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Le origini

Durante la seconda metà dell'Ottocento, in alcune università francesi venne istituita una materia che comparava le varie letterature europee, antiche, medievali e moderne. Nacque così la letteratura comparata, che però in origine aveva carattere storiografico, in quanto si chiamava “Storia letteraria comparata”.

La disciplina mirava a individuare temi, motivi, miti e forme letterarie comuni tra tutte le nazioni europee, cercando di creare una sintesi storica, culturale e letteraria di tipo plurinazionale. Ad esempio Goethe, uno dei padri spirituali della comparatistica, in un colloquio con Eckermann nel 1827, parlò di Weltliteratur, ovvero di “Letteratura Mondiale”, per indicare l’insieme delle letterature del mondo come patrimonio comune di tutta l’umanità.

Dopo che la disciplina della letteratura comparata si affermò con questo nome, sorsero varie scuole dedicate ad essa, che differivano per i metodi di studio e analisi dei testi letterari. Le due principali furono la Scuola Francese e la Scuola Americana.

La scuola francese

La Scuola Francese si affermò tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento e risentiva della cultura positivista affermatasi in Francia in tale periodo. Le caratteristiche principali di questa scuola sono:

  • L’analisi accurata dei rapporti tra autori, opere e letterature che determinano le influenze letterarie.
  • L’interesse per i rapporti letterari “di fatto”, senza considerare l’analisi comparatistica dei parallelismi e delle analogie.
  • L’analisi dei rapporti “binari” tra due autori, due opere o due letterature differenti dal punto di vista linguistico e culturale.
  • L’applicazione del metodo scientifico alla storia della letteratura e alle singole opere.
  • La ricerca delle fonti e della fortuna dei vari autori, che individua le cause e gli effetti delle influenze letterarie.

Secondo Paul Van Tieghem, il comparatista deve conoscere più lingue in modo da poter leggere testi in lingua originale, saper inquadrare il contesto storico in cui l’opera si colloca, non trascurare gli autori minori, perché sono in realtà fondamentali per individuare i rapporti binari tra due letterature.

Un esempio della metodologia utilizzata dalla Scuola Francese è dato da Fernand Baldensperger, che pubblicò Goethe en France, in cui analizzò la fortuna di Goethe in Francia e di come influenzò gli scrittori francesi. Jean Marie Carré pubblicò invece Les écrivains français et le mirage allemand, in cui studiò la rappresentazione della Germania e dei Tedeschi nella letteratura francese, e il modo in cui le immagini letterarie risentono degli influssi politici e internazionali tra due Nazioni, poiché Francia e Germania in quel periodo si fronteggiavano in vari conflitti, e ciò non fa altro che distorcere le immagini letterarie degli scrittori francesi, dettate dalle tensioni politiche.

Questi aspetti furono fortemente criticati dalla Scuola Americana, che accusò la Scuola Francese di stare più attenta al contesto storico piuttosto che ai testi letterari in sé.

La scuola americana

La Scuola Americana si affermò negli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento, ed era composta per lo più da studiosi europei giunti in America in fuga dai regimi fascisti. La lontananza dai paesi europei gli consentì di avere una visione d’insieme della cultura e della letteratura europea, e dunque di trapassare le differenze linguistico-culturali tra i vari paesi europei, con una visione unitaria dell’Europa e della sua letteratura. Le caratteristiche principali della Scuola Americana sono:

  • L’analisi dei testi letterari in sé.
  • La visione generale della letteratura europea e il superamento dei confini nazionali.
  • L’interesse verso i capolavori letterari che formano il Canone della Letteratura Mondiale.
  • Lo studio delle differenze e dei rapporti tra i diversi generi letterari.
  • L’attenzione al rapporto tra la letteratura e le altre forme di espressione.

Un esempio della metodologia utilizzata dalla Scuola Americana è dato da Harry Levin, che pubblicò The Myth of the Golden Age in the Renaissance, in cui analizzò il mito dell’Età dell’Oro attraverso diversi testi di Pierre de Ronsard, Thomas More, Torquato Tasso, William Shakespeare, ecc. Successivamente Claudio Guillén, studioso spagnolo che ha vissuto negli Usa e poi è tornato in Spagna, ha pubblicato L’uno e il molteplice, in cui stabilisce gli ordini e le questioni di cui deve occuparsi la Comparatistica, come generi, forme, temi, rapporti letterari e le basi della Storiologia, ovvero periodi, correnti e movimenti.

Gli orientamenti degli ultimi decenni

A partire dagli anni Settanta, la disciplina della letteratura comparata, priva di una metodologia e di una scuola dominante, si pluralizzò seguendo orientamenti diversi in Europa, in America e in altre parti del mondo. Le parole d’ordine più diffuse nelle nuove scuole sono “Postmodernità”, “Postcolonialismo” e “Globalizzazione”.

L’assetto socio-economico moderno, basato sull’imperialismo coloniale e sui netti confini geografici, ha fatto posto ad un sistema di relazioni fluido, postmoderno, con una visione del mondo incerta, dovuta alla cancellazione dei confini. Infatti in questo periodo le persone rompono le barriere culturali e nazionali e si danno al multiculturalismo. La decolonizzazione dopo la Seconda Guerra Mondiale ha portato al Postcolonialismo, il quale, in assenza delle strutture imposte dagli imperi coloniali, ha dato vita a sconfinamenti e meticciati. Con la Globalizzazione avviene l’unificazione e l’interdipendenza dei mercati, dei servizi, della produzione, del lavoro e dei capitali, delle culture e della tecnologia.

I diversi orientamenti degli anni Settanta, pur essendo molto diversi tra loro, presentano comunque alcune caratteristiche comuni, ovvero:

  • L’interdisciplinarità, ossia il confronto tra la letteratura e le altre forme artistiche.
  • L’interculturalità e quindi il superamento delle barriere Europee e Statunitensi.
  • La “Minaccia di morte”, poiché l’apertura di questa disciplina può portare alla confusione con altre discipline e a superficialità nella ricerca.
  • Nuove teorie letterarie e risorse preziose per la disciplina individuate nell’interdisciplinarità e nell’interculturalità.

Questi nuovi orientamenti hanno l’esigenza di integrare gli studi della Comparatistica ai Cultural Studies, cioè lo studio di culture diverse dai bianchi di origine europea, soprattutto i Neri, gli Ispanici e altre minoranze che rivendicano la propria identità culturale. Inoltre bisogna tenere conto del mondo postcoloniale, e quindi integrare anche i Postcolonial Studies. Una dei maggiori esponenti di questi studi è Gayatri Chakravorty Spivak, studiosa bengalese che insegna negli Stati Uniti, che ha pubblicato Morte di una disciplina, in cui annuncia che la comparatistica vecchio stile, di stampo eurocentrico, è morta e che bisogna gettarsi sugli studi culturali e postcoloniali, tenendo conto delle minoranze oppresse per secoli dai regimi coloniali.

La letteratura comparata in Italia

La letteratura comparata in Italia inizia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento con i lavori di Arturo Graf e Arturo Farinelli. Graf comparò gli scrittori maggiori e minori che diedero un’impronta importante nell’evoluzione del pensiero poetico. Farinelli si dedicò ai rapporti tra le letterature europee ma anche al confronto tra la letteratura e le altre arti.

I rapporti letterari

Per rapporti letterari si intendono quei fenomeni di contatto tra diverse culture che passano attraverso la letteratura. Questi rapporti sono in particolare le influenze letterarie, le Immagini dell’Altro e la Letteratura di Viaggio.

Le influenze letterarie

Le influenze letterarie sono fenomeni di contatto culturale tra autori, opere e lettori più o meno lontani nello spazio e nel tempo. Queste influenze si articolano in influenze subite, influenze esercitate e influenze mediate.

Le influenze subite

Le influenze subite, secondo gli studiosi della Scuola Francese, sono dette “fonti”, ovvero le cause che determinano un certo tipo di produzione letteraria. Un esempio di studio delle fonti è l’analisi tra Cervantes e Mérimée, in cui si nota che alcune opere dello scrittore spagnolo del Seicento hanno influenzato la produzione letteraria e gli aspetti formali di Mérimée, vissuto nell’Ottocento.

Un altro studio di inizio Novecento del filologo e gesuita Giovanni Busnelli evidenzia come l’ordine, la forma e la disposizione dei peccatori incontrati da Dante nell’Inferno derivano in larga parte da fonti aristoteliche. Dante quindi non avrebbe inventato tutto di sana pianta, ma si sarebbe ispirato all’Etica Nicomachea di Aristotele. Dunque molti poeti del Medioevo hanno risentito dell’influenza di Aristotele, perfino Dante, che è indiscutibilmente originale.

A proposito di originalità, secondo Harold Bloom, professore e critico letterario a Yale, solo pochi autori, tra cui Dante, meritano di essere considerati originali, mentre tutti gli altri subiscono angosciosamente la loro influenza. Bloom sostiene che i poeti di tutte le epoche sono legati tra loro da un rapporto di “Angoscia dell’influenza”, secondo cui ogni poeta non fa altro che subire l’influenza del poeta anteriore a lui, che cerca continuamente di imitare. Dunque ogni poeta corregge, assimila e travisa.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DARIO9529 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Fusco Serena.
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