Pedagogia generale I con laboratorio
Introduzione
Lo scopo principale del testo è quello di esaminare alcune delle funzioni di tipo pedagogico che sono centrali nel lavoro scolastico, cioè:
- Progettazione
- Orientamento e accompagnamento
- Valutazione
La scelta di approfondire proprio queste dimensioni dipende principalmente da due motivi:
- Sono le componenti che scansionano tradizionalmente il lavoro di ogni insegnante
- È utile ripensare al loro significato, perché esse configurano ambiti complessi e spesso confusi della pratica pedagogica
Tra le questioni più spinose e aperte nella scuola di oggi, rientrano il riconoscimento del suo ruolo educativo, la convivenza in essa di scopi educativi ed istruttivi, l’individuazione del profilo professionale degli insegnanti.
Infatti, osservando la scuola, sorgono alcuni dubbi:
- Sospetto che nella scuola non sia diffusa la consapevolezza che essa è un’agenzia educativa
- Timore che l’educazione sia sacrificata a favore di altre finalità
- Difficoltà e resistenze degli insegnanti a riconoscersi come educatori
- Difficoltà a definire cosa voglia dire oggi educare nella scuola
Il testo assume la visione della scuola come dispositivo pedagogico, secondo la definizione proposta da Riccardo Massa. Considerare la scuola come dispositivo pedagogico vuol dire considerare tutte le dimensioni e le componenti materiali e immateriali che concorrono a definire una certa forma e qualità dell’esperienza scolastica, significa cioè considerare il complesso intrecciarsi delle dimensioni materiali, simboliche, relazionali, inconsce, organizzative e metodologiche presenti nella scuola.
I parte: Progettare
Progettare l’esperienza scolastica per gli adolescenti
Il rapporto tra adolescenti e scuola è una questione critica, spesso descritta usando termini come “disagio”, “demotivazione”, “insuccesso”, “rischio”. Si tratta di un malessere che coinvolge tutte le componenti della scuola frequentata da ragazzi adolescenti, in particolare sia gli alunni che gli insegnanti. Limitarsi a prendere atto della situazione può portare ad atteggiamenti di accettazione rassegnata. Questo rischio può essere scongiurato attraverso:
- Il riconoscimento e la valorizzazione delle esperienze di eccellenza, che realizzano benessere ed efficacia scolastici, che troppo spesso restano poco visibili
- La riflessione circa le condizioni e le modalità pedagogiche per realizzare una forma-scuola degli adolescenti
I compiti dell’adolescente
L’adolescenza è il periodo di passaggio dal mondo infantile al mondo adulto. Gli adolescenti, nel periodo della frequenza della scuola secondaria superiore, si trovano a dibattersi tra poli emotivi contrapposti:
- Necessità di acquisire una propria autonomia vs paura dell’abbandono
- Desiderio di libertà vs ricerca di dipendenza
- Spinta a crescere vs nostalgia regressiva dell’infanzia
L’adolescenza è la fase in cui il soggetto si trova ad affrontare alcuni bisogni fondamentali:
- Bisogno di mettersi alla prova per saggiare le proprie capacità e trovare una collocazione nel proprio ambiente di vita
- Bisogno di produrre qualcosa in cui riconoscersi, che possa essere riconosciuto e valorizzato dagli altri
- Bisogno di interlocutori di riferimento che permettano un rispecchiamento e una verifica dei diversi assetti di personalità raggiunti
Tali interlocutori possono essere:
- Il gruppo dei pari che, sebbene partner naturale delle relazioni adolescenziali, difficilmente può assolvere il compito di gruppo di riferimento, perché a tale scopo occorre una relazione asimmetrica con adulti che abbiano a loro volta attraversato efficacemente l’adolescenza
- La famiglia che, sebbene rappresenti il luogo privilegiato di elaborazione dell’adolescenza, non può svolgere da sola il ruolo di interlocutrice di riferimento considerando la prepotente esigenza degli adolescenti di allargare i confini delle relazioni familiari
- Figure adulte presenti nell’ambiente scolastico. Si tratta di interlocutori particolarmente importanti perché meno affettivamente coinvolti rispetto ai genitori
Nella scuola l’adolescente ha la possibilità:
- Di mettersi alla prova
- Di misurarsi con le difficoltà
- Di produrre risultati valutabili da adulti competenti ed autorevoli
Da un lato, il ragazzo può vivere esperienze di successo, valorizzazione e affermazione sociale, dall’altro deve fare i conti con i rischi di insuccesso, disconoscimento e frustrazione. In generale, il rapporto tra richieste della scuola e condizione adolescenziale è complesso.
Se da un lato l’adolescente vive il momento di massimo sviluppo delle sue capacità cognitive e del pensiero astratto, dall’altro la sua forte centratura su di sé e sui suoi bisogni emotivi rendono, nella pratica, problematica la risposta positiva dell’adolescente alle richieste della scuola.
Adolescenti oggi
Nel mondo attuale, sono numerosi i fattori che contribuiscono ad aumentare la fragilità psicologica degli adolescenti. Tra essi ricordiamo:
- La pluralità delle fonti di valori e stimoli, spesso tra loro in contrasto
- La carenza di riferimenti forti ed autorevoli
- Prevalenza, negli atteggiamenti educativi, della dimensione “materna” (volta a comprendere e contenere) a scapito di quella “paterna” (volta a emancipare e a dettare norme)
Si tratta di fattori che rendono il contesto di vita dei ragazzi molto complesso e, sebbene in grado di produrre personalità ricche e intense, finiscono per produrre alcune conseguenze non sempre positive, tra cui:
- Bassa resistenza alle frustrazioni
- Atteggiamenti dominati da pragmatismo esistenziale, cioè da un approccio alla realtà concreto e disincantato, in cui emerge una considerazione strumentale di ciò che c’è e di ciò che si vive
- Appiattimento del tempo sulla sola dimensione del presente. Gli adolescenti privilegiano il tempo presente, dimensione ordinaria della vita quotidiana, in cui cercare di recuperare la centralità della propria soggettività in un ambito sociale percepito come troppo complesso
Ne deriva la difficoltà a vivere i tempi dell’attesa che implicano la sosta nell’incertezza circa l’esito del proprio impegno attuale.
Adolescenti e apprendimento
Per comprendere la relazione tra adolescenti e scuola è importante individuare i significati simbolici e affettivi legati all’esperienza dell’imparare e sui riflessi che essi hanno per l’adolescente. Imparare, in termini simbolici, significa crescere, cambiare, vincere e controllare. Imparare è sinonimo di mutamento, di passaggio a stadi sempre più evoluti.
Ciò è particolarmente significativo se collocato nell’età dell’adolescenza, caratterizzata dalle oscillazioni tra la voglia di crescere e la paura di uscire dall’infanzia. L’adolescente avverte il suo successo nell’apprendimento come il segno inequivocabile del suo diventare grande. Al contrario, il rifiuto dello studio e l’insuccesso nell’apprendimento possono esprimere un bisogno di restare attaccati al passato.
Inoltre, il processo di apprendimento comporta per sua natura momenti di incertezza, di fatica e di confusione, e può esporre a rischi di fallimento e di frustrazione. Per gli adolescenti dover tollerare questi momenti e queste sensazioni è spesso fonte di ansia e difficoltà e ciò giustifica alcune particolari posizioni dello studente:
- Posizione di difesa rispetto ai rischi collegati all’apprendimento
- Posizione di fuga e di abbandono preventivo di fronte alle difficoltà
- Posizione aggressiva nei confronti del “nemico” che può svelare le proprie debolezze
È fondamentale allora la funzione mediatrice dell’insegnante, che deve essere in grado di proporre un senso alla fatica di apprendere e che deve aiutare lo studente nell’organizzare le conoscenze via via acquisite in un quadro organico e significativo. L’insegnante può rappresentare per i propri allievi la garanzia di poter apprendere e padroneggiare i nuovi contenuti e di poter gestire e superare le ansie e le difficoltà del processo.
Di fatto, l’insegnante incarna concretamente la storia di una persona che ha affrontato e risolto il rapporto con l’apprendimento e lo studio di un campo del sapere, tanto da farlo diventare l’oggetto della propria professione.
Recuperare: che cosa e come?
Considerando la questione delle difficoltà scolastiche degli adolescenti da un punto di vista pedagogico, è possibile rendersi conto che tali difficoltà sono legate principalmente alla perdita di tre condizioni:
- Perdita del senso dell’esperienza scolastica
- Perdita della motivazione allo studio
- Perdita della relazione con la forma e i contenuti della proposta scolastica
Sono le stesse testimonianze degli studenti a indicare come le loro difficoltà scolastiche dipendano dalle difficoltà a trovare un senso per il lavoro richiesto dalla scuola e alla mancata identificazione nell’ambiente scolastico, che presenta come unica attrattiva quella di fornire opportunità di socializzazione con i pari.
Ne deriva che, dal punto di vista pedagogico, le misure per contrastare le difficoltà scolastiche degli adolescenti devono essere volte al ripensamento e alla ridefinizione del “contratto formativo” tra scuola e studenti al fine di recuperare significati, motivazione e relazioni significative. È la stessa legislazione scolastica a obbligare le scuole a realizzare interventi di recupero a favore degli allievi in difficoltà.
La ratio di tali norme recepisce i risultati della riflessione pedagogica che evidenzia l’insufficienza di una scuola che si limita a dichiarare e a sanzionare la non adeguatezza dei risultati, e la necessità di realizzare un impegno didattico supplementare volto a correggere un processo di apprendimento difficoltoso.
Purtroppo molto spesso gli interventi di recupero realizzati nella scuola secondaria sono focalizzati sugli apprendimenti dei contenuti in cui gli studenti hanno evidenziato le maggiori carenze. Sono le scuole stesse ad ammettere che questo tipo di recuperi non conduce a risultati soddisfacenti.
Approfondendo l’argomento, osserviamo che i cambiamenti più rilevanti e positivi collegati agli interventi di recupero realizzati nella scuola secondaria, sono quelli che riguardano l’atteggiamento dello studente rispetto all’apprendimento e il suo posizionamento nella relazione didattica. Nel setting del recupero si possono costruire condizioni particolari che possono favorire un cambiamento positivo nei ragazzi e una ristrutturazione nel rapporto insegnamento-apprendimento.
Queste condizioni sono:
- Gruppo ristretto di alunni
- Precisa definizione degli scopi che si intendono raggiungere
- Accentuata personalizzazione didattica
- Progettazione didattica volta a ottenere un cambiamento
Sono condizioni che evidenziano la differenza del setting del recupero rispetto a quello dell’ordinario lavoro in classe. Quello del recupero è però un dispositivo didattico dalle potenzialità limitate per il carattere precario dei suoi tempi di lavoro.
Le osservazioni proposte chiariscono come il recupero debba essere realizzato, oltre che per recuperare apprendimenti, capacità e competenze (obiettivo principale della scuola), anche per rinforzare la motivazione allo studio e il significato dello studio.
Riconoscersi e disporsi come studenti
Molte ricerche pedagogiche e testimonianze di insegnanti e formatori evidenziano come l’essere studenti non sia quasi mai un tratto forte nella rappresentazione di sé che i giovani propongono. L’essere studente non appare come un tratto centrale dell’identità, forse perché considerato troppo “normale” e routinario e non investito di significati personalmente elaborati.
La scuola indubbiamente occupa le giornate di moltissimi adolescenti e rappresenta un luogo di attività e di incontri con i pari e gli adulti, ma resta debole la consapevolezza di come gli apprendimenti realizzati a scuola possano integrarsi con il proprio progetto formativo ed esistenziale.
Questa situazione rende necessario ripensare e rimodulare la relazione didattica con gli allievi adolescenti. Occorre “obbligare” gli studenti a entrare in un rapporto diretto e personale con il lavoro scolastico, occorre intervenire per rompere la tendenza di tanti adolescenti di stare a scuola senza esserci veramente.
Sono obiettivi che non si possono raggiungere attraverso esortazioni o stabilendo un contratto formativo che delinei diritti e doveri degli studenti. Solo una revisione del dispositivo didattico può permettere il loro raggiungimento.
Nella scuola è tuttora largamente praticato il modello didattico tradizionale, cioè il modello trasmissivo, basato sul presupposto che gli allievi accolgano l’insegnamento, si mostrino recettivi prima e responsivi poi, rispetto alle conoscenze trasmesse e alla richiesta di prestazioni adeguate.
Sarebbe invece meglio pensare alla proposta didattica come esperienza di apprendimento-insegnamento. Ciò richiede l’istituzione di un setting in cui tempi, spazi, materiali, regole, relazioni consentano l’incontro, la sperimentazione e l’elaborazione dei saperi; di un setting in cui l’apprendimento richieda al ragazzo un movimento (non la semplice ricettività) e un mettersi in gioco, mentre l’insegnante svolge il compito di predisporre il setting e dirigere la situazione.
Il modello a cui riferirsi è quello del laboratorio, della bottega artigiana, in cui è l’immergersi in pratiche produttive a produrre apprendimento.
Costruire motivazione
Il termine “motivazione” ricorre spesso nei discorsi della scuola, ed è usato soprattutto per indicare una caratteristica che gli alunni possono avere o non avere e che contribuisce, quando è presente, all’apprendimento.
Sarebbe invece più utile pensare alla motivazione come a una condizione che si può costruire o distruggere, che può essere favorita o soffocata dalle esperienze sociali e, in particolare, da quella scolastica.
Per favorire positivamente la motivazione sarebbe necessario che la scuola venisse percepita come spazio in cui vivere esperienze significative di messa in prova di sé e delle proprie capacità, di scoperta, evoluzione, identificazione e confronto. Sarebbe necessario che la scuola venisse centrata sugli studenti, oltre naturalmente che sui programmi, in modo che essi avvertano le opportunità offerte in termini di risposta all’esigenza formativa più globale da loro avvertita.
Non si tratta di adattare la scuola ai gusti e alle richieste degli studenti, ma piuttosto di costruire nella scuola un dispositivo pedagogico che consideri le caratteristiche specifiche degli alunni e che permetta un integrazione tra i contenuti dei programmi disciplinari e le ragioni dei ragazzi.
La motivazione degli allievi è attivata da una scuola in cui il sapere è accompagnato da ricerca di senso, idee, ragionamenti, da una scuola che sa soddisfare il bisogno di indagare, confrontarsi, esprimersi e affermarsi dei propri studenti.
La relazione educativa come mediazione
Per poter interpretare la relazione educativa come mediazione occorre per prima cosa rifiutare la falsa contraddizione tra la dimensione educativa (relazionale ed affettiva) e quella istruttiva (tecnica e contenutistica) del rapporto scolastico.
Occorre, in altri termini, evitare il luogo comune per cui l’attenzione alle problematiche affettive e relazionali significa uscire da quello che è il ruolo dell’insegnante. Vivere la relazione con gli studenti significa piuttosto stare nel ruolo e impiegare l’autorevolezza che il ruolo attribuisce all’insegnante per definirsi come riferimento e modello di un possibile modo di rapportarsi col sapere.
Curare l’aspetto relazionale significa per l’insegnante consentire all’allievo di cogliere uno sguardo che dall’esterno si dirige su di lui, uno sguardo che gli consente di costruire una capacità di autovalutazione sul proprio rapporto.
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