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Prime perifrasi definitorie

La rappresentazione dell'azione è una delle prime strategie a cui il bambino può ricorrere per

esplicitare il valore semantico di un verbo. Viene ripreso il verbo stesso all'interno di una frase

(Insegnare-Le maestre insegnano). La contestualizzazione può basarsi su riferimenti personali

(Tossire-Mio fratello tossisce quindi è malato).

Tra illustrazione e spiegazione

A un livello successivo si pongono descrizioni o spiegazioni dell'azione espressa dal verbo

(Scavalcare-Ci sono due muti staccati e una persona li passa sopra). La rappresentazione

dell'azione può evolvere in una full-sentence definition, una frase esplicativa in cui il lemma è

direttamente ripreso e contestualizzato (Scottare-Quando metti per esempio un dito sul fuoco ti

scotti). Lo stile definitorio infantile tende a privileggiare strutture semplici, mantenendo impliciti i

legami logico-sintattici e affidandosi all'esempio piuttosto che alla spiegazione.

Relazioni di equivalenza e opposizione

Più frequentemente il compito definitorio viene risolto istituendo relazioni di equivalenza/

opposizione semantica tra il lemma e un nuovo elemento verbale (Narrare-Raccontare). La

sinonimia perfetta è molto rara (Lodare-Pregare). Spesso la relazione che viene proposta non è

realmente sinonimica, ma rimanda a un sovraordinato (Camminare-Passeggiare). Le definizioni

in negativo avvengono attraverso la negazione del contrario (Odiare-Non amare). Dal punto di

vista del contenuto non mancano esempi di definizioni inadeguate o erronee (Grattare-Graffiare).

In altri casi l'errore nasce da un'interpretazione impropria delle componenti formali del lemma

(Sbarcare-Partire in barca).

Definizioni formali

Nella valutazione delle definizioni formali è necessario tener conto della specificità degli oggetti

definiti. A differenza dei nomi, i verbi presentano un'organizzazione gerarchica in cui la dimensione

verticale è meno saliente; per questo motivo le definizioni basate su elementi sovraordinati non

sono molto comuni. Una dimensione specifica delle relazioni semantiche espresse dai verbi è

piuttosto legata al modo o all'intensità con cui una certa azione viene svolta (passeggiare è una

realizzazione particolare dell'azione espressa dal verbo camminare), ma non tutti i verbi

ammettono questo tipo di relazioni. Più frequentemente la definizione si fonda su verbi generali

d'azione (andare, dare, fare, mettere...), ossia su quei verbi che sebbene rappresentino a pieno

titolo un'azione codificata dal linguaggio, non permettono di individuare una specifica attività come

loro estensione (Pettinare-Fare acconciature). Ci sono espressioni sinonimiche (Uscire-Andare

fuori). A volte vi è l'introduzione di un definitore nominale, tipicamente rappresentato dal

sostantivo azione (Mangiare-Azione che si fa per nutrirsi). Il corrispettivo generico è costituito dal

sostantivo cosa (Bagnare-Cosa che facciamo quando il terreno è arido). L'enunciato definitorio

può inoltre essere enunciato dall'indicazione della categoria grammaticale (Brillare-I. Brillare è un

verbo). Il riferimento grammaticale può infine dar luogo a costrutti solo apparentemente formali

(Abbracciare-Verbo molto affettuoso).

Tra i pregi delle definizioni infantili vanno infatti annoverate l'espressività e l'originalità, insieme alla

capacità di condensare in un'immagine quegli aspetti della realtà che spesso sfuggono agli occhi

degli adulti. 5. Mi è venuto un'ingegno! Il ruolo degli esempi in DiM

Nell'apprendimento linguistico l'esempio ha un ruolo significativo come facilitatore della

comprensione del valore semantico delle parole. Il piano semantico può essere arricchito dal

riferimento a modi di dire ed espressioni idiomatiche. L'approccio del bambino alla definizione

lessicale è molto concreto e la ricostruzione del senso della parola tende a essere fortemente

influenzata dagli elementi situazionali. Gli esempi e le definizioni appaiono interscambiabili, proprio

per la difficoltà che il bambino può avvertire nell'identificazione degli aspetti qualificanti dei due

piani del discorso. In alcuni casi si rivela un vero e proprio scambio tra definizione ed esempio

(Energia-Io ho l'energia-Cosa forte). Spesso l'esempio è interpretato come un'estensione della

definizione (Zanzara-E' un insetto che punge. E' molto piccola. E' nera). Nella valutazione degli

esempi attestati sono stati considerati tre aspetti qualificanti: la corrispondenza tra il lemma e la

definizione, l'adeguatezza semantica e formale, e l'informatività intesa come capacità

dell'esempio di offrire informazioni utili per contestualizzare la voce o illustrarne l'uso.

Corrispondenza lemma-definizione-esempio

Un primo indizio del grado di competenza metalinguistica e testuale può essere fornito dal

mantenimento della corrispondenza tra lemma, definizione ed esempio. Per ragioni diverse la

voce a lemma può non trovare una corrispondenza diretta nell'esempio (Blu-Mare). A volte

l'esempio può consistere nella costruzione di una scena capace di rappresentare situazioni o

azioni connesse con il lemma (Idea-Quando a una persona viene in mente una cosa) e in qualche

caso esso può acquistare una dimensione narrativa. Altrettanto comune è la mancata

corrispondenza formale tra il lemma e la voce illustrata nell'esempio, ricondotta ad una diversa

categoria grammaticale (Incasso-Mia zia ha incassato 300€). Talora, invece di illustrare un uso

linguistico, l'esempio si propone di presentare una serie di elementi tipici o rappresentativi

pertinenti al lemma (Natura-Alberi, fiori...)

Adeguatezza dell'esempio

La scelta di un esempio adeguato implica un più elevato livello di competenza. Per essere

considerato adeguato un esempio dev'essere congruente sia con il lemma che con la definizione e

deve fornire indicazioni corrette sull'uso linguistico e pragmatico della parola nel discorso. Questo

implica, oltre alla conoscenza del valore semantico della voce, la capacità di selezionare un

contesto d'uso appropriato (Ingegno-Vuol dire un'idea brillante che viene quando meno te l'aspetti -

ingegno è una dote naturale e viene assimilato ad idea). Una difficoltà notevole nella costruzione

dell'esempio è rappresentata dalla selezione di un contesto sintatticamente adeguato, ma è

necessario aver maturato un'esperienza reale delle modalità d'impiego del termine nel discorso.

Nel caso dei verbi, risultano inadeguati contesti come (Illustrare-So illustrare male), anche le

forme avverbiali possono rivelarsi insidiose, come si osserva a proposito di indomani, sinonimo

di domani (Indomani c'è pittura). A un livello diverso si collocano gli esempi che, pur corretti sul

piano semantico e sintattico, risultano pragmaticamente inadeguati. Il problema è specificamente

espressivo ed è determinato da un'insufficiente conoscenza delle norme che regolano l'interazione

sociale. Vi è, poi, una particolare categoria di esempi che risultano forzati o innaturali

(Elettronico-Io sono elettronico), in altri casi è l'espressione scelta a rendere poco plausibile il

contesto (Negare-Ho negato molto nel primo anno di scuola). Alcuni enunciati producono effetti

surreali (Impiccare-Non sono mai stato impiccato). Il particolare punto di vista assunto dal

bambino, teso a collocare la parola in un contesto, porta a soluzioni inattese, che mettono in luce

un modo diverso di osservare la realtà.

Informatività

L'efficacia di un esempio è data sia dalla capacità di rispecchiare i contesti abituali in cui il lemma

compare, sia dalla capacità di aggiungere informazioni significative sull'uso della voce. A seconda

della parola e delle sue caratteristiche, l'esempio può essere rivolto a illustrare gli aspetti linguistici

del lemma (collocazioni, reggenze, tratti sintattici) o a mettere in luce le valenze semantiche e

culturali. Una caratteristica tipica dell'esemplificazione infantile è data dalla difficoltà di riferirsi

alla parola come elemento del discorso, scindendola dal suo referente concreto (Documento-

Questo è un documento). Allo stesso livello si pongono gli esempi costruiti con il c'è presentativo

(Oscurità-C'è l'oscurità). Molto spesso l'esemplificazione assume la forma di enunciato diretto,

risolvendosi in una esclamazione (Favoloso-E' favoloso!), l'esclamazione può anche includere un

aggettivo valutativo (Bicicletta-Che bella bicicletta!). In qualche caso la significatività dell'esempio

è preservata dall'introduzione di un elemento caratterizzante (Limpido-Che cielo limpido). Nel caso

dei verbi, l'esempio può essere costituito da un enunciato esortativo (Giurare-Giura!). L'adozione

del discorso diretto riporta il livello del discorso alla modalità di comunicazione faccia a faccia, più

familiare per un bambino. Un'evidente manifestazione è costituita dagli esempi costruiti con

l'imperativo guarda! (Zanzara-Guarda quella zanzara!) e a volte accompagnata da una

qualificazione (Volpe-Guarda, Che bella volpe!). Sul piano narrativo, l'equivalente degli esempi

con guarda! è rappresentato da ho visto (Elefante-Io ho visto un elefante). Pari povertà

informativa si può ritrovare negli esempi costruiti con il verbo avere, utilizzato in forma positiva o

negativa (Cane-Ho un cane-Non ho un cane).

Gli esempi più soddisfacenti sono quelli con particolari significativi che facilitano il collegamento

della voce con le conoscenze già acquisite (Martello-Oggetto che si usa per piantare i chiodi), in

altri si osserva invece l'introduzione di nuovi dettagli che arricchiscono il quadro informativo

(Sciarpa-Striscia di lana colorata. Luca hai messo la sciarpa? La sciarpa serve a non prendere

freddo). Un esempio appare adeguato e significativo quando il bambino tra i molti usi possibili della

voce è in grado di selezionare quelli più tipici, prescindendo da contesti legati al proprio vissuto

personale.

Dall'Io al mondo. Forme dell'esemplificazione infantile

Dal punto di vista formale il passaggio verso un'esemplificazione più significativa comporta il

superamento della dimensione soggettiva che caratterizza la visione del mondo infantile. Gli

esempi più immediati per il bambino sono infatti quelli che si basano su esperienze dirette e

implicano una costruzione analoga a quella normalmente utilizzata a scuola nella produzione di

testi personali. Altri si limitano a richiamare una situazione tipica, presentata in prima persona

(Natale, A Natale mangiamo dai nonni) oppure il contesto creato può essere del tutto fittizio (Cella-

Domani metto in cella delle persone). L'avvenuto distacco dalla dimensione personale si realizza

pienamente quando l'esempio riesce a cogliere un dato assoluto e reale (Comunicare-Il telefono si

usa per comunicare). L'illustrazione del lemma può integrare nozioni apprese nello studio

disciplinare attraverso rimandi di tipo enciclopedico (Vulcano-Il vulcano di Napoli è ancora attivo).

L'efficacia dell'esempio prescinde dalla forma espressiva utilizzata, in quanto i criteri pertinenti per

la valutazione qualitativa restano l'adeguatezza e l'informatività.

Modi di dire e locuzioni idiomatiche

Negli esempi forniti dai bambini possono talvolta comparire riferimenti a frasi idiomatiche e detti

proverbiali (Mela-Una mela al giorno leva il medico di torno). L'espressione idiomatica è trattata al

pari di una sequenza libera (Gatto-I gatti hanno 7 vite). Vi sono poi tracce del progressivo processo

di codificazione dell'espressione idiomatica, che viene ricordata nel suo significato, ma riprodotta

liberamente con gli strumenti linguistici che il bambino ha a disposizione.

I vari livelli in cui si collocano i diversi tipi di esemplificazioni rendono ragione del complesso lavoro

di acquisizione e assestamento del lessico, che proprio negli anni della prima scolarizzazione vede

il passaggio da modalità espressive strettamente ancorate al concreto verso forme più precise e

strutturate. L'abitudine alla riflessione sulle parole e sui loro significati è la chiave di volta del

processo di potenziamento delle abilità linguistiche.

III. Strumenti lessicografici per l'apprendimento dell'Italiano

1. Dizionari per Apprendenti

Caratteristiche delle principali opere di consultazione disponibili in Italia

In tempi recenti il panorama editoriale italiano ha dimostrato di essere molto attento alle necessità

di questi ultimi, aggiornando prodotti già in commercio e arricchendo l'offerta con la pubblicazione

di dizionari creati in modo specifico per determinati tipi di studenti (discenti) e vi è una crescente

espansione delle risorse liberamente reperibili online. Nella maggior parte dei casi, quando si

inizia a imparare una lingua straniera, la scelta del dizionario di riferimento è influenzata soprattutto

da motivazioni di ordine economico. Se un tempo infatti l'intenzione era quella di fare un

investimento duraturo, oggi sembra invece piuttosto condizionata dalla disponibilità di materiale di

consultazione liberamente accessibile online. In Italia i dizionari ideati per gli stranieri che

muovono i primi passi nell'apprendimento della lingua per il momento non esistono ancora e si è

lontani dall'ipotizzare dizionari specifici per le diverse categorie di apprendenti. I pochi dizionari

commercializzati come opere adatte all'apprendimento dell'italiano da parte degli stranieri sono in

realtà dizionari compatti o essenziali adatti per soddisfare precise strategie di marketing. Sono

proprio coloro che appartengono ai primi livelli (A1,A2,B1,B2) del Quadro europeo delle lingue

ad avere più bisogno di strumenti di consultazione specifici. La recente pubblicazione di due opere

importanti dedicate alle collocazioni lessicali (URZI' & LO CASCIO) rivolti a traduttori e studenti

stranieri, e il progetto di ricerca Italienische Kollokationen dell'università di Innsbruck sono una

conferma di quanto chiaramente emerga a livello internazionale l'urgenza di contributi scientifici di

qualità che vadano in questa direzione. La lacuna sembra segnalare che i vari dizionari monolingui

dell'uso non hanno le caratteristiche adatte per il pubblico straniero.

I dizionari di apprendimento di una lingua (Learners' Dictionaries)

Negli ultimi anni la pratica didattica si è aperta all'uso integrato di strumenti di consultazione di tipo

diverso. Bisogna distinguere fra i dizionari pedagogici, ideati in modo specifico per l'apprendimento

della lingua madre da parte dei bambini della scuola primaria, e i dizionari di apprendimento della

lingua italiana o Learners' Dictionaries, ovvero i dizionari monolingui pedagogici ideati

appositamente per chi stia imparando l'italiano. In entrambi i casi il focus è incentrato

sull'apprendimento della lingua e i Learners' Dictionaries costituiscono un capitolo a parte della

lessicografia proprio perché sono opere dedicate a chi inizia a studiare una lingua che ancora non

conosce; di conseguenza in essi prevale l'attenzione per la componente glottodidattica, che è

invece molto meno accentuata nei dizionari bilingui. La diffusione dei Learners' Dictionaries

avviene in area anglosassone e inizia negli anni 40'-50', tratta di opere studiate per facilitare

l'apprendimento della lingua inglese agli stranieri. L'accesso a internet ha aperto la gamma di

risorse a diverse opere, portali e programmi che è possibile consultare liberamente online. Molti

dizionari scolastici forniscono un quadro attuale dell'italiano d'oggi, presentano sinonimi e contrari.

Il Palazzi/Folena contiene all'interno del lemma anche la nomenclatura (complesso di nomi degli

elementi di una serie, classificati con criterio sistematico), che costituisce un'ottima base

collocazionale di orientamento per uno studente straniero, ma rimangono comunque strumenti

troppo complessi per un utente straniero alle prime armi.

Glottodidattica e lessicografia

Nella prima fase di apprendimento di una lingua straniera avere un dizionario di riferimento è molto

importante. I dizionari bilingui e monolingui sono generalmente considerati funzionalmente

complementari; come evidenzia Töpel, a entrambi viene riconosciuta la virtù di assistere i discenti

anche se in modo diverso; i dizionari bilingui suggeriscono cosa vuol dire o come si dice una

parola, mentre i dizionari monolingui spiegano come si usa una parola. Ognuno di essi ha

caratteristiche specifiche che li rendono più o meno interessanti a seconda delle necessità

dell'utente, ma entrambi non costituiscono un'alternativa valida ai dizionari per apprendenti. Gli

studenti che affrontano per la prima volta una lingua straniera ricorrono spesso ai dizionari di

formato ridotto per svariate ragioni, tra cui il fatto che queste opere vengono non di rado

commercializzate come dizionari adatti all'apprendimento, formato tascabile, prezzo contenuto.

Spostare il focus sull'apprendimento linguistico non può che influenzare le caratteristiche proprie

degli strumenti di consultazione.

Le peculiarità di un dizionario di apprendimento

I dizionari si distinguono da altri tipi di testo perché sono strumenti creati per soddisfare

determinate esigenze umane. Ciò che differenzia i dizionari ideati per la didattica rispetto ai

normali dizionari è proprio il fatto che questi ultimi tengano conto delle difficoltà che il discente

incontra quando decide di imparare una lingua straniera. I dizionari monolingui per apprendenti

sono functional dictionaries, cioè dizionari monolingui sincroniche, ideate per fornire un supporto

didattico ai parlanti non nativi di una lingua. Il primo dato evidente è che in questi tipi di dizionari la

macrostruttura è ridotta, mentre la microstruttura è più ricca di informazioni e articolata. Le

informazioni contenute negli articoli riguardano la pronuncia, grammatica, stilistica, pragmatica,

idiomatica e semantica. Un dato non trascurabile è che esse introducono queste informazioni

gradualmente. I dizionari di apprendimento monolingui utilizzano un lessico controllato nelle

definizioni e nel metalinguaggio. Vi sono ancora altre caratteristiche, una è che le loro definizioni

dovrebbero permettere di distinguere chiaramente i diversi significati pur utilizzando un lessico

controllato; un'altra riguarda il numero e la tipologia degli esempi scelti, le loro caratteristiche e la

loro funzionalità; poi conta che le informazioni siano facilmente reperibili, la loro completezza,

precisione e chiarezza, e infine, la possibilità di tavole visuali.

2. Il significato delle parole

Le definizioni dei dizionari. Sapere linguistico e sapere enciclopedico

La prima necessità di un lettore non madrelingua è di solito quella di capire il significato di una

parola. Il focus nel caso dei dizionari è posto sulla parola, a differenza di quanto accade nel cado

di un'enciclopedia il cui fine ultimo è di descrivere le cose. I dizionari sono realtà proteiformi, che

si occupano in modo diverso del significato delle parole. Le parole hanno un grande potenziale di

significato. Questo potenziale può essere attivato in modo diverso a seconda delle relazioni che

esse istituiscono con il mondo. Le definizioni dei dizionari enumerano solo gli aspetti semantici più

importanti dell'unità lessicale in oggetto, i tratti necessari sufficienti a differenziarla dalle altre unità

lessicali. Töpel evidenzia che la scuola lessicografica tedesca preferisce non utilizzare il termine

Definition nella letteratura metalessicografica, considerando scorretto ricorrere a un termine della

tradizione aristotelica: le definizioni lessicografiche, infatti, non sono né analitiche né prescrittive,

dal momento che non danno una descrizione semantica completa del lemma. La studiosa sceglie

di mantenere il termine Definition per indicare l'ambito della glossa destinato al significato,

contando sulla consapevolezza che le definizioni dei dizionari siano per la loro stessa natura

distinte dalle definizioni scientifiche di tradizione aristotelica: infatti esse indicano solo quella parte

della glossa di un dizionario che segue il lemma e parafrasa il significato del lessema. Nella

struttura delle definizioni dei dizionari, la prospettiva categoriale classica è stata dominante nel

modo di concepire il significato ed è alla base dell'analisi componenziale adottata sia in ambito

strutturalista che generativista. E' il caso del termine tigre nello Zingarelli, l'area di definizione è la

parte della glossa dalla quale emerge il significato del lemma. Nei dizionari dell'uso per la

compilazione della glossa si procede per rinvio sinonimico, ricorrendo a definizioni funzionali,

descrittive. Nel caso di un utente straniero la comprensione del significato di un lemma dipende

però in prima istanza dalla semplicità e trasparenza della definizione e dal grado di comprensione

interlinguistica su cui egli può contare. I dizionari dell'uso dell'italiano sono ideati per il pubblico

madrelingua adulto e quindi il loro modo di definire il mondo segue delle convenzioni formali e

formula le definizioni in un linguaggio colto e specialistico. I dizionari dell'uso dell'italiano hanno

caratteristiche analoghe che ne fanno strumenti di consultazione ideale per un pubblico di adulti

nativi o stranieri esperti, purché avvertiti del fatto che l'opera che stanno consultando è per i nativi.

Un'eccezione di questo panorama è Italiano Junior di Cattana e Nesci, rivolto sia agli allievi della

scuola superiore di primo grado che ai discenti stranieri.

Il lessico delle definizioni

Uno degli aspetti più problematici dell'aggiornamento di un'opera di consultazione riguarda la

difficoltà di mantenerne immutata la trasparenza col passare del tempo. Per il lettore che stia

imparando una lingua che non conosce, l'utilità della definizione del dizionario dipende dal fatto

che essa sia in grado o meno di dirgli che cosa significa la parola che non capisce. L'efficacia

dipende cioè dal fatto che riesca a trasmettere l'informazione in modo inequivocabile. Come

sottolineano Engelberg e Lemnitzer, è necessario che il lettore disponga di un livello minimo di

competenza lessicale della lingua straniera, senza questo prerequisito la consultazione di un

dizionario di apprendimento monolingue è senz'altro destinata a fallire il suo scopo. Parliamo di

defining vocabulary per indicare un dizionario di apprendimento nel quale si ricorra a un lessico

controllato per la compilazione delle definizioni. Il lemma dictionnaire dell'Encyclopedie di Diderot e

D'Alambert afferma che le definizioni di un dizionario devono essere "chiare, precise e il più

possibile brevi".

I diversi aspetti della conoscenza di una parola

Nell'Introduzione al GRADIT ci sono tre aree nella conoscenza semantica delle parole: la forma, il

contenuto e l'uso. Nella didattica agli stranieri si distingue normalmente fra conoscenza ricettiva

e produttiva del lessico e si tiene conto di tutte quelle parole che essi sono in grado di

comprendere pur non avendole mai incontrate prima, per processi di morfologia derivativa, di

Intercomprensione o grazie alle conoscenze linguistiche e culturali del singolo soggetto.

La comprensione delle parole nel bambino e nell'adulto straniero

Ciò che accomuna i bambini della scuola primaria e i discenti stranieri è il fatto che entrambi

possono disporre di una comprensione solo parziale delle parole. Un dizionario per apprendenti

può avere un ruolo molto positivo per l'espansione della competenza linguistica comunicativa. La

caratteristica peculiare consiste nel suggerire al loro interno percorsi di espansione del lessico che

coinvolgono i diversi aspetti della conoscenza di una parola. Le definizioni di queste opere hanno

caratteristiche assai diverse da quelle presenti nei dizionari dell'uso, la prima è proprio il fatto di

consentire agli allievi di lavorare finalmente autonomia. Partendo da questo primo livello si

procederà poi via via nella direzione di opere che utilizzano definizione più difficili. La scelta di un

percorso che passi dalle opere più semplici a quelle più complesse. Le differenze fra le due

categorie di utenti: se analizziamo i dizionari dell'uso o compatti noteremo che il bambino è in

grado di capire solo parzialmente la definizione perché la sua enciclopedia è ancora in via di

formazione; mentre lo straniero adulto comprende solo parzialmente la definizione per carenze

linguistiche, il suo vocabolario in questa lingua è ancora in via di formazione. E' essenziale che le

definizioni del dizionario si tengano su una linea di coerenza con i testi scolastici e i programmi

ministeriali e che questa coerenza riguardi anche la lemmatizzazione dei termini delle aree

disciplinari. Diverso è il caso di un utente straniero adulto: egli sarà in grado di capire solo

parzialmente la definizione scientifica perché la sua competenza linguistica è ancora lacunosa,

anche se in alcuni casi egli può contare sulla provenienza dall'area linguistica romanza e può

garantire un ampio margine di comprensione anche di fronte a definizioni complesse; l'eventuale

conoscenza delle lingue classiche potrebbe anche aiutare.

I dizionari per bambini sono pensati per aiutarli alla corretta definizione del mondo, devono dunque

dare l'informazioni chiare e ben strutturate, che aiutino a focalizzare le conoscenze enciclopediche

ancora incerte e a farlo imparando la terminologia corretta e secondo un procedimento analitico,

nel senso che procede con l'ampliamento delle conoscenze enciclopediche ricorrendo a questo

fine anche alle immagini. Diverso è il caso dei dizionari di apprendimento di una lingua straniera,

nel nostro caso dell'italiano. Essi fanno emergere i tratti utili a chi si avvicini per la prima volta a

una lingua straniera perché mirano al consolidamento e all'espansione della sezione mediana e

bassa dell'asse diafasico (variazione linguistica).

Il lessico mentale e i tratti prototipici

Il lessico mentale inteso come archivio lessicale è stato spesso messo in relazione con il

dizionario, in realtà è solo apparentemente vicino al sistema di archiviazione e ricerca di un

dizionario. L'informazione infatti viene attivata da processi percettivi per esclusione e non viene

cercata. A differenza degli altri strumenti di consultazione, un dizionario di apprendimento deve

organizzare anche questo sistema di memorie cercando di migliorare determinati automatismi. Per

questo il Profilo affianca alle liste lessicali i Referenziali delle caratteristiche linguistiche utili a chi

apprenda la lingua. Le definizione del dizionario dell'uso nel descrivere un pipistrello, per esempio,

cercano il più possibile di avvicinarsi alla definizione enciclopedica: fanno preciso riferimento alla

tassonomia scientifica, spesso introducendo una descrizione analitica dell'animale e talora

ricorrendo a un corredo visuale. La definizione di un dizionario monolingue per apprendenti

prendono invece la strada opposta. Il riferimento in questo caso è un altro tipo di sapere. La

descrizione del lemma non corrisponde alla definizione scientifica, ma è finalizzata all'immediato

riconoscimento dell'oggetto in questione e punta sui tratti prototipici. Questo tipo di definizione è in

realtà quasi una traduzione dell'immagine: in un certo senso una definizione ostensiva

(definizione accompagnata (o sostituita) dalla presentazione dell’oggetto), per permettere all'utente

di capire la corrispondenza fra la parola pipistrello è l'animale, citandone i tratti prototipici salienti

ricorrendo al linguaggio semplice come se fosse un'immagine. La teoria del prototipo, formulata da

Eleanor Rosch ipotizza che ogni pattern complesso sia composto di elementi più semplici o di

caratteristiche. La rappresentazione memorizzata di ogni caratteristica non consiste, però, in una

copia della realtà, ma in un derivato della media degli esempi già incontrati. Il processo di

percezione inizia cioè con l'estrapolazione delle caratteristiche dallo stimolo e prosegue con la

combinazione delle varie caratteristiche in unità complesse che successivamente vengono

confrontate con quelle presenti nella memoria a lungo termine.

3. Oltre le parole: tra percezione e cultura

Le illustrazioni dei dizionari

Marconi considera la competenza semantica composta da due aspetti: la competenza strutturale

e quella lessicale. Quest'ultima, a sua volta presenta due aspetti: l'aspetto inferenziale, cioè

deduttivo, le relazioni fra parole di cui il parlante dispone, le reti di Frames; e l'aspetto

referenziale, in base al quale un parlante esperto sa distinguere i vari animali, i vari movimenti

delle persone ecc. e questo secondo aspetto è irriducibile al primo. Inoltre a una precisa

competenza referenziale non corrisponde necessariamente una competenza inferenziale, i due

aspetti sono indipendenti. Dunque la competenza referenziale è tracciata con la capacità di

riconoscimento, capacità in sé non linguistica, e parte integrante della competenza semantica. Un

dizionario tradizionale è dunque uno strumento di sostegno della competenza inferenziale. I

dizionari svolgono anche una funzione di sostegno e arricchimento della competenza referenziale

del lettore e lo fanno associando ai lemmi le illustrazioni. I dizionari offrono anche le illustrazioni

enumerative che a seconda dei casi saranno più o meno organizzate sul piano tassonomico e

apprezzabili dal punto di vista estetico, un eccellente esempio sono le tavole visuali dello Zingarelli

presenti sia nella versione cartacea che nel cd-rom. Alle tavole visuali e associata una classe di

oggetti tipici, come Animali o Fiori.

Metafore

Una netta distinzione tra il sapere linguistico e sapere enciclopedico non è pensabile perché il

secondo fa anche parte del primo. Chi stia imparando l'italiano gli interessa capire il significato

della parola che non conosce ancora, sapere di chi o cosa si stia parlando e magari quale sia la

portata del significato metaforico di questa parola nella cultura italiana. Insomma applicare la

parola al mondo reale. Le cose cambiano invece quando ci si mette a tavola: mangiare come un

lupo (con voracità), corrisponde infatti a metafore animali reali o fantastiche diverse nelle quattro

lingue. Chi sta imparando l'italiano trarrà informazioni più utili per le situazioni comunicative che

deve gestire da una selezione mirata dell'idiomatica piuttosto che da una descrizione

enciclopedica. Ma il dato più interessante per chi impari l'italiano è che in certi casi una parola

adottata da un'altra lingua abbia in italiano un significato diverso generando dei falsi amici.

Es. Dehors - allestimento esterno di un bar o di un ristorante - che in francese significa fuori.

4. Verso un dizionario Used-Oriented

Se ciò che caratterizza i dizionari rispetto ad altri testi è che il lettore riesce ad ottenere un certo

numero di informazioni, ciò che caratterizza i dizionari per apprendenti è il fatto che nelle glosse

sia presente un preciso numero di informazioni, selezionate a misura di discente. Language

knowledge e Language skills sono normalmente considerate due categorie in contrasto. I dizionari

di apprendimento sono dizionari ideati per facilitare l'apprendimento di una lingua e sono in grado,

quindi, di offrire assistenza in entrambe queste due direzioni e avviene in due modi:

indirettamente, con i contenuti che riguardano il lessico, la grammatica, la cultura e legati allo

studio consapevole della lingua e direttamente, con informazioni utili a risolvere problemi specifici,

ricezione, produzione e traduzione. La competenza, Foreign-language knowledge, diventa abilità,

foreign-language skills, solo se viene assimilata e questo avviene nelle situazioni comunicative.

Nella formulazione di un dizionario rivolto a un principiante non conta solo la qualità dell'opera, ma

anche la selezione delle informazioni, il modo in cui esse vengono proposte e la presenza di

indicazioni utili legate all'uso della lingua straniera.

Es. l'uso del pronome personale in funzione di soggetto è molto diverso se si confronta l'italiano

con altre lingue, mentre in molte lingue il pronome personale in funzione di soggetto deve sempre

essere espresso, nella lingua italiana possono essere, davanti ai verbi, non messi. Nei dizionari

dell'uso monolingui, informazione che riguarda l'uso del pronome in funzione di soggetto è

spiegata nella definizione, ma difficile da capire se non si è madrelingua. Nel caso del Dizionario

della lingua italiana LE MONNIER, la specificità dell'uso dell'italiano viene rimarcata in modo

chiaro. Nella spiegazione si dice che il pronome di prima persona è usato solo come soggetto

quando occorre dare a quest'ultimo un certo rilievo (Anna resta a casa ma io vengo con te).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Docente: Papa Elena
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrsGessleItalien di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Papa Elena.

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