Gaetano Berruto, Massimo Cerutti: La linguistica (un corso introduttivo)
Il linguaggio verbale
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi principali:
- La linguistica generale: che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue;
- La linguistica storica: che si occupa dell'evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura.
Oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, cioè quelle lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora o nel passato. Le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano. Il linguaggio verbale è una facoltà innata nell'homo sapiens.
Per inquadrare il linguaggio verbale umano fra i vari tipi e modi di comunicazione si può partire dalla nozione di segno: qualcosa che serve a comunicare qualcos'altro. Comunicare: "mettere in comune, rendere comune". Comunicazione: in senso lato, equivale a "passaggio di informazioni", invece, in senso più ristretto, ha come ingrediente fondamentale l'intenzionalità: si ha comunicazione quando c'è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell'informazione e che viene percepito da un ricevente come tale, altrimenti si ha un semplice passaggio di informazione.
Categorie del fenomeno della comunicazione
Si possono distinguere tre categorie all'interno del fenomeno della comunicazione:
- A – Comunicazione in senso stretto
- Emittente intenzionale
- Ricevente intenzionale (Es. Linguaggio verbale umano, gesti ecc.)
- B – Passaggio di informazione
- Emittente non intenzionale
- Ricevente (interpretante) intenzionale (es. parte della comunicazione non verbale umana)
- C – Formulazione di inferenze
- Nessun emittente (ma solo: presenza di un "oggetto culturale" volto a fornire un'informazione)
- Interpretante (es. case dai tetti aguzzi e spioventi = "qui nevica molto")
La comunicazione è quindi da intendere come trasmissione intenzionale di informazioni.
Segni e codice
Il segno è l'unità fondamentale della comunicazione. Esistono vari tipi di segni (da distinguersi a seconda del grado di rapporto naturale esistente fra il "qualcosa" e il "qualcos'altro"):
- Indici (sintomi): motivati naturalmente/non intenzionali. Es: starnuto = "avere il raffreddore".
- Segnali: motivati naturalmente/usati intenzionalmente. Es: sbadiglio volontario = sono annoiato.
- Icone: motivati analogicamente/intenzionali. Es: carte geografiche.
- Simboli: motivati culturalmente/intenzionali. Es: rosso del semaforo = "fermarsi".
- Segni: non motivati (arbitrari)/intenzionali. Es. Suono del telefono di una linea occupata.
Dagli indici ai segni si può osservare che la motivazione che lega il "qualcosa" al "qualcos'altro" diventa via via sempre più convenzionale, meno diretta, immotivata. Gli indici sono di valore universale, uguali in tutte le culture in ogni tempo, i simboli e ancora di più i segni, invece, sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale.
Si può affermare, quindi, che nella comunicazione c'è un emittente che emette, produce intenzionalmente un segno per il ricevente. Egli può interpretare il segno riconducendo quest'ultimo a un codice, cioè l'insieme di corrispondenze, fissatesi per convenzione, fra "qualcosa" e "qualcos'altro". I segni linguistici costituiscono, quindi, il codice della lingua.
Le proprietà della lingua
Il linguaggio verbale umano presenta delle proprietà rilevanti:
- La biplanarità
Questa proprietà si rifà alle due facce del segno: il "qualcosa" e il "qualcos'altro". Il "qualcosa" può ora essere chiamato "significante", mentre il "qualcos'altro" è ora il "significato".
- Significante (o "espressione", "forma"): è la parte fisicamente percepibile del segno. Es: la parola gatto pronunciata o scritta.
- Significato (o "contenuto"): è la parte non fisicamente percepibile del segno. Es: il concetto o l'idea del gatto.
Un codice si può ora definire come un insieme di corrispondenze fra significati e significanti, e un segno come l'associazione di un significante e un significato.
- L'arbitrarietà
Questa proprietà consiste nel fatto che i legami, i rapporti che ci sono, non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione: in questo senso, arbitrari. Se i segni linguistici non fossero arbitrari, le parole nelle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili: le cose, cioè, dovrebbero chiamarsi più o meno tutte allo stesso modo.
Il fatto che alcune parole possono essere simili in lingue diverse potrebbe essere dovuto a una di queste due cause:
- Parentela genealogica fra due lingue: Es. l'italiano e lo spagnolo (gato) derivano entrambe dal latino.
- Origine onomatopeica: Es. la parola thailandese mèo e quella cinese mao costituiscono un'imitazione del verso dell'animale, e per questo che sono somiglianti.
Nel funzionamento dei segni linguistici sono tre le entità effettivamente in gioco. La cosa viene rappresentata graficamente nel cosiddetto triangolo semiotico. Ai tre vertici abbiamo: il significante, il significato e il referente, cioè l'elemento della realtà esterna veicolato dalle due componenti del segno.
Tenendo presente questo schema si possono definire i quattro tipi di arbitrarietà nella lingua:
- È arbitrario il legame fra segno nel suo complesso e referente;
- È arbitrario il legame fra significante e significato;
- È arbitrario il rapporto fra forma (struttura) e sostanza (la materia). Es: in italiano "bosco/legno/legna" a cui corrisponde in francese bois;
- È arbitrario fra forma e sostanza del significante: ogni lingua sceglie i suoni pertinenti per indicare un "oggetto" e spesso queste scelte sono diverse da quelle fatte dalle altre lingue.
Al principio di arbitrarietà radicale dei segni linguistici esistono alcune eccezioni (perché appaiono almeno parzialmente motivati):
- Onomatopee: come tintinnio, rimbombare, sussurrare ecc. imitano nella loro sostanza di significante il suono o rumore che designano, e presentano quindi un aspetto più iconico.
- Ideòfoni: espressioni imitative o interiezioni descrittive che designano fenomeni naturali o azioni, frequentemente usate nei fumetti come ad esempio: boom/bum, zac, gluglu ecc. È però ancora dubbio che gli ideòfoni siano parole effettivamente appartenenti al lessico della lingua italiana.
- Principio di iconismo: la formazione del plurale attraverso l'aggiunta di materiale linguistico alla forma del singolare è un dispositivo molto diffuso nelle lingue. L'idea della pluralità, che implica più cose, più materiale, sarebbe evocata o suggerita o riprodotta nella lingua dal fatto che la forma plurale contiene più materiale fonico, linguistico, rispetto alla forma singolare.
- Fonosimbolismo: è la proprietà che i suoni linguistici possiedono, di simboleggiare, mediante le loro qualità acustiche ed articolatorie, il valore semantico che veicolano. Ad esempio, il suono i, vocale chiusa e fonicamente "piccola" (prodotta con un'apertura minima della bocca), sarebbe connesso con "cose" piccole. Esistono parole però che indicano piccolezza e non contengono i (scarso, corto, poco) e parole che indicano grandezza e contengono i (massiccio, big).
- Doppia articolazione (per i linguisti anglosassoni "dualità di strutturazione")
Proprietà che afferma che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi:
- Prima articolazione: il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni: la parola gatto, ad esempio, è scomponibile in 2 "pezzi" più piccoli: gatt- e -o, che recano ciascuno un proprio significato (felino domestico e "uno solo", singolare). Tali unità minime (perché non possono più essere scomposte in elementi più piccoli che rechino ancora un proprio significato) di prima articolazione sono dette morfemi.
- Seconda articolazione: ad un secondo livello, i morfemi sono a loro volta scomponibili in unità più piccole. Ad esempio, il morfema gatt- è scomponibile nei suoni g, a, t, t. Tali elementi sono detti fonemi e sono le unità minime di seconda articolazione.
N.B. Le unità minime di prima e seconda articolazione possono coincidere nella loro forma, com'è il caso di -a in nonna. La doppia articolazione consente alla lingua una grande economicità: con un numero limitato di unità di seconda articolazione, si può costruire un grandissimo numero di unità dotate di significato, attraverso il principio di combinatorietà, cioè la lingua funziona combinando unità minori, possedute in un inventario limitato, prive di significato proprio, per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni).
- Trasponibilità di mezzo
Un'altra caratteristica del significante dei segni linguistici è quella di poter essere trasmesso o realizzato sia attraverso il mezzo aria, quindi il canale fonico-acustico, sia attraverso il mezzo luce, quindi il canale visivo-grafico. La lingua parlata è impiegata in una gamma più ampia e differenziata di usi e funzioni che non la lingua scritta.
Esistono inoltre due priorità del parlato:
- Priorità ontogenetica (relativa al singolo individuo) del parlato: ogni individuo impara prima e per via naturale e spontanea a parlare, e solo in un secondo momento, e attraverso addestramento guidato, a scrivere.
- Priorità filogenetica (relativa alla specie umana) del parlato: la scrittura si è sviluppata certamente molto tempo dopo il parlare.
- Linearità e discretezza
Per "linearità del segno" si intende che il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione nel tempo e/o nello spazio. Per discretezza del segno si intende che la differenza fra gli elementi è assoluta, nonostante due segni possano apparire simili. Es.: pollo e bollo sono due parole che non hanno nulla in comune dal punto di vista del significato.
- Onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività
La proprietà dell'onnipotenza semantica consisterebbe nel fatto che con la lingua è possibile dare espressione a qualsiasi contenuto. Poiché però risulta a rigore difficilmente provabile che con la lingua si possa veramente dire tutto, è più prudente parlare piuttosto di plurifunzionalità. La lingua permette di adempiere a una lista molto ampia di funzioni diverse. Queste funzioni formano una lista aperta e le più evidenti sono:
- L'esprimere il pensiero
- Il trasmettere informazioni
- L'instaurare, mantenere e regolare attività cooperative e rapporti sociali
- Il manifestare i propri sentimenti e stati d'animo
- Il risolvere problemi
- Il creare mondi possibili ecc.
A proposito delle funzioni della lingua, vi è un modello di classificazione molto noto: lo schema di Jakobson. Ogni funzione è incentrata su uno di questi sei fattori:
- Funzione emotiva: è quella prevalente e si riscontra quando il parlante esprime le sue sensazioni.
- Funzione metalinguistica: il messaggio è volto a specificare aspetti del codice o a calibrare il messaggio sul codice. Es: "ho detto pollo, con due elle". Con la lingua si può parlare della lingua stessa, si può, quindi, usare come metalingua. la lingua di cui parla la metalingua viene chiamata linguaggio-oggetto e a tale proprietà viene dato il nome di riflessività.
- Funzione referenziale: il messaggio è volto a fornire informazioni sulla realtà esterna.
- Funzione conativa: il messaggio è volto ad agire, in qualche modo, sul ricevente, ottenendo da lui un certo comportamento. Es: "chiudi la porta".
- Funzione fàtica: il messaggio è volto a sottolineare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico o psicologico fra i parlanti. Es: "pronto?".
- Funzione poetica: il messaggio è volto ad esplicitare, mettere in rilievo e sfruttare le potenzialità insite nel messaggio e i caratteri interni del significante e del significato.
Ogni messaggio realizza, in linea di principio, tutte e sei le funzioni ma una di esse è sempre predominante.
- Produttività e ricorsività
Per produttività si intende che con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi mai prodotti prima, e parlare di cose nuove o inesistenti. Si combina in una nuova maniera significanti e significati e associando messaggi già usati a situazioni nuove. Si utilizza l'espressione creatività regolare perché la produttività infinita è basata su un numero limitato di principi e regole. La ricorsività è una proprietà formale della lingua e consiste nel fatto che uno stesso procedimento può essere riapplicabile un numero teoricamente illimitato di volte. Es. Gianni corre, Mario vede che Gianni corre, Luisa dice che Mario vede che Gianni corre, ecc.
- Distanziamento e libertà da stimoli
Per distanziamento si intende la possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti nel tempo e nello spazio o in entrambi. Il distanziamento consiste dunque essenzialmente nella possibilità di parlare di un'esperienza in assenza di tale esperienza ed è una facoltà insita solo nel linguaggio umano, non nei sistemi di comunicazione animali. La nozione di distanziamento viene pressoché a coincidere con un altro aspetto, la libertà da stimoli che consiste nel fatto che la produzione di un messaggio linguistico non è necessariamente indotta da stimoli ambientali (a differenza del linguaggio degli animali).
- Trasmissibilità culturale
Questa proprietà consiste nel fatto che ogni lingua è trasmessa per tradizione all'interno di una società e cultura, come uno dei fatti costitutivi della cultura. Ogni individuo conosce almeno una lingua, quella della comunità in cui è nato e ha avuto la socializzazione primaria. Il linguaggio degli animali è formato da segnali per lo più istintivi, trasmessi geneticamente.
Il linguaggio verbale umano ha due componenti:
- Culturale-ambientale, specifica quale lingua impariamo e parliamo.
- Innato, fornisce la facoltà del linguaggio.
Prepubertà linguistica, se entro l'età di 11-12 anni un essere umano non è stato esposto a stimoli linguistici, lo sviluppo della lingua è in pratica bloccato.
- Complessità sintattica
I messaggi linguistici presentano un alto grado di elaborazione strutturale (percepibile nella sintassi). Fra gli aspetti più importanti vi sono:
- L'ordine degli elementi contigui
- Le relazioni strutturali e le dipendenze che vigono fra gli elementi non contigui
- Le incassature: i rapporti di subordinazione
- La ricorsività: la possibilità di una regola sintattica di essere applicata più volte di seguito
- La presenza di parti del messaggio che danno informazioni sulla sua strutturazione sintattica
- La possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica
- Equivocità
La lingua è un codice tipicamente equivoco. Questa equivocità nasce dal fatto che a un unico significante possono essere corrisposti più significati.
- La lingua è una caratteristica solo umana?
Le opinioni degli studiosi non sono del tutto concordi, ma la maggior parte di essi pensa che sia specifica solo dell'uomo, poiché solo l'uomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l'elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale, cioè:
- Un adeguato cervello
- Un'adeguata conformazione del canale fonatorio
La prima condizione rende possibile la memorizzazione, l'elaborazione e la processazione di un sistema complesso come il linguaggio. La seconda, unitamente alle corde vocali, permette le sottili distinzioni articolatorie e sfumature nella produzione fonica.
Definizione di lingua
Lingua: è un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi.
I principi generali per l'analisi della lingua
- Sincronia (lo studio e la valutazione dei fatti linguistici considerati in un dato momento) e diacronia (evoluzione storica della lingua)
- Langue e parole (uno dei cardini del pensiero di Ferdinand de Saussure).
Langue: è l'insieme delle conoscenze mentali, di regole interiorizzate insite nel codice lingua, è un sapere inconscio. Parole: è l'atto linguistico individuale, la realizzazione concreta. La parole richiede l'esistenza di langue. La coppia langue e parole comprende una triplice opposizione fra "astratto", "sociale" e "costante" da un lato (la langue) e "concreto", "individuale" e "mutevole" dall'altro (la parole).
- Paradigmatico e sintagmatico
Asse paradigmatico: è l'asse delle scelte, quello su cui l'individuo sceglie fra diversi elementi, selezionabili in una stessa posizione, quello da porre. Asse sintagmatico: è l'asse delle combinazioni e implica la capacità di unire gli elementi scelti secondo specifiche regole di combinazione.
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