Manuale di linguistica italiana
Alle radici dell'italiano
L'italiano è una lingua di origine indoeuropea. Verso la fine del II millennio, le popolazioni che parlavano quel dialetto che poi sarebbe diventato il latino, si stabilirono in Italia. L'etrusco e l'osco-umbro hanno una notevole influenza sul latino soprattutto in ambito lessicale. Ma decisivo fu l'influsso esercitato dal greco, il quale ha fornito molte parole e soprattutto l'impalcatura concettuale di molto lessico astratto.
Ciò è accaduto:
- Attraverso l'assegnazione di nuovi significati e parole già esistenti
- Tramite nuove formazioni
- Per esprimere nozioni estranee alla cultura pagana
- Per sostituire termini latini troppo compromessi nel paganesimo
Il latino volgare
L'italiano deriva dal latino e appartiene alla famiglia delle lingue romanze e neolatine, ma solo una parte del vocabolario latino è arrivato fino a noi senza soluzioni di continuità. L'assegnazione dell'aggettivo classico, al termine latino, si deve al grammatico ed erudito Aulo Gellio che applicò alla letteratura le decisioni della popolazione in diverse "classi" economiche.
Il latino è una lingua viva che si modifica in rapporto a diversi fattori: il trascorrere del tempo, lo spazio geografico, il livello socioculturale.
- Diacronia: esaminare i cambiamenti che sono avvenuti nel corso del tempo
- Diatopia: i cambiamenti determinati dallo spazio geografico
- Diastratia: dallo stato sociale, dal grado d'istruzione e dalla competenza linguistica
- Diafasia: trasformazioni legate alla situazione comunicativa
- Diamesia: a seconda del canale di comunicazione che viene usato per trasmettere un dato messaggio
Le vocali nell'articolare l'emissione d'aria sfruttano la cavità orale come cassa di risonanza, non incontrando ostacoli. Nelle consonanti, invece, l'aria incontra un ostacolo.
Le vocali
Le vocali si distinguono in base alla posizione che la lingua assume durante l'articolazione:
- Centrale, la A, la lingua è sul pavimento della bocca
- Anteriori o palatali, la è (aperta), e la é (chiusa) e la i, la lingua è avanzata e sollevata rispetto al palato duro
- Velari, la ò e la o (chiusa) e la u, lingua in posizione arretrata e sollevata in corrispondenza al palato molle
Le consonanti
Le consonanti vengono definite in base a tre parametri:
- Modo di articolazione, ovvero il tipo di ostacolo incontrato dall'aria durante l'emissione; si dice occlusiva se c'è una chiusura che interrompe l'uscita dell'aria; costruttiva, fricativa o spirante se c'è un restringimento che non interrompe il flusso dell'aria; affricata se è costituita da un elemento occlusivo e uno costruttivo connessi tra loro
- Luogo di articolazione, che classifica le consonanti in labiali, labiodentali, dentali, alveolari, palatali e velari
- Carattere orale o nasale del suono; la presenza o l'assenza della vibrazione delle corde vocali che distingue le consonanti sonore o sorde (le vocali sono tutte sonore)
A vocali e consonanti si aggiungono due semiconsonanti, lo "iod" palatale (suono della i di ieri/notaio) e la "wau" velare (la u di uomo/buono), brevi perché l'articolazione passa subito alla vocale seguente.
Dal latino all'italiano: i suoni
In latino esistevano dieci vocali A E I O U (tutte aperte e chiuse).
- Anaforesi: chiusura delle vocali toniche é o o chiusa rispettivamente in i e u. La é è seguita da laterale palatale -figlia,gli- o nasale palatale -bagno,gnu- e la o se si trova davanti ad un gruppo consonantico ng -fungo-.
- Epentesi: sviluppo di una vocale o di una consonante all'interno di una parola (battesimo/vedova).
- Sincope: caduta di una vocale all'interno di una parola. Questa caduta si dice aferesi se avviene all'inizio di una parola (ILLEI/LEI) o apocope se si verifica alla fine della parola (BONTADE/BONTÀ).
Le consonanti sorde tra due vocali o tra la vocale e la r diventano sonore. In italiano riguarda le tre occlusive p, t, k che si trasformano in b, d, g e s (sibilante). In alcune sequenze di due consonanti, la seconda ha reso simile a se la prima, assimilazione regressiva, il processo inverso è la dissimilazione e si verifica quando si avverte l'esigenza di evitare la ripetizione di uno stesso suono.
I nessi di consonante + L diventano consonante + iod e raddoppia se si trova tra due vocali (nebula-nebbia). Consonante + iod hanno un ampio spettro di esiti:
- Le consonanti diverse da R e S si raddoppiano (simia-scimmia)
- Se la consonante è un affricata palatale e lo iod viene assorbito (regia-reggia)
- Le dentali passano ad affricate alveolari (pretium-prezzo)
- In R + iod la consonante cade (notarius-notaio)
Allotropi: dalla stessa base latina si ha una o più parole.
Dal latino all'italiano: le forme
Le trasformazioni morfologiche, compiutesi nel latino volgare, hanno radicalmente mutato la tipologia linguistica del latino. Possiamo riassumerle in tre punti:
- Perdita delle declinazioni e del sistema dei casi (delle 5 declinazioni ne rimangono solo 2)
- Perdita del neutro (scomparso questo, i casi si riducono in maschile e femminile)
- Ristrutturazione del sistema verbale (delle 4 coniugazioni del latino, rimane solo la 1 e la 2, molte forme verbali scompaiono; nasce il condizionale formato dalla combinazione dell'infinito con una forma ridotta del perfetto latino volgare)
La produttività linguistica è la capacità di una classe morfologica di generare nuove parole.
Dal latino all'italiano: le parole
Gran parte del vocabolario del latino classico si ritrova, per via popolare o dotta, in italiano e nelle altre lingue romanze. Diverse parole scompaiono, però, senza lasciare traccia. Per il resto, l'innovazione segue tre direttrici fondamentali:
- Si preferiscono parole espressive, più trasparenti e immediate e anche morfologicamente più regolari.
- Escono d'uso parole di scarso corpo fonico, ulteriormente decurtate dalla perdita delle consonanti finali.
- Per effetto di queste due tendenze, molte parole semplici sono sostituite dai rispettivi diminutivi, fonicamente più corposi e più carichi di affettività.
Assai comuni sono i cambiamenti di significato, per varie regioni:
- L'influsso della semantica cristiana (orare-pregare)
- La collisione omofona ovvero il fenomeno per il quale due parole di origine diversa diventano foneticamente uguali
- Le metafore espressive (papilio, passa da farfalla a padiglione)
- Le metonimie di varia motivazione (mittere, da mandare a mettere)
Metafora e metonimia sono due forme di traslato. La metafora consiste nella sostituzione di una parola con un'altra che condivida con la prima, almeno un tratto semantico. La metonimia consiste nel designare un concetto ricorrendo ad un concetto diverso, legato al primo da una certa relazione.
I latinismi
Essi sono una componente essenziale dell'italiano contemporaneo:
- Mancato sviluppo di U e I in é e o aperta
- Conservazione di AU
- Conservazione di B intervocalica (habitare-abitare)
- Conservazione del nesso NS intervocalico (pensare)
- Conservazione di consonante+L (Floridus-Florido)
- Conservazione della iod nelle sequenze (zia, zio, zione)
Latino e italiano nella letteratura
Nel '300 e nei secoli seguenti alcuni autori scrivono in latino:
- Dante e Boccaccio = latino
- Petrarca = in volgare ma con il titolo e la note in latino
- Leonardo Salviati e Francesco Colonna = volgare
La poesia macaronica è infatti caratterizzata dalla fusione di italiano e latino.
Latino e italiano nell'uso giuridico e amministrativo
La lingua del diritto e dell'amministrazione era il latino. Nel 1993, per semplificare e rendere più comprensibile ai cittadini la lingua burocratica, la presidenza del consiglio dei ministri ha emanato un codice, nel quale venivano eliminate alcune parole, vocaboli stranieri e forme poco usate al di fuori del linguaggio burocratico.
Latino e italiano nella scienza e nell'insegnamento
La lingua scientifica si è espressa abitualmente in latino fino all'età moderna con differenze a seconda dei vari ambiti e soprattutto della destinazione. Un decisivo impulso dell'uso del volgare nella fisica viene da Galileo Galilei che a partire dal 1610 nei suoi scritti ricorre al volgare in quanto voleva marcare la distanza scientifica da chi sostiene i metodi aristotelici, che continuavano ad usare il latino.
Latino e italiano nella chiesa
La predicazione si svolgeva originariamente in latino, ma l'invito ad usare i vari volgari risale già al concilio di Tours (813). I predicatori dovevano abbandonare il latino nelle omelie e adottare una lingua romanza in modo che tutti possano comprendere più facilmente cosa viene detto. Col XVI secolo, il secolo della riforma Luterana, il cristianesimo si divide anche linguisticamente. Nei paesi riformati (o protestanti) i testi sacri vengono tradotti e letti anche dai fedeli, nei paesi cattolici, invece, la liturgia mantiene il latino fino al 1965. Anche la Chiesa cattolica contribuisce alla diffusione dell'italiano, infatti, dopo il concilio di Trento (1545-1563), si diffonde la pratica del catechismo. Oggi la Chiesa cattolica assegna una posizione di prestigio sia al latino (usato soprattutto nei testi ufficiali) che all'italiano.
Formazione e diffusione dell'italiano
Linguistica interna ed esterna
La linguistica interna studia l'evoluzione di una lingua dal punto di vista delle sue strutture, senza tener conto delle circostanze storiche e culturali, quindi vi fanno parte molti fenomeni che interessano la fonetica, la morfologia e la sintassi di una lingua. La linguistica esterna si occupa dei fattori esterni che agiscono sulla lingua condizionandone lo sviluppo, essi sono di 3 tipologie:
- Extraculturali: come la configurazione geografica e le trasformazioni del territorio, influiscono in misura limitata sull'evoluzione linguistica.
- Fattori culturali in senso lato: come i fenomeni economici e demografici o gli eventi storico-politico e militari, influiscono in maniera più evidente.
- Fattori culturali in senso stretto: più direttamente e più in profondità sulla lingua, come l'alfabetismo e la scolarizzazione, l'invenzione della stampa, la codificazione grammaticale.
Il policentrismo medievale
Il latino, nel medioevo, ha dato vita a diverse lingue, ma grazie alle prestigiose opere di Dante, Petrarca e Boccaccio, hanno portato molto presto a riconoscere il toscano trecentesco (o meglio il fiorentino), il modello linguistico da imitare nella scrittura, anche se il primo volgare parlato in Italia era il siciliano illustre adottato dalla cosiddetta ''scuola poetica siciliana''.
L'ascesa del ceto mercantile e le cancellerie
Nel corso del medioevo comincia ad affermarsi una nuova classe sociale: quella dei mercanti, che per esigenze professionali usa scrivere in volgare. Durante la sua formazione, il mercante impara l'aritmetica, la ragioneria e acquisisce abilità grafica che gli permette di scrivere (un posto importante occupano le lettere, che gli permettono di comunicare con le filiali della sua azienda dislocate in varie parti dell'Italia, in Europa e nel Mediterraneo). I diversi volgari usati dai mercanti, emergono con chiarezza, negli scritti non dettati da necessità professionali come i libri di famiglia, libri in cui si annotano, di generazione in generazione, nascite, morti, matrimoni e altri avvenimenti. Nel '300, con il passaggio dai comuni alle signorie, ogni stato regionale si dota di una cancelleria che gestisce la corrispondenza, scrive atti pubblici, leggi, statuti e patti di varia natura. Anche in questo caso, è la necessità a tenere i contatti con le cancellerie delle altre corti italiane a stimolare la ricerca di una soluzione linguistica, utilizzando, così, il latino e dall'altra parte il toscano, che va via via affermandosi come lingua di prestigio.
La formazione della lingua letteraria
In una situazione di plurilinguismo, il toscano acquista una posizione di prestigio soprattutto perché la produzione letteraria toscana può contare su autori e opere percepiti da subito come modelli. Del resto è proprio Dante, nel de vulgari eloquentia, a discutere per la prima volta dell'esistenza di una lingua comune. Questo rimane incompiuto a metà del 2 libro, affronta il tema della lingua volgare anche se scritto in latino perché rivolto alla comunità dei letterati. Il merito principale di Dante è quello di aver saputo cogliere le potenzialità del volgare e averlo plasmato fino a diventare uno strumento linguistico versatile, adatto alla trattazione degli argomenti più disparati. Egli passa in rassegna le 14 varietà idiomatiche da lui individuate, che vengono presentate attraverso esempi e mettono in evidenza i tratti distintivi dei singoli volgari. Divide il toscano in 5 sottovarietà: fiorentino, pisano, lucchese, senese e aretino. Nella commedia Dante ricorre spesso a forme e parole estranee all'uso di Firenze. Nel canzoniere Petrarca si serve di una lingua elegante e selezionatissima e si mantiene quasi costantemente su un unico registro stilistico, elevato e antirealistico. Nel Decameron Boccaccio utilizza essenzialmente il fiorentino parlato dalle persone colte, con l'utilizzo di forme e parole di altri volgari.
La codificazione grammaticale
Il '500 è il secolo della questione della lingua e su quale debba essere la lingua letteraria comune in Italia:
- Uso del latino come unica lingua letteraria
- Uso della lingua cortigiana, basato sull'antico toscano
- La posizione italianista, dell'italiano Trissino, che sulla base di un'errata interpretazione del concetto Dantesco, sostiene che Dante e Petrarca avessero scritto in italiano
- La risposta dei fiorentinisti, come Machiavelli, sulla naturale superiorità del fiorentino vivo
Pietro Bembo trasferisce dal latino al volgare il principio di autorità: come per il latino Cicerone era il modello della prosa e Virgilio della poesia, così per il volgare bisognava imitare Petrarca in poesia e Boccaccio in prosa. Le edizioni Aldine: libri pubblicati dalla stamperia veneziana dell'umanista Aldo Manuzio. Uscirono 2 opere fondamentali per la definitiva affermazione del volgare: Le Cose Volgari di Petrarca (ovvero il Canzoniere stampato nel 1501) e Le Terze Rime (Commedia) di Dante. Erano in formato piccolo maneggevole, si possono considerare i primi libri tascabili, con carattere corsivo noto come italico e vennero introdotti molti segni interpuntivi: apostrofo, punto e virgola, accenti e l'abolizione, nelle opere volgari, delle grafie latineggianti.
Fattori di unificazione
Nel corso del '500, dunque, l'italiano letterario si sta unificando grazie alla diffusione delle teorie bembiane e alla loro applicazione nella nascente industria libraria. Non si può dire lo stesso della lingua parlata. Tra il 500 e 800 si possono individuare alcuni fattori che contribuiscono alla formazione di un modello comune anche per l'italiano parlato. I principali sono la predicazione religiosa, la stampa e la diffusione di una letteratura pensata per un pubblico popolare, il teatro e in particolare il successo del melodramma. La produzione libraria è resa possibile dall'introduzione della stampa. I libri si rivolgono ad una vasta platea di lettori scarsamente alfabetizzati, ma comunque in grado di leggere. Infatti già dal primo 500, si segnalano opere narrative e in generale poemi cavallereschi; o come i testi che appartengono al genere della letteratura di viaggio. Il fenomeno della letteratura di consumo esplode, però, tra la fine del 700 e l'inizio del 800 con l'affermazione del romanzo. Per quanto riguarda il teatro, l'innovazione del parlato teatrale è attribuita a Goldoni che consiste nella costruzione di una lingua composita, che accoglie regionalismi, forme dialettali, modi colloquiali toscani, francesismi.
L'unità d'Italia
Con la proclamazione del regno d'Italia (17 marzo 1861) l'Italia si unifica. La lingua, invece, si unificherà qualche anno più tardi. I fattori principali che hanno contribuito all'unificazione della lingua sono stati:
- La creazione di un apparato amministrativo e burocratico unitario
- L'istituzione della leva obbligatoria nazionale
- L'urbanizzazione
- L'industrializzazione
- La nascita della scuola che porta all'eliminazione dell'analfabetismo
- L'emigrazione interna ed esterna
- La nascita di nuovi mezzi di comunicazione, tipo la televisione
Scuola e alfabetizzazione
Con l'unità d'Italia il problema della lingua diventa una questione politica, che nel 1868 il ministro della pubblica istruzione Emilio Broglio nomina una commissione guidata da Alessandro Manzoni che elabori proposte utili in tal senso. Manzoni sostiene che i maestri elementari avrebbero dovuto essere di origine Toscana o formati mediante soggiorni studio in Toscana. Per comprendere la posizione di Manzoni, bisogna ricordare che l'istruzione elementare è ancora gestita dai comuni e raggiunge una piccola percentuale della popolazione italiana. Manzoni dà, comunque, un contributo decisivo all'apprendimento grazie al suo romanzo I promessi sposi, oltre a questo altri 2 libri si affiancano ai testi scolastici Cuore di De Amicis e Pinocchio di Collodi.
Le migrazioni
Le migrazioni verso le aree più progredite del paese contribuiscono ad un indebolimento dei dialetti, venendo a contatto con una nuova realtà, dove si hanno maggiori possibilità in fatto di istruzione, socialità, cultura ma gli emigrati non abbandonano il dialetto per l'italiano. La prima co
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