Come si cerca lavoro?
Perché lunga attesa del posto? La scuola: l'istruzione dura di più, di conseguenza c'è più attesa finita la scuola. Ma è vero che i giovani italiani conoscono il lavoro così tardi? No: ci sono i lavoretti che precedono l'occupazione senza intaccare la condizione di studenti o in cerca.
Lavoro minorile (< 16 anni)
- Non scomparso in Italia: 200-400 mila lavoratori soprattutto d'estate.
- Diverso rapporto con la scuola: centro nord -> non intacca la frequenza scolastica / mezzogiorno -> più abbandono precoce.
- Ma quasi tutti i minori lavorano presso genitori / parenti, riproduzione della micro impresa familiare e una sorta di subcultura del lavoro minorile.
I motivi sono la povertà e le conseguenze della società dei consumi.
Lavoro degli studenti
- 20 – 50% scuole medie superiori, di più al nord (al sud c'è più disoccupazione generale).
- Differenze tra istituti tecnici (lavoratori) e licei (lavorano di meno).
- Differenze tra università-facoltà.
- Lavoro occasionale / estivo.
- Espansione scuola di massa (+ persone con esigenze diverse) e aumento di questo fenomeno.
Tutto questo è causato da un minore investimento nel percorso formativo perché non garantisce più un lavoro sicuro. I lavoretti sono un limbo per ingannare l'attesa, più diffusi al nord perché ci sono più opportunità anche di maggiore livello e soprattutto in regola. L'“effetto addestramento” costituisce uno scarso vantaggio sul piano professionale.
Lavoretti e reti sociali
- Dipende dalla relazione tra mercato del lavoro (precario / stabile) - Centro nord: spesso buona contiguità -> reti utili - Centro sud: netta polarizzazione tra lavoro privato / pubblico.
- Esistono diversi canali d'accesso - Sistema clientelare per settore garantito - Sistema familiare e conoscenti per lavoretti.
Schizofrenia nei comportamenti di ricerca dei giovani
- Lavoro desiderato -> coerente con le aspettative dal livello di istruzione raggiunto.
- Lavoro qualsiasi che non coinvolge l'identità è vissuto in modo strumentale - Permette di prendere le distanze (contratti atipici) - Aspettative mantenute e vive più a lungo.
Più attesa per il lavoro della vita resa possibile dalla permanenza nella famiglia di origine. Bisogna sostenere la situazione. È una strategia razionale un adeguarsi al familismo. < 23 anni -> più rischi per mancanza di lavoro o per redditi insufficienti. Chi lavora in sotto qualificazione rischia di non raggiungere posizioni adeguate al titolo di studio.
Sembra una strategia razionale ma in realtà:
- Anche se si corre meno il rischio, si aspetta perché nel contesto italiano il lavoro è super collegato con status sociale -> declassante.
Impatto della disoccupazione sulla società
Anni '50: la disoccupazione era minore ma c'erano più aree di povertà, più tensioni sociali, più insicurezza.
Oggi: paradosso “più disoccupazione – meno conflitti” anche se con la crisi un po’ meno. Perché?
- La disoccupazione crea apatia.
- Ma alcuni sono falsi disoccupati.
La composizione della disoccupazione è molto più esplicativa, infatti prima i giovani uomini adulti avevano più problemi, ora le donne sono accettate socialmente.
Disoccupazione economica
La povertà si separa dalla disoccupazione:
- Anni '80: molti sono giovani mantenuti dai capifamiglia, i poveri sono soggetti non attivi nel mercato del lavoro.
- Ma non c’è correlazione territoriale: sud più poveri più disoccupati perché si basa su una base occupazionale più ristretta e più povera.
- Anni '90: disoccupazione sempre più meridionale, disoccupazione dei maschi adulti = connessione tra disoccupazione e povertà maggiore.
Disoccupazione sociale
Gli effetti economici sono attutiti -> ma a che prezzo? Si usa la famiglia per arginare:
- Socialmente è grave perché milioni di persone non trovano l'occupazione a cui aspirano.
- È più grave per i giovani con conseguenze sul ciclo di vita e psicofisiche: si posticipa la formazione di identità e meno autonomia.
I lavoretti in tutto ciò non modificano la situazione.
Diversi metodi di ricerca
- Formali e moderni: agenzie private, invio domande assunzione, inserzione su giornali.
- Informali: visite a datori di lavoro, segnalazioni di amici e conoscenti.
- Formali e tradizionali: centri per l'impiego, concorsi pubblici.
Quello che conta di più sono le differenze per livello di istruzione. Più istruiti usano un numero maggiore di canali di ricerca:
- Meno amici e conoscenti.
- Scarse differenze per uso centri per l'impiego.
- Più inserzioni su giornali, internet, concorsi pubblici.
A seconda del lavoro cercato i metodi di ricerca cambiano:
- A sud -> diplomati e laureati partecipano a concorsi.
- Centro nord -> istruiti usano meno i concorsi e più spesso giornali e domande a imprese.
Confronto EU
- Ricerca formale e organizzata: più mediazione organizzativa (Germania, Austria, Belgio, Francia).
- Ricerca formale e informale: giornali e relazioni (GB, Danimarca e Olanda).
- Ricerca informale: più relazioni personali (Italia e Europa meridionale).
Ma quali sono i canali più efficaci? In ordine crescente di efficacia italiana:
- Subentrare nell’attività propria / familiare.
- Reti relazioni familiari e amicali.
- Concorso pubblico (più istruiti, più donne, più sud).
- Inserzione giornali, visite, lettere ad imprese.
- Collocamento (più del 50%, ma solo l’8% è efficace).
A parità di livello di istruzione, tra i primi lavoratori contano di più le relazioni personali (tra i laureati contano di più i contatti diretti con le imprese). Tra i successivi contano di più i concorsi pubblici (tra i meno istruiti conta di più il mettersi in proprio).
Relazioni personali efficaci non solo in Italia
- Italia e Irlanda: 70% canale predominante (in Italia ci sono le piccole imprese).
- Germania e Danimarca: importante il ruolo del mercato.
- Francia: servizi pubblici per l’impiego (1/5 trova lavoro così).
Relazioni personali: problemi di efficienza o equità
- Sono più efficienti perché le informazioni scambiate sono più accurate (i costi di reclutamento sono minori).
- Ma sono limitate, ovvero le reti sono limitate e si sceglie su quelle disponibili non su tutte le esistenti; non tutti hanno uguale accesso -> immigrati.
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