Storia dell'arte medievale
Il declino e metamorfosi dell’arte antica
Nel 305 Diocleziano e Massimiano abdicano ai due cesari Costanzo Cloro e Galerio. Tuttavia, Cloro morirà e 10 anni più tardi si affermerà Costantino, suo figlio, che sconfiggerà a Ponte Milvio Massenzio, pretendente al potere. Costantino era un imperatore anomalo: benché pagano, dichiarerà lecita la religione cristiana nel 313 con un editto. Infine, Teodosio nel 380 imporrà a tutto l'impero la nuova fede.
Nel IV secolo si afferma il linguaggio figurativo detto tardo romano: tuttavia di romano è presente ben poco, ma l'espressione viene usata per contrapporre la novità dell'età tetrarchica e costantiniana rispetto allo stile classicheggiante che aveva dominato fino al 3 secolo. È un linguaggio più povero rispetto alle epoche precedenti e portatore di una nuova emotività: vengono utilizzati strumenti espressivi un po’ rozzi o primitivi, ma esiti di una sensibilità diversa con astratta frontalità, gestualità iconica, stridenti contrasti chiaroscurali, e convenzionalità densa di significati simbolici. Qui l’immagine acquista quindi una grande importanza.
L’arte tardo antica disprezza quindi i principi di ordine e razionalità, tipico invece dei suoi predecessori. Questo aspetto è molto evidente in architettura dove gli edifici, sia ad uso pubblico o privato, assumono proporzioni colossali, fuori dalle esigenze funzionali, come nel Tempio di Minerva di Medica (Basilica di Massenzio a Roma) che ha un grande padiglione per il ricevimento degli ospiti o per l'intrattenimento estivo negli Horti Liciniani. Troviamo anche una grande opulenza dell’arredo interno, con rivestimenti marmorei, intarsi pavimentali in pietra dura, mosaici e affreschi policromi. Lo scopo era quello di annichilire lo spettatore e schiacciarlo sotto il peso del lusso, aspirazione a proiettarsi in una dimensione sovraumana. Ma il costo di queste megastrutture, in un periodo di crisi come questo, portava al saccheggio di antiche strutture per coprire i costi delle nuove costruzioni.
Anche in scultura e pittura le cose cambiano: ad esempio nell'Arco di Costantino a Roma non troviamo più figure collocate in uno spazio a tre dimensioni, ma figure piatte in file simmetriche e proporzionate a seconda del rango dei personaggi mentre compiono gesti ripetuti all'infinito. Troviamo anche una mancanza di naturalismo che si manifesta soprattutto nei ritratti, specialmente ufficiali. I volti dei sovrani tra 4 e 5 secolo hanno un aspetto ieratico, impersonale, duro e sprezzante. Tutto questo però non deve far pensare che l’arte tardo romanica sia solo decadenza o imbarbarimento: è infatti una rinuncia ai valori del passato per dare spazio invece alla gloria, alla potenza e alla gerarchia.
Roma e l’arte della cristianità d’occidente
L’arte cristiana con Costantino assume una fisionomia precisa e definita grazie alle dirette commissioni imperiali. Questa arte è di origine popolare quindi costruisce grandi luoghi di culto adatti a grandi masse ed elabora un'iconografia capace di trasmettere il nuovo messaggio spirituale della nuova fede. Ad esempio la domus ecclesiae del 3 secolo (fatta di piccole stanze situate in abitazioni private e messe a disposizione di membri eminenti della comunità) sparirà per lasciare il posto alla basilica, concepita per ospitare grandi folle. Di derivazione dalla basilica civile romana, la basilica cristiana è una grande aula rettangolare divisa in colonnati da 3 o 5 navate, in cui la centrale è più ampia e alta, con capriate lignee per ospitare le finestre con in più le pareti coperte da pitture e mosaici. Alcune basiliche come San Giovanni in Laterano o San Lorenzo fuori le mura sono sopravvissute con la forma originaria. A fianco alla basilica si trovano spesso due edifici minori: il mausoleo (sepolcro sonelle) e il battistero (che ospita al suo centro una vasca poligonale per il catecumeni (battesimo)).
Per quanto riguarda la scultura cristiana del 4 secolo presenta una pluralità di forme stilistiche: gusto popolaresco con piccoli rilievi votivi e sarcofagi modesti (come Arco di Costantino). Tuttavia si affianca anche una produzione scultorea più vivace che si ricollega alla tradizione ellenistico-romana tra II e III secolo d.C. esempio di ciò è il sarcofago di Giunio Basso, catecumeno morto nel 359 il cui sarcofago è straordinariamente ricco di stile greco. Inizialmente i sarcofagi sono simili a quelli pagani con rappresentazioni di pastorizia, il defunto come filosofo che legge e personaggi che suonano e danzano. Ma in seguito si specializzeranno e porteranno alla nascita di un'iconografia cristiana con motivi nuovi come gli oranti, fedeli in atto di pregare a braccia aperte con lo sguardo al cielo, in scene dell’A.T o N.T.. Spesso poi l’iconografia acquista anche un significato ulteriore, per traslazione, come nel Cristo condotto davanti a Pilato (è anche un modo per ricordare le persecuzioni subite dai cristiani). Cristo sarà comunque il soggetto più frequente.
Tuttavia ancora tra 5 e 6 secolo l’arte cristiana è ancora poco omogenea: al mutare delle ideologie imperiali o altre, cambiano anche gli stili. In generale ci sono due tendenze: una classicistica e naturalistica, sensibile alla tradizione romana e italica, ma recuperata in forme meno colte; una anticlassica, orientata a valori di superficie e simbolista, quindi bizantineggiante (collegata cioè all’arte di Costantinopoli). In alcuni casi i due stili convivono come nelle porte lignee di Santa Sabina a Roma, anche se sono comunque stili per distinguibili.
Costantinopoli e l’oriente greco: la nascita dell’arte bizantina
Costantino, illirico, non amerà molto Roma. Deciderà così di spostare la capitale dell’impero nel 330 d.C. a Costantinopoli, essendo anche la pars orientis più ricca. La fondazione di Costantinopoli apre la strada alla divisione dell’impero in due parti. I bizantini si considerano romani, parlano greco e hanno alle spalle una grande tradizione soprattutto slava e asiatica. Nel 395 la divisione diventa ufficiale con i figli Arcadio e Onorio, succeduto poi da Galla Placida e dal figlio di lei Valentiniano 2. L’occidente si avvia alla dissoluzione, l’oriente ancora durerà e Giustiniano cercherà di riunificare l’impero dopo la guerra greco-gotica, senza riuscirci.
L’arte bizantina non è un ramo dell’arte tardo antica: da una parte eredita le conquiste spirituali della civiltà ellenistico-romana come imitazione fedele della natura e capace di rappresentare spazio e movimento dei corpi, d’altra parte è anche un’accentuata schematizzazione delle forme, con un linguaggio rigido e codificato, permeato di valori teologici e astrattisti. Fra 4 e 6 secolo l’impero d’oriente e i territori limitrofi si coprono letteralmente di edifici sacri come chiese, monasteri, martyria (cappelle dedicate ai martiri) e santuari. La capitale ora è Bisanzio che comanda un grande laboratorio in cui arte romana e orientale si fondono insieme dando vita a nuove soluzioni di grande impatto, come San Simeone Stilita a Qal'at Sim'an in Siria o la chiesa dei Santi Sergio e Bacco (ha una cupola a spicchi) o la cattedrale di Santa Sofia. Nel 5 secolo anche la scultura bizantina cambia, allontanandosi sempre più da riproduzioni naturalistiche per riversare nelle immagini contenuti simbolici e allusivi, tipico delle opere a carattere ufficiale, come nei rilievi alla base dell’obelisco di Teodosio a Costantinopoli dove l’immagine dell’imperatore e dei suoi figli seduti nella tribuna d’onore dell’ippodromo diventano figure bidimensionali, statiche e uniformi collocati in una posizione gerarchica.
In occidente, invece, non troviamo affatto il violento espressionismo delle arti orientali in cui la dimensione interiore ha sempre il sopravvento, deformando e amplificando i gesti delle figure. Questa tendenza antinaturalistica non è solo tipica dell’arte bizantina ma anche dei centri periferici. In questi però si avrà anche un’arte più di stampo classicista con opere più vive e libere come la statua di Valentiniano. Sarà soprattutto Giustiniano, con la tentata restaurazione, che la committenza pubblica tornerà ad imitare modelli più classici e naturalistici, ma non si affolleranno più tante figure nelle opere, bensì figure singole, realistiche su sfondo uniforme a campo bianco, su una superficie astratta, indefinita e simbolica.
Particolarmente importanti sono anche alcuni documenti di illustrazione libraria come L’iliade ambrosiana, miniata a Costantinopoli nel 500 d.C. o l’evangelio di Rossano, prodotto nell’area siro-palestinese dopo il 500 o l’evangelario di Rabbula, il libro dei vangeli copiato dal monaco Rabbula presso il convento di Beth Zagba in Siria nell’anno 586. Nelle sue illustrazioni le figure ancora vivaci e fini e tridimensionali sono avvolte dalla luce che genera ombre e riflessi: sono quindi molto realistiche, ma non naturalistiche come dimostra il fatto che siano contornate da una marcata linea nera di contorno, un elemento pesantemente grafico, utilizzato per rimarcare il fatto che le figure sono icone non corpi.
Da roma a milano, da milano a ravenna
Dopo il 320 più nessun imperatore risiede a Roma. Prima diventeranno 4 le capitali (Treviri, Vienna, Aquileia, Sirmio) e Milano comincia da subito ad eclissare Roma da 355, quando l’imperatore Costanzo II vi riunisce il sinodo dei vescovi d’occidente per imporre il credo ariano in Italia e in Gallia. Questa superiorità diventa istituzionale con Ambrogio, vescovo di Milano, che sarà interlocutore privilegiato con Teodosio il quale darà a Milano un numero di chiese paragonabile a quello della Roma costantiniana: Basilica Apostolo Rum, la Basilica Martyrum trasformata poi nell’attuale Sant’Ambrogio e il Marttyrium di San Lorenzo.
Morto Ambrogio, Milano appare ormai poco sicura ad Onorio che assiste alle invasioni barbariche dalle Alpi. Decide quindi di spostare la capitale a Ravenna nel 402, fino ad allora porto militare. Grazie al fatto che fosse circondata da paludi e fosse toccata dalla Via Emilia, la scelta di Ravenna era prettamente strategica, perché imprendibile. Diventerà così capitale dell’impero e la sua ascesa sarà molto rapida. L’arte ravennate è fatta di architettura sacra che combina forme occidentali (come la basilica a pianta rettangolare o il battistero ottagonale) e forme orientali (decorazioni interne bizantine e sfarzo di arredamenti). L’arte ravennate si divide in tre fasi: la prima, dal trasferimento della capitale fino alla conquista di Teodorico (493) dove sorgono molti edifici sacri come la Basilica Ursiana e il Battistero degli Ortodossi, destinato ai seguaci della dottrina ortodossa e il Mausoleo di Galla Placidia la cui costruzione è stata influenzata dalle chiese funerarie milanesi. Le chiese sotto Onorio si presentano molto sobrie all’esterno, ma arricchite all’interno da una decorazione a mosaico ancora classicheggiante, con figure “vere” che si rifanno alla tradizione naturalistica.
La seconda fase va dal regno di Teodorico fino alla reggenza della figlia Amalasunta quindi alla riconquista bizantina nel 540. In questo periodo vengono costruiti molti edifici legati al culto ariano, favorito dai goti come la Cattedrale di Sant’Anastasia, prima sconsacrata poi riconsacrata a San Teodoro; il vicino Battistero degli Ariani o la Basilica di Cristo Salvatore riconsacrata poi come Basilica di Sant’Apollinare Nuovo. Questi edifici non differiscono notevolmente da quelli del periodo precedente (impianto basilicare, tre navate), ma la decorazione degli interni è più astratta e solenne, lontana dal reale.
L’ultima fase coincide con la riconquista di Giustiniano e la caduta dell’Esarcato d’Italia (751 l’imperatore d’oriente rinuncia definitivamente ai territori italici). Nasce così la Basilica di Sant’Apollinare in Classe fondata da Giuliano e consacrata nel 549. Ha tre navate con abside poligonale affiancata da due cappelle annesse e con un nartece preceduto da un atrio porticato. Il rivestimento dell’abside è marmo e mosaico. Altro edificio importante è la Basilica di San Vitale con impianto centrale a doppio ottagono, con una cupola e un grande nartece (influenza bizantina). I mosaici di San Vitale racchiudono la parabola dell’arte antica in Italia. Imitano il linguaggio della natura, inventato dai greci e diffuso dai romani, per approdare ora in un’astrazione intellettualistica proveniente da oltre i confini dell’impero.
Edifici e opere significative
La basilica di Massenzio a Roma
Costruita nell’area archeologica del Foro romano a inizio del 4 secolo d.C., copre un’area di 100x65. Fu iniziata da Massenzio, figlio di Massiminao e terminata da Costantino dopo la battaglia di Ponte Milvio. Inizialmente c’era una grande navata centrale con ingresso ad est con uno stretto atrio a colonne e abside conclusivo a ovest. Poi intervento di Costantino: ingresso lato sud sul percorso dei cortei trionfali. Aperto altro ingresso preceduto da 4 colonne di porfido ed una scalinata. Lato nord abside con numerose nicchie per statue. Inserita statua colossale di Costantino seduto in trono, con una mano una sfera simbolo del potere universale (eredità ellenistica).
Il tempio di Minerva Medica
Edificio a Roma di ostentazione del prestigio personale. Padiglione a dieci lati coperto a volta costruito nel 4 secolo negli Horti Liciniani. Nove lati ospitano un’esedra su colonne sormontate da enormi finestroni ad arco. Molta luce. Volta articolata da costolature di laterizio. Tutto incentrato sul presentare il padrone come incorniciato nel lusso.
Arco di Costantino
Arco trionfale per la vittoria di Costantino a Ponte Milvio. Iscrizione dedicatoria alla virtù tipica dei sovrani ellenistici (megalopsychia). Apparato decorativo ricchissimo, marmi colorati lusso e ricercatezza, uso di lastre preziose di porfido rosso. Reimpiego di materiali architettonici presi da altri monumenti. Contrasto tra gli stili: la battaglia fra romani e barbari provengono dal fregio del Foro di Traiano. I tondi fra le colonne tipici del neoatticismo di Adriano, che ne è protagonista. Rilievi lungo i lati dell’attico recuperati forse da Arco di Marco Aurelio o Commodo. Costantino ci fa aggiungere rilievi contemporanei per rendere l’opera una continuazione del successo imperiale. Ma le parti vecchie sono molto più equilibrate delle nuove, in quelle di Costantino i personaggi hanno dimensioni diverse a seconda del rango, corpi massicci e pochi gesti stereotipi ripetuti all’infinito. Usata prospettiva ribaltata: la folla che dovrebbe trovarsi in primo piano e nascondere l’imperatore si apre e si colloca al suo fianco mostrando allo spettatore l’altra “faccia” e rivolta verso l’interno del campo figurato (lo scultore insiste sul messaggio e trascura aspetti formali).
Sarcofago di Giunio Basso
Sarcofago tradizionale ma decorato con scene tratte dalle sacre scritture in tanti piccoli scenari inquadrati, quasi tabernacoli (in ognuna tre figure). Ogni scena acquista rilievo e significato simbolico. La lettura dell’insieme subentra in un secondo momento. Centrale è la figura di Cristo, rappresentata nel suo triondo terreno e celeste. Ripresi a volte dei romani per rappresentare Cristo. Tra le scene relazioni complesse, con grande intensità concettuale, molto simbolismo. Stile colto, ariosa disposizione delle figure nei tabernacoli, realismo delle vesti e delle teste. Stile naturalistico della tradizione passata, ancora vivo però in Oriente.
Mosaico absidale di Santa Pudenzia
Basilica del 4 secolo. Il mosaico appartiene all’edificio originario poi rifacimenti 500enteschi. Il mosaico rappresenta il Cristo Re su un trono gemmato. È anche giudice perché regge nella mano sinistra il codice aperto della nuova legge. Tutt’intorno il collegio apostolico con Paolo e gli altri. Viene rappresentata Gerusalemme sullo sfondo secondo i canoni dell’architettura romana, il cielo dietro è rosso sangue (fine dei tempi). Scopo della scena: adombrare il tema del giudizio universale, rappresentando la maiestas domini, la severa ma pacata maestà del Cristo Salvatore, re e giudice e custode di un nuovo patto con gli uomini. Il mosaico si ispira all’arte aulica di Roma imperiale (stile pompeiano illusionistico) e ai suoi modelli ellenistici. Figure disposte su diversi piani creano la fuga prospettica del recinto circolare, che nasconde in parte gli edifici della città santa. È uno degli ultimi esempi di questo linguaggio. Ci sono i simboli degli evangelisti.
Statua di Valentiniano II
È una statua onoraria in marmo, personaggio in posa frontale, vestito solennemente, mano destra trattiene il sinus della toga, la sinistra protesta in gesto oratorio. Sul capo c’è un diadema, vesti consolari e i tratti del volto confermano l’identificazione con Valentiniano II, suggerita dal vicino ritrovamento di una base con iscrizione dedicata a lui. Viene fatta da un maestro della scuola scultorea di Afrodisia, eccellente per il linguaggio classicistico e naturalistico. Il volto è più convenzionale, esprime la dignità dell’imperatore. Capigliatura a bolla con le ciocche appena incise in superficie. Paragonabile alla testa di Arcadio del Forum Tauri (molto simili le teste di entrambi).
La cattedrale di Santa Sofia
Il fondatore voleva creare una cattedrale per una capitale di un impero quindi dimensioni colossali. A pianta centrale, 5 navate con copertura a capriate lignee. 360 consacrazione dell’edificio ma vari imprevisti (incendi etc = 2 distruzioni). Terza ricostruzione con Giustiniano fra 532 e 537. Grande spazio centrale grazie alla cupola, progetto al limite del possibile: crolla infatti e poi ricostruita. Rivestimento interno con mosaico d’oro. Interno distribuzione spazi ben articolata: ingresso su ampio nartece a doppio.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia dell'arte moderna prof. Agosti- Stoppa, libro consigliato I luoghi dell'arte 4, Bora, Fiacca…
-
Riassunto esame Storia dell'arte moderna prof. Agosti- Stoppa, libro consigliato I luoghi dell'arte 3, Bora, Fiacca…
-
Riassunto esame Storia dell’arte medievale, Prof. Fabrizio Crivello, Libro Consigliato Arte Altomedievale, autore E…
-
Riassunti esame Storia dell'Arte Contemporanea, prof Nigro Alessandro, libro consigliato "I luoghi dell'arte. Stori…