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La comunità, la morte, l'occidente: Heidegger e l'ideologia della guerra (Losurdo)

Una guerra "grande e meravigliosa"

La Prima Guerra Mondiale è percepita dagli intellettuali europei come prova della crisi irreversibile del materialismo storico: scontro di ideali contrapposti e visioni del mondo, guerra di religione e fede. Non ha più senso parlare di lotta di classe o interessi materiali davanti a un conflitto che trascende la dimensione materiale e dimostra la superiorità dello spirituale più comunità nazionale intimamente unita nell'ora del pericolo (straordinaria esperienza di unità e pienezza spirituale nelle singole nazioni dell'occidente).

Weber: non ha senso spiegare la guerra con scontro di interessi economici opposti, sono in gioco interessi di potenza irriducibili a sfera economica che rivelano una dimensione culturale e spirituale. La guerra è grande e meravigliosa al di sopra di ogni aspettativa, in particolare per Germania, è un'esperienza che coinvolge l'intera nazione tedesca: amore ardente per la comunità, momento di dis-individualizzazione, comune rapimento nell'intero che spezza i limiti dell'io.

Husserl: celebrazione dell'unità che si è forgiata con scoppio della guerra e trova la sua espressione più alta nella comunità di soldati; innalza la sofferenza individuale in una sfera al di sopra di ogni individualità: pathos della comunità e dell'intero.

Anche in altri paesi la guerra è inizialmente sentita come strumento per abolire la struttura di classe; almeno nella fase iniziale della guerra, morte/sacrificio sembrano consolidare la comunità nazionale. La guerra sembra segnare il trionfo di questa comunità e ricchezza spirituale sul materialismo marxista.

Il trionfo della comunità forgiata da guerra è visto da cultura e opinione pubblica tedesca come definitivo tramonto del marxismo e delle idee del 1789 a cui si oppongono le idee del 1914.

L'ideologia della guerra fuori dalla Germania

Non solo in Germania si sviluppa un'ideologia di guerra, anche in Francia, Inghilterra, Italia. Croce: partecipa a battaglia contro le idee del 1789, contrappone ad esse l'ideale di una comunità organicamente unitaria, forgiata dalla comune esperienza della guerra, lamenta che il movimento socialista marxista aveva minacciato la coscienza dell'unità sociale da cui era derivata una generale decadenza del sentimento di disciplina sociale (gli individui non si sentono più parti di un tutto).

Dalla guerra ci si attende ben più di una vittoria militare o vantaggi in politica internazionale. Guerra e pericolo stimolano un'ansiosa ricerca di radici, un culto rinnovato del radicamento nella comunità organica. Guerra: rifusione degli individui nel tutto della comunità Gemeinschaft (culto del territorio patrio).

In Germania è presente anche la trasfigurazione in chiave spiritualistica della guerra in opposizione alla banalità, povertà spirituale, dispersione della vita quotidiana.

Guerra e meditatio mortis

La vicinanza con la morte si carica del tema dell'efficacia formativa e pedagogica, entra a far parte della building. Il campo di battaglia diventa il luogo privilegiato per cogliere il senso autentico della vita, la vicinanza con morte impedisce la rimozione propria della vita quotidiana, permette di conferire all'esistenza umana una profondità e intensità inattingibili. Guerra: opportuna e indispensabile meditatio mortis (esperienza spirituale che permette di emergere da banalità e dispersione della quotidianità e recuperare il senso autentico della vita).

Freud: c'è in noi la tendenza a scartare la morte e eliminarla dalla vita (rimozione morte), si insiste su causa accidentale della morte e così la si riduce da fatto necessario a fattu casuale; così la vita s'impoverisce e perde di interesse. La guerra pone fine a questa rimozione falsificatrice della vita spirituale, la morte non può essere più negata, siamo costretti a crederci.

Wittgenstein: il contatto con la morte svolge una funzione purificatrice e pedagogica ("solo la morte dà significato alla vita"). T. Mann: religioso innalzamento, approfondimento e nobilitazione dello spirito prodotto da vicinanza quotidiana con morte. La morte comporta un guadagno spirituale, nonostante i suoi orrori può produrre libertà, un atteggiamento di distacco dalla vita, perciò compare anche il tema della simpatia per morte.

Il luogo privilegiato dell'appiattimento della vita conseguente a rimozione della morte è indicato in America, contro l'Europa continentale (in particolare Germania, in opposizione al materialismo o naturalismo, superficialità priva di profondità spirituale).

Il sacrificio, la morte e la Gemeinschaft

Metafisica della guerra: intreccia i temi di comunità/morte. Weber: la guerra crea nelle moderne comunità un pathos, un sentimento comunitario e suscita un'incondizionata comunità di sacrificio tra i combattenti (un senso di consacrazione che appartiene solo alla morte in guerra). La morte sul campo si differenzia da quella morte come sorte comune degli uomini (fatto inevitabile), qui l'individuo può credere di morire per qualcosa.

Junger: la vita è più intensa, ricca e scintillante proprio dove infuria la morte; essa assurge a vera divinità, produce estasi, quasi un rito sacro la cui partecipazione è condizione ineliminabile per partecipare all'autentica comunità. Riunisce tutti gli uomini in un unico grande destino, tutti insieme come un organismo, stretti in un compito superiore.

Il nazismo: la presa al potere è vissuta come riedizione dell'esperienza comunitaria del 1914, stringersi tutti attorno alla comunità, da secoli divisi in ceti, confessioni, barriere. La lotta è vista come opposizione alla visione positivistica/materialistica. Trasfigurazione in chiave idealistica e spiritualistica della comunità: un'unione il cui legame è esente da ogni estraneità, finalità pratica, affarismo, razionalità, per fondarsi esclusivamente sull'amore. È una comunità mistica opposta a interessi materiali e razionali. La comunità del popolo coincide con la comunità guerresca.

La fine della sicurezza borghese

Gesellshaft diventa sinonimo di banale ricerca di sicurezza e tranquillità tipica del mondo borghese (cui appartiene anche il marxismo e movimento operaio); si condanna lo stato borghese della sicurezza che pretende di bandire per sempre dalla vita il terribile. L'Ideale di sicurezza tipico del XIX secolo si esprime col richiamo positivistico a norme, incapacità di affrontare le crisi esistenziali e situazioni di eccezione.

Obbedire al destino

La retorica del vivere pericolosamente culmina con l'invocazione del destino (schicksal), concepito come il contrario di casualità e razionalità, antitesi del pensiero meccanico; esso non si lascia definire, può solo esser vissuto, comporta sempre un margine di segreto inaccessibile all'indagine scientifica.

Il destino si oppone a zivilisation (razionalità e pensiero calcolante) ed è sinonimo della concezione tragica della vita. Ha molti altri significati: trascendenza della comunità rispetto all'individuo così il pathos del destino si lega strettamente con quello della comunità e morte.

Destino: secolare vicenda di sfide al pericolo e morte ad opera di una comunità solidale per un intimo vincolo ideale e, nelle versioni più radicali (nazismo), per un legame indissolubile con sangue e suolo.

La guerra, la comunità e la morte: Jaspers e Heidegger

Jaspers e la Kiegsideologie

1932 "Philosophie": esplicita celebrazione del cameratismo che si crea in guerra e che diventa incondizionata fedeltà alle origini e storicità. La fedeltà incondizionata alla propria comunità, popolo, storicità è accettazione di un destino comune. Emerge indirettamente l'opposizione comunità/società: al posto di un destino comune dell'uomo è subentrato un legame determinato dalla macchina sociologica esterna e superficiale, sradicamento della società contemporanea a cui si può rimediare solo se l'individuo torna a sentirsi membro di una comunità che appartiene a una determinata storicità, recuperando il legame con tradizioni/origini.

La guerra è una decisione storica che mette in gioco la storicità e cultura di un popolo, è occasione privilegiata per riscoprire il destino. In nessun caso la fedeltà al proprio popolo deve essere intaccata da considerazioni religiose o autorità ecclesiastica.

La lotta è situazione-limite, un fattore che crea e forma gli uomini. L'ideale della pace perpetua è irraggiungibile e annullerebbe l'essere stesso dell'uomo. "Per conquistare l'autocoscienza, l'uomo deve osare mettere in gioco se stesso. Egli esiste solo se assume su di sé il rischio di non esistere".

La guerra sembra la via maestra per la conquista dell'autenticità. Osare mettere in gioco la propria vita è l'unica dimostrazione che l'uomo diviene se stesso; nel rischio della vita l'esistenza empirica è relativizzata e viene colto un se stesso assoluto e atemporale.

Jaspers e l'avvento del nazismo

Non aderisce mai al nazismo anche se all'inizio sembra condividere la passione nazionalistica ("l'essenza tedesca"), mantiene un rapporto ambiguo, per esempio è accolta positivamente l'introduzione del servizio del lavoro e delle armi; nel 1933 più che respingere il partito sembra rammaricato di essere da lui respinto (moglie ebrea).

Jaspers e la comunità del suolo

Anche dopo il 1934 testi non esenti da ambiguità. "Ragione ed esistenza": pathos della storicità (non può essere trascesa mediante il concetto universale, falsifica il pensiero che non può mai essere isolato dalla concreta storicità). Insiste sul legame incondizionato che avvolge gli uomini sul terreno di una storicità determinata. Il pathos della comunità non ha componente razzistica del nuovo regime, però sottrarsi alla responsabilità nei confronti dell'esserci e della comunità significa macchiarsi di colpa nei confronti dell'esserci.

Condanna come irresponsabili i pacifisti che avevano così ostacolato il conseguimento di una pace. In conclusione: differenziazione rispetto all'ideologia nazista per quanto riguarda antisemitismo/razzismo, però essendo profondamente legato ai motivi della kriegsideologie non può procedere a una rottura o netta presa di distanza verso il terzo Reich.

Heidegger, il cameratismo e la Gemeinschaft

Fortemente presente il tema della comunità, il problema del tempo è individuato nella costruzione di un'autentica comunità tedesca popolare, è collegato al tema della morte (la vicinanza della morte in quanto sacrificio colloca ognuno nella medesima nullità, crea lo spazio della comunità che scaturisce dal cameratismo).

Heidegger assume questo tema nella sua forma più radicale: la comunità non è solo vero cameratismo e socialismo ma trova il suo fondamento nelle forze della terra e sangue, anche se resta totalmente estraneo al biologismo razzista. L'autentica comunità è definita dall'intreccio indissolubile del destino di tutti i suoi membri. Il destino comporta di farsi carico dei problemi/sofferenze di un "essere assieme storico" che non ha significato universalistico ma rinvia a una comunità determinata e intrascendibile con una sua storicità peculiare e un terreno concreto. Anche se il destino rinvia in qualche modo all'essenzialità (è un pregiudizio dell'intelletto ritenere che l'essenza debba essere sempre universale e generica); il destino è l'essenza perché rappresenta l'elemento stabile delle vicende di una comunità storica, ma proprio per questo esso non è sinonimo di universalità ma di irriducibile peculiarità.

Il filosofo, gli abissi dell'esserci e il coraggio originario

Altro motivo presente in Heidegger è la denuncia dell'ideale di sicurezza, critica all'odierno uomo mediocre che pretende di evadere da zona pericolosa dell'esistenza. A ciò si oppone la necessità di qualcosa capace di insinuare un terrore nel nostro esserci (critica della tipica banalità massificata del mondo moderno). Il filosofo deve saper disprezzare l'ideale di sicurezza per collocarsi nel posto estremo del pericolo della costante incertezza del mondo; così si oppone alla figura del filosofo che si avvia alla confortevole ricerca di comode risposte e di un'occupazione priva di pericoli, volta a promuovere un mero progresso di conoscenza (oppone la necessaria esperienza di terrore).

Il coraggio originario è l'elemento essenziale della vita dell'autentico filosofo che deve saper interrogare, sperimentare e superare la prova degli abissi dell'esserci.

L'intellettuale freischwebend: Heidegger critico di Mannheim

Condanna degli intellettuali che, dediti a sistemi concettuali artificiosi costruiti, pretendono di schivare la durezza del pericolo dell'esserci umano e mostrano indifferenza nei confronti della situazione critica dell'esserci storico di un popolo. Emerge la figura dell'intellettuale patriotticamente impegnato nel suo popolo (opposto all'intellettuale freischwebend = sradicato). Teorizza l'obbligo del servizio di lavoro, delle armi, scompaiono le divisioni di ceto/classe, ogni tedesco è membro radicato del fondamento portante del popolo. L'attività intellettuale non ha alcuna autonomia, è un servizio del sapere che risponde al mandato spirituale del popolo tedesco impegnato nell'affermazione spirituale del suo destino.

Avalutatività e liberalismo: Heidegger critico di Weber

Weber parla di scontro fra cultura e sistema di valori, l'antagonismo tra le opzioni politiche e assiologiche non pregiudica l'autonomia e oggettività del sapere scientifico. Tesi di Weber sull'avalutatività della scienza: teorizzazione su separazione fra osservazione scientifica e valutazione basata su visione del mondo; va bene quando oggetto d'indagine sono i processi economici oggettivi e l'agire ma non può pretendere validità nel campo della psicologia/filosofia. La sua posizione esprime l'essenza della modernità (polarità metafisica di soggetto e oggettività della scienza). Polemica contro la filosofia delle visioni del mondo: nasce nel liberalismo; ogni visione del mondo è liberale sia per il pluralismo che implica sia perché rinvia a una sfera di trascendenza scientifica in cui pretende l'oggettività.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pinottini Marzio.
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