Teoria e prassi dell'interpretariato di conferenza/mediazione/interpretazione di trattativa
Interpretazione, traduzione, mediazione: differenze
L'interpretazione è diversa dalla traduzione e dalla mediazione, infatti molto spesso tendiamo a confonderle. L'interpretazione è un'operazione orale, la traduzione è scritta e la mediazione è orale.
Tipologie di interpretazione
- Simultanea (televisione, cinema)
- Consecutiva
- Chuchotage
- Teleconferenza
- Oversound
Differenze tra consecutiva e simultanea
Consecutiva
Dapprima si sviluppò l'Interpretazione Consecutiva (IC) e poi, nella seconda metà del secolo, si affermò l'Interpretazione Simultanea (processo di Norimberga). Il testo di partenza e il testo d’arrivo sono riprodotti in due momenti separati. Si inizia a tradurre solo quando l’oratore ha concluso il suo turno di parola. Alcuni relatori cercheranno di quantificare la suddivisione del turno di parola, ma l’unico scopo è quello di non lasciare al pubblico tempi morti tanto lunghi. Il tempo di durata della sua prestazione non deve mai superare quello dell’oratore, né può permettersi di fare una sintesi troppo concisa.
In consecutiva ci può essere o meno la prise de notes, ossia il primo sistema ragionato strettamente personalizzato (Rozan). Il sistema si fonda sull’analisi logica del discorso e sulla sua comprensione: concentrarsi sulle idee (concetti) piuttosto che sulle parole. Questo sistema ha il compito di fare da supporto alla memoria, che è già sottoposta a vari sforzi durante un'interpretazione. Anche se le note non vanno mai lette, ma interpretate.
7 principi del metodo consecutivo
- Trasposizione dell'idea piuttosto che delle parole: “Ti liberi dalla prigionia delle parole ed esprimi il concetto a parole tue con l’analisi logica della frase”.
- Abbreviazione: (Tempo-Numero).
- Concatenazione: Le concatenazioni vanno annotate utilizzando le parole cerniera per consentire una rilettura fluida delle parti del discorso (AS, WHY, BUT). Inoltre, possiamo anche servirci delle frecce di rimando (Flèche de rappel) evitando all’interprete di riscrivere la stessa parola o lo stesso concetto. Tuttavia, non si deve mai sottovalutare una ripetizione, la quale potrebbe essere una scelta dell’oratore al fine di creare solo un effetto che l’interprete deve rispettare.
- Separazione delle frasi: con delle linee che dividono un concetto da un altro.
- Negazione.
- Accentuazione: dare enfasi ad un concetto sottolineandolo.
- Verticalismo: presa di note con andamento verticale, che permette di agevolare la lettura delle note.
- Décalage: Andamento da sinistra verso destra. Insieme al verticalismo sono i principi fondamentali del sistema di Rozan.
In consecutiva, come in simultanea, le idee che presenta l’interprete non sono le sue, anzi deve essere conscio che ne è venuto a conoscenza da poco. L’interprete, per poter affrontare in modo adeguato una prestazione, deve conoscere in precedenza l’argomento (accordo con il relatore, per rendere conscio l’interprete della sua intenzione), anche se non avrà mai la certezza che esso può essere trattato sempre allo stesso modo; dunque, nulla può essere ritenuto scontato. Bisogna, anzi, fare attenzione in modo particolare per non introdurre dei concetti già memorizzati.
Nella consecutiva si è fisicamente presenti, a differenza della simultanea, dunque l’interprete deve informarsi su dove verrà collocato. Bisogna far capire che l’interprete deve sentire bene, perché se venisse collocato lontano dall’oratore in una consecutiva, l’interprete non potrebbe lavorare bene, dati rumori di sala, durante conferenze stampa ecc. Dunque, l’interprete deve assicurarsi di essere seduto accanto al relatore e di avere un microfono proprio per l’interpretazione.
L’interprete non può partecipare troppo con commenti, gesti o parole, deve essere una prestazione neutra e imparziale. In consecutiva, l’interprete non è mai il destinatario del messaggio, ma fa da tramite (ghost role). Non sarà mai il protagonista di un atto interpretativo. Il lavoro dell’interprete è quello di restituire il senso del messaggio, non fare una traduzione parola per parola. Dunque, deve ascoltare il discorso in lingua di partenza, estrarre il senso e riformularlo nella lingua d’arrivo, senza lasciarsi influenzare dalla lingua di partenza (analisi logica-memorizzazione).
Un interprete investe tanta energia cognitiva sia nella fase passiva di ricezione-comprensione, sia in quella attiva di riformulazione, momenti che troviamo con maggiore spessore più in una consecutiva che in una simultanea. L'IC è un’operazione mentale e un’operazione interlinguistica, che comprende anche una terza componente; la prise de notes che rappresenta un supporto alla memoria e anche un complemento integrativo. In effetti, è impensabile che un interprete possa svolgere un'intera consecutiva senza l’ausilio della pagina di appunti, e affidandosi solo alla sua memorizzazione.
L'IC non si apprende accumulando un variegato arsenale di simboli, ma consiste nell’ascolto-comprensione del discorso originale, nell’appropriazione ottimale del discorso sul piano cognitivo e linguistico, e sulla sua trasposizione quanto più possibile completa, adeguata e corretta in lingua d’arrivo. Nel caso in cui l'IC si risolvesse solo con adozione di segni, si parlerebbe di stenografia, che richiede tempi troppo lunghi per l’interpretazione. In parole povere, l’annotazione grafica deve aiutare a fissare un senso già ben metabolizzato. Il passaggio ad una IC vera e propria avviene nel momento in cui si è in grado di fare una restituzione solo orale di un discorso, nel caso si è in grado di fare ciò si può passare ad una IC vera e propria, con la collaborazione della prise de notes. È un processo che giunge a maturazione in tempi non brevi, ed è affidato alla personalità di ognuno, perché i modelli di funzionamento del pensiero cambiano da soggetto a soggetto.
Un interprete in formazione sarà portato a trascrivere casualmente parole e segni, o a volte anche tutte le parole del discorso, con il risultato di non sapere bene cosa farsene. In quel caso darà la colpa al proprio sistema di note, ma spesso ci sono anche altre carenze, come la non comprensione del messaggio, o la conoscenza dell’argomento (un interprete deve essere sempre ben preparato sull’argomentazione che viene trattata; è vietato ignorare) o la non concentrazione sul compito.
Come già detto in precedenza ci sono dei principi fondamentali della prise de notes adottati da Rozan, nel quale risiedono due principali principi della prise de notes; il décalage-verticalisme. Dunque, la prima abitudine sta nell’orientare diversamente la scrittura, che non sarà più da sinistra verso destra, anziché con un andamento obliquo e verticale, per una “lettura rapida” delle note, e dunque cogliere a colpo d’occhio quanto scritto sulla pagina. Durante lo svolgimento del discorso da interpretare, ogni concetto (segmento portatore di informazioni) viene tracciata una riga orizzontale a conclusione dello stesso confinati così in spazi propri e ben circoscritti senza far confusione con altre informazioni. All’interno di questo spazio il concetto si trascrive secondo lo schema S+V+C, ossia “CHI FA CHE COSA”.
All’interno di ciascun segmento informativo, sarà necessario evidenziare le negazioni, le preposizioni interrogative, localizzare l’azione lungo l’asse temporale (presente-passato-futuro), l’enfasi e l’attenuazione di un determinato concetto. Nel momento in cui si sbaglia a scrivere determinati concetti si rischia di fare un’interpretazione bugiarda, quando il senso dato sarà falso, o assurda quando nella trasposizione ci siano dei controsensi che in realtà nel discorso originale non ce ne sono.
Qualsiasi sistema è efficace e affidabile, se funzionante. In quel caso vorrà dire che l’interprete avrà raggiunto un proprio compromesso di fondo.
Annotazione grafica
Che cosa e quanto annotare?
In generale, quando si traducono discorsi non più lunghi di 15 minuti, l’interprete annoterà solo la macrostruttura del testo di partenza, per avere un quadro globale del discorso, che si presuppone abbia già compreso. In genere si annotano dunque le parole chiave sotto forma di abbreviazioni, simboli, sigle o altri segni grafici che rimandano all’interprete al concetto, in modo da poterlo tradurre poi in LA. È possibile anticipare o posticipare alcuni elementi, l’importante che il discorso non vari da quello originale.
La difficoltà che riscontra un interprete in formazione è quella di ascoltare il discorso, capirlo e contemporaneamente annotarlo sul blocco, tutto ciò è possibile ma solo con tanta pratica ed esercizio. È consigliabile annotare il meno possibile, anche se ci sono testi più tecnici in cui si trova difficoltà nella memorizzazione; nomi, date, cifre che sono sempre da annotare per evitare di sbagliare. I principali criteri dell’annotazione sono:
- Semplicità: i segni devono essere semplici da annotare per evitare complicazioni.
- Chiarezza: scrivere bene i segni in modo che non si perda tempo a decifrarli, o a doverli ricondurre a un possibile significato.
- Non ambiguità: evitare che i segni e la loro collocazione possano portare a confusione con altri segni analoghi.
- Economia: capacità di esprimere con un unico segno più concetti.
Bisogna riuscire a stabilire quali siano gli elementi più importanti e quali meno, cosicché è sufficiente un solo colpo d’occhio per dare un’idea di come impostare la frase. L’organizzazione è importante soprattutto quando si lavora con coppie di lingue che non hanno una corrispondenza parallela della sintassi originale.
La lingua di annotazione
Un tema piuttosto dibattuto è quello della lingua da usare nelle annotazioni. C’è chi afferma sia utile per l’interprete prendere le note in LA così da essere più semplice la traduzione. Oppure chi la considera una perdita di tempo in quanto non sempre si riesce a trovare l’equivalente immediatamente. Oppure chi dice che è meglio adoperare entrambe le due lingue di lavoro, a seconda della quale risulti più immediata in quel momento. Però ciò è contrastato dal fatto che è sempre meglio continuare con una lingua dall’inizio alla fine per evitare confusione riguardo al valore della parola.
Ma ogni interprete acquisisce il proprio metodo e ha la piena libertà di decidere quale lingua usare nell’annotazione. Si possono adoperare tutte le lingue che si conoscono, l’importante è che sia una lingua facile da annotare, non ambigua, chiara e immediata. La lingua che ha accesso più immediato nell’annotazione è sempre la nostra lingua madre, indipendentemente dalle lingue di lavoro.
Presenza dell'interprete
Oltre ad avere un carico cognitivo del sistema nervoso centrale, anche la presenza fisica dell’interprete di IC conta molto. L’interprete non sempre siederà accanto al relatore, a volte si troverà a lavorare di spalle o anche in piedi. In quel caso dovrà assumere un contegno adeguato alle circostanze e dunque la postura, la mimica e l’immagine della propria persona.
Lo strumento di lavoro di un interprete di consecutiva è il blocco, che non deve essere troppo grande perché l’interprete non sempre avrà a disposizione un piano d’appoggio, dunque dovrà essere tale da poter essere mantenuto in mano. Inoltre, è consigliabile portare con sé più di una penna, che permetta di fare un’annotazione più veloce. Mai avere fogli sparsi, ma è consigliabile avere un blocco.
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