La dimensione estetica della paideia: fenomenologia, arte, narratività
Introduzione
L'estetica riguarda l'intera dimensione "sensibile" (corpo, sensi, sensazioni) del rapporto con il mondo e con il Sé. L'educazione è trasmissione ed elaborazione di conoscenze, costruzione di rappresentazioni del mondo e strutturazione delle identità personali. La proposta di questo saggio riguarda la possibilità di far incontrare e incrociare la dimensione pedagogica con quella estetica.
Grazie alle conoscenze si costruisce e diviene consapevole la coscienza identitaria dei soggetti in formazione e si producono metaconoscenze. La componente estetica diviene essenziale perché prima di qualsiasi scelta c'è l'esigenza di presentare se stessi come protagonisti e testimoni di una storia culturale di saperi. L'educatore artista è senz'altro avvantaggiato se conosce e pratica il mondo dell'arte. Le opere d'arte sono considerate frammenti e testimonianze della storia di vita dell'artista il quale costruisce la sua stessa esistenza come opera. Esse possono quindi costituirsi come modelli paradigmatici del modo in cui tutto il sapere nasce, si consolida, si radica e permette a una cultura di rappresentarsi attraverso esso.
Lo scopo del libro è valorizzare e promuovere l'Aisthesis (l'estetica) nel suo incontro con la Paideia (l'educazione come pensiero e come pratica). Narrare è saper fare riferimenti competenti ed efficaci all'universo del sapere narrativo e alla dimensione narrativa dei saperi. La capacità, l'abitudine, il piacere della lettura narrativa, dovrebbe essere una caratteristica degli appartenenti alla comunità di chi si occupa di educare e trasmettere il sapere.
Chi non ha abitudine di lettura è un soggetto dalle risorse limitate dal punto di vista cognitivo ed esistenziale. Il non-lettore non vive "il mondo", ma la sua riduzione in stereotipi e routine, perché non è in grado di pensare e sognare un "altrove". L'altro è sempre soggetto incarnato, a sua volta portatore di emozione e sensibilità estetica. L'altro-da-me non è mai un fantasma ma è reale, anzi, è terribilmente fisico e concreto. Perché non c'è nessuna operazione intellettuale che non passi attraverso i corpi e non abbia a che fare con la dimensione dell'Aisthesis.
L'emozione estetica è, almeno al suo sorgere, emozione dell'incontro con ciò che ci stupisce e ci fa accorgere di esserci, per evolversi poi nella costruzione degli apparati culturali e artistici che danno forma e senso. L'Aisthesis riguarda la dimensione originaria e profonda della psiche soggettiva e collettiva, è educabile, orientabile, ma non controllabile. Senza rimangono sconosciuti e assenti emozione, senso, autenticità e bellezza.
Parte prima: Idee per un progetto pedagogico ed estetico
Pedagogia, paideia
La pedagogia è la disciplina che concepisce e mette in opera progetti finalizzati a favorire la modificazione di educandi all'interno di un processo il cui senso e i cui obiettivi siano trasparenti e condivisibili da tutti i protagonisti. Oggi l'azione pedagogica si estende a tutto l'arco esistenziale, la pratica viene definita long life learning, educazione permanente, che dura tutto il ciclo dell'esistenza. Per questo esiste oggi una pedagogia per gli adulti. Soprattutto l'educando può anche essere lo stesso educatore.
In tutti i soggetti va comunque sottolineato come l'ideazione e la produzione di progetti educativi non possa prescindere da riflessioni e scelte che riguardano l'analisi del presente e la progettazione del futuro. La disciplina pedagogica non può rinunciare alla sua dimensione teoretica. Dimensione che dev'essere capace di rispondere all'interrogazione sul senso del suo progetto.
Il termine "pedagogia" (Paidagoghìa) è di origine greca, e significa "educazione del bambino". È nella Grecia antica infatti che si consolida il modello paradigmatico dell'educatore e l'idea stessa di educazione come base irrinunciabile della formazione della persona. Socrate, con la sua storia di filosofo-educatore, costituisce il modello paradigmatico del pedagogo e del pedagogista con il quale la cultura occidentale dovrà inevitabilmente confrontarsi.
Il concetto di pedagogia dialoga e si intreccia con un altro ideale greco: quello della Paideia. Con Paideia si indica sia l'idea della formazione che quella dell'educazione. Nella cultura contemporanea la formazione riguarda soprattutto l'istruzione, si parla di formazione professionale, mentre l'educazione si riferisce maggiormente ai processi che favoriscono la crescita intellettuale, lo sviluppo della personalità.
Nella società contemporanea si tende a pensare, in maniera ingenua che:
- Educatore si occupa dei bambini piccoli
- Formatore è l'insegnante di scuola media e media-superiore
Molti studiosi attribuiscono alla Paideia un ruolo decisivo nella genesi culturale ed estetica dell'uomo greco contrapposto alla figura del "barbaro". Era infatti l'educazione impartita dal pedagogo che faceva del giovane greco un cittadino attraverso l'apprendimento della grammatica, della musica e della ginnastica. La Paideia greca si forma consapevolmente solamente a partire dal IV secolo, con la nascita di istituzioni educative: l'Accademia, il Liceo e la scuola di Isocrate, all'interno delle quali si pratica la teoria (filosofia) dell'educazione, finalizzata alla costruzione di un uomo-cittadino.
Oggi i soggetti che contribuiscono a definire l'educazione sono molti:
- La psicologia dello sviluppo
- Le scienze cognitive
- La concezione di infanzia e di pensiero infantile
La sociologia e l'antropologia culturale, hanno a loro volta contribuito a modificare la concezione di umanità e di società. La dimensione inter e trans disciplinare pare l'unica prospettiva idonea ad affrontare i problemi dell'educazione. Una prospettiva che da un lato apre nuovi orizzonti alla pedagogia, dall'altro può aumentare il vissuto di debolezza (crisi identitaria ed epistemica).
La pedagogia deve porsi necessariamente come disciplina del dialogo, utilizzando e coinvolgendo i contributi di molti saperi intorno a progetti in grado di esprimere la propria specificità "paideutica". La modificazione degli educandi ha per obiettivo la strutturazione dell'identità dei soggetti per il quale presuppone il conseguimento di una condizione esistenzialmente e psicologicamente migliore. L'identità degli educandi per costruirsi ha bisogno di conoscenze, ma il sapere non si può mai solamente trasmettere perché mentre lo si condivide lo si fa. L'educatore non è un semplice trasmettitore di conoscenze, ma è chiamato a collaborare al processo di costruzione continua dei saperi e delle culture.
Fenomenologia, ermeneutica
La scuola pedagogica alla quale appartengo è quella fenomenologica, caratterizzata dalla convinzione secondo la quale alla base della costruzione di ogni tipo di conoscenza stia il processo di relazione fra il soggetto e tutto ciò che possiamo definire alterità. La fenomenologia afferma la centralità della relazione nella costruzione dell'identità personale. Per il suo fondatore Edmund Husserl (1859-1938), ogni atto psichico è sempre coscienza di...; non esiste un'attività mentale cosciente senza qualcosa che si ponga come oggetto del pensiero e della coscienza. Ogni concetto viene ricondotto dalla fenomenologia all'attività intenzionale, poiché la psiche, incontrando un oggetto, lo intenziona, determinandone qualità formali e senso.
La "filosofia fenomenologica" di Husserl si costituisce come una teoria della conoscenza e una teoria della cultura. È dunque conoscendo il mondo e le modalità del suo rapporto con esso, nonché interrogandosi sulle direzioni di senso assegnabili, che l'essere umano fenomenologicamente si individua e scopre il legame esistente fra il suo io cosciente e il suo esserci contestuale e contingente e le tracce della sua identità originaria e più autentica.
Fondamentali per comprendere le basi della fenomenologia sono i concetti di:
- Vissuto (Erlebnis)
- Apprensione (Auffassung)
- Appresentazione (Vergegenwärtigung)
L'idea di Erlebnis opera una distinzione fondamentale rispetto al concetto di esperienza, che diviene così esperienza vissuta. Ciò che viene percepito è com-preso (preso dentro di sé) e riconosciuto come esistente perché diviene parte della vita del percipiente. L'esperienza del singolo non è distinguibile dall'alterità, dal contesto ambientale e dal "mondo". Il mondo appartiene a quella vita psichica in forma di Erlebnisse (vissuti), quindi definibile come esistente proprio in quanto assunto, come vissuto, all'interno della strutturazione della soggettività.
L'idea dell'apprensione, per Husserl, denomina l'atto in cui la molteplicità delle percezioni sensibili viene unificata e organizzata psichicamente all'interno delle categorie dello spazio-tempo. Per Husserl l'Auffassung è l'elaborazione consapevole di un'esperienza che viene correlata a esperienze precedenti, già elaborate in forma di vissuti, e diviene così consapevole e riconducibile a un orizzonte di senso.
L'idea di appresentazione si riferisce a una presenza colta in assenza degli stimoli percettivi che la riguardano. Quando una presenza percepibile ci rimanda a ulteriori unità di senso, come accade quando un evento ci permette di anticipare ciò che presumibilmente accadrà (il tuono che ci aspettiamo dopo il lampo) si ha Vergegenwärtigung. Il termine, coniato da Husserl, fu utilizzato in psichiatria da Ludwig Binswanger (1881-1966), per descrivere la modalità fenomenologica attraverso la quale ciascuno si appresenta all'altro.
Quando riconosciamo come essere umano qualcuno che incontriamo per la prima volta, compiamo un atto di pensiero all'interno del quale l'Anàlogon viene riconosciuto intuitivamente come alter ego. Nell'analisi del disegno infantile si parla di "realismo intellettuale" per descrivere il fenomeno in ragione del quale i bambini, dal quarto anno di vita, non osservano la porzione di realtà che vogliono rappresentare mentre la disegnano. La guardano prima; sono interessati non alla visibilità della cosa in sé ma dal pensiero che essi costruiscono sulla cosa mentre la disegnano. Particolari anatomici e dettagli simbolico-metaforici presenti nei ritratti assumono proporzioni non realistiche ma conformi all'investimento affettivo.
Questo fenomeno noto come "prospettiva sentimentale" ha due illustri collegamenti con l'arte visiva:
- I pittori pre-rinascimentali (quindi pre-prospettici), davano proporzioni maggiori non alla figura più vicina all'occhio dell'osservatore ma a quella gerarchicamente più importante.
- Il cubismo, con Braque e Picasso che squadernano gli oggetti e i volti che rappresentano girando virtualmente loro intorno.
La fenomenologia viene concepita come movimento anti-idealistico, poiché mette al centro dell'attività di pensiero l'incontro con "le cose stesse". Secondo questa concezione la costruzione dell'immagine del mondo, come quella della propria immagine identitaria, è sempre intersoggettiva: cioè un processo continuo basato sulla relazione con le persone e le cose. Chi segue il paradigma fenomenologico centra necessariamente la sua attenzione sulla fragilità dei processi di adattamento e di negoziazione che ciascun essere cosciente in relazione ad ogni altro da sé. Il mondo, le cose, la realtà, la psiche, non possono essere spiegati, ma solamente interpretati.
L'ermeneutica è la corrente interpretativa della fenomenologia, che ha influenzato e influenza soprattutto il versante estetico ed educativo del pensiero fenomenologico. Oggi l'ermeneutica è diventata una corrente filosofica, i cui seguaci sostengono che il nostro modo di organizzare la coscienza è in realtà una forma di interpretazione, poiché la totalità e l'oggettività delle cose ci sfugge comunque. Attraverso gli strumenti e la scienza possiamo studiare e conoscere scientificamente solo un lato, di ciò che osserviamo: la conoscenza è attendibile e "vera", ma comunque parziale. Se vogliamo conoscere l'insieme dobbiamo affidarci all'impressione, all'intuizione, a un approccio sensibile, essenzialmente estetico.
I sostenitori dell'approccio ermeneutico sono spesso considerati relativisti, rappresentanti di un pensiero postmoderno e antiscientifico. Un pensiero relativista non è necessariamente negativo, è un pensiero del margine. È il pensiero che ha elaborato il lutto della perdita del centro da parte della cultura occidentale e non pensa che ciò comporti il fatto di essere gettato al centro di una tempesta. Non soltanto la conoscenza del mondo e delle cose, ma anche la conoscenza di sé è un processo continuo di negoziazione, costruzione, scoperta di punti fermi e sovvertimenti continui, leggibile secondo il paradigma fenomenologico-ermeneutico.
Mentre agiamo, parliamo, lavoriamo, possiamo osservare e farci raccontare i modi di manifestarsi della nostra identità all'interno dei differenti contesti in cui ci troviamo, cercando di capire e al contempo sforzandoci di costruire noi stessi.
Alterità (altruità)
L'idea dell'alterità è essenziale in fenomenologia, ed esistono tre modi di intendere l'altro:
- Interpreta l'altro come co-protagonista di un incontro e in questo caso l'altro è un potenziale amico. Platone racconta di un uomo che, prima del fatale contrasto con la divinità, era autosufficiente e "intero" (ermafrodita). Dal momento della scissione l'essere umano, reso così incompleto e imperfetto per volontà divina, cerca eternamente il ricongiungimento con un altro di cui avverte la mancanza. Quindi qui l'altro è "l'altra metà".
- Interpretazione che si rifà ad un'immagine tragica di un modello di soggettività "maledetta". L'altro è l'estraneo che non si vuole e non si può conoscere, il nemico da cui guardarsi. L'altro è in questo caso visto come colui che tenta di sopraffare, di insidiare, di distruggere.
- Interpretazione che vede l'altro come estraneo che non si può conoscere, rispetto al quale non è possibile nessun incontro autentico, nessuna relazione. L'altro è fantasma di sé.
Ciascuno può riconoscere la propria concezione dell'altro in una di queste prospettive o addirittura in tutte e tre, perché il sentimento dell'altro vive nell'ambivalenza. Nella tradizione pedagogica di molte culture, la figura dell'educatore, del mèntore, richiama quella del maestro per eccellenza:
- Il Messia, della tradizione cristiana
- Il pedagogo (Socrate), nella classicità greco-romana
La nozione di alterità è stata affrontata da Husserl, il quale sostiene che esistenza e conoscenza possono realizzarsi in maniera convincente e autentica solo nella dimensione del con-essere, dell'essere con l'altro, con gli altri. Le convinzioni di Husserl irrompono anche in psichiatria. I due principali interpreti dell'applicazione dei principi fenomenologici in psichiatria sono Ludwig Binswanger (1881-1966) e Karl Jaspers (1883-1969), secondo i quali nessuno di noi abita il mondo ma la propria visione del mondo, e quella del malato mentale è una visione differente dalla mia, con la quale è comunque utile e possibile dialogare.
In ambito psicoanalitico la dimensione dell'altro è centrale soprattutto nel pensiero di Jacques Lacan (1901-1981), per il quale il desiderio, è sempre desiderio dell'altro. Un'idea di Altro che, nel desiderio, sembra poter rispondere all'esigenza di essere riconosciuti e rappresenta l'universo linguistico e simbolico in cui il desiderio si deve calare e rivelarsi. Non solo le persone hanno una storia, ma anche le cose. Una storia che influenza il nostro sguardo, ci condiziona e orienta il nostro giudizio.
L'opera d'arte rende museo la sua casa, ma è il museo a farci guardare ciò che contiene con il pregiudizio di essere al cospetto di un'opera d'arte. Da queste condizioni e pregiudizi ci si può liberare solamente in due modi:
- Uno sforzo razionale di sospensione del giudizio
- Un trauma estetico, uno stupore improvviso e violento, una scossa emozionale capace di azzerare il pregiudizio cognitivo e di costringerci a ripartire
Il problema del rapporto con l'alterità è soprattutto questo: riconoscere la differenza, senza cercare di inglobarla nella nostra immagine identitaria attraverso la categoria del possesso o ridurlo a una funzione strumentale o a rinunciare alla scoperta dei nuovi orizzonti di senso che possono scaturire dalla relazione con l'altro. Il desiderio dell'altro che fa anelare il passaggio dalla dimensione solitaria a quella di coppia, non si limita alla rappresentazione estetica e desiderante dell'alterità, ma parte proprio dal progetto-desiderio del cambiamento di sé e della propria identità che l'incontro e la relazione fanno pensare come possibile e desiderabile.
Arte
Nel romanzo "Il capolavoro sconosciuto" Honoré de Balzac (1799-1850) dà... (testo interrotto)
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Sunto esame Estetica, docente Cattaneo, libro consigliato La Nascita Della Tragedia, F. Nietzsche
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Sunto “Didattica della lingua italiana”, docente Di Matteo, libro consigliato “La narrativa a scuola”, Guido Petter
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Sunto “Letteratura italiana”, prof. Simonetti, libro consigliato “Settanta”, Marco Belpoliti
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Sunto per l'esame di Estetica, docente Pinottini. Libro consigliato Estetica, Baeumler