Estratto del documento

Manuale di linguistica italiana

Alle radici dell'italiano

La lingua parlata oggi in Italia è il risultato di un mutamento durato secoli. L'italiano è una lingua indoeuropea, la quale era forse diffusa tra IV e III millennio in Eurasia. L'indoeuropeo, tuttavia, è una lingua virtuale, ossia non è storicamente accertata, ma è frutto della comparazione tra diverse lingue (le lingue più diffuse al mondo hanno origine indoeuropea: inglese, hindi e spagnolo). Verso la fine del II millennio, la popolazione parlante quel dialetto indoeuropeo che sarebbe poi diventato il latino, si stanzia in Italia. Alla fondazione di Roma, il latino è parlato solo in questa città, scontrandosi con la lingua etrusca del nord (non indoeuropea) e l'osco-umbro del sud (insieme di dialetti indoeuropei). Dopo la guerra dell'88 a.C. le popolazioni italiche sono sconfitte e le loro lingue iniziano gradualmente a non essere più usate, anche se la loro influenza si nota ancora in parole come populus o catena (etrusco), e nomi di animali come lupus e scrofa (osco-umbro).

Più importante è l'influsso del greco: l'alfabeto latino è modellato su quello greco, che arriva in Italia grazie alle colonie greche in Meridione. Dal greco antico derivano oliva, amphora, parole marinaresche come ballaena e delphinus) e, soprattutto, parole e concetti astratti:si assegnano nuovi significati a parole già esistenti, ad es. ratio da calcolo diventa ragione; nuove formazioni, come qualitas, coniata da Cicerone per rendere il termine greco poiòtes. Il greco è stato inoltre la prima lingua delle comunità cristiane fuori dalla Palestina, e ha influenzato anche il vocabolario religioso: nozioni estranee alla cultura pagana (angelus, monachus, baptismum) e sostituzione di termini latini troppo connessi con il paganesimo (propheta invece di vates, ecclesia invece di templum).

Il latino volgare

L'italiano fa dunque parte delle lingue romanze o neolatine, che si parlano in tutto il Mediterraneo (area chiamata Romània, dal Mar Nero al Portogallo). All'epoca della sua massima diffusione, il latino raggiunse l'Africa, l'Asia e il centro-nord Europa. Esistono due tipi di parole latine: quelle giunte a noi senza soluzione di continuità (per trafila popolare); oppure attraverso libri e scritti (trafila dotta), questi ultimi detti anche latinismi. Il latino che si studia a scuola NON è quello da cui derivano le lingue romanze, ma il ‘latino classico’, codificato all'epoca di Cesare e Augusto (I sec a.C. – I sec d.C.), considerato per secoli un modello letterario insuperabile. Fu definito ‘classico’ da Aulo Gellio (II sec d.C.) per rimando ai più grandi scrittori latini, come Virgilio, Ovidio ecc.

Nel parlato, però, era molto diverso, soprattutto nel lessico e nella pronuncia, ed è proprio questo ‘latino volgare’ alla base della formazione delle lingue romanze, in particolare quello formatosi durante l'età della decadenza (V sec. d.C.). Le fonti del latino volgare sono:

  • Iscrizioni private, in cui si trovano anche volgarismi.
  • Testimonianze di maestri, ad es. il documento Appendix Probi, una lista delle parole sbagliate più spesso dagli studenti, con a fianco la forma corretta.
  • Scritti di semianalfabeti, diari, lettere.
  • La riproduzione della parlata popolare in alcune opere, ad es. nelle commedie di Plauto.
  • (+ importante) Il confronto tra le lingue romanze, dove si possono notare parole simili che attestano la presenza di una lingua d'origine (it: passare, fr: passer, sp: pasar).

Variazione linguistica

Una lingua viva è in continuo movimento e la sua trasformazione può avvenire in:

  • Diacronia, ossia la sua evoluzione nel tempo.
  • Diatopia, la sua variazione in diverse aree geografiche.
  • Diastratia, in base allo strato sociale e di istruzione.
  • Diafasia, in base alle situazioni sociali (formale, informale).
  • Diamesia, a seconda del mezzo di comunicazione usato (scritto, orale).

Classificazione dei suoni

Dal latino all'italiano: i suoni (fenomeni linguistici)

In latino ognuna delle 5 vocali poteva essere articolata come breve o lunga, per un totale di 10 vocali (valore distintivo: s lum > suolo / sōlum > solo). Successivamente si impose un sistema di sette vocali, distinte in chiuse o aperte.

Vocali latine > vocali italiane: Ī > i Ĭ + Ē > é (chiusa) Ĕ > è Ā + Ă > a Ŏ > ò Ō + Ŭ > ó (chiusa) Ū > u.

Dittongamento: le vocali aperte È e Ò in sillaba aperta (che termina per vocale) dittongano in IÈ UÒ, ma NON se si trovano in sillaba implicata (che termina per consonante). Es. f cus > fuoco / c rpus > corpo.

Anafonesi: fenomeno toscano che consiste nella chiusura delle vocali toniche É e Ó rispettivamente in I U. La é deve essere seguita dal suono GLI o GNU (figlia, bagno), derivati dai nessi latini -LJ e -NJ:

  • Familia > faméglia > famiglia
  • Graminea > gramégna > gramigna

Oppure dai nessi latini -NG e -NK:

  • Lingua > léngua > lingua
  • Vinco > vénco > vinco

La ó deve essere seguita da -NG:

  • Fungus > fóngo > fungo

Per quanto riguarda i dittonghi latini, AE confluisce in E aperta (maestus > mesto), OE in E chiusa (poena > pena), AU in O aperta (paucus > poco).

Epentesi: aggiunta di una vocale o consonante all'interno della parola (prostesi se all'inizio della parola, epitesi se alla fine). Baptismum > battesimo Vidua > vedova

Sincope: caduta di una vocale, specialmente quelle intertoniche (poste tra accento secondario e accento tonico). Vanitare > vantare. Succede anche con vocali postoniche, ma solo nel suffisso -ULUS. Speculum > speclum > specchio

Sonorizzazione parziale delle consonanti sorde intervocaliche: P diventa B (e poi V secondo il fenomeno della spirantizzazione); T diventa D; K diventa G. Lacus > lago Scutum > scudo Episcopus > vescovo

Alterazione dei nessi consonantici:

  • Assimilazione regressiva: in una sequenza di due consonanti, la seconda rende simile a sé la prima (lactem > latte, septem > sette).
  • Dissimilazione: all'opposto della precedente, si evita la ripetizione dello stesso suono (venenum > veleno).
  • [consonante + L] diventa [consonante + iod]. Plus > più Nebula > nebla > nebbia
  • Consonanti ≠ da R S raddoppiano. Simia > scimmiao Con un'affricata palatale, lo iod viene assorbito e la I assume valore diacritico. Regiao > reggia
  • Laterale e nasale-dentale raddoppiano e danno luogo a suoni palatali. Filius > filljuso > figlio Dentali diventano affricate alveolari. Medius > mezzo
  • R + iod, la consonante cade. Notarius > notaio.

Allotropi: spesso dalla stessa base latina derivano due o più parole italiane, di solito una per via popolare e una per via dotta; si differenziano per ragioni sia fonetiche che semantiche ad es. Area > aia (cortile) / area (superficie).

Produttività linguistica: capacità di una classe morfologica di generare nuove parole, ad es. in ita sono produttive le classi nominali dei maschili in -O e i femminili in -A: nei verbi lo è la prima coniugazione (-are).

Dal latino all'italiano: le forme

Perdita delle declinazioni. La quarta e la quinta (più deboli) scompaiono quasi del tutto; i vocaboli della V e i femminili della IV confluiscono nella prima (rabies > rabbia). Manus mantiene il genere femminile e la desinenza in -O. I maschili della V sono assorbiti dalla II. Con la perdita della -M finale cadono anche le desinenze e l'ordine delle parole diventa rigido: il soggetto e l'oggetto della frase si riconoscono solo in base alla posizione rispetto al verbo. L'accusativo si impone sugli altri casi.

Perdita del neutro. I generi sono ridotti a due: maschile e femminile. Tracce dell'antico plurale neutro in -a si trovano in ossa, braccia; ma sono affiancati dai corrispondenti plurali in -i (ossi, bracci). Oppure nomi che in originale erano plurali neutri diventano femminili singolari (Vela, plurale di Velum).

Ristrutturazione del sistema verbale. Delle 4 coniugazioni, restano produttive sono la I e in parte la IV; alcune forme sintetiche scompaiono in favore di forme analitiche (‘sono amato’ amor > amatus sum); nasce il condizionale.

Dal latino all'italiano: le parole

Preferite parole espressive, immediate e morfologicamente più regolari: edere (mangiare) è sostituito da manducare (dimenare le mascelle);

Eliminate parole corte (di scarso corpo fonico): res è sostituita da causa > cosa. Spesso è evidente la vena umoristica, come in crus, che diventa gamba, in origine zampa di animale. O ficatum (invece di iecur), che indicava il fegato dell'oca ingrassato con fichi.

Molte parole semplici sono sostituite dai rispettivi diminutivi: agnus > agnellus.

Comuni anche i cambi di significato, causati da:

  • Influsso della semantica cristiana (orare non è più chiedere, ma pregare);
  • Collisione omofonica: fenomeno in cui due parole in origine diverse diventano foneticamente uguali e, di solito, l'elemento più debole viene eliminato (bellus ha la meglio su bellum);
  • Metafore espressive: papilio passa da farfalla a padiglione (le ali della farfalla richiamano i tendoni degli accampamenti);
  • Metonimie: focus da focolare a fuoco, camera da soffitto a volta a stanza.

I Latinismi

Alcuni dei latinismi più frequenti sono: pensare, proprio, modo, numero, storia. Nel caso di allotropi, di solito il più utilizzato nel quotidiano è (paradossalmente) quello di trafila dotta, poiché avendo un significato più astratto, era anche più adattabile come nel caso di vizio e vezzo (da vitium). Sono latinismi anche gli aggettivi derivanti da nomi, es. fiore e floreale (latino florem).

Ci sono vari indizi formali che identificano i latinismi:

  • Mancato sviluppo di Ĭ Ŭ in È Ò aperte (discus non diventa desco ma disco);
  • Conservazione di AU (che di solito diventa Ò aperta): augustus > augusto;
  • Conservazione di B intervocalica (che di solito diventa V): habitare > abitare;
  • Conservazione di NS intervocalico (di solito ridotto a S): pensare non diventa pesare;
  • Conservazione di consonante + L: acclamare, al contrario di: clamare > chiamare
  • Conservazione di ‘iod’ in ZIA ZIO ZIONE (risalenti alla base latina T+iod): vizio.

Latinismi morfologici: parole italiane che hanno meccanismi di formazione tipici latini (superlativi con -issimo).

Fenomeni di rilatinizzazione: la forma volgare cede di nuovo il posto a quella latina (fedire ferire).

Latino e italiano nella letteratura

Nel Medioevo la lingua usata nella letteratura era il latino, e ciò vale anche per i grandi scrittori trecenteschi (Dante, Boccaccio e Petrarca), che scrivono in latino gran parte delle loro opere. Nel XVI sec inizia a farsi strada (a partire dalla Toscana) una scuola di pensiero che favorisce il volgare, con Leonardo Salviati tra i suoi maggiori esponenti.

Vulgare e italiano conservano però a lungo l'impronta del latino, specie nella sintassi e nel lessico poetico, come si nota nel Paradiso di Dante (1300 ca.) o nella Gerusalemme Liberata di Tasso (1500 ca.). Persino Manzoni (che con i Promessi Sposi del 1840 rivoluziona la prosa letteraria) nelle poesie è ancora legato al linguaggio poetico tradizionale, visto come strumento di nobilitazione.

Da ricordare due sperimentazioni linguistico-letterarie tra XV e XVI sec.:

  • Il macaronico, (da Padova) prende il nome dal ‘macarone’, un cibo grossolano risultante da più ingredienti: infatti, è un linguaggio poetico che fonde italiano e latino per parlare di argomenti bassi e triviali, utilizzando parole di base volgare e una grammatica/metrica tipica della poesia latina (max esponente Teofilo Folengo).
  • Il polifilesco, (dal Veneto) così chiamato in riferimento alla Guerra d'amore in sogno dell'amatore Polia di Francesco Colonna; rientra nel sistema del volgare ma utilizza un enorme numero di latinismi, così da conferire un effetto straniante.

Latino e italiano nell'uso giuridico e amministrativo

Anche se il più antico documento in volgare (la Formula del Placito Campano, anno 960) è proprio un testo giuridico, per secoli la lingua del diritto e dell'amministrazione è stata il latino. Infatti, dal latino derivano parole come consul o potestatem, i comparativi sintetici in -ore (ulteriore, maggiore, minore), parole modellate sul gerundivo come laureando. Dall'età napoleonica, anche la lingua degli uffici/amministrazione si riempie di latinismi ottocenteschi, influenzati però dal francese (attribuzione, subire). Oltre ai latinismi, ci sono vere e proprie frasi in latino, come nulla poena sine lege. Nel 1993, il Consiglio dei ministri ha emanato un Codice allo scopo di modernizzare e semplificare la lingua della burocrazia, eliminando i latinismi più ‘libreschi’.

Il Placito Campano è una formula in volgare del 960, che viene considerata ‘l'atto di nascita’ dei volgari italoromanzi. Davanti al giudice Arechisi, si presenta la testimonianza di tre persone: “Saoko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti”. Che significa “So che quelle terre, contenute in quei confini, furono possedute per 30 anni dal monastero di San Benedetto”. Si fa riferimento ad una legge per cui il prolungato possesso di un bene lo converte in proprietà.

Latino e italiano nella scienza e nell'insegnamento

Fino all'età moderna, la lingua prevalente nella scienza è stata il latino, anche se già dal Medioevo compaiono dei ‘volgarizzamenti’ di opere scientifiche in latino. Un deciso impulso al volgare nella fisica viene da Galileo Galilei, che introduce alcuni neologismi, come cannocchiale (sua propria invenzione). Fino al pieno Novecento, la scuola ha trascurato l'insegnamento della grammatica italiana in favore di quella latina, considerata di valore pedagogico. Oggi, per quanto riguarda il latino nei licei, è acceso il dibattito tra chi lo considera indispensabile e chi ne farebbe a meno.

Latino e italiano nella Chiesa

Il latino cristiano appare fin dai primi tempi permeato di tratti linguistici volgari, come si nota nella traduzione della Bibbia denominata Itala, una delle prime, seguita dalla traduzione di San Gerolamo, detta La Vulgata. L'adozione del sermo humilis, una lingua vicina a quella popolare, risponde all'esigenza di farsi capire anche dai fedeli meno istruiti. Già nell'813, al Concilio di Tours si consiglia di favorire i volgari nelle omelie. Nel Medioevo, il latino sopravvive nelle predicazioni; nel 1400/1500 latino e volgare si mescolano nei ‘sermoni mescidati’ (diffusi soprattutto in area lombarda e veneta). Con la Riforma luterana del XVI sec il cristianesimo si divide anche linguisticamente, poiché nei paesi riformati la bibbia viene tradotta e può quindi essere letta direttamente dai fedeli, mentre nei paesi cattolici la liturgia mantiene il latino fino al 1965, nonostante varie prese di posizione a favore del volgare. Tuttavia, la Chiesa è importante anche per la diffusione dell'italiano, dopo l'introduzione da parte del Concilio di Trento (1545-1563) del catechismo.

Formazione e diffusione dell'italiano

Linguistica interna ed esterna: La prima studia l'evoluzione nella struttura della lingua (fonetica, morfologia, sintassi), senza tenere conto delle condizioni storiche e culturali che hanno condizionato il suo sviluppo, come invece fa la seconda. Per es. la variazione del lessico è causata principalmente da contatti con altre lingue e culture. I fattori esterni che agiscono sulla lingua sono:

  • Extraculturali: configurazione territoriale, se ne trovano tracce nei nomi di paese (es. Boscoreale segnala la presenza di un'antica area forestale).
  • Culturali in senso lato: fenomeni economici, demografici, storico-politici (es. il dialetto calabrese è simile al siciliano a causa della dominazione normanna).
  • Culturali in senso stretto: sono quelli che incidono più in profondità, tra cui alfabetismo e scolarizzazione, la stampa, influsso di modelli letterari.

Il policentrismo medievale

Dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente (476) all'Unità d'Italia (1861), la penisola è stata caratterizzata da una straordinaria frammentazione politica: per questo (e per la conformazione geografica italiana) il latino ha dato origine a moltissimi dialetti diversi. La riunificazione linguistica è quindi frutto di un lento e complesso processo culturale, che trova nel fiorentino trecentesco il suo principale modello.

Il primo dialetto ad assumere un certo prestigio letterario è stato però il siciliano illustre, adottato dalla ‘scuola poetica siciliana’, nata nel XIII sec alla corte di Federico II di Svevia. La scuola, pur imitando i trovatori francesi, non scelse come strumento il provenzale, ma il siciliano. Nel 1300, grazie ai copisti toscani, il siciliano è stato tramandato, anche se in veste fonetica molto toscanizzata. Alcune tracce si ritrovano nell'italiano letterario: condizionale in -ìa (cantarìa = canterei), mancanza dei dittonghi (core, novo), singoli esempi come aggio = ho, nui = noi.

Anche il ‘volgare mediano’ del centro Italia ebbe grande impulso, grazie alla nascita di vari movimenti religiosi (ad es. i benedettini e i francescani, molto presenti nelle aree umbre e marchigiane), che favoriva una produzione letteraria religiosa che utilizzasse il dialetto locale. Alcuni es. sono il Cantico di Frate Sole di San Francesco, Laudario di Jacopone da Todi e altre raccolte di Laudi, poesie di lodi verso Dio, la Madonna o alcuni santi.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 33
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Papa Elena, libro consigliato Manuale di Linguistica Italiana, Luca Serianni, Giuseppe Antonelli Pag. 1 Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Papa Elena, libro consigliato Manuale di Linguistica Italiana, Luca Serianni, Giuseppe Antonelli Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Papa Elena, libro consigliato Manuale di Linguistica Italiana, Luca Serianni, Giuseppe Antonelli Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Papa Elena, libro consigliato Manuale di Linguistica Italiana, Luca Serianni, Giuseppe Antonelli Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Papa Elena, libro consigliato Manuale di Linguistica Italiana, Luca Serianni, Giuseppe Antonelli Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Papa Elena, libro consigliato Manuale di Linguistica Italiana, Luca Serianni, Giuseppe Antonelli Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Papa Elena, libro consigliato Manuale di Linguistica Italiana, Luca Serianni, Giuseppe Antonelli Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Papa Elena, libro consigliato Manuale di Linguistica Italiana, Luca Serianni, Giuseppe Antonelli Pag. 31
1 su 33
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elvira.austa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Papa Elena.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community