Estratto del documento

Principi di economia di N.G. Mankiw & M.P. Taylor

Interdipendenza e benefici dello scambio

Gli scambi possono essere vantaggiosi per tutte le parti in causa; ciò spiega perché gli individui commerciano con i propri simili e le nazioni intrattengono rapporti commerciali le une con le altre.

Una descrizione semplificata dell'economia moderna

I benefici dello scambio sono assolutamente ovvi nel caso in cui l’allevatore può produrre solo carne e il coltivatore solo patate. Lo scambio permetterebbe ad entrambi una dieta più variata. Tutte le parti in causa possono trarre un beneficio dallo scambio. L’allevatore e l’agricoltore potrebbero entrambi avvantaggiarsi specializzandosi in ciò che sanno fare meglio. I benefici dello scambio non sono altrettanto evidenti se uno dei due individui riesce a produrre entrambi i beni meglio dell’altro.

Le possibilità di produzione

La frontiera delle possibilità di produzione individua le possibili combinazioni di beni che un’economia, o in questo caso un individuo, può produrre e, attraverso questo, illustra uno dei dieci principi dell’economia: gli individui devono scegliere tra alternative. L’agricoltore deve scegliere tra carne e patate. Il rapporto di scambio tra i due beni dipende dalla quantità prodotta di ciascuno. In questo caso la tecnologia a disposizione dell’agricoltore per produrre carne e patate permette di sostituire un bene all’altro con un rapporto costante.

La frontiera delle possibilità di produzione mostra tutte le combinazioni possibili, oltre alle tre specificate. Se l’agricoltore e l’allevatore decidono di essere autosufficienti, invece di intrattenere rapporti di scambio, ognuno di loro può consumare solo ciò che produce; in questo caso la frontiera delle possibilità di produzione è anche la frontiera delle possibilità di consumo.

Le frontiere delle possibilità di produzione sono utili per individuare i trade-off con i quali l’agricoltore e l’allevatore si devono confrontare, ma nulla dicono su ciò che i due decideranno di fare.

  • La parte A mostra le combinazioni di carne e patate che l’agricoltore può produrre;
  • La parte B mostra le combinazioni degli stessi beni che l’allevatore ha la possibilità di produrre.

Entrambe le frontiere delle possibilità di produzione sono ricavate dai dati della tabella 1 e sulla base dell’ipotesi che l’agricoltore e l’allevatore lavorino entrambi per 8 ore al giorno.

Specializzazione e scambio

Lo scambio proposto dall’allevatore all’agricoltore offre ad entrambi la possibilità di ottenere una combinazione di carne e patate che sarebbe impossibile raggiungere in assenza di scambio. Nella parte A l’agricoltore riesce a collocarsi nel punto A* invece che nel punto A; nella parte B l’allevatore si colloca nel punto B* invece che nel punto B. Lo scambio permette a entrambi di consumare allo stesso tempo più patate e più carne.

Il principio del vantaggio comparato

Il vantaggio assoluto

Gli economisti usano il termine vantaggio assoluto quando mettono a confronto la produttività di una persona, impresa o nazione con quella di un’altra. Chi impegna quantità inferiori di fattori nella produzione di un bene ha un vantaggio assoluto nella produzione di quel bene. Nel nostro esempio l’unico fattore di produzione è il tempo, per cui possiamo determinare il vantaggio assoluto prendendo in considerazione il tempo dedicato a ciascuna delle due attività. L’allevatore gode di un vantaggio assoluto nella produzione sia di patate che di carne, poiché in entrambe le attività impiega meno tempo per produrre una unità del bene.

Costo-opportunità e vantaggio comparato

Si può determinare il costo di produzione delle patate seguendo anche un altro percorso. Invece di mettere a confronto i fattori impiegati, possiamo comparare il costo-opportunità dei due beni. Il costo-opportunità di un bene è ciò a cui si deve rinunciare per ottenerlo.

Gli economisti usano il termine vantaggio comparato per definire il rapporto tra i costi-opportunità di due produttori. Il produttore che deve rinunciare a una minore quantità di altri beni per produrre una unità aggiuntiva del bene X sostiene il minor costo-opportunità nel produrre il bene X e dunque gode di un vantaggio comparato nella produzione del bene X. L’agricoltore ha un vantaggio comparato nella produzione di patate mentre l’allevatore lo ha nella produzione di carne.

Mentre è possibile che un solo individuo goda di un vantaggio assoluto nella produzione di entrambi i beni, è invece impossibile che un individuo abbia un vantaggio comparato in entrambi; infatti il costo opportunità di un bene è il reciproco di quello dell’altro e, quindi, se uno è basso in termini relativi, l’altro non potrà che essere alto, sempre in termini relativi. Il vantaggio comparato riflette il costo-opportunità relativo: a meno che i due individui non abbiano identici costi-opportunità, il primo godrà di un vantaggio comparato nella produzione di un bene, il secondo nella produzione dell’altro.

Vantaggio comparato e scambio

Le differenze di costo-opportunità e di vantaggio comparato generano i benefici dello scambio. Quando ogni individuo si specializza nella produzione del bene in cui gode di un vantaggio comparato, la produzione totale dell’economia cresce; proprio la crescita della dimensione della “torta” dell’economia offre l’occasione per migliorare il tenore di vita di tutti. In altre parole, nella misura in cui due soggetti hanno un discorso costo-opportunità, ciascuno di loro può trarre beneficio dallo scambio, ottenendo un bene a un prezzo inferiore al proprio costo-opportunità di quel bene.

La morale della favola dell’agricoltore e dell’allevatore dovrebbe ora essere chiara: gli scambi apportano benefici a tutte parti poiché permettono a ciascuno di specializzarsi nelle attività in cui gode di un vantaggio comparato.

Le applicazioni del vantaggio comparato

È conveniente instaurare relazioni commerciali con altri paesi? I beni prodotti all’estero e venduti nel nostro paese sono denominati importazioni; quelli prodotti internamente e venduti all’estero sono detti esportazioni.

Il principio del vantaggio comparato dice che ciascun bene dovrebbe essere prodotto nel paese che presenta il più basso costo-opportunità. I cittadini di ogni paese sono portatori di interessi diversi e, perciò, il commercio internazionale può danneggiare alcune categorie, pur continuando a garantire un beneficio per la società nel suo complesso.

Conclusione

Il principio del vantaggio comparato dimostra che tutti possono trarre beneficio dallo scambio.

Un'applicazione pratica: il commercio internazionale

Tutti i paesi traggono beneficio dallo scambio perché il commercio permette a ciascuno di specializzarsi in ciò che sa fare meglio.

Le determinanti dello scambio

L’equilibrio in assenza di scambi

Non essendoci commercio internazionale, il mercato dell’olio d’oliva a Isolandia è composto soltanto da compratori e venditori islandesi. Come mostra la figura qui a lato, il prezzo interno si aggiusta in modo da garantire l’eguaglianza tra la quantità offerta dai produttori interni e la quantità domandata dai consumatori interni. Il grafico mostra anche il surplus del consumatore e quello del produttore in condizioni di equilibrio, in assenza di commercio internazionale. La somma dei surplus del consumatore e del produttore misura il beneficio totale realizzato da compratori e venditori nel mercato dell’olio d’oliva.

Se un sistema economico non può intrattenere scambi con il resto del mondo, il prezzo si aggiusta in modo da garantire l’eguaglianza tra la quantità domandata dai consumatori interni e la quantità offerta dai produttori interni. Nel grafico vengono mostrati anche il surplus del consumatore e quello del produttore nella situazione di equilibrio di mercato chiuso nel settore dell’olio d’oliva nel paese immaginario di Isolandia.

Il prezzo mondiale e il vantaggio comparato

Il prezzo mondiale è il prezzo prevalente nei mercati mondiali. Se il prezzo mondiale è più elevato del prezzo interno, una volta aperte le frontiere, Isolandia diventerebbe esportatrice di olio d’oliva. Al contrario, se il prezzo mondiale fosse inferiore a quello interno, Isolandia diventerebbe importatrice.

In sostanza, attraverso il confronto tra il prezzo interno e quello mondiale si può stabilire se Isolandia gode di un vantaggio comparato nella produzione di olio d’oliva. Il prezzo interno, infatti, riflette il costo opportunità dell’olio d’oliva, cioè la quantità di moneta locale (e quindi la quantità di altri beni) a cui un islandese deve rinunciare per ottenere una unità di olio d’oliva. Se il prezzo interno è basso, produrre olio d’oliva a Isolandia ha un costo basso e possiamo ipotizzare che Isolandia abbia un vantaggio comparato nella produzione di olio d’oliva rispetto al resto del mondo; se il prezzo interno è alto, allora produrre olio d’oliva a Isolandia è molto costoso e possiamo ipotizzare che gli altri paesi abbiano un vantaggio comparato nella produzione di olio d’oliva. Il commercio è vantaggioso perché permette a ciascun paese di specializzarsi in ciò che sa fare meglio.

Vincitori e vinti nel commercio internazionale

I guadagni e le perdite di un paese esportatore

Una volta liberalizzato il commercio, il prezzo interno si allinea a quello mondiale, dal momento che nessun venditore di olio d’oliva accetterebbe un prezzo inferiore a quello mondiale e nessun compratore sarebbe disposto a pagarne uno superiore.

Con il prezzo interno uguale al prezzo mondiale, la quantità offerta dai produttori interni differisce dalla quantità domandata dai consumatori interni. Poiché la quantità offerta dai produttori interni eccede la quantità domandata sul mercato interno, Isolandia vende olio d’oliva agli altri paesi, diventando esportatrice. Sebbene la domanda e offerta interne differiscano, il mercato dell’olio d’oliva di Isolandia continua a essere in equilibrio, dal momento che ora esiste un terzo attore nel mercato: il resto del mondo.

Gli scambi internazionali spingono il prezzo interno verso l’alto, fino al livello del prezzo mondiale. I produttori interni di olio d’oliva sono favoriti, potendo vendere l’olio d’oliva a un prezzo più elevato, ma i consumatori interni subiscono un danno.

Il surplus del consumatore, ovvero l’area compresa tra la curva di domanda e il livello del prezzo interno, è rappresentato dalle aree A + B; il surplus del produttore, ovvero l’area compresa tra la curva di offerta e il livello del prezzo interno, è rappresentato dall’area C; il surplus totale in assenza di commercio internazionale, pari alla somma dei surplus del consumatore e del produttore, è rappresentato dall’area A + B + C.

Con l’avvento del commercio internazionale il prezzo interno aumenta, adeguandosi a quello mondiale, e il surplus del consumatore si riduce all’area A. Quando un paese apre le proprie frontiere e diventa esportatore di un bene, i produttori interni ne traggono un beneficio, mentre i consumatori interni subiscono un danno. Il commercio internazionale fa aumentare il benessere totale della nazione, dal momento che i guadagni dei venditori sono superiori alle perdite dei compratori. In seguito all’apertura delle frontiere, il prezzo interno aumenta fino a eguagliare il prezzo mondiale. L’aumento del prezzo interno, che si porta al livello del prezzo mondiale, avvantaggia i venditori e arreca un danno ai compratori.

I guadagni e le perdite di un paese importatore

L’offerta interna è inferiore alla domanda interna; la differenza tra la quantità domandata e la quantità offerta internamente viene colmata dai produttori stranieri, e Isolandia diventa importatrice di olio d’oliva.

In seguito all’apertura delle frontiere il prezzo interno diminuisce fino a eguagliare il prezzo mondiale. Quando le forze del mercato spingono verso il basso il prezzo interno, i consumatori vedono migliorare le proprie condizioni (potendo comprare l’olio d’oliva a un prezzo inferiore).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.possenti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Coltro Maria Gabriella.
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