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Economia e gestione delle imprese

Strategie e strumenti per la competitività e la gestione aziendale

Capitolo 2: La varietà dei contesti nazionali e settoriali

Premessa: Le imprese sono strutturalmente diverse e non omologabili rispetto a un unico modello efficiente ed efficace (modello macroeconomico neoclassico). Ci sono 3 diversi approcci che spiegano la varietà strutturale delle imprese:

  • Fattori legati al contesto in cui l'impresa opera
  • Fattori dimensionali e di governance
  • Fattori relativi alle risorse e alle competenze possedute storicamente dall'impresa

2.1 Fattori che creano varietà d'impresa

Visione neoclassica: le imprese hanno strutture e comportamenti strategici simili.

Studi di management: la diversità delle imprese è un fattore ineliminabile e strutturale. La diversità strutturale porta a generare una dinamica del contesto competitivo (si creano nuovi mercati e fonti di ricchezza - "distruzioni creatrici").

Questa viene evidenziata:

  • Sul piano produttivo
  • Sulla base dei comportamenti strategici
  • Sulla base delle diverse strategie

La diversità evidenziata in base ai programmi strategici riflette una varietà strutturale nella quale operano 3 fattori:

  • Context Specific
  • Industry Specific
  • Firm Specific

Context Specific: I sentieri di sviluppo e di performance delle imprese sono condizionati dalla fitta rete di rapporti con variabili specifiche del più ampio contesto in cui operano. Il contesto di riferimento richiama una serie di variabili socioculturali proprie di determinati sistemi di conoscenze e valori che qualificano e connotano l'impresa, oltre a favorire la sua azione.

Le relazioni che le imprese riescono ad allacciare con il proprio contesto concorrono a determinare l'effettiva capacità di queste ultime di sfruttare risorse originate da un ambiente sempre più variegato e mutevole. Se le componenti del sistema non sono al passo con il cambiamento esterno si rilevano deboli ed obsolete. Le imprese rischiano di non essere in grado di affrontare le sfide competitive e di non riuscire a interagire con differenti contesti nazionali in corrispondenza di un sistema paese e nelle specifiche aree territoriali si possono definire molteplicità di imprese plasmate alle specialità del contesto che ne definiscono le connotazioni competitive.

Industry Specific: Si riferiscono alle altre dimensioni concettuali che influiscono sulla varietà d'impresa:

  • Settori: con differenti livelli di concentrazioni e diversa intensità di concorrenza
  • Natura dell'offering e del mercato di riferimento
  • Natura del processo produttivo, che condiziona l'aspetto organizzativo, le modalità di rapporto col mercato, l'organizzazione del sistema del valore nel quale opera.

Firm Specific: Caratterizza la diversità endogena delle imprese. Dimensione e governance influenzano le possibili opzioni competitive realmente perseguibili da parte dell'impresa all'interno del mercato dimensionale. Un classico esempio è la differente dotazione materiale e immateriale in possesso di un'impresa da cui derivano percorsi specifici di apprendimento, le quali generano diversità di competenza distintiva tra le imprese.

2.2 Contesto di riferimento dell'impresa

L'impresa è collocata in un ecosistema composto da numerosi attori con i quali si attuano differenti relazioni. I soggetti interessati alle dinamiche aziendali sono definiti "stakeholder". Le connessioni con questi soggetti possono avere differenti caratteristiche:

  • Relazioni formali o informali
  • Relazioni unilaterali o bilaterali
  • Relazioni con conseguenze forti oppure deboli
  • Relazioni cooperative o competitive
  • Relazioni da cui derivano vincoli o opportunità

Queste relazioni contribuiscono a configurare e modellare la competitività dell'impresa. Lo strutturalismo è un paradigma teorico che tende a spiegare la competitività di un'impresa in funzione dell'ecosistema in cui è collocata. Con questo paradigma l'impresa ha una propria progettualità strategica fortemente influenzata e condizionata dall'ambiente esterno. Il paradigma vincola in comportamento e la performance alla struttura. Con lo strutturalismo la diversità delle imprese in termini di strategie e performance viene spiegata solo dalle caratteristiche dell'ecosistema in cui è collocata. Vi sono 2 modelli diversi:

  • Ecosistema nazionale
  • Ecosistema settoriale

2.3 La diversità dei capitalismi nazionali

L'ecosistema nazionale fa riferimento al contesto capitalista nazionale in cui si colloca l'impresa.

Capitalismo anglosassone, caratteristiche:

  1. Ruolo della borsa valori: Questa assolve a 3 funzioni: Finanziamento, monitoraggio sul comportamento delle imprese quotate, trasferimento della proprietà d'impresa. Inoltre, rappresenta un punto importante per le start-up e quelle imprese caratterizzate da un alto tasso di innovazione.
  2. Flessibilità del mercato del lavoro: ovvero la capacità di assumere lavoratori dipendenti senza oneri e in tempi rapidi, in tutti i settori dell'attività economica. Questa realtà ha come conseguenza il maggiore incremento delle assunzioni.
  3. Ruolo della concorrenza: Vi sono delle regole giuridiche che favoriscono e promuovono la concorrenza limitando gli effetti negativi della collusione tra imprese (USA).
  4. Ruolo della R&S nel campo della difesa: Il settore della ricerca e sviluppo è finanziato dal governo federale, con ricadute in ambito civile (4% del PIL, 39% delle spese mondiali nel campo).

Capitalismo tedesco, caratteristiche:

  1. Importanza di alcuni settori manifatturieri: presenza di alcuni settori scale intensive
  2. Centralità della ricerca scientifica applicata a favore di queste industrie manifatturiere: il capitalismo persegue strategie di innovazione mirate a valorizzare le proprie competenze industriali nell’ambito di talune sfide.
  3. La rilevanza negli organi decisionali delle grandi imprese della rappresentanza dei lavoratori (evitare conflitti sindacali).
  4. La presenza di banche miste, ovvero degli istituti di credito che erogano finanziamenti e, allo stesso tempo, fanno parte della compagine azionaria delle imprese.

Capitalismo francese, caratterizzato dal ruolo dirigista che lo Stato tende ad assumere nell’economia.

  1. Il ruolo dello Stato nel perseguimento di progetti nazionali di sviluppo industriale
  2. Il ruolo dello Stato nell’economia tramite la proprietà parziale o totale di molte imprese in alcuni settori considerati strategici
  3. Il ruolo dello Stato nel proteggere gli assetti proprietari nazionali

Capitalismo italiano, caratterizzato da:

  1. Specializzazione manifatturiera nei settori tradizionali quali l’alimentare, il tessile, l’abbigliamento, l’orafo, il mobile, le ceramiche.
  2. Dimensione medio/piccola delle imprese
  3. Il soggetto proprietario delle imprese è molto concentrato e riconducibile a un nucleo familiare (governance con soggetto che esercita la proprietà e il governo dell’impresa)
  4. Agglomerazione di piccole e medie imprese nei distretti industriali
  5. Basso livello di R&S, perseguito dalle imprese manifatturiere, al fine di favorire innovazioni tecnologiche e di prodotto

2.4 La diversità dei settori economici

L'ecosistema settoriale è un secondo importante profilo. A seconda del settore cambiano molte caratteristiche del contesto competitivo, tali da influenzare la condotta strategica dell’impresa. La classificazione dei settori (che vengono utilizzate in diverse accezioni) economici sono una divisione formale del sistema economico sulla base delle caratteristiche delle attività svolte. Secondo una tradizionale classificazione i settori produttivi sono 4:

  • Settore Primario (sfruttamento delle risorse naturali – agricole, zootecniche, ittiche)
  • Settore Secondario (trasformazioni delle materie prime in prodotti finiti – attività industriali)
  • Settore Terziario (distribuzione commerciale dei prodotti)
  • Settore Terziario Avanzato (o Quaternario) (consulenze scientifiche, marketing)

Secondo un’altra classificazione, la tassonomia di Pavitt, le imprese vengono suddivise in base a una classificazione dei settori merceologici compiuti sulla base della natura delle fonti e della natura delle opportunità tecnologiche, innovazioni, R&S, knowledge:

  • Supplier Dominated: M/P Impresa, Riduzione Costi, Innovazione Input, Economico Apprendimento Basso
  • Scale Intensive: M/G Impresa, Riduzione Costi & Relazioni Fornitori, R&S Medio, Innovazione
  • Specialized Suppliers: P Impresa, Innovazione di Prodotto, Relazioni Acquirenti, Economico Apprendimento Alto
  • Science Based: P/G Impresa, Innovazione di Prodotto, Relazione con Centri di R&S Alto

Altra tassonomia è stata proposta dall’OECD e si basa sulla diversa intensità della R&S presente nei settori non manifatturieri. Esistono:

  • Settori ad alta tecnologia (High Tech)
  • Settori a medio-alta tecnologia (Medium-High Tech)
  • Settori a medio-bassa tecnologia (Medium-Low Tech)
  • Settori a bassa tecnologia (Low Tech)

Capitolo 3: La diversità dimensionale e di governance dell’impresa

Il capitolo affronta le diversità dimensionali delle imprese e analizza le sue peculiari caratteristiche, i punti di forza e di debolezza delle imprese distinte per carattere dimensionale. Si utilizzano e si criticano sia i parametri qualitativi che quantitativi, mettendo in luce le specificità del contesto industriale italiano e si approfondiscono in modo particolare le peculiarità del quarto capitalismo.

3.1 Definizioni dimensionali dell’impresa

Oltre che nella Firm, Context, Industry Specific si osserva un’esplosione di varietà nei modelli di business delle imprese frutto della combinazione di elementi inerenti la governance, la struttura, i processi organizzativi, le strategie competitive e di sviluppo. Un modo per identificare e classificare le imprese è il ricorso a parametri di tipo quantitativo finalizzati a inquadrare le dimensioni. L’utilizzo di questo parametro consente indubbi vantaggi:

  1. Distinzione oggettiva fra diverse imprese
  2. Immediata applicazione che può permettere efficace comparazione
  3. Esiste una relazione tra la complessità della tipologia delle decisioni strategiche e i parametri della dimensione

La tassonomia secondo ISTAT e EUROSTAT:

  • Da 1 a 9 addetti: Microimpresa
  • Da 10 a 99 addetti: Piccola Impresa
  • Da 100 a 499 Addetti: Media Impresa
  • Più di 500 addetti: Grande Impresa.

La tassonomia secondo UE:

  • Da 1 a 9 addetti, fatturato o volume totale di bilancio fino a 2 mln Euro: Microimpresa
  • Da 10 a 49 addetti, fatturato o v. tot. di bilancio tra 2 e 10 mln: Piccola Impresa
  • Da 50 a 249 addetti, fatturato da 10 a 50 mln o vol. tot. di bilancio da 10 a 43 mln: Media Impresa
  • Più di 250 addetti, fatturato più di 50 mln, vol. tot. di bilancio più di 43 mln: Grande Impresa

I parametri di tipo quantitativo sono soggetti ad alcuni limiti consistenti. Tale valore è suscettibile di variare notevolmente a seconda delle mutevoli condizioni della domanda e dei settori produttivi in cui l’impresa coopera ed è in funzione dell’area del territorio di appartenenza e del periodo temporale di riferimento.

Si prendono di riferimento caratteri di tipo qualitativo, il punto di forza dell’utilizzo di tali parametri:

  1. Distinzione delle imprese per le loro caratteristiche tipiche
  2. Problematiche specifiche
  3. Particolare ambito competitivo di riferimento

Allo stesso tempo soffre di limiti non trascurabili:

  1. Richiede conoscenza molto approfondita delle singole imprese
  2. I risultati sono difficilmente utilizzabili a fini comparativi
  3. Rischio di inficiare analisi con pregiudizi e valutazioni discrezionali
  4. Non permette di cogliere le differenze molto marcate dalle imprese

Dati questi limiti si è soliti adottare criteri definiti ibridi che coniugano parametri dimensionali di tipo quantitativo e variabili di tipo qualitativo.

3.2 La grande impresa

3.2.1 Le caratteristiche

Il modello organizzativo della grande impresa verticalmente integrata è stato considerato il paradigma del successo per eccellenza nell’ambito del nuovo capitalismo industriale.

La dimensione elevata

Sul piano dimensionale conta ancora di più l’elevata quota di mercato detenuta dalle imprese nel settore di appartenenza. È un parametro meno preciso ma ha comunque un certo significato perché la quota di mercato è un valore relativo al settore, nel contesto in cui l’impresa si misura con determinati concorrenti.

L’apporto di manager nell’attività di governo

Nelle grandi imprese il controllo generalmente è nelle mani della direzione (consiglio di amministrazione integrato con i manager). I manager hanno un rapporto di lavoro dipendente con l’impresa. Il loro apporto dipende dalla relazione tra proprietà e direttori. Vi sono tre tipologie:

  1. Imprese governate da proprietari e manager (impresa familiare)
  2. Imprese con proprietà assenteista (public company)
  3. Imprese con proprietà organizzata e gestita da manager

Per la prima categoria si intendono imprese il cui capitale sociale e le decisioni fondamentali sono controllate da una o poche famiglie. La proprietà svolge un ruolo determinante nel governo. Si ha una proprietà “presenzialista". Costituiscono il capitalismo familiare.

La seconda categoria intende strutture societarie caratterizzate dal fatto che la proprietà azionaria è frammentata in un numero elevato di azionisti. La proprietà è “assenteista” e totalmente gestita da manager. Vi è una separazione tra proprietari e manager e mancano azionisti con maggioranza. I piccoli azionisti sono interessati solo ai dividendi e questo può disincentivare gli investimenti innovativi.

Nella terza categoria si ha una frammentazione del capitale azionario, ma quote rilevanti di queste sono gestite da istituti finanziari dotati di capacità di gestione delle partecipazioni. Attraverso la gestione di tali pacchetti si possono condizionare le decisioni dei manager. Tale condizionamento viene effettuato in virtù della loro capacità di analisi e di valutare le prospettive di settore in termini di sistema-paese. Gli azionisti in tal modo passano da agent silence ad agent voice.

Capacità di organizzazione autonoma di taluni fattori della produzione

Le grandi imprese si differenziano dalle piccole anche sul piano dei fattori produttivi infatti esse hanno un’elevata capacità autonoma di organizzazione dei fattori produttivi operando in più settori possono diversificarne il rischio.

Potere di condizionamento nei confronti dei soggetti esterni

Le grandi imprese hanno il potere di orientamento dell’azione dei soggetti esterni e il condizionamento deriva dal fatto che la grande impresa ha il potere di acquisire ed elaborare informazioni sul comportamento del consumatore. Le grandi imprese possono esprimere un forte potere di mercato nei confronti dei fornitori di materiali e di capitali a seguito del loro elevato volume di attività. Influenzano anche il comportamento della Pubblica Amministrazione. Le imprese che operano nel settore della tecnologia sono in grado di influenzare l’andamento di molteplici business e economia nel suo complesso.

La strutturazione a gruppo

Negli ultimi anni delle grandi imprese hanno dato luogo a una struttura organizzativa a gruppi per motivi gestionali, cioè per diffondere lo spirito imprenditoriale all’interno del gruppo, questa tendenza si riscontra anche nelle imprese non grandi con una differenza: nelle grandi imprese il processo muove dalla corporation accentrata, le medie imprese invece sono indipendenti sul piano gestionale, ma sul piano operativo danno luogo a gruppi coordinati.

3.2.2. I limiti della grande impresa

Il successo della formula organizzativa della grande impresa è spiegata da alcuni fattori critici:

  1. La possibilità di conseguire le economie di scala di impianto e di impresa (divisione del lavoro)
  2. Gestione integrata di più attività
  3. Convenienza ad aumentare il grado di specializzazione
  4. La riduzione dei rischi e dell’incertezza legati alle transazioni di mercato sostituite con il ricorso al mercato interno

Negli anni ’60:

  • Il successo delle grandi imprese gettava luce negativa sulle imprese più piccole. Queste venivano considerate come fenomeni transitori all’interno di un processo di crescita o forme deboli
  • I sistemi-paesi con P/M imprese erano considerati deboli

Negli anni ’70 a causa della rigidità strategica ed organizzativa, difficoltà di coordinamento, crisi di autosufficienza di fronte alla crescente complessità ambientale si è arrivati a ridimensionare e reinterpretare più realisticamente la portata del successo della grande impresa. Si è messo in discussione il modello consolidato della grande impresa tradizionale e sulla base dell’osservazione della rinnovata grande impresa maggiormente diversificata, flessibile, aperta a reti di relazione con il mercato, si è presentata come una delle opzioni per produrre in condizioni di efficienza ed efficacia.

3.3 La piccola impresa

3.3.1 Le caratteristiche

Per definire le piccole imprese si utilizzano parametri ibridi.

L’assetto istituzionale di matrice imprenditoriale

Molte delle piccole imprese italiane sono nate per intuizione dell’imprenditore fondatore che spesso con la famiglia conferisce e controlla il capitale di rischio: c’è quindi una sostanziale coincidenza fra controllo proprietario e gestione dell’impresa (permette strategie di lungo periodo).

L’accentramento dei processi decisionali

Nelle piccole imprese i processi decisionali sono molto accentrati o esercitati di...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MarCavG di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Ferrucci Luca.
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