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Riassunto esame Diritto Processuale Civile, Prof. Guarnieri, libro consigliato Manuale del Processo del Lavoro, Tarzia Appunti scolastici Premium

Sunto per l'esame di Diritto Processuale Civile (Corso Progredito) del Prof. Guarnieri basato su appunti personali e studio autonomo del Testo consigliato dal Docente "Manuale del Processo del Lavoro" Tarzia aggiornato alla Legge n. 183/2010
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
Capitolo I - Le controversie individuali di lavoro;
Capitolo II - La conciliazione stragiudiziale... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile docente Prof. G. Guarnieri

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ESTRATTO DOCUMENTO

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7 .

Il testo legislativo si riferisce propriamente a:

le persone che hanno nella causa un interesse che potrebbe

 legittimare la loro partecipazione in giudizio, ovvero un "

C O

N F L I T T O

I " [Cfr. art. 246];

D I N T E

R

E

S

S

I

le persone legate da un vincolo coniugale, o di parentela o affinità in

 linea retta o di affiliazione, ad una delle parti [Cfr. art. 247].

N .

B . In seguito alla pronuncia di incostituzionalità dell'art. 247 è venuta

meno la regola, anche nel processo ordinario, sul divieto di testimoniare per

i familiari più stretti.

Ne consegue, dunque, che coniuge, parenti e affini non vengono interrogati

liberamente, ma assunti come testi, con le conseguenti responsabilità anche

penali, nel processo del lavoro come nel processo civile ordinario!

Rimane, invece, ferma la disposizione per i soggetti di cui all'art. 246 c.c. i

quali possono essere liberamente interrogati dal Giudice, senza preventiva

articolazione dei capitoli [ossia delle domande], al di fuori di ogni formalità

della prova testimoniale e delle conseguenti responsabilità.

Ne consegue, pertanto, che l'efficacia probatoria di questo mezzo istruttorio

è assai relativa, in quanto valevole soltanto come "

A P "

.

R

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M E

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§ 32. Richiesta di Informazioni e Osservazioni alle Associazioni

Sindacali

In passato, ci si è chiesti più di una volta se le associazioni sindacali possano

spiegare "Intervento Volontario" ai sensi dell'art. 105 c.p.c.

Sul punto, nonostante i pareri discordi, si è infine giunti ad affermare come

inammissibile l'intervento volontario delle associazioni sindacali in giudizio.

Tuttavia, il Giudice del Lavoro, d'ufficio o su istanza di parte, può chiedere 67

alle associazioni sindacali, indicate dalle parti, "di rendere in giudizio, Pagina

tramite un rappresentante, Informazioni e Osservazioni orali o scritte" [Cfr.

art. 421, comma 2 c.p.c.].

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Il Giudice non può, dunque, rivolgersi direttamente al sindacato, e, se la

parte interpellata non designa l'associazione gradita, la richiesta di

informazioni e osservazioni non può aver luogo!

Di regola, per la presentazione delle informazioni e osservazioni il Giudice -

salvo il caso che il rappresentante dell'associazione sia già presente - deve

fissare apposita udienza. Inoltre, il Giudice può richiedere che siano rese nel

luogo di lavoro, qualora disponga l'accesso.

L'associazione così chiamata ha la facoltà e non dell'obbligo di rendere le

informazioni e osservazioni; essa non diviene parte in causa e non può

dedurre fatti diversi da quelli allegati dalle parti come titolo delle domande

o delle eccezioni.

N .

B . le informazioni e osservazioni hanno la funzione di fornire chiarimenti

ed elementi di valutazione riguardo agli strumenti di prova già disponibili. In

particolare:

le " I " come narrazione di fatti possono essere

 

N

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I

utilizzate come fonte di "Argomenti di Prova" o come elementi a cui

attingere per la disposizione d'ufficio dei mezzi di prova;

le " O " si traducono, invece, nell'espressione di

 

S S E R V A Z I O N

I

Valutazioni che l'associazione sottopone all'apprezzamento del

Giudice.

A norma dell'art. 425, comma 4 c.p.c. si prevede, infine, che:

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s a .

In altri termini, il Giudice può, rivolgendosi alle associazioni sindacali,

procurarsi quei contratti e accordi collettivi di diritto comune, la cui

conoscenza non rientra nei suoi obblighi e dei quali spetterebbe alle parti,

qualora invocati, sia pure genericamente, a fondamento delle loro domande

o eccezioni, provarne l'esistenza. 68

§ 33. Mezzi di prova comuni, non regolati dalla normativa speciale Pagina

Nell'ambito dei mezzi di prova comuni al rito del lavoro dobbiamo,

inizialmente, operare una fondamentale distinzione tra:

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P C ossia quegli strumenti istruttori che si

 

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formano durante il processo, nel corso dell'istruzione, come esito di

un procedimento istruttorio;

P P ossia quegli strumenti già prevalentemente

 

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formati, prima dell'inizio del processo, quali, ad esempio, i

documenti.

Rientrano nella categoria delle P C :

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. L T è l'unico mezzo di prova genuinamente

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valutabile dal Giudice, nel senso che egli è libero, secondo il suo

prudente apprezzamento, di valutare l'attendibilità o meno delle

teste nonché delle dichiarazioni da questo rese intorno ai fatti della

causa.

La testimonianza è la narrazione dei fatti della causa resa al Giudice, da

soggetti che non sono parti nel processo ma estranei agli interessi in

contesa.

La prova testimoniale, che può essere assunta sia in udienza sia sul luogo di

lavoro, non è specificatamente disciplinata nel rito del lavoro: per la sua

disciplina occorre, infatti, rifarsi alle disposizioni contenute nel Codice

Civile [ Cfr. art. 244 c.c.].

Secondo le regole generali, infatti, la prova testimoniale deve svolgersi con

l'osservanza delle seguenti regole:

indicazione specifica delle persone da interrogare e dei fatti su cui

 ciascuna deve essere interrogata;

indicazione, in articoli separati, delle domande sulle quali debbono

 essere interrogati i testi.

Poiché, come recita l'art. 420, comma 11 c.p.c. "

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" se ne ricava che all'intimazione

dei testimoni deve provvedere, anche senza una specifica richiesta della

parte interessata, l'ufficio dell'ufficiale giudiziario!

b

. L C G è un mezzo c.d. di prova legale il

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quale vincola il Giudice in modo tale che egli non può valutare il Pagina

risultato probatorio in modo difforme da quello stabilito dalla legge.

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La Confessione consiste nella dichiarazione che una parte fa della verità dei

fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli all'altra parte. Oggetto di essa possono

essere soltanto i fatti della causa, sia essi costitutivi, estintivi, modificativi o

impediti.

Può essere spontanea o provocata mediante interrogatorio formale. Inoltre,

deve essere prestata personalmente dalla parte.

Tuttavia, la confessione è inefficace se non proviene da persona capace di

disporre del diritto a cui si riferiscono i fatti confessati.

c . I G D attraverso questo mezzo di prova, di

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regola, si decide, totalmente o parzialmente, la controversia secondo

la direzione impressa dal giurante con le proprie dichiarazioni.

Tale mezzo istruttorio è deferibile da una parte all'altra sui fatti della causa.

Si tratta di uno strumento di risoluzione della controversia che prescinde

dalla valutazione del Giudice, nel senso che quest'ultimo, sugli esiti del

giuramento deve solo accertare che, nel corso del giudizio, il mezzo

istruttorio si è svolto secondo le regole legali e processuali prefissate dal

legislatore.

d . I G S è quel mezzo di prova deferito

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d'ufficio ad una delle parti al fine di decidere la causa, quando le

domande o le eccezioni non sono pienamente provate, ma non sono

del tutto fornite di prova.

Una particolare specie di esso è il c.d. G E , che serve a

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stabilire il valore della cosa domandata, se non si può accertare altrimenti.

§ 34. Produzione ed Esibizione dei Documenti

Come più volte ricordato, la legge fa carico dell'onere, tanto l'attore quanto

al contenuto, di indicare specificatamente, nei rispettivi atti introduttivi del

giudizio, nonché, contestualmente di depositare in cancelleria, i documenti

che si offrono in comunicazione.

Occorre, tuttavia, rilevare come la legge commina espressamente una

sanzione di decadenza qualora la produzione dei documenti non sia 70

contestuale al deposito degli atti introduttivi del processo. Pagina

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Si ricorda, a tal proposito, però, che tale decadenza può essere superata, ma

soltanto con un provvedimento di rimessione in termini con il quale il

Giudice autorizza la produzione tardiva dei documenti, così come accade

nell'identica ipotesi della deduzione tardiva della prova costituenda.

Secondo l'orientamento giurisprudenziale prevalente si ritiene, in

particolare, che la produzione dei documenti possa essere consentita anche

dopo la scadenza del termine fissato per la deduzione tardiva dei mezzi di

prova, ma soltanto qualora ne sorga la necessità, ad esempio, a seguito della

scoperta di documenti decisivi prima ignorati.

Ne consegue, dunque, che il termine finale entro cui è possibile produrre

documenti prima non esibiti coincide con la chiusura dell'istruzione e l'invito,

rivolto dal Giudice alle parti, di procedere alla discussione orale!

Infine, è opportuno ricordare che, in virtù dei suoi poteri ufficiosi, il Giudice,

qualora ritenga sia necessaria l'acquisizione al processo, può:

disporre l'esibizione di documenti o di altre cose che si trovano

 nella disponibilità materiale della parte o di un Terzo, purché ciò

possa avvenire senza grave danno per questi soggetti e, soprattutto,

senza costringere gli stessi a violare il segreto d'ufficio o

professionale; nonché

chiedere, anche d'ufficio, alla P.A., informazioni scritte e

 documenti in possesso della stessa.

§ 35. Verificazione di Scrittura Privata e Querela di Falso

In generale, si è detto come le prove precostituite, ossia quegli strumenti

probatori già formati prima e fuori dal processo, sono principalmente

rappresentate dalle P D .

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È definito " D " ogni oggetto materiale idoneo a rappresentare o a

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dare conoscenza di un fatto.

Per la funzione del documento, che è quella di determinare il convincimento 71

del Giudice, particolarmente rilevanti sono: Pagina

il suo contenuto ossia i fatti e le dichiarazioni in esso

 

rappresentati; u n i

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la sua provenienza vale a dire il fatto che le dichiarazioni in esso

 

contenute siano state espresse proprio dall'autore dell'atto.

Il nostro Codice Civile distingue due tipi di prova documentale:

L ' A P è il documento redatto, con le formalità

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C O

stabilite dalla legge, da un notaio o da un pubblico ufficiale

autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l'atto si è

formato.

Esso fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del

documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato e delle dichiarazioni e dei

fatti che questi attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti e

non, invece, della verità intrinseca delle dichiarazioni rese innanzi al

medesimo.

L S P è qualunque documento scritto che non

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proviene da un pubblico ufficiale ma è sottoscritto dalla parte.

Essa, come l'atto pubblico, fa piena prova, sino a querela di falso, della

provenienza delle dichiarazioni di chi l’ha sottoscritta, soltanto se colui contro

il quale la scrittura è prodotta in giudizio ne riconoscere come propria la

sottoscrizione, ovvero se tale sottoscrizione è legalmente considerata come

riconosciuta, in quanto è stata autenticata da un notaio o altro pubblico

ufficiale.

Salva l'ipotesi dell’autenticazione, la scrittura privata non ha in sé la prova

della sua provenienza: da ciò nasce la necessità di accertarne l'autenticità

della sottoscrizione, attraverso il procedimento di verificazione giudiziale.

In altre parole, la legge pone l'onere del disconoscimento a carico di colui

contro il quale la scrittura è prodotta, in mancanza del quale si ha il c.d.

"Riconoscimento Tacito o Presunto".

In particolare, la scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta:

 se la parte, alla quale la scrittura è attribuita o contro la quale è

prodotta, è contumace, salva la disposizione dell'art. 293, comma 3;

 se la parte comparsa non la disconosce o non dichiara di non 72

conoscerla nella prima udienza, o nella prima risposta successiva alla Pagina

produzione dell'atto.

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Dopo il disconoscimento, la parte che intende ancora avvalersi della

scrittura privata deve chiederne in ogni tempo la verificazione, ossia

l'accertamento dell'autenticità della scrittura o della sottoscrizione,

proponendo i mezzi di prova che ritiene utili.

In tutti i casi, il giudizio di verificazione si svolge dinanzi al Giudice avanti al

quale è proposta la scrittura disconosciuta e si conclude con sentenza.

La Q F è l'istanza diretta ad ottenere l'accertamento della

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falsità di un atto pubblico o di una scrittura privata riconosciuta, autenticata

o verificata.

La querela di falso può essere proposta da colui contro il quale si vuol far

valere l'atto in qualsiasi stato e grado della causa.

Il Giudice, prima di autorizzare la presentazione della querela proposta in

corso di causa, interpella la parte che ha prodotto il documento chiedendole

se intende avvalersene nel giudizio; se la risposta è negativa, il documento

non è utilizzabile nel processo.

Come per il procedimento di verificazione della scrittura privata anche per

la querela di falso è lo stesso Giudice unico del Lavoro ad istruire la causa -

secondo il rito del lavoro integrato con le regole speciali dettate dagli artt.

221 ss. c.p.c. - che verrà decisa collegialmente con sentenza.

§ 36. Consulenza Tecnica

Un discorso a parte va fatto per la consulenza tecnica, che non può essere

considerata un mezzo di prova, poiché la sua funzione è essenzialmente non

quella di accertare la verità dei fatti affermati dalle parti, ma quella di

offrire al Giudice l'ausilio di cognizioni tecniche che questi normalmente

non possiede!

L'attività del consulente tecnico serve, in definitiva, per integrare l'attività

delle Giudice come organo decisorio, sia in quanto può offrire elementi per

valutare le risultanze di determinate prove, sia in quanto può offrire

elementi diretti di giudizio.

Il tecnico d'ufficio è, infatti, un ausiliario del Giudice: il risultato della sua 73

indagine, travasata nella relazione tecnica, è fonte di prova. Pagina

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N .

B . si tratta, tuttavia, di un mezzo di prova "atipico" che il Giudice può

valutare secondo il suo libero nonché prudente apprezzamento!

In particolare, ai sensi dell'art. 424 c.p.c. si prevede che:

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] .

Nominato il consulente il Giudice del Lavoro deve fissare un'altra udienza,

non oltre 10 giorni dall'udienza di rinvio.

Tale rinvio risulta oltre che necessario anche indispensabile al fine di:

assegnare alle parti un termine, non superiore a 6 giorni, per la

 nomina del loro consulenti di fiducia;

concedere, alle parti un termine, non superiore a 5 giorni prima

 dell'udienza di rinvio, per il deposito in cancelleria di note difensive.

Dispone, inoltre, l'art. 424, commi 2 e 3 c.p.c. che:

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N .

B . la scelta tra l'una o l'altra forma di relazione spetterà comunque e

sempre al Giudice, il quale se lo riterrà opportuno potrà non autorizzare la

deduzione verbale delle conclusioni del consulente ovvero non imporre il

rapporto scritto.

Come è facile intuire dalla lettura della norma, il deposito della relazione da

parte del consulente tecnico d'ufficio deve avvenire nel termine,

improrogabile di 20 giorni. 74

Pagina

Tuttavia, sebbene si è cercato in ogni modo di eludere la norma

individuando i 20 giorni tra quelli lavorativi, esclusi i festivi, oppure a

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partire dall'inizio della consulenza e non dalla nomina del consulente, si

ritiene che l'onere, imposto al perito non può essere alleviato.

Consegue, pertanto, che il mancato deposito della relazione, nel termine

fissato, decorrente dall'udienza di accettazione dell'incarico, giustifica

la sostituzione del consulente, a norma dell'art. 196 c.p.c.

N .

B . se la relazione tecnica non viene depositata, il Giudice potrà

ugualmente acquisire ed utilizzare la consulenza, tardivamente depositata!

Il compenso al consulente tecnico, infine, è liquidato dal Giudice con

Decreto, che costituisce titolo esecutivo contro la parte a carico della quale

è imposto il pagamento. 75

Pagina

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§ 37. Impulso di parte e impulso d'ufficio; divieto delle udienze di mero

rinvio

Come è noto, la legge ha distribuito tra le parti ed il Giudice il potere di

dare impulso al procedimento, talora richiedendo l'iniziativa di parte,

talora prescindendo da essa.

Superata la fase introduttiva il processo, invece, è dominato dall'impulso

d'ufficio, con la conseguenza che qualora, appunto, l'atto d’impulso sia

rimesso all'ufficio, la sua omissione non può dar luogo ad una inattività

sanzionabile con l'estinzione del giudizio, ma il Giudice dovrà disporre la

rinnovazione dell'ordine di compimento dell'atto, differendo, qualora

occorra, l'udienza ad altra data.

§ 38. Sospensione del Processo

Poiché nella normativa speciale che regola le rito del lavoro nulla si dispone

in ordine alle c.d. "Vicende Anomale" del processo [ S ,

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I & E ] si era posto, in passato, il dubbio se le

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disposizioni dettate al riguardo nel Capo VII del Titolo I del Libro II c.p.c.

dovessero trovare applicazione anche nel processo del lavoro o fossero, al

contrario, incompatibili con la sua struttura e funzione.

Secondo l'opinione prevalente, la risposta più corretta è la prima, in quanto,

come ribadito dal legislatore, la disciplina processuale relativa alle 76

controversie individuali di lavoro si integra con quella del processo

ordinario di cognizione nei limiti della compatibilità di tali disposizioni con Pagina

le peculiarità proprie del rito del lavoro.

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Per quanto concerne la bisogna, innanzitutto,

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distinguere tra:

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comune e concorde di tutte le parti.

Ai sensi dell'art. 296 c.p.c. "

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.

N .

B . si tratta, tuttavia, di una norma totalmente disapplicata poiché nella

realtà non accade mai che le parti si prendano una "pausa di riflessione" che,

oltretutto, nel processo del lavoro, improntato al principio di immediatezza

e concentrazione processuale, non ha senso!

S N è disposta dal Giudice quando egli stesso

 

O

S

P E N

S

I

O

N

E E C E S

S

A R

I

A

o altro Giudice deve risolvere una controversia, dalla cui

definizione dipende la decisione della causa.

In tale ipotesi, il Giudice, quindi, deve prima risolvere una questione c.d.

"Pregiudiziale" prima di poter decidere la causa dinanzi a lui proposta. Si

pensi, a titolo di esempio, al caso in cui sia stata la proposta istanza per la

querela di falso.

S I si verifica in quei casi di in cui il processo

 

O

S

P E N

S

I

O

N

E M P R

O

P R

I

A

è sospeso solo apparentemente, in quanto se ne sospende solo il

regolare cammino, ma il processo continua davanti ad un altro

Giudice il quale deve decidere, in modo esclusivo, su quella

determinata questione sollevata nel corso del giudizio.

Sono esempi di sospensione impropria:

I R G quando è sollevata una

 

L E G O

L

A M E N

T

O D I I

U

R

I

S

D I

Z I

O N

E

questione di giurisdizione, ciascuna parte può proporre il c.d.

"Regolamento di Giurisdizione", per ottenere che la questione sia

immediatamente e definitivamente decisa dalle Sezioni Unite della

Corte di Cassazione. 77

In particolare, il regolamento può essere proposto dal momento in cui è stato Pagina

instaurato il contraddittorio, ossia dopo la notificazione al convenuto del

Ricorso introduttivo e del Decreto di fissazione dell'udienza di discussione.

u n i

v e r s i

t

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b e r o . i

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M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

a v o r

o – G

. T

A R Z I A

Viceversa, il regolamento di giurisdizione non potrà mai essere proposto

quando la causa sia già decisa nel merito in primo grado!

Qualora, dunque, sia stato presentato un Regolamento di Giurisdizione, il

Giudice del Lavoro deve sospendere, con ordinanza non impugnabile, il

processo, a meno che non ritenga che il regolamento sia manifestamente

inammissibile ed infondato.

Spetterà, di conseguenza, alle parti riassumere il processo chiedendo al

Giudice con Ricorso la fissazione di una nuova udienza nel termine perentorio

di 6 mesi dalla comunicazione della sentenza con cui si decidere sul

regolamento, sempre che, la Corte di Cassazione abbia dichiarato la

giurisdizione del Giudice adito.

Inoltre, si precisa che, durante il periodo di sospensione il Giudice del Lavoro

è privato del potere di emanare provvedimenti che, anche in via provvisoria,

incidano sul merito della causa [si pensi, ad esempio, all'ordinanza

provvisionale ex art. 423, comma 2 c.p.c.].

I R C qualora, su istanza di parte o

 

L E G O

L

A M E N

T O D I O

M P E T

E N

Z

A

d’ufficio, venga sollevata una questione di competenza mediante la

proposizione di un "Regolamento di Competenza" il processo deve,

necessariamente, essere sospeso in attesa che la Corte di Cassazione

si pronunci su di esso.

In tali ipotesi, il Giudice del Lavoro, in attesa della pronuncia della Corte di

Cassazione, può soltanto autorizzare il compimento di atti urgenti [c.d. Atti

d’istruzione], ma non può provvedere in alcun modo sul merito della causa.

L Q L C qualora, su istanza

 

A U

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T

I

O

N

E D I E G I

T

T

I

M I

T

À O

S

T I

T

U

Z

I

O N

A L

E

di parte o d’ufficio, si renda necessaria la risoluzione di una

questione di legittimità costituzionale di una legge o di un atto

avente forza di legge, il Giudice, se ritiene che la questione sia

rilevante per la definizione della causa e non manifestamente

infondata, deve, con ordinanza, sospendere il processo e trasmettere

gli atti alla Corte Costituzionale perché su di essi si pronunci. 78

N .

B . Analogamente, il processo è sospeso se il Giudice rimette alla C O

R T

E D

I

G C E la decisione, in via pregiudiziale, delle Pagina

I U S T

I Z I A D

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L

E O

M U N

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À U R O

P E E

questioni relative all'interpretazione dei Trattati o alla validità o

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M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

a v o r

o – G

. T

A R Z I A

all'interpretazione degli atti delle istituzioni comunitarie, così come

espressamente stabilito ai sensi dell'art. 234 del Trattato CE.

§ 39. Interruzione del Processo

Anche l'interruzione rappresenta un arresto temporaneo del processo, ma

determinato dalla necessità di assicurare l'effettività del contraddittorio, a

seguito di eventi che hanno menomato l'attiva partecipazione delle parti,

dei loro rappresentanti legali o dei loro procuratori in giudizio.

In particolare, tali eventi possono riguardare:

la morte della parte o la perdita della sua capacità di stare in giudizio;

 la morte o la perdita della capacità del rappresentante della parte;

 la morte o la radiazione dall'albo o la sospensione del procuratore.

N .

B . non hanno rilievo, invece, ai fini della interruzione, la revoca e la

rinuncia alla procura, nonché la cancellazione volontaria dall'albo del

procuratore!

Importante è stabilire se tali eventi interruttivi del processo si

verifichino prima o dopo la costituzione in giudizio:

Gli eventi interruttivi del processo, in tale

fase, possono riguardare soltanto la parte

del Convenuto.

F A S E P R

E

C

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E

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A L L

A

C

O S T I

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O N E I

N In tal caso, gli eredi o il rappresentante

G

I

U

D I

Z I

O legale del convenuto possono [non debbono]

costituirsi in giudizio con l'osservanza delle

forme e del termine stabilito ai sensi dell'art.

416 c.p.c.

Le cause di interruzione, quali la morte o la

perdita della capacità, che si verificano in un

F A S E S U

C

C

E

S S I V

A momento successivo alla costituzione della

A L L

A

C

O S T I

T U

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O N E I

N parte, operano soltanto se - e dal momento 79

G

I

U

D I

Z I

O in cui - il procuratore le abbia dichiarate in Pagina

udienza oppure notificate nei modi stabiliti

dalla legge alla controparte.

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M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

a v o r

o – G

. T

A R Z I A

N .

B . se l'evento interruttivo riguarda la parte costituita personalmente

l'interruzione del processo si produce immediatamente ed automaticamente!

Infine, si precisa che, in mancanza di prosecuzione, la riassunzione del

processo deve aver luogo con Ricorso - ad opera della parte che ha subito

una delle cause interruttive e che, pertanto, ha diritto a dare un nuovo

impulso al processo - sul quale il Giudice provvede alla fissazione della

nuova udienza ai sensi dell'art. 415 c.p.c.

Diversamente, qualora nessuna delle parti provveda alla riassunzione del

giudizio, il processo si estingue per inattività delle parti!

§ 40. Estinzione del Processo

L'estinzione consiste nella cessazione anticipata del processo per una

causa che ne impedisce la prosecuzione.

Il Codice Civile prevede due casi di estinzione del processo:

R A G questa deve essere fatta dalla

 

I

N

U

N

C I

A A G L

I T

T

I D E L I

U

D I

Z

I O

parte interessata personalmente o per mezzo del procuratore

volontariamente nominato a difenderla.

La rinuncia - dice la legge - deve essere accettata dalle altre parti costituite

che potrebbero avere interesse alla prosecuzione del processo.

Se il Giudice non riscontra alcuna irregolarità dell'atto di rinuncia allora

dichiara estinto il giudizio e pone a carico della parte, che ha richiesto la

rinuncia agli atti, le spese processuali sino ad allora sostenute!

I P questa consiste nella emissione di un atto

 

N

A T

T

I

V I

T

À D E L

L

E A R

T

I

di impulso, che rappresenta l'esercizio di un potere-onere della

parte.

Questa causa di estinzione del giudizio, dipendente dalla inattività delle

parti, in passato, ha sollevato alcuni dubbi motivati dalla presenza, nel rito

del lavoro, del principio dell'impulso d'ufficio. Ebbene, secondo

l'orientamento prevalente, non possiamo dimenticare e non ricordare che,

anche nel processo del lavoro, esistono alcune attività da cui non si può 80

prescindere dall'impulso di parte. Pagina

Analizziamo, quindi, le singole ipotesi di "inattività delle parti" che

conducono ad una dichiarazione di estinzione del giudizio.

u n i

v e r s i

t

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a . m e @

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b e r o . i

t

M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

a v o r

o – G

. T

A R Z I A

Si ha cancellazione della causa dal ruolo e conseguente dichiarazione di

estinzione del giudizio quando:

in caso di contumacia del convenuto, l'attore non provveda ad

 eseguire l'ordine impartitogli dal Giudice di rinnovare la notifica

del Ricorso introduttivo e del Decreto di fissazione dell'udienza di

discussione.

a seguito della sospensione o interruzione del giudizio, la parte

 interessata non provveda alla riassunzione del processo nei termini

stabiliti dalla legge, ovvero non provveda alla riassunzione del

processo davanti al Giudice competente, cui sia stato rimesso, con

sentenza della Cassazione.

N .

B . nel processo del lavoro, a differenza che nel processo civile ordinario

di cognizione, si ritiene, non sia possibile la c.d. " C B " o

O

N

T

U M A C

I A I L

A

T

E R A L

E

anche solo dell'attore.

A tal proposito, piuttosto controverso è il caso per cui si possa procedere

ad una dichiarazione di estinzione del giudizio qualora, a seguito della

mancata comparizione dell'attore all'udienza di discussione ex art. 420

c.p.c., il convenuto non dichiari che si possa proseguire anche in assenza

dell'attore [ in tale ipotesi, si ritiene che la sentenza con cui si dispone la

cancellazione della causa dal ruolo e, quindi, l'estinzione del giudizio sia

impugnabile entro il termine di un anno dalla sua pronuncia, con la

conseguenza che, se il Giudice d'appello riterrà erronea la pronuncia, dovrà

rimettere la causa al Giudice di primo grado].

Infine, nell'ipotesi di " D B " la prevalente giurisprudenza

E S E R Z I O

N

E I L

A T

E R A L

E

ritiene che essa dia luogo agli stessi effetti stabiliti per il processo comune.

In altre parole, in caso di mancata comparizione di entrambe le parti,

all'udienza di discussione, o ad una delle udienze, nelle quali il processo si

svolge, il Giudice dovrà fissare, con Decreto, la data per un'altra udienza e,

se entrambe le parti non compariranno anche a tale udienza egli dovrà

disporre, con ordinanza, la cancellazione della causa dal ruolo, che consente

la riassunzione entro il termine di un anno. 81

Si osservi che: la dichiarazione di estinzione del giudizio è subordinata

all’eccezione della parte interessata. Pagina

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M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

a v o r

o – G

. T

A R Z I A

Ciò vuol dire che, anche nel caso in cui l’estinzione opera di diritto, essa non

è rilevabile d'ufficio, ma deve essere eccepita dalla parte interessata prima

di ogni altra sua difesa. 82

Pagina

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E V – I P

R O V

V

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D

I M

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T I

§ 41. Provvedimenti Ordinatori e Istruttori

Qualora la legge nulla disponga in ordine al provvedimento che deve essere

emanato dal Giudice - come accade, viceversa, per il Decreto di fissazione

dell'udienza [ Cfr. art. 415 c.p.c.] oppure per l’Ordinanza con cui si dispone

l'assunzione dei mezzi di prova [ Cfr. art. 420, comma 5 c.p.c.] - occorre

rifarsi alle norme generali del processo ordinario civile fissate dagli artt.

175 e ss. C.p.c.

Di regola, il Giudice del Lavoro avverte l'esigenza di emettere un

provvedimento che ha la forma e il contenuto della "Sentenza" quando:

 deve "decidere" intorno a diritti soggettivi, poteri oppure obblighi che

sono oggetto di una controversia individuale di lavoro;

 deve rimettere la causa in decisione su una questione ex art. 187 c.p.c.

La sentenza potrà, dunque, essere:

S quando con essa si chiude il giudizio;

 

E N

T

E N

Z

A

D

E F

I

N

I

T I

V A

S N quando la sua pronuncia non è ostativa alla

 

E N

T

E N

Z

A O

N

D prosecuzione del giudizio, in quanto decide

E F

I

N

I

T I

V A soltanto parzialmente il merito della causa.

Viceversa, il Giudice del Lavoro emettere "Ordinanza" quando deve regolare

lo svolgimento del processo. In particolare, si distinguono:

O ne costituiscono un esempio le ordinanze di

 

R

D I

N

A N

Z

E D I 83

rinvio ad una nuova udienza

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a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

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A R Z I A

O ne costituiscono un esempio le ordinanze con

 

R

D I

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Z

E D I cui si dispone l'ammissione o il rigetto delle

C A R

A T

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E

I prove richieste dalle parti

S

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R

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Ai sensi dell'art. 176 c.p.c. si possono, inoltre, distinguere due tipi di

Ordinanze:

O

 R

D I

N

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Z

E I

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E N

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A

O queste ultime, nel rito del lavoro, non sono

 

R

D I

N

A N

Z

E F

U

O R

I

U ammesse in quanto incompatibili con le sue

D I

E N

Z

A caratteristiche tipiche di concentrazione

processuale e di immediatezza.

Sempre l'art. 176 c.p.c. prevede, quanto alle caratteristiche ed

all'efficacia delle ordinanze, che esse:

a. non possono mai pregiudicare la decisione della causa;

b. non possono essere impugnate dalle parti;

c. possono essere sempre modificate o revocate dai Giudici che le

hanno pronunciate.

N .

B . con riferimento al punto c), l'art. 177 c.p.c. individua alcuni tipi di

ordinanze c.d. I I e, pertanto, non ammissibili

R R E

V O

C

A B

I L

I E D M M O

D

I F

I C

A B

I L

I

nell'ambito del processo del lavoro. Esse sono:

le ordinanze che si basano su un accordo intercorso tra le parti in

 materie delle quali queste possono disporre;

le ordinanze per le quali è necessario procedere alla loro

 impugnazione attraverso mezzi di reclamo

§ 42. Provvedimenti di Conversazione del Rito e di Traslazione del

Processo per Incompetenza

Già nel 1942 il legislatore si è trovato di fronte al problema di decidere le

sanzioni, da collegare all'errore, compiuto dalla parte attrice, nella

qualificazione giuridica dell'oggetto del processo e, conseguentemente, 84

nella scelta del rito. Pagina

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M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

a v o r

o – G

. T

A R Z I A

Il problema non era di secondaria importanza poiché se - come sostenuto

da alcuni - la corretta individuazione del rito era da considerarsi come

elemento indispensabile per poter decidere nel merito la controversia, ciò

avrebbe comportato l’invalidità di tutti gli atti compiuti.

Tale soluzione però, venne espressamente scartata dal nostro legislatore,

per ovvie ragioni di economia processuale e, tanto nel Codice del 1942 che

con la successiva modifica del 1973 - in cui, agli artt. 426 e 427 c.p.c., si

riproduce sostanzialmente il contenuto dei previgenti artt. 445 e 446 c.p.c. -

semplifica la disciplina relativa all’errore di rito in un "motivo di mera

conversazione" da un tipo ad un altro, mediante la pronuncia di

un'ordinanza.

In buona sostanza, quindi, si tratta di un errore riparabile, che consente

sempre la prosecuzione del processo nel grado nel quale si trovava al

momento del cambiamento.

Analizziamo adesso le singole ipotesi che si possono verificare:

A . P a s s a g g i

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Ai sensi dell’art. 426 c.p.c. si prevede che:

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r i a .

La norma in esame, che nella sua semplicità sembrerebbe assai chiara, in

realtà pone tutta una serie di dubbi interpretativi.

Innanzitutto, è evidente che l'errore compiuto dalla parte attrice deve

essere rilevato d'ufficio dal Giudice, a prescindere dalla linea difensiva

assunta dal convenuto, in ogni momento sino alla letture del dispositivo della

sentenza che definisce il giudizio. 85

N .

B . nei Tribunali divisi in Sezioni, il "passaggio" dal rito ordinario al rito Pagina

speciale comporta anche il trasferimento della causa alla Sezione del

Lavoro! u n i

v e r s i

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M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

a v o r

o – G

. T

A R Z I A

In tale ipotesi, si ritiene che il passaggio dall'uno all'altro rito non può

avvenire in limine litis, ossia in un momento anteriore alla prima udienza -

in cui non è stato ancora instaurato il contraddittorio e l’audizione delle

parti - con la conseguenza che, se la causa pende davanti ad un magistrato

addetto alla sezione ordinaria, questi, dopo aver segnalato la questione alle

parti, deve disporre con ordinanza la convenzione del rito e rimettere la causa

al capo dell'ufficio per l'assegnazione al Giudice del Lavoro al quale, dunque,

spetterà il compito di fissare l'udienza di cui all'art. 420 c.p.c.

Con la stessa ordinanza, il Giudice dovrà, inoltre, assegnare alle parti un

termine perentorio entro il quale queste dovranno provvedere all'eventuale

integrazione, o meglio al completamento, dei rispettivi atti introduttivi del

giudizio.

A tal proposito, si fa presente che la concessione del termine di cui sopra,

non è diretta a sanare le decadenze già intervenute secondo il vecchio

rito, ma a consentire alle parti di mettersi in regola con le prescrizioni

introdotte col nuovo rito!

Ad esempio, l’eventuale integrazione degli atti introduttivi nei termini

fissati nell’ordinanza di mutamento del rito non consente alle parti la

proposizione di domande nuove già irrimediabilmente precluse in

conseguenza della mancata accettazione espressa del contraddittorio in

ordine ad esse nella fase ordinaria.

Secondo l'orientamento prevalente della dottrina della giurisprudenza

questa ordinanza di mutazione del rito, in quanto tale, ha le stesse

caratteristiche proprie delle Ordinanze Istruttorie. Essa, infatti:

 non può pregiudicare il merito della causa,

non è reclamabile né altrimenti impugnabile;

 può essere modificata o revocata dal Giudice che l'ha emessa [

Cfr. art. 177 c.p.c.].

Tuttavia, si ritiene che la modifica e la revoca dell’ordinanza sarebbero

possibili soltanto sulla base di una valutazione globale della causa - quindi

solo ad istruttoria esaurita - dopo aver provocato tra le parti il

contraddittorio sulla questione. 86

Quindi, dopo aver ascoltato le parti, il Giudice deve pronunciare l’ordinanza Pagina

di revoca e rimettere la causa in decisione, in base al rito legittimo.

u n i

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a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

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A R Z I A

Ulteriore aspetto da evidenziare consiste nel fatto che il legislatore non ha

previsto né la comunicazione, né la notificazione dell'ordinanza di

cambiamento del rito alla parte eventualmente contumace.

Sul punto è intervenuta la Corte Costituzionale nel 1997 che ha dichiarato,

appunto, l'illegittimità della norma sulla base del giusto principio della

Tutela del Diritto di Difesa di cui all'art. 24 della Carta Costituzionale.

B . P a s s a g g i

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Ai sensi dell'articolo 427 c.p.c. si prevede che:

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Come si evince dalla lettura della norma vengono in rilievo due distinte

ipotesi: Se la causa rientra nella competenza del

giudice adito, sebbene promossa nelle forme

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A R Z I A

La norma nel suo primo comma suppone che la causa, riconosciuta come

ordinaria, rientri nella competenza per valore, per materia o secondo i

criteri ordinati della competenza per territorio del Giudice adito.

In tal caso, come previsto a decorrere dal 1° Marzo 2006, il Giudice dovrà

fissare un'udienza di trattazione, nella quale dovrà impostare il prosieguo

del processo secondo il rito ordinario, esercitando tutti i poteri, ed

assegnando i termini previsti dal nuovo testo dell'art. 183 c.p.c.

Trasformato il rito da speciale in ordinario, in buona sostanza, vengono

meno le preclusioni proprie del rito del lavoro, mentre sorgono quelle

oggi sancite per il rito ordinario

Del pari, le prove acquisite col rito speciale avranno l’efficacia consentita

dalle norme ordinarie.

Ne deriva, in altri termini, il divieto, per il Giudice di tener conto, nella

decisione, delle prove estranee al rito ordinario [ad esempio,

dell'interrogatorio libero degli incapaci di testimoniare e delle

informazioni delle associazioni sindacali] e di quelle, previste dalla

normativa ordinaria ma ammesse, d'ufficio o su istanza di parte, fuori dai

limiti stabiliti dal Codice Civile.

N .

B . per il resto, valgono, con i debiti adattamenti, le osservazioni svolte

con riguardo all'ipotesi precedente!

Se la causa, proposta erroneamente nelle

forme del rito del lavoro piuttosto che con rito

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O ordinario, non rientra nella competenza del

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E fissando un termine perentorio non superiore

a 30 giorni per la sua riassunzione

In tale ipotesi, il legislatore ha ritenuto prevalente il problema, relativo alla

scelta del rito, su quello, riguardante la competenza!

La scelta legislativa della forma dell'ordinanza, infatti, non è casuale e, 88

pertanto, appare corretto dedurne che il provvedimento non è impugnabile Pagina

con "Regolamento di Competenza" essendo privo di contenuto decisorio.

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A R Z I A

Tuttavia, la recente giurisprudenza della Corte di Cassazione si è orientata

nel senso, inverso, ossia quello di riconoscere a tale ordinanza natura

sostanzialmente decisoria, ed anche ammettendone l'impugnabilità, con il

Regolamento di Competenza

Se la riassunzione, con rito ordinario, è compiuta dinanzi al Giudice

indicato, entro il termine perentorio fissato dal Giudice del Lavoro, il

processo continua; diversamente esso si estingue!

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Come è noto, la scelta del rito si realizza nel momento iniziale con la

proposizione del Ricorso da parte dell'attore.

Ne consegue che qualora sia promossa una causa di lavoro, con rito

speciale, davanti ad un Giudice del Lavoro territorialmente incompetente, il

Giudice dovrà, non disporre il mutamento del rito, in quanto esattamente

introdotto, ma rimettere la causa al Giudice territorialmente competente

perché la stessa possa essere riassunta dalla parte che vi abbia interesse.

Riguardo i termini stabiliti dalla norma si osserva, per quel che riguarda il

Convenuto, che l’eccezione può considerarsi tempestivamente sollevata

solamente se la memoria di costituzione sia stata depositata almeno dieci 89

giorni prima dell’udienza. Pagina

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A R Z I A

Se questo termine è rispettato, l’eccezione rimane definitivamente acquisita

al processo: anche se il Giudice non proceda immediatamente alla sua

decisione, la parte, infatti, potrà farla valere fino alla discussione finale e,

occorrendo, anche nei successivi gradi di giudizio.

Per quel che concerne invece il Giudice, la giurisprudenza della Suprema

Corte sembra essersi assestata nel senso di ritenere che il generico

riferimento dell’art. 428 all’udienza di cui all’art. 420 debba essere inteso

nel senso che il termine ultimo per il Giudice è rappresentato dal momento

in cui esso ammette i mezzi istruttori.

È pacifico che il provvedimento adottato in tal caso dal Giudice abbia la

forma della Sentenza. Contro la sentenza la parte interessata può proporre

Regolamento Necessario di Competenza ex art. 42 c.p.c..

Il termine per proporre il regolamento, come anche il termine per la

riassunzione della causa davanti al Giudice indicato come competente,

decorre non già dal giorno della lettura del dispositivo, bensì da quello della

comunicazione alla parte dell’avvenuto deposito della motivazione.

Una volta riassunto il processo davanti al Giudice territorialmente

competente, si producono tutti gli effetti della c.d. Traslatio Iudicii, nel

senso che la fase di giudizio davanti al Giudice competente deve considerarsi

come prosecuzione della fase svoltasi davanti a quello dichiaratosi

incompetente con tutte le relative conseguenze in tema di preclusioni.

Così, ad esempio, il convenuto che non abbia tempestivamente eccepito la

prescrizione in sede di costituzione davanti al Giudice originariamente

adito, non potrà più sollevarla innanzi al Giudice della riassunzione.

L’inosservanza del termine perentorio fissato dal Giudice dichiaratosi

incompetente per la riassunzione comporta l’estinzione del giudizio la

quale, pur operando di diritto, deve essere eccepita dalla parte che ne abbia

interesse prima di ogni altra difesa ai sensi dell’art. 307, ultimo comma,

c.p.c., non potendo invece essere rilevata d’ufficio dal Giudice innanzi al

quale il processo sia stato tardivamente riassunto.

Conseguentemente, nel caso in cui l’estinzione non sia stata

tempestivamente eccepita, l’irritualità della riassunzione resta priva di 90

effetto ed il giudizio prosegue regolarmente. Pagina

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§ 43. La Decisione di Questioni Pregiudiziali

Ai sensi dell’art. 420, comma 4 c.p.c. si prevede che:

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.

La norma disciplina due ipotesi diverse tra loro:

la prima è quella che riguarda l’eventualità in cui la causa possa

 essere decisa, all’esito dell’interrogatorio libero, senza necessità

di alcuna attività istruttoria.

È questo il caso in cui i fatti siano pacifici tra le parti e si tratta

semplicemente di valutarli sul piano giuridico Difetterà, pertanto, la fase

istruttoria e si passerà direttamente a quella della discussione e

decisione.

l’altra ipotesi contemplata dalla norma è quella in cui, prima di

 procedere all’accertamento dei fatti in contestazione tra le

parti, occorra valutare la fondatezza di questioni attinenti:

alla Competenza del giudice adito;

 alla Giurisdizione del giudice ordinario;

 ad altre Pregiudiziali quali, ad esempio, alla legittimazione

 ad agire, alla capacità e rappresentanza processuale o alla

litispendenza (art. 39 c.p.c.).

Trattasi delle c.d. “ Q P R ” , concernenti quegli aspetti

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puramente e semplicemente processuali che sono introdotti da una

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Si pensi al caso in cui il Giudice, su istanza del convenuto o ex ufficio, ritenga

di essere carente di Giurisdizione, essendo la causa devoluta alla 91

giurisdizione del Giudice Amministrativo oppure al caso in cui egli si ritenga Pagina

Incompetente per Territorio.

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Ma accanto alle Questioni Preliminari di Rito bisogna, inoltre, non

dimenticare di rilevare anche le c.d. “ Q M ” , ossia quelle

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questioni introdotte da una "

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hanno carattere preliminare rispetto all'oggetto specifico della

domanda.

Si pensi, ad esempio, alla c.d. Eccezione di Prescrizione con cui il debitore

convenuto non contesta la fondatezza del diritto di credito avanzata

dall'attore, ma contesta puramente e semplicemente il trascorrere del

tempo che in base alla legge ha fatto prescrivere il diritto oggetto della

domanda attrice.

Una interpretazione, fedele al dettato della norma e, al contempo,

sistematica, porta a ricollegare l'art. 420, comma 4, con gli artt. 187 e 279

c.p.c. relativi alle disposizioni per il processo ordinario, dinanzi al Tribunale in

Composizione Collegiale, sebbene con evidenti differenze.

Dunque, qualora sorgano questioni di Giurisdizione, di Competenza ovvero

di altre Questioni Pregiudiziali o Preliminari attinenti al processo, ed il

Giudice del Lavoro le ritenga fondate egli deve risolverle immediatamente

con sentenza, definitiva o non definitiva.

In particolare, qualora il Giudice del Lavoro rigetti l'eccezione pregiudiziale

di merito o quella preliminare di merito, non definendo di conseguenza il

giudizio, pronuncia una sentenza non definitiva, e con ordinanza impartisce

i necessari provvedimenti per l'ulteriore istituzione e prosecuzione della

causa.

§ 43 bis. L'accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validità ed

interpretazione dei contratti e accordi collettivi

Si tratta di un procedimento particolare, creato nel 1998 per le sole

controversie del pubblico impiego privatizzato e successivamente esteso in

maniera parziale, nel 2006 con l'introduzione dell'art. 420 bis c.p.c., a tutte

le controversie di cui all'art. 409 c.p.c.

Ai sensi dell'art. 64 del Testo Unico n. 165 del 2001 rubricato

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Come si intuisce, dal dettato della norma, la legge prevede la possibilità di

una temporanea sospensione della causa onde consentire alle parti

collettive contraenti la ricerca di un accordo sull'interpretazione autentica

del contratto, ovvero sulla modifica della clausola controversa.

Ne consegue che, se: In tal caso, l’accordo così raggiunto è destinato a

sostituire, ai sensi dell'art. 49, D.lgs. 165/2001,

l'accordo precedente con valenza ex tunc e ad esso il

Giudice dovrà conformarsi nel pervenire alla

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D O questione è sorta.

Il testo dell'accordo è trasmesso, a cura dell'ARAN,

alla cancelleria del Giudice procedente, la quale

provvede a darne avviso alle parti almeno 10 giorni

prima dell'udienza.

Ma la funzione compositiva dell'eventuale accordo è destinata ad

espandersi ben oltre i confini della singola controversia originaria, giacché 93

la prevista sostituzione del vecchio testo (controverso) con la nuova Pagina

clausola interpretativa conferisce a quest'ultima tutti i caratteri tipici del

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A R Z I A

contratto collettivo del settore pubblico, ossia l’applicabilità generalizzata e

l’inderogabilità.

N .

B . i Giudici di qualunque controversia relativa all'applicazione del

medesimo contratto collettivo saranno, dunque, vincolati all'applicazione

del rinnovato assetto negoziale e la questione potrebbe tornare ad essere

oggetto di controversia non per rimettere in discussione il primato della

clausola nella formulazione uscita dal nuovo negoziato, ma solo qualora si

ritenesse che essa o non abbia chiarito i dubbi, ovvero ne abbia creato di

nuovi. In tal caso, se l’accordo non si raggiunge entro 90

giorni dalla comunicazione all'ARAN dell'ordinanza del

Giudice del Lavoro la procedura si intende conclusa.

A questo punto, il Giudice decide con sentenza sulla

sola questione, impartendo distinti provvedimenti per

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I l'ulteriore istruzione o, comunque, per la prosecuzione

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G E della causa.

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D O La sentenza, non definitiva, è impugnabile soltanto con

Ricorso immediato per Cassazione, proposto nel

termine di 60 giorni dalla comunicazione dell'avviso di

deposito della sentenza.

Il deposito nella cancelleria del Giudice davanti a cui

pende la causa di una copia del Ricorso per Cassazione,

dopo la notificazione alle altre parti, determina la

sospensione del processo .

La Corte di Cassazione, quando accoglie il Ricorso rinvia la causa allo stesso

Giudice che ha pronunciato la sentenza cassata.

La riassunzione della causa può essere fatta da ciascuna delle parti entro il

termine perentorio di 60 giorni dalla comunicazione della sentenza di

Cassazione.

N .

B . in caso di estinzione del processo, per qualsiasi causa, la sentenza

della Corte di Cassazione conserva i suoi effetti. 94

L’art. 64, comma 5 T.U. n. 165 del 2001 dispone, inoltre, con una pesante Pagina

prevalenza degli interessi delle parti sindacali rispetto a quelli individuali

che: u n i

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Come prima ricordato, la pronuncia della Suprema Corte ha un'efficacia

vincolante che trascende la singola lite. Tuttavia, il legislatore del 2001 ha

previsto all'art. 64, commi 6 e 7 del Testo Unico n. 165 che:

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In altre parole, i Giudici del Lavoro, che non intendono uniformarsi alla

pronuncia della Suprema Corte possono emettere sentenza non definitiva,

contro la quale le parti, l'ARAN o le associazioni firmatarie potranno

ricorrere dinanzi alla stessa Cassazione.

Come ricordato all'inizio di paragrafo, il D. Lgs. n 40 del 2006 ha esteso a

tutte le controversie di lavoro l'istituto appena esaminato, in una versione

semplificata, mediante l'inserimento nel codice di rito dell'art. 420 bis,

rubricato: "

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La norma così dispone: u n i

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N .

B . la recente giurisprudenza considera applicabile la procedura in esame

soltanto ai giudizi di primo grado e non anche in appello in quanto

l'accertamento pregiudiziale dovrebbe avvenire prima dell'espletamento

della fase istruttoria e perché, in caso contrario, non avrebbe senso la

limitazione dell’impugnazione al solo Ricorso immediato per Cassazione.

Infine, il quadro normativo deve essere completato tenendo conto che,

come previsto dal legislatore del 2006, “ a l

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” , i quali fanno esplicito

riferimento:

al prosieguo della lite dopo la sentenza della Cassazione;

 all’efficacia espansiva della sentenza della Suprema Corte;

 alla condanna alle spese per la parte soccombente.

Come è possibile osservare, il legislatore omette palesemente di richiamare

anche il comma 5 dell'art. 64, il ché lascia intendere che, p e r l e c

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§ 44. L'Ordinanza di Pagamento delle Somme Non Contestate

Il Giudice del Lavoro, oltre che a risolvere con sentenza le questioni

pregiudiziali, può emanare, nel corso del processo, in forma di ordinanza,

provvedimenti che incidono sul merito della causa.

Ai sensi dell'art. 423, commi 1 e 3 c.p.c. si prevede che:

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Legittimata, dunque, a richiedere l'ordinanza di pagamento di somme non

contestate, con apposita istanza, formulata nell'atto introduttivo del

giudizio o in seguito, anche verbalmente, all'udienza di discussione, è la

"parte" genericamente intesa, ossia tanto il lavoratore quanto anche il

datore di lavoro.

Quanto al contenuto dell'ordinanza è chiaro che essa può disporre

soltanto il pagamento di somme e, pertanto, può trovare luogo soltanto

nelle controversie che abbiano, in tutto o in parte, natura pecuniaria.

Nonostante la dizione legislativa "in ogni stato del giudizio" l'ordinanza

non può essere pronunciata prima che la non contestazione abbia potuto

verificarsi e, quindi, prima della scadenza del termine per la costituzione in

giudizio del convenuto.

Da tale momento in poi, il provvedimento potrà essere emesso, ovviamente

in udienza, in qualsiasi momento della fase di discussione. Al contrario, non

potrà essere emanato durante la sospensione o l'interruzione del processo,

per il generale disposto degli artt. 298 e 304 c.p.c.

Quanto alla formula normativa "somme non contestate" essa si riferisce al

fatto che la parte ammette, in tutto o, più probabilmente, in parte, il debito 97

di somma asserito dalla controparte: ammissione che può essere sia esplicita Pagina

o implicita, purché non equivoca!

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A R Z I A

È, dunque, su questa non contestazione del diritto ad una somma di danaro,

vantato dalla controparte, che si fonda l'ordinanza di pagamento, la quale

prende atto dell'accordo tra le parti sull'esistenza del debito e come tale ha

una base negoziale.

L'art. 423, comma 1 c.p.c. dichiarando che la non contestazione deve

provenire dalla parte, genericamente intesa, ha fatto sorgere non pochi

dubbi interpretativi sulla eventualità di una contumacia della parte contro

cui è richiesta l'ordinanza.

Secondo alcuni Autori, infatti, all’inerzia della parte non può essere attribuito

alcun significato implicito di riconoscimento delle ragioni avversarie, né può

conseguire una sorta di meccanismo sanzionatorio o punitivo di carattere

processuale che determini una ficta confessio a carico del contumace.

È necessario, quindi, ricollegare la non contestazione del debito non solo alla

presenza della parte ma anche ad un comportamento attivo nel giudizio di

essa!

Chiariamo, infine, che l'ordinanza di pagamento delle somme non

contestate:

non è revocabile, poiché l'art. 177 c.p.c. non può applicarsi ai

 provvedimenti ordinatori che definiscono, anche parzialmente il

giudizio;

non è impugnabile in alcun modo neppure con il Ricorso per

 Cassazione ex art. 111 Cost., perché non ha contenuto decisorio.

§ 45. L'Ordinanza Provvisionale

Ai sensi dell’art. 423, comma 2 c.p.c.

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La ratio della disposizione è quella di consentire alla parte di ottenere nel 98

più breve tempo possibile il pagamento di somme che, perché Pagina

sufficientemente provate prima ancora dell’esaurimento della istruttoria su

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A R Z I A

altre questioni oggetto della controversia, appare sicuro che le spettino,

evitando così di dover attendere l’esaurimento del processo.

L'ordinanza in esame, nel processo del lavoro:

è ammessa esclusivamente a favore del lavoratore;

 non richiede un accertamento pieno, bensì sommario,

 dell'esistenza del diritto di credito e della quantità dovuta, come

parte di quella che sarà poi definitivamente liquidata;

è emessa a titolo provvisorio, pertanto, essa è irrevocabile con la

 sentenza che decide la causa.

Proprio l'esclusione di una immediata impugnazione dell'ordinanza

provvisionale ha sollevato dubbi di conformità ai dettami della Carta

Costituzionale, ed in particolare agli artt. 24 e 111 Cost.

Ci si è chiesti, infatti, se fosse ammissibile una norma che sottrae alla parte

soccombente, per tutta l'ulteriore durata del processo, qualunque

impugnazione contro un provvedimento, che incide intanto, e con forza

esecutiva, nella sua sfera giuridica.

In questa prospettiva, le predette garanzie costituzionali non sembrano

essere assicurate neppure dalla probabile revoca dell'ordinanza in corso di

causa, considerando che tale revoca è ammessa soltanto, come dice la

norma, con la sentenza definitiva che chiude il giudizio!

Emanata dalla sentenza, infatti, essa potrà essere impugnata, anche per la

parte nella quale si limita a confermare l'ordinanza: è questa, allo stato

attuale, l'unica possibilità, tra l'altro posticipata ed indiretta, contro

l'ordinanza provvisionale.

§ 46. L'ordinanza di reintegrazione nel posto di lavoro

Ai sensi dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, il Giudice, dopo aver

dichiarato, con sentenza, nullo o inefficace il licenziamento "ordina al datore

di lavoro, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro".

Inoltre, il Giudice dopo aver dichiarato provvisoriamente esecutiva la

sentenza, prevede la possibilità di un'anticipazione di tale provvedimento, 99

con ordinanza, limitatamente all'ipotesi in cui il licenziamento si Pagina

riferisca a dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali ex artt. 19 e

22 dello Statuto. u n i

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In tale ipotesi, l'art. 18, comma 4, dello Statuto dei Lavoratori prevede che:

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N .

B . per quanto concerne la forma ed il termine di proposizione del reclamo,

l'instaurazione del contraddittorio scritto e la decisione in Camera di

Consiglio con ordinanza si applicano le disposizioni di cui all'art. 178, commi

3, 4 e 5 c.p.c.!

§ 47. La Sentenza Definitiva: Pronunciata e Deposito

Le peculiarità del rito del lavoro - ed in particolare l'applicazione dei

principi di immediatezza e concentrazione - emergono chiaramente anche

nella fase finale del giudizio di primo grado.

Nel processo civile ordinario - in base al quadro legislativo vigente nel

1973 ed anche successivamente all’introduzione della Novella del 1990 - il

Giudice, dopo aver dichiarato chiusa l'istruzione, invita le parti a formulare

nella stessa udienza o in un'udienza successiva le conclusioni che intendono

sottoporre alla sua decisione e successivamente procede alla discussione

della causa che sarà decisa con sentenza, depositata in cancelleria entro 15

giorni dalla discussione.

Come si può notare, nei procedimenti a cognizione ordinaria la decisione e,

dunque, l’emissione della sentenza non avviene contestualmente, ma in due

momenti distinti e cronologicamente successivi! 100

Diversamente, nel processo del lavoro, ai sensi dell'art. 429, comma 1 c.p.c.

si prevede che: Pagina

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Come è possibile osservare dalla lettura della norma, il legislatore del 1973

si preoccupò di evitare i c.d. "Tempi Morti" tra la discussione finale, ad opera

delle parti, e la decisione con cui si conclude il giudizio!

In altri termini, in tutti i casi in cui il Giudice ritiene matura la causa per la

decisione egli invita le parti alla discussione orale - al termine della quale

ciascuna parte dovrà precisare le proprie conclusioni - e nella stessa

udienza pronuncia la sentenza, dando lettura del dispositivo, ossia delle

decisioni finali che il Giudice abbia inteso prendere in merito alle domande

e/o alle eccezioni allegate da ciascuna parte.

Tuttavia, l'art. 429, comma 2 c.p.c. introduce a questo rigoroso regime un

importante temperamento prevedendo, infatti, che:

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È da notare come la c.d. "pausa di riflessione" è in ogni caso subordinata

congiuntamente ad una valutazione di necessità da parte del Giudice

nonché alla espressa richiesta di almeno una delle parti, il ché lascia intuire

come il differimento dell'udienza sia puramente e semplicemente

eventuale!

Quindi, ai sensi del successivo art. 430 c.p.c. si prevede, inoltre, che:

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.

Il termine di cui all'art. 430, in cui il Giudice deve depositare la sentenza,

completa di motivazione, nella cancelleria del Tribunale territorialmente 101

competente si ritiene sia un termine ordinatorio. La violazione del termine

per il deposito della sentenza, sebbene non espressamente sanzionato con la Pagina

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A R Z I A

nullità dell’atto, non è privo di conseguenze, in particolare, sotto il profilo

della esecutività [ Cfr. § n. 49]

Si osservi, infine, un frazionamento della decisione in due distinti atti:

1. I D pronunciato in udienza;

L I S

P O

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I

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I

V O

2. L S depositata in cancelleria e comprensiva sia del

A E N

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E N

Z A

dispositivo sia delle motivazioni.

L'autonomia strutturale del dispositivo comporta che:

 esso deve essere sottoscritto dal Giudice e dalle parti ed unito agli

altri atti del processo;

 è irrevocabile per il Giudice che l’ha pronunciato;

 deve contenere l'individuazione del Giudice, delle parti e del

contenuto della decisione.

È opportuno rilevare come i vizi del dispositivo non possono essere

"corretti" nella sentenza depositata, ma questi si riflettono su di essa e

possono essere, pertanto, motivi di impugnazione.

Per di più, è importante rilevare la netta prevalenza del dispositivo sulla

sentenza depositata in caso di contrasto tra l'uno e l'altra.

In altri termini, il dispositivo letto in udienza prevale sull'eventuale

dispositivo difforme riportato nella sentenza stessa dopo il suo deposito in

cancelleria, con la conseguenza che, qualora la sua motivazione non risultasse

coerente con il dispositivo letto in udienza, la sentenza sarebbe da

considerarsi nulla.

§ 48. Contenuto della Sentenza; Rivalutazione Monetaria e Liquidazione

Equitativa

La sentenza di primo grado emessa dal Giudice del Lavoro a conclusione del

giudizio può essere:

di A della domanda;

 C C O

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di R della domanda.

 I

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In particolare, la sentenza di accoglimento della domanda può essere: Pagina

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A R Z I A

Con essa il Giudice, su domanda di parte, si limita

puramente e semplicemente ad accertare l'esistenza di

S

ENTENZA DI un determinato rapporto giuridico esistente tra le parti

A

CCERTAMENTO in lite, senza, tuttavia, emettere alcun provvedimento di

condanna nei riguardi di una di esse.

E Il Giudice accerta la presenza di un determinato rapporto di

S

E M P I

O lavoro subordinato e di determinate mansioni svolte dall'attore

Tizio a favore del convenuto Caio senza, tuttavia, condannare quest'ultimo

al pagamento a favore del primo di quella maggiore retribuzione che gli

spetterebbe per l'opera compiuta in quanto su tale aspetto economico nulla

è stato espressamente richiesto dall'attore nella proposizione della propria

domanda giudiziale! Con essa il Giudice, su domanda di parte, statuisce una

S

E N

T E N

Z A modificazione della situazione giuridica preesistente

C O

S

T I T U T

I V

A tra le parti processuali.

Con essa il Giudice, su domanda di parte, condanna la

parte soccombente all'adempimento di una data

S

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Z A D I prestazione a favore della parte vittoriosa.

C O

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N

A Tali tipi di provvedimento costituiscono presupposto

per l'esecuzione forzata quando contengono in sé

efficacia esecutiva.

La normativa speciale si occupa esclusivamente del contenuto delle

sentenze di condanna a favore del lavoratore, per regolarne due aspetti

essenziali:

L R M C ;

 A I

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Ai sensi dell'art. 429, comma 3 c.p.c. si prevede infatti che:

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L'art. 150 disp. att. c.p.c. ha, inoltre, aggiunto che:

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.

La formulazione della norma ha fatto sorgere numerosi problemi ed ha dato

luogo a vari interventi della Corte Costituzionale la quale ha, tuttavia,

immediatamente ed opportunamente sancito la legittimità della norma!

Analizzando, passo passo la lettera della disposizione in esame è possibile

osservare che:

La rivalutazione monetaria è espressamente sancita solo a favore

 del lavoratore - sia egli prestatore di lavoro subordinato, privato o

pubblico sia egli prestatore di lavoro parasubordinato - per crediti di

lavoro.

Quest'ultima espressione "crediti di lavoro" si riferisce, come è ormai

pacificamente ritenuto in giurisprudenza, a tutti quei crediti che possono

sorgere nell'ambito dei rapporti individuati dall'art. 409 c.p.c. e, più

precisamente, non solo a quelli di natura meramente retributiva, ma ad ogni

credito che sia in diretta relazione causale con il rapporto di lavoro quali, ad

esempio, quelli relativi:

al risarcimento del danno per licenziamento illegittimo;

 oppure

al risarcimento del danno alla salute per violazione dell'art. 2087 c.c.

La rivalutazione ha luogo ogni qualvolta il Giudice emani sentenza

 di condanna al pagamento.

La formula legislativa lascia, dunque, intendere che il Giudice debba

procedere al calcolo della svalutazione anche quando:

a. determini il credito del lavoratore ai fini della 104

compensazione, di fronte all'eccezione ed alla domanda Pagina

riconvenzionale del datore di lavoro;

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A R Z I A

b. emani, al di fuori del processo, provvedimenti di eguale funzione

(di condanna) quali, ad esempio, un Decreto Ingiuntivo.

Il Giudice, con la sentenza con cui condanna il datore al pagamento del

 credito di lavoro, deve, in aggiunta, condannarlo al pagamento degli

interessi legali ed al risarcimento del danno da svalutazione.

Si osservi al riguardo che: la liquidazione al maggior danno sofferto dal

lavoratore, così come pure agli interessi legali, sono liquidati d'ufficio da

parte del Giudice, senza che vi sia stata necessariamente alcuna richiesta

esplicita sul punto da parte del lavoratore nel proprio atto introduttivo del

giudizio e, dunque, in deroga al principio della domanda.

Sempre con riferimento al c.d. "maggior danno da svalutazione" in

 dottrina e in giurisprudenza si sono sollevate vivaci dispute che

hanno portato all'elaborazione di varie Tesi.

T . 1 T . 2

E S

I N E S

I N

Il lavoratore è tenuto a fornire la Il lavoratore è esonerato dalla

prova del maggior danno subito prova del maggior danno da

avvalendosi, al riguardo, anche di svalutazione soltanto quando si è

presunzioni semplici, ma soltanto alla presenza di crediti di lavoro i

quando l'ammontare del credito o quali hanno la funzione in concreto

altre circostanze facciano di assicurare al lavoratore e alla

ragionevolmente presumere la propria famiglia un'esistenza libera

destinazione del denaro al e dignitosa; in tutti gli altri casi,

sostentamento del lavoratore. invece, il lavoratore è tenuto a dare

la prova del maggior danno subito.

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A R Z I A

Infine, per quel che concerne la liquidazione d'ufficio, degli interessi legali

la giurisprudenza sembra essersi consolidata nel ritenere che essi vadano

calcolati sul credito capitale rivalutato, con cadenza periodica dal

momento dell'inadempimento sino a quello del soddisfacimento del

creditore.

Passando adesso all'ulteriore aspetto della L E

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P l'art. 432 c.p.c. recita che:

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La norma in esame che riguarda la quantificazione del credito come

corrispettivo della prestazione di lavoro conferisce al Giudice il potere di

determinare la somma dovuta utilizzando il criterio equitativo.

Come si ricava dalla lettura della norma il suo ambito di operatività è

chiaramente limitato ai processi, nei quali debba pronunciarsi una

condanna pecuniaria a favore del lavoratore e quando il corrispettivo del

lavoro non possa determinarsi in altro modo.

La liquidazione equitativa, infine, può essere operata dal Giudice anche

d'ufficio e senza che ciò apporti alcuna deroga al principio della domanda

poiché tale liquidazione si basa sulla pretesa proposta dal lavoratore, in

quanto attore, nel Ricorso introduttivo del giudizio o, in quanto convenuto,

nella propria Domanda Riconvenzionale.

§ 49. Esecutività della Sentenza

Nel 1973, al momento dell'entrata in vigore del nuovo processo del lavoro,

nel processo ordinario la regola generale, in tema di esecutorietà della

sentenza, era quella per cui "le sentenze di primo grado non erano esecutive,

in pendenza del termine per l'appello salvo che, in presenza di specifici

presupposti, non fossero state dichiarate provvisoriamente esecutive dal

Giudice che le aveva emanate". 106

Diversamente, nel processo del lavoro, l'art. 431, comma 1 c.p.c. stabiliva

che: Pagina

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La indubbia situazione di favore per il lavoratore-creditore rispetto a tutti

gli altri creditori sollevò una legittima "questione" di discriminazione alla

quale pose, però, rimedio la Novella del 1990 la quale, come è noto, elevò a

regola generale, anche nel processo ordinario civile, l’esecutività della

sentenza di primo grado.

Al tempo stesso, il legislatore del ‘90 ritenne, inoltre, di dover equiparare

sullo stesso piano del lavoratore anche la sua legittima controparte

introducendo all'art. 431 due nuovi commi che sanciscono, in particolare, la

provvisoria esecutività anche per le sentenze di condanna a favore del

datore di lavoro.

Da un più attento esame dell'art. 431 c.p.c. è possibile osservare che:

L’esecutorietà della sentenza ex art. 431, comma 1 c.p.c. soffre di un

 duplice limite:

essa è attribuita alle sentenze di condanna emanate a favore

 del lavoratore e non anche pronunciate contro di lui;

esse hanno ad oggetto solo sentenze di condanna per crediti

 dovuti, a qualsiasi titolo, a favore del lavoratore.

Al fine di accelerare la soddisfazione coattiva dei crediti di lavoro, la

 legge attribuisce la qualità di "titolo esecutivo" anche al semplice

dispositivo, letto in udienza dal Giudice del Lavoro a chiusura del

procedimento di primo grado. In particolare:

il dispositivo ha efficacia provvisoria in quanto consente di

 procedere all'esecuzione soltanto in pendenza del termine per il

deposito della sentenza, ossia nel termine di 15 giorni dalla sua

pronuncia;

la mancata integrazione del dispositivo con la motivazione

 107

non toglie ad esso efficacia di titolo esecutivo poiché Pagina

pronunciando condanna esso ha già irrevocabilmente stabilito il

diritto della parte istante a procedere all'esecuzione forzata che,

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A R Z I A

in tutti i casi, non potrà essere iniziata o proseguita finché non

sia depositata la sentenza completa di tutti i suoi elementi [e,

dunque, anche di motivazione];

il dispositivo che sia utilizzato come titolo esecutivo quando la

 sentenza, nel suo testo integrale, è stata depositata, nella

cancelleria del Tribunale territorialmente competente, perde

efficacia esecutiva ed espone colui che se ne è servito ad una

opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., per irregolarità

formale del titolo;

il dispositivo notificato in forma esecutiva entro il termine di

 15 giorni dalla pronuncia della sentenza è da questa

perfettamente sostituito, dopo l'avvenuto deposito in

cancelleria, senza bisogno di alcuna interruzione del

procedimento esecutivo, a condizione che, la sentenza nel suo

testo integrale sia depositata entro il termine perentorio di 90

giorni oltre i quali, secondo le regole del processo esecutivo, si

andrebbe incontro a caducazione degli atti compiuti sulla base

del dispositivo.

Con riguardo alle sentenze che pronunciano condanna a favore del

 datore di lavoro, ex art. 431, comma 5 c.p.c., si ritiene che il

mancato richiamo alla possibilità di utilizzare il dispositivo, letto

in udienza, come titolo esecutivo sia rimasto a vantaggio esclusivo

del lavoratore e non anche del datore di lavoro;

Viceversa, l'esplicito e generico riferimento, contenuto all'art. 431,

 comma 5 c.p.c., alle sentenze che pronunciano condanna, senza,

cioè, alcuna menzione per i crediti di lavoro, di cui al comma 1 della

stessa norma, sembrerebbe, inspiegabilmente, negare la

provvisoria esecutorietà alle sentenze di condanna a favore del

lavoratore non aventi ad oggetto crediti.

L'orientamento giurisprudenziale prevalente è, tuttavia, orientato nel senso 108

che anche le sentenze di condanna a favore del lavoratore che non siano già

esecutive, in forza di norme speciali dovranno, in tutti i casi, ritenersi Pagina

esecutive per effetto della regola generale di cui all'art. 282 c.p.c. con la

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A R Z I A

conseguenza che, in tale ipotesi, anche il lavoratore dovrà attendere il

deposito della sentenza completa per poter disporre del titolo esecutivo!

§ 50. Sospensione dell'esecuzione

Ai fini della sospensione dell'esecuzione occorre distinguere a seconda che

la sentenza di condanna sia pronunciata a favore del:

avente ad oggetto crediti di lavoro

L oppure

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, l'art. 431, commi 3 e 4 c.p.c. prevede

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espressamente che:

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.

Per l'analisi della normativa in esame appare doverosa un'integrazione

della stessa con le disposizioni contenute agli artt. 283 e 351 c.p.c.

Dalla lettura combinata di queste norme, infatti, è possibile osservare che:

La sospensione può essere richiesta, soltanto su istanza di parte,

 "con impugnazione principale o con quella incidentale";

Competente a decidere, con ordinanza non impugnabile, la

 sospensione dell'esecuzione è il Giudice di Appello, il quale decide, in

Camera di Consiglio, in Composizione Collegiale. 109

N .

B . tuttavia, qualora il datore di lavoro, non possa attendere l'udienza di Pagina

discussione, ai sensi dell'art. 351, commi 2 e 3 c.p.c. egli è autorizzato a

chiedere, mediante Ricorso al Presidente del Collegio, che venga ordinata la

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A R Z I A

comparizione delle parti dinanzi al Collegio in Camera di Consiglio, affinché si

provveda su istanza di sospensione.

Il Giudice di Appello ha il potere, come accade nel rito ordinario, di

 sospendere sia l'efficacia esecutiva della sentenza di condanna

pronunciata in primo grado, sia l'esecuzione eventualmente già

iniziata, in quanto la sospensione investe, appunto, anche

l'esecutività della sentenza.

Il Giudice di Appello non può, ai fini della sospensione dell'esecuzione,

 deliberare la fondatezza dell'impugnazione, ma egli deve, puramente

e semplicemente, valutare se dall'esecuzione possa derivare, al

datore di lavoro soccombente, un "gravissimo danno".

L'opportuna previsione di autorizzare la sospensione parziale

 dell'esecuzione, autorizzata sino ad una somma pari ad € 258,23,

consente, infatti, di poter eliminare quel "gravissimo danno" che

potrebbe derivare per il datore di lavoro soccombente!

Qualora l'esecuzione sia iniziata prima della notificazione della

 sentenza, ovvero sulla base del solo dispositivo letto in udienza al

termine del giudizio di primo grado, l'appello può essere proposto

con riserva dei motivi.

N .

B . la previsione in esame trova la sua giustificazione nel fatto che la parte

soccombente, ignorando la motivazione della sentenza non ancora

pubblicata, chiede, con apposita istanza, inserita nel Ricorso contenente

l’appello con riserva, non una trattazione del merito della questione, bensì

la semplice sospensione dell'esecuzione …

Con riguardo alle S

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, si è già detto [Cfr. § 49], come anch’esse, pur

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nel silenzio dell’art. 431 c.p.c., sono da ritenersi provvisoriamente

esecutive!

Per quanto attiene, invece, il regime della loro sospensione esso si 110

individua nel disposto degli artt. 283 e 351 c.p.c. Pertanto se ne ricava

che: Pagina

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A R Z I A

per esse può sempre essere richiesta sia la sospensione

 dell'efficacia esecutiva, sia la sospensione dell'esecuzione;

contro di esse - non rientrando nell'ambito di applicabilità dell'art.

 431, comma 2 c.p.c. - non è possibile proporre Appello con

Riserva di Motivi.

Infine, con riferimento alle S

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, la legge prevede che:

L

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per esse è escluso l'appello con riserva di motivi, in quanto il

 dispositivo può essere provvisoriamente esecutivo soltanto in

favore del lavoratore;

l'eventuale istanza di sospensione deve essere proposta con

 l'impugnazione principale o con quella incidentale, ossia

contestualmente al deposito del Ricorso o della Memoria;

la sospensione sia dell'efficacia esecutiva, sia dell'esecuzione può

 essere disposta soltanto in presenza di gradi e fondati motivi,

anche in relazione alla possibilità di insolvenza di una delle parti;

il lavoratore soccombente può rivolgersi al Giudice di Appello

 prima che l'esecuzione sia iniziata, ed in particolare prima di aver

subito il pignoramento.

È da segnalare, infine, che a norma dell’ultimo comma dell’art. 431 c.p.c,

così come inserito dalla Legge n. 183 del 2011:

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§ 51. Applicabilità delle norme generali sulle Impugnazioni

La Novella del 1973 non contenendo regole di portata generale sulle

impugnazioni delle sentenze lascia intendere che le disposizioni sulle

"Impugnazioni in Generale" sancite agli artt. 323 e ss. c.p.c. sono

applicabili anche al rito del lavoro, così come per quello ordinario.

§ 52. Caratteri fondamentali dell'appello nel rito del lavoro

Il giudizio di appello nel processo del lavoro è disciplinato negli artt. 433-

441 c.p.c. con disposizioni autonome ed in parte con rinvii alle norme del

procedimento di primo grado.

Sino alla Novella del 1990 notevoli erano le differenze tra i due appelli -

quello ordinario e quello del rito del lavoro - sia per la struttura, sia per il

radicale divieto di nuove deduzioni di merito e l’ammissibilità solo

eccezionale di nuovi mezzi di prova.

Successivamente, il legislatore del 1990, con la Legge n. 353, prevede, anche

per il processo d'appello di cognizione civile ordinario, innanzitutto, la

collegialità della trattazione e, coerentemente con quanto previsto in primo

grado, introduce il divieto di nuove eccezioni e di nuove prove.

Osservando, pertanto, il quadro normativo attuale, le principali differenze

tra i due appelli, sono ravvisabili soltanto nelle diverse modalità, nel rito del

lavoro, di introduzione e di conclusione del giudizio, nonché nella presenza 112

di un istituto peculiare quale " L ' A R M " .

P P E L

L

O C O

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A R Z I A

§ 53. Applicabilità delle Sentenze

Sono appellabili tutte le sentenze pronunciate nei processi relativi alle

controversie di lavoro di cui all'art. 409 c.p.c., dinanzi al Corte di Appello

territorialmente competente in funzione di Giudice del Lavoro fatta

eccezione per:

le sentenze, che si basano su un accordo delle parti, anche

 anteriore alla sentenza impugnata, per omettere l'appello e

ricorrere direttamente alla Corte di Cassazione, per il solo motivo

della violazione o falsa applicazione di norme di diritto con

dei contratti o accordi collettivi nazionali di lavoro;

le sentenze, che hanno deciso una controversia di valore non

 superiore a € 25,82 [Cfr. art. 440 c.p.c.];

N .

B . come è noto il valore della causa si determina sulla base della

domanda. Il divieto, tuttavia, non trova applicazione per le cause di valore

indeterminabile!

le sentenze, a prescindere dal valore della causa, che sono

 espressamente indicate dal legislatore quali, ad esempio:

le decisioni di cui all'art. 64, comma 3, del T.U. n. 165 del 2001

o ovvero

le decisioni di cui all'art. 420 bis, comma 2 c.p.c.

o

§ 54. Il Giudice di Appello

Ai sensi dell'art. 433, comma 1 c.p.c. si prevede che:

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La Corte di Appello "territorialmente competente" è, ovviamente, quella 113

nella cui circoscrizione ha sede il Giudice che ha pronunciato la sentenza Pagina

impugnata. u n i

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A R Z I A

§ 55. Forma e termini dell'appello

Come la domanda introduttiva del giudizio di primo grado così l'appello si

propone, a norma dell'art. 433, comma 1 c.p.c., con R .

I C

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R S O

Quanto alla forma ed al contenuto dell'atto introduttivo del giudizio di

appello, l'art. 434 c.p.c. prevede che:

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.

I termini "brevi" di 30 giorni, ovvero di 40, dalla notificazione della

sentenza per la proposizione dell'appello sono da considerarsi Perentori.

L'appello, può altresì essere proposto, qualora non vi è stata notificazione

della sentenza, entro il termine, più lungo, di sei mesi dalla pubblicazione

della sentenza.

Nel caso in cui l’esecuzione della sentenza sia cominciata prima del deposito

e sulla base del semplice dispositivo, è ammissibile, inoltre, la

proposizione di A R M .

P P E L

L

O C O

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In tal caso, come prevede l'art. 433, comma 2 c.p.c.

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ossia nel termine di:

30 o, rispettivamente, 40 giorni dalla notificazione della sentenza;

 entro sei mesi dalla pubblicazione, se la sentenza non è stata

 notificata.

Ne consegue che: S M

E I O T

I

V I 114

la sentenza impugnata passa in giudicato e l'eventuale Pagina

N

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O provvedimento di sospensione dell'esecuzione, nel

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T I frattempo pronunciato, diviene inefficace

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A R Z I A

l'appello è dichiarato, con sentenza della

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T I Corte di Appello, Inammissibile

O

L T R

E I L T

E R

M I N

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Qualora l'appello con riserva dei motivi venga dichiarato inammissibile,

perché proposto prima che l'esecuzione sia iniziata, il datore di lavoro

soccombente potrà sempre riproporre all'appello pieno dopo il deposito della

sentenza completa in cancelleria.

§ 56. Costituzione dell'appellante ed instaurazione del contraddittorio

Come nel giudizio di primo grado anche nel giudizio di appello è possibile

rilevare: la coincidenza tra la proposizione dell'appello e la costituzione

 dell'appellante;

la non configurabilità della contumacia dell'appellante.

Nel processo ordinario, sino alla Novella del 1990, l'appellante aveva

l'onere non solo di depositare copia autenticata della sentenza impugnata

ma anche di presentare il proprio fascicolo nella prima udienza a pena di

improcedibilità dell'appello.

Successivamente, con l'introduzione della Legge n. 353 del 1990 si è

stabilito, in maniera inequivocabile, che l'appello non poteva essere

dichiarato improcedibile qualora l'appellante, dopo essersi costituito, non

avesse presentato il proprio fascicolo nella prima udienza, o in quella, in cui la

causa era stata rinviata, avendo il Giudice riconosciuto i giustificati motivi

dell'omissione.

D'altra parte, è ovvio che il Giudice di Appello non può adempiere al suo

essenziale compito di riesame, senza conoscere la decisione impugnata;

tanto più questa carenza può essere sanata dalla costituzione in giudizio

dell'appellato.

Scomparsa, quindi, la sanzione della improcedibilità dell'appello si è

ritenuto più corretto stabilire che qualora la mancanza della sentenza o del 115

fascicolo dell'appellante non permetta di valutare l'appello come fondato la

Corte di Appello dovrà emettere una pronuncia di rigetto della domanda Pagina

giudiziale. u n i

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M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

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A R Z I A

Quanto all'iter della fase introduttiva del giudizio di appello questo è

chiaramente modellato su quello stabilito per il giudizio di primo grado.

Recita, infatti, l'art. 435 c.p.c. che:

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N .

B . in ordine alle conseguenze circa la violazione dei termini stabiliti per la

fissazione dell'udienza nonché della notifica del Ricorso e del Decreto

valgono le regole già individuate per il giudizio di primo grado.

Di regola, la violazione del termine a comparire determina la "nullità del

procedimento". La violazione in questione potrà essere sanata mediante la

rinnovazione della notificazione del Ricorso e del Decreto entro il termine

perentorio fissato dal Giudice. Qualora ciò non avvenga si avrà come

conseguenza l'estinzione del giudizio di appello e, quindi, il passaggio in

giudicato della sentenza impugnata!

§ 57. Costituzione dell'appellato ed appello incidentale

L’appellato si costituisce a norma dell’art. 436 il quale così recita:

L '

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e s e . 116

Pagina

Il principio di completezza e concentrazione delle difese impone, dunque,

all'appellato non solo di prendere precisa posizione di fronte alle domande

u n i

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M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

a v o r

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. T

A R Z I A

del appellante e di proporre tutte le sue difese in fatto e in diritto, ma altresì

di rinnovare, nella propria Memoria di costituzione:

le istanze probatorie, formulata in primo grado e qui rigettate;

 la richiesta dei nuovi mezzi di prova, nei limiti dei quali questi sono

 ammissibili;

le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado.

Dall'altro, l'appellato, che sia rimasto anche gli soccombente - si parla, in

questo caso, di " S R " - ed intenda impugnare, a sua

O

C C O

M B E N

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A E C I

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volta la sentenza per le parti a lui sfavorevoli può proporre " A P P E L

L

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N

C I

D E N

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In particolare, l'art. 436, comma 2 c.p.c. prevede che:

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o

l o 4

3 5 .

Sul appello incidentale valgono, anche nel processo del lavoro, le seguenti

regole:

L'appello, proposto in via principale dopo l'appello della controparte, si

 converte in incidentale e deve con questo riunirsi [Cfr. Art. 335 c.p.c.]

L'appello incidentale può essere:

 T se proposto nel termine ordinario decorrente

 

E M P E S

T

I

V O

dalla notificazione o dalla pubblicazione della sentenza;

T se proposto oltre il termine ordinario decorrente

 A R

D I

V O 

dalla notificazione o dalla pubblicazione della sentenza.

Se l'impugnazione principale e dichiarata inammissibile, l'impugnazione 117

incidentale perde ogni efficacia. Pagina

La proposizione dell'appello incidentale non comporta lo spostamento

 dell'udienza di discussione, né la concezione all'appellante principale

u n i

v e r s i

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M

a n u a l e d e l P r o c e s s o d e l L

a v o r

o – G

. T

A R Z I A

di un termine per il deposito di una memoria, tuttavia, la parte

interessata ha la facoltà di richiedere un rinvio dell'udienza con

autorizzazione al deposito di note difensive.

Se l’interesse a proporre l'appello incidentale sorge dall'impugnazione

 proposta dall'altra parte che non sia l'appellante principale tale

appello si propone nella prima udienza successiva alla proposizione

dell'impugnazione stessa. Anche in questo caso, la Corte di Appello,

su richiesta delle altre parti, per il rispetto del principio del

contraddittorio, dovrà rinviare la causa a nuova udienza concedendo

un congruo termine alle parti per il deposito di note difensive.

§ 58. Divieto di nuove domande ed eccezioni

Ai sensi dell'art. 437, comma 2 c.p.c., nel giudizio di appello, in perfetta

sintonia con quanto previsto per il rito ordinario dalla Legge n. 353 del

1990 [ Cfr. art. 345, commi 1 e 2]:

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o a m m e s s e n

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In tal modo, il legislatore del 1973 ha inteso attuare il c

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d . " P

R I N

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D G G "

, che impedisce ogni estensione della

O

P P I O R A D

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I I U R I S D

I Z I O

N

E

cognizione e della decisione del Giudice di Appello oltre i limiti, fissati nella

fase di primo grado.

Il divieto di nuove deduzioni è Assoluto e la sua violazione deve, pertanto,

essere rilevata d'ufficio dalla Corte di Appello, con una dichiarazione di

inammissibilità della domanda o dell'eccezione, contenuta nella sentenza che

definisce il giudizio.

L'espressione " D N " deve intendersi nel senso di domande

O

M A N

D E U

O

V E

diverse da quelle già proposte in primo grado - sia perché diverso è il Petito

oppure perché fondate su una diversa Causa Petenti.

Il Divieto di cui si discute non colpisce, però, le domande proposte dei

Terzi, che possono intervenire in appello, ossia da coloro che potrebbero

proporre Opposizione di Terzo ai sensi dell'art. 404 c.p.c. 118

In tal caso, i Terzi, che intendono intervenire in appello, dovranno proporre Pagina

le relative Domande, mediante deposito di memorie in cancelleria, da

notificarsi alle parti almeno 10 giorni prima dell'udienza di discussione.

u n i

v e r s i

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M

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A R Z I A

N .

B . il legislatore ha operato una sorta di equiparazione, nel regime

processuale, da una parte, tra C R T

ONVENUTO ICONVENZIONALE E ERZO

I in primo grado e, dall’altra parte, tra A I

NTERVENTORE PPELLANTE NCIDENTALE E

T I !

ERZO NTERVENIENTE

In tale ipotesi, in sintonia col disposto dell'art. 429, comma 2 c.p.c.,

l'appellante e l'appellato potranno, formulare le loro contro difese e le

deduzioni probatorie che si rendano necessarie, non solo all'udienza, ma

anche, previo rinvio del processo, con note scritte.

Sono, inoltre, ammesse in Appello anche le domande per interessi, frutti,

accessori e risarcimento di danni, poiché esse non solo dipendono dai fatti

dedotti nel giudizio di primo prato, ma si collegano strettamente con le

domande ivi proposte.

Quanto, invece, al Divieto di proporre " N E " questo si riferisce

U

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V E C C E Z

I

O

N

I

alle c.d. " E S S P " , ossia ai fatti, rimessi

C C E Z

I

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N

I I

N E N S

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E T

T

O O R

O

P R I

O

all'iniziativa del convenuto, che sono impediti o estintivi del diritto dedotto

dall'attore nella domanda giudiziale.

Rimangono, pertanto, escluse dal divieto:

le " E S L " ossia, che possono essere rilevate

 

C C E Z

I

O

N

I I

N E N

S

O A T

O

dal Giudice d'ufficio.

In questo caso, qualora la Corte di Appello ritenga di ammetterle, per il

rispetto del principio del contraddittorio, il Giudice non potrà rilevarle - e

tenerne conto nella decisione - senza prima averle segnalate alle parti ed

invitate alla discussione sulle medesime.

le E P ossia, quelle eccezioni non precluse dal

 

C C E Z

I

O

N

I R

O

C E S

S

U

A L

I

giudizio di primo grado, rilevabili d'ufficio o attinenti alla fase di

Appello [ad esempio, inammissibilità, l'improcedibilità, nullità,

estinzione].

§ 59. Ammissione ed Assunzione di Nuove Prove

Ai sensi dell'art. 437, comma 2 e 3 c.p.c., nel giudizio di appello, come

previsto per il rito ordinario dalla Legge n. 353 del 1990 [ Cfr. art. 345, 119

comma 3]: Pagina

[ … ] N o

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Come si può intuire, dalla lettura della norma, il Divieto di Nova colpisce, in

linea di principio, non soltanto le allegazioni di merito (domande ed

eccezioni) bensì anche le D P .

E D

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Z I O

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R I E

I nuovi mezzi di prova non possono essere ammessi, né su istanza di parte, né

d'ufficio, a meno che non siano ritenuti "Indispensabili".

N .

B . il principio di iniziativa istruttoria del Giudice, nel giudizio di appello,

ha una operatività drasticamente circoscritta al carattere eccezionale della

nuova istruttoria!

La giurisprudenza prevalente ritiene " N " soltanto le deduzioni

U O

V E

probatorie vertenti su fatti del tutto diversi da quelli assunti nell'istruzione di

primo grado e non anche quelle che vertano su fatti che sono già stati

oggetto di prova in tale fase.

Ne consegue che, la Corte di Appello, con ordinanza resa all'udienza di

discussione, può ammettere:

i mezzi di prova, dedotti dalle parti in primo grado, ed erroneamente

 esclusi dal Giudice come inammissibili o irrilevanti;

i nuovi mezzi di prova, dedotti dalle parti in appello, o disposti

 d'ufficio, che siano indispensabili ai fini della decisione della causa.

Circa il significato dell'espressione "indispensabili ai fini della decisione

della causa", la giurisprudenza e la dottrina prevalente sono orientate nel

senso che detti mezzi probatori non devono semplicemente essere rilevanti,

ma devono anche essere necessari per la conoscenza di un fatto decisivo per il

giudizio.

Inoltre, il fatto deve essere "idoneo, se provato, a rovesciare ovvero a 120

confermare la decisione cui è pervenuto il Giudice di primo grado". Pagina

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A R Z I A

Infine, per espresso disposto della norma, la Corte di Appello:

può disporre il Giuramento Estimatorio nonché quello Suppletorio,

 anch'esso, pacificamente, ritenuto deferibile anche in appello;

può ammettere il Giuramento Decisorio, in quanto deferibile in

 qualunque momento della causa;

può ammettere i mezzi di prova che la parte dimostri di non aver

 potuto proporre nel giudizio di primo grado per causa ad essa

non imputabile.

Se il Collegio ritiene di ammettere "le nuove prove" - così come i mezzi di

prova dedotti in primo grado ed erroneamente esclusi dal Giudice come

inammissibili o irrilevanti - deve fissare, entro 20 giorni, l'udienza nella

quale devono essere assunte.

In particolare, qualora il Collegio disponga prove d'ufficio, esso dovrà

concedere alle parti un termine per dedurre i mezzi di prova che si rendano

necessari in relazione a quelli ammessi, quindi, in una nuova udienza, dovrà

pronunciarsi circa la loro ammissione e, successivamente, procederne

all'assunzione.

N .

B . nonostante il recente e ormai consolidato orientamento della Suprema

Corte, si ritiene che i limiti alla deduzione dei nuovi mezzi di prova si

riferiscano, esclusivamente, alle P C - per le quali è previsto

R

O V

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un giudizio di ammissibilità e un procedimento di assunzione - e non valga

anche per la produzione di nuovi D che, nel silenzio della normativa

O C U M E N

T I

speciale, deve, pertanto, ritenersi consentita.

In tutti i casi, sia i mezzi di prova che i documenti devono essere dedotti e

prodotti con gli atti introduttivi al giudizio di appello.

La loro produzione in un momento successivo è mediata dalla necessaria

autorizzazione del Giudice e solo se giustificata da nuove esigenze di difesa,

determinate dagli sviluppi del giudizio [ ad esempio, un intervento di

Terzi, un appello incidentale oppure l’iniziativa istruttoria del Giudice]. 121

La sanzione derivante dalla tardiva produzione del mezzo istruttorio è Pagina

diversa a seconda che si riferisce a:

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P C si profila, con riferimento a quest'ultime, la

 

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sanzione della Inammissibilità della Prova;

D la loro tardiva produzione comporta lo "Stralcio" del

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materiale e genera, quindi, l'obbligo del Giudice di non tenerne

conto nella decisione, salvo il caso che la Corte di Appello

collegialmente non ritenga il documento "indispensabile ai fini della

decisione della causa".

§ 60. Consulenza Tecnica

Ai sensi dell'art. 441 c.p.c. si prevede che:

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Il ricorso all'ausilio del consulente è, dunque, possibile anche in appello!

Siamo, in tal caso, in presenza di un potere discrezionale del Giudice, il quale

può: rinnovare la consulenza svoltasi in primo grado;

 disattendere la richiesta di una nuova consulenza;

 disporre una seconda consulenza, qualora le risultanze della

 prima siano clamorosamente discordanti da quella già svoltesi in

primo grado.

Anche in appello, la Consulenza Tecnica deve svolgersi in contraddittorio tra

le parti.

In particolare, la Corte di Appello, con ordinanza, nomina il consulente e

concede alle parti un termine, non superiore a 6 giorni, per la nomina del

loro consulenti. Quindi, la Corte di Appello, con la stessa ordinanza, fissa

una nuova udienza per la comparizione del perito, la prestazione del suo 122

giuramento e la formulazione definitiva dei quesiti. Pagina

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N .

B . il termine del 30 giorni per la nuova udienza decorre non dall'udienza,

nella quale il consulente è nominato, bensì da quella successiva, nella quale

ha accettato l'incarico.

Secondo il disposto della norma, il consulente d'ufficio non può riferire

verbalmente, ma deve depositare una relazione scritta, almeno 10 giorni

prima della nuova udienza.

Si osservi, infine, che l'art. 441, comma 2 c.p.c. - a differenza di quanto

previsto a norma dell'art. 424, comma 3, per il procedimento di primo

grado - non dichiara improrogabile il termine assegnato per la perizia, il

ché lascia intendere la possibilità per il perito, in caso di impossibilità

nell’espletamento dell’incarico nei termini stabiliti, di chiedere ed ottenere,

su autorizzazione del Giudice, la proroga del termine assegnatogli.

§ 61. Ordinanza per il Pagamento di Somme

Quando il Collegio dispone l'assunzione di prove o nomina il consulente

tecnico, con la stessa ordinanza può adottare i provvedimenti di cui all'art.

423 c.p.c., ossia può disporre:

il pagamento delle somme non contestate;

 il pagamento, a favore del lavoratore, della c.d. Provvisionale, nei

 limiti della quantità già provata.

In particolare, per l'ordinanza concernente le somme non contestate

devono prospettarsi le seguenti ipotesi:

la non contestazione del credito deve avvenire, per la prima volta, in

 appello;

la non contestazione deve riguardare crediti non accertati in primo

 grado, poiché la relativa domanda o non è stata esaminata nel

merito oppure è stata rigettata;

la non contestazione deve riguardare crediti vantati nei confronti di

 un convenuto contumace in primo grado e non accertati dalla

sentenza impugnata. 123

Pagina

L'Ordinanza Provvisionale, invece, potrà essere emanata, a favore del

lavoratore soccombente in primo grado ed appellante, se la Corte di Appello,

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A R Z I A

sulla base delle prove già raccolte nella fase precedente, o dei nuovi

documenti prodotti, dissentendo dal giudizio del Giudice di primo grado,

ritenga il diritto accertato e nei limiti della quantità per cui ritenga già

raggiunta la prova.

In caso di estinzione del processo di appello:

l'ordinanza per le somme non contestate conserva la propria

 efficacia e, pertanto, modifica gli effetti della sentenza impugnata;

al contrario

l'ordinanza provvisionale perde i propri effetti, con l'integrale

 passaggio in giudicato della sentenza.

§ 62. Cambiamento del rito in appello

Ai sensi dell'art. 439 c.p.c. si prevede che:

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6 e 4 2 7 c

. p . c .

In altre parole, la Corte di Appello continua il processo con il diverso rito

prescritto dalla legge.

Come è facile intuire l'errore nel rito non è causa di inammissibilità della

domanda né di nullità dell'intero processo; esso da luogo, soltanto, alla

conversione del rito e, di conseguenza, alla prosecuzione del processo, che

deve essere disposta, anche d'ufficio, con ordinanza, in qualunque momento

del processo d'appello.

Il provvedimento di conversazione del rito dovrà essere assunto dalla Corte

di Appello collegialmente, nell'udienza di discussione, dopo che siano stati

ascoltati i difensori delle parti.

Inoltre, il provvedimento in esame non è immediatamente impugnabile

con il Regolamento di Competenza, ex art. 42 c.p.c., in quanto si tratta di

un'ordinanza che provvede su una questione di rito e non su una questione di 124

competenza! Pagina

Quanto all'iter da seguire in caso di cambiamento del rito si rinvia a

quanto già detto per l'esame degli artt. 426 e 427 c.p.c. [ Cfr. § 42]

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A R Z I A

§ 63. Discussione e Decisione

A norma dell'art. 437, comma 1 c.p.c. si prevede che:

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a .

L'udienza di discussione in appello si differenzia profondamente da quella

prevista dall'art. 420, in quanto in essa non risulta necessario procedere

alle seguenti formalità:

Interrogatorio delle Parti ammissibile, ma non obbligatorio;

 

Tentativo di Conciliazione;

 Modificazione delle Domande, delle Eccezioni e delle Conclusioni.

Tuttavia, se il Collegio ritiene necessario assumere nuovi mezzi di prova o

esperire una consulenza tecnica esso potrà e dovrà concedere alle parti un

termine per il deposito di note difensive, rinviando la causa ad altra udienza

per la discussione e la pronuncia della sentenza.

Anche nel giudizio di appello il modus procedendi è lo stesso previsto per il

procedimento di primo grado: la sentenza, deliberata in Camera di

Consiglio, è pronunciata immediatamente, mediante lettura del dispositivo in

udienza.

Il dispositivo ha, pertanto, la medesima autonomia, che gli viene riconosciuta

in prima istanza.

Ai sensi dell'art. 438 c.p.c. si prevede infine che:

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l o 4 3 0 .

In altre parole, come accade per il procedimento di primo grado, dopo la

lettura del dispositivo in udienza, il deposito della sentenza deve aver luogo

entro 15 giorni dalla pronuncia. 125

§ 64. Contenuto della Sentenza d'appello Pagina

La sentenza d'appello sostituisce quella di primo grado, confermandola

o riformandola, in tutto o in parte.

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A R Z I A

In caso di Riforma Parziale della sentenza di primo grado, a norma dell'art.

336, comma 1 c.p.c., la riforma ha effetto anche sulle parti della sentenza

dipendenti dalla parte riformata!

Qualora la sentenza d'appello non esaurisca completamente la decisione della

causa il Giudice d'appello deve rimettere la causa al primo Giudice.

Ciò, di regola, può accadere, nei casi tassativamente indicati dal legislatore

negli artt. 353 e 354 c.p.c., ossia quando:

dichiara la giurisdizione del Giudice ordinario, negata dal primo

 Giudice;

dichiara nulla la notifica del Ricorso introduttivo del processo di

 primo grado, non essendo intervenuta sanatoria con la costituzione

in giudizio del convenuto;

riconosce che nel giudizio di primo grado doveva essere integrato il

 contraddittorio - perché in presenza, ad esempio, di un’ipotesi di

litisconsorzio necessario - o non doveva essere estromessa una

parte;

dichiara nulla la sentenza di primo grado, per mancata

 sottoscrizione del Giudice.

Il giudizio di appello può essere definito anche con un provvedimento a

contenuto meramente processuale, ossia con sentenza che dichiara

l'inammissibilità o l’improcedibilità o la nullità dell'appello e, dunque,

l'estinzione del procedimento.

Infine, come previsto per il procedimento di primo grado, qualora il Giudice

d'appello pronunci condanna al pagamento a favore del lavoratore, questi

deve liquidare anche gli interessi ed applicare la rivalutazione monetaria

[ Cfr. art. 429, comma 3].

§ 65. Esecutività della Sentenza che la sospensione dell'esecuzione

La sentenza d'appello è esecutiva di diritto quale ne sia il suo contenuto.

Pertanto, quando essa riforma la sentenza di primo grado le toglie 126

immediatamente ogni efficacia e, in particolare, la forza di titolo esecutivo.

In altre parole, l'esecuzione forzata non può più essere iniziata o proseguita Pagina

sulla base della pronuncia di primo grado.

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A R Z I A

Quanto agli effetti degli atti esecutivi, eventualmente già compiuti, in forza

del novellato art. 336 c.p.c., essi perdono immediatamente efficacia, senza più

dover attendere il passaggio in giudicato della sentenza riformata.

Di conseguenza, se il datore di lavoro soccombente ha chiesto in appello la

condanna della controparte alla restituzione della somma pagata in

adempimento, o a seguito di esecuzione forzata, della sentenza di primo

grado, la sentenza d'appello, che accoglie questa domanda, è titolo per la

immediata restituzione.

È, inoltre, esecutivo, anche nel giudizio di appello, il mero dispositivo,

pronunciato in udienza unito agli atti, prima, cioè, del deposito del testo

integrale della sentenza, completa delle motivazioni.

Quanto alla sospensione dell'esecuzione della sentenza d'appello, nel

silenzio della normativa speciale, si applicano le regole ordinarie: la

sospensione può essere chiesta dalla parte soccombente al Giudice d'appello, il

quale potrà concederla, con ordinanza collegiale, solo quando dall'esecuzione

possa derivare un grave ed irreparabile danno.

Non è prevista, invece, l'ipotesi, regolata solo per il giudizio di primo

grado, che accorda al soccombente la facoltà di proporre Appello con

"Riserva dei Motivi", al fine di ottenere la sospensione.

Ciò vuol dire, in altri termini, che la sospensione non può essere chiesta se

non è stato proposto il Ricorso per Cassazione, motivato, contro la

sentenza, completa e pubblicata.

§ 66. Ricorso per Cassazione e Giudizio di Rinvio

Il Ricorso per Cassazione è un mezzo di impugnazione che non dà luogo -

a differenza dell'appello - ad una nuova valutazione del merito della

causa, ma soltanto ad una revisione delle attività processuali che hanno

condotto alla sentenza denunciata.

N .

B . la Corte di Cassazione è, infatti, Giudice della sola legittimità!

Il Ricorso per Cassazione è, dunque, ammesso solo contro gli errori di 127

diritto contenuti nella sentenza. Pagina

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A R Z I A

Tali errori possono essere di due tipi:

sono gli errori in cui è incorso il Giudice nel giudizio di

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R E S N diritto, cioè nella individuazione e nell'applicazione

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dedotto in giudizio

sono gli errori di carattere processuale, attinenti alla

rapporto processuale che si è concluso con

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D O di errori nell'osservanza delle norme giuridiche che

regolano lo svolgimento del processo

I M R sono tassativamente elencati nell'art. 360 c.p.c.:

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O essi si verificano, ad esempio, nel caso in cui il

Giudice si è attribuito poteri giurisdizionali che

Motivi attinenti

 non gli spettavano, ovvero nell'ipotesi in cui il

alla Giurisdizione Giudice si sia erroneamente dichiarato carente

di giurisdizione

Ricorre la prima ipotesi [c.d. D G ] quando il Giudice

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decide su materia del tutto estranea alle sue attribuzioni e devoluta dalla

legge ad un Giudice Speciale.

Si incorre nella seconda ipotesi, invece, quando il Giudice con una

pronuncia negativa, abbia formalmente negato la propria potestà di

decidere, pur essendo investito di essa e legittimato ad esercitarla.

sia nel caso di erronea dichiarazione di

competenza, sia nel caso in cui il Giudice si sia,

Violazione delle

 invece, dichiarato erroneamente incompetente,

norme sulla non si può esperire il Ricorso per Cassazione

Competenza quando è prescritto dalla legge che le parti 128

debbono proporre il R N

EGOLAMENTO ECESSARIO DI

C OMPETENZA Pagina

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A R Z I A

In materia di competenza, la Corte di Cassazione ha piena autonomia di

giudizio ed ampi poteri di indagine, potendo rilevare d'ufficio le ragioni che

fondano la competenza del Giudice, senza essere vincolata dalla richiesta

delle parti! questo tipo di errore comprende tutti i motivi di

Nullità della

 nullità dell'attività processuale anteriore alla

Sentenza o del sentenza rispetto ai quali non è intervenuta

Procedimento sanatoria, ed i motivi di nullità propri della

sentenza

Circa i motivi di nullità della sentenza, la dottrina è solita ricomprendere:

l'omessa pronuncia su una parte della domanda e/o la pronuncia oltre

 il domandato;

l'inidoneità della sentenza a raggiungere lo scopo cui è destinata;

 i vizi attinenti ai poteri del Giudice.

 Il vizio di contraddittorietà della

motivazione sussiste quando le ragioni

esposte a sostegno della tesi seguita dal

Giudice per l'accoglimento o per il rigetto

Omessa, Insufficiente

 della pretesa fatta valere in giudizio sono

o Contraddittoria tra loro contrastanti, in modo che la parte

motivazione circa un dispositiva della sentenza non è più la

punto decisivo della logica conseguenza della premessa ed

controversia impedisce la ricostruzione dell'iter logico-

giuridico della pronuncia giudiziale e con

essa, quindi, l'individuazione della ratio

decidenti.

L’omesso esame su un punto decisivo, invece, sussiste quando il Giudice di

merito non ha portato la sua riflessione sopra una questione proposta, la cui

risoluzione, qualora fosse stata presa in considerazione, avrebbe potuto

condurre ad una decisione diversa da quella adottata. 129

Pagina

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A R Z I A

In particolare si ha:

Violazione quando il Giudice ha

 

Violazione o Falsa

 affermato una norma inesistente o ha

Applicazione delle negato una norma esistente, ovvero

norme di diritto e ha errato nell'individuazione o

dei contratti e

accordi collettivi interpretazione della norma giuridica

nazionali Falsa Applicazione quando la

 

norma è applicata ad un fatto da essa

non regolato.

In origine, la violazione o falsa applicazione dei contratti e accordi collettivi

di lavoro non poteva essere direttamente denunciata in Cassazione come

error juris in judicando, successivamente, però, è stata prevista, l’estensione

di tale facoltà alle liti del pubblico impiego devolute al Giudice

ordinario nelle controversie relative a

N 1

9

9 8

E L comportamenti antisindacali delle pubbliche

[ C f

r . a r t

. 6 3 , c

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m m a 5 amministrazioni, ai sensi dell'art. 28 Stat. Lav.,

T

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. n

. 1 6 5 d e l 2 0 0 1 ] e nel Ricorso immediato per Cassazione previsto

all'art. 64 del citato Testo Unico del 2001

N 2

0

0 6 alle liti del settore privato concernenti le

E L controversie di lavoro di cui all’art. 409 c.p.c.

[ C f

r . D

. L g s . n

. 4 0 ]

Quanto al P : la domanda assume la forma del R . Esso è

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C E D I

M E N

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C O

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S O

rivolto alla Corte e deve essere sottoscritto da un Avvocato iscritto

nell'apposito albo dei difensori presso la Corte di Cassazione e munito di

procura speciale a pena di inammissibilità.

Il Ricorso deve essere notificato all'altra parte entro 60 giorni dalla notifica

della sentenza o (se questa non è stata notificata) entro sei mesi dalla

pubblicazione, e deve essere depositato presso la cancelleria della Corte - a 130

pena di improcedibilità - entro 20 giorni dall'ultima notificazione alle parti Pagina

contro le quali è proposto.

La Corte decide a S U :

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A R Z I A

 sulle questioni di Giurisdizione e sui conflitti di Giurisdizione o di

Attribuzione;

 quando il primo Presidente della Corte verifica un contrasto

interpretativo tra le Sezioni Semplici;

 quando le Sezioni Semplici non intendono uniformarsi al principio di

diritto enunciato dalle sezioni Unite.

La decisione avviene in modo diverso, a seconda che debba essere

deliberata in C C oppure previa D U .

A M E R

A D I O N

S

I

G L

I

O I

S

C U

S

S I

O

N

E I N D I

E N

Z

A

In particolare, ai sensi dell'art. 375 c.p.c. si dispone che la Corte di

Cassazione pronuncia ordinanza in Camera di Consiglio quando deve:

dichiarare l'inammissibilità del Ricorso principale o di quello

 incidentale eventualmente proposto;

ordinare l’integrazione del contraddittorio;

 dichiarare l'estinzione del processo per avvenuta rinuncia della parte

 al Ricorso principale o incidentale;

pronunciare sulle istanze di regolamento di Competenza e di

 Giurisdizione.

La sentenza della Corte può essere di tre tipi:

se la sentenza impugnata è erroneamente motivata,

S

E N

T E N

Z A D I ma il dispositivo è conforme al diritto, la Corte si

R E T T

I F I C

A

Z I O

N

E limita a correggere la motivazione

N .

B . nel processo del lavoro, l'errore nella scelta del rito della trattazione e la

decisione della controversia, compiuto nel processo che ha condotto alla

sentenza impugnata, non può essere né "corretto" in Cassazione, né dar

luogo, di per sé, all'annullamento della sentenza con rinvio ad altro Giudice di

pari grado a quello che ha pronunciato la sentenza impugnata. Ciò non

toglie, però, che il ricorrente possa denunciare la violazione o l'erronea

applicazione di singole norme sul rito speciale come motivo di nullità della

sentenza o del procedimento quando abbia inciso sul regime delle prove o

sulle sue facoltà di difesa e gli abbia, quindi, cagionato uno specifico

pregiudizio. 131

se i motivi addotti sono infondati, il Ricorso è Pagina

S

E N

T E N

Z A D I rigettato e il ricorrente è condannato al

R I G E T

T O pagamento delle spese

u n i

v e r s i

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a . m e @

l i

b e r o . i

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DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per l'esame di Diritto Processuale Civile (Corso Progredito) del Prof. Guarnieri basato su appunti personali e studio autonomo del Testo consigliato dal Docente "Manuale del Processo del Lavoro" Tarzia aggiornato alla Legge n. 183/2010
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
Capitolo I - Le controversie individuali di lavoro;
Capitolo II - La conciliazione stragiudiziale e l'arbitrato;
Capitolo III - Il Procedimento di primo grado
Sez I - La fase preparatoria;
Sez II - Le attività preliminari dell'udienza;
Sez III - L'istruzione probatoria;
Sez IV - Impulso processuale e crisi del procedimento
Sez V - I provvedimenti.
Capitolo IV - Le Impugnazioni;
Capitolo V - Le Tutele speciali in materia di lavoro
Per qualunque chiarimento non esitate a contattarmi all'indirizzo mail riportato in calce al documento!


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melyssa-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Guarnieri Guerino.

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