Contestualizzazione e il millennio di studio (II millennio A.C.)
Fonti scritte
L’attenzione si porrà dal II millennio A.C. fino al I secolo A.C., lo studio coprirà così più di 2000 anni di storia. Il primo millennio di studio ha una penuria di fonti e ciò porta ad un'analisi meno approfondita, di conseguenza la teoria integra molto. Le fonti a nostra disposizione sono di tipo archeologico, ciò indica palazzi, materiali funebri, caso tipico della civiltà micenea, ed altri oggetti come i sigilli, importantissimi per Creta in quanto sull’isola mancano del tutto i luoghi di culto ed i sigilli sono l’unica testimonianza religiosa di questa civiltà.
L’archeologia ci ha fornito anche varie fonti scritte, tavolette d’argilla con testi settoriali di varia estensione, riferiti principalmente all’amministrazione dei palazzi nei quali vennero scoperti. Interessante è come le tavolette rinvenute risalgono a pochi anni prima della distruzione del palazzo, ciò indica come tali testi venissero conservati solo per brevi periodi.
Esistevano due tipi di scrittura cuneiforme, la lineare A e la lineare B, solo quest’ultima è stata decifrata negli anni ’50 da Cervich e Benvich. La lingua è un’altra fonte da prendere in considerazione e risultò fondamentale per decifrare il lineare B, essa infatti mostra a quale ceppo linguistico derivi la scrittura di un popolo e ne facilita così la comprensione.
Altre fonti importanti per tutta la storia antica sono le ceramiche, grazie allo studio dei diversi stili ed alla sua evoluzione, uno storico è riuscito a creare una cronologia storica della civiltà micenea e minoica.
Scoperte e ritrovamenti
Nel II millennio A.C. le civiltà principali erano la micenea e la minoica. La civiltà micenea prende il nome dalla città di Micene, luogo nel quale avvennero i primi ritrovamenti archeologici relativi a questa civiltà. La civiltà minoica invece si sviluppò nell’isola di Creta. Il termine minoico fu coniato dallo scopritore dei palazzi di Cnosso, Ser Artur Evans. Egli fece un parallelismo tra Creta, luogo dei resti dei palazzi da lui scoperti, e l’opera di Omero, creando così il termine minoico, che deriva dal nome del mitico re Minosse.
Per i greci il passato era attualità, tale fatto fa riflettere sull’effettivo peso attribuito ai miti dai greci stessi. Il mito era per i greci un modo di dare un ordine ed un senso alla realtà. L’Iliade e l’Odissea devono essere interpretate in questo modo. Omero viene letto come espressione del suo tempo, XIV od VIII secolo A.C.? Grazie agli scavi vicino a Troia, scoperta da Sleaman, lo stesso scopritore dei palazzi i Micene, gli archeologi hanno scoperto che Omero è definibile come una cronaca di eventi realmente accaduti, ma tale posizione ricevette delle giuste critiche ed opposizioni. Possiamo però affermare che la guerra di Troia avvenne veramente, intorno al XIII, XII secolo A.C., ma non nei termini narrati da Omero.
Un problema analogo si creò a seguito di uno scavo sul Palatino a Roma, quando l’archeologo che curava il progetto affermò che Romolo e Remo erano personaggi storici realmente esistiti. Tali eventi mostrano come coloro che curano gli scavi archeologici siano spinti, anche inconsciamente, a cercare di avvalorare i miti classici.
Il periodo del II millennio A.C. è detto mitico in quanto le fonti che narrano di tali secoli sono posteriori. Grazie a Tucidite nel V secolo A.C. nasce il metodo di studio storico, ma lo stesso Tucidite parla di Minosse, vissuto nel XV secolo A.C., come una figura storica sebbene le prove della sua esistenza fossero assenti.
Creta e la civiltà minoica
La storia di Creta, e quindi della civiltà minoica, inizia nel II millennio A.C. I centri principali della società minoica erano Creta, Cnosso, Ionea ed in seguito Zacro e Maia. Creta era un’isola montuosa e ciò condizionò le attività produttive, agricole ed i contatti tra le città. Inoltre l’isola di Creta è sprovvista di giacimenti metalliferi e la presenza di metalli come il bronzo sull’isola testimoniano una rete di commerci con altre civiltà vicine come quelle mediorientali ed egiziana.
Il termine tardo minoico si riferisce a Creta. La cronologia storica di Creta si divide in antico, medio e tardo, divisione assai sicura basata sui reperti archeologici del vasellame. I vari stili del vasellame ritrovato si rifanno rispettivamente a vari periodi cronologici, tale cronologia storica basata sulle innovazioni dell’arte della ceramica fu creata da Evans. Tale suddivisione in periodi storici è avvalorata dal contatto che Creta ebbe con civiltà più antiche di lei come gli Ittiti o gli Egiziani, i quali annotano nelle proprie cronologie gli scambi culturali e commerciali con Creta. Si può così affermare che la cronologia egiziana pose le basi della cronologia minoica.
Dal 2000 al 1900 si ha il periodo antico di Creta. In tale periodo si svilupparono i palazzi. Dal 1900 al 1600 si ha il periodo medio di Creta. Intorno al 1700 si ebbe la distruzione dei palazzi per mano di cause non bene definite, nel 1600 ci fu la ricostruzione dei palazzi ed un loro maggiore splendore rispetto al periodo antico. Dal 1600 al 1050 si ha il periodo tardo di Creta. Intorno al 1450-1400 il periodo dei palazzi terminò.
Micene e la civiltà micenea
La storia di Micene, e quindi della civiltà micenea, iniziò intorno alla seconda metà del XVII secolo A.C. (1650 A.C. circa). I centri principali della società micenea erano Micene, Ivinto, Argo, Tebe, Atene e l’area del Peloponneso. Il termine tardo elladico si riferisce a Micene.
Anche nella società micenea si ebbe la creazione di suntuosi palazzi, dal momento della sua nascita, 1650, al 1550, si ebbe la fase di costruzione dei palazzi, la quale terminò intorno al 1200-1100, periodo nel quale essi vennero distrutti.
Palazzi, città e scambi culturali
Creta
Creta dal II millennio A.C. al 1350 A.C. conobbe la fase dei palazzi, in seguito si ebbe la conquista di Creta da parte dei micenei. Ser Artur Evans finanziò gli scavi a Cnosso e scoprì la, da lui definita, civiltà minoica. Si dice che Evans avesse ristrutturato il palazzo di Cnosso che riportò alla luce.
La fase protopalaziale (1900-1700 A.C.) ha visto formulare più teorie per spiegare la comparsa a Creta (Cnosso, Festòs e Mallia), di edifici monumentali a più piani organizzati intorno a una corte centrale chiamati palazzi. L’uso di questo termine risale a Evans, anche l’uso del termine “minoico”, facendo un parallelismo tra Creta, luogo dei resti dei palazzi da lui scoperti, e l’opera di Omero, creando così il termine minoico, che deriva dal nome del mitico re Minosse.
A Evans risale l’idea che i palazzi cretesi fossero la residenza dinastica del re-sacerdote che stava a capo di una struttura di potere organizzata gerarchicamente. Nel 1972 Renfrew interpretò il palazzo minoico come centro di un potere economico centralizzato a carattere territoriale fondato sul sistema della redistribuzione. L’idea che i più antichi palazzi minoici fossero il centro di uno stato territoriale finalizzato alla produzione dei beni prodotti nell’area è stata ridimensionata. L’edificio palaziale è oggi considerato come un luogo finalizzato alla performance di eventi e cerimonie a carattere collettivo ma anche esclusivo. Attraverso l’apposizione dei sigilli si monitorano i beni conservati nel palazzo. Per redigere documenti di carattere amministrativo erano in uso 2 tipi di scrittura, una basata su caratteri geroglifici, l’altra sillabica, chiamata Lineare A. La totale assenza a Creta di fortificazioni a difesa dei palazzi indica che nell’isola si era formata una comunità unitaria.
A Creta si ebbero due fasi discontinue tra loro, infatti dopo un primo periodo di splendore per i palazzi minoici, si assistette, intorno al 1700 A.C., fine XVIII secolo, ad un loro progressivo abbandono per poi assistere infine ad una loro rifioritura durata fino al 1400 A.C. La vita dei palazzi si interruppe, ma essi continuarono ad essere abitati, in tale contesto compaiono le prime tavolette d’argilla.
Le tavolette d’argilla con incisioni in lineare B, scrittura che trascrive il greco, mostrano il dominio miceneo a Creta, infatti i micenei parlavano greco. Non sappiamo se la presenza micenea a Creta fosse una dominazione ne sappiamo se tale presenza fosse molto pesante o solo marginale. Intorno al XIV secolo A.C. sappiamo quindi che tra micenei e minoici c’erano vari rapporti non ben definiti. Il principale palazzo a Creta è Cnosso. Esso, come gli altri palazzi minoici, era un polo multifunzionale, in esso si svolgevano riti religiosi, azioni politiche, economiche e militari.
La pianta del palazzo di Cnosso è visibilmente labirintica (“labirinto” è un termine cretese), tale struttura accomuna tutti i palazzi minoici, che risultano complessi anche a causa della loro polifunzionalità. La maggior parte delle stanze del palazzo erano magazzini ed abitazioni. Il palazzo presentava due ingressi, uno a sud ed uno a nord. All’interno del palazzo vi era una grande corte dalla quale si accedeva a varie stanze, compresa la sala del trono, situata ad un piano superiore ed accessibile mediante scale. Il trono è incastonato nella parete edelle pitture di grifoni, poste sulle pareti della sala, vigilano su di esso. Tra le varie attività svolte all’interno dei palazzi spiccano le processioni religiose o festive, le quali attraversavano il palazzo. Creta era riuscita ad ottenere vari porti e scali commerciali anche in luoghi distanti da essa, ad esempio Cipro era uno dei suoi scali commerciali.
Micene
Il sito di Kolonna nell’isola di Egina si distingue per fortificazioni e per una tomba che ha caratteristiche che anticipano le tombe a fossa pur essendo molto più antica rispetto a queste. La tomba conteneva un inumato maschile il cui corredo funebre comprendeva armi, diadema d’oro e ceramiche importate da Creta e dalle Cicladi. Questa concentrazione di ricchezza, presenza dei materiali di importazione sono insolite in questa fase.
Dal 1650 al 1070 A.C. si sviluppò la civiltà micenea (tarda età del Bronzo). Schliemann scavò Tirinto, Orcomeno e Micene. Nel 1876 portò in luce Micene, grazie alla scoperta di tombe a fossa. Sono 2 gruppi di tombe, note come tombe a fossa: il Circolo A, più recente (1600-1500), scavato da Schliemann e Stais negli anni ’70 del ‘800. Il Circolo B, più antico (1650-1550), scavato da Mylonas negli ’50 nel ‘900. A Micene sono state scoperte dei cimiteri protetti da strutture circolari. Tali strutture vennero inglobate dalla città durante il terzo ampliamento cittadino, datato all’incirca nel 1300 A.C. Il loro mantenimento mostra come la cultura cittadina fosse legata a tali cimiteri, ma tale valore simbolico ci è attualmente sconosciuto. Ogni fossa era sovrastata da una stele decorata. Questo modello di tombe circolari presenti a Micene vennero sostituite in seguito da strutture di sepoltura ben più imponenti, le così dette “tombe ad alveare” od a “tholos”. Tali tombe conservavano un’unica salma ed avevano una forma a tumulo. L’interno della tomba era raggiungibile mediante un lungo corridoio e tutto il complesso veniva interrato, rendendo tali tumuli simili a collinette. Gli archeologi scopritori definirono queste tombe i luoghi di sepoltura dei personaggi mitici presenti nei testi omerici e tradizionali. Il cambiamento del metodo di sepoltura mostra un cambiamento della cultura micenea, cambiamento riconducibile al XV secolo, periodo dal quale si svilupparono ed affermarono le tombe a tholos, e coincidente anche con l’espansione delle fortificazioni murarie cittadine.
Micene è posta nel Peloponneso, vicino all’istmo di Corinto. A sud di Micene vi erano piccoli centri urbani satelliti di importanti palazzi, che come quello cretese di Cnosso svolgono funzioni polivalenti. A nord di Micene vi erano invece importanti centri urbani che potevano raggiungere anche grandi estensioni, l’esempio principale è Atene. Tra il XV e XIV secolo A.C. nella civiltà micenea si assistette al boom dei palazzi. Anche a Micene vi era un palazzo. Micene era una città protetta da massicce mura, le mura “ciclopiche”. La città conobbe 3 fasi di espansione:
- Nella prima fase la città comprendeva solo la cittadella con il palazzo,
- Nella seconda fase venne creata una cinta muraria più estesa, la quale però non racchiudeva le strutture circolari funerarie,
- Nella terza fase le mura cittadine vennero nuovamente espanse racchiudendo così nuovi spazzi ed i cimiteri circolari, inoltre in tale fase venne creata la “porta dei leoni”.
Infine la città conobbe qualche modifica nell’architettura difensiva, venne infatti creata la seconda porta cittadina. Come si nota le città micenee, a differenza delle città minoiche, erano protette da mura e ciò condizionò lo sviluppo delle due civiltà. Inoltre le città micenee, come Micene, sono poste su di una collinetta. Il palazzo miceneo risulta più piccolo di quello minoico, ma presentava una struttura completamente assente in quelli cretesi, ovvero il “megron”. Il megron era un ambiente colonnato, generalmente quadrangolare, preceduto da un portico o un vestibolo.
Rapporti tra Creta e Micene
La Grecia micenea appare organizzata in piccoli stati territoriali che ruotavano intorno a un complesso palaziale. A Micene venne rinvenuta la maschera di Agamennone, il nome di questa maschera aurea finemente lavorata deriva dal mitico re Agamennone che colpì l’immaginazione degli archeologi, lettori dell’Iliade. I corredi funerari micenei erano ricchi di ori e spade, ciò mostra come la società micenea fosse guerriera e gli storici si chiesero come fosse possibile che tale società fosse talmente ricca. Nei corredi funebri dei signori micenei oltre all’oro ed alle spade vennero rinvenute anche anfore a forma di testa di toro, tali manufatti erano prodotti esclusivamente a Creta e ciò significa solo due possibili cose, o che a Micene ci fossero artigiani cretesi o che Micene e Creta avessero dei rapporti commerciali. Inoltre anche le spade rinvenute nelle tombe erano finemente lavorate e riconducibili all’opera di artigiani cretesi.
Una possibile spiegazione a tali corredi funebri vede Micene razziatrice di Creta, ma un’ulteriore spiegazione plausibile, ed antitetica alla precedente, vede i signori micenei mercenari stipendiati da Creta. Inoltre ci fu uno scontro storico tra G. Karo, il quale affermava che Micene sottomisero Creta, ed Evans, il quale sosteneva la tesi opposta, ovvero che i Cretesi controllavano i Micenei. Un ulteriore fatto mostrante la relazione tra Creta e Micene è la constatazione che il periodo di massima fioritura della civiltà micenea corrisponde all’inizio del declino della società minoica. In Egitto nel 1600 A.C. si ebbe il passaggio dalla dinastia Hixos alla XVIII dinastia, si pensa che gli Hixos fossero appoggiati da Creta, mentre la XVIII dinastia dai Micenei. Ciò spiegherebbe il ridimensionamento dell’influenza cretese in Egitto, con la conseguente carenza di manufatti cretesi nella regione. Lo scambio tre elite, anche di civiltà differenti, è un fattore importante che influenza la società. Gli scambi tra Creta ed Egitto erano intensi ed aiutarono gli storici a comprendere un poco di più la società minoica.
Declino della civiltà micenea
Intorno al 1100 si ebbe l’abbandono dei palazzi micenei. Vi sono varie ipotesi che spiegano tale abbandono, ma nessuna è esaustiva a sufficienza:
- Rivolte interne, ma ciò non spiega l’abbandono dei luoghi.
- Altre popolazioni conquistano la civiltà micenea, invasione dorica, ma elementi “dorici” erano già presenti nella civiltà micenea e quindi una discontinuità culturale che porta all’abbandono dei palazzi pare improbabile.
- Disastri naturali, ma non spiegano la grande diminuzione demografica.
- Impoverimento del suolo per l’intenso sfruttamento agricolo, ma ciò non spiega l’abbandono dei palazzi, ma solo lo spopolamento.
Dal 1100, momento dell’abbandono dei palazzi micenei, inizia il “medioevo ellenico”.
Tucidite e lo studio delle fonti
Tucidite scrisse, nella seconda metà del V secolo A.C., “La guerra del Peloponneso”, opera letteraria ambiziosa che rimase però incompleta. L’opera è divisa in due parti, la prima parte conta 22 capitoli basati sull’archeologia e sul cinquantennio che corre tra le guerre con l’impero persiano e la guerra del Peloponneso, mentre la seconda parte, incompiuta, conta 17 capitoli.
Tucidite nella sua opera attribuisce al passato valori e condizioni tipiche del presente, egli infatti antepone la creazione intellettuale allo studio delle fonti archeologiche. L’epoca a lui contemporanea è così trasposta nel passato. Tucidite nella sua opera si pone l’obiettivo di esaltare la guerra del Peloponneso, rendendola il fatto più rilevante di tutta la storia greca. Egli gonfia così il numero degli stati che parteciparono alla guerra ed esalta la tecnologia a lui contemporanea.
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