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Camito- Semitica:lingua araba, va dalla Penisola Arabica fino l’Africa

- meridionale

Amerinda: ristretta dalla colonizzazione europea

-

Religioni:

La distribuzione territoriale delle religioni sono frutto di circostanze storiche. Le grandi

religioni hanno origine nell’Asia. Mentre alcune religioni sono Etniche, ovvero proprie di

un popolo, altre sono Universali e quindi mirano alla conquista di spazi sempre più

vasti. Ebraismo: stato d’Israele

- Cristianesimo: nato nel suolo del Giudaismo e si divide in 3 confessioni:

- cattolica,ortodossa e protestante.

Chiesa Cattolica-Romana: Irlanda, Polonia, Germania, Austria ,Ungheria,Croazia.

- Protestante: Germania settentrionale, Gran Bretagna

- Chiesa Ortodossa: Europa balcanica e Orientale

- Induismo: India

- Buddismo:Tibet

- Confucianesimo: Cina

- Struttura della popolazione

a)Struttura per età e invecchiamento della popolazione

La struttura demografica rappresenta la distribuzione numerica di maschi e femmine

nelle diverse classi di età. Un’elevata percentuale di adulti denuncia un’alta

percentuale di cittadini attivi. La struttura della popolazione può essere rappresentata

con un istogramma a canne orizzontali (Piramide dell’età). E’ costituito da un sistema

di assi cartesiani= sulle ordinate si pongono le classi di età di 10 in 10 o di 5 in 5, sulle

ascisse il numero di appartenenti a ciascuna classe di età. Per un confronto con altri

paesi sulle ascisse si pone la percentuale della popolazione di ogni età rispetto alla

popolazione totale. Si parte con la base rappresentanti i giovani, gli anziani al vertice,

a sinistra i maschi e a destra le femmine. Prende nome di piramide in quanto questa

dovrebbe essere la forma di “popolazione naturale” in cui gli anziani sono meno dei

giovani. In realtà non ci sono popolazioni naturali e nel maggiore dei casi il grafico non

assume una forma a piramide. Se le piramidi si allargano al vertice c’è un

accrescimento di longevità; se si allarga o si restringe si ha un aumento o riduzione di

natalità; se si allarga il vertice e si restringe la base si indica l’invecchiamento.

L’invecchiamento della popolazione nel nostro secolo è dovuto alla diminuzione di

natalità. Al contrario i paesi sottosviluppati presentano più giovani che anziani.

L’indice di vecchiaia è il rapporto percentuale tra gli ultrasessantenni e i giovani sotto

il 15 anni.

b)Struttura professionale

C’è bisogno di distinguere la popolazione attiva da quella passiva. La popolazione

attiva è l’insieme delle persone in condizione professionale e delle persone in cerca di

occupazione. Il tasso di attività sarà più alto nelle popolazioni giovani. Influente è

anche l’attività femminile. Sul volume della popolazione attiva influisce anche l’età in

cui i giovani cominciano a lavorare e quella in cui gli anziani vanno in pensione. In

Italia il prolungamento del periodo scolastico e l’anticipo dell’età pensionabile hanno

fatto diminuire la percentuale degli attivi. L’indice di occupazione è la percentuale di

occupari sulla popolazione attiva. Per analizzare il processo di sostituzione dei

lavoratori andati in pensione si usa l’indice di ricambio che è il rapporto percentuale

tra gli appartenenti alla prima classe quinquennale d’età lavorativa ( 15-20 anni) e gli

appartenenti all’altra (60-65). Per confrontare attivi e non attivi si usa l’indice di

dipendenza, ovvero il rapporto tra la popolazione in età non attiva e la popolazione in

età attiva. Per quanto riguarda la struttura professionale questa viene divisa in 3 parti:

Settore primario agricoltura,pesca,allevamento

- Settore secondario industria

- Settore terziario turismo

-

Nei paesi sottosviluppati più di metà popolazione è impiegata nel settore

dell’agricoltura, nei paesi sviluppati accade il contrario, la quota di lavoratori è molto

bassa.

b)Struttura Sociale e indici di sviluppo umano.

La struttura sociale è connessa alla vita e alla posizione nella scala delle attività

professionali. La gerarchia ha la base economica e culturale ed ogni classe sociale è

costituita da categorie professionali diverse. Il censimento demografico distingue gli

attivi in  imprenditori, liberi professionisti, impiegati etc. Tra gli indici che tentano di

misurare il grado di sviluppo economico-sociale della popolazione, alcuni sono più

significativi. Il prodotto interno lordo corrisponde alla produzione complessiva di beni e

servizi. Lo stato salutario quanto più è soddisfacente tanto più mantiene bassa la

mortalità. Infatti nei paesi sottosviluppati, non avendo ospedali, la popolazione viene

colpita da un’alta percentuale di mortalità. Il grado di istruzione inoltre può essere

calcolato tenendo conto del tasso di analfabetismo.

Cap. 5 – Organizzazione spazi agricoli-

La policoltura di sussistenza

Tutte le società rurali hanno creato delle strutture agrarie che si caratterizzano per le

tecniche ed i sistemi di coltura, la morfologia dei campi, i tipi di insediamento e le

diverse

forme di proprietà e conduzione. Per evitare una varietà di dieta e il rischio di una

eventuale distruzione del raccolto, generalmente hanno adottato un sistema di

policoltura

di sussistenza, spesso associato all'allevamento. I sistemi colturali si ripetono con

rigidità

nei secoli ed entrano nel folclore. Agli inizi l'agricoltura è basata sulla coltivazione di

cereali, di alcune leguminose, di piante tessili in associazione con l'allevamento di

bovini,

ovini e suini. Solo più tardi si aggiungeranno la vite, l'olio e alcuni alberi da frutto. Con

il

Medioevo migliorano le tecniche agricole: viene introdotto l'aratro a ruota, nuovi

sistemi di

giogo per i buoi e di collare per i cavalli, si passa da rotazione biennale a rotazione

triennale. L'azienda agricola tradizionale della vecchia Europa comprendeva le terre

arative per il fabbisogno di cereali e qualche appezzamento di prato, a vigneto,

frutteto,

piante tessili.

Openfield, bocage, paesaggio mediterraneo

Tre tipi di paesaggio agrario sono riconoscibili alla base dell'organizzazione delle

campagne della vecchia Europa: l'openfield dei bassipiani centrorientali, il bocage

delle

regioni occidentali atalantiche e il paesaggio mediterraneo.

Nel bassopiano franco-geramnico-polacco l'agricoltura si affermava con un carattere

comunitario. Per accordi collettivi, la campagna attorno al villaggio era divisa in tre

settori:

uno seminato a frumento in autunno, l'altro in segale in primavera, il terzo aperto al

pascolo. Si seguiva la rotazione triennale. C'era la proibizione di recintare le strisce di

terra

che ogni famiglia possedeva in ciascuno dei tre settori; da ciò sono derivati

l'insediamento

accentrato in villaggi e il paesaggio a campi aperti chiamato openfield.

Nelle regioni occidentali dell'Europa l'agricoltura tradizionale è stata individualistica:

ognuno è padrone assoluto dei propri campi e li ha recintati con siepi per riservarne il

pascolo ai propri animali ed impedire a quelli del vicino di rovinare i raccolti. Questo

tipo di

paesaggio a campi chiusi, in francese bocage, ha dato luogo all'insediamento in case

isolate sui fondi.

Nel paesaggio mediterraneo i campi sono discontinui, alternati da pascoli e

l'insediamento

è in centri compatti spesso arroccati in siti difensivi. È la classica associazione dei

cereali

con le colture arboree o arbustive. Triade mediterranea: frumento, olivo, vite che si

adattano al clima: caldo e secco in estate mite e piovoso in inverno. In particolari zone

di

terra fertile con possibilità di irrigazione si sono radicate coltivazioni orticole intensive

su

appezzamenti di piccole dimensioni: tecnica dei vivai e delle serre. Causa l'esiguità

delle

pianure, i contadini hanno utilizzato per la coltivazione i pendii praticando il

terrazzamento.

Nelle regioni del Mezzogiorno, la grande proprietà aristocratica è rimasta per secoli

stagnante in un'economia estensiva; i contadini senza terra lavoravano da braccianti

nelle

campagne del padrone assenteista. Molti villaggi sorgono su alture di difficile accesso

ove

furono costruiti per ragioni difensive e per evitare la malaria delle pianure. Un aspetto

tipico delle contrade mediterranee consiste nella frequente giustapposizione di un

paesaggio storico, con insediamenti arrocati in siti elevati, e con cereali e frutteti

adatti al

clima secco. La bonifica delle pianure costiere e dei fondovalle, insieme alla sicurezza

sociale, ha fatto slittare verso il basso la popolazione. L'Italia di mezzo è caratterizzata

da

un paesaggio della “coltura promiscua”: la campagna è divisa geometricamente in

riquadri

rettangolari, separati l'uno dall'altro da un fossato di scolo su cui corrono uno o più

filari di

viti e nel mezzo l'arativo è di grano. Si tratta di una policoltura intensiva, elaborata da

una

classe di proprietari non assenteisti e da una popolazione contadina molto operosa. Il

grande proprietario ha diviso le terre della sua fattoria e li ha dati a mezzadria

dotandoli di

casa colonica. Fin dall'inizio i contratti faceva obbligo al mezzadro di piantare alberi in

aggiunta alle normali cure della campagna ( e le case son sparse sui fondi).

Proprietà fondiaria e conduzione aziendale

La proprietà fondiaria riguarda il possesso della terra, la conduzione aziendale riguarda

il

tipo di gestione dell'azienda.

La prima presenta dimensioni molto variabili che dipende da vari fattori: naturali,

storici,

sociali... e perciò non esistono criteri univoci di classificazione in base all'ampiezza. Le

divisioni ereditarie fanno si che la proprietà si frantumi progressivamente; la

frammentazione in particelle distanti l'una dall'altra è derivata anche alla necessità, in

un'economia di sussistenza, che ogni famiglia potesse disporre di appezzamenti

ubicati in

zone diverse in modo tale da praticare vari tipi di coltivazioni.

La conduzione aziendale più praticata si richiama alla piccola proprietà coltivatrice: il

proprietario assume in prima persona la gestione della terra che coltiva con l'aiuto dei

familiari (coltivazione diretta e questi coltivatori sono chiamati coldiretti).

La grande proprietà può essere condotta in economia direttamente dal proprietario

che si

avvale di salariati fissi per tutto l'anno e di braccianti per i lavori stagionali.

Si ha la conduzione a mezzadria quando il proprietario affida la coltivazione del podere

a

un colono con il quale divide a metà le spese di gestione e i prodotti ricavati.

Nelle aziende in affitto il proprietario cede il diritto di coltivare la propria terra a un

affittuario dietro il pagamento di un canone annuo.

Le aziende part-time sono gestite da lavoratori non agricoli che vi si dedicano nel

tempo

libero eseguendo lavori leggeri, mentre per quelli pesanti fanno riferimento a società

di

servizio dotati di mezzi meccanici.

Nel latifondo il proprietario si limita a percepire la rendita di uno sfruttamento

estensivo .

senza curarsi di reinvestire gli utili per una maggiore valorizzazione

L'agricoltura asciutta

In vaste aree poco piovose delle regioni tropicali, l'agricoltura presenta un carattere

estensivo, basato su tecniche poco efficaci quali il lavoro alla zappa e lunghi riposi per

ricostituire la fertilità del suolo. In aree limitate, dove ci sono progressi sanitari e

l'economia di scambio, la pressione demografica e la deforestazione hanno dato vita

ad

un'agricoltura capace di assicurare la continuità produttiva della terra e il

sostentamento

della popolazione. Hanno associato l'agricoltura all'allevamento.

Nelle savane dell'Africa il villaggio non è solo un gruppo di case, ma anche una cellula

sociale che assicura il controllo del territorio. In questa cellula il paesaggio agrario è

caratterizzato dalla successione di tre anelli concentrici differenziati:

– coltivazioni intensive accostate alle abitazioni e concimante con i rifiuti domestici

– colture cerealiere di base integrate da quelle leguminose

– campi temporanei per integrare il fabbisogno di cereali.

La tecnica per accrescere i raccolti è l'irrigazione. Nonostante le tecniche e gli aiuti per

il

cibo, ci sono situazioni di estrema povertà: molti contadini sono costretti a chiedere

credito

in prestito, pagando forti tassi d'interesse e portando all'indebitamento. L'usura è una

piaga dei “tristi tropici”: il contadino a un certo punto abbandona la terra a va ad

ingrossare

le masse dei diseredati delle bidonvilles.

Risaie irrigue e formicai umani

Diverse sono le condizioni dei paesi in cui c'è disponibilità idrica. Il riso cresce

nell'acqua e

la popolazione di accumula nelle regioni deltizie e nelle valli permettendo l'incontro

delle

civilizzazioni, per esempio quella indiana e cinese. Per dare al riso maggior spazio, non

si

coltivano foraggi e si alleva bestiame. L'insediamento è di tipi accentrato: il villaggio è

espressione di un'antica struttura comunitaria.

Le grandi piantagioni speculative

Nelle regioni tropicali umide alle tradizioni colture di sussistenza si contrappongono le

piantagioni introdotte dai colonizzatori: monocolture di mercato , produzioni

commercializzate a scala mondiale: piantagioni di caffè, tè, cacao, banane, gomma. La

speculazione è fondata sulla specificità geografica dei paesi produttori. Le piantagioni

sono nate in america ad opera degli europei per produrre cotone e canna da zucchero

ricorrendo allo sfruttamento di schiavi neri. L'agricoltura, dopo la decolonizzazione, ha

assunto il ruolo di motore dell'industrializzazione. Il sistema delle piantagioni è un

elemento di persistenza del colonialismo poiché porta ricchezza alle società

proprietarie in

gran parte straniere e alle elites locali strettamente asservite.

-Dalla policoltura di sussistenza all’agricoltura di mercato-

a)La rivoluzione verde e la meccanizzazione agricola

Nel XX sec. ci fu la rivoluzione verde che ha condotto a due fondamentali risultati:

L’agricoltura si è fatta più intensiva e si è specializzata. Il primo passo è l’eliminazione

del turno di riposo nella rotazione triennale  il maggese viene sostituito con il

“rinnovo”, facendo seguire in coltura continua alle graminacee le piante a fittone che

non sfruttano le medesime sostanze del suolo. L’abbondante foraggio inoltre porta

all0ntensificazione dell’allevamento e l’uso del letame per concime, facilitando la

continuità delle colture mantenendo la fertilità del suolo. La motorizzazione

dell’agricoltura ha reso possibile l’impianto di coltivazioni più congeniali. I progressi

della meccanizzazione agricola aprono la strada all’agricoltura di mercato in quanto

permette di eseguire i lavori di una stessa coltura concentrati in breve tempo. In Italia

un esempio di agricoltura commerciale è dato dalla Pianura Padana.

Nel’agricoltura di mercato, la dissociazione tra produzione e consumo ha generato

strutture intermediare tra i produttori e consumatori. Per alcuni prodotti i prezzi

oscillano in base alla domanda e offerta e i governi possono intervenire per evitare gli

sbalzi delle quotazioni. Il movimento commerciale esige una nazionalizzazione

mercantile: le uova sono classificate secondo alcuni criteri, il fumento è presente nei

granai, la frutta nelle celle frigorifere. L’agricoltura di mercato tende ad assumere i

caratteri dell’industria. I lavoratori sono divisi in 4 squadre. Inolstre si è diffusa

l’impresa agro industriale che è la razionalizzazione capitalistica fra agricoltura e

industri.

Ricomposizione fondiaria

La ricomposizione fondiaria è un’operazione difficile . può trattarsi di una profonda

trasformazione delle mappe catastali per intervento dello stato. Ristrutturazioni così

furono organizzate nel 18°-19° sec. in Svezia e Danimarca dove le strutture particellari

di Openfield furono sostituite da aziende in un corpo unico. In Italia la soluzione sta

migliorando con un accrescimento della superficie media aziendale con la

compravendita di appezzamenti.

Politiche agricole della comunità economica EU

Il peso delle politiche agricole è diventato sempre più forte perché si sono formati

organismi che intervengono anche a scala internazionale per regolare gli scambi

commerciali. Il trattato di Roma del 1957 ha definito i principi della politica agricola le

cui linee fondamentali sono nel piano “Manshold”. L’unione europea è il coronamento

del processo di integrazione portati avanti dalla Comunità Economica Europea (

CEE) i cui obiettivi negli anni ’60 erano l’aumento della produzione e la difesa

contro le importazioni. Negli anni ’80 l’elemento centrale della politica agricola è stato

un organismo di regolazione attraverso il sostegno dei prezzi agricoli e l’istituzione di

tariffe doganali. Il carattere selettivo dell’offerta agricola ha generato fenomeni di

concentrazione e specializzazione delle produzioni e ha causato l’abbandono delle

attività agricole. Entrambi i fenomeni hanno portato a conseguenza negative in quanto

si è registrata una crescente pressione a causa dei risvolti negativi della produzione e

soprattutto si sono evidenziati i problemi di degrado idrogeologico. Nella seconda

merà degli anni ’70 all’espansione dell’offerta agricola si è opposta una stagnazione

dei prezzi, determinata dalla differenziazione dei bisogni alimentari.

Il modello di Von Thunen

Lo studio dei sistemi di localizzazione risale a Von Thunen, il quale riteneva che

l’elemento di differenziazione è la distanza dal mercato in quanto la distanza

determina l’ammontare dei costi di trasporto cui gli agricoli devono sobbarcarsi per

ottenere un ricavo. Il costo del trasporto diviene la variabile fondamentale. Il suo

schema si basa su una serie di postulati  1)presuppone un territorio agricolo uniforme

al cui centro si trova una città che è l’unico mercato di tutti i prodotti; i costi di

trasporto sono uguali in tutte le direzioni;: gli agricoltori cercano di massimizzare il loro

profitto; esiste un solo modo di trasportare i prodotti e il prezzo varia a seconda del

volume dei prodotti.

I vantaggi della localizzazione crescono man mano che ci si avvicina al centro di

mercato. Tra le produzioni possibili verrà scelta quella che permette la rendita più

elevata. Von Thunen elenca 6 anelli:

Quello più vicino al mercato è destinato ai prodotti che non possono essere

- trasportati

Il secondo livello è della zona forestale

- Il terzo dai seminativi a coltura intensiva

- L’arativo

- L’arativo a rotazione poliennale

- L’arativo a maggese

- Colonizzazioni e monocolture commerciali

I “Belts” del Nord America

Nel Nord America i coloni furono liberi di organizzare l’agricoltura nel modo più

razionale tenendo conto delle attitudini naturali del territorio. In base a ciò, hanno

ripartito le coltivazioni in zone specifiche (belts) dove ognuna si dedicava ad un solo

prodotto.

La fascia del latte  a sud dei grandi laghi dove si concentrano bestiami di

- mucche per il latte

La fascia del grano dalle praterie canadesi degli USA centro settentrionale

- La fascia del mais occupava il bacino del Mississippi

-

I “Rang”

La colonizzazione del Nord America si è affermata con la spartizione della terra in lati

eventuali. Il Rang ricalca la concessione di terre: ogni colono costruiva la sua casa

presso la riva e alle spalle di questa vi erano gli orti. La colonizzazione anglosassone

adottava lo schema delle Towership la cui tecnica si basava su un reticolo di quadrati

di 6 miglia tracciati secondo i meridiani e i paralleli. Ogni Towership era ripartita in 36

scacchi-> una sezione era per gli edifici pubblici, le altre venivano vendute.

Dry Farming, Ranch, Estencia

Dopo la costruzione delle ferrovie negli Usa e la diffusione del filo spinato per le

recinzioni si andarono a diffondere le coltivazioni del grano in “Dry farming” (arido

coltura). L’arido coltura è una tecnica utilizzata nelle zone aride con piogge

insufficienti e consiste con l’alternanza di un anno a grano e un anno a riposo,

lavorando ugualmente la terra a riposo per immagazzinare l’acqua piovana nel suolo.

Nelle praterie si diffusero i Ranch costituiti da migliaia di ettari di pascolo e contorno di

rodeo e feste

Nell’Argentina coesistevano molte aziende basate sull’agricoltura e sull’allevamento

intensivo, chiamate Estencia. Il nucleo d’abitazione è il casco che comprende la casa

padronale e dei Peones, ai quali veniva affidato il lavoro agricolo.

Le Riforme Agrarie

Le riforme in America Latina

Le riforme agricole corrispondono a trasformazioni rapide degli ordinamenti agricoli

come risultato di due rivendicazioni: la rivendicazione sociale per una più equa

distribuzione dei beni e una rivendicazione economica con l’obiettivo di organizzare

una produzione più efficace.

La riforma agraria è concepita come sviluppo. In Italia una riforma agricola fu attuata

negli anni ’50 e investì il Mezzogiorno dove gli addetti raggiungevano il 70% della

popolazione attiva. In America Latina si ebbero delle riforme più significative:

Messico: nel 1917 con la nuova costituzione venne varata una riforma agricola

- che poneva un limite alla proprietà fondiaria.

Bolivia: il governo nel ’52 a causa della rivolta del Partito operaio rivoluzionario,

- proclamò la rivoluzione agricola che consisteva nel confiscare i latifondi e

adottava il principio “la terra è di chi la lavora”

Perù: al censimento del 1961 le 34oo aziende detenevano il m75% del suolo.

- Nel 1964 il Governo espropriò le terre a queste aziende per darle ai lavoratori.

Cile: terre espropriate alle aziende

- Cuba: Nazionalizzazione del suolo, tutte le cooperative agricole furono

- trasformate in aziende del popolo

Le riforme nel mondo Arabo- Islamico

Egitto:nel 1952 si ebbe una riforma agricola che mirava a spezzare la grande

- proprietà latifondista e alla distribuzione dei lotti ai contadini. Il limite massimo

della proprietà individuale era di 25 ettari.

Iraq: nel 1970 la riforma cercò fi accordare crediti agli assegnatari costruendo

- villaggi e scavando canali di irrigazione

Tunisia: nazionalizzazione del suolo nel 1969 e formazione di grandi coperative

- di produzione

Le Agricolture comuniste

Il modello sovietico

Due caratteri fondamentali distinguono le economie agricole comuniste: il lavoro si

svolge secondo un sistema comunitario e la produzione p condizionata dalla

pianificazione. Il comunismo marxista è quello realizzato nell’Unione Sovietica. La

rivoluzione del 1917 ha portato alla trasformazione radicale delle strutture agrarie

mettendo in piedi una nuova economia: terre collettivizzate e ripartite in unità

aziendali. Tale processo fu svolto tra il 1928-1932.

Gli organismi agricoli creati dalla collettivizzazione erano 2:

I Kolchoz: cooperativa gestita dall’assemblea dei membri, le colture

- meccanizzate permettono un’elevata valorizzazione del lavoro umano. Ogni

membro è retribuito in denaro e in natura secondo un’unità di misura che tiene

conto della durata del lavoro. Lo statuto dei Kolchoz prevede la proprietà

individuale della casa, con abitazione, stalla, orto, prato.

I Sovehoz:enorme fattoria gestita dallo stato, i lavoratori fanno parte di gruppi

- salariati sotto la direzione di tecnici.

La crisi politica che portò al disfacimento dell’Unione Sovietica, ha portato a molte

riforme. Nel dicembre del 1991 il presidente Eltsin annunciò due decreti

“sull’accelerazione delle privatizzazioni e urgenti misure per la realizzazione della

riforma agraria che prevedeva che i Kolchoz e i Sovehoz si trasformassero in aziende e

cooperative di produzione.

Le riforme agrarie sovietiche quindi hanno mirato ad espropriare i domini feudali per

distribuirli ai cittadini senza terre. Il regime agrario sovietico non fu accettato in

Polonia dove il paee si p messo a capofila nel processo di decollettivizzazione

dell’agricoltura.

La Comune cinese.

La Cina ha scavalcato il modello sovietico. La riforma del 1949 eliminò i proprietari

assenteisti mentre i proprietari coltivatori poterono conservare la porzione che

coltivavano. La collettivizzazione cominciò nel 1953 con un regie pari alle repubbliche

democratiche europee. Nel 1958 sopravenne la grande svolta che staccò il modello

cinese da quello sovietico con la creazione delle “comuni popolari>”

La comune è una grande unità territoriale e funzionale; i pasti vengono consumati in

appositi refettori e i bambini avevano asili e scuole. All’interno della comune si

provvedeva al mantenimento delle dighe e dei canali ad immagazzinare i raccolti e a

trasformarli in prodotti finiti.

Tra il 1979 e il 1982 la riforma agraria di Xiaoping metteva fine alla “comune”,

accrescendo le dimensioni dei lotti privati stimolando il mercato libero.

La politica delle “4 modernizzazioni” ha promosso una decollettivizzazione delle terre

e ha provocato il declino di organismi come la brigata del lavoro. Oggi la struttura base

è la “squadra” che si basa su un contratto con le famiglie, dove la terra è spartita tra

le famiglie in proporzione alla forza lavoro.

Cap. 7

La 1° Rivoluzione Industriale iniziò in Inghilterra intorno alla metà del XVIII sec. e si

diffuse, nel secolo seguente, in altri Paesi Europei e negli Stati Uniti d'America.

Venne chiamata "rivoluzione" in quanto determinò un radicale cambiamento nei modi

e nelle condizioni di produzione dei beni manifatturieri e in tutti i settori della vita

economica e sociale.

Fu grazie all'introduzione di innovazioni tecnologiche che si sviluppò un nuovo sistema

di produzione.

Nella primitiva industrializzazione (XVI - XVII sec.), le attività manifatturiere erano

sparse nelle campagne, nelle quali veniva sfruttata l'energia delle acque correnti per

azionare i macchinari.

Inoltre, a causa di questa dislocazione, il prodotto veniva preparato dalle donne nelle

fattorie e ritirato da "proto-industriali" che si spostavano da una fattoria all'altra sia

per ritirare il prodotto finito sia per distribuire la materia prima.

Il nuovo sistema industriale, invece, prevedeva l'impiego di operai che lavoravano

all'interno delle fabbriche e la sostituzione delle fonti di energia tradizionale (animali,

vento e acqua) con fonti combustibili (carbone) che permisero l'introduzione delle

macchine a vapore.

Inoltre le macchine a vapore vennero applicate ai telai delle industrie tessili ed ai

mantici delle fonderie sostituendo parte del lavoro umano e permettendo la

realizzazione di prodotti a basso costo (economie di scala).

Dapprima i settori interessati dalla rivoluzione tecnologica furono quello tessile e

siderurgico, ma ben presto le nuove tecniche interessarono tutti gli altri settori

produttivi.

Nell'ambito del settore tessile l'applicazione delle macchine a vapore, assicurò

produzioni continue di filati e tessuti e promosse il settore chimico per la produzione di

sbiancanti e coloranti.

Abraham Darby 1°, nel 1709 nella valle del Severis, operò la prima fusione del ferro

con il carbon coke in sostituzione del tradizionale carbone di legna, mentre suo nipote

A. Darby 3°, nel 1779, costruì il primo ponte interamente in ferro, considerato in quel

tempo un prodigio di ingegneria e ritenuto oggi uno dei monumenti più significativi

della Rivoluzione Industriale.

• ASPETTI SOCIALI

La 1° Rivoluzione Industriale ebbe notevoli ripercussioni sociali in quanto accompagnò

tutta una serie di profonde trasformazioni nell'economia e nella vita sociale.

L'aumento demografico creò la nascita della città industriale, che si popolò di artigiani

e contadini che abbandonarono le campagne per lavorare nelle fabbriche dando

origine al fenomeno dell'inurbamento. Si costruirono alle periferie delle grandi città

abitazioni fatiscenti e insane, prive di servizi igienici. Il lavoro subì una radicale

trasformazione: nelle fabbriche all'operaio non era richiesta una particolare capacità

come invece era richiesta all'artigiano; inoltre la lavorazione a catena costringeva il

lavoratore ad atti ripetitivi e stressanti per 12 - 14 ore giornaliere, in capannoni umidi

per il vapore acqueo accumulato e scarsamente arieggiati.

La società si divise nettamente in 2 ceti:

- Capitalisti (alto-borghesi ricchi, proprietari delle fabbriche)

- Proletari (ricchi di prole, con bassi salari e privi di tutela nel rapporto di lavoro)

Si diffuse così il Lavoro infantile specialmente nelle fabbriche dove i piccoli per la loro

minuta costituzione potevano infilarsi in spazi angusti (es: pulizia di cunicoli, pulizia di

parti interne di macchinari oppure per tenere in funzione i telai anche quando la

lavoratrice adulta si assentava per il pranzo, perché era meno dispendioso per il

padrone pagare un bambino che spegnere e riaccendere la macchina)

Alla base della seconda rivoluzione industriale vi è una crisi di sovrapproduzione

scoppiata nel 1873 che ebbe conseguenza una costante caduta dei prezzi per due

decenni. Questa fase, conosciuta dai contemporanei come “grande depressione”,

coincise in realtà con la profonda trasformazione della seconda rivoluzione industriale.

Furono infatti proprie tali trasformazioni a cambiare il mondo produttivo e a provocare

una caduta dei prezzi.

Protagonisti della seconda rivoluzione industriale furono il motore a scoppio e l’utilizzo

sempre più largo dell’elettricità, mentre andava aumentando l’utilizzo del petrolio

come nuova fonte energetica. I costanti progressi tecnologici aprirono a un nuovo

dinamismo nell’innovazione. Moltissime furono le invenzioni che, sull’onda

dell’affermazione della cultura positivista, vennero registrate in quegli anni, dal

telefono ai pneumatici, passando dalle lampadine e dalle automobili.

Infine, fattore che occorre considerare di primaria importanza, è lo sviluppo delle reti

di comunicazione e di trasporto: la costruzione delle reti ferroviarie e telegrafiche.

Elementi basilari nella costruzione di mercati nazionali e internazionali.

I cambiamenti nel settore produttivo

A livello industriale si affermarono nuovi settori, in particolare quello chimico, con tutte

le sue derivazioni, quello elettrico e quello siderurgico. Proprio l’estensione della

produzione di acciaio fu una protagonista assoluta di questa epoca. La novità

principale fu peraltro proprio nella maggiore integrazione fra il mondo della scienza e

quello dell’industria.

Profondi furono i mutamenti anche nel settore agricolo. Nuovi prodotti chimici, un

ampliamento della meccanizzazione, l’introduzione di nuove colture e sistemi di

rotazione, portarono a un grande incremento della produzione agricola in varie fasce

europee, dall’Inghilterra alla Germania passando per Belgio, Paesi Bassi, Danimarca,

Francia, Austria, Boemia e Italia del Nord. Indietro rimanevano invece l’Europa

Orientale e quella mediterraneo, dove i progressi di questa “rivoluzione agricola” non

giunsero e rimaneva protagonista un’agricoltura estensiva e scarsamente innovativa.

Più che altrove i progressi furono avvertiti negli Usa, dove si andarono a coniugare con

la grande disponibilità di terra, facendo sì che anche piccoli coltivatori, facilitati

nell’accesso al credito, potessero correre i rischi degli investimenti. Proprio l’arrivo dei

prodotti statunitensi in Europa, grazie ai progressi della navigazione, fece sì che fra il

1879 e il 1880 i prezzi agricoli crollassero, portando ampi settori del mondo agricolo in

crisi e innescando una serie di nuove tensioni sociali entro il mondo rurale e, al

contempo, moltiplicando i movimenti migratori. Per salvaguardare i settori agricoli

nazionali, molti Stati ricorsero così a un più aggressivo protezionismo.

Cap. 8

Sulla superficie terrestre le vie di comunicazione sono distribuite in modo diverso. La

fittezza delle reti va di pari passo con il livello di sviluppo economico. Possono

intervenire le influenze dell'ambiente naturale, ma sempre è l'organizzazione

economica e politica a far scegliere tra i sistemi di trasporto. Anche la struttura dei

reticolo è diversa da una regione all'altra.

Le vie di comunicazione hanno una loro gerarchia commisurata alle funzioni da

svolgere, ai traffici generati e alla gerarchia dei centri che attraversano.

La standardizzazione dei trasporti e la loro integrazione danno vita a reti con nodi di

vario livello funzionale, i quali interagiscono con le funzioni dei centri urbani: si

vengono a sovrapporre le funzioni centrali e le funzioni nodali delle città. In base alle

motivazioni che hanno presieduto alla costruzione delle vie di comunicazione, si

possono distinguere tre categorie principali:

vie di comunicazione costruite per ragioni strategiche, mirate a rendere possibili gli

spostamenti per scopi politici e militari;

strade e ferrovie tracciate per consentire lo sfruttamento economico di una regione o

di una risorsa;

collegamento tra località esistenti per rendere possibile l'interscambio tra di loro.

Le comunicazioni strategiche si distinguono per il fatto che attraversano regioni

scarsamente abitate, ma talvolta hanno costituito un nuovo asse di popolamento.

I modelli cui hanno dato vita le linee di comunicazione costruite per lo sviluppo

economico sono il frutto di due grandi eventi del XIX secolo, la rivoluzione industriale e

lo sfruttamento di nuove terre da parte degli Europei, che promossero un enorme

movimento di merci su vasta scala. Il problema iniziale era il trasporto di merci

dall'interno fino al mare per l'imbarco. Così vennero costruiti semplici decauville,

sostituiti presto da vere ferrovie, che collegavano le miniere o le fabbriche ai porti.

Quando gli Europei presero possesso di territori in Asia, in Africa, in Sudamerica, la

soluzione fu la "linea di penetrazione": il porto venne collegato all'interno produttivo

con una linea ferroviaria o una via navigabile. Con lo sviluppo economico e

demografico, queste linee isolate si collegano gradualmente l'una con l'altra formando

un sistema organico.

L'evoluzione della rete rispecchia l'evoluzione del territorio, l'analisi della rete aiuta a

leggere l'organizzazione del territorio. Il più semplice degli indicatori è la densità della

rete, che ha una duplice accezione: intesa come rapporto tra la lunghezza complessiva

della rete e la superficie del territorio, fornisce informazioni sulla fittezza materiale

delle linee; intesa come rapporto tra la lunghezza e la popolazione, esprime la fittezza

funzionale.

La forma della rete può dare indicazioni circa le sue funzioni: una rete a forma d'albero

esprime una relazione gerarchica tra il tronco (area centrale) e i rami (aree

periferiche); la rete a ventaglio indica una pluralità di assi di penetrazione nel processo

di colonizzazione; la rete ad anello (circuito) è tipica della navigazione di cabotaggio.

Vedi libro mezzi di trasporto.

Cap. 9 La Città nella storia e nel territorio

Cos’è una città??

La città è il tipo più evoluto i insediamento antico con origini antichissime. Le polis

greche e le urbs romane oggi conservano significative tracce del loro passato. La

rivoluzione industriale e lo sviluppo economico sono la base dell’urbanizzazione

odierna. Le città esprimono il livello delle trasformazioni operate dall’uomo sulla

superficie terrestre, riunendo le attività industriali , commerciali, politiche e culturali.

In antichità il concetto di città e campagna si contrapponevano: la città era chiusa in

fortezza, la campagna era formata da distese aperte. Non si può dare una definizione

di città ma si possono individuare vari livelli:

Villaggio: essenzialmente agricolo

- Borgo : una parte della popolazione è legata alla terra

- Città: con attività extra-agricole

-

Le generazioni di città

Perché è sorta la città? Bisogna distinguere tra

Città spontanee: formate attraverso insediamenti minori

- Città fondate : originate dalla volontà di comunità

-

Poi si classificarono a seconda delle origini e si individuano 5 generazioni:

1) Prima generazione: coincide con l’avvento della divisione del lavoro, si

diversificano le specializzazioni artigianali e commerciali. Polis greche e Urbs

romane

2) È quella delle città medievali che mostrano l’importanza della religione con la

Chiesa-madre affacciata sulla piazza centrale.

3) Città figlie della rivoluzione industriale sorte in seguito alla nascita delle prime

industrie

4) Città dei “paesi in via di sviluppo”, città nate dall’espansione dell’economia

europea.

5) Città principesche, ovvero quelle volute dalla volotà di re, faraoni e mirano ad

esprimere il desiderio di prestigio

Il Sito e la Posizione

Nello studio del rapporto tra città e territorio, due sono gli aspetti più significativi.

Il Sito collocazione topografica della città, l’ambito preciso in cui essa sorge

- La posizione fa riferimento ad un concetto più ampio, in cui hanno peso le vie

- di comunicazione

La scelta del sito oscilla tra due condizioni:

La possibilità di difesa

- Facilità dei contatti con l’esterno

-

Spesso è la funzione a determinare il sito. Se il sito non è adatto c’è il progressivo

abbandono.

Il sito difensivo è quello più caratteristico nei secoli passati. Nell’Evo antico le città

sorgevano ai piedi di un colle che veniva murato in caso di pericolo Arx Romane

Dopo il rilievo un altro elemento difensivo era l’acqua

Città insulare-> protetta dai laghi

- Città su penisole-> difesa completamente lungo il lato di contatto con la terra

- Città entro un ‘ansa fluviale-> ben protette, il cuneo era formato da due fiumi

- confluenti

Le città sorte su isole prossime alla costa hanno dato origine allo sviluppo di nuovi

insediamenti sulla sponda vicina= Mestre e Marghera corrispondono alla “terra ferma”

di Venezia

Mentre il sito p un dato topograficamente ristretto, la posizione è un dato geografico a

vasto raggio: è la localizzazione delle città in rapporto al suo intorno anche lontano

Nella posizione è importante la Circolazione una delle posizioni faovrevoli è quella dei

crocevia, cioè il punto di incrocio o di convergenza delle linee di traffico : Parigi- Mosca

Città Fluviali: nascono sui fiumi navigabili  Francia e Germania

- Città di Ponte: posizionate all’incrocio del fiume con assi di circolazione e

- favoriscono il commercio  città siberiane

Città sulla Foce: possono usufruire dei vantaggi fluviali e marittimi. Londra e

- Amburgo Struttura della Città

La pianta

La pianta della città può essere condizionata dall’asperità del rilievo e dal contatto con

mare e fiumi.

Le città sorte su isolette risentono dell’andamento dei contorni: data l’esiguità di

spazio con l’aumentare della popolazione il caseggiato trabocca sulla terraferma =>

Venezia, Siracusa, Taranto

Molti centri appenninici hanno assunto contorno ellittico : Orvieto, Castelfidaro.

Si possono distinguere due tipi di piante:

La Scacchiera: ideata nel V sec. da Ippodamo di Mileto ed p stata diffusa dai

- Romani. Semplicità e funzionalità. È originata da due assi che si incrociano

perpendicolarmente: Il Cardo Maximus e il Decumanus. Il Cardo da

l’orientalemto dell’insieme= se va va nord a sud si dice Secundum coelum, se

segue l’andamento della natura si dice Secundum naturae. Torino e Pavia

La Pianta Radiocentrica: espressione tipica dell’Europa medievale. Gli ultimi

- secoli del medioevo sono contrassegnati dallo sviluppo delle civiltà comunali.

Con il declino del feudalesimo il potere passa dai castelli alle città. L’anima della

città è costituita : - dalla chiesa madre potere religioso; -dalle sedi del potere

politico.

Pianificazione importante è la Città Fortezza per resistere ai colpi di cannone e fruire di

una maggiore ampiezza di tiro. A tale scopo viene adottata la “pianta a stella” dove le

protuberanze radiali sono oggetti in corrispondenza degli spigoli.

La pianta A STRUTTURA DISORDINATA non ha alcun canone ordinatorio. Le edine arabe

Città Multipla: nucleo insediativo con varie funzioni.

Agglomerazioni e conurbazioni

La rapida espansione urbana ha cambiato la natura della città così si sono andate a

formare agglomerazioni imperniate sulla città guida. Es. Milano, Parigi.

L’agglomerazione è un insieme continuo sul piano topografico e unitario sul piano

economico anche se può trovarsi diviso in entità amministrative. Questo porta a

problemi di coordinamento per i quali si ricorre alla costruzione di entità

amministrative comunali e sovracomunali.

La città centro è la forza di tutto questo insieme formato dai poteri decisionali e le

funzioni importanti. E’ evidente la diversità tra i fattori d’espansione moderna e quelli

dei vecchi nuclei.

La conurbazione è un tipo particolare di agglomerazione in cui 2 o più città si dilatano

fino a scaldarsi topograficamente. Es: Verbania (Intra e Pollanza). Due città gemelle

sulle opposte rive di un fiume formano una conurbazione tipica.

Per regione urbana si indica una costellazione di città che va ad occupare un’intera

regione. Quella più importante è la Megalopolis formata da una decina di città.

Le Funzioni Urbane

La città è un organismo e come tale esercita funzioni proprie. Possiamo individuare

diverse funzioni:

Funzioni economiche: dirette all’accrescimento dei beni disponibili.

- Contribuiscono alla crescita della città, esercitano un’azione con l’esterno.

Funzioni Turistiche: Hanno come scopo l’attrazione turistica. Attrae turisti e

- produce posti di lavoro. Hanno un ruolo importante nell’economia del pause e il

suo scopo è quello di portare all’equilibri della bilancia dei pagamenti.

Funzione Finanziaria: raccoglie e moltiplica le risorse inserendole nel processo

- produttivo.

Funzioni Sociali: abbracciano la pubblica amministrazione, la distribuzione

- geografica delle funzioni sociali è molto rigida.

Funzioni di Irradiamento: riguardano la diffusione dei modi di vita, delle

- innovazioni. La città esercita un potere di formazione e trasformazione.

Città caratterizzate da funzione dominante

L’attività prevalente può dare alla città un’ipronta dominante. Una città commerciale

non è solo il luogo di scambi e servizi ma anche il centro animatore dell’organismo

economico. I Poli Commerciali hanno un ruolo internazionale. I grandi porti marittimi

trafficano con tutti i continenti attraverso linee marittime e die del retroterra.

Le città militari sono basi fortificate per la concentrazione di soldati e

- armamenti

Le città a funzioni politiche e amministrative sono create per volontà di un

- sovrano o di un parlamento

Le città a funzioni culturali sono quelle religiose o di pellegrinaggio che hanno

- dato luogo a sfruttamenti commerciali.

Le città universitarie sono imperniate sulle attività didattiche e si riflettono su

- numerosi istituiti e alloggi per studenti

Le città con funzioni recettive sono i centri turistici e stazioni di cura.

- Le città minerarie dipendono dallo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Nel

- momento in cui queste città decadono a causa dell’esaurimento dei filoni

vengono abbandonate (ghost-town)

Vita e problemi delle città

Le Teorie dello sviluppo urbano

L’articolazione delle città in zone funzionali ha dato luogo a teorie:

La teoria delle zone concentriche= formulata da Burgess sul modello della città

- di Chicago. Si distinguono 5 zone: Central Business District con edifici

amministrativi; zona circostante formata dai vecchi edifici e piccole industrie;

cintura industriale con abitazioni della classe operaia; zona residenza periferica

con le classi agiate e la zona delle residenze di lusso

La teoria di sviluppo a settori: elaborata da Hoyt sulla base delle funzioni

- residenziali di 70 città degli stati uniti, dove i canoni di affitto variano a seconda

del settore

La teoria dei nuclei multipli: di Ulman in cui le città presentano zonizzazioni sia

- concentriche che a settori e hanno diversi centri o nuclei secondari che

interferiscono con l’espansione del nucleo centrale.

Dickinson ha individuato 4 zone concentriche nelle città inglesi:

La zona centrale: zona degli affari

- La zona intermedia : edifici vecchi

- La zona periferica : quartieri residenziali

- Fascia esterna: dimore di alto livello

-

Risvolti negativi dell’urbanesimo

La vita urbana pone problemi di ogni genere ogni giorno. L’alimentazione di una

grande città deve disporre di vaste aree di approvvigionamento e rapidi mezzi di

trasporto. Un elemento necessario è l’acqua consumata in grande quantità. La vita

condizionata dagli orari lavorativi: al mattino gli spostamenti per il lavoro si

aggiungono a quello dei pendolari. Problema grave è l’inquinamento delle acque

correnti e delle falde idriche causate dagli spurghi e l’inquinamento atmosferico.

L’urbanesimo nei paesi avanzati : è caratterizzato dagli squilibri economici tra

ambiente rurale e città. Lo sviluppo urbano richiama una manodopera e offre posti di

lavoro. Conseguenze: mancanza braccia all’agricoltura e degrado campi.

Urbanesimi paesi sottosviluppati: Contadini si spostano in campagne incapaci di

assorbirli. Diffusione miseria.

A livello mondiale l’indice di urbanizzazione varia notevolmente da un paese all’altro.

Gli indici più elevati si trovano in Europa e America.

Cap. 10


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e culturale (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Lingue e Letterature Straniere)
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher freiheit92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Maury René Georges.

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