Benjamin e il tempo della memoria (Ugo Perone)
La memoria dell'imperatore
Attraverso la citazione di alcuni racconti, si evidenzia la funzione e il valore della narrazione: generazione dopo generazione, la possibilità della ripetizione dei gesti originari appare sempre più compromessa; la storia, nel suo svolgersi, inclina verso un indebolimento progressivo, ma esso non è tale da recidere irreversibilmente il rapporto con l'origine. Il racconto non ha solo un'irresistibile forza evocativa, ma produce anche immediatamente ciò che racconta: la narrazione appare in grado di restituire ciò che era stato perduto o mostra che la perdita non era stata irreversibile.
L'intero orizzonte su cui il narrare s'inscrive è venuto meno; il suo orizzonte non è la storia naturale, cioè l'esperienza comune a tutti quelli che ascoltano e narrano storie. Il tempo delle storie ha gli stessi connotati della natura: il racconto attinge a un sempre uguale, che ogni volta si sgrana di nuovo, capace di far venire in mente ad ogni passo delle sue storie una storia nuova. Ma poiché il tempo delle storie è naturale, tutte sono poste sotto il segno della morte: il racconto di racconta un sempre uguale che può essere tramandato e affidato al di là della morte da un altro (si ricava l'autorità dalla morte).
Il narratore racconta le proprie storie come esperienze attinte dalla vita reale, certo di poterle comunicare e scambiare con altri; il succedersi degli eventi si appoggia allo scorrere intatto di una storia naturale. In realtà l'epoca in cui l'uomo poteva credersi in armonia con la natura è finita. I tratti salienti della condizione odierna si possono leggere nel romanzo: isolamento dell'individuo, informazione giornalistica, esasperazione del particolare e puntuale tende a costruire globalizzazione per impadronirsi di un senso totale della vita. Invece il racconto nasce da una radice unica e comune, non ha questo bisogno disperato di cristallizzarsi in un totale di senso, ma sicuro della sua origine può continuare all'infinito, facendo nascere dalla storia altre storie e si accontenta del più modesto compito di essere portatore di una morale (non ha bisogno di porre la parola fine).
Lo zar dispone della memoria che è ampia, è la memoria di dio che permette di dare in verità il narrare; come l'esperienza del singolo si scambia e si assomma a quella altrui perché tutte si nutrono alla stessa fonte, così la memoria individuale si può fare collettiva in un universo naturale, di cui dio e l'imperatore sono il riassunto che garantisce il sapere. Ma oggi che i cambiamenti ci lasciano più poveri, il narrare ha cessato di esser possibile e la memoria narrativa è irrevocabilmente perduta.
La povertà dell'esperienza
La fine della narrazione è causata dal venir meno di quel punto di riferimento collettivo costituito da un'esperienza condivisa/comunicabile su cui era possibile per il narratore innestare i propri racconti e trasformarli in esperienza dei destinatari della sua storia. Erfahrung è l'esperienza come molteplicità unitaria e ininterrotta della conoscenza. È la condizione di possibilità del tramandare e dell'eredità storica: quest'ordine è la tradizione: continuità creativa, il flusso sempre uguale e nuovo che si tramanda nelle generazioni. La tradizione è l'esperienza che fa l'unità della storia. Come la memoria del narratore rimanda a una memoria assoluta che tutto ricorda, così l'esperienza quotidiana si costituisce in riferimento a un'esperienza fondamentale (tradizione). La tradizione (come continuità sempre nuova, unità molteplice e creativa a cui il narratore attinge) è andata perduta: il venir meno della narrazione è un venir meno della tradizione.
Erfahrung, choc, erlebnis
Il moderno è il tempo della cesura: esperienza e vita si dissociano, l'esperienza si fissa in una tradizione che non appartenendoci più si rinnega e la vita vissuta si fissa in erlebnisse irripetibili e dominati dall'ansia di parare gli chocs che provengono dalla vita quotidiana. Lo choc è ciò che distingue erfahrung/erlebnis: l'erlebnis nasce dove l'erfahrung è divenuta impossibile; lo choc permette il passaggio dall'una all'altra. Il luogo storico in cui si può cogliere questo passaggio è Baudelaire, che ha posto l'esperienza dello choc al centro del suo lavoro artistico, si è assunto il compito di parare gli chocs da qualsiasi parte provenissero.
Esposto agli urti del mondo esterno a cui si abbandona senza riparo, non può concepire l'opera della creazione se non in termini di duello.
-
Sunto per l'esame di Filosofia teoretica, docente Guglielminetti. Libro consigliato Walter Benjamin. Tempo, ripetiz…
-
Sunto per l'esame di Filosofia teoretica, docente Guglielminetti. Libro consigliato Storia e antologia della filoso…
-
Sunto per l'esame di Filosofia teoretica, libro consigliato La scuola di Francoforte, una introduzione di Baldassar…
-
Sunto per l'esame di Estetica, docente Pinottini. Libro consigliato Estetica, Baeumler