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Troppo: teoretico

La ricerca della conoscenza in sé non ha immediata applicabilità nella vita pratica, è disciplina teorica in cui il pensiero di altri autori diventa materiale per elaborare un pensiero personale.

Capitolo 1: parte prima: politica

Distribuzione, saturazione, aggiunta

Sono concetti generali attraverso cui interpretiamo la realtà.

Distribuzione

Ad esempio, il welfare è una funzione di distribuzione dello stato, oppure una distribuzione dei poteri nella democrazia, è l’opposto della concentrazione, è un modo di articolare sensatamente lo spazio disponibile, implica la sussistenza di uno spazio sensatamente articolato. Lo spazio può essere una certa quantità di risorse o una certa quantità di potere. Il perfetto fitting, reciproco accomodarsi, dello spazio disponibile e delle risorse che vanno distribuite all’interno. Nella nostra epoca (dal 2000/2008), il criterio della distribuzione sta fallendo. Dal punto di vista filosofico la distribuzione è legata al principio di non contraddizione di Aristotele, poiché il principio di non contraddizione comporta una corretta distribuzione, perché non c’è mai un resto, che non si sa dove collocare (es. biro blu/biro non blu), divisione dello spazio logico in metà congiuntamente esaustive (tutte blu o non blu) e reciprocamente esclusive: non ci sono elementi che non so dove mettere o che metto da entrambe le parti. Si ricerca un rigore matematico.

La distribuzione del tempo spesso assomiglia ad una rincorsa e richiede fatica, mentre il principio di contraddizione non prevede la fatica, ed esclude il contemporaneamente perché esclude l’esistenza di un predicato e della sua negazione contemporaneamente e dallo stesso punto di vista. Bobbio: applica a pubblico e privato il principio di non contraddizione per il quale un ente non può essere contemporaneamente privato e pubblico. I social sono un esempio di come la distinzione pubblico/privato stia venendo meno. Stato di ordine e tranquillità, tutte le cose trovano la collocazione, nessuna resta non collocata e nessuna è collocata in più posti. Mai due cose diverse nello stesso posto, ma una cosa in due posti. I concetti devono articolarsi secondo un principio di distribuzione.

Saturazione

Il senso di saturazione che ciascuno percepisce è molto forte, si teme ogni forma di aggiunta. Irritazione è una forma di reazione all’aggiunta sgradita. Noi siamo in un’epoca di saturazione e anche il nulla, il vuoto è una forma di troppo, ovvero di saturazione, il vuoto blocca perché è pieno di sé, non c’è libertà nel vuoto. Il troppo indica quindi la fatica. Di fronte alla saturazione c’è il dolore e prima o poi la rivolta, che può essere poi incanalata positivamente o negativamente.

Aggiunta

Provoca un disturbo, nel definire la categoria di aggiunta si parte dalla definizione di saturazione. Se c’è spazio l’aggiunta è positiva o indifferente, ma in una situazione di saturazione l’aggiunta è percepita come disturbo. C’è la distribuzione, la saturazione è il momento di crisi della distribuzione, ed alla saturazione si somma l’aggiunta, che è quel troppo inaccettabile.

Ontologia

Discorso sull’essere, spiegare la realtà, individuare l’archè, il primo principio, il genoma della realtà, i concetti come categorie generalissime che diventano dispositivi per spiegare la realtà, analizzare le strutture di base della realtà. Il lavoro concettuale funziona sulla base del principio di non contraddizione.

Es. “quest’aula mi piace e non mi piace contemporaneamente”: può non andare contro il principio di non contraddizione se specifica in quanto, ovvero rispetto a cosa (“mi piace in quanto aula di studio, non mi piace in quanto architettura”): due cose contraddittorie coincidono nello stesso tempo ma non dallo stesso punto di vista. Invece in poesia capita spesso che accadano allo stesso tempo e rispetto la medesima cosa.

Logica

Descrive il linguaggio con cui descriviamo la realtà, il linguaggio è soggettivo ma la logica che individua le strutture del linguaggio è oggettiva. Ontologia: descrive come noi vediamo la realtà, struttura della realtà. L’essere è aggiunta.

Mito della caverna di Platone

La ricerca del bene avviene in una scena di claustrofobia, come una prigione. Aristotele: il filosofo della distribuzione, distribuzione attraverso le categorie, categorie distribuiscono la realtà. Luogo paradossale è un luogo in cui c’è accumulo ed accavallamento, la realtà concepita come fatta di accavallamenti. La teologia è un tipico luogo di accavallamento, ovvero realtà stra piene come il dogma della trinità; si nota come la religione faccia affermazioni implicanti una certa visione della realtà, ovvero che le cose contengano più di quello che possono logicamente contenere, è una saturazione. San Tommaso applica Aristotele al Vangelo, applica delle categorizzazioni, parametrizza. San Tommaso dice che Dio è l’unico ente a cui non si può aggiungere nulla. Il cristianesimo è la religione dell’aggiunta. I dogmi delle religioni partono dall’idea che non ci sia spazio sufficiente, realtà troppo piene, ma poi queste ci stanno. La saturazione è un dolore, il tentativo di distribuire il carico tra categorie diverse è la prima cosa che si fa.

Il Cristianesimo parla sovente della saturazione, del come non ci si sta più; il miracolo delle religioni sta nel fatto che l’eccesso è contenuto e smaltito all’origine. La religione parla di un eccesso assorbito senza la possibilità di un fuori, ovvero senza la possibilità di distribuirlo in un altro capitolo.

Cap 4

Non è chiaro che vi sia la povertà, perché ogni ente è se stesso. Un barbone è un barbone al 100%, non gli manca nulla, il puro barbone è una realtà perfettamente riuscita, quindi non posso dire sia povero. Esiste la povertà come mancanza di risorse, ma non è così chiaro il concetto. La mancanza non è assoluta poiché la definizione è soddisfatta. Se c’è ricchezza c’è povertà, è una conseguenza dell’ordine delle cose. Dal punto di vista dell’ordine delle cose nulla è imperfetto, se preferisco una cosa ad altro è una preferenza personale: l’ordine delle cose aiuta a toglierci dalla soggettività. La filosofia pensa la povertà come fatto totalmente relativo.

L’ente X corrisponde perfettamente alla sua definizione, quindi da questo punto di vista il malato non è un ente povero. Ogni cosa è pienamente se stessa. La povertà è il mancare di qualcosa che compete necessariamente a qualcosa: la povertà sarebbe il mancare della dignità, ma per poterlo dire dovrei affermare che la dignità compete necessariamente all’uomo. Stessa cosa con la salute, ma siccome l’uomo può essere sia malato che sano, allora la salute non gli compete necessariamente, ovvero ontologicamente. I nostri sistemi di pensiero rendono impossibile parlare di povertà, poiché non riteniamo che competa necessariamente qualcosa all’uomo. Tutte queste sono aggiunte: la salute è un’aggiunta all’uomo, di solito esiste come forma di possibile contrario (povertà). La teologia cristiana afferma che la morte non è naturale, è come un’aggiunta estranea e non un’aggiunta naturale come lo sarebbe la salute. L’aggiunta è una pretesa.

Esiste l’essere umano e la sovrastruttura del diritto, ma uno non centra con l’altro, tolto il diritto ho ancora l’essere umano. Quindi l’essere umano non può essere povero perché sarà sempre uomo al 100%, l’aggiunta è estrinseca. La finalità del libro è però dimostrare che invece l’aggiunta è intrinseca, è ovvero ontologicamente ammesso. Queste aggiunte come morale, diritto ecc dicono qualcosa dell’essenza dell’uomo? La tesi diffusa è che la risposta sia no.

Mito di Prometeo e Epimeteo

“Dopo aver foggiato le varie specie di animali, gli dei ordinano ai due giganti Epimeteo («colui che ha il senno di poi») e Prometeo («il previdente») di assegnare ad ogni specie un certo numero di facoltà, in modo conveniente. Si incarica della distribuzione Epimeteo, il quale cerca di dotare le varie specie in modo che le diverse facoltà si bilancino, così da garantire a tutti gli animali, sia pure con mezzi diversi, una pressoché uguale capacità di offendere e difendersi, di procacciarsi il cibo e ripararsi dall'inclemenza del clima. Senonché, a distribuzione avvenuta, Prometeo, controllando il lavoro fatto dal collega, si accorge che la specie umana è rimasta priva di doni, nuda, scalza, senza ricovero, inerme. Ed ecco Prometeo sottrarre il fuoco ad Efesto e la sapienza tecnica ad Atena e farne partecipi gli uomini, i quali saranno, così, capaci di provvedere ai propri bisogni escogitando e fabbricando utensili. Ma gli uomini, pur così partecipi del divino vivono ancora dispersi, incapaci di creare stabili compagini sociali e questo li espone agli attacchi delle fiere e mette in pericolo l'esistenza della loro schiatta. A questo punto Giove stesso viene in soccorso dell'umanità, inviando Ermes a portare tra gli uomini il sentimento del giusto e la reverenza per l'autorità, e disponendo che tali beni siano distribuiti non come le competenze tecniche (le quali sono state assegnate in modo che ogni arte sia esercitata da pochi a favore di tutti), ma in guisa che tutti ne siano partecipi, giacché senza sentimento del giusto e rispetto dell'autorità nessuna città può sussistere.”

Mito che Platone fa raccontare a Protagora (sofista). Protagora racconta il mito in cui l’uomo nasce nudo, ovvero non gli vengono donate le cose minime necessarie per sopravvivere e allora Prometeo ruba il fuoco e le tecniche, acquisisce ciò che serve per vivere solo tramite le tecniche e le invenzioni, mentre gli animali sono dotati già per natura di ciò di cui necessitano. L’essere umano è l’ente nudo differenziato per questo dagli altri esseri: nudo in senso letterale e metaforico. Protagora descrive delle aggiunte che fanno parte estrinseca dell’uomo, perché l’uomo è l’ente nudo. L’aggiunta è parte integrante dell’uomo? No secondo Protagora, è solo un rimedio, è un’aggiunta estrinseca. L’ontologia è la nudità, la cultura (che prevede tecniche ecc) come rimedio. Secondo il prof l’uomo invece è rimedio, il rimedio non è aggiunta successiva estrinseca, qui l’aggiunta ovvero il rimedio fa parte della cosa, cioè dell’uomo. Un ente povero è un ente a cui manca qualcosa che gli compete necessariamente.

Lettera ai Romani

“Ora io dico: forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta alle genti, per suscitare la loro gelosia. Se la loro caduta è stata ricchezza per il mondo e il loro fallimento ricchezza per le genti, quanto più la loro totalità! A voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti? Se le primizie sono sante, lo sarà anche l’impasto; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, che sei un olivo selvatico, sei stato innestato fra loro, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo, non vantarti contro i rami! Se ti vanti, ricordati che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. Dirai certamente: i rami sono stati tagliati perché io vi fossi innestato! Bene; essi però sono stati tagliati per mancanza di fede, mentre tu rimani innestato grazie alla fede. Tu non insuperbirti, ma abbi timore! Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te! Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; verso di te invece la bontà di Dio, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai tagliato via. Anch’essi, se non persevereranno nell’incredulità, saranno innestati; Dio infatti ha il potere di innestarli di nuovo! Se tu infatti, dall’olivo selvatico, che eri secondo la tua natura, sei stato tagliato via e, contro natura, sei stato innestato su un olivo buono, quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo! Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’ostinazione di una parte d’Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti. Allora tutto Israele sarà salvato.”

San Paolo parla del rapporto tra Cristiani e Ebrei, i Cristiani sono gli aggiunti, ovvero coloro che sono venuti dopo e sono paragonati ai rami dell’ulivo perché la radice è ebraica. L’ulivo sono gli ebrei il popolo eletto e quindi i cristiani sono estranei. Alcuni rami sono eliminati da Dio e così c’è posto. Essere nella pianta significa salvarsi, andare in paradiso ecc quindi si vede posto libero, in un albero in cui rami estranei vivono insieme a quelli originali. Ma i rami estranei non possono vantarsi contro quelli originali. Se non fai posto, il posto non c’è. Il cristiano si vanta che i rami originali siano stati tagliati per fare posto a loro. Quindi se Dio ha eliminato i figli naturali per il comportamento scorretto, figurarsi i figli non naturali. Qui il cristiano è l’aggiunta. Ma ancora non è violato un principio di distribuzione poiché alcuni rami sono stati tagliati per fare posto. Nella seconda parte invece c’è saturazione. I rami nuovi hanno sostituito quelli originali, ma Dio ha il potere di innestare nuovamente i rami originali, perché i rami nuovi ovvero i cristiani sono innestati contro natura in un ulivo che non gli appartiene per natura. Per molto si parla di una sostituzione, ma dopo vengono ri innestati e quindi questa non sostituisce: si realizza così un’aggiunta che in questo secondo caso non è una sostituzione. Sono due infrazioni alla natura e la seconda volta l’inserimento avviene senza nemmeno creare posto. L’idea è quella di far convivere le diversità, cioè come è possibile la convivenza quando non c’è spazio, si rende necessaria la violenza ovvero lo sgombero, dopo allora c’è ein-raumen ovvero ammettere e tramite ciò si arriva alla zughemen che è ammettere e ripetizione.

Ontologia del rompicapo

Finalità è individuare il dispositivo tramite il quale ciò che è di troppo, tuttavia riesce a starci. L’aggiunta è dalla parte della cosa, non siamo noi ad introdurla, l’essere è aggiunta. Quindi il problema è radicale poiché la saturazione non è una condizione provvisoria, ma strutturale, dall’altro lato è risolto in radice poiché ciò che è di troppo è già sempre ammesso e sempre già incluso. È un exclusio ad includendum ovvero di un’esclusione che ha per scopo un’inclusione. L’essere è lo spazio, ma questo spazio non basta, perché lo spazio stesso deve stare a sua volta dentro uno spazio, perché lo spazio è ripetizione. Non sono gli enti ad essere troppi, ma l’essere stesso è in stato di saturazione. Sostituzione al principio del riempimento quello del riempimento doppio: ogni intero è riempito due volte.

Cap 1 saturazione vs distribuzione

Non ci può stare: Mito di Agostino può essere interpretato ontologicamente in modo che il bambino fornisce la soluzione del mistero nell’atto stesso in cui ne dichiara l’incomprensibilità, la Trinità contiene più di quanto non possa: il cristianesimo è la filosofia dell’aggiunta. Il mondo è inventato dal nulla, in uno spazio non esistente ma in più, il pane è anche il corpo di Dio. Distribuire quello che non c’è: tendenza alla distribuzione e co-localizzazione, la crisi dello stato sociale evidenzia lo scacco della distribuzione, che è impossibile ma necessaria. Ma siccome non si può distribuire quello che non c’è, l’economia deve interloquire con la politica, che oggi ha sempre più una funzione d’invenzione di spazi e risorse. Per questo il politico è innanzitutto un trovare, perché le risorse si trovano.

Categorie del politico

Il contributo che la filosofia teoretica può dare alla politica consiste nell’offerta di categorie, la filosofia può forse aspirare ad una funzione politica indiretta, ovvero una funzione di interpretazione generale e dunque anche di orientamento della politica. Saturazione è la situazione in cui uno spazio, già riempito totalmente, viene sollecitato ad un riempimento ulteriore, lo spazio è quindi in saturazione quando deve contenere più di quanto non possa. In uno stato di saturazione, la distribuzione di spazi risulta impossibile, a meno di conquistare con la violenza altro spazio. Così la politica, se fosse intesa solo come distribuzione, sarebbe già messa fuorigioco in uno stato di saturazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fra.98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia teoretica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Guglielminetti Enrico.
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