Progettare la formazione: guida metodologica per la progettazione del lavoro in aula
Il progetto formativo nel suo insieme
In Italia, la formazione ha raggiunto un discreto grado di maturità professionale. L'intera attività formativa è scomposta tradizionalmente in fasi principali:
- Analisi delle esigenze di formazione
- Progettazione dell’intervento
- Erogazione
- Verifica dei risultati
Tuttavia, ci sono alcuni inconvenienti:
- Si dà la stessa importanza a fasi che nella realtà quotidiana hanno pesi e rilevanze diverse.
- Trascurare l’aspetto relazionale col committente.
- Intuire una sequenzialità e chiarezza metodologica non reale.
Proposta alternativa per le fasi:
- Nascita committenza
- Analisi sul campo e macro-progettazione
- Ridefinizione committenza
- Micro-progettazione
- Erogazione
- Verifica risultati
- Restituzione al committente
Nascita della committenza
Perché in un’organizzazione sorge il bisogno di un progetto di formazione? Le esigenze di formazione possono derivare da:
- Un malessere o disfunzione organizzativa, minore efficienza rispetto agli standard stabiliti, e il responsabile diagnostica che una delle cause è la carenza di capacità o atteggiamenti inadeguati di alcune categorie di persone che operano all’interno del sistema.
- Una fascia di persone che hanno appreso le basi della professione in modo spontaneo (sistematizzazione teorica e confronto di esperienze per avere vantaggi operativi-motivazionali).
- Un progetto di modifica che implica la trasformazione nelle professionalità di quel sistema (preparare gli interessati al nuovo ruolo).
- Ideologicamente necessaria perché le risorse umane sono fondamentali in quell’organizzazione o per non essere considerati arretrati.
In questi casi, il committente ha già individuato l’obiettivo (diagnosi precisa); non è sempre facile per il formatore individuare la maggior parte degli elementi che permettono di comprendere cosa desideri il committente. Casi di ambiguità:
- Il committente è il responsabile diretto dell’organizzazione (direttore): caso più trasparente e agevole da gestire.
- Il committente è il vertice dell’organizzazione, ma lascia il posto al responsabile della funzione aziendale interessata (rischio di differenza di opinioni tra i due committenti).
- Esistenza simultanea di un promotore (es. agenzia) e committente vero e proprio.
Ridefinizione della committenza
È il secondo momento di negoziazione col committente, più lungo e approfondito, per una maggiore conoscenza del contesto dei due attori (formatore/cliente). Il momento si apre col formatore:
- Risultati dell’analisi sul campo del formatore.
- Obiettivi specifici dell’intervento che ci si propone.
- Macro-progettazione.
È importante perché raramente gli obiettivi didattici sono così chiari da esser compresi in modo univoco; il committente non è un formatore (non è detto che conosca le sfumature del linguaggio). Se committente e formatore hanno opinioni diverse, il formatore dovrebbe sostenere la sua proposta in modo deciso; se il formatore è interno all’organizzazione, potrebbe incontrare problemi nei rapporti col proprio diretto superiore (distanza gerarchica, anagrafica, esperienze). Se le posizioni sono molto distanti, emerge la difficoltà a portare avanti il progetto. Se il formatore è esterno, il consulente ha il vantaggio di apparire più credibile e per il formatore ci sono meno problemi di sudditanza psicologica; ovviamente il committente può rivolgersi ad altri.
Analisi sul campo e macro-progettazione
Dopo i primi incontri col committente e accordo sul tipo d’intervento, le informazioni che occorre reperire sono:
- Fattori organizzativi che influiscono sul problema per chiarire l’utilità effettiva dell’intervento.
- Conoscenze e capacità possedute dai partecipanti (per definire gli obiettivi didattici dell’intervento).
- Fattori sociali/psicologici che possono condizionare i risultati formativi.
A cosa servono? Definire in termini realistici gli obiettivi che il committente può attendersi dall’intervento formativo; tradurre obiettivi generali in didattici. I requisiti per una buona progettazione sono: la chiarezza degli obiettivi, la conoscenza dei metodi didattici, la conoscenza delle caratteristiche dei futuri partecipanti. La progettazione di un intervento formativo non è un processo meccanicistico, ma euristico e in continua dialettica con la realtà e i vari attori coinvolti.
Micro-progettazione
I vari argomenti stabiliti devono essere sviluppati in sotto-argomenti più analitici. Le parti esercitative devono essere precisate e sviluppare concretamente tutto il materiale didattico. La progettazione di un intervento formativo non è un processo logico-sequenziale o attività meccanicistica facilmente descrivibile, ma un processo discontinuo che si svolge in costante dialettica con la realtà circostante e vari attori che vi partecipano.
Scelta dei docenti
- Se il docente è il formatore stesso: è possibile che abbia già dettagliato i contenuti/esercitazioni; gli resta la stesura fisica.
- Se è un esponente aziendale, è un processo più lungo/problematico: il formatore deve trasferire all’esperto tutta la filosofia aziendale e affrontare il problema della competenza didattica dell’esperto (se bassa, il formatore deve affiancare operativamente l’esperto nella docenza).
- Se è un consulente esterno, può avere maggiore facilità nello sviluppare i contenuti e materiali d’aula, ma potrebbe avere inadeguatezza ideologica (porta una sua specifica cultura d’impresa).
Valutazione risultati
Cosa riferire al committente: reazioni complessive dei partecipanti, problemi organizzativi, risultati del questionario anonimo, risultati in termini di cambiamento, indicazione di altri interventi formativi percorribili. Deve restare riservato il comportamento del singolo partecipante dedotto in aula, perché:
- Il comportamento espresso in aula non è predittivo di nulla (ridotta analogia tra situazione di formazione e lavorativa).
- Le situazioni di apprendimento necessitano di disponibilità (viene meno se il partecipante sa che ciò che accade verrà riferito).
- Il docente non può capire in pochi giorni ciò che altri (capi) non hanno capito in tempi più lunghi.
Tutto ciò che avviene in aula va detto al committente, a eccezione del comportamento dei singoli partecipanti.
Gli obiettivi della formazione
A che cosa serve la formazione? Gli scopi della formazione sono una variabile legata a modifiche culturali-operative delle organizzazioni; variano in base al momento storico, culturale, ideologico. Nella formazione esistono obiettivi di vario livello logico, spesso la differenza è data dalla fase di sviluppo del progetto in cui si colloca.
Gli obiettivi iniziali
| Obiettivi inerenti l'intero sistema organizzativo | Obiettivi inerenti un certo ruolo professionale | Obiettivi di comunicazione attraverso l'attività d'aula |
|---|---|---|
| Modificare i risultati complessivi realizzati da un certo reparto aziendale | Risultati quantitativi (n. visite, pezzi prodotti) | L’insieme dei segnali che il committente intende trasmettere con l’attività di formazione (necessità per il formatore di esplicitare col committente il tipo di comunicazione che si vuole trasmettere) |
| Modificare il funzionamento di quel comparto (es. clima interno) | Di comportamento (es. modo di trattare i clienti) | |
| Modificare entrambe | Atteggiamenti (es. identificazione con obiettivi aziendali) |
Gli obiettivi definitivi (o didattici)
Le differenze tra obiettivi iniziali e definitivi sono:
- Momento: gli iniziali sono in fase iniziale del progetto (idee più grezze), i definitivi in fase più avanzata/matura.
- Soggetto: gli iniziali sono fissati dal committente (personali opinioni), i definitivi sono il risultato di un lavoro comune tra committente e formatore e tengono conto di molti aspetti.
- Livello di analiticità: gli iniziali sono meno precisi, i definitivi comprendono gli apprendimenti specifici/analitici che avverranno in seguito all’intervento.
- Rango: gli iniziali riguardano traguardi generali/aziendali, mentre i definitivi corrispondono a un contributo della formazione.
Gli obiettivi didattici devono essere specificati in forma oggettiva e misurabile. L’intervento formativo si struttura attraverso tali obiettivi.
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