Estratto del documento

Cambiare la scuola

Educare o istruire?

  • L’esperienza della crisi

La scuola è tornata al centro dell’interesse di tutti, si è riproposta l’oscillazione tra primato dell’educazione o dell’istruzione. Sulla scuola discutono e intervengono tutti, ma questi discorsi/riforme non incidono minimamente sulla scuola reale. Dalla nostra esperienza di scuola come esperienza di crisi della scuola (che è in crisi come è in crisi la cultura moderna), del suo senso e della sua forma, bisogna prendere le mosse per cambiarla, senza ignorare le voci su di esse, chiedendosi da dove vengano. L’esperienza scolastica è principalmente un’esperienza di malessere, sofferenza, frustrazione e impotenza, che si prolunga in una rabbia risentita, inoltre la scuola rimane obsoleta nei suoi obiettivi, nella sua organizzazione, nei suoi metodi; è incapace di incidere sul mercato del lavoro, di contrastare la disoccupazione giovanile e l’abbandono scolastico. La scuola fallisce su diversi punti:

  • Crollo della trasmissione culturale come comunicazione intergenerazionale;
  • Caduta di interesse e significato per le materie scolastiche;
  • Mancanza di acquisizione delle abilità e competenze soprattutto in ambito logico e linguistico;
  • La scuola è obsoleta in relazione al dinamismo degli incontri e scontri culturali.

Per pensare davvero la crisi della scuola occorre scoprire la struttura latente dell’educazione, oltre alla classica contrapposizione tra moralismo e tecnicismo.

Il tramonto dell’educazione

Degrado complessivo della cultura diffusa, bullismo, droga, disagio, delinquenza, annullamento dell’individuo (conformazione) sono il frutto di un’incapacità storica e generazionale a trasmettere i valori dell’educazione, tutto ciò vanifica l’impegno didattico della scuola o le chiede di farsi carico di un compito educativo insostenibile. Si fa strada una preoccupazione sempre maggiore di una crisi irreversibile delle forme di cultura e eticità di cui sarebbe responsabile l’illusione dell’istruzione di massa; manca un modello educativo forte, questo viene attribuito ad una arretratezza della scuola. La questione è che non risulta più presente un atteggiamento volto a proporre ai giovani progetti e percorsi dotati di senso per la propria formazione. Manca l’idea di identità e radicamento in qualche retaggio culturale, non è più possibile attuare una contrapposizione con un certo ambiente sociale e familiare, è noto un certo appiattimento dei ruoli parentali. Non si può prescindere da questi eventi nel parlare di scuola. Ci si appella all’educazione considerandola il solo rimedio per questa emergenza sociale e culturale.

  • La richiesta di cambiamento

Tutti vorrebbero che la scuola cambiasse, ma essa, insieme alle pratiche educative di qualunque tipo, è l’istituzione che sa resistere maggiormente al cambiamento (autoriproduzione), perché attiva quanto di più profondo e nascosto determina i significati del pensiero e dell’esperienza.

  • Cambiamento e pensiero

Per cambiare la scuola occorre un esercizio di pensiero, da qui è possibile generare qualcosa di pratico e concreto. La scuola chiede di essere ricreata e rigenerata non semplicemente abolita (programma del libro) o rinnovata.

  • I luoghi del discorso

Il collasso della scuola è in tutti i paesi del mondo; le grandi riforme non si riescono a realizzare (le avanguardie pedagogiche sono subito accantonate) e i politici sono perennemente discordi su cosa dovrebbe insegnare la scuola. I giovani sono colonizzati dall’istituzione scolastica fin dall’infanzia, ma resistono ad essa con la noia, la devianza, la pena dell’anima e del corpo. Luoghi del discorso:

  • Necessità di investire maggiori risorse economiche sulla scuola (materiali e strutture scolastiche, retribuzione degli insegnanti, sostegno agli studenti);
  • Carriera degli insegnanti: diversa organizzazione del lavoro capace di premiare l’intraprendenza personale, i risultati ottenuti, il lavoro in equipe, l’aggiornamento e la formazione in servizio, l’assunzione di compiti organizzativi e di supporto ecc. Inoltre la valorizzazione professionale del docente, sviluppo dei settori relativi alle scienze della formazione;
  • Prolungamento dell’obbligo, riforma dei programmi in relazione allo sviluppo scientifico e tecnologico e al fonte di un cambiamento culturale, trasformazione della vita sociale (es. comunicazione di massa), necessità di apprendere lingue straniere e informatica. Programmi più utili all’inserimento nel mondo del lavoro;
  • Necessità di padronanza di strumenti critici, metodologici, interpretativi, acquisizione di abilità simboliche e competenze generali trasferibili a contesti di vita/lavoro sempre mutabili che richiedono capacità di apprendimento continuo;
  • I sistemi di valutazione;
  • L’autonomia dei singoli istituti, decentramento e autonomia in una prospettiva di competitività culturale e finanziaria tra i vari istituti.
  • Le formazioni discorsive

I discorsi sulla scuola non tengono conto dell’esperienza concreta che vi si svolge. Questi discorsi si limitano alle sole dimensioni cognitive e sono rivolti soprattutto al mondo degli insegnanti considerati solo dispensatori di informazioni, tralasciando la consapevolezza che questo lavoro chiama in causa anche problemi di altro tipo. Ultimamente è prevalsa l’enfasi sui contenuti di insegnamento, come se lo splendore dei contenuti fosse sufficiente a farli apprendere. A questi discorsi si contrappone uno psicologismo che sostiene interessi etici e pedagogici rinviando le preoccupazioni sulla didattica, puntando l’attenzione sui processi di socializzazione, adattamento individuale, dimensioni affettive, emotive e relazionali della classe. Il problema sta nella scissione di questi elementi.

  • La partizione del campo

La scuola è diventata oggetto di due aree di influenza nettamente distinte: questioni didattiche e problematiche educative e pedagogiche. La pressione educativa sulla scuola è stata eccessiva, gli insegnanti non sono disposti ad assumere maggiori iniziative capaci di restituire ai giovani uno spazio di maggiore vitalità, di riconoscerli come soggetti esperienziali attivi della loro (e non ne hanno le competenze).

  • Educazione e prevenzione

L’idea di educazione per prevenire il “male” , è quello su cui hanno fatto leva i progetti educativi in quanto la scuola è l’unica istituzione in cui viene inclusa la popolazione giovanile in tutta la sua interezza, promuovendo un ambito di coincidenza tra sistema scolastico, servizi sociali e presidi sanitari. Questo tema ha causato l’unione di due mondi, quello della vita e quello della scuola.

  • Un falso dilemma

La società chiede alla scuola diverse cose, che spesso entrano in contrapposizione tra loro. Non si può attribuire alla scuola il compito di far primeggiare l’istruzione o l’educazione: il dilemma è mal posto e quindi non può essere risolto. Bisogna ricomporre, dosare e integrare questi due termini, entrambi irrinunciabili.

  • Allevare e sedurre

Educazione deriva da educare, cioè nutrire, allevare. Educazione deriva anche da educere, cioè tirare fuori, da qualcuno qualcosa di preesistente, ma letteralmente significa portare via, portare oltre. Il termine assomiglia molto al termine seducere, cioè sviare, portare fuori strada, ma anche condurre all’aperto. L’educazione nel suo significato originario è legato all’esperienza di cura: non si può istruire qualcuno senza averne cura.

  • La scuola tra educazione e istruzione

Istruire non significa riduttivamente trasmettere informazioni, ma significa immettere in una struttura, costruire e far costruire qualcosa entro una struttura determinata. Educazione e istruzione sono contrapposte perché a questi termini vengono affiancati significati positivi o negativi. Il punto è che questi due aspetti possono essere positivi o negativi a seconda del modo in cui si applicano. L’educazione intesa in senso buono rimanda a idee di cura, dell’aver cura, del prendersi cura; può però essere intesa negativamente come mezzo di repressione, inculcamento, imposizione, ricatto affettivo, plagio, influenzamento. Il prendersi cura diventa cattivo quando diventa soffocamento e intrusione causando soggezione e compiacenza. Il volto buono dell’istruzione è l’insegnare a fare da sé, il rendere autonomi attraverso capacità, competenze e conoscenze spendibili; il volto cattivo è quello del nozionismo, didattismo, sergentismo, intellettualismo esasperato del professore frustrato, mancanza di rispetto per la persona in formazione. L’istruzione può evolvere in un progetto pervasivo e onnipotente, che pretende di sottoporre a controllo continuo i suoi risultati. Il compito della pedagogia è quello di superare tale scissione e di far valere una competenza professionale trasversale rispetto al ruolo di educatore e al ruolo di insegnante.

  • Alcuni equivoci concettuali

Johann Friedrich Herbart

Il primato dell’istruzione deriva da un modello concettuale secondo cui la formazione dell’uomo avviene attraverso l’acquisizione e l’elaborazione di stimoli e informazioni esterni. In questo caso il concetto di istruzione è molto pedagogico perché è animato dalla fiducia dell’educazione, una “istruzione educativa” concetto di Herbart, la scuola deve produrre una molteplicità di interessi verso i vari aspetti della cultura (tralasciando gli interessi innati della persona). È attraverso l’istruzione che si può realizzare un compito educativo, nel senso di formazione individuale di tipo intellettuale.

Jean-Jacques Rousseau

Il primato dell’educazione comporta la presenza di facoltà che si sviluppano da sé, che presentano una tendenza naturale all’espansione e all’evoluzione; educare vorrà dire promuovere, sostenere, annullare interferenze e creare condizioni perché ciò possa accadere. Secondo Rousseau occorre rinunciare ad insegnare nozioni e precetti che il bambino deve scoprire da sé: meno ci sarà istruzione, più ci sarà educazione autenticamente intesa. C’è il ministro dell’istruzione, ma non quello dell’educazione. Non si può però parlare del dilemma tra educazione e istruzione senza mettere in discussione la forma-scuola tradizionale.

  • Cognizioni e affetti

La scuola non pone attenzione alla dimensione emotiva e affettiva dell’insegnare e dell’apprendere (prendendo in considerazione solo gli aspetti intellettuali e cognitivi), di questo è responsabile l’abuso della cultura comportamentista e cognitivista della scuola laica e progressista (che si voleva contrapporre fortemente alla scuola cattolica, ma che così facendo si è danneggiata ulteriormente). La dimensione emotivo-affettiva può essere considerata un tramite di indottrinamento; gli ostruzionisti la guardavano con sospetto, essi volevano formare la persona senza plasmarne la personalità o influire su di essa. Dietro questo pregiudizio c’è l’idea che le emozioni siano qualcosa di primitivo, una dimensione impropria per il lavoro degli insegnanti, che causerebbe solo danni. Per la ricerca psicologica è un dato di fatto che cognizioni e affetti (emozioni e conoscenze) non sono versanti contrapposti, ma aspetti intrecciati nel processo di formazione. Bisogna rivendicare la trama degli affetti nello svolgersi dei processi di istruzione.

  • Moralismo e tecnicismo

Moralismo, tecnicismo, estetismo = pedagogismo, didattismo, psicologismo -> cantoni di oscillazione del comportamento degli insegnanti. Contrapposizione di origine romantica e illuminista. Bisogna andare oltre a tale scissione.

  • L’ossessione dei valori

Il tema dei valori merita rispetto, le scienze sociali sarebbero impensabili senza un riferimento esplicito ad essi. Però quando si leggono libri di pedagogia l’ossessione dei valori sembra l’altra faccia dell’accanimento tecnologico e questo è inaccettabile.

  • Il mito dell’istruzione

C’è l’ossessione dei valori, ma anche il mito dell’istruzione. Quello dell’istruzione è un grande mito pedagogico, per questo è irreversibilmente in crisi. L’oltrepassamento della disputa tra educare o istruire va di pari passo con la loro estinzione. Quello che importa è il grande discorso pedagogico sulla scuola come luogo di umanizzazione e di riscatto, di elevazione e di salvezza.

  • Controversie, oscillazioni e trascorsi

Il dilemma tra educare e istruire risulta fuorviante perché le controversie effettive sono molto più intrecciate, sovrapposte e articolate di una simile alternativa. Una posizione (es. predisposizione libertaria) può collocarsi tanto dalla parte dell’educare quanto da quella dell’istruire. Non è detto che il primato dell’istruzione comporti una disattenzione alla dimensione affettiva (anche se di fatto è avvenuto così).

  • Posizioni e commistioni (unione, mescolanza di idee)

Riguardo a simili controversie, oscillazioni e trascorsi le varie posizioni in campo si mescolano e si rimescolano continuamente (posizioni contrapposte e commiste sono per esempio quelle tra umanisti e scientisti). La pedagogia riproduce al proprio interno tutte le controversie della nostra esperienza sociale. La scuola può essere vista come inutile e nemica oppure come l’unica speranza rimasta. Prima di Marx e Freud l’educazione aveva un significato positivo, in seguito a loro di molto cattivo. Nei discorsi odierni sulla scuola sono inscritti elementi emotivi derivati dai trascorsi scolastici di ognuno. Le molteplicità di enunciati appartengono spesso ad uno stesso sistema di opzioni, le contraddizioni risultano più apparenti che reali. Nella molteplicità di posizioni e commistioni bisogna cogliere gli elementi di verità che le caratterizza. La scuola è tornata ora un grande tema civile e politico dopo essere stata trascurata a causa di un processo di familiarizzazione e naturalizzazione di essa. I discorsi sulla scuola si squalificano a vicenda e talvolta ci si trova davanti a livelli di semplificazione eccessiva di essi (come nella contrapposizione tra educazione e istruzione). Una pedagogia critico-radicale dovrebbe partire dal conosciuto non pensato nell’educazione e nella scuola.

  • Nominazioni e combinazioni

Classificazione schematica di alcune posizioni per coglierne la complessità e l’ambiguità:

  1. Emotivismo e cognitivismo: contrappone il primato della dimensione cognitiva al primato della dimensione affettiva. La forma mista è relativa all’idea di formazione;
  2. Tradizionalismo e progressismo: contrappone una nostalgia della scuola come presidio e conservazione della tradizione culturale ad una posizione di tipo progressista che ritiene la formazione debba realizzarsi tramite una democratizzazione diffusa che permetta processi di miglioramento sociale. La forma mista è l’enfasi dell’idea di merito individuale;
  3. Moralismo e nichilismo: il moralista orienta l’educazione in base a qual
Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 18
Riassunto esame Pedagogia generale, prof anna Rezzara, libro consIgliato Cambiare la scuola, Riccardo Massa Pag. 1 Riassunto esame Pedagogia generale, prof anna Rezzara, libro consIgliato Cambiare la scuola, Riccardo Massa Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia generale, prof anna Rezzara, libro consIgliato Cambiare la scuola, Riccardo Massa Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia generale, prof anna Rezzara, libro consIgliato Cambiare la scuola, Riccardo Massa Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia generale, prof anna Rezzara, libro consIgliato Cambiare la scuola, Riccardo Massa Pag. 16
1 su 18
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher hazelim di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale con laboratorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Rezzara Anna.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community