjamin adotta una tattica puramente interlocutoria; non si scopre e non gioca, rimanda continuamente l'iniziativa alla sua controparte e così l'avversario, impossibilitato egli stesso a giocare, è portato all'esaurimento e finisce col commettere errori (questo è il momento del contrattacco: pazienza + attesa).

Commento di Brecht

In realtà il nemico non si lascia esaurire, la resistenza passiva (pazienza) lascia spazio all'avversario; Benjamin vorrebbe opporsi al nemico ma finisce per concedersi prigioniero. Benjamin, a differenza di Brecht, non avversa il nazismo secondo una contrapposizione frontale, ma la vera antitesi è la connivenza. La pazienza è una tattica adatta per affrontare il nemico quando presenta equivocamente tratti amici (la resa si rovescia nel suo contrario e la perdita di sé è ritrovamento di sé). In questo caso la pazienza diventa vittoria.

Benjamin traduce in atteggiamento esistenziale e politico l'ordine ontologico dell'analogo-equivoco: bene e male, essere e nulla pur essendo contrari, si somigliano. Equivocità = nesso di analogia e somiglianza.

Unterbrechung e utopia

Il termine unterbrechung: in tedesco non ha un significato così forte come in Benjamin; significa sospendere in modo temporaneo un'attività che non è stata ancora portata a termine; in se c'è l'idea di una ripresa di ciò che è stato interrotto; perciò l'utopia non è alternativa a storia, l'essere non è l'altro dal mondo; l'avversario è anche amico. L'essere e il mondo sono radicalmente distinti e simili (equivocità). L'essere è medesimo e altro del mondo fenomenico.

Etica e negatività

Dal punto di vista etico la semplice eliminazione del male = fissare il negativo nella sua negatività amplificandone la portata; l'essere escatologico toglie il negativo in sé e si costituisce come redenzione di esso. La negatività non si risolve nel bene (mondo delle idee) ma resta come un argine di resistenza contro di esso, si costituisce come trascendens dell'essere. Nell'atto di introiezione in dio, il negativo è cambiato di segno e si cangia in positività: il negativo è assunto come bene secondo nel seno del Bene.

La costituzione di senso, la parola prima è la regola cui la storia è chiamata a commisurarsi; il senso così inteso può interloquire con la storia solo dove essa è sua declinazione, ma se essa degenera in mito il dialogo è interrotto e il senso non è in grado di recuperare la storia; perciò la parola deve abbandonare, ma non rinnegare, la propria primitività e farsi Parola seconda (poiché la storia non è più flessione della Regola, la Parola deve farsi a sua volta declinante). L'Essere, se non vuole semplicemente condannare la storia, deve sottomettersi a quest'impostazione; è l'essere che risponde alla storia e non viceversa. La Parola diventa riflessione del mondo.

Ripetizione e struttura temporale

La struttura temporale adatta a un essere-equivoco è la ripetizione (t come equivocità): l'Essere interrompe il continuo solo per riprendere in sé l'intero contenuto della storia mondana. Futuro e passato nell'Essere non sono in rapporto di esclusione reciproca; l'oggi escatologico non sopravvive al passato storico come un contenuto alternativo nel contenitore-tempo, ma l'oggi escatologico è il tempo, si pone esso stesso come lo spazio in cui tutto può trovare collocazione: è il luogo in cui il passato sopravvive e permane attingendo una propria stabilità e sottraendosi così alla pura caducità del divenire.

L'Essere = l'oggi in cui tutti i tempi storici sono attualizzati, esso ri-dice l'intera vicenda storica, costituendosi come ripetizione di essa. L'attualizzazione del passato nell'oggi è spazializzazione del tempo. È simultaneità perché la successione è depurata e redenta.

Si tratta di una ripetizione differenziale perché il passato sopravvive nel futuro, si conserva in esso e attinge però a una forma superiore di vita dove la negatività del negativo e la miticità del mito sono escluse e s'integrano nella costruzione di senso; però la ripetizione è ambigua la struttura circolare del tempo rivela sia la parentela del divenire con l'essere che col nulla.

Equivocità fenomenica e intramondana

La costruzione ontologica degli enti è ambigua (uno stesso fenomeno appare contemporaneamente come bene/male, realtà/apparenza). La nozione di Essere equivoco di Benjamin nasce da un profondo pessimismo storico: la storia è caduta. I concetti di decadenza e progresso sono fuori luogo, però Benjamin invece di rinchiudersi nel pessimismo, intende abbracciare l'epoca e il tempo (sentimento di caducità, nostalgia del mito). Atteggiamento di assoluzione, condanna, tenerezza, sarcasmo: l'utopia non è assoluta alterità rispetto a storia ma qualcosa che è vicinissima a essa, nonostante la sua lontananza dal mondo.

L'omino gobbo: "è l'inquilino della vita distorta e svanirà quando verrà il Messia, di cui un gran rabbino ha detto che non intende mutare il mondo con la violenza, ma solo aggiustarlo di pochissimo".

La fenomenologia della ripetizione: il dramma barocco tedesco

Mito e storia

Distinzione di Benjamin tra dramma (ha per oggetto la vita storica) e tragedia (ha per oggetto il mito). È una distinzione confusiva perché sembrano oggetti incomunicanti; anche il dramma si fonda sul mito: l'allegoria (anima più profonda del dramma) s'identifica col mito, però in Benjamin il mito è sempre negativo, l'allegoria no.

Il dramma è una figura della storia naturale. Concetto di destino = definisce il contenuto del dramma storico in contrasto con tragedia che si fonda sul mito.

Giochi luttuosi

La storia oggetto del dramma è la storia naturale che descrive un mondo ancora più soggiogato agli ordinamenti mitico-destinali di quello tragico. La distinzione dramma-tragedia non è tanto sull'oggetto ma sul carattere di dominio sull'uomo: nella tragedia l'uomo è dominato ma non schiacciato dal mito tanto che può competere con esso; nel dramma è soggiogato dal destino tanto che può solo rappresentarlo passivamente (è più tragico della stessa tragedia).

Altra differenza è relativa al carattere ludico della rappresentazione luttuosa: nel dramma lutto e destino sono ludicamente trattati ("la natura drammatica si vede costretta a sviluppare il destino come gioco"). La rappresentazione drammatica è un gioco (si gioca alla storia): gioco terribile che imita la storia come campo di lutto ma con l'imitazione e ripetizione della storia il terrore diventa abituale, perde il suo carattere traumatico. La trasformazione dell'esperienza più sconvolgente in un'abitudine (è l'essenza del gioco).

  • Dispiegamento oggettivo del trauma nella pienezza del suo carattere angoscioso
  • Smussamento dell'angoscia con la ripetizione

La redenzione ludica ha il suo presupposto nella coscienza del male, è proprio la passività più totale e il non poter nemmeno competere col mito che apre lo spazio alla redenzione ludica. Da un lato il dramma porta all'estremo la condanna del mito, dall'altro non lo prende troppo sul serio.

Destino e natura

Oggetto del dramma è la storia-natura (si identificano in quanto la storia è soggiogata dalla natura); ma la storia affetta da natura coincide con lo svolgimento del destino.

Dramma = "rappresentazione del decorso naturale destinato e privo di vita".

Destino-natura sono sinonimi, la storia naturale è la storia come destino. Ha come centro la morte, espressione della sottomissione della vita gravata di colpa alla legge naturale. Il destino ha carattere necessariamente catastrofico del decorso storico.

Il contenuto del destino è la colpa intesa come naturale (non morale), non dipende da un atto trasgressivo. L'uomo, nella colpa naturale, incappa nella colpa comunque si comporti anche nella totale passività. L'uomo è libero solo di scegliere come precipitare nell'abisso della colpa.

La storia naturale è lo sviluppo necessario e predeterminato del necessario agire colpevole. Il destino non è contesto causale del determinismo perché il decorso non deve necessariamente compiersi tramite leggi fisico-naturali. La storia naturale è costretta al sempre uguale della catastrofe e violenza inibendo il carattere tipicamente storico cioè la produzione di novità. La storia naturale è astorica perché, affinché ci sia storia, occorre un trascendimento di una cultura altrimenti sempre identica a sé.

Sinonimi: gli altri nomi della ripetizione

Storia naturale:

  • Un precipitato della secolarizzazione
  • Spazializzazione del tempo
  • Ripetizione

Precipitato della secolarizzazione: la storia oggetto del dramma è concepita secondo i canoni del pensiero del 1600 (naturalizzata e antistorica). È un secolo ossessionato dallo stato di eccezione (guerre, rivolte, catastrofi) perciò sviluppa un ideale di piena stabilizzazione: il mantenimento della stabilità è compito del sovrano, detentore di un potere dittatoriale nello stato di eccezione. Qui la libertà degenera facilmente in anarchia, s'instaura un clima di terrore/violenza e la libertà diventa impossibile perché il despota tutela i sudditi dalla sovversione violenta dell'ordine esistente. La sovversione non compare come rivolta politica, l'eccezione che rischia di irrompere nel quotidiano è sovramondana, è la trascendenza divina da cui il secolo intende guarirsi e contro cui invoca stabilità.

L'irrompere del divino è lo stato di eccezione che sottrae all'uomo tutto ciò che possiede: il sovrano deve rimandare l'irruzione divina (rinviare l'eschaton) per cui l'ideale del secolo è il mondo in cui è raccolto ogni valore ("meccanismo che raccoglie ed esalta tutto ciò che è nato sulla terra").

La figura del tiranno è culmine rappresentativo dell'umanità, ma la mondanità non può mai essere semplicemente gioiosa e glorificata: è caducità, martirizzato. La sovranità rappresenta la nullificazione del mondo. Il compito del tiranno è arginare la trascendenza e porre, al posto dell'instabile divenire storico, la ferrea costruzione delle leggi di natura. Il sovrano non può ritardare l'eschaton senza fermare la storia (in una concezione medievale storia-eschaton sono in continuità); il giudizio conclude la storia come ultimo atto di un dramma dopo che gli atti precedenti sono già conclusi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia teoretica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Guglielminetti Enrico.
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