Esperienza e educazione di John Dewey
Note sull'autore
John Dewey (1859 - 1952) è stato un filosofo e pedagogista statunitense. Verso la fine del 1800, fondò, insieme a Mead, la Scuola di Chicago ed elaborò i fondamenti dello strumentalismo. Dewey diede inizio alla cosiddetta educazione progressiva che ha determinato una svolta democratica nelle politiche e nelle istituzioni educative e che sfocerà nell'attivismo. Dewey contribuì a sottolineare:
- Gli scopi sociali dell’educazione;
- I problemi logico-psicologici dell’apprendimento.
La conseguenza fu che la pedagogia si svincolò dalle pesanti influenze teoriche esercitate su di essa dalla filosofia, dall'etica e dalla teologia e cominciò a delinearsi come scienza autonoma. Dewey argomentò che la pedagogia è una scienza perché prevede l'utilizzo del metodo scientifico e sperimentale.
Il saggio "Esperienza e educazione"
Il saggio “Esperienza e educazione”, pubblicato nel 1938, illustra il pensiero di Dewey sull’educazione e sulla scuola. Dewey ritiene centrale l'esperienza concreta dell’uomo come base della cultura e della conoscenza. Sul concetto di esperienza richiamato da Dewey possiamo notare che:
- L’esperienza tende a modificare attivamente l’ambiente naturale e sociale perché permette di progettare azioni future.
- L’esperienza riduce il dualismo tra interno ed esterno perché favorisce l’interazione tra organismo ed ambiente.
- L’esperienza va a toccare bisogni profondi ed interessi vitali.
L’esperienza è considerata da Dewey come inscindibilmente collegata all’educazione. Educare significa allargare l’ambito dell’esperienza sia dell’educatore che dell’educando. Dewey pone l’accento sulla centralità dell’esperienza dell’educando, in particolare, nell’attività didattica a scuola. Dewey osserva che non tutte le esperienze sono educative. Le esperienze educative sono quelle che si riflettono sulle esperienze future in termini di maggiore creatività. Sono educative quindi solo le esperienze che presentano particolari tratti qualitativi, più facili da riscontrare negli ordinamenti democratici.
Questa qualità superiore dell’esperienza genera libertà di osservazione e di giudizio, sia per l’educatore che per l’educando. Circa le condizioni che determinano la maggiore “qualità” dell’esperienza, Dewey rimarca l’importanza della cura nell’allestimento della scena educativa, cioè nella predisposizione di un ambiente che consenta a tutti gli attori di vivere un’esperienza significativa.
“Scena educativa” è una metafora proposta da Riccardo Massa che paragona l’esperienza educativa a quella teatrale. Il setting pedagogico può essere inteso come il luogo simbolico in cui l’interazione educativa permette all’uno di imparare dall’esperienza dell’altro. Esso permette di organizzare il gioco relazionale orientandolo in modo educativo. Nel setting pedagogico devono essere definite e rispettate un insieme di regole che rendano possibili i ruoli reciproci.
Riccardo Massa riteneva indispensabile riflettere sul setting scolastico (evitando la banalizzazione che si verifica quando si riflette sulla sola disposizione dei banchi e degli arredi, ecc.), perché solo così è possibile comprendere come mai, per cambiare la forma della scuola, sia necessario pensare la scuola come dispositivo. Il dispositivo educativo è un congegno che fa sì che pratiche e discorsi vengano inseriti in una determinata strategia pedagogica.
Considerare la scuola come dispositivo significa pensarla come scena da percorrere in tutta la sua profondità. In questo modo vengono messi in ombra aspetti troppo spesso enfatizzati, come i contenuti delle materie di studio, e vengono resi visibili aspetti più profondi dell’esperienza che ciascuno vive a scuola. In quest’ottica, Dewey sottolinea l’importanza di allestire una scena che permetta di sperimentare anche l’aspetto affettivo, nella convinzione che solo l’intreccio dell’affettivo col cognitivo può generare l’esperienza educativa.
N.B. I concetti di scena educativa, dispositivo e setting pedagogico sono approfonditi nel testo Palmieri, Prada “Non di sola relazione. Per una cura del processo educativo” (vedi riassunto).
Prefazione
Tutti i movimenti sociali generano conflitti, testimoniati dalle controversie intellettuali che li accompagnano. Ciò avviene anche nel campo dell’educazione. Un’intelligente filosofia dell’educazione dovrebbe individuare le cause dei conflitti in atto e portare il dibattito ad un livello più profondo di quello rappresentato dalle pratiche proposte dalle parti in gioco. Ciò non significa che la filosofia dell’educazione debba trovare un compromesso tra le diverse posizioni, ma piuttosto si intende rimarcare la necessità di arrivare a formulare un nuovo ordine di idee che dia luogo a nuove pratiche.
Non è un compito facile ed è il motivo per cui qualsiasi movimento che mira ad introdurre nuove idee e pratiche provoca spesso un ritorno alle idee e pratiche del passato che sembrano rassicuranti e semplici. L’obiettivo del saggio “Esperienza e educazione” è quello di delineare una adeguata cornice di riferimento entro la quale collocare le idee e le pratiche del fare educazione.
Capitolo 1 - Educazione tradizionale e educazione progressiva
La storia dell’umanità sembra confermare la tendenza dell’uomo a pensare per estremi opposti e la conseguente difficoltà a scorgere possibilità intermedie. Solo davanti alla difficoltà concreta di raggiungere tali estremi, pur ammettendo la loro validità teorica, si ripiega su posizioni intermedie frutto di un compromesso. Non fa eccezione l’ambito dell’educazione dove l’opposizione fondamentale è quella tra l’idea di un’educazione intesa come sviluppo che muove “dal di dentro”, cioè dalle doti naturali del soggetto, e quella che vede l’educazione come processo che muove “dal di fuori”, vale a dire un processo di soggiogamento delle doti naturali attraverso la pressione dall’esterno.
In campo scolastico, l’opposizione è quella tra educazione tradizionale ed educazione progressiva. Le loro caratteristiche fondamentali sono:
A) Educazione scolastica tradizionale
- Compito fondamentale della scuola è trasmettere alle nuove generazioni informazioni e pratiche che provengono dal passato.
- Sul piano comportamentale, occorre conformare gli educandi al rispetto delle regole di comportamento elaborate nel passato.
- La scuola risulta organizzata in modo completamente diverso da come sono organizzate le altre istituzioni sociali, prima tra tutte la famiglia.
- Siccome sia i contenuti disciplinari che le norme di condotta sono mutuate dal passato, ne deriva che le doti considerate auspicabili nei discenti sono la docilità, la ricettività e l’obbedienza.
Le principali critiche mosse all’educazione scolastica tradizionale sono:
- Il sistema tradizionale si basa sull’imposizione dall’esterno di norme e metodi elaborati da adulti nei confronti di individui che non hanno ancora raggiunto la maturità.
- Ne deriva che ciò che viene loro imposto resta estraneo alle esperienze da loro possedute e non alla portata delle loro capacità effettive.
- La partecipazione attiva degli alunni è fortemente ostacolata.
B) Educazione scolastica progressiva
- Vengono ritenuti fondamentali elementi quali l’espressione dell’individualità, la libera attività, l’apprendimento attraverso l’esperienza.
- Il principio fondamentale dell’educazione progressiva sta proprio nella imprescindibile e fondamentale relazione tra il processo dell’esperienza effettiva e quello educativo.
L’educazione progressiva tende a respingere l’autorità proveniente dall’esterno, ma tale rifiuto non comporta la negazione della necessità di qualsiasi forma di autorità. Piuttosto comporta l’individuazione di una forma di autorità che permetta alle conoscenze e abilità degli adulti di fungere da guida per gli individui più immaturi. L’idea di una educazione scolastica progressiva deve trovare fondamento in una filosofia dell’educazione innovativa. Poiché la nuova educazione si fonda sulla libertà dell’allievo, il problema è riflettere sul significato di “libertà” e sulle condizioni che permettono la sua realizzazione.
In particolare, sarà necessario chiarire in che modo la conoscenza del passato possa fungere da strumento per agire sul futuro. Infatti, se l’educazione progressiva rifiuta la conoscenza del passato come finalità dell’educazione, è comunque fondamentale capire come utilizzare tale conoscenza come mezzo.
Capitolo 2 - Bisogno di una teoria dell’esperienza
La nuova educazione progressiva ha alla sua base un punto fermo: il legame fra educazione ed esperienza personale. Affermare che ogni educazione autentica debba fondarsi sull’esperienza, non significa affermare che qualsiasi esperienza sia di per sé educativa. In particolare, un’esperienza è diseducativa se:
- Fa diminuire la sensibilità e la capacità di reagire;
- Genera automatismi che tendono a restringere la libertà di movimento della persona;
- Provoca un beneficio immediato, ma promuove la fiacchezza e la negligenza;
- È scollegata dalle altre esperienze.
Sebbene ciascuna esperienza possa essere stimolante in sé, non si costruisce un insieme ben saldo. L’educazione tradizionale promuove una vasta gamma di esperienze aventi le caratteristiche sopra elencate. Essa, senza porvi l’accento, promuove comunque esperienze e si può notare come molti studenti abbiano perso il desiderio di apprendere proprio a causa delle esperienze negative vissute a scuola. Molte persone, una volta uscite dalla scuola, collegano l’idea dell’imparare alla noia e alla fatica. Spesso esse sperimentano l’estraneità di ciò che hanno imparato a scuola rispetto alle situazioni che si trovano ad affrontare nella vita quotidiana.
In definitiva, gli alunni delle scuole tradizionali vivono delle esperienze che però sono manchevoli dal punto di vista del legame con l’esperienza successiva. Il punto cruciale su cui riflettere riguarda la qualità dell’esperienza, la quale ha due aspetti:
- Il senso immediato di gradevolezza/sgradevolezza;
- L’influenza che l’esperienza attuale ha sulle esperienze ulteriori.
L’educatore ha quindi il compito di operare in modo che le attività proposte agli educandi non si limitino ad essere immediatamente gradevoli, ma che esse promuovano nel futuro le esperienze auspicate. Infatti, qualsiasi esperienza continua a vivere nelle esperienze future. Questa è una caratteristica importantissima che Dewey definisce continuità dell’esperienza o continuum sperimentale. Le precedenti osservazioni evidenziano come l’educazione progressiva non possa essere basata sull’improvvisazione.
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Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Colicchi, libro consigliato Democrazia e educazione, Dewey
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