Eneide di Virgilio: analisi e riassunto dei libri I - VI
Libro I
Il proemio dell'Eneide
Il proemio dell’Eneide è strutturato in due parti principali:
- Introduzione – Virgilio narra il tema dell’opera.
- Invocazione alla Musa – Il poeta presenta richiesta alla Dea affinché gli doni la necessaria ispirazione.
Quest’ordine, ovvero prima il riassunto della vicenda e poi l’invocazione, non è casuale: Virgilio volutamente mette in secondo piano l’ispirazione proveniente dalla divinità, mentre privilegia e mette al centro dell’opera il “cantare” dell’autore. Vuole così allontanarsi dalla tradizione omerica; difatti, nell’Odissea, l’invocazione alla Musa si trova sempre per prima.
La struttura del proemio
La prima parte è un riassunto dell’intera storia: l’autore indica le varie avventure e i naufragi che caratterizzeranno il viaggio di Enea, profugo per volere del fato (destino), che ha molto sofferto in guerra a causa dell’ira di Giunone (sposa di Giove e dea della femminilità, protettrice di parti e nascite). Questa parte si conclude con la prefigurazione del destino non solo dell’eroe troiano, ma della gente che da lui discenderà, la gloriosa stirpe di Roma. Il poeta a questo punto enuncia subito la conclusione del racconto. Non vuole creare suspense narrativa sui personaggi; il mito di Enea era già conosciuto ai lettori del tempo, nominato in opere come gli Annales.
Quello che più interessa a Virgilio è raccontare l’eroe Enea, la sua sofferenza, il suo percorso caratterizzato da continue lotte, conflitti personali, incertezze, sacrifici che porteranno l’eroe al raggiungimento del suo scopo: la fondazione di una città e il proseguimento della stirpe troiana in una nuova terra.
Nella seconda parte del proemio si racconta dell’ira di Giunone, che da sempre odia i Troiani. Il poeta si chiede come possano gli dèi provare un’ira così tremenda. Le ragioni della rabbia di Giunone sono tre:
- Il troiano Paride aveva giudicato Venere (madre di Enea) più bella di lei.
- Il troiano Ganimede era stato preferito a Ebe, sua figlia, come coppiere degli dèi.
- Giunone era consapevole del destino di Enea e del fatto che avrebbe fondato Roma, città così potente che un giorno sarebbe riuscita a sconfiggere Cartagine, da lei tanto amata e protetta.
Differenze tra il proemio dell'Eneide e il proemio dell'Odissea
- Al centro dell’Iliade c’è l’ira di Achille.
- Al centro dell’Odissea c’è Ulisse, eroe multiforme e versatile.
- Virgilio canta due temi: le armi e l’uomo.
Come già accennato, la prima differenza con l’Odissea di Omero è che Virgilio non ricorre all’ispirazione della Musa per raccontare i fatti. Si limiterà a invocarla, a chiederle di raccontargli l’accaduto. La domanda finale di Virgilio, “Di tanta ira sono capaci gli dèi?” ci fa capire che egli mette in dubbio la religione e, da uomo colto, non è più interessato alle consuete storie di tradimenti, rivendicazioni e vendette di basso livello. Virgilio, nonostante pagano, sente l’influenza del cristianesimo che si sviluppa durante l’età augustea.
Possiamo parlare dunque di “aemulatio”, un fenomeno di imitazione e allo stesso tempo di superamento del modello greco da parte dei Romani. Dimostrazione di ciò ci viene data dallo stesso personaggio di Enea. Egli assomiglia molto agli eroi omerici, ad esempio:
- Enea, come Ulisse, dovrà affrontare un viaggio pieno di pericoli e avventure.
- Enea, come Achille, dovrà combattere valorosamente in guerra.
- Enea, a differenza di Ulisse, dovrà compiere un viaggio verso l’ignoto, e non un ritorno verso casa.
- Enea, a differenza di Achille, non dovrà combattere per la sua patria, ma per fondarne una nuova e costruire una città per la sua gente.
I temi
Il primo libro è caratterizzato da una notevole complessità, data dall'intreccio di numerosi temi. Il centro della narrazione è il viaggio di Enea: l'eroe troiano, come Odisseo — che ne costituisce il modello letterario — deve affrontare una peregrinazione sofferta, ma che giungerà con certezza alla meta, nel luogo in cui nascerà la città di Roma. Proprio grazie alle difficoltà e alle sofferenze, Enea porterà a compimento il disegno del Fato: questo gli impone innanzitutto la conservazione dei Penati, gli dèi domestici, protettori del focolare e dello Stato; Enea li ha salvati dall'incendio di Troia, e sono destinati a essere divinità tradizionali della nuova città.
L'eroe, però, è perseguitato dall'ira di Giunone, che riecheggia l'ira di Apollo e di Achille nell'Iliade, e l'ira di Poseidone nell'Odissea. L'ira della dea (il secondo tema) funziona da antefatto (infatti il poeta allude all'antico giudizio di Paride), e allo stesso tempo muove gli eventi immediati, scatenando la tempesta. È la prova del piano provvidenziale cui la dea si oppone.
Il tema dell'ira, che nei poemi omerici è un avvio della narrazione e una motivazione delle sofferenze dell’eroe, nell'Eneide ha una causa ben più complessa. Il poeta si interroga sul destino di Enea; egli non ha personalmente offeso alcuna divinità, è un uomo pietoso e giusto, eppure perseguitato dall'ira degli dèi. Più di una si presenterà questo interrogativo: come si giustificano la sofferenza, il dolore degli uomini giusti?
Fin dai primi versi è ricordato il sentimento che dominerà il poema, la pietas, un termine che esprime insieme solidarietà, partecipazione al dolore, ma anche rispetto profondo, venerazione verso gli dèi, i genitori, la patria. La pietas è una caratteristica di Enea, ma anche un atteggiamento spirituale che domina tutta l'opera: questa dote è il sentimento che ispira la fondazione di un nuovo rispetto dell'uomo, dello Stato, degli dèi, degli antenati, della tradizione.
Altro tema significativo, innovativo nel genere epico, è quello dell'amore: il sentimento che travolge Didone dimostra la fragilità umana e la potenza degli dèi, specie di Venere.
In questo primo libro si trova un'altra ripresa evidente di un tema omerico, quello dell'ospitalità: Enea, profugo e in difficoltà, è accolto da Didone, come Odisseo era stato accolto da Nausicaa e dai Feaci; viene onorato e ospitato secondo le regole di una società civile e onesta e, come Odisseo, anche Enea dovrà ripartire.
La struttura
Dopo la protasi, il libro può essere suddiviso in tre blocchi narrativi (macrosequenze) costituiti da episodi tematicamente omogenei:
- Intervento di Giunone (episodio di Eolo, tempesta, intervento di Nettuno, approdo sulle coste libiche, primo discorso di Enea ai compagni: vv. 34-222);
- Intervento di Venere (preghiera a Giove, risposta di Giove, apparizione di Venere a Enea e racconto della storia di Didone. Enea avvolto dalla nube arriva a Cartagine ove incontra Didone e i compagni: vv. 223-630);
- Scena del banchetto (preparativi, azione di Venere verso Cupido e Iulo, il banchetto: vv. 631-756).
La protasi è costruita secondo il modello tradizionale fondato sulle protasi omeriche, e contiene allusioni ad altri testi appartenenti al genere epico; mutuata da Omero è la figura di Eolo, che compare nell'Odissea.
Il parallelismo più forte, però, è dato dalla scena della tempesta che, come quella descritta nel libro V dell'Odissea, prelude all'approdo in una terra ospitale, da cui prenderà avvio il racconto delle vicende dell'eroe, ambientato, come la narrazione di Odisseo, nella cornice del simposio. Strette analogie sono riscontrabili anche nell’incontro tra Enea e Venere e quello tra Odisseo e Nausicaa nel libro VI dell'Odissea. Il colloquio di Venere e Giove richiama inoltre quello tra Teti e Zeus nel libro I dell'Iliade.
Il narratore
Virgilio appare conscio del suo ruolo di narratore: nella protasi, il momento più importante del poema epico, nel quale il poeta esprime le sue intenzioni, egli parla in prima persona, rivelando così la sua presenza: solo al v. 8 introduce l'invocazione alla Musa, mentre esprime chiaramente i suoi dubbi circa la volontà degli dèi, il destino del pio Enea e l'alto prezzo di sofferenze pagato dai profughi troiani.
La tradizionale estraneità del narratore alla materia, nell’Eneide è del tutto superata: già nel primo libro Virgilio, presentando Enea che parla ai compagni, esprime chiaramente la contraddizione fra la necessità di incoraggiare i compagni e la sua inquietudine personale, che tuttavia deve celare.
Lo spazio
Nel primo libro assistiamo all'approdo dei profughi a Cartagine: il mare, luogo del pericolo e dell'avventura, spazio aperto divenuto ostile per l'intervento di Eolo, è sostituito dallo scenario operoso della città, che rasserena i profughi e prefigura la futura fondazione di Roma.
Allo spazio umano si contrappone il cielo, dove vivono gli dèi i quali, pur intervenendo nelle vicende umane, tendono a distaccarsene in una beatitudine priva di coinvolgimento non appena ne distolgono lo sguardo.
Il tempo
La narrazione prende avvio da un momento preciso: dopo sette anni di navigazione, Enea sta dirigendosi alle coste dell'Italia quando Giunone ne devia la rotta, incitando Eolo a scatenare una tempesta. L'azione contenuta nel primo libro copre un periodo di due giorni, e alla fine del secondo inizia il racconto retrospettivo (analessi) di Enea, che occupa il secondo e il terzo libro.
Il libro si apre con la profezia della fondazione di Roma: espressa nella protasi, essa viene ripresa dal discorso di Giove che la amplia con particolari inerenti la futura storia romana, e poi da Enea. Le parole di Venere, che racconta la storia di Didone, interrompono la linearità della narrazione e creano attesa intorno a questo personaggio, il quale dominerà i libri successivi.
I personaggi
Il primo libro è dominato da due personaggi, Enea e Didone. Enea, ispirato fin...
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