Dal mondo alle parole
Introduzione
Fin dalla primissima infanzia il bambino rivolge all'adulto domande specifiche sul funzionamento della lingua e sul significato delle parole, guidato da un istintivo bisogno di sapere. Le risposte a queste domande cambiano a seconda del contesto e a seconda delle finalità con cui esse vengono poste. Ci sono tre diverse modalità di risposta:
- Definizioni infantili - le definizioni che i bambini forniscono sul significato delle parole;
- Primi dizionari scolastici - le risposte che i dizionari propongono ai bambini, per verificare se è possibile un dialogo tra spontaneità e tecnica;
- Dizionari per stranieri - analizza le risposte che dovrebbero essere date a coloro che si avvicinano alla lingua italiana partendo da un'altra lingua.
Le differenze: la definizione spontanea è efficace, immediata e si adatta alle conoscenze di chi ascolta, perché risponde alla domanda posta in un contesto. Il dizionario deve invece poter rispondere a tutte le domande sul lessico, anche quelle che non sono state poste. Il punto in comune tra queste due può essere: il linguaggio, semplificato per essere compreso da bambini e stranieri; la struttura sintattica vicina all'oralità; il contesto, attualizzato attraverso gli esempi.
Le definizioni infantili sono il punto di partenza, è necessario sapere come il bambino rappresenta il suo mondo e come istituisce le relazioni tra le parole. L'analisi dei dizionari percorre il panorama lessicografico attuale dedicato agli allievi della scuola dell'obbligo. Da un lato abbiamo l'analisi (specifiche modalità di trattamento lessicografico delle diverse parti del discorso) che consente il confronto tra espressioni definitorie spontanee e formali e dall'altro il controllo in parallelo delle soluzioni accolte dai più diffusi dizionari per bambini costituisce uno strumento per la scelta consapevole delle opere di consultazione oggi disponibili sul mercato.
Nell'universo delle definizioni spontanee
Definizioni spontanee e definizioni formali
Le definizioni spontanee o naturali si avvalgono della riflessività che è propria del linguaggio naturale. In condizioni naturali la definizione si dispiega a partire da un contesto e ad esso si appoggia. Il parlante comune si rivolge all'interlocutore definito e la qualità e la forma dell'enunciato definitorio dipendono dall'esperienza personale del parlante, dalle sue conoscenze. Le caratteristiche della definizione lessicografica sono invece profondamente diverse, a partire dal fatto che essa si colloca in un contesto specifico. Anche la sua posizione è diversa, in quanto egli incarna un'autorità linguistica socialmente riconosciuta e pertanto ha delle responsabilità maggiori rispetto al parlante comune. Dal punto di vista formale, la definizione lessicografica trova la sua espressione nella definizione analitica basata sull'esplicitazione della classe di appartenenza del definiendum (l'espressione della quale si richiede, o alla quale si dà, una definizione). La definizione lessicografica prevede dei requisiti quali la struttura in forma di perifrasi, l'autonomia sintattica, un'equivalenza semantica e grammaticale tra definiendum e definiens (l'espressione nei termini della quale è data una definizione). Tra gli elementi che caratterizzano lo stile definitorio naturale si possono riconoscere la presenza di riferimenti personali, l'impiego di definizioni approssimanti (basate su rapporti di somiglianza), ricorso frequente all'esemplificazione.
La specificità delle definizioni infantili
Le definizioni infantili condividono gran parte dei tratti che caratterizzano i procedimenti definitori spontanei, ma mantengono una propria specificità come espressione di una condizione di apprendimento. Nel bambino, l'acquisizione del lessico e la strutturazione delle categorie concettuali e semantiche procedono in parallelo con l'esperienza del mondo. Per questo motivo la competenza lessicale del bambino è strutturata secondo principi organizzatori propri, distinti da quelli dell'adulto. Fino ai 7 anni, il soggetto non distingue tra la parola e il suo referente (concetto a cui un'espressione linguistica fa riferimento). Solo in seguito inizia a manifestarsi la capacità di separare la realtà dalla sua immagine linguistica. L'avvio di una competenza metalinguistica segna il passaggio verso una modalità di definizione che si avvicina a quella dell'adulto.
Il corpus di riferimento
Per analizzare le caratteristiche delle definizioni infantili si farà riferimento al materiale raccolto all'interno del progetto intitolato "Definiamo il Mondo" (2011, corso di laurea di Scienze della Formazione Primaria UniTO) finalizzato alla promozione di nuovi approcci all'utilizzo del dizionario nella scuola primaria. Nella fase iniziale sono stati osservati i modi e le pratiche d'uso dei dizionari in classe per identificare gli spazi didattici destinati a tale attività e le finalità riconosciute al lavoro sul lessico. In parallelo si è provveduto al rilevamento delle competenze definitorie possedute dagli allievi delle ultime 3 classi della scuola primaria. Ai bambini è stato chiesto di definire e illustrare con esempi e immagini delle parole conosciute e liberamente scelte. Questa libertà è stata dettata dall'esigenza di assicurare che ogni bambino potesse proporre la definizione di voci effettivamente conosciute, ciò ha determinato una prevedibile ripetititività nelle parole scelte, in particolare nomi di animali, oggetti...
Caratteri del DiM: convenzioni lessicografiche e articolazione della definizione infantile
Il corpus raccolto consente di ricavare molti indizi sulle competenze degli allievi. Le definizioni fornite e la scelta degli esempi lasciano trasparire diversi livelli di consapevolezza linguistica, accuratezza delle risposte, organizzazione di informazioni lessicali. All'interno del corpus l'esplicitazione della categoria morfologica è frequente:
- Sostantivo: Macchina - Nome comune di cosa, fem. Sing, concreto, mezzo di trasporto;
- Aggettivi: Facile - agg. cosa che non è difficile, una cosa semplice;
- Verbi: Seppellire - voce del verbo seppellire, modo infinito.
La capacità di cogliere l'estensione delle parole e di riconoscere la polisemia (pluralità di significati) appare più sviluppata negli allievi della classe quinta:
- Dado:
- Nome comune di cosa, masc, oggetto usato per giocare, con un numero su ogni faccia;
- Dado usato per insaporire i cibi.
A volte i casi di omonimia tra sostantivi e voci verbali vengono interpretati privilegiando la forma verbale:
- Digiuno - voce del verbo digiunare, non mangiare.
Forme di omonimia anche tra forme femminili con valore di sostantivi con aggettivi:
- Calma - Tranquillo, stai calma.
Le voci-stimolo vengono interpretate sulla base dell'uso che risulta più frequente o più familiare:
- Bacino - piccolo bacio, Mi dai un bacino.
Le definizioni in DiM
La varietà delle definizioni presenti in DiM rispecchia il grado di maturità linguistica e cognitiva raggiunto dai bambini, ma anche il loro personale approccio alla realtà. Per indagare le caratteristiche di questo modo di trattare l'informazione semantica (analisi e studio del linguaggio dal punto di vista del significato) si può fare riferimento al modello proposto da Benelli/Belacchi che si basa sull'idea di un'evoluzione della capacità definitoria, che si applica attraverso fasi successive di affinamento della selezione dei tratti semantici e della loro articolazione, fino a giungere allo stadio della definizione razionale. Nel contesto di una scuola che pone tra le sue finalità la promozione del passaggio dal concreto all'astratto e le operazioni di seriazione e classificazione, pare opportuno mantenere l'attenzione sul duplice piano, formale e concettuale, che è proprio della definizione razionale.
Per una classificazione delle definizioni infantili
Il modello descritto da Belacchi/Benelli identifica 5 livelli di progressivo affinamento nella produzione di definizioni:
- Livello non definitorio: caratterizzato da assenza di risposte verbali;
- Livello pre-definitorio: caratterizzato da risposte di una sola parola, che realizzano un'associazione formale (per assonanza cioè ripetizione di suoni vocalici nelle sillabe finali di più parole della stessa frase, per tautologia cioè proposizioni in cui il predicato ripete quanto già espresso dal soggetto) o semantica;
- Livello quasi-definitorio: in questa fase si iniziano a delineare le prime strutture di articolazione formale della definizione. Può essere rappresentata dall'aggiunta di nessi sintagmatici alla parola-risposta o da false perifrasi (insieme di parole che sostituisce un unico termine) introdotti da congiunzioni subordinanti, come, quando, dove, perché; con verbo all'infinito se il definiendum è un nome o un aggettivo; dal punto di vista semantico le risposte possono essere corrette o scorrette; anche in questo livello posso presentarsi risposte tautologiche;
- Livello definitorio non integrato: presenta un'autonomia frasale e si inseriscono in questo livello diversi tipi di formulazioni:
- Perifrasi percettivo-narrative che raccontano eventi o descrivono oggetti;
- Risposte costituite dal superordinato, privo di ulteriori specificazioni, o dal solo sinonimo;
- Perifrasi categorizzanti inadeguate per contenuto.
- Livello definitorio: caratterizzato dall'integrazione di forma e contenuto e da un approccio categorizzante sistematico. Le strategie di categorizzazione possono essere diverse:
- Perifrasi categorizzanti generiche, ossia introdotte da nomi o pronomi non definiti;
- Perifrasi categorizzanti tassonomico-astratte, con nomi veri e propri o termini astratti;
- Perifrasi descrittivo-sinonimiche, in cui la frase viene introdotta da sinonimi;
- Perifrasi categorizzanti linguistiche, che esplicitano l'appartenenza del definiendum a una determinata classe grammaticale o relazioni linguistiche-semantiche.
La definizione dei nomi: struttura e forma espressiva
Associazioni verbali
Nella definizione dei nomi, le risposte che rimandano al livello pre-definitorio sono limitate. Le risposte basate sulle variazioni morfologiche della parole sono rarissime (Vile-Villette), così come gli accostamenti basati su associazioni semantiche (Ambiente-Panorama) o costituiti da semplici predicazioni (Babbo-Bravo).
Verso la definizione
Risultano più frequenti le risposte corrispondenti al livello quasi-definitorio, vi è l'introduzione di nessi funzionali (Zampa-Degli animali). A volte la voce del lemma può essere ripresa tautologicamente nella risposta (Zia-Zia di una persona).
Espansioni sintattiche
Analogo valore può avere il riferimento di tipo funzionale, che si esprime attraverso costruzioni (Alcool-Alcool per lavare gli oggetti). Un ruolo privilegiato è ricoperto dal nesso temporale quando (Goccia-Quando cade una goccia). Il contesto può essere evocato secondo modalità descrittive o narrative (Negoziante-Quando una persona lavora in un negozio). L'associazione può rimandare a categorie diverse, quali causa, effetto, funzione e scopo (Fame-Quando non hai mangiato niente e hai fame). Il Quando sta per "momento in cui" (Tramonto-Quando il sole cala) e viene applicato alle definizioni di voci che fanno riferimento a eventi o a processi (Recitazione-Quando uno recita un balletto o una poesia). Nel caso delle definizioni infantili il ricorso a questa modalità espressiva appare tuttavia generalizzato (Colore-Quando una cosa è colorata). Un'analoga possibilità è legata all'uso del pronome relativo dove con valore proprio di locativo (Farmacia-Dove compri le medicine).
Ricategorizzazione del lemma
Le falsi perifrasi meritano un maggiore approfondimento. La prima serie riguarda le definizioni nominali introdotte dal che relativo (Rischio-che fa correre rischi), il sostantivo viene assimilato ad un aggettivo (Lusso-Il mio divano è lussuoso); La seconda serie riguarda l'introduzione di definizioni nominali espresse con il verbo all'infinito (Lettura-Leggere, ho letto un libro).
Identificazione del referente
Alcune definizioni si mostrano inadeguate e vi è una cattiva interpretazione del termine (Sabotaggio-Quando uno scappa di prigione), più spesso appare legato a rielaborazioni di esperienze personali (Deposito-Dove stanno le galline, Io ho costruito un pollaio).
Prime perifrasi definitorie
Le espressioni più semplici non rappresentano ancora definizioni vere e proprie: sono piuttosto degli enunciati di carattere descrittivo o narrativo, che offrono informazioni relative al definiendum, senza delinearne il significato (Natale-Arriva Babbo Natale); Poi ci sono le informazioni di natura enciclopedica che risultano pertinenti e articolate (Universo-s.m. ci sono 1000 galassie con tantissime stelle e nove pianeti; Terra, Saturno, Plutone, Giove ecc.) Le perifrasi percettivo-descrittive sono frequenti (Campana-fa un suono forte).
Formulazioni esplicative
Una caratteristica delle definizioni naturali consiste nella tendenza a orientarsi verso procedimenti esplicativi piuttosto che definitori (Maschera-Uno che si mette una maschera si traveste). Una formulazione più elaborata è rappresentata dalla when-definition, frase subordinata introdotta da quando. Il primo dizionario ad applicare la full-sentence definition è stato il COBUILD, che si propone di mostrare la lingua nella sua naturalezza (Viaggio-Quando le famiglie vanno in vacanza fanno prima e dopo un viaggio). A volte l'allievo sente il bisogno di integrare la risposta con ulteriori precisazioni di carattere percettivo o funzionale (Tovagliolo-La parola tovagliolo vuol dire: quando ti siedi a tavola per mangiare le posate le metti sopra il tovagliolo, un pezzo di carta che può essere anche di stoffa e serve per pulirsi la bocca o le mani).
Perifrasi categorizzanti implicite
In questa fase può comparire un primo livello di organizzazione del materiale lessicale (Limone-Un frutto). La definizione riguarda tipicamente i sostantivi concreti a conferma del fatto che le parole concrete non sono solo "le prime ad essere acquisite dal bambino, ma anche le prime ad essere inserite in categorie appropriate". Sullo stesso livello è posta la definizione mediante sinonimi (Abito-Vestito). In alcuni casi nonostante il lemma risulti familiare al bambino, il valore semantico può non essere chiaro e determinare definizioni scorrette (Mafia-Mafia è una sostanza chimica simile alla droga), più spesso appare sconosciuto, ma la definizione non risulta sufficientemente discriminante (Pallone-Cosa di plastica colorato). Nelle definizioni formali possono essere inseriti dettagli pertinenti ma riduttivi (Animale-esseri viventi a quattro zampe molto abili), oppure specificazioni accettabili (Tea-Bevanda ai gusti di frutta).
Le definizioni formali
La costruzione di una definizione formale presuppone il controllo dell'espressione dal punto di vista morfologico e sintattico unitamente alla correttezza e completezza dell'informazione, strutturata su base categoriale. Il livello più semplice di organizzazione categoriale si realizza attraverso il ricorso di nomi o pronomi generici. Per i referenti concreti è cosa (Sciarpa-Cosa di lana che serve a proteggere la gola), mentre per il riferimento a persona è utilizzato il pronome uno (Dentista-È uno che cura i denti). Accanto a cosa viene utilizzato anche il termine oggetto (Vetro-Oggetto trasparente). Raro è l'uso dei pronomi indefiniti qualcuno o qualcosa (Esplosivo-Qualcosa che esplode) mentre più frequente è quello (Motore-Il motore è quello che fa partire la macchina).
Perifrasi categorizzanti inclusive
Il livello di definizione più strutturata è caratterizzato dalla presenza di termini sovraordinati che esprimono relazioni tassonomiche o logico-concettuali (Uccello-Animale volante), in seguito tendono a raggiungere un maggiore livello di precisione (Quaderno-Insieme di fogli di carta, a righe o a quadretti rilegati. Si usa per scrivere, soprattutto a scuola e di solito la copertina è colorata). L'accresciuta competenza linguistica e lessicale degli allievi si accompagna ad un ampliamento della conoscenza del mondo. Le risposte si arricchiscono di dettagli e notizie di diversa natura (Albergo-Edificio che ospita i turisti. Può essere bellissimo oppure più o meno bello in base alla comodità). L'elemento categoriale viene specificato attraverso riferimenti legati all'esperienza (Nostalgia- è un'emozione che provi quando ti manca un posto o una persona).
Definizioni partonomiche
Altre forme di definizioni sono basate su relazioni partonomiche, che individuano i rapporti tra una parte e il tutto. In DiM si registrano definizioni partonomiche in tutte le classi, ma con il crescere dell'età si osserva una maggiore precisione nell'identificazione delle caratteristiche specifiche del referente (Pupilla-Una parte dell'occhio che serve per vedere). A livello formale si rivela meglio padroneggiata l'analisi di una voce con valore collettivo, proprio perché, una volta individuati gli elementi costitutivi, l'attribuzione di ulteriori specificazioni può anche non essere necessaria (Foresta-Insieme di alberi). Ciò che appare caratterizzare la definizione infantile è l'assunzione di un punto di vista assolutamente personale (Dito-Parte del corpo molto utile).
Perifrasi sinonimiche
In alternativa...
-
Riassunto esame Linguistica Italiana, Prof. Papa, libro consigliato Manuale di linguistica italiana, Serianni, Anto…
-
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Papa Elena, libro consigliato Manuale di Linguistica Italiana, Luca Ser…
-
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Cacia Daniela, libro consigliato Manuale di linguistica italiana, Anton…
-
Riassunto esame Linguistica italiana, Prof. Cacia Daniela, libro consigliato Manuale di linguistica italiana, Seria…