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Sunto pedagogia generale I con laboratorio

Introduzione

I tratti caratteristici della figura dell’educatore professionale sono strettamente collegati a quelli dei contesti socio-culturali in cui opera. I principali compiti affidati all'educatore professionale sono:

  • Progettazione di interventi educativi: analisi dei bisogni, organizzazione degli interventi, verifica e valutazione dei risultati raggiunti;
  • Presa in carico degli utenti: svolgimento di compiti di assistenza, cura e riabilitazione;
  • Coordinamento con le altre risorse presenti nel territorio.

L'educatore deve essere in grado di predisporre le condizioni idonee a produrre i cambiamenti auspicati nei soggetti, rendendoli consapevoli del loro significato. Nella sua attività, egli ha a che fare con una molteplicità di figure (insegnanti, psicologi, assistenti sociali, giudici, ecc.) che, in qualche misura, partecipano agli stessi interventi.

Gli educatori operano sulla base di un mandato sociale che assegna loro un compito politico (svolto cioè nell’interesse della polis), quindi assumono una responsabilità pubblica.

Gli scenari storico-sociali

Evoluzione storica della figura professionale

Ripercorriamo le principali tappe che hanno segnato storicamente l'evoluzione della figura dell'educatore. Dal 476 al 1492, l’attività assistenziale nel Medioevo era affidata prevalentemente alle organizzazioni caritative che si riferivano agli ordini e alle congregazioni religiose. Funzioni educative venivano svolte anche nell’ambito del gruppo sociale di appartenenza, in grado di configurare una rete importante. Il modello educativo prevalente aveva come obiettivo principale l’onestà morale e la devozione religiosa, perseguito attraverso l’esempio e la testimonianza di una vita vissuta nel rispetto dei principi morali.

Si comincia a osservare uno sbilanciamento tra educazione naturale, legata alla cura dell'altro come "vocazione", e educazione professionale, basata invece su una indispensabile formazione specifica. Questo sbilanciamento è, almeno in parte, riconoscibile anche oggi. Un’educazione basata principalmente sulla cura dell’educando intesa come "missione", rischia di produrre interventi volti a rispondere immediatamente a situazioni di emergenza, piuttosto che basati sulla ricerca di un dialogo educativo e una relazione autentica in grado di inserire le risposte ai bisogni dell’educando in un progetto più ampio volto alla trasformazione del soggetto nella direzione auspicata.

Prima dell’avvento del capitalismo, erano particolarmente importanti le funzioni educative e di aiuto svolte all’interno del gruppo sociale di appartenenza, tipicamente la famiglia. Con la rivoluzione industriale si accentua la separazione tra attività lavorative e altre attività sociali. Il crescente divario tra il lavoro e la proprietà privata dei mezzi di produzione contribuì a una maggiore povertà e al diffondersi di fenomeni come il vagabondaggio e l’accattonaggio, con una conseguente aumento di domanda di controllo e sicurezza sociale.

Per rispondere adeguatamente ai problemi sociali derivanti dall’industrializzazione e urbanizzazione, negli anni a cavallo tra il 1800 e il 1900, si sviluppa lo stato sociale o welfare state. Il welfare state è un’istituzione tipica della modernità. Lo Stato si fa carico della gestione diretta o del coordinamento di interventi di protezione sociale, precedentemente affidati all’autoregolamentazione sociale e a enti caritatevoli. Si giunge alla configurazione del diritto all’assistenza declinato in termini universalistici. La tutela del benessere della collettività si concretizza attraverso interventi che abbracciano numerosi ambiti. Le direttrici principali sono tre:

  • Previdenza;
  • Politiche sanitarie;
  • Politiche socio-assistenziali.

Fino agli anni Settanta, l’educazione e il controllo sociale erano considerati come strettamente correlati: prevalevano le pratiche controllanti e sanzionatorie che legittimavano la segregazione dei ‘diversi’ (spesso i ‘minori disadattati’) in istituzioni residenziali presidiate da figure preposte alla loro ‘correzione’.

I movimenti di contestazione del Sessantotto provocarono negli educatori una riflessione circa la portata sociale delle loro azioni, che non devono solo mirare a preservare l’ordine sociale così com’è, ma, piuttosto, devono promuovere un cambiamento auspicato e possibile, stimolando la partecipazione democratica dei cittadini.

Negli anni ‘70 l’interesse si concentra sull’educazione extrascolastica, in particolare, sulla gestione del tempo libero. Nella ricerca di strategie in grado di aumentare il benessere individuale e collettivo, si realizzano progetti che vedono la collaborazione tra educatori e animatori, due figure accomunate da scarso riconoscimento normativo e sociale.

In questi anni, le attività e i progetti di animazione riuscirono a intercettare numerose istanze culturali:

  • Dalla contestazione studentesca furono ripresi i temi della partecipazione attiva e del non autoritarismo;
  • Dalla tradizione orientale furono riprese le immagini dell’uomo come unione di corpo e psiche, la dimensione contemplativa e le tecniche di rilassamento;
  • Dal movimento femminista vennero sottolineate il valore della riscoperta del corpo, delle emozioni e dei sentimenti.

L’animazione si propose come modalità particolarmente favorevole per la conduzione di gruppi e comunità principalmente a causa di alcune sue caratteristiche:

  • La possibilità di utilizzare molteplici forme espressive;
  • La promozione di occasioni di aggregazione sociale, anche attraverso la valorizzazione di tradizioni locali;
  • La promozione del protagonismo, traendo ispirazione dalla pedagogia attiva.

L’animazione mantiene una posizione minoritaria rispetto all’educazione, ma, come per l’educazione, anche all’animazione non viene riconosciuto il reale livello di complessità. Essa non si riduce infatti alla sola promozione di attività ludico-ricreativo per il tempo libero, ma promuove anche la scoperta e la mobilitazione delle risorse esistenti e lo sviluppo di nuove possibilità.

Cronologicamente, la postmodernità è contraddistinta principalmente dalla crisi dello stato sociale. Si tratta di un periodo storico caratterizzato dall’indebolimento delle tradizioni educative fino a quel momento prevalenti e riguardanti l’ambito ecclesiale, familiare e istituzionale. La strutturazione di interventi educativi richiede un’attenta analisi dei processi di trasformazione culturale e relazionale in corso nella società contemporanea. Col venir meno di punti di riferimento forti, si afferma la relazione pura, come forma prevalente di aggregazione umana. Si tratta di una relazione fondata su una prospettiva di breve termine che si caratterizza per il fatto che le persone vi investono energie solo finché da essa ricavano soddisfazione, sentendosi libere di slegarsi in qualsiasi momento.

In educazione è necessario sforzarsi di ricomporre le frammentate esperienze e relazioni che caratterizzano la quotidianità delle persone, affinché si attenui la sensazione di disorientamento diffuso. L’educatore attuale non svolge più un ruolo di custodia e correzione come in passato, ma ha allargato il proprio campo di azione diventando un agente di cambiamento che tende a operare una sintesi tra bisogni sociali e bisogni degli utenti con cui entra in contatto.

Riflessioni pedagogiche che hanno contribuito a formare la cultura professionale

La pedagogia è un campo interessato da molteplici discipline. Infatti lo sguardo educativo deve necessariamente essere interdisciplinare per poter comprendere e gestire la complessità. La pedagogia, sia a livello teorico che pratico, è stata influenzata da diverse correnti di pensiero psicosociale, riconducibili principalmente ai seguenti approcci:

  • Approccio comportamentista: privilegia la proposta di esperienze secondo la modalità stimolo-risposta, che riducono le possibilità di iniziativa dei soggetti coinvolti. Per l’educatore possono essere interessanti i suggerimenti relativamente alle modalità di strutturazione di setting educativi, ma la tipologia di relazioni proposte può risultare eccessivamente "manipolatoria".
  • Approccio cognitivista: concentra l’attenzione sui processi neurofisiologici che influenzano gli stili cognitivi attraverso i quali i soggetti percepiscono, analizzano e sintetizzano le esperienze e costruiscono rappresentazioni della realtà. Raccogliendo i contributi di questo approccio in ambito educativo, l’educazione si riconosce in grado di stimolare i soggetti alla ricerca di nuovi significati per le proprie esperienze e per la sperimentazione di nuove possibilità conoscitive ed esistenziali.
  • Approccio fenomenologico: pone al centro la soggettività. La persona è considerata secondo le sue particolari modalità di "essere al mondo". In campo educativo si riconosce l’impossibilità di riferirsi a modelli ed interpretazioni univoche, ma piuttosto la necessità di aprirsi alla molteplicità dei significati, spesso temporanei e non determinabili a priori. L’educatore deve instaurare rapporti dialogici con il soggetto e il contesto, mettendo in gioco la propria creatività, al fine di costruire relazioni significative.
  • Approccio psicoanalitico: si concentra sull’esame delle dinamiche inconsce e sui processi di simbolizzazione e attribuzione di significati che risentono dei meccanismi di difesa dai "fantasmi originari" che ostacolano l’approccio ad esperienze nuove. L’educatore, riferendosi a questo approccio, riconosce che, presupposto indispensabile per il prodursi di un cambiamento educativo, è la rielaborazione del proprio passato, costituito anche da episodi inibitori. Tale rielaborazione è preludio di qualcosa di nuovo che deve essere sperimentato concretamente e socialmente e non solo a livello intellettuale.
  • Approccio sistemico-relazionale: colloca la soggettività di ciascuno all’interno del sistema complesso di relazioni interpersonali in cui si è inevitabilmente inseriti. Soggetto e contesto sono interdipendenti in una rete relazionale che contribuisce ad attribuire significati condivisi alle situazioni e alla ricerca di modalità di gestione dei problemi.

Concentrando l’attenzione sulle dimensioni metodologiche della pedagogia, le correnti più significative sono:

  • Corrente terapeutica: il prendersi cura dell’altro si realizza attraverso processi di facilitazione e mediazione, realizzati attraverso una relazione discorsiva basata sull’ascolto empatico. Il fine è quello di rispondere ai bisogni di accudimento, realizzazione personale e inclusione sociale.
  • Corrente attivistica: l’accento è posto sulla strutturazione di setting educativi in cui i soggetti possono fare esperienza di autoeducazione e mettersi alla prova come protagonisti dei processi educativi. Il fine è aiutare il soggetto a sviluppare consapevolezza di sé e della propria autonomia progettuale.
  • Corrente cooperativistica: si pone l’accento sulla definizione e realizzazione di un progetto di cambiamento collettivo e condiviso tra più soggetti, ammettendo la necessità di adottare stili diversi.

I diversi stili educativi contribuiscono a delineare l’identità professionale dell’educatore. Percorrendo la storia della pedagogia, possiamo ricordare i principali pedagogisti, quelli che hanno contribuito a definire significative direttrici sia teoriche che metodologiche.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)

Considerato il fondatore della pedagogia contemporanea, teorizza l’educazione dell’uomo come tale (non dell’uomo cittadino) attraverso un ritorno alla natura. Il fanciullo è messo al centro dell’azione educativa che deve mantenere un corretto equilibrio tra libertà e autorità.

Johann Heinrich Pestalozzi (1746-1827)

Sottolinea l’importanza della casa come luogo protettivo in cui convivono le dimensioni assistenziale ed educativa. Per lui l’educazione ha carattere morale, intellettuale e professionale e si compie permettendo al soggetto di fare esperienza partendo dalle proprie intuizioni. Come Rousseau, anche Pestalozzi auspica riforme che garantiscano libertà ed uguaglianza ai cittadini.

Friedrich Fröbel (1782-1852)

Pone l’accento sul lavoro come gioco, attività disinteressata che stimola la creatività del bambino.

Maria Montessori (1870-1952)

Sostenitrice di una pedagogia attivistica e interdisciplinare, delineò l’immagine di infanzia laboriosa, impegnata nel fare da sé e a superare i vincoli sia di natura soggettiva (istinti e inclinazioni) che di natura oggettiva (cioè generati da interventi sbagliati da parte degli adulti). L’educatore deve predisporre setting educativi adeguati (soprattutto organizzando scientificamente i materiali didattici), evitando di assumere un ruolo direttivo e coercitivo, ma cercando di favorire una redefinizione personale.

John Dewey (1859-1952)

Ritiene che qualsiasi apprendimento avvenga attraverso esperienze di relazione e di scambio tra soggetti e ambiente. L’uomo può controllare l’esperienza attraverso l’uso della logica e l’applicazione del metodo scientifico. Dewey considera la scuola come il luogo in cui formare il cittadino ai valori democratici e all’assunzione di responsabilità, e considera particolarmente efficace la didattica laboratoriale.

William Heard Kilpatrick (1871-1965)

Collaboratore di Dewey, evidenzia come la spinta al cambiamento sia di tipo emozionale. Elabora il "metodo dei progetti", considerando fondamentale la sperimentazione delle relazioni resa possibile dal lavoro di gruppo, di cui il nucleo centrale è rappresentato dai partecipanti e non dall’educatore. I progetti vengono distinti in due categorie:

  • Progetti del produttore, volti alla ricerca di modalità per realizzare un’idea;
  • Progetti per problemi, volti alla ricerca di soluzioni di particolari dubbi o difficoltà;
  • Progetti centrati su apprendimenti specifici, volti all’acquisizione di saperi e competenze specifici.

Anton Semenovic Makarenko (1888-1939)

Ha tentato di realizzare in Unione Sovietica un importante progetto educativo. L’idea di fondo è che la vita del singolo acquisisce valore quando egli partecipa alla costruzione di una valida vita sociale attraverso, in particolare, il lavoro produttivo che permette al singolo di contribuire all’edificazione della società socialista. È sua l’idea di costruire colonie in grado di raccogliere giovani abbandonati o devianti che vengono rieducati attraverso il lavoro produttivo.

Pedagogisti italiani significativi

  • Piero Bertolini si è occupato di "ragazzi difficili" attraverso la sua esperienza a contatto con i giovani carcerati;
  • Alberto Manzi e don Lorenzo Milani hanno posto l’accento sui temi dell’uguaglianza, dell’emancipazione e della partecipazione;
  • Franco Basaglia ha modificato radicalmente l’approccio ai problemi collegati alla salute mentale;
  • Eugenio Barba e Bruno Munari hanno sottolineato la valenza educativa delle esperienze estetiche, espressive e corporee;
  • Loris Malaguzzi ha dato il proprio originale contributo all’educazione dell’infanzia attraverso l’esperienza di Reggio Children.

Profilo professionale nazionale emergente a livello normativo

Le caratteristiche dell’educatore professionale risentono direttamente dei cambiamenti delle norme riguardanti il welfare e le politiche sociali. Rispetto al welfare, in un suo studio del 1986, il sociologo inglese Richard Titmuss (1907-1963) descrive i seguenti modelli:

  • Modello del welfare residuale: gli interventi sociali pubblici vengono attivati solo nel caso in cui il soggetto e le reti di sostegno che lo riguardano si siano dimostrati non in grado di soddisfare i bisogni essenziali;
  • Modello del welfare istituzionale: è basato sul riconoscimento dell’essenzialità della funzione regolatrice e redistributiva svolta dallo Stato. Gli interventi sociali pubblici servono per appianare le disparità sociali e devono essere svolti su base universalistica;
  • Modello aziendale o meritocratico-occupazionale: modello intermedio rispetto ai precedenti, prevede che le prestazioni sociali siano erogate a integrazione del reddito individuale.

Ripercorriamo le principali tappe relative alle norme che nel tempo hanno riguardato il welfare e le politiche sociali.

Anni ‘70

Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

Periodo 1980-1995

Le norme che entrano in vigore sono volte all’ampliamento e alla riqualificazione dei servizi sociali. Sono riconoscibili tre ordini di interventi:

  • Definizione dei livelli di governo dei servizi;
  • Definizione dei flussi di finanziamento;
  • Definizione di diverse unità organizzative:
    • Servizi di promozione della socialità;
    • Servizi territoriali diurni e domiciliari;
    • Servizi residenziali con diversi gradi di protezione.

In generale, le leggi che entrano in vigore nei primi anni ‘90 allargano...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher assuntarappi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale I con laboratorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Tramma Sergio.
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