Neronei - I re di ieri e di oggi
Un pomeriggio della II metà di marzo del 68 d.C., l'imperatore Nerone, che si trovava a Napoli, venne informato che Giulio Vindice, governatore di una delle sue province, la Gallia Narbonese, era insorto. Per gli 8 giorni successivi ignorò il problema, si limitò a mandare una lettera al Senato a Roma, invitandolo a vendicarsi a nome suo e dello Stato, giustificando l'assenza col pretesto di un mal di gola. Egli ignorò anche gli insulti lanciatigli da parte di Vindice, ma due lo toccarono nel vivo: - non saper suonare la cetra; - l'appellativo Enobarbo.
Messaggi urgenti ricondussero Nerone a Roma ma si comportò come sempre, considerava la rivolta cosa da poco. Questa non curanza subì un arresto quando giunse la notizia che altre due delle sue province erano insorte, quelle spagnole guidate da Galba. In seguito, destituì i due consoli, assumendo da solo la magistratura suprema della repubblica. Giunto in Gallia, indusse i rivoltosi a pentirsi e il giorno seguente avrebbe festeggiato.
Nerone chiamò alle armi i cittadini Romani ma nessuno si presentò e arruolò gli schiavi. Organizzò la spedizione alle porte del Caspio e per finanziare queste misure impose la tassa sul reddito. Il malcontento generale era in aumento e comparvero nei luoghi pubblici cartelli omonimi contro l'imperatore.
In seguito insorsero altri eserciti compreso quello dell'Italia del nord. Il corpo di guardia lo abbandonò e decise di cercare qualche rifugio nascosto dove riprendere animo e lo trovò da Faonte. I compagni liberti lo invitarono a sottrarsi con il suicidio agli oltraggi che lo attendevano. Arrivò anche un dispaccio nel quale il Senato lo aveva dichiarato nemico pubblico ed era ricercato per essere punito (trascinato nudo per le strade con un giogo al collo, fustigato a morte e poi gettato nella rupe Tarpea).
Il primo ad arrivare fu Icelo, liberto, incarcerato all'epoca dell'insurrezione del suo padrone e permise ai familiari di Nerone di cremarlo e seppellirlo con i dovuti oneri, in seguito partì per la Galba per portare la notizia. La reazione del popolo fu in parte gioiosa: Tacito afferma che i senatori, i cavalieri esultavano la libertà recuperata, altri invece non erano così felici.
Galba voleva creare un'immagine contrapposta a quella del lusso eccessivo di Nerone, ma nel 69 fu vittima di un complotto da parte di Otone, deluso dal fatto che Galba avesse scelto come successore un altro al posto suo. Governava la provincia della Lusitania e quando Galba insorse egli fu il primo a dichiararsi al suo fianco. Uno dei primi atti ufficiali del nuovo Imperatore fu lo stanziamento di 50 milioni di sesterzi per il completamento della Domus Aurea di Nerone ma 3 mesi erano pochi perché egli prese piede. Le sue truppe vennero sconfitte nell'Italia settentrionale ed egli si suicidò. Il nuovo Imperatore fu Vitellio, caro a Nerone, ma le sue legioni furono sconfitte da quelle di Vespasiano e Roma fu conquistata e Vitellio assassinato.
In seguito ci furono 3 falsi Nerone. Il primo comparve in Grecia, il quale approfittò delle voci sulla morte di Nerone per formare disordini nelle province di Asia e Acaia. Il secondo, Terenzio Massimo, comparve in Asia intorno al 79-81, anche lui somigliava a Nerone e come lui cantava e suonava la cetra. Il terzo era una figura oscura, intorno all'88-89. La sua storia viene ripresa da un gruppo di composizioni poetiche note come Oracoli Sibillini, scritti in greco e fondati sulle profezie delle Sibille greche, importanti più dal punto di vista politico che teologico.
Negli studi moderni troviamo ripetuto infinite volte che Nerone subì la Damnatio Memoriae cioè la condanna del suo ricordo, termine comunque impreciso e fuorviante per più aspetti. L'espressione è stata ripresa anche dagli storici dell'arte e applicata alla pratica di rimodellare il ritratto di un imperatore.
Le storie e la storia
Nerone, imperatore di Roma dal 54 al 68 d.C. Al centro della città di Roma fece costruire il suo palazzo la Domus Aurea. Fece giustiziare e assassinare gran parte dei suoi parenti più stretti. Molti scrittori hanno scritto di lui, tra cui Tacito, Dione e Svetonio.
- Tacito (56-dopo il 120 d.C.), autorevole senatore, console nel 97 e proconsole della provincia di Asia nel 112-113 e grande Storico di Roma. La sua opera Annali parla della Storia di Roma anno per anno dalla morte di Augusto (14 d.C.) fino al 68. Il regno di Nerone è compreso dai libri XIII-XVI.
- Svetonio (70-130 d.C.), letterario, funzionario imperiale. Egli scrisse La Vita dei 12 Cesari che va da Giulio Cesare (100-44 a.C.) a Domiziano (51-96 d.C.). Ordinata per argomenti più che per cronologia. La vita di Nerone fu scritta tra il 120-130.
- Cassio Dione (164-dopo il 229), senatore, console, proconsole e governatore delle province militari di Dalmazia e Pannonia Superiore. Scrisse la Storia di Roma in greco, dal fondatore Romolo fino alla sua epoca. Degli originali 80 libri, tre erano dedicati a Nerone.
I 3 scrittori erano comunque indipendenti l'uno dall'altro in quanto Tacito, quando morì Nerone aveva 12-13 anni, Svetonio non era nato e Dione visse molto più tardi. Le diverse fonti disponibili erano il sentito dire, i documenti ufficiali, archivi privati e pubblici. Risaltano due tipi di scritture:
- Le memorie scritte dai membri della famiglia imperiale, tra cui le Memorie di Agrippina che narravano la storia della dinastia e quella della sua vita dal suo punto di vista.
- La seconda è quella meglio nota come Mar...
-
Riassunto esame Letteratura del mondo classico, Prof. Pitotto Elisabetta, libro consigliato Eneide, Virgilio
-
Riassunto esame Letteratura tedesca, prof. Gallo, libro consigliato L'età classico romantica, Cometa
-
Riassunto esame Letteratura teatrale della Grecia antica, prof Cavalli, libro consigliato: Lo spettacolo nel mondo …
-
Riassunto esame Storia della filosofia antica, prof. Lavecchia, libro consigliato l'esercizio della ragione nel mon…