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Sunto di storia dell'ebraismo

Il periodo persiano (538-332)

L'editto di Ciro (538 a.C.) narra da un punto di vista giudaico la politica persiana di maggiore tolleranza religiosa nei confronti dei popoli in precedenza sottomessi all'impero babilonese. Gli ebrei esiliati e deportati a Babilonia avrebbero, poi, secondo Geremia, dopo 70 anni fatto ritorno in patria. Quindi l'invasione persiana di Ciro viene accolta con grande fervore. Ad esempio nel libro di Isaia la vicenda viene riletta in chiave storico-salvifica, secondo il cui autore, l'avvento di Ciro è di nuovo il compimento del volere di Dio. Il numero totale dei rimpatriati con i persiani ammontò a più di 40.000 persone, anche se effettivamente erano spostamenti successivi di gruppi minori. Il primo di questi gruppi era guidato a Sesbassar, ultimo re di Giuda, deportato in Babilonia.

Una volta tornati, gli esiliati non trovarono in patria delle condizioni di vita favorevoli e non li si videro neanche di buon occhio, essendo aristocratici. Anche i samaritani ostacolarono la loro integrazione, poiché gli ebrei volevano ricostruire il tempio. Nonostante tutto i gruppi di esiliati tornarono a mandate in diversi anni. I lavori per la ricostruzione del tempio cominciarono solo con l'arrivo del gruppo del principe Zorobabele e dal sommo sacerdote Giosuè. Zorobabele aveva buoni rapporti con Dario, re di Persia, e grazie a ciò riuscì a completare il tempio. Ma vi si oppose il governatore della Transeufratene, tuttavia Dario ribadì l'editto di Ciro e così il tempio fu completato.

C'erano tuttavia anche tensioni tra la casa regnante e il sacerdozio, quindi tra chi era rimasto in patria e il grosso dei rimpatriati. Le tensioni esplosero in una sorta di guerra civile che vide da una parte la casa regnante e il popolo della terra e dall'altra gli aristocratici sacerdotali dei rimpatriati. Le due fazioni erano rappresentate da Zorobabele e da Giosuè. Per un certo periodo Giosuè era stato privato dei suoi abiti sacerdotali, ma secondo Zaccaria egli se li riprese affrontando un processo. Tuttavia sarà il sacerdozio a prevalere sul potere civile e Zorobabele sparirà dalle letture.

Altre fonti che parlano dei conflitti avvenuti al rientro dei rimpatriati le troviamo nell'Antico Testamento. A partire dalla Genesi è possibile ricostruire una cronologia biblica sulla base dell'età dei patriarchi ante e postdiluviani. Adamo è il primo patriarca, quindi con questa griglia cronologica è possibile ricostruire gli anni dalla creazione del mondo. Ma tra i vari testi ci sono differenze degne di nota, come nella Bibbia dei Settanta, in cui la cronologia si basava su un computo prettamente sacerdotale che pone il suo punto di arrivo con l'editto di Ciro.

Queste due cronologie lasciano trasparire le tensioni che si erano verificate dall'esilio al rimpatrio. Alcuni gruppi di sadociti, poi, rimaneggiarono la cronologia facendo coincidere il 538 con un giubileo (anno secondo cui ognuno tornerà alla propria casa) per adattare bene la vicenda degli ebrei rimpatriati. Da questo momento in poi il potere resterà sempre ai sacerdoti, fino all'estinzione della stirpe sadocita nel 174.

Il potere restò quindi nelle mani di Giosuè, e poi passò a suo figlio Ioakim. Una volta risolte le conflittualità interne, ne insorsero delle esterne. I samaritani si rivolsero alla corte persiana, riuscendo ad ottenere dei provvedimenti sfavorevoli ai giudei. Il sacerdozio scelse di allearsi con le popolazioni circonvicine, aprendo a esse il culto nel Tempio di Gerusalemme e assicurando e rinsaldando queste alleanze mediante una serie di matrimoni. Così molti samaritani si ritrovarono imparentati con il sommo sacerdozio sadocita di Gerusalemme.

Questa situazione non risultò essere però soddisfacente a tutti gli ebrei e soprattutto tra quelli rimasti in esilio per varie ragioni si formò un'opposizione alla politica del sacerdozio che agì in maniera incisiva intorno alla metà del 5 secolo. Le riforme di Esdra e Neemia sono due fatti cronologici con diverse versioni. Alcuni dicono che la missione di Neemia debba essere collocata prima di quella di Esdra.

Secondo le fonti il sacerdote e scriba Esdra si recò a Gerusalemme da Babilonia nel settimo anno di regno di Artaserse I con l'incarico di occuparsi della situazione della Giudea. Fu subito chiaro l'intento di Esdra: ristabilire la religiosità tradizionale in modo da rinsaldare la consapevolezza sociale e religiosa della comunità giudaica. Esdra trovò scandalosa la questione dei matrimoni misti e agì contro, per mantenere l'identità e unicità etniche della comunità Esdra convocò poi a Gerusalemme una grande assemblea cui dovevano prendere parte tutti gli esiliati in cui affermava che per rimediare al peccato gli uomini dovevano ripudiare le mogli straniere e separarsi dalle altre popolazioni. Secondo la Bibbia il provvedimento ebbe notevole successo e la gran maggioranza del popolo obbedì.

Questo provvedimento ebbe però anche una notevole opposizione, non solo all'interno del popolo stesso. Vennero arrecati danni alle mura di Gerusalemme e le comunità giudaiche vennero a trovarsi in gran miseria e umiliazione. In questo contesto emerge la figura di Neemia, funzionario di origine giudaica, inviato da Artaserse. Neemia si occupò principalmente del danno alle mura, e ricostruì la rete difensiva della città. Anche a Neemia si opposero in tanti, ma altrettanti erano favorevoli alle sue riforme. Molti sfavorevoli vedevano in Neemia l'intento di creare un'unità amministrativa e religiosa della Giudea, minacciando di indebolire la situazione di relativo potere di alcuni governatori su una certa zona.

Neemia prese provvedimenti sia sociali, demografici e anche economici sia per il sacerdozio, sia per gli strati sociali più deboli. Si era andata ad affermare una classe benestante che vedeva in Neemia una speranza. Anche i più deboli non vennero delusi: Neemia cancellò tutti i debiti e restituì ai poveri le terre, che per motivi di debiti, avevano dovuto impegnare. Sia Esdra che Neemia ebbero a cuore anche una riforma religiosa basata sulla Torah di Mosè e il libro della legge di questi due personaggi confluirà nella Bibbia ebraica. Neemia nel 433 fece ritorno alla corte persiana, ma in sua assenza, gli oppositori ripresero forza. Neemia tornò a Gerusalemme e rimise mano alla riforma religiosa, riprendendo l'azione di allontanamento dalla comunità degli elementi stranieri e di non certa origine. Questa riforma colpì anche il sommo sacerdote Sanballat che si era imparentato con il Governatore di Samaria.

Dopo un secolo da Neemia la comunità samaritana, essendo separata da quella giudaica, prenderà forza e si consoliderà come sua rivale, accentuando anche le tradizioni religiose. Nella seconda missione di Neemia ebbe particolare importanza l'osservanza del riposo sabbatico: al tramonto del venerdì le porte di Gerusalemme si chiudevano, affinché per tutto il sabato non potessero avvenire scambi. Furono messi uomini di fiducia davanti alle porte per assicurarsi che il provvedimento venisse rispettato. Dopo Esdra e Neemia la Giudea rimase sotto i fiduciari persiani che condivisero l'amministrazione con rappresentanti del sacerdozio sadocita giudaico che rafforzò sempre più il suo potere. Durante il periodo persiano la Giudea visse un periodo di notevole tranquillità e prosperità, che non furono scosse neanche durante le rivolte contro Artaserse III, al tramonto dell'impero persiano.

L'età ellenistica (332-63)

Dopo il dominio persiano, la Giudea viene conquistata dai macedoni, con Alessandro Magno che sconfisse i persiani nel 334 a Granico e Isso e conquistò la Fenicia (Filistea) e l'Egitto nel 332. Secondo il racconto di Flavio Giuseppe, gli ebrei lo accolsero molto bene e riuscirono a continuare a vivere secondo i loro costumi su loro richiesta. Il tutto venne esteso anche agli ebrei a Babilonia e in Persia. Tale fu l'entusiasmo degli ebrei che alcuni decisero di arruolarsi nell'esercito macedone, sempre, a condizione di poter continuare a seguire le leggi dei loro antenati.

Alessandro morì nel 323 a.C. e comunque la strada per l'ellenismo era spianata. L'impero venne diviso tra i suoi ufficiali, detti diadochi, che aprirono immediatamente le loro ostilità a cui tentarono di porre rimedio nel 321 a.C. nel convegno di Triparadiso. Ma la pacificazione fu di durata breve. Antioco I, reggente, aveva mire espansionistiche e questo creò la battaglia di Gaza nel 312 a.C. e Tolomeo I annesse la regione siro-palestinese, trattando gli ebrei con durezza. Il potere tolemaico si rafforzò dopo la battaglia di Ipso nel 301 a.C., anche senza parteciparvi direttamente, vedendo ufficializzato il suo potere in Giudea.

Il rapporto tra il potere tolemaico e il sacerdozio di Gerusalemme non dovette essere particolarmente problematico, tranne per un episodio in cui il sacerdote Onia II si rifiutò di pagare il tradizionale tributo in denaro al re. Sicuramente il sacerdote ha azzardato questa mossa perché sapeva di poter contare sull'appoggio della potenza seleucide. Al rifiuto del pagamento viene collegato l'episodio dei Tobiadi da cui si evince la progressiva ellenizzazione e quindi laicizzazione di alcuni strati sociali della Giudea. La società di Gerusalemme era divisa in popolo, assemblea degli anziani (formata da rappresentati delle famiglie più potenti) e infine la reggenza del popolo che conviveva al vertice della società con il sacerdozio. A quest'ultimo oltre gli affari religiosi erano affidati anche l'amministrazione civile e penale, mentre al reggente del popolo la raccolta delle tasse.

Ma dal 3 secolo le cose cambiarono. Uno dei membri dell'assemblea degli anziani, Giuseppe, figlio di Tobia, fu eletto reggente dal re, al quale aveva promesso di aumentare le entrate derivanti dalle tasse: così Giuseppe fu nominato anche esattore. Questo fenomeno diede vita ad una nuova classe benestante a Gerusalemme, molto lontana dal popolo normale. Cominciano le tensioni tra ricchi e poveri. Quindi sotto i Tolomei si radicalizza la disparità di classe. Alcuni di questi fatti sono pervenuti a noi tramite i papiri di Zenone, un archivio epistolare del segretario di un ministro di Tolomeo II, utile anche per capire il grado di ellenizzazione (si trovano anche lettere in greco).

La Giudea passò poi sotto il dominio dei Seleucidi di Siria con Antioco III, che sconfisse le truppe tolemaiche nel 198 a.C. I giudei accolsero i vincitori senza resistenza, anzi aiutarono Antioco III. Questo atteggiamento fu ricompensato dal sovrano con una notevole autonomia religiosa e politica ed esenzioni fiscali. Antioco poi si espanse verso l'Asia Minore, ma venne così in attrito con Roma e il re fu sconfitto dopo l'invasione in Grecia, alle Termopili nel 191 a.C. e a Magnesia nel 190 a.C. I romani gli imposero la pace di Apamea (188) e i romani gli sottrassero l'Asia Minore e pagare una multa, prendendo suo figlio di ostaggio. Per pagare il debito Antioco si dette a nuove guerre, ma morì poco dopo. Gli successe l'altro figlio Seleuco IV.

Poi l'altro figlio, Antioco tornò e salì al trono per molti anni. Mise in atto una violenta repressione contro Gerusalemme e la Giudea, soprattutto di carattere religioso. Prima di partire per l'Egitto il re aveva nominato a rappresentarlo Yeoshua, ultimo della dinastia dei sadociti che attuò una vera e propria ellenizzazione. Si cambiò nome in Giasone a cui succedette Menelao che arrivò al sommo sacerdozio mettendo in fuga il suo predecessore. Con Menelao la stirpe sadocita si estingue definitivamente. Una fortissima repressione contro gli ebrei attuata da Antioco IV perché pensava che la Giudea si stesse ribellando mentre era in Egitto. Menelao aveva preso il potere. La repressione fu di carattere religioso, infatti Antioco emanò un editto col quale furono proibite qualsiasi pratiche religiose giudaiche. Chi trasgrediva veniva messo a morte. Nel 167 Antioco impose nel tempio un altare pagano ricordato come l'abominio della desolazione nelle scritture.

Ebbe poi luogo una rivolta, presso Mattatia, in cui il sacerdote si rifiutò di partecipare ad un rito pagano, uccidendo il delegato seleucide e un ebreo che stavano partecipando. Questo episodio diede inizio ad una serie di atti di guerriglia contro i seleucidi. Alla morte del sacerdote il comando della rivolta fu preso dal figlio Giuda, che prese il nome di Maccabeo. Nel giro di un anno dal 166 al 165 gli ebrei guidati da Maccabeo vinsero per tre volte contro i seleucidi. A questo punto gli ebrei rivoltosi poterono tornare a Gerusalemme e procedere alla ridedicazione del tempio profanato con l'editto di Antioco IV. Maccabeo affidò poi ai sacerdoti senza macchia la consacrazione del tempo, sancita con una solenne cerimonia il 25 del mese ebraico di Kislew del 164 (da qui deriva la festa ebraica dell'Hannukkah).

A seguito della vittoria Maccabeo riuscì a stipulare con il nuovo re Antioco Eupatore un trattato molto vantaggioso per gli ebrei, ai quali veniva garantita la libertà religiosa. Gli Asidei, gli ebrei più attaccati alla tradizione antica smisero di rivoltarsi e accettarono il trattato più che soddisfacente. Tuttavia i Maccabei avevano altre aspirazioni: eliminare il dominio seleucide. Dopo la morte in battaglia di Maccabeo il potere passò al fratello Gionata che dovette affrontare l'offensiva seleucide con a capo il comandante Bacchide. Gionata riuscì a sconfiggere per un po' Bacchide, e questo si vendicò delle sconfitte sugli ebrei che avevano chiesto il suo intervento. Gionata chiese una pace e uno scambio di prigionieri. Bacchide accettò e Gionata instaurò un periodo di pace. Fece fortificare Gerusalemme e assunse a sé il ruolo di sommo sacerdote. Vinse contro Alessandro Bala, seleucide, che venne succeduto da Demetrio 2.

Tuttavia si attirò le antipatie degli alisei che non lo vedevano di buon occhio come sacerdote. Strinse anche alleanze militari con Roma e Sparta. A Gionata successe il fratello Simone, in carica dal 142 al 135. L'indipendenza totale della Giudea viene sancita quando Simone chiede a Demetrio 2 di togliere tutte le sue tasse dal territorio giudaico. Tuttavia Simone fu poi ucciso da suo genero, Tolomeo, ansioso di ingraziarsi il re seleucide Antioco 7. Il potere passa al figlio di Simone, Giovanni Ircano, con cui ha inizio la dinastia degli Asmonei. Diverrà un vero e proprio sovrano ellenistico dedito all'espansione del regno. Riuscì a respingere l'attacco di Antioco 7, facendolo ritirare dalla Giudea, ma solo a fronte di un riscatto. Così Ircano e Antioco diventarono amici e combatterono insieme contro i patri. Ircano poi sconfisse samaritani e idumei.

Governò con mano ferma le varie fazioni della società giudaica. Dopo un primo appoggio da parte dei farisei, Ircano venne poi da loro attaccato e calunniato, motivo per cui passò ai sadducei e fece abolire le norme religiose che i farisei avevano prescritto al popolo minacciandoli di sanzioni se le avessero ancora praticate. Questa mossa però gli alienò gli strati più bassi della popolazione che si riconoscevano nei farisei, mentre i sadducei si preoccupavano solo dei ricchi. Dopo la morte di Ircano ebbe la meglio sugli altri figli, il figlio Aristobulo I che regnò solo un anno. Riuscì comunque ad ampliare il regno a danno degli iturei.

Ad Aristobulo gli successe il fratello Alessandro Ianneo che mise al bando il fratello accusandolo di congiura e elesse la guerra come sua esclusiva attività, conquistando diverse città costiere. Per la politica interna Ianneo represse la guerra civile capeggiata dai farisei. Uccise 6000 persone dopo essere stato accusato di essere un indegno sacerdote. Ma probabilmente aveva approfittato di questa scusa per sbarazzarsi di quegli ambienti tradizionalisti a lui ostili. Un secondo tentativo di rivolta fu represso tramite l'uso di mercenari. Nell'88 a.C. i rivoltosi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/07 Storia del cristianesimo e delle chiese

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