Tecniche del colloquio
Cronologia della psicologia clinica
1880-1881: Psichiatria
In Francia e in Germania si assiste a un grande sviluppo della psichiatria e della neurofisiologia, in seguito alla pubblicazione dei lavori di H. Head e H. Jackson. Si diffonde, inoltre, un grande interesse per le tecniche ipnotiche, che non rimane confinato ai contesti medici. In questi anni, si concretizzano anche i primi esperimenti scientifici. Tra questi ricordiamo le ricerche del fisiologo francese C. Richet e dell'austriaco M. Benedikt, il cui metodo sarà impiegato, in seguito, anche da Joseph Breuer (1842-1925).
Nel 1880, J.B. Gélineau conia il termine narcolessia, per indicare un raro disturbo contraddistinto dalla transitoria, ma impellente, necessità di dormire a intervalli più o meno vicini.
1882: Psichiatria
Karl L. Kahlbaum (1828-1889) conia il termine ciclotimia, per riferirsi a un disturbo psichico che si manifesta ciclicamente: una insania ciclica. Nei DSM (1952-2000) la ciclotimia sarà inserita tra i disturbi dell’umore e sarà definita come una patologia caratterizzata da episodi di ipomania (stato euforico elevato, ma non quanto nello stato maniacale), alternati a periodi di depressione di durata, profondità e gravità minori delle forme affettive maggiori.
1883-1884: Psichiatria
Nel 1883 esce la prima edizione del Trattato di psichiatria di Emil Kraepelin (1856-1926). Egli è considerato tra le figure più importanti della storia della psichiatria per aver individuato, attraverso descrizioni cliniche particolarmente accurate, le caratteristiche differenziali (sintomatologiche, di decorso, prognostiche e familiari) tra psicosi e disturbo maniaco-depressivo. Obiettivo dell’autore è realizzare una classificazione delle malattie mentali basata sui criteri ritenuti clinicamente più oggettivi. Il metodo predominante è l’osservazione del malato. Kraepelin propone una distinzione tra malattie che ritiene curabili – che sono quelle provocate da condizioni esterne – e malattie incurabili – determinate da fattori costituzionali innati.
Tale classificazione, rigidamente dicotomica, costituirà un riferimento importante per le successive classificazioni nosografico-descrittive: dal 1970 sono messi a punto criteri operazionali di classificazione dei disturbi psichiatrici (DSM – Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders).
1887: Psichiatria
Sergei Korsakoff (1854-1900), in un lavoro pubblicato sulla rivista di psichiatria russa, identifica una sindrome amnesica collegata all’alcolismo in soggetti di età superiore ai 65 anni, che si caratterizza per la difficoltà a ricordare eventi recenti e a memorizzare informazioni nuove. Il disturbo è oggi noto come Sindrome di Korsakoff.
Esce la seconda edizione del Trattato di psichiatria di E. Kraepelin.
1891: Psichiatria
Lo psichiatra italiano Enrico Morselli (1852-1929), in un lavoro pubblicato sul Bollettino della Reale Accademia Medica di Genova, conia il termine dismorfofobia; il disturbo implica una irrealistica quanto profonda paura relativa all’alterazione dei propri tratti fisiognomici.
1893: Psichiatria
P.J. Moebius propone la distinzione tra disturbi nervosi esogeni, che hanno una causa specifica e chiaramente definibile, e disturbi nervosi endogeni, per i quali l’unica condizione essenziale è una predisposizione; qualora questa sia presente, il disturbo può poi essere causato da una varietà di fattori.
Esce la quarta edizione del Trattato di psichiatria di E. Kraepelin.
1896: Psichiatria
T. Ribot conia il termine anedonia, intendendo una condizione patologica di insensibilità rispetto al piacere. Con la pubblicazione della quinta edizione del Trattato di psichiatria di E. Kraepelin, è introdotta la distinzione tra forme di melanconia che sono acquisite – come quella di mezza età o della vecchiaia – e tutte le altre forme di mania e depressione, che si ritiene essere innate o costituzionali.
1897: Psichiatria
Carl Lange (1834-1900) descrive una terapia a base di litio (sostanza fino ad allora utilizzata per la cura della gotta e dello scompenso cardio-circolatorio) per il trattamento di una sindrome da lui stesso definita depressione periodica. L’impiego del litio in psichiatria e la sua successiva diffusione avverrà molti anni dopo, grazie al lavoro di J.F.J. Cade. (Vedi 1949)
1898: Psichiatria
Il filosofo francese L. Dugas conia il termine depersonalizzazione per riferirsi alla sensazione di estraneità rispetto a sé e ai propri pensieri. Il termine sarà utilizzato anche nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) a partire dalla seconda edizione, pubblicata nel 1968, dove sarà annoverato tra le nevrosi. Con la pubblicazione del DSM-III (1980) la depersonalizzazione entrerà a far parte dei disturbi dissociativi.
1899: Psichiatria
Esce la sesta edizione del Trattato di psichiatria di E. Kraepelin. Le principali innovazioni riguardano l’introduzione del disturbo maniaco-depressivo, che riunisce i due concetti descrittivi di mania e depressione (da sempre tenuti separati), e della dementia precox. L’autore descrive tre sottotipi di dementia precox: ebefrenica, catatonica e paranoide. Le diverse costellazioni di comportamenti osservate confluiscono in un unico raggruppamento generale. Nonostante le perplessità manifestate in seguito sul concetto di dementia precox intesa come singola entità, l’esistenza della malattia è accettata dalla comunità scientifica.
1900: Psichiatria
K. Wernicke, professore di psichiatria, parla dell’ansia psicotica come di un’entità a sé, in cui sono frequenti allucinazioni acustiche e deliri e che deve essere differenziata dalla melanconia affettiva e dalle psicosi acute.
1901: Psichiatria
Lo psichiatra francese P. Hartenberg pubblica Les timides et la timidité, dove definisce una sindrome, frutto di paura e vergogna, che anticipa la diagnosi di Fobia sociale del DSM-III.
1902: Psichiatria
George E. Still (1868-1941) descrive un gruppo di bambini che mostrano una marcata inabilità a concentrarsi e a sostenere l’attenzione. Si tratta della prima descrizione di quello che nel DSM sarà il Disturbo dell’Attenzione con iperattività (ADHD).
1903: Psichiatria
E. Fischer, studioso di chimica organica, ottiene la trasformazione dell’acido barbiturico in acido dietil-barbiturico, ancora più attivo dal punto di vista farmacologico. L’acido barbiturico (Malonylurea) era stato preparato poco tempo prima da A. Von Bayer, nel corso di lavori sperimentali sull’acido malonico. I barbiturici appartengono alla categoria degli psicofarmaci ipnotici e si dividono in tre categorie, a seconda del loro effetto prevalente: sedativi, anestetici e antiepilettici. Dal 1975 sarà vietata la vendita dei farmaci appartenenti al primo gruppo, visti i gravi effetti collaterali (depressione dei centri cerebrali vegetativi, induzione di dipendenza e assuefazione, potenziamento in associazione con alcol); degli anestetici rimangono in uso quelli di breve durata per interventi di piccola chirurgia; gli antiepilettici mantengono un’importante funzione terapeutica nei casi appropriati. Nel corso degli anni seguenti i barbiturici saranno utilizzati per fare fronte a disturbi quali, per esempio, la depressione e la schizofrenia. L’impiego dei barbiturici non sarà, però, sottoposto ad alcun controllo fino al 1918. Durante gli anni ’20 W. Wilcox promuoverà una campagna di sensibilizzazione tale da attirare l’attenzione delle autorità sanitarie. (Vedi 1930, 1960, 1971)
1904: Psichiatria
Il medico francese P. Dubois sostiene che i disturbi nevrotici e molte malattie psichiche siano prodotte dall’immaginazione e che possano essere guariti con la volontà attraverso l’auto-educazione. I successi terapeutici di Dubois sono notevoli, tanto che J.J. Déjerine, professore alla Salpêtrière, apprende da lui il nuovo metodo.
Esce la settima edizione del Trattato di psichiatria di E. Kraepelin, che sarà tradotto in italiano tre anni più tardi.
1906: Psichiatria
Alois Alzheimer (1864-1915), neuropsichiatra tedesco, descrive i sintomi di una donna di 56 anni: disorientamento, idee deliranti e incapacità di parlare. È la prima presentazione di un caso di quello che sarà poi noto come Morbo di Alzheimer, malattia degenerativa dei tessuti cerebrali. La malattia colpisce in modo progressivo le funzioni intellettive – memoria, comprensione e capacità di linguaggio – e, gradualmente, possono svilupparsi difficoltà motorie, quali la mancanza di coordinazione.
Nel frattempo, negli Stati Uniti, A. Meyer propone una nuova concezione della dementia praecox. A suo avviso, il principale processo patologico dei pazienti dementi sarebbe caratterizzato “dall’estrema frequenza di particolari tipi di reazioni inadeguate” e, quindi, dal deterioramento delle loro modalità di comportamento.
1908: Psichiatria
C. Beers pubblica la propria autobiografia – A Mind That Found Itself – in cui descrive la propria esperienza di paziente psichiatrico. Il testo ottiene l’appoggio di personaggi importanti quali W. James, che ne favorisce la pubblicazione, e A. Meyer, che conia il termine di “igiene mentale” per il movimento che sarà in seguito fondato da Beers (Mental Hygiene Movement). Inizialmente il movimento si propone di migliorare le condizioni dei pazienti negli ospedali psichiatrici, mentre, successivamente, si occuperà della prevenzione dei disturbi psichici.
Sempre negli Stati Uniti, il National Committee on Mental Hygiene sostiene la fondazione delle Child Guidance Clinics, strutture volte alla prevenzione delle malattie mentali attraverso l’identificazione dei bambini a rischio. In questo ambito il lavoro degli assistenti sociali si integra con quello di psichiatri e di psicologi.
1909: Psichiatria
In un lavoro pubblicato sul Central Journal for Nervous Diseases and Psychiatry, lo psichiatra K. Bonhoeffer distingue tra psicosi endogene – tra cui annovera la depressione – e psicosi esogene, che si sviluppano in modo acuto a partire da disturbi somatici non cerebrali – per esempio, il delirium.
Negli Stati Uniti nasce il Juvenile Psychopathic Institute, una Child Guidance Clinic integrata con il sistema giudiziario, fondata dall’assistente sociale J. Lathrop.
1912: Psichiatria
La Bayer lancia sul mercato il phenobabrital (Luminal), farmaco per il trattamento delle convulsioni epilettiche.
1915: Psichiatria
E. Kraepelin pubblica i quattro volumi che compongono l’ottava edizione del suo Trattato di psichiatria. L’autore morirà nel 1926, prima di riuscire a completare la revisione della nona edizione, che uscirà postuma nel 1927.
1922: Psichiatria
J. Wagner Juaregg, a partire da osservazioni empiriche, mette a punto un trattamento della paralisi progressiva (grave patologia neuropsichiatrica evolutiva di origine luetica) basato sull’induzione di attacchi febbrili intensi di origine malarica, dopo i quali si notava una temporanea remissione dei sintomi di base. Sulla base di considerazioni analoghe (induzione iatrogena di stato di coma reversibile e convulsioni generalizzate), conseguenti all’osservazione che in molti epilettici con patologia schizofrenica quest’ultima migliorava dopo gli attacchi convulsivi spontanei, si sviluppano le cosiddette terapie di shock. M. Sakel (1927) utilizzerà l’iniezione endovenosa di insulina, L. Meduna (1934) il Cardiazol (pentylenetetrazole), A.M Fiamberti (1935) l’acetilcolina.
Sull’American Journal of Psychiatry A. Myerson definisce l’anedonia come la perdita di interesse rispetto a qualunque cosa piacevole unitamente alla scomparsa della sensazione di energia.
Sul Journal of Combined Neurology and Psychiatry J. Klaesi, psichiatra del Burgholzli di Zurigo, descrive la terapia del sonno profondo – indotto con barbiturici – per i casi di psicosi.
1924: Psichiatria
Nasce l’American Orthopsychiatric Association, che inizialmente si dedica allo studio delle condotte criminali e, successivamente, si occuperà di tutti i problemi psichici. Tra i fondatori ci sono K. Menninger, A. Meyer, D. Healy e L. Witmer.
1926: Psichiatria
L’American Orthopsychiatric Association cambia il proprio statuto e ammette al proprio interno non soltanto psichiatri, ma anche psicologi e “tutte le altre figure professionali il cui lavoro ed interesse...".
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