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Elena Madrussan Le pagine la vita

Parte prima - Scritture del mondo

.

Cap 1

Luciano Bianciardi è originario di Grosseto, dove viveva, facendo il professore, prima alle medie

poi al liceo. È anche un intellettuale intelligente e creativo, creando il bibliobus, un vero e proprio

bus che portava fisicamente libri nei piccoli centri, egli scriveva per i giornali locali e adorava il

calcio. Trasferitosi a Milano, diventa traduttore dall'inglese (Henry Miller) giornalista sportivo e di

attualità, mascherando i falsi miti della società di allora. Si trasferì a Milano dopo un'inchiesta sulle

miniere maremmane. Nel '54, a Ribolla, piccolo paese del maremmano, ci fu un'esplosione in una

miniera. Era il 4 maggio, dopo tre giorni di chiusura della miniera, sarebbe stato necessario almeno

mezza giornata di aviazione, ma l'impresario non aveva voluto saperne. Il fatto fece molto scalpore

e di Bianciardi decise di trasferirsi, stufo delle contraddizioni della sua terra natale. Nel romanzo,

gli amici del protagonista lo convinsero di malavoglia ad andare a Milano per fare esplodere il

toracchione, simbolo del potere tirannico che aveva causato quella tragedia. Tale aneddoto,

inventato, serve a sottolineare la differenza tra mentalità urbana e contadina. Come accennato

prima, sono i corpi a mostrare il vero io delle persone. Ovviamente, per lui, all'inizio Milano era un

altro pianeta. Subito prima del trasferimento, scrisse due romanzi, oltre che racconti e testi

scolastici di argomento storico. Nella sua scrittura usava un'ironia straordinaria, fonte del suo

successo tra i giovani e della sua tragica fine. Un altro elemento che rende il suo stile accattivante

è come descrive il senso che personaggi danno alle loro vite.

La sua vita è stata esemplarmente pedagogica in virtù dell'ironia tragica, con la quale egli ha

guardato alla relazione tra soggetto e mondo in un tempo in cui tutto sembrava, al contrario,

certificarne il positivo accordo. Il lavoro culturale di Bianciardi vuole additare la maschera degli

"specialisti della propria deformazione", senza sentirsi al riparo da essi e si realizza proprio

nell'omologazione alienante delle proprie prospettive di vita. Egli nega a chiunque, e a se stesso,

la possibilità di raccontare di sé e del mondo in maniera "scientifica", denunciando sia il suo ironico

disincanto nei confronti di un improbabile obiettività descrittiva, sia il pericolo contingente di

scoprirsi deformati e deformanti. La narrazione ha la funzione analitica-descrittiva di ciò che, pur

vissuto come proprio, non ci appartiene, ma piuttosto pertiene a noi stessi e al nostro mondo.

"La vita agra"

È un romanzo autobiografico in cui racconta il proprio trasferimento da casa a Milano. La vicenda

personale diventa una scusa per descrivere il miracolo economico italiano in tutta la sua

meschinità, di come ha ridotto i rapporti umani. A Milano vivere vuol dire essenzialmente lavorare

ed avere benessere economico. L'autore descrive tutto questo con la sua solita ironia. Non era di

certo il primo, anche Pasolini, per esempio, aveva fatto un operazione simile, ma con uno sguardo

molto più arrabbiato. Secondo Bianciardi, ognuno di noi contribuisce a falsificare la propria vera

identità. Quanto ai corpi milanesi, l'autore descrive come completamente ossessionati dalla fretta.

E se, nella fretta, si investe qualcuno in macchina, è un male necessario. Si descrivono in seguito

figure tipiche di milanesi, come l'intasatrice aziendale. Sia lei che il capo ufficio pensano solo

all'immagine, neanche a lavoro. Tutti questi ritratti disumani sono derivati dalla propria esperienza

alla Feltrinelli, da cui peraltro ad un certo punto viene licenziato in quanto le sue traduzioni erano

considerate troppo "appassionate". Ovviamente Bianciardi voleva smascherare l'ipocrisia del

miracolo economico, che stava distruggendo l'umanità delle relazioni, la soggettività del singolo

lavoratore e perfino la stessa serietà lavorativa. A Milano tutto dipende dai capi. Il protagonista

capisce che la cosa migliore è adattarsi alla vita locale, diventare lentamente un vero milanese, per

poi cercare di far capire ai milanesi che il loro stile di vita è sbagliato. Un episodio ironico e insieme

inquietante che dimostra quanto avesse ragione è che, quando nel weekend andava alla stazione

di Milano, alle sei del mattino, per prendere l'ispirazione del suo libro, era impressionato dalla folla

che usciva così compatta e meccanica dal treno che, se non stava attento, rischiava di finire

inconsapevolmente dove andava la massa. Perfino la sensualità o la mancata grazia di una

camminata sono sintomo di una rozza cura per il proprio aspetto. Riguardo a ciò lo scrittore fa

dell'autoironia, dicendo che solitamente cammina così lentamente che una volta è stato arrestato

per "atteggiamento sospetto". Ovviamente anche gli operai hanno una loro camminata tipica,

perché devono essere sempre efficienti. In seguito parla del suo lavoro di traduttore. Poi, poco a

poco, comincia ad adattarsi allo stile di vita locale. Comincia a dimenticare l'amico Tacconi Otello

che gli aveva dato la missione di bombarolo (tra l'altro questo Otello era davvero un'amico di

Bianciardi). Perfino il suo stile di traduzione e il suo fisico risentono della nuova vita. A questo

punto c'è una svolta nel romanzo, segnato da una visione ormai tragica della vita. Solo nella morte

ci si libera da questo circolo infernale. Anche se è ammalato, rifiuta di farsi curare, perché

considera il rimedio peggio del male. Ormai anche il lavoro distrugge e nel finale, dichiara che non

gli importa se la sua è una storia banale, come tante, anzi, motivo in più per farlo, perché questo è

stato l'effetto del miracolo economico sulla gente. Bianciardi propone persino un'utopia alternativa

allo stile di vita della metropoli, ma, proprio perché è un'utopia, bisogna andare avanti con la

coscienza della società circostante, anche se ciò comporta una sofferenza enorme. Infine si arriva

l'integrazione completa, ma non ha nemmeno la forza di reagire. Paradossalmente, il libro quando

uscirebbe un enorme successo, cosa che non gli fece piacere, come scrisse alla sorella: aveva

scritto un libro incazzato nella speranza di fare incazzare, e quindi cambiare, i milanesi, invece

avuto un successo che la distrutto". Infatti diventa insofferente verso tutti, persino la sua compagna

lo lascia e va a vivere a Parigi. Lui muore solo a Milano, al funerale partecipano solo pochi amici

intimi che confermano sia il suo carattere difficile sia il fatto che, quanto più uno diventa famoso in

fretta, tanto più si viene dimenticati altrettanto in fretta.

Elemento importante è quello visto come pietra di paragone per riconoscere se stessi sia nella

sensazione di straniamento (le segretarie scheletriche) sia come elemento di immedesimazione

(l'amico di provincia). Il sogno di solidarietà in tutta l'umanità sembra essere realizzabile da un

modello di rapporto umano regolato unicamente dall'interesse. È l'allarme lanciato da Bianciardi.

Eppure, secondo Husserl, Merleau-Ponty e Paci è impossibile ignorare l'umanità, il rapporto con

l'altro. Un soggetto da solo non può e non è il nulla. Persino l'indifferenza è una forma di rapporto

con l'altro, con tutte le conseguenze del caso. Un altro elemento importante è l'ironia, la quale è

propria solo delle persone intelligenti ed è difficile da definire. Di certo per averla bisogna avere

una visione distaccata e diversa da qualcosa e da qualcuno. In un certo senso è perfino

inquietante, perché spesso propone una lettura di un certo fenomeno che spesso sottolinea la

tragicità del fenomeno stesso. Inoltre, sintetizza i fatti in una sola immagine totalmente diversa. È

ovvio che la battuta ironica deve essere elaborata e capita in un lampo. E quando sentiamo una

battuta ironica, siamo subito chiamati a reagire, sia in accordo che in disaccordo. Questa è una

caratteristica fondamentale che il sarcasmo non ha. L'ironia e l'umorismo mascherano la realtà,

con la differenza che il secondo a puramente tentativo di evasione.

Cap 2.

( L'attualità della relazione tra agire e percepire pare connotarsi secondo un diffuso

sentimento di libertà. Si tratta di un sentimento della libertà di conoscere, di esperire, di scambiare,

e quindi di muoversi e di agire liberamente nell'orizzonte di un possibile già in gran parte a

disposizione. La scelta della propria modalità di essere nel mondo, che corrisponde alla propria

forma, a ciò che l'educazione ha fatto e fa di noi, implica l'assunzione critica della libertà, essa ha a

che fare proprio con la capacità di decostruire la propria esperienza del mondo, e quindi, in primis,

la propria percezione del mondo. Una capacità critica, la quale, coltiva la consapevolezza che il

ruolo della percezione superi il già-dato soltanto laddove a quest'ultimo corrisponde una qualche

attribuzione di senso. In questa chiave, per la quale relazione percezione sono strettamente

connesse, "imparare a fare" significherà, "reimparare a vedere e sentire", a cominciare

esattamente dal mondo-proprio.)

Cap 3.

Di tutto questo parla "La caduta di Albert Camus". Il parlante si rivolge a un interlocutore muto in

un dialogo pieno di ironia. Si svolge in un caffè del porto di Amsterdam e il protagonista è un

avvocato parigino che racconta il proprio successo professionale con molto autocompiacimento, a

ritrarre un personaggio contraddittorio, che ha sempre difeso i poveri pur disprezzandoli. Tutto il


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrsGessleItalien di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Madrussan Elena.

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