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Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Madrussan, libro consigliato Pedagogia Generale, identità, percorsi, funzione Appunti scolastici Premium

Sunto per di Pedagogia Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Pedagogia Generale, identità, percorsi, funzione, F. Cambi, A. Mariani, D. Sarsini, M. Giosi.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: Parte prima - L'identità postmoderna della pedagogia generale (Cambi); Parte seconda - Struttura e funzione della pedagogia... Vedi di più

Esame di Pedagogia generale docente Prof. E. Madrussan

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il termine scienza ha bisogno di qualche precisazione, viene intesa come una forma di conoscenza

particolarmente garantita. Il primo elemento è metodologico: la scienza si basa su esperienze

replicabili che autorizzano a fare sensate generalizzazioni e perciò previsioni. Il secondo elemento

è logico-strutturale: una scienza è costituita da un insieme ordinato e coerente di concetti ben

definiti, connessi in ipotesi, leggi, o relazioni fondamentali da cui altre sono deducibili secondo

regole anche esse ben definite. Ma parliamo anche di scienza quando una sola delle due

caratteristiche e chiaramente presente, mentre l'altra è assente o rimane nell'ombra.

16. La centralità della formazione oggi

Per educazione dobbiamo intendere l'insieme di quelle azioni che favoriscono lo sviluppo fisico,

intellettuale e morale della persona umana, verso l'autocoscienza è il dominio di sé, verso la

rispondenza reciproca con le esigenze della comunicazione, della cooperazione sociale e della

partecipazione ai valori. Il verbo educare a moltissimi sinonimi, tra cui i principali sono: allevare,

crescere, insegnare.

L'educazione riguarda la formazione umana, l'educazione familiare, l'insegnamento. Tuttavia,

l'educazione non esaurisce (da sola) la problematicità/complessità del percorso esistenziale, che

riguarda e coinvolge altre categorie importanti: apprendimento, istruzione, formazione. La

formazione è la categoria più organica e la più adeguata per pensare la pedagogia. Nella "post-

modernità" il formarsi si è fatto sempre più stabile, facendo perdere alla nozione di forma il

carattere di struttura compatta e armonica, infatti oggi ci si forma sempre e ovunque.

Percorsi di lettura

La formazione (Massa)

È la formazione che fa assumere all'esistenza il carattere di progetto e di intenzionalità. La

formazione proviene dalla vita e ritorna ad essa, ma dopo di essersene distaccata come per

reduplicarla entro un ambito di esperienza distinta dalla vita immediata e non per questo meno

vitale, tale cioè da affrontare in essa le proprie radici nel contempo in cui tende pertanto a

distanziarsene. La formazione può essere individuata come tipo di esperienza motivata, la quale è

sempre volta a produrre un esito di iniziazione progressiva è un ambito di manifestazione

espressiva, tali da svolgere comunque una funzione di natura transizionale.

17. Complessità della pedagogia generale: la vocazione critica e l'ottica regolativa

Il lavoro della pedagogia è insieme critico e progettuale: vado al "macro" (la cultura, i saperi,

l'economia), al "micro" (l'esistenza, le competenze, le professioni), accompagna le forme e i

momenti del sapere e dell'agire educativi come un ombra di riflessività, che corregge, stimola,

pungola, indirizza, struttura. Oltre la funzione di raccordo, la vocazione della pedagogia generale è

quella critica e la sua ottica è quella regolativa. La pedagogia deve mantenere un elevato grado di

consapevolezza, di rigorizzazione e di indagine critica, allo scopo di mantenere l'asse del discorso

pedagogico dentro il dominio della pedagogia stessa. Come fattore relativo la pedagogia indica

l'orizzonte a cui devono guardare i saperi dell'educazione. In questo caso il punto di riferimento è

l'ottica regolativa a operare come un fattore che coordina e orienta l'iter di ricerca della pedagogia

e il suo habitat. La pedagogia, nel corso della sua lunga storia, si è sviluppata ora come scienza,

ora come arte, ora come filosofia, anche perché la pedagogia ha mantenuto questi tre aspetti

importanti che l'hanno storicamente connotata. Anche nell'ambito educativo si è chiamati ad

incrociare la dimensione "scientifica" (tecnica) con quella "artistica" (creativa) e quella

"filosofica" (riflessiva). Infatti la pedagogia come scienza, perché è un insieme sistematico di

conoscenze relative all'uomo e alla sua costituzione personale e sociale. La pedagogia è anche

arte, perché corrisponde all'applicazione delle conoscenze necessarie per la realizzazione di un

progetto. L'arte si "oppone" alla natura, nel senso che essa realizza qualcosa di nuovo e di merito.

Nell'ambito pedagogico dobbiamo distinguere due piani, quello descrittivo e quello normativo,

necessari per studiare quei fatti che riguardano l'uomo inteso come essere educabile. In altri

termini, la pedagogia si occupa di quelle attività formali, non formali e informali che vengono

esercitate allo scopo di preparare il soggetto una vita completa in varie situazioni. Questa

definizione evidenzia i termini fondamentali del problema pedagogico: il soggetto in rapporto ai fini/

metodi dell'educazione, dell'istruzione e della formazione.

Percorsi di lettura

La pedagogia generale si occupa in modo critico e riflessivo dei problemi dell'educazione,

dell'istruzione e della formazione, raccordando vari saperi e guardando gli interventi educativi,

scolastici e formativi da realizzare. Ciò significa che essa lavora trasversalmente e in un'ottica

transdisciplinare, teorica e progettuale.

Parte terza - la pedagogia generale e le sue frontiere (Sarsini)

18. La pedagogia come sapere teorico-pratico, plurale e complesso

La pedagogia generale costituisce un corpo disciplinare che si occupa delle teorie e delle pratiche

dell'educazione e che ha come oggetto di riflessione le interpretazioni relative alle questioni

educative dello sviluppo umano. Pedagogia deriva da pais bambino e da agon guidare e indicava

l'educazione, mentre il pedagogo era con lui che esercitava tale attività educativa. Nel corso dei

secoli l'interesse della pedagogia si è allargato fino ad andare a comprendere tutte le età della vita,

specializzandosi in settori disciplinari e in ambiti di intervento e di riflessione sempre più vasti e

articolati. La pedagogia si caratterizza come un sapere sull'educazione insieme teorico e pratico,

costantemente orientato non solo all'azione ma anche alla sua verifica critica e a una

progettazione rigorosa per assicurare ai soggetti in educazione uno sviluppo connesso ai principali

criteri pedagogici, che sono la libertà, l'emancipazione, l'autonomia. La pedagogia si è così

strutturata come un sapere complesso, plurale e unitario: complesso perché rifiutava di ridurre la

molteplicità, la differenziazione al semplice, all'univoco e al banale; plurale perché è aperto a più

metodologia investigative e interpretative; unitario perché ricolloca entro un quadro generale ogni

frontiera dell'educazione. La pedagogia si caratterizza rispetto ad altre scienze dell'educazione,

per la priorità data a quel costrutto teorico, dinamico e costantemente aperto a innesti e a

contaminazioni, quale è quello della formazione. La categoria della formazione è in grado di

attraversare e di presidiare la prospettiva pedagogica come "ancoraggio" teorico-operativo per la

frontiera inquieta e aperta dell'educativo, costituito da molti settori che si aprono di fronte agli

scenari collettivi individuali. Le numerose pedagogie che si sono sviluppate hanno necessità di un

ancoraggio teorico di riferimento per orientare il loro campo di indagine e per porre in essere un

punto di vista pedagogico che le curve in chiave educativa e formativa. Per tale ragione la

fenomenologia plurale delle istanze educative ha bisogno di una chiave interpretativa che le

coordini e le unifichi. La pedagogia rappresenta il baricentro, il punto di svolta critico con cui

interpretare il pluralismo dei settori specialistici. D'altra parte gli ambiti di interesse della pedagogia

sono di per sé complessi, perché ruotano attorno al nesso individuo-società-cultura-natura e hanno

a che fare con una pluralità di soggetti connotati da profonde diversità che hanno bisogno di

essere riconosciute, rispettate e valorizzate. In definitiva la struttura della pedagogia generale non

può essere plurale e aperta e si arricchisce dei contributi delle scienze dell'educazione con le quali

stabilisce rapporti di scambio e collaborazione, pur mantenendo vivo il suo focus principale.

19. La pedagogia sociale

Il settore scientifico disciplinare comprende la pedagogia generale e sociale come due volte della

stessa medaglia. I due termini possono apparire come indicatori di ambiti di ricerca specifici e

contrapposti che attribuirebbero alla pedagogia generale la funzione di offrire le coordinate

generali mentre alla pedagogia sociale spetterebbe il compito di applicarle in forma operativa nei

vari contesti sociali. Ma le cose non stanno così. La specificità della pedagogia sociale consiste

nella sua capacità di calibrare gli interventi educativi sulle fisionomie locali e territoriali in modo da

saldare le istanze formative, oggetto di riflessione della pedagogia, alle dinamiche sociali e agli

interessi della collettività senza per questo prefigurare una superiorità dell'una sull'altra ma

intendendo questi due apporti come necessari e Interdipendenti per dare senso a una formazione

che sia davvero emancipativa sia per i soggetti che per la comunità. La pedagogia sociale e

dunque parte e settore della generale e la sua specificità è legata al fatto che privilegia una logica

sistematica e complessa piuttosto che settoriale nel modo con cui affronta i problemi. La

pedagogia sociale è rivolta a individuare le domande emergenti e i bisogni dimenticati di una

società in rapida trasformazione là dove i legami collettivi si sono indeboliti e le identità dei soggetti

si sono fatte più problematiche e individuali, e dove risultano più urgenti i progetti di sostegno

educativo e di umanizzazione delle condizioni di vita. Essa è indirizzata a una pluralità di soggetti e

di contesti formativi. Il suo compito è quello di costruire un "sistema formativo integrato", frutto

dell'alleanza fra scuola, agenzie non formali (famiglia, mondo del lavoro) e sistema informale

(mondo dei mass media) e che si qualifica per l'impegno a promuovere i diritti umani e civili dei

singoli e della collettività. Inoltre la pedagogia sociale sviluppa un approccio empirico

all'educazione e alla formazione che riformula il nesso inscindibile teoria/prassi nella quale i saperi

che provengono dall'esperienza dei soggetti e dalla risoluzione di problemi concreti vengono

privilegiati e integrati con le conoscenze disciplinari e vengono utilizzate per rileggere le prassi

stesse.

Percorsi di lettura

La pedagogia sociale costituisce l'interfaccia della pedagogia generale, con la quale intrattiene

rapporti stretti e continui di confronto epistemologico e metodologico; la pedagogia sociale è

attenta alle emergenze sociali che indaga in funzione partecipativa e trasformativa.

Pedagogia sociale: un progetto possibile (Laporta)

La pedagogia sociale esiste soltanto attraverso l'insieme dei problemi da cui sono nate le diverse

forme di educazione delle quali si è dato un incompleto catalogo, e dalla riflessione teorica svolta

intorno a quelle. Si può configurarla soltanto come lo studio scientifico-tecnico delle nuove forme

assunte dal fatto educativo in forza della crescente complessità delle comunità umane. La

pedagogia sociale mantiene il suo carattere teorico e appare ancor più come un'esigenza che

come una realtà epistemologica ben definita.

20. L'educazione degli adulti

Le problematiche relative all'educazione degli adulti si situano nell'ampio spazio della vita collettiva

in quanto si riferiscono al tessuto relazionale che lega l'individuo alla collettività sia dal punto di

vista educativo che lavorativo e dei vissuti quotidiani e riguardano i tre principali sistemi educativi

dell'educazione formale, non formale e informale. Anche dal punto di vista dei concetti di base, la

pedagogia sociale e l'educazione degli adulti condividono il tema/problema dell'educazione

permanente e affrontano le questioni inerenti i processi formativi e l'apprendimento delle

conoscenze.

Il paradigma dell'apprendimento permanente (lifelong learning) costituisce il concetto-cardine che

l'educazione degli adulti ha elaborato a partire dagli anni '90 e riguarda le possibilità di

apprendimento nel corso della vita, in tutte le età, nei diversi contesti e per una pluralità di soggetti

nella convinzione che l'apprendere è l'attività principale dell'essere umano e la risorsa primaria

dell'agire collettivo per promuovere l'inclusione sociale e la partecipazione attiva e democratica.

Accanto a questo paradigma formativo dell'apprendimento continuo ne sono stati elaborati altri. Il

primo è legato a una concezione certa e sequenziale del rapporto scuola-lavoro. Dopo gli anni '70,

questa formazione in età adulta si fa elemento costitutivo dello sviluppo organizzativo come fonte

di accrescimento delle competenze e delle conoscenze del sistema stesso. Le opportunità

formative durante il periodo lavorativo si fanno più numerose, così come più ricorrenti sono i rientri

in formazione, e al centro del percorso di apprendimento non c'è più la scuola ma un mercato

libero della formazione professionale. Quello che segue, negli anni '90 e successivi, sarà definito il

modello della qualità totale e dell'apprendimento lungo tutto il corso della vita in tutti luoghi,

auspicato dagli organismi internazionali e conseguente al mutamento della scena sociale italiana e

planetaria. La differenza rispetto al modello precedente degli anni '80 risiede nel fatto che

l'economia non è più basata sul sistema di fabbrica ma sui servizi e sul capitale, per cui si rendono

necessari percorsi formativi che siano protratti nel tempo e capaci di ricapitalizzare le capacità

possedute per usarle in contesti e ruoli fra loro molto diversi. L'ultima strategia formativa, pur

connessa alla precedente se ne differenzia perché guarda l'educazione permanente in riferimento

a tutte le realtà educative esperite dai soggetti adulti, non solo quelle a carattere lavorativo/

professionale ma anche quelle familiari, di studio. Questo modello formativo valorizza la crescita

soggettiva come presupposto per il potenziamento della collettività in quanto permette

l'affermazione sia come individuo unico sia come cives che si riconosce nell'appartenenza alla rete

delle relazioni nelle quali è immesso fin dalle origini. Dare cura e creare auto-cura come percorso

di formazione significa esercitare un modello educativo e di apprendimento formato sulla logica

che comprendere e dell'autocomprendersi "in situazione" connesso cioè all'evento, alle specificità

delle condizioni vissute.

Il concetto di educazione di apprendimento permanente si inquadra nella definizione generale di

società della conoscenza e/o dell'apprendimento che ha avuto diffusione assai rapida fra gli

studiosi come metafora della realtà. Metafora, però, interpretata in modo acritica e neoliberista che

legittima l'apprendimento in funzione conformatrice e adattiva, e quella assunta dai saperi

dell'educazione come risorsa per lo sviluppo umano legata al valore strategico dell'educazione/

formazione, dove l'acquisizione di saperi e di conoscenze conseguente all'apprendere costituisce

la categoria fondamentale per stare nella "complessità" e per prevenire le nuove emergenze della

globalizzazione. Cambiamento in senso apprenditivo orienta in modo intenzionalmente formativo

ogni azione educativa in età adulta e mette al centro del processo di apprendimento il soggetto

come costruttore di conoscenze riflessive per comprendere se stesso, i fatti e il mondo entro un

universo di significati personali e collettivi.

Per garantire a tutti l'accesso all'apprendimento permanente si sono sviluppati, a livello

internazionale e locali, i circoli di studio, come modalità formativa incentrata sulla domanda dei

singoli e della comunità che sull'offerta formativa. La caratteristica di queste azioni educative

riguarda le modalità di accesso alle conoscenze attraverso lo scambio di esperienze e la

condivisione di conoscenze fra un gruppo di persone che hanno in comune gli stessi interessi e

che vogliono affrontare risolvere problemi specifici relativi all'ambito lavorativo o di vita quotidiana

per cui si avvalgono di forme dinamiche e cooperative di apprendimento. La struttura organizzativa

dei circoli di studio ruota attorno ad attività autoformative fondate sull'espressione di domande di

apprendimento da parte dei partecipanti e dal sostegno gli esperti o di tutor che hanno la funzione

di facilitare l'apprendimento e la comunicazione.

21. La filosofia dell'educazione

La filosofia dell'educazione è un settore della pedagogia generale ma con una sua particolarità, ha

una funzione di riflessività critica e di orientamento regolativo attorno al discorso pedagogico,

attorno, cioè al suo senso e ruolo, ai metodi e gli obiettivi utilizzati, svolgendo perciò un ruolo

chiave centrale. Essa assume un ruolo particolare anche verso il sapere dell'educazione, si colloca

in una posizione più defilata rispetto alle altre specializzazioni pedagogiche, per il fatto di essere

una forma di conoscenza generale. Il rapporto che si stabilisce tra pedagogia generale e filosofia

dell'educazione è problematico perché nel momento in cui entrambe si occupano dei temi nodali

dell'educazione e della formazione e lo fanno attraverso discorso critico, sono assimilabili e

simbiotiche. La filosofia dell'educazione ha con la pedagogia generale rapporto primario e

secondario insieme: primario, in quanto svolge un'azione triplice, li accompagna con la sua

riflessività, li analizza nella loro coerenza interna, nei fini scelti e nell'impianto organizzativo e infine

di guida, li coordina e l'indirizza; secondario, perché non rappresenta tutta la pedagogia ma un

settore specifico, quello appunto della riflessività critica, anche se è un settore centrale e

irrinunciabile.

La filosofia dell'educazione si pone il compito di riflettere sul sapere e sull'agire pedagogico per

contrassegnarne il rigore metodologico, l'identità, la logica, le vocazioni interne e lo fa con la

ricerca epistemologica che ha elaborato un'immagine precisa della pedagogia. Fronte di riflessività

della filosofia dell'educazione e l'assiologia, relativa cioè alla trattazione dei valori fondanti le

regole dell'agire e del pensare, valori che la pedagogia sceglie come principi vincolanti e

imprescindibili per l'elaborazione e la messa in atto della sua categoria-principe che è la

formazione. La centralità della riflessione assiologica è determinata dal fatto che la pedagogia non

solo deve mantenere il controllo sugli obiettivi e le finalità educative ma deve anche ricollocare il

proprio senso di marcia entro le specificità storiche temporali e quindi rendere assimilabili e

interiorizzabili quegli a-priori valoriali che con grande impegno interpretativo ha enucleato e

vagliato. L'ultimi due ambiti della filosofia dell'educazione sono l'ontologia e il saggismo, rivolti a

mettere in luce la struttura complessa della pedagogia che va mantenuta, salvaguardata è

costantemente interpretata. Il piano ontologico si lega strettamente a quello assiologico, come

riflessività critica attorno all'elaborazione di ogni progetto formativo, e al versante saggistico, come

andamento discorsivo linguistico che ben si addice alla pedagogia come esercizio libero del

pensiero applicato anche in forma non sistematica ma frammentaria per tratteggiare affreschi

micrologici di storie di vita o di incontri educativi nel quotidiano.

Percorsi di lettura

La filosofia dell'educazione è il settore più importante e centrale della pedagogia, perché svolge

una funzione di riflessività più generale e comprensiva che orienta la pedagogia in senso unitario,

pur mantenendone aperte le dinamiche plurali e complesse.

La filosofia dell'educazione, oggi (Cambi)

La filosofia dell'educazione ha subito un doppio processo: di riduzione e di specializzazione. Il

volto interno si è ridefinito: si è articolato, si è specializzato a sua volta, si è reso più dinamico e

tensionale. Tale volto si è disposto sui fronti del rigore, dei valori, dei problemi che ha dato vita a

3/4 momenti o settori della filosofia dell'educazione, che sono oggi sempre più al centro del

dibattito: l'epistemologia, l'axiologia, il saggismo e l'ontologia.

Gli ambiti della filosofia dell'educazione (Cambi)

La filosofia dell'educazione deve presentare il sapere in oggetto nei suoi caratteri più generale,

nella sua funzione culturale e nelle sue articolazioni interne più rilevanti (ovvero strutturali). Per

quanto riguarda la filosofia dell'educazione siamo davanti a un modello discorsivo e di approccio

alle tematiche educative di lunghissima tradizione e di forte significato teorico. La filosofia

dell'educazione è la frontiera del sapere pedagogico che continua a collaborare con la filosofia

accogliendola proprio come stile cognitivo, come metodo, come modello di riflessività, ma senza

delegare a essa la soluzione dei problemi concreti, pratici, empirici dell'educazione che, invece,

vengono oggi illuminati dalle scienze ovvero dalla rosa delle scienze dell'educazione.

22. Pedagogia della famiglia

Tra le specificazioni della pedagogia generale si colloca la pedagogia della famiglia che ha l'intento

di approfondire un settore di ricerca rispetto a un contesto di vita e quindi si definisce sia come

ambito preciso di studio sia come intervento qualificato su quella rete di relazioni affettive ed

educative che costituiscono la famiglia. Il rapporto che intercorre tra queste e la pedagogia

generale è di intercambio e arricchimento reciproco. Le relazioni affettive e le costruzioni identitarie

che si sviluppano nell'ambito familiare hanno fatto sì che la famiglia diventasse oggetto di

riflessione educativa e di ricerche socio-culturali anche in conseguenza delle radicali

trasformazioni che il nucleo familiare ha subito nel corso del XX secolo e che l'hanno strutturata

secondo modalità completamente diverse dal passato. La famiglia patriarcale del passato si è

dissolta a partire dal '68 che ne ha messo in discussione i valori. Il modello di famiglia elaborato in

Occidente sembrava un'istituzione stabile e mostrava all'apparenza un'immagine di sicurezza e di

serenità. Ciò che è certo è che la famiglia non è un'entità naturale che si evolve nelle forme e nelle

funzioni in rapporto ai mutamenti economici, sociali e culturali assumendo una fisionomia plurale

(allargata, etero o omosessuale) e una struttura instabile.

Percorsi di lettura

La specificità della pedagogia rivolta allo studio della famiglia mette in risalto la problematicità e la

pluralità delle relazioni che caratterizzano le famiglie e che richiedono interventi educativi e

formativi mirati.

23. Pedagogia dell'infanzia

Il Novecento, definito il secolo dell'infanzia, si inaugura con il celeberrimo saggio di Sigmund Freud

"il caso clinico del piccolo Hans" del 1908 che rappresenta il manifesto di un nuovo modo di

guardare l'infanzia, totalmente rivoluzionario rispetto ai parametri fino ad allora utilizzati dalla

cultura pedagogica classica e cristiana, che la identificava con la purezza, l'innocenza, la

debolezza. L'infanzia viene valorizzata e considerata come momento cruciale della maturazione

del singolo attraverso percorsi conoscitivi plurimi che cercano di coglierla nella sua realtà più vera

e genuina. L'immagine dell'infanzia si costruisce nella convergenza di un fascio di variabili riferibili

alle elaborazione culturali prodotte dalle diverse classi sociali, dalla diacronia storica, alle pratiche

di vita reale e alle teorizzazioni pedagogiche che hanno disciplinato le norme di allevamento

secondo modalità ora conformative e autoritarie, ora aperte e libertarie. Ne consegue, perciò, che

l'infanzia più che una realtà biologica risulta essere una costruzione sociale. La società borghese

l'ha posta al centro del mondo familiare, considerato come luogo ideale per garantire la sua

"naturale" innocenza e vivificare la sua crescita secondo i parametri mitografici della fragilità e

dell'incompiutezza. Dall'altra parte, però, quest'infanzia catturata nella morale borghese è anche

soggetta a forma di privatizzazione e di controllo che ne perimetra gli spazi. Ben diversa è, invece,

l'infanzia vissuta dalle classi sociali più povere, fatta di sfruttamento, violenze, contrassegnata da

una mortalità ancora altissima e da un forte tasso di analfabetismo. Fra Ottocento e Novecento,

siamo di fronte a due infanzie differenti, separate e opposte, che procedono però in parallelo.

Percorsi di lettura

Le specificità dell'infanzia emerse con forza nel corso del Novecento, reclamano un approccio

teorico-pratico della pedagogia per ipotizzare interventi formativi "più a misura del bambino" e per

legittimare processi di crescita integrale.

Il gioco per pensare, immaginare e fantasticare (Frabboni, Minerva)

Il gioco "coincide" con la vita stessa del bambino e anche con le esperienze che egli fa all'interno

della scuola dell'infanzia. Il gioco è dimensione fondamentale e imprescindibile dell'esperienza di

crescita, di sviluppo, di formazione e di costruzione dell'identità personale e sociale del bambino. È

elemento trainante di tutte le attività educative avviate nella scuola dell'infanzia. È facile cogliere il

ruolo di primo piano che il gioco ricopre nel contribuire a formare la personalità del bambino

attraverso la soddisfazione dei suoi bisogni fondamentali: l'esplorazione, il movimento, l'autonomia,

la fantasia, la comunicazione. Di grande valore formativo appaiono i giochi liberi o guidati, che

favoriscono l'esplorazione dell'ambiente e consentono al bambino di occupare lo spazio con il

movimento. Il bambino ha modo di sviluppare il proprio schema corporeo, di acquisire cioè la

capacità di rappresentare il proprio corpo funzionalmente nello spazio, di percepire le relazioni che

esso intrattiene con tutto quanto lo circonda. Propedeutica allo sviluppo dello schema corporeo è

la comprensione e l'interiorizzazione di due concetti fondamentali: lo spazio personale (che il

bambino occupa da solo) e lo spazio comune (quello che condivide con gli altri).

24. Pedagogia della scuola

È attraverso la scuola e gli insegnamenti disciplinari che gli allievi apprendono il patrimonio

culturale elaborato nel corso dei secoli ed è tramite la scuola che si educano le nuove generazioni

secondo modelli e verso finalità intenzionalmente progettate che tengono conto sia delle

caratteristiche antropologiche dell'utenza sia delle trasformazioni in atto a livello storico-sociale.

L'educare ha una valenza più direttiva, è gestita dall'adulto che indica il significato di guida e

sostegno. Il concetto di istruzione è connesso al processo di insegnamento/apprendimento come

acquisizione di competenze conoscitive e di abilità definite all'interno di un percorso curricolare e

relative a sapere specifici. La scuola è solitamente organizzata attorno al raggiungimento di questi

obiettivi istruttivi, che hanno però una valenza più funzionale strategica piuttosto che di guida o di

sostegno. La pedagogia ha messo in risalto quanto questo rapporto tra insegnamento e

apprendimento sia complesso e problematico tale da non poterlo considerare ne diretto né

automatico. La comunicazione deve essere pedagogicamente orientata e pensata, per non

produrre equivoci e indirizzata verso una comprensione reciproca, il dialogo e il rispetto dell'altro.

La prospettiva pedagogica che garantisce una scuola di qualità e a un tempo di massa è quella

scuola che progetta percorsi di apprendimento individualizzati, attenti alle peculiarità degli allievi,

che ne valorizza le differenze negli stili cognitivi, nei tempi di apprendimento, nelle espressioni

linguistiche e culturali; in secondo luogo quella scuola che garantisce sia l'uguaglianza delle

opportunità educative che il successo formativo, ovvero la padronanza dei linguaggi di base

indispensabili per abitare la condizione postmoderna che vanno presi in forma critica e riflessiva; in

terzo luogo, quella scuola che non semplifica o riduce l'insegnamento disciplinare a sapere

dogmatico ma lo prospetta nella sua dinamicità storico/scientifica, lo rende organico alle vocazioni

individuali e alle specificità culturali. La scuola dovrebbe rivolgere alla soddisfazione delle tre

categorie pedagogiche descritte: dell'educare, dell'istruire e del formare. Il progetto formativo offre

alla scuola un quadro di riferimento ideale e operativo, che riesce a mantenere intrecciate le

dimensioni soggettive con quelle disciplinari e storiche, dove il modello universale di formazione

umana e sociale si radica nel concreto ma si rientra verso il suo superamento, cioè, verso

l'emancipazione e il pluralismo.

25. Pedagogia di genere

I movimenti femministi, iniziati già nell'Ottocento per l'emancipazione della donna, hanno avuto

ampia diffusione a partire dal 1968. L'esplosione ha messo all'ordine del giorno la presa di

coscienza da parte delle donne, ma anche dell'intera collettività, del doppio sfruttamento operato

nei loro confronti sul piano materiale e su quello del linguaggio della psicologia che ha occultato

per secoli la categoria del femminile e quindi del dualismo del genere, in favore del predominio/

potere di quello maschile. La frontiera del femminismo ha sviluppato un lavoro teorico vasto e

originale, di livello internazionale, che ha coinvolto tutti campi del sapere. Sul piano della

ricostruzione del movimento femminista, si sono venuti affermando prima il modello

dell'emancipazione e delle pari opportunità poi quello "della differenza" che rivendicava la

specificità del femminile. Il primo prodotto una serie di indagine e di ricerca sulla funzione

educativa che svolgono la famiglia e la scuola per trasmettere a riprodurre la cultura della

subalternità e della dipendenza, mostrando come la madre sia la prima "responsabile"

dell'apprendimento di ruoli e comportamenti. Sull'altro versante, quello della differenza, si sono

messi in risalto i limiti dell'approccio all'emancipazione. Da qui la nascita di una pedagogia della

differenza che teorizzava e organizzava percorsi rivolti alle sole donne per rivendicarne valori e

per l'affermazione di sé. La pedagogia della differenza ha messo in risalto come l'esperienza

femminile sia contrassegnata dalla dimensione della cura, dell'accoglienza, della responsabilità sia

nell'ambito del privato che del pubblico, dando vita a un'etica dell'educazione. In anni più recenti

si assiste a un ripensamento critico dei concetti stessi di genere e di differenza, per rivolgerli

verso orizzonti più ampi che si definiscono in rapporto alle mutazioni repentine e multiverse del

soggetto contemporaneo. La pedagogia di genere può prospettare percorsi formativi rivolti alle

specificità individuali, ovvero all'essere donna, mantenendo vive tutte le differenze. Hai il compito

di mantenere al centro delle pratiche riflessive la problematicità e la complessità del soggetto-

donna pur nelle diverse articolazioni di vita.

Parte quarta - La critica dell'educazione e l'ottica della formazione (Giosi)

26. Introduzione

Nell'ultimi decenni la pedagogia ha posto sotto analisi suo stesso linguaggio, la propria struttura

semantica e sintattica, i modelli logici di riferimento, inoltre, la pedagogia si è riconosciuta come

punto di convergenza di svariate discipline quali la psicologia, sociologia, biologia ecc.

27. L' educazione e l'antinomia libertà-autorità

L'educazione si è sempre manifestata dal maestro nei confronti del discente, fino all'adulto nei

riguardi del bambino. Un rapporto di autorità che si è espresso in moltissimi modi: autorità del

padre, del maestro, dall'esaminatore, dell'istituzione. Il fanciullo viene a relazionarsi, fin da subito,

proprio questo tipo di autorità: Il primo potere nel quale si imbatte si presenta pertanto come

assoluto. Un principio di autorità educativo che poggia e si sostiene su un vincolo tra in "forte" e

"debole", all'interno di una relazione asimmetrica che entrambi soggetti della relazione

contribuiscono a produrre, alimentare ed eventualmente a maturare. Intesa in tal caso, quindi,

l'autorità educativa non è qualcosa che qualcuno possiede qualcun altro no, bensì essa è una

"relazione" tra persone. Nel rapporto educativo, dunque, la libertà è illibertà, l'autonomia e

l'eteronomia sono simultaneamente presenti. Gli "studi liberali" infatti mirano a liberare l'individuo

da un triplice obbligo, quello sociale di conquistare la propria vita, dato che lo studio è

disinteressato, interamente orientato verso la gioia del capire per capire, poi dall'obbligo familiare,

visto che l'educazione scolastica trasmette valori razionali che la famiglia non conosce e, infine,

dall'obbligo interiore dei pregiudizi e delle passioni che impediscono all'individuo di essere se

stesso. Si viene così a toccare quello che è il paradosso costitutivo del processo educativo,

Rousseau nell'Émile sottolineava da un lato il diritto alla libertà del fanciullo e dall'altro la presenza

"autoritaria" dell'educatore il quale, doveva esercitare un costante controllo. Lo stesso Kant ha

rovesciato l'argomentazione affermando la necessità pedagogica di esplicare il fatto che si sta

esercitando sul fanciullo una sorta di costrizione impositiva che lo conduca all'uso della sua libertà.

Da Freud in poi, i fenomeni connessi all'autorità/obbedienza si costruiscono attraverso complessi

meccanismi di costrizione interiorizzata da coloro che la subiscono e che sussiste grazie al loro

consenso.

28. La critica dell'autorità e i movimenti di protesta: tra famiglia, scuola, società

La critica e la contestazione nei confronti dell'autorità è stato uno dei temi peculiari della cultura e

del pensiero che hanno caratterizzato gli anni '50 e '60, ispirando temi, idee e stili di

comportamento, fino ai movimenti giovanili di protesta. Il movimento di contestazione studentesca

del '68 trovò nell'antiautoritarismo uno dei suoi fili conduttori, su di un principio di autorità: dalla

famiglia all'esercito, dalla fabbrica alla Chiesa ecc. Certamente, in quella protesta, veniva a

innestarsi l'eredità culturale della cosiddetta scuola di Francoforte, i cui esponenti si erano

interrogati in merito alle origini, forme e meccanismi sottesi al fenomeno del consenso di massa

all'interno dei regimi totalitari dell'epoca. Mentre nella scuola di Francoforte l'indagine critica sulla

famiglia patriarcale era finalizzata a spiegare i processi di formazione di quegli individui dal

carattere autoritario che avrebbero "acconsentito" alle forme di autoritarismo politico totalitario, nel

movimento degli anni '60 questo tema esplose, trasformandosi in una pratica diffusa e vitale per

un'intera generazione di giovani e fu esteso a quelle istituzioni-chiave della società quali famiglia,

scuole, ospedali ecc. La famiglia costituisce "l'agenzia psicologica" dell'autoritarismo presente

nella società dominante, in particolare attraverso la figura del padre, colui che, di fronte al figlio, è il

primo mediatore dell'autorità sociale. La famiglia, nelle parole di Cooper, è il luogo della "morte del

dubbio" e della "morte del corpo", ove il giovane individuo viene avviato verso un esito che oscilla

tra sottomissione sociale, disagio mentale e ribellismo privo di mete, al quale egli sacrifica le sue

possibilità di esperienze creative, il suo potenziale di immaginazione e di emancipazione. È

significativo il fatto che tale rifiuto della famiglia si accompagni a un'apertura di spazi, di occasioni

di formazione e di figure di riferimento che non siano in modo univoco e necessitante quelle

genitoriali.

29. La scuola tra autoritarismo, democrazia, emancipazione

Quella che maturò in quegli anni fu una serrata critica delle strutture sottese ai modelli disciplinari

in questione. In particolare la "rivoluzione pedagogica" intese proporre un modello educativo di

formazione fondato su elementi quali: la partecipazione, la cooperazione, l'autogestione, la

creatività, l'autonomia, all'interno di una reclamata trasformazione in senso democratico dei luoghi

dell'educazione e del sapere. Se l'insegnamento è determinato dalla società globale, esso a sua

volta la determina, la fissa o la cambia. La rivolta antiautoritaria che recava in sé e dava voce a

concreti e reali bisogni di emancipazione e progresso, innescó anche una "coazione" compulsiva

alla contestazione dell'autorità.

Percorsi di lettura

La critica dell'autorità pedagogico-educativa ha segnato profondamente il "destino" della

pedagogia, rendendo la categoria della formazione sempre più visibile, presente, riconoscibile,

proprio attraverso la riflessione/de-costruzione critica del "congegno" educativo, aprendo spazi di

riflessione critica e di ripensamento sul rapporto educazione/formazione, sul rapporto maestro/

scolaro, sugli spazi e occasioni di formazione offerti ai discenti. Proprio attraverso un'analisi critica

radicale delle sue forme fondamenti si è giunti a porre il problema di colui che è autore, attore,

protagonista del proprio processo di formazione, secondo un'intenzionalità nuova e rivitalizzata, in

virtù dei principi quali la "responsabilità" e "l'impegno".

30. Il rilancio dell'utopia nella pedagogia

La categoria dell'utopia appare esse un elemento costitutivo del "discorso" pedagogico,

strettamente correlata alla sua voce progettuale, trasformativa ed emancipatrice, così come la sua


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DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per di Pedagogia Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Pedagogia Generale, identità, percorsi, funzione, F. Cambi, A. Mariani, D. Sarsini, M. Giosi.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: Parte prima - L'identità postmoderna della pedagogia generale (Cambi); Parte seconda - Struttura e funzione della pedagogia (Mariani); Parte terza - la pedagogia generale e le sue frontiere (Sarsini); Parte quarta - La critica dell'educazione e l'ottica della formazione (Giosi).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrsGessleItalien di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Madrussan Elena.

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