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Sunto di storia dell'ebraismo

Prefazione

La natura religiosa dell’ebraismo è difficile da definire, a causa dei diversi gradi di ortodossia diffusi. Inteso come la religione degli ebrei, si configura come una mescolanza originale di etnicità e religione. Mentre l’appartenenza ebraica, tradizionalmente coincidente con il fatto di nascere da madre ebrea, ricorda il volto etnico dell’ebraismo, la possibilità di aderirvi con determinati riti d’ingresso ricorda il suo volto religioso, affidato alla libera scelta del singolo.

Questa dimensione religiosa ruota intorno alla fede monoteistica e all’accettazione della rivelazione del Sinai, con gli obblighi che ne derivano per il popolo d’Israele, scelto da Dio. La storia della religione ebraica è, fin dall’antichità, storia di un popolo in permanente situazione di diaspora e confronto con culture diverse, con conseguenti pericoli di crisi di identità religiosa. A partire dall’espulsione nel 1492 da Spagna e Portogallo, l’epoca moderna non ha fatto che accentuare la situazione; nonostante ciò l’ebraismo ha resistito e si è adattato e modernizzato.

Inoltre, a differenza di altre grandi tradizioni religiose, l’ebraismo nel 900 ha dovuto confrontarsi con due fenomeni peculiari: l’antisemitismo sistematico della Shoah, e il costituirsi nel 1948 dello Stato d’Israele. (es. Ebrei nordamericani VS. Ebrei israeliani = eguaglianza pluralistica VS. tradizionalismo) L’ebraismo contemporaneo ha dato luogo a una realtà complessa e diversificata, che solleva delicate questioni di identità.

Per definire la tradizione religiosa ebraica molti preferiscono parlare di modo di vita ebraico. Tuttavia il mondo al quale il lettore si accinge è il mondo dell’ebraismo in quanto pura religione.

La religione d'Israele prima dell'esilio

Le fonti bibliche

Caquot scriveva che a differenza delle altre religioni semitiche, la religione dell’antico Israele è nota attraverso la fonte letteraria della Bibbia, accompagnata da alcune fonti letterarie esterne, come alcune testimonianze greche, le iscrizioni assire, ecc. La Bibbia era collegata da canoni fissi (serie di libri) rivelati dal dio nazionale: la principale fonte è quella redatta nel corso dei primi secoli dell’era cristiana, subito dopo la chiusura del canone palestinese e le traduzioni siriache e latine.

Riguardo alla canonizzazione rimangono due problemi: il criterio di formazione dei canoni, e la datazione dei libri contenuti all’interno di essi. La storia della formazione dei testi biblici è infatti molto complessa. La tradizione ebraica distingue tre gruppi di libri componenti il canone:

  • Pentateuco (Torah): Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. È considerato il più sacro e antico.
  • Profeti: anteriori narrativi (Giosuè, Giudici, I – II Samuele, II Re) e posteriori
  • Ketubim (=scritti): Salmi, Daniele, Cantico dei Cantici, Libro di Ester, libri narrativi minori, libri sapienziali

La storia biblica

I libri apodittici contengono le leggi che regolano la vita del popolo ebraico e i suoi rapporti con YHWH/Elohim in forma di comandi perentori. Il rapporto fra Yahweh e Israele si definisce nei libri narrativi come “berit”=patto: la storia biblica è la storia di questo patto, verso cui il popolo ebreo sarebbe stato spesso infedele, meritando dunque varie punizioni.

La narrazione biblica articola la vicenda d’Israele in 6 grandi periodi:

  • Creazione del mondo – età di Giacobbe (capostipite eponimo di Israele), che termina con la migrazione in Egitto
  • Oppressione egiziana – Mosè: rivelazione sinaica e rientro nella terra di Canaan
  • Conquista di Canaan
  • Monarchia di Samuele, Saul, Davide, Salomone – divisione del Regno e relativo crollo: il regno del Nord con capitale Samaria cade sotto l’assiro Salmanassar V, il regno di Giuda con capitale Gerusalemme è distrutto dal babilonese Nabucodonosor II, che porta in esilio il re decaduto Sedecia e la classe dirigente
  • Esilio babilonese
  • Caduta di Babilonia sotto il persiano Ciro e ritorno dei deportati

Il periodo monarchico e i due successivi corrispondono a reali momenti storici della vicenda d’Israele, e trovano conferma in fonti extra bibliche. I tre periodi più antichi invece sono finzioni bibliche, provate da constatazioni accurate di vari studiosi anche tradizionalisti. Questi libri narrativi più antichi costruiscono a posteriori il cammino d’Israele e il suo rapporto con YHWH: a partire dalla genesi, i libri successivi mantengono lo stesso ritmo di momenti di infedeltà grave del popolo e relativi castighi, alternati a riappacificazioni e interventi salvifici divini.

Importanti al riguardo sono i racconti relativi ai re Saul, Davide, Salomone, e poi ai re dei due regni divisi: la monarchia è inizialmente presentata come istituzione estranea alla tradizione d’Israele, istituita da Samuele con il consenso di una divinità riluttante, che accontenta il volere del popolo. Solo Davide e Salomone sono figure positive, patriarcali, legati alla divinità.

Il quadro biblico

Ricostruire la religione d’Israele pre-esilico per mezzo della Bibbia vuol dire operare riduzioni, comprimere in un unico quadro tutto ciò che è presentato dai vari libri, diversi per datazione e impostazione, per notare le infedeltà rispetto a quella che doveva essere la realtà religiosa di quest’era più antica.

La figura di YHWH: dio potente, creatore, legato a Israele per mezzo di patti, terribile nel punire le colpe del popolo eletto, generoso nel soccorrere i giusti, unico dio vero, artefice del mondo. Questo monoteismo universalistico è molto sfumato nei vari libri biblici, e più accentuato nella genesi, racconto che deve per forza riguardare l’umanità intera, data l’assenza di Israele ai tempi di Adamo ed Eva. Vi sono comunque molte contraddizioni, derivanti da diversi strati redazionali (fonte J – fonte E), e dall’influenza di racconti mitici cosmogonici di civiltà vicine.

Il rapporto tra YHWH e il suo popolo è basato su preghiera e sacrificio (olocaustico, di comunione, o di riparazione): nell’olocausto la vittima è sgozzata e consumata sul fuoco dell’altare; nel sacrificio di comunione la vittima è fatta a pezzi e in parte bruciata, in parte destinata al sacerdote e all’offerente; nel sacrificio espiatorio infine, la vittima è destinata interamente al sacerdote. A questi sacrifici va accostato il rito del capro espiatorio, su cui vengono appunto addossate tutte le colpe d’Israele; viene poi lasciato andare nel deserto, destinato ad Azazel, figura poco monoteistica.

Un sacrificio particolare è poi quello della Pasqua, in cui ogni casa offre un agnello maschio nato nell’anno: il suo sangue veniva passato sugli stipiti e sull’architrave della porta. Il sacrificio avveniva al crepuscolo, poi l’animale veniva arrostito e mangiato con erbe amare, e gli avanzi bruciati. Vi era poi l’offerta vegetale, la presentazione di pani non lievitati, di incenso, ecc. Il sacrificio umano è invece condannato, in maniera più o meno sfumata. Infine, pratica tipicamente biblica è il “herem”=anatema, che consisteva nel votare alla totale distruzione ogni membro e ogni bene di un popolo contro cui si fosse in guerra, per ottenere vittoria.

Alle pratiche di culto erano preposti dei sacerdoti (prima i capofamiglia, poi sempre più definiti nella loro funzione). Appare preferenziale il reclutamento dei sacerdoti da parte dei Leviti, una tribù discendente da Levi, figlio di Giacobbe, che non ha territorio proprio, e vive dunque come ospite presso le altre 11 tribù. La loro competenza era soprattutto divinatoria e profetica, per mezzo di oggetti conservati in una sacca nel pettorale sacerdotale: “urim” e “tummim”.

I sacerdoti sono costantemente legati ai santuari. Il tempo è organizzato dal calendario festivo: Pasqua, Azzimi, Settimane/Pentecoste, Capanne, sono feste legate all’economia agropecuaria, e caratterizzate dall’astensione dal lavoro e da pratiche sacrificali. Vi è talvolta una rilettura di queste feste sulla base degli eventi del popolo eletto, ad esempio la Pasqua come festa legata alla fuga mosaica.

Se il ciclo della vita è ritmato da tempi sacri settimanali, stagionali, pluriennali, il ciclo della vita di ogni individuo è scandito da riti che ne marcano i passaggi salienti: circoncisione (ottavo giorno dopo la nascita) e riti funebri (svolti solo se in presenza di discendenti -> ossessione della fertilità). La morte è intesa come estremo aspetto dell’impurità.

Saggio di ricostruzione storica

Ogni aspetto della vita della nazione è subordinato al comando divino espresso attraverso il testo sacro. Ma è la Bibbia stessa che mostra come, talvolta, la vita religiosa ebraica fu diversa: es. culto di Baal / Baalim, culti astrologici, ecc.

I profeti

I profeti sembrano rappresentare un elemento di continuità nel corso della storia religiosa ebraica. I profeti biblici sono ben caratterizzati nella loro qualifica sociologica: sono infatti membri del popolo, chiamati da dio a svolgere attività più elevate, di mediazione col popolo e/o con i re. La loro autorità è derivata dunque da libera scelta divina, la loro attività era basata sulla trance (indotta con pratiche coreutico-musicali) di ispirazione profetica, e sulla trance di possessione, estatica, in cui YHWH si impossessava della persona e parlava attraverso di lui.

Problematico è il rapporto tra profezia e scrittura: spesso si tende a distinguere i profeti “primitivi” da quelli “scrittori”, anche se rimane inespresso come dal fenomeno di possessione si passasse al testo scritto.

Osservazioni conclusive

La vicenda biblica si snoda fondamentalmente da due tappe: 1) YHWH è figura centrale indiscussa, legata all’identità tradizionale della stirpe (yahwismo patriarcale), e 2) rinnovata e tormentata adesione a una religiosità che si va formando (yahwismo mosaico).

Il giudaismo del secondo tempio

Introduzione terminologica

Con la caduta di Gerusalemme del 587 si apre un periodo insieme di crisi e sviluppo. Il periodo dell'esilio durò dal 587 al 521 a.C. e fu caratterizzato dalla vita parallela e avversa delle comunità dei restati in patria, e degli esiliati. Le tensioni finirono intorno al 400 a.C. con l'affermazione definitiva dei rimpatriati, che consideravano gli altri dei non-ebrei. Il periodo post esilico non è più definito dall'ebraismo, bensì dal giudaismo: il periodo che va fino al 70 d.C. è detto “del secondo tempio”, perché all'inizio si pone la ricostruzione del tempio e alla fine si pone la sua distruzione per mano romana.

Questo lungo periodo può suddividersi in diversi modi: in base al popolo dominante, in base agli avvenimenti interni, o sul piano della storia del pensiero religioso.

Israele e l'esilio babilonese

Nabucodonosor occupa la Giudea e saccheggia il Tempio di Gerusalemme nel 587, dopodiché provvide alla sua riorganizzazione sociale, esiliando la classe dirigente, il sacerdozio, i latifondisti. La cultura ebraica continuò a sopravvivere in patria con altri ebrei, a cui vennero riassegnate le terre sottratte ai ricchi deportati.

Il legittimo discendente al trono Yehoyakin, anch'egli esiliato, fu comunque riconosciuto principe ereditario, o talvolta re vassallo. Per gli ebrei rimasti in patria, i deportati erano i cattivi giustamente puniti; per questi ultimi invece, gli ebrei rimasti in patria non esistevano: Dio era andato in esilio a Babilonia con il popolo eletto (pensiero del profeta Ezechiele).

Anche a Babilonia comunque ci furono tensioni tra gli ebrei di corte e il sacerdozio, perché la casa regnante non poteva più comandare sui sacerdoti! Si sviluppò dunque la teologia del Palazzo (o della Promessa), mirata a proteggere la dinastia, unica salvaguardia del popolo ebraico. La promessa del regno eterno può considerarsi il centro di questa teologia: intorno al 735 il profeta Isaia aveva predetto che sarebbe giunto un periodo di pace e giustizia grazie a un discendente di Davide (“un germoglio spunterà dal tronco di Yesse,...), e questa è la base del messianesimo, cioè dell'attesa nell'unto di Dio, attesa di un mondo senza male.

Fra gli esiliati fu rilevante la figura di Ezechiele, guida spirituale e politica che elaborò invece la teologia del Patto, secondo cui l'attesa della salvezza presuppone il ritorno all'osservanza della Legge → condanna quindi tutto il passato di Israele, compresa la monarchia, causa di tutti i mali.

Ez scrisse anche una nuova costituzione mai osservata, in cui il potere era naturalmente perlopiù in mano ai sacerdoti. Sul piano della dottrina messianica invece, Ez continuò a proclamare l'avvento del Messia, che sarebbe però Davide stesso. Questa formulazione staccava il popolo dalla fedeltà alla casa regnante.

Prima dell'esilio YHWH era una divinità che abitava in alto; con Ez comincia una visione che va al di là, la volta del cielo non separa più solo acque inferiori da acque superiori, ma anche il mondo di Dio da quello degli uomini (es. visione del carro).

Le sue visioni avvengono normalmente di domenica, primo giorno della settimana, oppure di venerdì, quando il tempo sta per entrare nella sfera del sacro. La scuola sacerdotale ed Ez stesso diedero vita a una precisa formulazione circa il rapporto tra sacro e profano, tra puro e impuro: l'uomo che entra in contatto con l'impurità è indebolito, ma il contatto è inevitabile nella vita comune. Si può tornare puri con una serie di riti adeguati. L'impurità è legata a due serie principali di elementi: gli animali (es. serpente, sangue, animali da preda, pesci) e il ciclo vitale. Bisognava essere assolutamente puri se viaggiatori, soldati, o sacerdoti.

La concezione del sacro ha in sé una profonda ambiguità in quanto è il tremendum che uccide, e il fascinans che attrae; questo concetto non è più applicato solo a una forza cosmica ma anche ad una realtà storica: indica infatti uno stato di appartenenza a Dio, per il suo intervento nella storia. Si crea così una scala di valori umani che va dal più sacro al meno sacro (dal sacerdote al pagano).

È difficile stabilire quando si hanno nella Bibbia le prime affermazioni sull'esistenza di un solo Dio, YHWH. “Non ci saranno altri dei all'infuori di me” indica un chiaro uditorio politeista. Il testo della Genesi sembra derivare da testi originariamente politeisti, poi interpretati come monoteisti. La coscienza dell'unicità originaria e assoluta di Dio si fa sentire chiaramente con Isaia II (VI sec.a.C.) che si scontrò contro la teologia persiana che vedeva l'esistenza di due dei, uno buono e uno cattivo, e rivendicò l'esistenza di un solo dio, creatore della pace come del male. Entrò così la concezione del dio unico nella tradizione ebraica, divenendo la sua caratteristica più notevole.

Ciro occupò Babilonia nel 539 a.C. e concesse la libertà di culto; provvide anche alla restituzione degli arredi sacri del tempio di Gerusalemme, dati in mano non al sacerdote ma al sovrano di Giuda. La tradizione ricorda che il sovrano Zorobabele ebbe un titolo in più rispetto ai suoi predecessori: oltre che governatore e re della Giudea, fu anche capo dei deportati ebrei. Si occupò infatti della reintegrazione degli esiliati, che rientrarono in patria a partire dal 520 a.C., stesso anno di inizio di ricostruzione del Tempio.

Ci fu una vera e propria guerra civile tra rimpatriati e il resto di Giuda, vinta dagli esiliati. La monarchia però diventò di fatto una repubblica. Probabilmente accanto al sacerdote rimaneva un governatore, ma stando a Flavio Giuseppe la maggior parte del potere era sacerdotale, secondo il governo di un'aristocrazia oligarchica teocratica. Tra i sacerdoti prevalsero i Sadociti, discendenti di Giosuè, fino alla deposizione di Onia II nel 173 a.C.

Il primo Sadocitismo (515-400 a.C. circa)

Con l'avvento della repubblica si ponevano gravi problemi di carattere teologico: la promessa del regno eterno valeva per Davide e la sua discendenza. La soluzione fu trovata da Isaia II, che affermò che il re era il patto stesso che univa Dio al suo popolo, e che i privilegi di Davide, cioè la promessa del regno eterno, erano inamovibili (?) e passavano per sempre a tutto il popolo nel suo insieme.

Comincia il periodo giudaico, caratterizzato dallo sforzo di trovare un'unità tra le due teologie. I Sadociti rimpatriati e vittoriosi dovettero rinunciare a riprendere il possesso delle loro terre e contentarsi dei proventi delle attività connesse col culto. Il potere di giudicare rimase in mano ai laici, solo in caso di incertezza si ricorreva ai giudici levitici. La povertà del sacerdozio è ricordata da Malachia.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/07 Storia del cristianesimo e delle chiese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'ebraismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Martone Corrado.
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