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Parte I: Introduzione

Nel 1926 Alfred Baeumler propone l'ipotesi di una "doppia anima" del movimento romanticotedesco, una facente parte F. Shlegel (il romanticismo di Jena) e l'altra trasmessa in eredità ai Grimm e a Bachofen (il romanticismo di Heidelberg). Baeumler però si accostò al mondo del mito riportato in auge da Creuzer, Grimm e Bachofen, con l'ausilio del principio shellinghiano non considerando che lo stesso Shelling fosse vicino al romanticismo di Jena. La questione sta nella separazione tra temporalità storica e tempo mitico, distinzione che secondo il critico portò un'implicita rinuncia del mito nella storia. Egli individuava una filosofia della storia là dove invece vigeva una concezione della storia di tipo simbolico.

  • Lo Sturm und Drang dette al romanticismo di Heidelberg il senso dell'eredità naturalistica;
  • Nella cultura tedesca della fine del Settecento si ha una nuova concezione della natura che riprende alcuni motivi della filosofia rinascimentale sopravvissuti grazie a Spinoza e Leibniz;
  • Herder rappresenta il tramite tra l'eredità dello Sturm und Drang e di quella precedente. Egli fu allievo 'infedele' di Hamann; quest'ultimo era in stretto rapporto con la riflessione teologia pura. Per lui Dio non è somma ragione bensì il profondo irrazionale raggiungibile per l'uomo con un intimo moto dell'anima. Hamann anticipa dello Sturm und Drang i caratteri individualistico-passionali volti ad esaltare la genialità individuale. Dio diventa trascendenza assoluta, è il Dio nascosto e l'uomo deve aver fede nella Sua parola; come il Dio è il Dio nascosto, misterioso è il legame parola-cosa. Hamann afferma che la poesia è la lingua primigenia dell'umanità e che natura e storia sono entità attraverso cui la divinità si rivela: tutto è retto dall'enigma (non vi è nulla di oggettivo);
  • Goethe è diverso da Hamann e vicino a Schelling. Il simbolo per lui (e per Herder) è importante per il divino (mentre per Hamann è qualcosa che il dio può scegliere o meno per manifestarsi all'uomo). Dall'assoluta trascendenza si passa quindi al panteismo immanentistico.

Per Goethe e Herder la natura e la storia sono i segni della rivelazione del divino e acquistano un'oggettività precisa. Herder, inoltre, a differenza di Hamann, non vede la lingua come di provenienza divina bensì come una facoltà che cresce nell'uomo. Per lui, l'uomo è un prodotto della natura vissuta e sentita; la natura ha un peso oggettivo e questa oggettività influenzerà la filosofia della natura shellinghiana (che si poggia sulle scoperte letterarie di Goethe e su quelle scientifiche del tempo).

Per Hamann la rivelazione di Dio nella natura non annulla la distanza creatore-creatura e l’uomo può cogliere il divino nella natura tramite la Bibbia; per Goethe e Herder il divino invece si trova nella natura. E l’uomo può coglierlo tramite il lavoro dell’artista. La distanza tra Herder e Hamann avviene alla luce di una nuova concezione della natura.

Herder fu influenzato da Leibniz, da cui trasse la concezione che aveva del linguaggio. Si tratta di un influsso latente che si paleserà successivamente al suo incontro con Goethe. Herder conserva l’idea leibniziana che il corpo sia simbolo dell’anima. Leibniz nello Sturm und Drang porta all’individualismo e al panteismo, mentre l’Herder maturo conduca il movimento verso l’oggettivismo della natura. Le stesse monadi (Leibniz) diventano centri di forza che trasmettono impulsi armonici; in Herder sono ascendenti verso nuovi e superiori organismi.

  • Un elemento essenziale dell’impianto naturale del mondo è l’analogia, ovvero ogni creatura (organica e non) richiama la precedente e la successiva. Ogni membro della catena evolutiva non vive e produce per l’unico fine di giungere all’uomo (alla storia cioè). L’uomo (la storia) è stato possibile per la catena di membri che lo hanno preceduto e ogni stadio evolutivo, per Herder, costituisce un fondamento concreto ed ineliminabile per quello che sopravvive e questo enorme processo di crescita giunge ad identificarsi con la vita del divino.

I romantici di Heidelberg si rifecero a Herder, quelli di Jena a Fichte (idealista, pensiero embrione della dialettica natura-spirito di Hegel). Herder prepara il raccordo tra Sturm und Drang e romanticismo di Heidelberg tramite lo spirito che viene visto come un parto della natura (per il gruppo di Jena, lo spirito entra nella natura).

Herder si volge ad Oriente ('Oriente' per lui non significa obbligatoriamente 'Bibbia' (pur apprezzando lo spirito ebraico) dove vede nella poesia orientale (religiosa) la più antica manifestazione del linguaggio; egli vide il legame sacro tra il popolo e le loro proprie espressioni poetiche. L’artista doveva attingere (non imitare) a quella fonte sacra che univa il popolo e la poesia. Herder studia la poesia popolare sottolineandone l’originalità. Schlegel invita invece a cercare in Oriente ciò che è massimamente romantico. Herder elabora il concetto di popolo come modellato sul crescere organico della natura (concetto ripreso in Gorres e Grimm). Egli intende individuare il popolo-nazione (non popolo-stato), un legame spontaneo e naturale e questa dimensione religiosa verrà persa nel passaggio all’idea di stato-nazione.

Il popolo di Herder è una creazione poetica della natura, porta un linguaggio originario e sospettosamente vedeva lo Stato come organizzazione del popolo. Per Hegel, al contrario, solo i popoli che avevano raggiunto la 'forma Stato' entravano nella storia universale.

  • Ideale herderiano: umanità come insieme di popoli di uguale dignità, non umanità vista come insieme di stati.

In Goethe l’amore per la natura non è diretto oltre essa (con Herder prevalgono invece elementi teologici); la natura non è oggetto poetico perché fonte di ogni poesia. In Goethe regna un puro naturalismo, non vi è una ricerca scientifica ma tutto scaturisce dai sentimenti immediati. Dopo il 1780, Goethe attraversò un periodo ‘realistico’ dove indagava la produzione delle forme della natura (il suo libro sulle piante fu un baluardo per la filosofia naturalistica del Romanticismo). I romantici ripresero da Goethe la sintesi tra ‘esperienza (come intuizione platonica)’ e ‘interazione macrocosmo-microcosmo’. Goethe, riavvicinatosi a Herder, riprese e trasmise l’idea di popolo come creatura organica. Egli, ricercando l’origine delle forme nelle creazioni naturali, giunge all’intuizione della metamorfosi (giustifica l’idea di armonia organica di Herder). Non c’è un’idea che si incarna nella natura o nella storia, storia e natura formano un tutto.

Goethe riconosce ad ogni forma della vita scopo ed esistenza autonomi. Quando però si avvicinò a Schiller, si allontanò da Herder e dalla considerazione della poesia popolare.

  • Punto di rottura tra Herder e Goethe: il concetto di organico, esso è scopo di ogni crescita è la vita della natura, a differenza della posizione dello Sturm und Drang, per cui veniva esaltata la forza irrazional-creativa della natura organica rivolgendosi verso le ‘produzioni formate’. L’idea della metamorfosi dell’organico passerà al ‘secondo romanticismo’, depurato dal soggettivismo dello Sturm und Drang; tra questi ricordiamo l’indirizzo filologico di Creuzer e Gorres che prediligeva la discendenza orientale dei miti greci (= assenza di forma, posizione rifiutata da Goethe).

Herder fu un iniziale ponte tra Goethe e Gorres, con l’idea di non considerare la forza della creazione naturale come una metafora. Anche Schelling considerò la creatività artistica come una dimensione in cui il genio coglie il creare incessante della natura per ‘ripeterlo’ nell’arte, ma spostò il tutto sul piano trascendentale. Spesso si sostiene che Goethe, con la sua teoria sui colori, abbia attuato uno ‘sconfinamento’ affrontando argomenti scientifici in maniera poetica. Tuttavia non va dimenticato che Goethe parte dalla semplice e antica constatazione per cui se l’occhio non potesse cogliere il sole, avendo quindi una natura ‘solare’, nessuna luce potrebbe unire occhio e sole (→ dottrina dell’analogia). Quindi Goethe giudicava innaturale (cioè falso) l’argomento di Newton, l’esperienza della camera oscura: la luce doveva esser vissuta all’aperto. Nasce uno scontro tra filosofia della natura e scienza moderna.

La teoria di Goethe ha in seno l’essenza della sua poetica: il nascere della forma dall’informe. I romantici di Jena trasposero l’informe in ambito estetico-trascendentale.

  • Con Holderlin, lo scontro si fa lirico. Anche per lui (come per Goethe e Herder) l’umanità equivale alla naturalità; il suo ‘infinito’ non era l’Io fichtiano (come per il gruppo di Jena) bensì la Natura. Con lui il poeta è sacerdote della physis;
  • La differenza tra Holderlin e Goethe è che sullo stesso suolo greco, vivono due religioni diverse: l’olimpica (per Goethe) e quella ctonia (per Holderlin). Per Holderlin ogni storia è contraddistinta dai diversi modi di incontro tra il divino e l’umano (il primo determina il secondo);
  • Korff ha sostenuto l’indirizzo panico dello Sturm und Drang in Holderlinn, però dobbiamo contraddirlo perché questo suo concetto non porta comunque il filosofo vicino al gruppo di Jena. Infatti Holderlin non crede in una volontà prometeica nella divinizzazione della natura e anzi egli vede una sorta di devozione e ascolto delle forze naturali. Ciò rende Holderlin precursore di Gorres. Inoltre, egli esprime un sentimento di pietà ‘cristiana’ che gli fa pensare lo stesso cristianesimo partendo da un’unica fonte di religiosità (quella da cui erano sorti il mito indiano e greco). Egli è vicino al cristianesimo originario che vedeva impossibile dare forma alla potenza divina (egli partiva dal mito di Zeus e Crono preferendo quest’ultimo);
  • Il principio ‘deus sive natura’ con Holderlin cambia in ‘dea sive natura’, ovvero egli scorge la maternità del divenire. Egli è una tappa fondamentale nel passaggio dal mondo di Goethe a quello di Heidelberg: abbandona l’interpretazione estetica del divenire naturale in favore di una visione poetico-religiosa. Per lui la vocazione del poeta è l’ascolto, la meditazione ripetizione al popolo della parola della terra. L’incontro tra il ‘padre etere’ e la ‘madre terra’ nelle sue liriche rappresenta la conciliazione tra forse telluriche (della terra) e quelle celesti. Le coppie divine sono forze educatrici dell’umanità: il primo frutto di quest’educazione è la coltivazione della terra sacralizzare nei Misteri.

Holderlin è accanto a Herder e Goethe nel dare alla natura il tratto di ‘madre’ e ‘sorella’ dell’arte poetica. Come disse Kerenyi: ”il mondo religioso non va separato da quello poetico” in Holderlin.

  • La svolta tra Jena e Heidelberg si attua nel passaggio dall’oggettivismo medievale al soggettivismo moderno: l’uomo è al centro del proprio mondo il quale scaturisce dalla sua prospettiva);
  • Schelling è il padre spirituale di romantici di Heidelberg: egli afferma infatti che la tendenza filosofica di condurre il reale all’ideale porta alla filosofia trascendentale e che la sua opposta sia la filosofia della natura (chiarisce l’ideale partendo dal reale).

Cap. 1: Josef Görres

Alcuni studiosi hanno visto in Gorres un passaggio da ideali ‘rivoluzionari’ a posizioni ‘romantiche’ a causa della delusione per le speranze accese e non realizzate con la Rivoluzione Francese. Eppure, Gorres non ripudiò l’ideale illuminista del progresso dell’umanità nella storia ma rifletté diversamente sui concetti di umanità e storia, seguendo Herder; quindi fu poi visto come romantico. L’umanità non è più un concetto astratto ma un luogo di incontro di entità diverse e concrete (i popoli). Gorres comprende lentamente che il suo ideale umanitario non può concettualizzare il ruolo morale dello stato ma deve rivolgersi ad un’idea che guardi l’insieme dei popoli come parto di uno stesso grembo (madre natura), pertanto chiamati a rispettarsi a vicenda. Risuona la voce di Herder: ”i popoli dovrebbero vivere l’uno vicino all’altro”. Pensare l’umanità in chiave naturalistica porta all’equazione morale=popolare. La lingua è uno dei legami più profondi. Gorres allontana l’idea di un infinito progresso dell’umanità nella storia e scopre le vere radici del divenire storico-naturale nell’intuizione della metamorfosi. Il perno della sua concezione di metamorfosi è la dottrina herderiana del divenire di ogni forma vivente (→ “l’uomo e l’animale vengono generati da un seme che richiede un involucro femminile- come avviene per le piante”). Gorres assorbe da Herder la femminilità nella crescita della vita nella natura. Metamorfosi= processo di uno sviluppo che tende ad un fine futuro e che realizza di volta in volta nella storia; messaggio che viene dal passato (vi è un richiamo a Herder). Ogni parte dell’umanità racchiude in sé il senso di tutto l’intero.

  • Il suo pensiero lo troviamo espresso nei suoi ‘Aforismi sull’Arte’. Egli vuole mostrare come l’arte si riveli quale forza della natura e sia percorsa dalla stessa vita che attraversa l’universo. La vita, infatti, è possibile grazie alla polarità che ne permette il nascere. L’idea fondamentale di Gorres è la duplicità sessuale. La duplicità sessuale è, sulla terra, specchio della duplicità cosmica; Gorres ricerca una sintesi che però è impossibile (porterebbe alla fine della vita, al suo inglobamento in un sistema idealistico, come fu per Schelling). Una polarità che non produce vita è infatti la vita che annulla se stessa.

Negli ‘Aforismi’ vi è la lotta tra il principio di polarità e quello idealistico-dialettico della sintesi; la prevalenza del primo si ha negli scritti precedenti al suo trasferimento a Heidelberg. Il dualismo di Gorres trova un precedente in Herder (→ magnetismo ed elettricità applicati alle forme del divenire). Rispondendo all’invito di Schelling (scrivere un’anatomia e fisiologia comparate che costituiscono una scienza della natura strutturata organicamente) ritrova nell’uomo sistemi a sé (nervoso, muscolare…) al cui interno è in atto la polarità. Voleva che emergesse la vita che (nel piccolo come nel grande) è vita cosmica. Nei suoi ‘Aforismi sull’organica’ troviamo la corrispondenza della vita cosmica con quella umana (“tre mari di fuoco gravitano attorno alla terra(…) in alto è il mare della luce, (…) in basso c’è il mare elettrico(si lega alla Terra) e ancora più in basso c’è il mare d’ossigeno: il sole li fa ondeggiare tutti. Anche al nostro interno si agitano tre forze: ragione, animo e forza del movimento”).

Nuovo attore della scena è il linguaggio, fatto di metafore: il filosofico conduce il mondo nelle sue manifestazioni alla parola. Il linguaggio è il vero legame tra natura e mondo (→ basi per la rivoluzione linguistica di Jacob Grimm). La prima parte dell’opera si conclude con la scoperta della legge della vita (azione maschile e femminile): ”questa differenza di sessi si propaga fin nei più piccoli elementi organici e che ogni nazione poggia sull’azione contraria dei sessi; in ogni sentimento o intuizione vi è l’artefice interno (il padre-mondo dell’esperienza) e la natura esterna (la madre-pesa la sorte). Nel rapporto dei sessi si alternano il fattore negativo (donna) e quello positivo (uomo)”. La luce è il carattere maschile dell’Universo mentre la gravitazione è il carattere femminile. Il sole dispensa la luce ai pianeti ed è un ricetto accogliente per le comete; Bachofen riprenderà il suo notare l’aspetto materno nella sfera della storia (così si chiude la seconda parte).

Il terzo scritto di fisiologia riguarda la storia mitica; il mito, infatti, attinge alla fonte stessa della storia e, per Gorres, la impronta di sé (la storia è caratterizzata dall’agire del duplice principio cosmico maschile - femminile). Gorres è uno degli ultimi pensatori occidentali a dare alla matematica, la fisica e la medicina un substrato cosmologico. Per lui l’universo è divino e ogni forma della natura organica è percorsa da un alito divino nella metamorfosi (“la radice di ciò che è terrestre si trova in cielo”). Il mondo nasce dall’incontro-idilliaco e a volte violento- della natura spirituale (principio divino) con quella materiale (principio femminile). La natura quindi si forma da tale scontro ed in essa continuano ad agire le due forze vitali.

Gorres si concentra sul punto d’incontro, l’attimo fecondante dove tutto è stabilito ma non ancora formato. La Natura risulta da un atto di autocoscienza del divino ma procede autonomamente il → metamorfosi processo (→ metamorfosi). Essa si riproduce secondo il primo modello procreativo discendente. Per Gorres lo spirito del mondo è lo spirito della vita che garantisce la produzione di mondi e anima l’universo. Egli descrive la nascita delle masse celesti-cosmiche come parlasse della nascita dell’uomo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Morgana393 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Moretti Giampiero.
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