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raffinata gentildonna. Nel 1956 uscì il musical My Fair Lady con 7 oscar e nel 1968 il libro Pygmalion in the

Classroom. L’idea era da Rosenthal (biologo) che aveva condotto esperimenti con dei topi: a sei ricercatori

vennero dati 5 topini a testa a cui dovevano insegnare a correre in un labirinto e fu detto loro che erano già

stati addestrati, ma non era vero. Ad altri 6 fu detto di non aver aspettative perchè era genetica, e anche qui

non era vero. Fin da subito i topi che si credeva avessero maggiori potenzialità davano prove migliori, gli

altri facevano pochi progressi o non si muovevano. Così scoprì che il comportamento dipende a da come

erano stati trattati: i primi incoraggiati, incitati con delicatezza; gli altri con freddezza e distacco. Assieme

alla psicologa Jacobson ricostruisce il processo in un’aula scolastica limitandosi per etica al solo

esperimento in positivo: alle insegnanti hanno detto che da alcuni allievi dovevano aspettarsi forti

miglioramenti durante l’anno, anche se in realtà i ragazzi erano stati scelti a caso e non su test somministrati

(come le insegnanti credevano). Dalle prove somministrate alcuni mesi dopo, questi erano davvero

migliorati. Hanno verificato la profezia che si autoavvera. Spesso la causa dello svantaggio di alcuni bambini

deriva dal fatto che provengono da gruppi svantaggiati (neri, immigrati, poveri), come risposta

dell’insegnante a queste caratteristiche. I ricercatori invitano a perpetuare la ricerca.

Ognuno di noi può essere un pigmalione, determinando sul piano della personalità di colui con cui abbiamo a

che fare, e ciò è insito nel rapporto educativo.

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6. “Il continente è isolato”. Alcune riflessioni sul punto di vista

La vita è iena di modi di vedere, comportarsi, essere perchè il pdv dipende dalla posizione in cui ci si trova e

influenza il modo di interpretare le cose. Vengono presentati dei “giochi delle parti” per cercare di

allontanarci da una visione ego-centrata della vita: Gulliver, Rashomon (film del 1950 di Akira Kurosawa)

dove i diversi ruoli vissuti determinano le molte verità, i Papalagi (gli europei descritti dagli abitanti

dell’isola di Samoa, anni ’20). Come ci si può allenare ad osservare, ci si può allenare a considerare i punti di

vista. Bruner, quando visitò le scuole di Reggio, fece un lavoro con i bambini per la creazione di un parco

giochi per uccellini: questo implica un’attenta osservazione e considerare la prospettiva dell’uccello.

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7. François Hüber: gli occhi della mente

Molta letteratura scientifica riguarda le api delle quali si credeva fosse a capo un re e non una regina (studi

che servirono a legittimare i poteri monarchici, imperiali e papali perchè modello politico perfetto). Quando

scoprirono in modo sconcertante che si trattava di una regina andava risolto l’enigma dell’accoppiamento e

della fecondazione. Questa scoperta fu fatta fa Hüber, scienziato cieco: si può avere gli occhi, ma non vedere

e gli occhi della mente sono più penetranti.

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PARTE SECONDA. L’osservazione nelle altre discipline

Comparati altri metodi di osservazione in varie discipline, questo perchè spesso ci si trova a fare delle

ricerche “di confine” su argomenti dove si incontrano diversi settori della scienza. Può accadere il fenomeno

di transfer dove le scoperte si possono applicare in ambiti diversi da quello in cui sono state compiute,

magari arrivando ad ulteriori scoperte. Questo è il motivo principale per tenersi aggiornati sui diversi settori.

(Beveridge)

8. L’osservazione in antropologia (Nicola Martino)

La prima apparizione dell’Altro determina un’esperienza di smarrimento perchè non si riesce a operare la

normale selezione delle immagini percepite. In seguito il corpo si abitua, si adatta a nuovi climi, nuovi ritmi

e viene istituito un gap tra noi e l’Altro che ci consente di oggettivarlo: l’etnologo può iniziare ad osservare.

Le regole osservative approvare e codificate dalla tradizione scientifica suggeriscono dove posarsi, come

osservare: l’osservazione empirica dà il cambio al rapporto di carattere estetico con l’Altro. L’antropologo

può cominciare a lavorare sui dati raccolti dal lavoro etnografico sul campo, ipotizza connessioni, tenta di

dare spiegazioni. Questo non può essere esaustivo. L’antropologo Lévi-Strauss sostiene che bisogna far sì

che la distanza tra il suo sguardo e l’oggetto delle sue osservazione diventi massima; con ciò lui credeva di

ritrovare i principi della logica classificatoria individuando le strutture profonde, inconsce detentrici del

senso dei fenomeni. Per lui questa è espressione di una forma di pensiero universale divenendo forme di

pensiero oggettivato.

La ricerca va dall’osservazione spontanea condotta da vicino in cui il soggetto si annulla nel flusso delle

sensazioni immediate, all’osservazione condotta con l’applicazione di uno sguardo annetto alla raccolta dei

dati etnografici (primo distanziamento) per arrivare all’osservazione veramente analitica che oltrepassa il

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piano delle manifestazioni empiriche (superficiali) per cogliere la loro struttura profonda (secondo

distanziamento). Solo lo sguardo da lontano oggettiva l’Altro in modo definitivo.

Lascia perplesso il fatto che la raccolta grezza dei dati potrebbe essere incappare in molte trappole,

nonostante Strauss prevede l’uso di griglie.

Alcuni modi in cui gli osservatori sono rimasti intrappolati in trappole osservative e cosa hanno escogitato

per venirne fuori:

Cristoforo Colombo. All’arrivo in “India” egli credette di vedere la conferma di ciò che aveva letto sui

• libri. Quello che si aspettava di vedere lo vide, non osservava, ma leggeva e interpretava. Lo stesso vale

per Marco Polo che vide gli unicorni.

La società di osservazione dell’uomo. Costituita a Parigi verso la fine del ‘700 con lo scopo di sottoporre

• i fenomeni umani a osservazione come quella fatta dai naturalisti su animali/piante. Si proponevano di

osservare in modo analitico senza le “vane teorie”, criticando i viaggiatori che raccontavano imprese e

visioni bizzarre, poco scientifiche e frettolose. La società seguiva i principi di Cartesio andando a

scomporre la realtà complessa nelle sue componenti elementari. Si temevano anche le osservazioni guidate

da convincimenti teorici aprioristici. Gli osservatori volevano che il viaggiatore seguisse l’origine e la

generazione delle idee partendo dal semplice per arrivare al complesso.

‘800 antropologi evoluzionisti usavano i dati etnografici raccolti da altri, teorizzando l’uniformità dello

• sviluppo dell’uomo dalle origini nelle diverse società. Boas polemizza questo metodo estensivo perchè la

ricerca sarebbe dovuta essere diretta, dati rilevati dall’antropologo stesso e lui era convinto che comunque

le origini erano diverse (tutte le culture usano le maschere, ma la funzione è diversa).

I cacciatori-raccoglitori. Questi popoli primitivi furono immaginati in continuo movimento alla disperata

• ricerca di cibo per sopravvivere e, per questo, non si dedicavano a compiti più “alti”. Stereotipo scientifico

perchè potrai a sopravvalutare alcuni dati rispetto ad altri: il tempo dedicato a queste attività era

pochissimo nella giornata. Questo equivoco è dovuto al fatto che sono stati osservati dopo colonizzazione

dove i bianchi li obbligavano a fare questo per tutto il giorno. Inoltre la loro economia non è basata

sull’espansione illimitata di bisogni, ma sulla loro riduzione e questa logica sfugge alla società

dell’accumulo industriale. (Sahlins)

Buona etnografia: riducendo la componente soggettiva/interpretativa, registra in modo accurato i fatti

Buona antropologia: ricostruisce i rapporti dei fenomeni tra loro e li spiega.

Antropologo sul terreno è il messo per arrivare alla descrizione della cultura osservata. I risultati non sono

indipendenti dal metodo e dai presupposti teorici che hanno presieduto la stessa. Osservazione e

interpretazione sono difficilmente divisibili.

Compito antropologo: proporre resoconti sul modo in cui l’Altro interpreta il mondo dal suo pdv. Molto

arduo. Deve tradurre, ma se lo fa con le categorie dell’Altro risulterà incomprensibile, quindi dovrà tradirsi

in qualche modo. Nuova proposta di antropologia dialogica dove si ha una co-produzione di dati tra

antropologo e nativo arrivando ad una negoziazione.

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9. L’osservazione nella storia della medicina (Paolo Zoli)

Importanza dell’osservazione attraverso i 5 sensi. Il primo vero laboratorio di analisi resta il corpo del

medico, prima della nascita del primo laboratorio (1660) i medici hanno sempre usato i sensi. Però non erano

osservazioni obiettive, ma incappavano nei pregiudizi del tempo. Al tempo giudicavano tutti secondo la

dottrina di Ippocrate in senso letterale; inoltre vi erano medici che facevano la diagnosi con oroscopi

(Rinascimento). Ogni tempo è portatore di una serie di pregiudizi culturali attraverso cui il medico faceva le

diagnosi. I pregiudizi hanno inficiato la medicina fino alla metà del XVII secolo, epoca gelileliana con messa

in discussione dei criteri interpretativi dei dati (ipse dixit, che bloccava qualsiasi approfondimento) in modo

deduttivo e pieni di errori forse anche a causa dei copisti. Inoltre non vi era la conoscenza delle malattie

(eziologia recente) per cui venivano applicati rimedi estranei che a volte peggioravano.

I primi esperimenti erano artigianali (come quello per sostanze antisettiche): le osservazioni sono collegate

con le sperimentazioni grazie a Galileo e alla sua strumentazione (come prolungamento dei sensi). Per cui

nascono i laboratori. Il punto di vista, nella storia della medicina, è ricollegabile anche alle scuole di

pensiero. Bisogna sempre avere un dubbio, usare cautela. Anche oggi la medicina è intrisa di ideologie, cioè

l’ideologia tecnologica che fa fare un sacco di esami al paziente. Si ha una teoria dell’informazione con la

trappola del rumore. Tutti questi nuovi prolungamenti dei sensi sono meravigliosi ma sono troppi e nessuno

li può padroneggiare. L’eccesso di informazione provoca una paralisi del sapere o di via deviante.

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10. L’osservazione in archeologia (M.Cristina Genito Gualandi)

Il lavoro dell’archeologo richiede un grande spirito di osservazione che non trascuri alcun particolare e

intuito nella valutazione degli indizi. Spesso è accaduto che però i risultati delle scoperte/osservazioni si

siano piegati all’influsso di pdv o condizionamenti culturali. Molti archeologi hanno interpretato oggetti

antichi rispetto ai loro intontimenti. Altre volte la superficialità ha portato ha interpretazioni errate (come la

statua equestre di Marco Aurelio la quale si credeva fosse Costantino). L’identificazione della funzione di

certi oggetti è un grande problema per l’archeologo (vedi “lacrimatoi”) perchè alcuni usati per scopi ad oggi

non perseguiti. Alcuni sono supportati dalla letteratura (es. gliraria), per gli altri si usa sempre la definizione

di oggetto votivo/rituale come etichetta generica difficile da abbandonare anche quando si scopre il vero uso.

Spesso certe aspettative hanno portato a individuare fenomeni che oggi ci appaiono irreali o ai quali si danno

interpretazioni diverse. Ricorda le Wunderkammern (‘600): oggetti creati dall’uomo e oggetti creati dalla

natura (vedi vasi della Polonia preistorici mal modellati vennero interpretati come fatti dalla natura in

competizione con l’uomo)così si spiegavano elementi inspiegabili. Se archeologo ha un’idea cerca di

produrre la sua dimostrazione. In altri casi la gelosia del mestiere indirizza l’interpretazione dei dati.

I risultati dell’archeologo non sono mai definitivi; l’osservazione va condotta tenendosi a distanza dal punto

da esaminare (uso di fotografie soprattutto aerea).

5 trappole in cui si può cadere se si lavora con l’osservazione: formulazione di false teorie archeologiche per

fini nazionalistici e sciovinisti, per scopi di guadagno personale o vantaggi promozionali, creazione di

falsificazioni e contraffazioni a uso di coloro che smaniano di possedere oggetti antichi senza avere però

l’occhio affinato dell’osservatore.

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11. L’osservazione in sessuologia (Giorgio Rifelli)

Le trappole risultano dai nostri vincoli in quanto soggetti operanti uno spazio storico-culturale e costruiscono

la storia del pensiero scientifico. Probabilmente le osservazioni-interpretazioni sono esposte all’inganno e se

guardiamo alla sessualità avvertiamo maggiori pericoli. Sessualità è pulsione sessuale + disordinato

dinamismo + possibilità di distruggere e preservare. Pan è la figura mitica che più si adatta a rappresentare la

sessualità (mezzo uomo, mezzo animale, inventore della masturbazione, protettore dello stupro, Dio degli

amori impossibili, causa di incubi e angoscia). L’osservatore è sessuato come lo è il fenomeno osservato e

ciò costringe a lavorare “dal di dentro”, quindi è maggiormente esposto agli errori. La pulsione sessuale del

singolo e della collettività è vista come potenziale fonte di disordine e sembra trovare armonia dalla

normativa elaborata dalla comunità (è possibile esprimerla salvaguardando la salute e ordine sociale).

L’osservatore è sessuato e portatore dei codici etici/religiosi che regolano questo ordine. Le trappole

moralistiche di matrice religiosa sono state numerose soprattutto negli anni della repressione, anche se

difficilmente il sapere scientifico si è lasciato trarre in inganno a priori. L’insidia venne dal positivismo

medico-scientifico: morale salutista. Con Illuminismo vi è la nascita dell’igiene e il studi sul sesso. Da ciò

nascono le prime dicerie che si diffusero con fortuna: indicazioni di un’igiene di vita che derivava le sue

norme dalla convinzione che occorresse difendersi dal potenziale disordine della pulsione sessuale per

preservare l’ordine, individuato in una parsimoniosa attività sessuale confinata al matrimonio e indirizzata

alla procreazione, attraverso la minaccia dell’impotenza, della sconfitta nello sport, nell’inefficienza nello

studio e nel lavoro.

Masturbazione oggi non è nemmeno oggetto di indagine scientifica, prima si era ostili. E’ stato il primo

argomento di patologia sessuale affrontato dalla medicina iniziato da Bekker che conia l’onanismo, dalla

teologia morale da una storia riguardante il coito interrotto (non autoerotismo). Era vero che vi erano casi

patologici, quindi l’osservazione era corretta, ma l’interpretazione aveva invertito i rapporti causa-effetto o

correlato fenomeni indipendenti. Poco si parla di masturbazione femminile, per scelte culturali perchè

l’uomo è predominante. Le conseguenze:

Conseguenza relativa alla psicologia sessuale. Donna per secoli ritenuta inferiore intellettualmente

• all’uomo e anche la sessuologia faceva grandi differenze. Solo recentemente la sessualità viene vista come

risultato di un incontro. Forse il primo ad accorgersi che non si diventa uomini se non nel faccia a faccia

con l’altro è Itard con l’educazione di Victor, il ragazzo selvaggio che non aveva nessuna differenziazione

di genere. Nel anni ’60 si inizia a osservare la relazione.

Conseguenza relativa alla clinica. Donna considerata oggetto e non soggetto del piacere; fisiologia

• riproduttiva era vista come unico motivo per cui era sessuata e i suoi desideri sessuali dovevano trovare

soddisfazione solo con le mestruazioni. Per questo la masturbazione femminile non era di rilievo e

l’orgasmo ignorato. I disturbi della funzione sessuale femminile che la clinica considerata riguardavano

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Diana Artemide di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca pedagogica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Zaninelli Francesca Linda.

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