Sunto di Tecniche del colloquio, Docenti Margherita Lang e Angela
Tagini, libro consigliato Elementi di psicologia clinica , Franco del
Corno, Emanuela Brusadelli
L’evoluzione della psicologia clinica LE ORIGINI
- 1844 - nasce la AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (attuale AMERICAN JOURNAL OF PSYCHIATRY) prima
rivista inglese dedicata ai disturbi mentali
- 1896 : Lightner Witmer - primo psicologo clinico, fondatore della psychological clinic per bambini con problemi di
adattamento.
- 1869 - Francis Galton - ha focalizzato attenzione sull’individuo e sulle differenze tra individui, ha introdotto il concetto di
misura quantitativa e dato importanza all’analisi statistica dei dati psicologici.
- 1890 James McKeen Cattel introduce il MENTAL TEST - batteria per valutare le abilita’ intellettive
- 1896 - Charcot e Janet propongono le testi sull’isteria.
- Iniziale approccio favorevole alla cura dei disturbi mentali in appositi ospedali specializzati, ma in seguito
all’immigrazione dall’Europa che porto’ un sovrapopolamento degli Stati Uniti,il rapporto con il malato perse il suo
potenziale.Solo piu’ tardi con Dorothea Dix si ebbe un movimento per l’umanizzazione del trattamento ai criminali, ai malati
psichici e ai deboli mentali. DAL 1896 AGLI ANNI 40
1896 NASCITA DELLA PSICOLOGIA CLINICA - Witmer impiega, per la nuova disciplina che si sta creando , l’aggettivo
“CLINICO”, perche’ colpito dal termine greco che si richiama al “letto” e quindi alla condizione di sofferenza dell’individuo
che ha bisogno di aiuto.
- 1916 L Terman pubblica la Stanford Revision della Scala Binet - STANFORD- BINET e introduce il QUOZIENTE DI
INTELLIGENZA
In questi anni si ha un forte incremento dell’utilizzo dei TEST PSICOLOGICI che permettono di valutare le abilita’
cognitive degli individui, e aumenta sempre di piu’ l’interesse per la cura e il trattamento dei disturbi mentali.
Allo scoppio della prima guerra mondiale,1918 la psicologia applicata e’ una tra le discipline alle quali si ricorre per la
valutazione e selezione dei candidati dei corpi militari.
- 1921 - Psychological Corporation, raccoglie circa 200 psicologi con lo scopo di fornire un servizio di consulenza in ambito
industriale e affaristico.
- 1921 Hermann Rorschach - inventa il test proiettivo, o test delle macchie di inchiostro
- 1938 immigrazione di psicoanalisti dall’Europa all’America a causa della presenza del Nazifascismo.
SPOSTAMENTO PROGRESSIVO DALLA VALUTAZIONE DELLA ABILITA’ COGNITIVE A LO STUDIO DELLA
STRUTTURA DELLA PERSONALITA’ E DEI PROBLEMI AFFETTIVI ED EMOTIVI.
IL SECONDO CONFLITTO MONDIALE E IL DOPO GUERRA
Lo sviluppo della psicologia applicata avviene soprattutto in America, a causa del bisogno primario delle potenze Europee di
concentrarsi sul conflitto e sulle condizioni economiche e politiche dei paesi in Guerra. Apertura dei corsi per formazione
degli psicologi clinici nelle principali universita’ americane - Veterans Administration.
- 1946 nascita del NATIONAL INSTITUTE OF MENTAL HEALTH (NIMH) che supporta la ricerca e dell’addestramento
della psicologia clinica. ANNI ‘50 E ‘60
In questi anni avviene la regolamentazione della professione di psicologo clinico e psicoterapeuta. Gli anni 60 sono
caratterizzati dalla nascita e dalla proliferazione, in tutto il mondo occidentale, dei movimenti per la salute mentale e per la
psichiatria di comunita’.
Gli psicologi vengono impiegati anche come consulenti per varie agenzie sociali (scuole, polizia, istituzioni riabilitative) e
divengono supervisori nei programmi di formazione per lle figure paraproffesionali ( infermieri, assistenti sociali).
ANNI ‘70 E I PRIMI ANNI ‘80
Forte sviluppo di interesse per l’attivita’ psicoterapeuta, ma la numerosa presenza di psicologici clinici e psicoterapeuti fa
scaturire un acceso dibattito sulle competenze e i ruoli che devono svolgere.
1973 la AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION prende posizione ufficialmente contro gli psicologici clinici,
defininendo il trattamento delle malattie metali come PSICOTERAPIA prettamente MEDICA che deve essere esercitata da
uno pschiatra, che ha conseguito una formazione medica.
DAGLI META’ DEGLI ANNI ‘80 AD OGGI
Legge del 18 FEBBRAIO 1989 n 56 : regolamentazione della professione di psicologo. Ordine degli psicologi - Sezione A
(laurea specialistica in psicologia, durata di 5 anni) Sezione B (dottori in tecniche psicologiche).
Art. 1 legge 56/1989 : la professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la
prevenzione, la diagnosi, le attivita’ di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al
gruppo, agli organismi sociali e alle comunita’. Comprende altresì le attivita’ di sperimentazione, ricerca e didattica in tale
ambito. SISTEMI DIAGNOSTICI NOSOGRAFICO-DESCRITTIVI
EVOLUZIONE STORICA DEI PRIMI SISTEMI NOSOGRAFICO-DESCRITTIVI - Da E. Kraepelin alla fine
della prima guerra mondiale
FORTE NECESSITA’ DI CLASSIFICARE E DEFINIRE I DISTURBI E MALATTIE MENTALI
1883 Kraepelin crede in un eziologia organica del disturbo, propone un sistema di classificazione basato sulla psicopatologia
e non sui sintomi concentrando la propria attenzione all’andamento della malattia.
1840 - classificazione del U.S Census Bureau - proposta una diagnosi differenziale tra idiocy e insanity , chi non appartiene a
nessuna delle due e’ considerato un soggetto sano.
1880 - vengono classificati sette disturbi : mania, melanconia, monomania, paresi, demenza, dipsomania ed epilessia.
Ma .. la nosografia si lega molto ai SINTOMI. I sintomi sono segni, ma non viceversa. E’ necessario analizzarli a livello piu
profondo (come fanno i sistemi diagnostici esplicativi-interpretativi)
LA SECONDA GUERRA MONDIALE E LA RICERCA DI UNA CLASSIFICAZIONE INTERNAZIONALE
Nel 1917 e’ stata pubblicata la Standard Classified Nomenclature of Diseases frutto della collaborazione tra l’American
Psychiatric Association e la New York Accademy of Medicine; metodo utile per classificare i pazienti cronici , ma risulta
inadatto a pazienti affetti da disturbi psicofisioligici e di personalita’).
1952 - nascita del DSM (DIAGNOSTIC STATISTICAL MANUAL) che rappresenta un tentativo di classificare in modo
scientifico i disturbi psichici e si basa su un elenco di segni e sintomi. L’obiettivo e’ creare una classificazione che incontri il
consenso degli psichiatri e degli altri operatori e che presenti i disturbi così come sono concettualizzati in quegli anni.
NECESSITA’ DI UN PARADIGMA SCIENTIFICO
Tra il 1950 e il 1970 si scoprono nuovi farmaci, nascono le prime strutture intermedie e compaiono diverse forme di
psicoterapia.
1968 DSM II - 1980 DSM III : strumento che permette di classificare e definire le patologie che caratterizzano i disturbi
mentali. Utilizzano un sistema multiassiale di categorizzazione che permette di definire le patologie attraverso i sintomi e il
quadro clinico del paziente.
2000 DSM IV - vengono introdotti : caratteristiche di genere, cultura, eta’, prevalenza, decorso, patter famigliari e
caratteristiche associate.
SISTEMA MULTIASSIALE : I ASSE (disturbi clinici e altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica) II
ASSE (disturbi di personalita’ e Ritardo Mentale ) III ASSE (Condizioni mediche generali) IV ASSE (problemi psicosociali
e ambientali) V ASSE (valutazione globale del funzionamento). I primi tre assi sono categoriali, gli altri due dimensionali.
MA... ogni criterio dovrebbe avere un potere discriminante rispetto a disurbi simili. Si ha una bassa capacita’ discriminante
per la diagnosi differenziale, il criterio puo’ definire piu disturbi.
Mancanza di attendibilita’ e validita’’ : una classificazione e’ valida quando e’ in grado di favorire la prevezione e il
trattaento dei disturbi). L’attendibilita’ risulta bassa poiche’ e’ presenta una forte variabilita’ che dipende dal soggetto (info
fornite possono cambiare, clinici possono avere osservazioni diverse per uno stesso paziente , dipende dai criteri diagnostici
utilizzati....)
DSM V - il manuale e’ articolato in 3 sezioni : nella prima sono riportate le indicazione per l’impiego, nella seconda le
diagnosi categoriali dei diversi disturbi ordinati secondo le common clinical features. Nella terza sezione sono descritte le
condizioni pe le quali sono necessari ulteriori dati di ricerca..
SISTEMI DIAGNOSTICI INTERPRETATIVO-ESPLICATIVO
Il valore e il significato dei sistemi diagnostici interpretativo-esplicativo consistono nel fatto di intendere la GENESI (causa
ed evoluzione) di un fenomeno patologico come elementi necessari per definire e quindi catalogare il fenomeno stesso.
E’ importante e necessario formulare una teoria eziologica (causale) per gerarchizzare i sinotmi e individuare le cause.
Questi sistemi necessita di uno sguardo all’intorno del paziente, non solo i sintomi che esso presenta.
In chiave interpretativa-esplicativa il SINTOMO e’ un segno che a sua volta rimanda ad altri segni in un processo che risulta
quindi infinito. IL PROCESSO DIAGNOSTICO
Modelli di Assessment
1. INFORMATION GATHERING (IG) - modello finalizzato alla raccolta di informazioni attraverso i colloqui con il
paziente (metodo usato dalla psichiatria fino ai primi anni del 900), non prevede feedback con resistuzione dei dati con il
paziente.
2. THERAPEUTIC MODEL OF ASSESSMENT (TMA) - Si sviluppa da C. Fisher (2001) con approccio umanistico-
relazionale. C’e un feedback con resistituzione dei dati al paziente - colloqui, interviste cliniche, strumenti psicodiagnostici
per la raccolta dei dati. C’e un modo di relazionarsi con il paziente che prevede una comunicazione verbale
(incoraggiamento, interessamento) e non verbale (postura, contatto oculare). ATTEGGIAMENTO COLLABORATIVO E
NON GIUDICANTE
3. THERAPEUTIC SPECIFIC FORMULATION - finalizzato all’indagine degli aspetti salienti per formulare un
indicazione al trattaento. La diagnosi e’ un processo bilaterale, in cui i pazienti si autodiagnosticano con l’aiuto di un esperto.
Indagare gli obiettivi da privilegiare nel trattamento.
IL PROCESSO DIAGNOSTICO
Il processo diagnostico e’ l’iter che il clinico percorrre insieme al paziente, allo scopo di rilevare e circoscrivere l’ampiezza e
l’entita’ dei disturbi, attribuire loro un significato e individuare possibili strategie per ridurre e modificare la causa che ha
provocato sofferenza al paziente.
OBIETTIVO E’ COMPRENDERE IL FUNZIONAMENTO DEL PAZIENTE SENZA IL COMPITO E L’INTENZIONE
SPECIFICA DI MODIFICARLO, attraverso l’integrazione di DATI LONGITUDINALI - descrittivi che includono i
problemi attuali (ricavi dalla storia clinica) e DATI TRASVERSALI (ottenuti dalla somminastrazione dei test). Non e’ solo
individuare un trattamento , ma individuare cio’ che per il paziente risulta essere dannoso a livello di moodalita’ di
funzionamnto.
IL COLLOQUIO CLINICO DI CONSULTAZIONE - il processo diagnostico avvviene attraverso un colloquio tra paziente
e clinico che permette ad uno di presentarsi, comunicare le proprie difficolta’ e fornire gli elementari necessari alla
consultazione, e all’altro di osservare , capire, rilevare e comprendere.
L’ALLENZA DIAGNOSTICA - tra clinico e paziente
Alleanza diagnostica: si basa sul presupposto che la diagnosi di funzionamento del paziente sia costruita, da entrambi
i soggetti, in un clima emotivo in cui e’ sospeso il giudizio e manca l’intento mutativo da parte del pz e del clinico.
(precede l’alleanza terapeutica)
Alleanza terapeutica: specifico rapporto collaborativo che si instaura tra paziente e terapeuta - tale forma di alleanza e’
guidata uno specifico obiettivo di cambiamento (mutamento della condizione di patologia del paziente).
LA PROCESSUALITA’
Il processo diagnostico e’ caratterizzato dalla sua processualita’ - il paziente non viene reso “attivo” solo per una raccolta di
informazioni , ma e’ IMPORTANTE LA FORMA CHE ASSUME LA COMUNICAZIONE - e’ importante come viene
raccontato, a differenza del contenuto che viene raccontato.
GLI STRUMENTI DEL PROCESSO DIAGNOSTICO
Il clinico puo’ avvelerse di strumenti differenti che gli permettono di descrivere e capire il funzionamento del paziente.
La prospettiva MULTI-METHOD ASSESSMENT prevedere l’integrazione dei risultati di strumenti e di setting differenti,
che garantiscono una visione multidimensionale e sfaccettata.
Oltre al colloquio clinico : COLLOQUIO PER LA RACCOLTA DI DATI BIO-PSICO SOCIALI ( interviste
semistrutturate, info legate a periodi ed eventi nella vita del paziente, dall’infanzia all’eta’ adulta che hanno
influenzato lo sviluppo e il percorso di crescita e lo sviluppo dedlla patologia.
BATTERIA DI TEST : propongono al paziente un compito di problem solving, induncendolo ad un processo
decisionale che come nella vita quotidiana, impone il ricorso a risorse emotive, e motivazionali. Nel fornire una
risposta il paziente accederebbe, al complesso e articolato bagaglio di percezioni, classificazioni che caratterizzano la
sua organizzazione psicologica. LA RESTITUZIONE
Alla fine e’ necessario restituire al paziente i risultati del complesso percorso di conoscenza che e’ stato compiuto, ha un
grande lavoro dal punto di vista clinico. La restituzione ripropone e riassume il percorso e l’alleanza diagnostica nel suo
progressivo costruirsi,ma anche nelle sue rotture e le sue riparazione. La restituzione permette di far conoscere al paziente il
proprio funzionamento che gli consente di capire il senso della propria sofferenza, che gli permette di utilizzare quelle
risorse che ora e’ in grado di mettere in atto per cogliere i segnali che ne indicano il regolare progredire, oppure i momenti di
intoppo o di rifiuto.
Le restituzioni di tipo RICOSTRUTTIVO : forniscono al paziente una lettura delle vicende affettive e relazionali della sua
vita e i relativi nessi. Le restituzioni MIRATE e PARZIALI : centrare su un aspetto specifico ch si ritiene proficuo mettere in
evidenza poiche’ considerate talvolta un ostacolo al proseguimento della restituzione o all’instaurarsi di una successiva
alleanza di lavoro.
IL PROCESSO DIAGNOSTICO CON I CASI DIFFICILI : DAL DISTURBO DELL’ALLEANZA AL
CONCETTO DI ORGANIZZATORE
CHIAVI DI INGRESSO PER LA COMPRENSIONE DELLA PSICOPATOLOGIA
I pazienti rispondono alla relazione con un clinico in modo diverso in base alla loro storia e alle caratteristiche della
psicopatoologia. Cio che ha luogo nel primo colloquio si presta a due chiavi di lettura :
- Chiavi di ingresso: per la comprensione della psicopatologia hanno rilevanza di indicatori di capacita’ e incapacita’ del
paziente di costruire e mantenere una relazione collaborativa (usufruire di un aiuto).
- Dati e informazioni fornite dal paziente : il clinico riceve info sul modo in cui il paziente percepisce se stesso e il proprio
malessere, le proprie difficolta’ rispetto al disturbo e la possibilita’ di aiuto.
Le emozioni che il paziente puo’ aver sviluppato nel corso della relazione sono inidici utili alla comprensione della
psicopatologia, sono indicatoori della presenza di possibili DISTURBI DELL’ALLEANZA. Questi sentimenti di se’ possono
influenzare qualsiasi possibilita’ di accedere ad un contatto e ad ogni modalita’ di relazione con un essere umano.
S.OREFICE (2002) nella sua metodologia clinica per i casi difficili, indica due emozioni primarie che sono criteri orientativi
nella conduzione del processo diagnostico, per il loro elevato livello esplicativo del funzionamento relazionale intrapsichico
dei pz, nonche’ per segnalare un disturbo dell’allenza : LA SFIDUCIA E LA DIFFIDENZA
SFIDUCIA : qualita’ passiva nel senso di un’estesa rinuncia alla fiducia, scoraggiamento riguardo alla possibilita’ di
utilizzare il mondo esterno o se stessi o alcune capacita’. La sfiducia puo’ essere una condizione che perdura nel tempo
SFIDUCIA PERMANENTE , situazione di crisi (legata ad un evento) o un fenomeno accessuale che si verifica in situazioni
particolari.NEL CORSO DEL PROCESSO DIAGNOSTICO , IL CLINICO DOVREBBE SAPER DIFFERENZIARE QUESTI
TIPI DI SFIDUCIA, CHE INCIDONO IN MISURA DIFFERENTE SULLA COSTRUZIONE E SUL MANTENIMENTO
DELL’ALLEANZA DIAGNOSTICA
DIFFIDENZA: consiste nella propensione a uno stato ipervigile e sospettosita’ continua. La diffidenza puo’ essere
PRIMARIA (ha caratteristiche strutturali, legate ad una lesione della fiducia di base) o SECONDARIA (legata ad eventi). il
paziente presenta un’incapacita’ di usufruire di una relazione di aiuto, un elemento fondamentale che precede la costruzione
di qualsiasi forma di alleanza di lavoro.
IL COLLOQUIO IN PSICOLOGIA CLINICA
Il colloquio e’ un processo interattivo tra due persone finalizzato al conseguimento di un obiettivo predeterminato. Lo scopo
del colloquio e’ chiarire il modo di vivere della persona presa in esame. A chi conduce un colloquio clinico e’ richiesto di:
possedere buone capacita’ diagnostiche e di osservazione, conoscere i diversi trattamenti, saper instaurare un alleanza
diagnostica, saper prendere decisioni in tempo utile, saper comunicare al paziente le decisioni prese (feedback).
RICHIESTA DI APPUNTAMENTO : il modo in cui il paziente formula la richiesta di appuntamento fornisce indicazioni sul
caso clinico :
1. AUTOINVITO : il paziente si rivolge alloo psicologo in modo autonomo- riconosce la propria sofferenza psichica
(diversita’ tra paziente che si rivolge per la prima volta ad uno psicoloogo: disorientato dalla scoperta di essere
affetto da un disturbo psichico, disorientato dalle info ricevute, imbarazzato per il problema - paziente
insoddisfatto : poiche’ segnala una discrepanza tra la propria autodiagnosi e quella del clinico, discrepanza per gli
obiettivi del trattamento, uso di modelli interpretativi diversi, aspettative diversi rispetto ai risultati, non
concordano sulla gravita’ della diagnosi.
2. IL PAZIENTE INVIATO DAI FAMIGLIARI : il paziente puo essere d’accordo oppure no sull’intervento
psicologico - ne puo’ essere coscente e delegare i famigliari a prendere appuntamento, oppu
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Tecniche del colloquio, Docenti Margherita Lang e Angela Tagini, libro consigliato Cronologia della…
-
Riassunto esame Diagnosi, Prof. Lang, libro consigliato Elementi di psicologia clinica, Del Corno, Lang
-
Riassunto esame Psicologia clinica, Prof. Falgares Giorgio, libro consigliato Elementi di psicologia clinica, Del C…
-
Riassunto esame tecnica del colloquio psicologico prof. Saliani, libro consigliato Modelli del colloquio, Del Corno…