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SECONDA SEZIONE. IL CONCETTO DELL’ARTE
Aristotele
Fonda una dottrina dell’arte, non della bellezza. Solo dopo aver compreso che cosa
significhi arte x Aristotele è possibile tentare d’interpretare i testi della sua poetica: fisica,
politica, metafisica, retorica sono fondamentali x la filosofia dell’arte di Aristotele. Ha
indagato molti temi (natura anima stato, agire umano, forme del discorso e pensiero,
poetica, l’essere) ma non ha mai cercato il logico, lo psichico, il politico, il bello.
Né nell’antichità classica né in epoca + moderna il pensiero neoplatonico si è mai dedicato
alla teoria dell’arte: fra metafisica del bello e teoria dell’arte sussiste un antagonismo fin dal
profondo del problema filosofico; da un polo si costituisce la forma int dall’altro la pura
tecnica.
Aristotele è il 1° grande pensatore dell’organismo (i suoi concetti fondamentali sono forma
e materia), il suo sistema può esser pensato come una filosofia della formazione di ogni
essente. La forma fonda l’essere nell’ambito sia della natura che dell’arte, le cose artificiali
si distinguono dalle altre xchè la loro forma non sta in loro stesse. L’opera d’arte è ≠ da tutte
le forme naturali xchè la sua esistenza è preceduta da un’immagine (progetto) che vive
nell’anima di chi la produce. L’unica ≠ fra prodotti della natura e artistici: nell’arte sia la
forma che la causa materiali del movimento risiedono nell’altro (il principio del produrre:
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lavoro, abilità, ingegno). Ciò che avviene x natura o necessità ha il principio in sé, ciò che è
prodotto dall’arte può essere o non essere xchè il suo principio risiede in altro.
Agire e produrre
Nel produrre il fine sta nel prodotto, nell’azione non c’è contrasto come quello fra
produttore – prodotto. Il fine sta nell’attività dell’agente stesso.
La techne non significa solo es. artistico ma anche ciò su cui si fonda la sua forma (teoria) =
unità dell’evento creatore. In Aristotele essa è arte che implica anche la realizzazione come
disposizione che realizza qualcosa con la riflessione e intuizione. Nell’arte è importante la
bontà dell’opera e la riflessione/intuizione sono significative nella proporzione in cui
condizionano il risultato oggettivo. Possibile distinzione artigiano/artista: ci sono arti
necessarie all’uomo (finalizzate all’uso) e altre che servono all’intrattenimento (non hanno
un fine, sono di un rango + elevato). Da qui divisione fra arti inf (meccaniche) e sup (libere).
L’uomo trova piacere nelle nobili imitazioni: cercare nel principio dell’imitazione il criterio
x distinguere arte in senso stretto dall’arte in genere e x dividere le arti in utili/dialogiche.
Imitazione
L’arte o realizza ciò che la natura non riesce a compiere o la imita (imitare = farlo come). I
sensi sono divisi secondo la loro capacità di recepire un’immagine di ciò che è caratteristico:
in una parte delle cose percepibili il caratteristico non ci dà alcuna immagine (es. sensazione di
gusto/tatto) ma certamente nelle impressioni visive. Scultura e pittura non sono semplici copie
della realtà ma imitazione della natura umana come si esprime nei moti dell’anima (affetti).
Il principio di imitazione pone agli artisti l’obiettivo di ottenere l’insorgere degli affetti con
l’imitazione di suoni, forme, colori. Anche questa è imitazione ma l’arte deve avere un ogg:
non inteso come fenomeno morto ma deve avere l’ampiezza e profondità della vita umana.
Nella tragedia è evidente il concetto di rappresentazione imitatrice: la tragedia è mimesis di
un’azione serie e in sé conclusa, con una certa estensione e linguaggio abbellito in forma
drammatica e non narrativa; con una serie di casi che suscitano pietà/terrore, ha x effetto di
purificare l’animo. 14
Aristotele non parla di imitazione del bello, ricorda il metodo dei pittori di riunire in unità
ciò che è presente ma disperso. La dottrina della scelta delle parti è caratteristica dell’estetica
popolare ellenica (procedimento selettivo che crea qualcosa di nuovo con l’unificazione). È
espressione del naturalismo: solo nella natura possiamo trovare le singolarità + belle.
L’elemento decisivo è l’unità del Tutto prodotto e non la bellezza delle parti.
Il bello
Aristotele ignora il concetto di bello come guida estetica e lo usa come nella vita quotidiana
greca: bello è il naturale e il vivente che risulta adeguato al suo stato. Manca l’idea di un
bello artistico che sussista di x sé. Nella Retorica definisce il bello come ciò che si può
scegliere di x sé, che è degno di lode, buono e piacevole.
Non parla mai del bello in relazione all’arte, non afferma mai che scopo dell’arte è
rappresentazione del bello. L’unico passo che riporta il concetto di bello è in rapporto
all’idea del bello nel mondo greco: grandezza e ordine, sia x un essere vivente che in una cosa
formata da parti. Caratteristiche della bellezza sono ordine, simmetria e limitazione.
Alla base della sua teoria dell’arte c’è la grande idea dell’unità dell’evento creatore: materia
– lavoro – forma.
Retorica
Nella sua retorica Aristotele articola le forme dell’espressione linguistica come mezzi x
esercitare un’influenza retorica (è il 1° es. di analisi formale).
Genera dicendi: nella sua retorica è articolato il 1° tentativo di articolare secondo
contrassegni teoretici ciò che risulta formato (1° passo x la scienza dello stile).
Sullo stile sublime
Capolavoro di critica stilistica nell’antichità classica è questo trattato scritto a fine 1°sec d.C.
l’autore si chiede quali siano i mezzi artistici su cui si basa l’effetto del sublime nella poesia
e retorica; obiettivo è mostrare la strada con cui raggiungere mediante uno studio
penetrante l’altezza degli antichi modelli. Bisogna sentire il sublime e viverlo e comprendere
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che solo il sublime opera ciò che sgorga dal proprio animo. Il grande stile è risonanza di una
grande anima. L’ogg dello scritto è l’arte, si pone il problema dell’insegnabilità dell’arte; x
molti non è possibile ricondurre a regole queste cose e chi ha una grande natura deve essere
innato, non può esser insegnato.
La natura xò non si mette all’opera senza una metodica, la decisione del metodo è
fondamentale, senza cui anche il genio è incerto, xciò ritiene necessaria una dottrina
dell’arte, in particolare tenendo presenti i grandi modelli del passato. Anche in Grecia uno
stile sicuro della vita e arte potè formarsi solo con la dottrina e tradizione, col confronto
immanente che si realizza all’int di un contesto attivo e creatore di opere.
Quintiliano
Grande teoretico della tradizione e stile, d’accordo con Cicerone nel principio: arte è una
guida + sicura della natura ma determina in modo nuovo il concetto di artes. Cicerone
separa l’arte dell’oratore da scienza: vi è scienza solo nelle cose che sono conosicute, l’attività
dell’oratore si fonda su semplici opinioni.
Quintiliano: l’oratore dice solo ciò che è verosimile ma sa che lo è + segue un metodo (arte
oratoria consiste in intuizione ed esempi). Distingue fra:
- Arti fondate solo sull’intuizione senza esercizio (astrologia)
- Arti che si realizzano nell’esercizio (danza)
- Raggiungono il loro scopo mediante la perfezione di un’opera posta dinanzi agli
occhi (pittura).
Concetto di gusto = tutte le forme stilistiche hanno sia i loro autori che amatori xciò non c’è un
oratore perfetto o arte perfetta xchè non a tutti è piaciuta la stessa forma a causa della ≠’ delle
condizioni temporali e spaziali e xchè ciascuno ha il suo gusto/tendenza.
TEORIA DELL’ARTE
Policleto. Aristosseno 16
Nell’antichità classica non esiste una teoria dell’arte in senso moderno (arte x ogg), xò hanno
tentato presto di dare forma teoretica. Probabilmente una dottrina dell’arte fu elaborata
prima x musica e architettura, mentre x la poesia impossibile xchè domina l’idea che fosse
effetto delle Muse. Non c’era x gli antichi un’arte unitaria che abbracciasse poesia,
architettura, pittura e musica, ponevano al centro della riflessione il sogg e l’esperienza di
vita dell’artista ma pensavano in termini oggettivi guardando all’opera e sua genesi =
primato oggettivo dell’opera x tutta l’antichità classica.
Canone di Policleto è il 1° scritto di teoria dell’arte, si conserva solo il titolo + Aristosseno di
Taranto (+ grande teorico della musica dell’antichità).
Giudizio
I greci hanno creato un gran n. di opere d’arte ma non si può attribuire loro un
comportamento estetico in senso moderno; la loro capacità creativa presuppone un’alta
valutazione dell’arte ma nella tradizione non si trova qualcosa che corrisponda a questa
prassi. In Aristotele le opere tecnicamente + perfette sono quelle in cui il caso ha esercitato
il min influsso, le + meschine quelle in cui il corpo si deforma (scultori = deformazione corpo
legata a lavoro pesante).
Vitruvio
Unica opera dell’antichità classica dedicata all’arte e pervenuta intera; i suoi concetti
discendono da una sfera in cui l’uomo appare non come colui che dà forma in termini
individuali ma come essere naturale legato all’armonia del Tutto (da qui il rigore di
Vitruvio nel determinare le misure che sono originariamente di natura sacrale).
La dottrina dell’ordine universale s’intreccia con la distinzione fra potenza maschile e
femminile (struttura maschile che corrisponde al sistema costruttivo, grazia/dignità al
femminile). Distinzione che corrisponde alla misura dell’ordine universale.
Legge delle forme (a partire dallo studio degli ordini del tempio greco), enumera 6 categorie:
- Ordine (proporzione è la giusta determinazione della misura delle singole parti di
una costruzione sulla base di un’unità di misura)
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- Disposizione
- Ritmo (rapporto con l’occhio)
- Simmetria (rapporto delle parti col tutto)
- Decoro
- Distribuzione
L’adeguatezza dei rapporti fra le grandezze delle parti di una costruzione si basa su
quantità: la scelta dell’unit&agrav