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Riassunto esame Linguistica Italiana, Prof. Papa, libro consigliato Manuale di linguistica italiana, Serianni, Antonelli Appunti scolastici Premium

Sunto per l'esame di Linguistica Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Linguistica Italiana, Serianni, Antonelli. Gli argomenti trattati sono i seguenti: alle radici dell'italiano, formazione e diffusione dell'italiano, italiano e dialetti, scritto e parlato, le lingue speciali, l'italiano della comunicazione, l'italiano e le altre lingue,... Vedi di più

Esame di Linguistica italiana docente Prof. E. Papa

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- la deagentivizzazione, cioè la preferenza per le frasi senza soggetto esplicito o, al passivo,

senza complemento d'agente

- l'altro grado di coesione testuale, ottenuto tramite un continuo riferimento anaforico.

Il numero delle lingue speciali è potenzialmente aperto: alcune hanno un grado di tecnificazione

molto alto (della matematica), altre un grado minore (del diritto). Accanto a lingua speciale si

parla,anche, di linguaggio settoriale.

Monosemia: un linguaggio si dice univoco quando è improntato alla monosemia, ogni segno che

lo compone è possibile attribuire un solo significato.

Polisemia: la condizione naturale di una lingua comune è, infatti, la polisemia: un elemento

linguistico può avere più significati distinti o più sfumature di significato.

I tecnicismi

Un lessico peculiare, costituito da vocaboli che ricorrono solo in quel determinato ambito. Accanto

a questi vocaboli, ciascuna lingua speciale impiega un certo numero di tecnicismi collaterali. la

principale fonte di linguaggi scientifici sono le lingue classiche: molto alto l'uso dei latinismi e

grecismi. Altre volte si utilizzano come tecnicismi, parole dalla lingua comune, alle quali viene

attribuito un nuovo significato specifico. Negli ultimi decenni, anche nei linguaggi scientifici si è

fatta sentire l'influenza della nuova lingua di comunicazione internazionale: l'inglese.

Il linguaggio delle scienze dure

Con l'espressione scienze dure ci si riferisce alle discipline che si servono del metodo

sperimentale per l'indagine della realtà e sottopongono i risultati dei propri studi a una rigida e

sistematica matematizzazione. Tradizionalmente, vengono considerate scienze dure come la

matematica, la fisica, la chimica. Tra le lingue speciali, le lingue delle scienze a base di matematica

è di certo quella che possiede il più alto tasso di tecnicità: tutti i suoi termini, infatti, sono legati ai

rispettivi significati da un rapporto molto rigido, che ne garantisce spesso l'assoluta univocità e si

registra un maggiore uso di sigle e formazione abbreviate.

Transfert è il processo semantico per il quale un termine o una locuzione appartenente ad una

lingua, migra in un altro linguaggio settoriale, cambiando in parte o in tutto il significato originario.

Tecnificazione cioè quando il travaso lessicale avviene dalla lingua comune ad una lingua

speciale.

Il linguaggio giuridico e burocratico

Quello giuridico si presenta con una forte impronta tradizionale, utilizzando frasi complesse,

ricche di subordinate. A livello lessicale, numerosi latinismi e tra le altre caratteristiche ci sono:

- la predilezione per i costrutti assoluti (ferme restando le norme di attuazione, salvi i diritti di terzi)

- l'uso di forme impersonali con il si (si ritiene che...)

- la frequenza di frasi particolarmente concise (la concessione di cui all'art.13) e le formule

anaforiche (conformemente a quanto è prescritto nel precedente articolo) e cataforiche (le

ritenute d'accordo di cui appreso).

Burocrazia: accomunare testi di natura tanto diversa sono alcune caratteristiche specifiche, che si

sommano a quelle tipiche del linguaggio giuridico:

- Innalzamento generale e spesso artificioso dello stile rispetto al tono usuale

- scarsa presenza di tecnicismi specifici ma molti tecnicismi collaterali (non vedente-cieco)

- tendenza alla ridondanza del significato, soprattutto con l'uso di aggettivi e avverbi in contesti

prevedibili (apposito cartello, diritto acquisito)

Nel linguaggio scientifico e e burocratico è presente l'esigenza di generalizzazione e di astrazione

tipica del linguaggio giuridico. Costrutti sintattici assoluti sono le preposizioni subordinate

implicite che hanno un soggetto diverso da quello della preposizione reggente.

Il linguaggio medico

Tra le lingue scientifiche, quella della medicina si distingue per una grande ricchezza

terminologica. Le fonti privilegiate del lessico medico rimangono le due lingue classiche.

Il greco, diffuso nelle patologie e il latino nell'anatomia. Le caratteristiche principali sono:

- la grande diffusione di tecnicismi collaterali (spiccato-elevato notevole)

- la proliferazione degli aggettivi di relazione (aggettivi che indicano il riferimento al nome)

- alta frequenza dell'uso del passivo

- la concentrazione dell'attenzione comunicativa sul nome

- frequente ricorso agli eponimi, cioè a nomi di strutture anatomiche

- abbondanza di sigle

Il linguaggio dell'informatica

L'informatica è una lingua speciale nella quale ogni termine ed espressione rimanda all'inglese.

Da quando alla fine degli anni '70, il pc ha reso accessibile anche ai singoli utenti l'acquisto di un

computer, l'informatica è via via diventata un fenomeno di massa. Si è preferito accettare i termini

inglesi, mentre altre lingue europee hanno preferito tradurre gran parte della terminologia. La

terminologia della posta elettronica è uno dei pochi ambiti della lingua nel quale il numero di

vocaboli italiani prevale su quelli inglesi.

Il linguaggio economico della finanza

Per loro stessa natura, le discipline economiche-finanziarie coinvolgono diversi ambiti. La lingua

dell'economia e della finanza assume caratteristiche diverse a seconda che la sua produzione

risalga alla comunità scientifica internazionale o al mondo professionale. Nel primo caso, si

può parlare di lingua dell'economia in senso proprio: un linguaggio scientifico a tutti gli effetti. Il

lessico ricco di anglicismi che si alternano a forme italiane. Il rapporto tra anglicismo e forma

italiana può presentarsi in 3 modi:

- l'equivalente italiano ha la stessa frequenza del prestito inglese (fuori borsa-over the counter)

- il prestito inglese è più frequente della forma italiana (cash flow è preferito a flusso di cassa)

- l'anglicismo presenta l'unica forma disponibile, non esistendo l'equivalente in italiano (swap

flusso di denaro tra due soggetti che hanno sottoscritto un'obbligazione).

Nel secondo caso, la lingua degli impiegati, dal punto di vista dello stile, il loinguaggio aziendale si

caratterizza per:

- il massiccio ricorso a locuzioni congiuntive, molto simile a quelle del linguaggio burocratico (al

fine di)

- il tono generale informale dei documenti circolanti esclusivamente all'interno dell'azienda

- lo stile standardizzato dei documenti rivolti verso l'esterno.

- nomi astratti di tono elevato

Il linguaggio sportivo

La lingua speciale dello sport si caratterizza soprattutto per un basso livello di tecnicità e una

stretta vicinanza alla lingua comune. Le parole straniere sono molto frequenti come quelle inglesi,

vi è anche un frequente passaggio di termini da uno sport all'altro secondo il procedimento di

transfer. Lo stile delle cronache sportive è caratterizzato da una forte espressività e si fa uso di:

espressioni metaforiche (macinare il gioco, fare una ragnatela a centrocampo)

• frasi volutamente espressive (vincere di stretta misura)

• parole letterarie desuete rivitalizzate per l'occasione (pertugio, spazio nella difesa avversaria)

In particolare, è caratterizzata la tendenza a descrivere gli eventi sportivi con toni esageratamente

enfantici e questo effetto si ottiene attraverso:

l'uso di una particolare aggettivazione (vittoria sensazionale)

• il ricorso a immagini belliche (bersagliare il portiere)

• la creazione di soprannomi altisonanti (L'imperatore per i giocatori Ronaldo e Adriano)

La sintassi predilige la velocità, attraverso l'uso di forme abbreviate come l'impiego avverbiale

dell'aggettivo.

Tecnicismi e lingua comune

Si può affermare che ormai i linguaggi tecnico-scientifici rappresentino probabilmente la principale

fonte di innovazione dell'italiano. I tecnicismi devono la loro diffusione ai mezzi di comunicazione

di massa: i giornali, tv, internet. Le lingue tecnico-scientifiche manifestano anche la loro influenza

sui procedimenti di formazione delle parole.

Tecnicismi e lingua letteraria

I termini delle lingue speciali si trovano spesso nelle opere della letteratura italiana. Il poema

dantesco trae, infatti, numerose parole da diversi ambiti tecnico-scientifici, allo scopo di:

creare immagini suggestive

• suggerire metafore

• fornire spiegazioni dettagliate di un fenomeno, di un oggetto con parole dell'ambito appropriato

• (astronomia, geometria, medicina)

Nel 500 la presenza dei tecnicismi nelle opere letterarie vien limitata dalla caratterizzazione

classicista imposta dal modello di Pietro Bembo. Tuttavia è il 900, il secolo che vede il massimo

sviluppo della scienza e la tecnificazione industriale della società, l'epoca che più di ogni altra si

distingue per l'impiego delle lingue speciali nella letteratura (Pascoli, Calvino, Pirandello).

L'italiano della comunicazione

L'italiano dei giornali

Il giornale è una specie di contenitore in cui trovano posto diversi argomenti e ogni settore ha un

suo linguaggio. Le caratteristiche del linguaggio cambiano a seconda della tipologia dell'articolo:

- il cambiamento delle scelte sintattiche, ispirate sempre di più ad un'ideale di rapidità

- un aumento consistente della presenza del parlato

- la tendenza a suddividere il testo in unità tematiche, dotate di un titolo introduttivo.

L'italiano della politica

Anche il linguaggio politico attinge il suo lessico da altre lingue speciali. Su una base

terminologica formatasi tra la dine del 700 e i primi del 800 s'innestano novità lessicali attinte dalla

lingua comune. Vengono abbandonati i toni elevati e le forme oscure, per riprodurre il più possibile

il modello linguistico degli elettori, semplificando lo stile e la scelte delle parole. Uno spazio

considerevole è dedicato alle forme dialettali. Le figure retoriche più ricorrenti sono: l'anafora (la

ripetizione di una parola all'inizio di tutte le frasi), l'interrogativa retorica e il poliptoto temporale

(la ripresa di un verbo in diversi assetti temporali).

L'italiano della pubblicità

Quello della pubblicità è un linguaggio composito, nel quale il codice verbale rappresenta soltanto

uno dei molti codici possibili: sia negli sport televisivi e radiofonici sia negli spazi pubblicitari di

giornali o riviste, accade spesso che alla parola venga dedicato poco spazio, a vantaggio di altre

forme di comunicazione considerate più efficaci, come l'immagine e la musica. La caratteristica

fondamentale dell'italiano usato nella pubblicità è quella di essere una lingua orientata a

persuadere. L'uso della parola deve colpire e incuriosire il pubblico, si privilegiano:

i giochi di parole

• le costruzioni circolari (per gli uomini che amano le donne che amano gli uomini)

• i richiami fonici (Mitsubishi, mi stupisci; Brrrr... Brancamenta)

• l'uso delle lingue straniere

• un largo uso di parole nuove del tutto occasionali, ottenute con la suffissazione del nome del

• prodotto

Nella sintassi si privilegia la velocità, la sintesi di espressione e un messaggio diretto e facilmente

memorizzabile. Infatti si ricorre a:

- all'elissi di elementi di raccordo grammaticale (moda autunno-inverno)

- modi nominali del verbo, soprattutto infinito e participio (andare sempre, pensieri mai)

- all'accostamento asindetico cioè privo di coniugazioni (Benessere donna, acqua panna)

Asindeto: è la sequenza di più elementi linguistici accostati senza nessun legame formale di

natura grammaticale ma soltanto attraverso l'uso della punteggiatura.

Polisindeto: si verifica quando parole o frasi strettamente correlate sono collegate da una

successione di coniugazioni e in particolare dalla ripetizione della coniugazione copulativa.

L'italiano della radio

Nonostante la concorrenza, la radio raggiunge ancora una vasta fetta di popolazione italiana, l

linguaggio radiofonico si ispira al linguaggio parlato spontaneo. L'italiano radiofonico è basato sul

ritmo e sulla velocità, caratterizzato da uno stile diretto e spiccato informale. Si ha:

- ripetizioni di parole e frasi chiave che scandiscono il flusso

- abbondanza di variazioni melodiche della voce

- lessico espressivo

- ricorso a modelli tipici della dialogicità

Per mantenere alto il tasso di dialogicità, si ricorre sempre più spesso a una coppia di conduttori

che dialogano tra loro o a ulteriori personaggi che mettono in scena una serie di duetti col

conduttore. Il ritmo rallenta considerevolmente nei radiogiornali delle reti tradizionali.

L'italiano della televisione

Nel ricostruire la storia dell'italiano televisivo bisogna distinguere 2 periodi diversi che Umberto Eco

ha chiamato: Paleotelevisione e neotelevisione.

Periodo Paleotelevisivo, che va dall'inizio delle trasmissioni ufficiali (1954) alla metà degli anni

70, che ha una funzione educativa e serviva per assicurare la diffusione della cultura e giungere

all'unificazione sociale e linguistica degli italiani.

Periodo Neotelevisivo, cominciato nel 1976, si distingue per un drastico ridimensionamento della

funzione pedagogica a vantaggio dell'intrattenimento, che con il suo stile influenza tutti i generi

comprese l'informazione e la divulgazione culturale.

Sono state individuate 4 tipologie del parlato televisivo contemporaneo:

- il parlato serio proprio delle trasmissioni culturali e di divulgazione scientifica (quark, ulisse)

- il parlato sciolto, colloquiale, tipico dei quiz

- il parlato trascurato o sciatto, riconducibile a trasmissioni di intrattenimento basate su un certo

grado di improvvisazione, con i talk show o i reality

- il parlato simulato, proprio della fiction o dei telefilm

L'italiano del cinema

Il rapporto del cinema con la lingua italiana è stato a lungo caratterizzato dalla dinamica tra

dialetti e lingue nazionali. Fino ad anni recenti, la lingua italiana si presentava come uno strumento

troppo rigido e poco adatto per rappresentare la realtà. Registi e sceneggiatori si sono serviti allora

del dialetto o delle varie forme di italiano regionale. La principale fonte di novità è rappresentata

dalle versioni doppiate dei film stranieri, prevalentemente in lingua inglese.

L'italiano della canzone

II panorama linguistico della canzone italiana si presenta variegato.

Da una parte troviamo un insieme di testi che, presentano le caratteristiche più classiche:

lessico convenzionale di origine poetica

• presenza massiccia del futuro e dell'imperativo

• metafore tradizionali incentrate sulla vita

• recuperi di materiale obsoleto come la sequenza t'amo

La struttura è quasi sempre: strofa, strofa, ritornello, strofa. Dall'altra parte, invece, troviamo la

seconda linea di tendenza sul modello e per influenza della canzone d'autore (Paoli, De André,

Venditti) e si è in passato distinta per una scrittura curata e intessuta di riferimenti letterari. Nello

specifico questa tendenza si manifesta nella canzone italiana degli ultimi anni attraverso:

il generale aumento della complessità semantica e formale dei testi

• il diverso rapporto con la rima e la rima baciata

• l'uso di un lessico più ricercato

• il ricorso ad una sintesi elaborata

L'italiano e i nuovi media: l'italiano digitato

Negli ultimi anni, il grande successo delle varie forme di espressione e di comunicazione diretta

legata ai media telematici hanno fatto sì che per moltissime persone la scrittura di testi sia

diventata un'attività quotidiana, svincolata da necessità lavorative o scolastiche. La velocità con la

quale i testi vengono prodotti provocano come effetto principale un generale abbassamento del

controllo sulla lingua. Da qui discendono le principali caratteristiche dell'italiano digitato:

frequenza di errori di battitura

• presenza di errori di ortografia

• penetrazione di strutture proprie del parlato

• innalzamento de livello di espressività cercando di riprodurre la comunicazione orale.

L'italiano e i nuovi media: la neoepistolarità tecnologica

Neoepistolarità tecnologica: forma di scrittura telematica basate sulla trasmissione di un

messaggio che prevede risposta in un lasso di tempo più o meno lungo. Si distinguono per le

caratteristiche della semi-sincronia e della co-presenza. La prima si riferisce al fatto che il

destinatario di un messaggio ha la facoltà di scegliere quando riceverlo e quando rispondere (chat

o email). La seconda instaura un dialogo continuo tra i corrispondenti. Gli aspetti legati a riprodurre

nello scritto le forme di dialogo faccia a faccia, ricordiamo:

uso intensivo di saluti e di altre formule che avviano la conversazione

• la frequenza di segnali discorsivi e di interiezioni (ecco, senti)

• forte presenza di deittici (alla fine ci sono andato)

• fatismi, formule e parole che verificano e confermano il funzionamento della comunicazione (ok,

• eh)

procedure grafiche espressive e gioiose (emoticon)

• formule tachigrafiche che favoriscono allo stesso tempo la velocità di produzione e l'espressività

• del testo (tvb, asap, omg), espedienti che sostituiscono una parola per ragioni di spazio (nn,

cmq) o per accelerare la velocità della scrittura.

L'italiano e i nuovi media: esiste un italiano in Internet?

Negli scritti dei social network dove chiunque può aggiornare la propria pagina in qualunque

momento con opinioni e informazioni, lo stile e le scelte linguistiche variano a seconda della

tipologia di utente. Nell'italiano usato su internet trovano espressione scritta tratti del parlato che di

solito avrebbero spazio soltanto nell'espressione orale. Più che fondare una nuova varietà dei

lingua, i testi circolanti in rete da una parte si fanno veicolo di stili già da tempo consolidati nello

scritto, dall'altra sembrano assecondare una preesistente tendenza all'informalità dello scritto e alla

mancanza di rispetto per la norma grammaticale.

L'italiano e le altre lingue

Nessuna lingua è pura

Melchiorre Cesarotti afferma che nessuna lingua è pura, perché tutte le lingue naturali sono il

risultato dell'incontro di più componenti. Nel primo 800, l'ingresso di parole straniere è da

considerarsi uno dei principali mezzi di arricchimento del patrimonio lessicale. In particolare in

epoca fascista la lotta al forestierismo ha assunto una dimensione ufficiale e si è avuto un vero e

proprio purismo di stato. Da questo atteggiamento di totale chiusura si distingue il neopurismo

promosso dal linguista Bruno Migliorini, secondo il quale non bisognava guardare ai principi

astratti di bellezza e provenienza di una parola, ma bisognava accettare tutti quei prestiti per cui

mancasse una corrispondente italiana e che non fossero in contrasto con le strutture

fonomorfologiche della nostra lingua.

Prestiti di necessità: vocaboli mutuati da una lingua straniera in riferimento a un oggetto o a un

concetto inesistente nella lingua d'arrivo.

Prestiti di lusso: vocabolo che viene derivato da un'altra lingua sebbene ne esista nella lingua

d'arrivo il corrispondente (entrée-antipasto, scooter-motorino).

Il prestito linguistico

Il prestito linguistico: s'intende il fenomeno per il quale una forma passa da una lingua all'altra.

Esistono diversi tipi di prestiti, dal punto di vista del livello di lingua interessato, si distinguono in

particolare:

prestiti fonetici relativi ai suoni (h aspirata)

• prestiti morfologici che riguardano aspetti grammaticali (s finale come films)

• prestiti sintattici

• prestiti lessicali, una singola parola o locuzione e possono essere distinti in:

• - integrali, che conservano sequenze di suoni, grafie o terminazioni estranee all'italiano (mouse)

- adatti, che si riconoscono come parole straniere solo risalendo all'etimologia (lo spagnolismo

regalo)

Una lingua che limita le espressioni di un'altra lingua viene definito Calco. Si parla di:

calco strumentale: quando si ha una traduzione degli elementi che compongono la parola

• straniera (grattacielo - skyscraper)

calco semantico: quando un nuovo significato, mutato da una lingua straniera, sostituisce o

• affianca i significati di una parola già esistente (sito - site)

La trasmissione del prestito

Un prestito passa da una lingua all'altra quando c'è un contatto linguistico tra loro e può essere:

Rapporto di superstrato, se la lingua del popolo invasore influenza alcuni tratti;

• Un'azione di sostrato, riguarda l'influenza di una lingua scomparsa sulla lingua dei dominatori;

• un'azione di adstrato, se l'influenza è esercitata da una lingua confinante.

Oggi i prestiti sono trasmessi attraverso i mezzi di comunicazione di massa, un tempo il fenomeno

avveniva grazie allo spostamento fisico delle persone.

Il Francese e provenzale

Nel Medioevo, i campi del prestito vanno dal lessico elementare a quello militare e della vita di

corte, a quello dell'amor cortese. L'influsso del francese si riduce drasticamente nel 400, e nel 500

il rapporto di prestito tra le due lingue è addirittura capovolto: l'italiano si afferma infatti come lingua

della cultura in tutta l'Europa rinascimentale. i prestiti degli anni che vanno dalla metà del 600 alla

fine del 700 si concentrano intorno a quel fenomeno di costume, indicato con il francesismo MODA

e con l'utilizzo di molti suffissi. I francesismi hanno grande importanza in ambiti tradizionali:

politica, cucina, abbigliamento, spettacolo, sport. Molti di questi termini vengono utilizzati solo per il

fatto che vengono considerati chic. L'influsso francese cede all'invasione inglese del secondo dopo

guerra.

Inglese

La storia degli scambi linguistici tra Italia e Inghilterra prende consistenza soprattutto nel

rinascimento, quando la moda italianizzante si diffonde presso la nobiltà inglese, così come

accade un po in tutta Europa. Dalla metà del 500 cominciano ad essere pubblicate grammatiche

d'Italiano in inglese e nel 1598 il grande dizionario bilingue. Nel 600 vi è l'inversione, l'interesse

inglese per l'italiano diminuisce, mentre in Italia cominciano a diffondersi i termini inglesi. Nel 800 e

nei primi anni del 900 un maggiore numero di anglicismi si diffonde grazie alla lingua dei giornali e

alla traduzione di grandi romanzi, ma solo alla fine della 2° guerra mondiale, che il fenomeno

assume le dimensioni attuali, invadendo un po tutti i settori della vita quotidiana, sport, spettacolo,

mass media, moda, pubblicità. Ai prestiti veri e propri si aggiungono gli anglilatinismi o

anglogrecismi (parole di etimo classico giunte tramite l'inglese) e gli pseudoanglicismi (vocaboli

dall'aspetto inglese ma che non esistono né in inglese né in americano). Xenolatinismi e

Xenogrecismi sono parole formate con materiali latini o greci nate in lingue diverse dall'italiano e

passate in seguito all'italiano sotto forma di prestiti.

Spagnolo & Portoghese

Dalla fine del 200 fu molto significativo l'apporto dello spagnolo ai dialetti dell'Italia meridionale. Nel

500 lo spagnolo divenne la lingua straniera più diffusa anche in Italia. Tra i tanti spagnolismi entrati

fra il 500 e 600, rimane oggi in italiano solo una piccola parte, tra cui parole della vita quotidiana,

dell'abbigliamento, vocaboli del cibo e del folklore e altri. L'afflusso di prestiti dalle lingue iberiche è

scarso nel periodo che va dal 700 al primo 900. Negli ultimi anni, invece, il fenomeno degli iberismi

si è fatto nuovamente consistente, grazie agli apporti dell'America latina e si è diffuso nei nomi

delle serie televisive, prodotti commerciali, titoli di canzoni, linguaggio giovanile.

Lingue germaniche medievali e tedesco

I più antichi germanismi che sopravvivono oggi in italiano sono prestiti in latino già prima del IV

secolo. Sono molto antichi i vocaboli d'ambito militare. Molti prestiti si devono all'azione del

germanico all'epoca delle invasioni barbariche. Pur essendo difficile risalire con esattezza al

periodo d'entrata di ogni vocabolo, si è soliti distinguere tre strati:

- prestiti goti: come nei temi guerreschi e non solo;

- prestiti longobardi: nomi di luogo, parole legate al lavoro dei campi, termini anatomici;

- prestiti franchi: parole come bosco, guanto, grigio.

Tra il 700 e l'800, entrano in Italia vocaboli del lessico minerario, del costume e parole del lessico

intellettuale e filosofici. Nel 900, gli avvenimenti legati alla I e alla II guerra mondiale hanno fatto sì

che il campo semantico privilegiato dai tedeschi tornasse ad essere quello militare.

Arabo e ebraico

L'elemento ebraico in italiano è costituito quasi esclusivamente da vocaboli entrati nell'uso

attraverso la Vulgata della Bibbia. Ben più intensi e prolungati i contatti con l'arabo. Nel Medioevo,

grazie all'intensità degli scambi commerciali, giungono in italiano:

- parole della lingua comune

- termini del lessico scientifico: medicina, astronomia, chimica e matematica

- vocaboli relativi all'organizzazione politica

L'afflusso di islamismi si arresta a partire dal 1453. Solo negli ultimi decenni si è avuta una ripresa

dell'influsso arabo, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione di massa e alla maggiore circolazione

di notizie provenienti dall'estero.

Lingue esotiche

A rigore sono da considerare tutte le parole che l'italiano accoglie da una lingua straniera. Le

lingue esotiche sono: cinese, giapponese e russo.

I primi italiani arrivano in Cina al tempo della pax mongolica, le loro esperienze sono testimoniate

dai resoconti mercantili dei viaggi, primo fra tutti quello di Marco Polo, In epoca più recente, la

penetrazione di vocaboli cinesi (cin cin, tè e ginseng) nel lessico italiano è dovuta soprattutto alla

diffusione in Italia di prodotti o discipline provenienti dalla Cina.

I primi rapporti diretti tra Italia e Giappone risalgono alla metà del 500, con l'arrivo di navigatori,

missionari e commercianti europei. Non si può però parlare di un vero e proprio contatto tra le due

lingue prima della seconda metà del 800. Vocaboli giapponesi compaiono in testi di varia natura.

Molti nipponismi penetrano nell'italiano nel 900 e si inquadrano in campi lessicali specifici:

- fenomeni culturali come i fumetti manga, le arti marziali, il karaoke

- la gastronomia, sushi, wasabi

- pratiche di medicina alternativa e tecniche di meditazione, shiatsu, zen.

La maggior parte dei prestiti provenienti dalla Russia va datata all'epoca postrivoluzionaria e in

particolare agli anni '60 e '70 del secolo scorso.

Italianismi all'estero

La presenza di italianismi in altre lingue europee ed extraeuropee è legata a quegli ambiti e a quei

secoli in cui la cultura italiana ha avuto una posizione particolarmente rilevante. La diffusione del

lessico marinaresco italiano avviene grazie alle repubbliche marinaresche. Ma con il rinascimento,

le corti europee diventano un modello per la società di tutta Europa e si assiste a una compatta

trasmigrazione di vocaboli italiani in letteratura, in architettura e teatro.

Più ampio è sicuramente il linguaggio della musica e dell'opera come i nomi delle forme musicali,

le indicazioni dello spartito, i nomi di molti strumenti musicali.

Solo di recente, con il successo del Made in Italy si è tornato a diffondere all'estero qualche

neoitalianismo, concentrato principalmente nell'ambito gastronomico (pizza, spaghetti) o in quelli

della moda o dei motori. Parole vecchie e parole nuove

Il ciclo vitale delle parole

Ogni lingua presenta nella sua storia un'evoluzione che riguarda tutti i livelli ma soprattutto nel

lessico. Ma andranno fatte 2 osservazioni:

- la prima è che più della metà delle parole appartiene all'attuale lessico di base circola già dal

XIII e XIV secolo.

- la seconda è che questo processo non sempre segue un percorso lineare: è tutt'altro che raro il

caso di vocaboli che hanno ripreso ad essere impiegati con frequenza e sono oggi privi di

qualunque connotazione arcaica. La grande conservatività della lingua italiana andrà attribuita

alla sua particolare storia. L'italiano è rimasto fini agli inizi del 900 una lingua quasi

esclusivamente scritta e prevalentemente letteraria. Il fenomeno delle parole desuete, invece, si

dovrà anche all'azione dei puristi ottocenteschi, i quali, sono riusciti a far tornare d'uso corrente

vocaboli ed espressioni che sembravano irrimediabilmente obsoleti.

Lessico di base: è l'insieme delle parole dell'italiano considerate fondamentali. Viene identificato

di solito su base statica, fondatosi sui rilevamenti dei lessici di frequenza, cioè di quei vocaboli che

calcolano quali siano le parole ricorrenti più spesso nella nostra lingua. Queste ricerche sono poi

confluite nel vocabolario di base della lingua italiana.

Il ciclo vitale delle parole

Rifacendosi all'antica metafora che descrive le parole come organismi viventi, si può affermare che

col passare degli anni molte parole invecchiano fino a morire, diventando così degli arcaismi. Il

recupero e l'impiego degli arcaismi interessa molto lo scritto e in particolare la letteratura. Oggi la

situazione è molto cambiata e gli arcaismi che trovano spazio nella prosa letteraria hanno una forte

marcatezza espressiva, caratterizzando in maniera peculiare la lingua di scrittori espressionisti

come Carlo Emilio Gadda, Giorgio Manganelli, Vincenzo Consolo o Gesualdo Bufalino.

Espressionismo: si intende lo stravolgimento linguistico, lontano sia degli ideali classicheggianti

del tradizionalismo letterario sia dal proposito di imitare la lingua dimessa e grigia della realtà

quotidiana.

La lingua scritta

Per capire la natura conservativa della nostra lingua, non bisogna dimenticare che l'italiano è stato

a lungo usato esclusivamente nello scritto e in particolare nello scritto letterario. La divisione

politica dell'Italia ha determinato una situazione di frammentazione linguistica per cui anche le

classi di più alto livello socioculturale hanno continuato a usare nella conversazione quotidiana il

dialetto. Nello scritto, invece, una lingua uniforme si impone già nel 500, quando si afferma il

modello linguistico proposto da Pietro Bembo, esemplato sui grandi scrittori del 300 fiorentino. La

continua pressione dei modelli letterari, il rinnovato prestigio fornito alla soluzione arcaizzante

prima dal Vocabolario della Crusca e poi dai puristi ottocenteschi, la distanza della lingua viva

fanno sì che anche l'italiano scritto non letterario possa considerarsi una sorta di serra in cui

sopravvivono per secoli forme, costrutti e vocaboli estranei al parlato.

Il sentimento neologico

Con il termine neologismo si indicano le parole nuove che entrano in una lingua o si formano al

suo interno. Neologismi sono, dunque, anche prestiti da altre lingue, ma la definizione tende di

solito ad essere ristretta alle sole parole create con materiali della stessa lingua. Più che la novità

anagrafica di una parola, conta infatti la novità soggettiva che i parlanti le attribuiscono, ovvero

quello che si chiama il "sentimento neologico". La percezione della novità di un vocabolo può

anche accompagnarsi a reazioni marcate, come l'insofferenza. Il gusto per la coniazione e per

l'uso di parole nuove è molto spiccato nel linguaggio status, si trasformano da arcaismi in

neologismi, grazie a un'improvvisa fortuna che le rende parole alla moda. Si parla in questi casi di

neologismi di recupero. Altre volte, su un significato vecchio s'innesta un nuovo significato detto

neologismo semantico.

La formazione delle parole

Il più importante mezzo di arricchimento del repertorio lessicale è senza dubbio la derivazione,

cioè, la possibilità di produrre nuove parole a partire da quelle preesistenti, tramite l'applicazione di

una serie di meccanismi derivativi. Da ogni base lessicale si potrebbe teoricamente ricavare un

numero di derivanti molto elevato. Ma di tutti i derivanti che virtualmente appartengono al sistema

di una lingua, solo una piccola parte esiste nell'uso effettivo. Quando ai meccanismi, si possono

distinguere 3 modi di formazione delle parole: la prefissazione, suffissazione e composizione. i

vocaboli derivati possono inoltre organizzarsi secondo 2 diverse modalità:

paradigma a ventaglio, da una stessa base lessicale si trae direttamente una serie più o meno

ricca di derivanti; paradigma a cumulo, la derivazione avviene con una serie di trasformazioni

successive a partire dalla medesima base lessicale. Spesso, i paradigmi si combinano tra loro.

L'affissazione

L'affissazione è un processo di formazione delle parole che si distingue in:

Suffissazione: nei suffissati la derivazione è ottenuta aggiungendo un elemento che si pone

dopo la base. A seconda della base, si distinguono in:

- suffissi verbali denominali e deaggettivali (nome o aggettivo+verbo)

- suffissi nominali deverbali (verbo+nome)

Prefissazione: nei prefissati l'elemento viene aggiunto prima della base. Tra i prefissati nominali

e aggettivali, si distinguono parole formate con:

1. prefissi provenienti da preposizioni e avverbi (extra- fuori-)

2. prefissi intensivi (super- sotto- multi-)

3. prefissi negativi (in- s- dis-)

Tra i prefissi verbali la distinzione è tra prefissi intensivi e prefissi con valore di aspetto e di modo.

Un particolare tipo di affissi è costituito infine dai confissi: si tratta di elementi aggiunti sia all'inizio

sia alla fine di una parola. E' un processo di formazione delle parole che si può considerare a metà

tra derivazione e composizione. Originariamente questi elementi erano attinti dalle due lingue

classiche: il latino e soprattutto il greco. Oggi però la grande espansione di questo processo ha

fatto sì che nella lingua comune si possono trovare usate in funzione dei prefissoidi:

- parole italiane intere come calcio (calcioscommesse, calciomercato)

- accorciamenti nati dalla combinazione con un suffissoide, che si trasformano i prefissoidi (buro;

da burocrazia a burolingua)

- accorciamenti creati appositamente per creare prefissoidi (mini che dall'inglese ha derivato

miniture "miniatura")

La composizione

Per composizione si intende il processo per cui, unendo due o più parole, si ottiene una parola

nuova. Numerosi sono italiano i composti che abbinano un verbo e un nome (attaccapanni,

lavastoviglie, portacenere). Parola con il predicato verbale (lanciafiamme). Parola con il predicato

nominale (nome+aggettivo=cassaforte; aggettivo+nome=altopiano; nome+nome=cartamoneta).

Diversamente vanno considerati i tipi cassapanca (nome+nome) in cui i due elementi sono due

predicati coordinati. Ulteriori tipi di composto sono i conglomerati (composti da verbi) e le parole

dette macedonia (cantautore=cantante+autore). Le unità polirematiche sono sequenze non

modificabili di più parole che in genere mantengono la propria autonomia grafica e in cui le singole

componenti non possono essere definite isolatamente e dunque costituiscono di fatto un'unica

parola composta: anno luce, avviso di garanzia, ferro da stiro.

Parole d'autore

Tutte le parole nascono dall'uso di un individuo che le immette in un circuito della società. Solo

raramente possiamo risalire al creatore, cioè all'onomaturgo di un determinato vocabolo. Le

parole che possono vantare un autore abbondano, in realtà, nei linguaggi settoriali, in cui sono

formate di solito a partire da componimenti greche e latine.

Allitterazione: è una figura retorica che consiste nella ripetizione più o meno ravvicinata dello

stesso suono all'inizio o anche all'interno di due o più parole successive. Spesso l'allitterazione

viene impiegata per richiamare un suono, una cadenza o il verso di un animale, con il fine di

rendere più evocativo il testo.

L'onomastica

In una lingua esistono anche parole che sono prive di un vero e proprio significato, perché

identificano, all'interno di una categoria generale, un solo specifico individuo: si tratta dei nomi

propri. Il ramo della linguistica che si occupa della classificazione e dello studio dei processi di

formazione dei nomi propri è l'onomastica, le cui specializzazioni principali sono l'antroponimia

(lo studio dei nomi di persona) e la toponomastica (lo studio dei nomi propri di luoghi ed elementi

geografici). I nomi di persona, come i nomi comuni, sono sottoposti al cielo della vita di ogni parola;

la vita di un antroponimo si esaurisce di solito al cambiare delle mode onomastiche tipiche di ogni

periodo storico. Attualmente il criterio di scelta onomastica più diffuso sembra essere il

simbolismo fonetico: i nomi vengono scelti soprattutto perché piacciono per il suono. Se gli

antroponimi sono soggetti allo scorrere del tempo, molto più conservativi dal punto di vista delle

forme risultano i toponimi, ovvero i nomi di luoghi ed elementi geografici. Molti toponimi italiani

sono derivati dal latino, dalle lingue germaniche, dall'arabo, dall'etrusco o dall'italico. A volte, i nomi

di città e località derivano o dall'antico signore di quel territorio oppure dal santo o dall'antico dio

pagano che protegge la località, dall'eroe o antico fondatore. Certe volte le denominazioni sono

direttamente collegate alle circostanze che hanno accompagnato la fondazione dell'insediamento.

Dal nome proprio al nome comune

I nomi comuni che derivano da nomi propri vengono chiamati deonimici e il ramo della linguistica

che ne studia la classificazione e le modalità di formazione è la deonomastica. I deominici sono

frequentissimi nel lessico italiano, al punto che in molti casi risultano difficili da individuare a prima

vista, perché il legame con il nome proprio che li ha generati non vien più avvertito con chiarezza.

Analizzando i processi mediante i quali è possibile ottenere un nome comune da un nome proprio,

possiamo individuare diverse categorie:

- Deonimici ottenuti per antonomasia: sono nomi propri che si sono trasformati in nomi comuni

attraverso la generalizzazione delle caratteristiche peculiari di un personaggio, assunto come

tipo o modello di un dato comportamento o carattere.

- Deonimici ottenuti per metonimia: si ottengono quando un concetto o un oggetto assume il

nome del suo inventore, scopritore o iniziatore.

- Deonimici ottenuti per derivazione suffisale: si ricavano a partire da un nome proprio,

secondo le consuete regole di formazione delle parole dell'italiano, con l'impiego di vari suffissi.

Giusto e sbagliato

La norma e l'errore

Il concetto di norma linguistica ha qualche affinità con quello di norma giuridica. Nel diritto,

l'infrazione alla norma penale fa scattare una sanzione. Nella lingua la sanzione può colpire

attraverso un giudizio scolastico (ripetere un anno di scuola) o attraverso la squalifica sociale.

Nella lingua questo indice di variabilità e ovviamente molto maggiore e si manifesta come

variabilità diacronica, diafasica, diamesica (ovvero attraverso il tempo, i diversi registri linguistici, le

differenze tra lingua parlata in lingua scritta). Per definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in

una lingua, occorre tener conto di una variabile fondamentale: il grado di accettabilità, ossia la

reazione dei parlanti di fronte alla violazione di un certo istituto linguistico.

Possiamo distinguere 4 gradazioni di errore, in ordine di accettabilità:

- Il lapsus, che consiste nel dire una cosa per un'altra; accettabilità zero

- violazione delle fondamentali regole strutturali; accettabile solo a livello elementare

- violazione grammaticale, largamente rappresentata a livelli bassi

- violazione di norme disattese anche da parlanti colti.

Le fonti della norma linguistica

Le fonti della norma linguistica sono più incerte e soprattutto meno delimitabili. Si può dire che un

parlante, in quanto capace di padroneggiare una lingua con le sue regole le sue sfumature,

proceda a una continua verifica della correttezza e dell'efficacia delle esecuzioni linguistiche dei

suoi interlocutori. Naturalmente, il prestigio linguistico del singolo parlante varia a seconda del suo

ruolo professionale, dalla sua età, dalla riconoscibilità regionale. Tra le principali fonti della norma

linguistica ci sono dunque: i dizionari (hanno varie occasioni di illustrare una norma: possono

prevedere appositi inserti dedicati agli errori; omettere una forma scorretta; suggerire preferenze),

le grammatiche (sono più esplicite e diffuse e motivano una norma in base a considerazioni

storiche o pragmatiche), i repertori del buon uso linguistico.

Tipologia e gerarchia degli errori

La diversità tra scritto e parlato si riflette sul diverso peso che assume nei due tipi di lingua la

stessa deviazione della norma. Le infrazioni ortografiche sono sanzionate duramente nella

scuola, nell'ambiente di lavoro e persino nei rapporti privati soprattutto per due ragioni:

- il prestigio dello scritto, legato anche alle occasioni della scrittura, spesso più informali ed

impegnative di quel che non avvenga nel discorso orale

- la fissazione del sistema grafico (insieme di lettere e combinazioni per rappresentare un suono)

e paragrafematico (accento, apostrofo) rispetto alla compresenza di più varietà di pronuncia,

tutte sostanzialmente tollerate. Certo, con il diffondersi dei nuovi mezzi di comunicazione, si è

ormai affermato un tipo di scrittura spiccatamente informale.

Si parla dunque di errori: ortografici (accenti, punteggiatura), ortoèpici (fatti di pronuncia rilevanti

soprattutto per particolari categorie professionali), morfosintattici (errata di una selezione di una

forma grammaticale non ammessa dalla norma), lessicali (uso di una parola per un'altra), gli

errori testuali (la violazione di coerenza e coesione).

Dubbi ortografici

Sebbene l'ortografia sia settore abbastanza stabilizzato, non mancano casi dubbi anche per lo

scrivente colto.

- Segni paragrafematici (accento grave, acuto e apostrofo) (la O finale ha sempre l'accento

grave), (l'accento acuto per la I e la U toniche finali, ad esempio: aprì, Cefalù)

- Consonanti scempie e doppie

- L'uso della i superflua familiare/famigliare, consiliare/consigliare e simili, entrambi accettabili,

ma la più diffusa è la prima.

Questioni d'accento

In alcune lingue la posizione dell'accento è fissa. In italiano, invece, l'unica certezza riguarda

parole come virtù, prenderò (polissilabi accentati sull'ultima vocale per cui c'è l'obbligo di segnare

l'accento grafico) e come pane (bisillabo senza indicazioni d'accento quindi piano). Per le parole di

tre o più sillabe possono sorgere dubbi specie se si tratta di parole poco comuni. Fuori dall'area di

appartenenza, può causare qualche problema anche l'accentazione di nomi di luogo scarsamente

familiari come Friùli. Fonte di incertezza è l'accento dei grecismi, specie quelli di ambito medico:

èdema o edèma? Termini come questi sono sì di origine greca ma sono giunti fino a noi attraverso

un intermediario latino. L'accento oscilla per effetto del diverso sistema accentuativo vigente nelle

due lingue classiche. In greco e latino l'accento non poteva risalire oltre la terzultima sillaba.

Nomi e pronomi

Per gli essere animati e in particolare per l'essere umano, c'è una corrispondenza tra genere

naturale e genere grammaticale. Anche le desinenze possono non bastare per risalire al genere: in

italiano i nomi in A sono solitamente femminili ma diciamo il collega, il pianista; i nomi in O sono

solitamente maschili ma diciamo un'auto, la radio. I nomi maschili in A rappresentano una

minoranza rispetto ai nomi in cui il genere maschile è marcato dalla desinenza O. I nomi femminili

in O, invece, rappresentano quasi tutti il primo elemento di parole composte e mantengono il

genere originario: automobile, auto. Le occasioni di incertezza però non sono queste, le più

ricorrenti sono:


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DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per l'esame di Linguistica Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Linguistica Italiana, Serianni, Antonelli. Gli argomenti trattati sono i seguenti: alle radici dell'italiano, formazione e diffusione dell'italiano, italiano e dialetti, scritto e parlato, le lingue speciali, l'italiano della comunicazione, l'italiano e le altre lingue, parole vecchie e parole nuove, giusto e sbagliato, dizionari per ogni esigenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Docente: Papa Elena
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrsGessleItalien di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Papa Elena.

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