La tradizione del conflitto
La sua tesi principale non è soltanto che la società si basa sul conflitto, ma in generale, che in assenza di conflitto aperto si verifica un processo di dominazione, in quanto gruppi e individui cercano di far prevalere i propri interessi su quelli degli altri. I sociologi del conflitto tendono a concentrare la loro attenzione sul materiale storico e ad avere una coscienza dei cambiamenti a lungo termine.
Marx e il conflitto
Uno dei motivi per cui Marx è diventato un simbolo sta nel fatto di aver integrato i diversi elementi all'analisi del conflitto che già esistevano. Per i giovani hegeliani la religione rappresentava lo strumento dell’autoritarismo prussiano (Bauer, maestro di Marx, proponeva una religione senza dogmi; Feuerbach parla di una natura completamente materialistica del mondo; Strauss sostiene che la figura di Gesù sia solamente storica).
Marx faceva parte dei giovani hegeliani condividendone il materialismo e l’ateismo, ma a differenza dei suoi compagni era molto più politicizzato. Mentre Hegel veniva criticato, Marx lo difese nel suo tentativo di individuare una ciclicità di lungo periodo per quanto riguarda l’evoluzione della storia: dialettica, quindi movimento. Era inoltre convinto, come Hegel, di vivere in una fase di transizione finale, cioè nello stadio in cui l’alienazione fosse definitivamente superata: restava solo da individuare il meccanismo attraverso cui si sarebbe realizzato. Pensava che i conflitti lungo la storia non fossero casuali, ma logici e inevitabili.
Dopo il licenziamento di Bauer, si trasferì a Parigi, dove studiò alcuni autori francesi, per i quali gli attori della storia sono le classi sociali e scoprì l’economia (Malthus e Ricardo sostenevano che gli interessi delle diverse classi economiche sono necessariamente in opposizione tra loro).
Il materialismo e il sistema di Marx
Il materialismo di Marx è statico, ma risulta dalla dinamica dell’economia capitalistica che produce crisi, conflitti di classe e la rivoluzione. Il sistema di Marx poggia sulla teoria che il lavoro non è la sola fonte del valore economico, ma anche del profitto, che deriva a sua volta dallo sfruttamento del lavoro. La competizione tra i capitalisti li spinge ad introdurre macchine che risparmiano tempo e lavoro, ma che li mandano in rovina, in quanto il profitto deriva solo dal lavoro umano: alla crisi economica fa seguito lo scontro di classe. Il superamento del capitalismo e l’instaurazione del socialismo rappresentano un cambiamento economico e la fine dell’alienazione.
Dopo i primi anni di agitazione politica e di partecipazione alle fallite rivoluzioni del 1848, Marx andò in esilio a Londra, mentre Engels lavorò a Manchester. Engels fu una figura guida: mentre Marx si preoccupava di criticare i filosofi tedeschi, Engels spingeva le sue teorie verso una direzione più empirica e generalizzabile scientificamente: fu lui a dirigere la prima stesura del Manifesto del partito comunista e a dargli un taglio sociologico. A partire dagli anni ’50 Marx lavora ad una enciclopedia economica, di cui Il capitale è solo una parte, che si sarebbe dovuta chiamare Critica dell’economia politica. Engels, dirigendo la sua fabbrica, gli fornì il supporto finanziario. Indubbiamente fu l’impegno politico di Marx e la sua personalità politica molto più forte a condizionare le identità dei due, almeno in pubblico (assorbiva le sue intuizioni, le amplificava e le faceva proprie).
Le classi sociali e la teoria di Marx ed Engels
Le classi occupano una concezione centrale nella concezione della storia di Engels: sono definite da un particolare rapporto sociale, dalla proprietà. In ogni stadio storico le classi rappresentano gli attori principali: ogni classe ha una propria cultura, un proprio modo di vedere le cose. Il sottoproletariato è una classe fluttuante, che per denaro può porsi in schieramenti opposti: è la presenza di questi giochi di forza che strutturano il conflitto. I funzionari dell’esercito e del governo sono definite classi di rapina, che vivono a spese della sovrastruttura.
La teoria dell’ideologia: ogni classe sociale tende a vedere il mondo in un modo particolare, rispettando i propri interessi economici e le condizioni sociali che li definiscono; le idee servono al duplice scopo di esaltare se stesse, ma anche di fungere come strumenti che mascherano gli interessi reali di una persona dando loro un aspetto ideale in modo da renderli rispettabili. Nelle battaglie politiche i diversi ideali divennero bandiere sotto le quali si raccolsero le classi antagoniste. Marx distingueva i partiti in lotta in Francia prima della rivoluzione del 1848 (i legittimisti, che intendevano restaurare la monarchia borbonica, e gli orleanisti che sostenevano la dinastia rivale) per mettere in evidenza gli interessi economici.
Le ideologie delle classi superiori riflettono sempre gli interessi di queste, quantomeno in forma idealizzata. Ciò accade perché esse sono in grado di controllare i mezzi materiali attraverso i quali le idee vengono prodotte, cioè i mezzi di produzione intellettuale. Marx ed Engels non hanno mai sviluppato la teoria dei mezzi della produzione intellettuale, ma si interessano principalmente della produzione delle ideologie politiche. La teoria dell’ideologia ha anche altre ramificazioni: essa sostiene che ciascuna classe sociale ha una propria cultura e una propria concezione del mondo che rispecchiano le condizioni sociali in cui vive. Non tutte le classi sociali producono le loro ideologie nello stesso modo. Le classi superiori, che sono organizzate meglio, riescono a controllare i mezzi di produzione intellettuale; le classi subordinate dispongono di ideologie non efficaci come mezzo di difesa della propria esistenza.
Teoria del conflitto politico
Il sistema economico è organizzato sulla base della proprietà, che definisce le classi, e la proprietà è sostenuta dallo stato. La proprietà non coincide con la cosa di cui si è proprietari: l’individuo che giuridicamente ha la proprietà di un appezzamento di terreno, ma che non dispone di alcun capitale per la coltivazione, non possiede nient’altro che una finzione della proprietà. Per questa ragione ogni classe economica dominante deve occuparsi di politica, in quanto deve assicurarsi che lo stato tuteli gli interessi della proprietà. Si possono individuare due forme di politica: una manifesta e una sotterranea. La politica è una lotta la cui posta è il controllo dello stato. Secondo Marx ed Engels la classe dominante dei proprietari vince sempre questa lotta.
Secondo la concezione economica di Marx, le contraddizioni internazionali del capitalismo avrebbero portato alla concentrazione della proprietà, a una crescita smisurata del proletariato disoccupato e infine a una crisi di tali dimensioni che l’unico modo per uscirne sarebbe stato l’abolizione del sistema della proprietà privata. Uno dei principi cruciali è che il potere dipende dalle condizioni materiali di mobilitazione: la classe dei proprietari detiene il potere politico perché dispone di maggiori mezzi di mobilitazione politica; la rete finanziaria e il mercato sono essi stessi mezzi di comunicazione che inseriscono la classe dei capitalisti in una stretta rete.
C’è un’altra ragione per la quale i capitalisti riescono a dominare con facilità, ossia l’importanza che le finanze, e in particolare il debito pubblico, rivestono per tutti i governi. Marx mise in luce che il governo rivoluzionario francese del 1848 non ebbe il coraggio di portare a compimento alcuna politica economica radicale perché la solvibilità dipendeva dalla tenuta della valuta francese. Poiché un governo non può sopravvivere se non riesce a mantenere l’esercito e la burocrazia, deve tutelare la prosperità economica (ciò significa quindi che qualsiasi riforma che si collochi vicino al socialismo ha poche probabilità di avere successo).
Nel Manifesto del partito comunista Marx ed Engels misero in evidenza che lo stesso capitalismo stava provocando il superamento dell’isolamento e della frammentazione che contraddistinguevano le vecchie classi inferiori, in quanto nelle fabbriche gli operai potevano organizzarsi e avevano terreno fertile i sindacati. Invece di semplificarsi nella contrapposizione tra capitalisti e lavoratori, la politica moderna si è frammentata nelle complesse manovre di mobilitazione di una molteplicità di gruppi diversi. In tal modo la politica si è trasformata nella negoziazione da parte di complicate coalizioni.
Teoria delle rivoluzioni
Secondo l’analisi di Marx e Engels le rivoluzioni passano attraverso varie fasi dovute all’esistenza di coalizioni instabili tra una molteplicità di classi sociali. Le classi inferiori svolgono il ruolo principale nella distruzione del vecchio regime dando vita a rivolte e sollevazioni. Ma esse tendono ad agire nell’interesse di una classe sociale più alta. Il controllo degli strumenti della produzione intellettuale fa sì che le classi sociali superiori siano in grado di stabilire qual è il fine della rivoluzione e quali sono i nemici. Gli operai o i contadini provvedono a combattere, ma sono i borghesi che dicono loro per cosa combattono.
Uno dei principi generali è quindi che una coalizione è tenuta insieme dai suoi nemici; soltanto dopo che i nemici sono scomparsi gli alleati sono liberi di combattersi tra loro. Ma qui entra in gioco un altro principio: il pericolo che la vittoria rappresenta per la coalizione. Le classi medio-basse, che si erano sbarazzate dei loro alleati per formare un gruppo più ristretto e dividersi il bottino, si trovano indebolite di fronte ai conservatori. Il potere passò alla destra.
Teoria della stratificazione sessuale
Engels propose il concetto di proprietà sessuale, secondo il quale i diritti di accesso al sesso sono definiti e tutelati esattamente nello stesso modo della proprietà economica. Egli sostenne che un tempo, nelle società tribali primitive, esisteva una specie di comunismo sessuale, uno stadio matriarcale che si sarebbe affermato in una fase intermedia tra comunismo e l’affermarsi del patriarcato. Con il tempo la donna ha registrato un brusco calo. La forma tipica del capitalismo di corteggiamento e di matrimonio consiste nel fatto che una donna era costretta a scambiare la propria subordinazione domestica e i propri favori sessuali in un contratto di matrimonio che impegnava il marito a mantenerla.
Weber riprese la sua teoria criticandola, includendovi anche i fattori politici nella stratificazione sessuale. Nella nostra società lo status degli uomini e delle donne nell’ambito di tutte le famiglie è influenzato dalla posizione economica.
Contributo di Weber
Weber fa parte della generazione successiva del conflitto, in cui il marxismo era la dottrina ufficiale del partito socialista tedesco. Suo padre era un alto esponente della politica, sua madre era devota alla chiesa protestante: ciò gli permise di vivere in un ambiente politicamente formativo e contaminato dalla religione (alternativa al conflitto di classe). Weber era un economista tedesco.
Il suo principale interesse era il problema del capitalismo, ma mentre Marx si interessava principalmente alle leggi economiche, Weber si interessava ai fondamenti del capitalismo e della sua origine. Marx considerava la religione un’ideologia, conseguenza della struttura, Weber ipotizzò che il capitalismo fosse frutto della religione. Il metodo fondamentale di ricerca delle scienze umane è il Verstehen, la comprensione, per capire come gli attori vedano e si relazionano con il mondo. Questi due motivi possono dimostrare che Weber può essere etichettato tra gli idealisti, anche se non ha mai lasciato da parte i fatti materiali.
Inoltre si è detto che si fosse occupato della razionalizzazione delle diverse istituzioni, concepito come tema dominante della storia universale. In perché aveva un approccio multidimensionale. Il conflitto di conseguenza è espressione della multidimensionalità delle cose, cioè della pluralità dei diversi gruppi, interessi e prospettive di cui è fatto il mondo. Per lui l’economica è un terreno di lotta di classe; a sua volta la politica è un terreno di lotta, sia tra opposti interessi politici sia tra uomini politici e classi economiche. Perfino il mondo delle idee è diviso.
Considerava la storia come un processo multiforme di conflitti combattuti su numerosi fronti. Avversava ogni idea semplicistica di stadi evolutivi o altro modello rigido che riducessero la complessità dei fatti storici: questa ragione mostra come fosse improprio definire il tema della razionalizzazione come centrale. Per Weber assegnò alla sociologia il compito di analizzare la storia. A tal fine creò dei tipi ideali, cioè modelli di concezione del mondo, con i quali è possibile comprendere alcuni aspetti della complessa realtà storica e che si possono applicare simultaneamente. Ciascuno di essi è una specie di teoria elementare.
Classi e partiti secondo Weber
La classe è la stessa cosa di cui parlavano Marx ed Engels: definite dalla proprietà o dalla mancanza di mezzi di produzione. Ma una classe per definirsi dominante però deve costituirsi come ceto, cioè devono situarsi in un campo preciso della cultura. L’elemento ideologico è necessario affinché la classe non diventi un semplice aggregato di persone con la stessa posizione; il contenuto dell’ideologia cambia con il tempo. La lotta economica è più complessa di come Marx l’ha concepita: le classi si suddividono in ceti e conquistano il controllo di settori particolari. Sorge così un mercato secondario degli attributi del ceto che tende ad allargarsi sovrapponendosi alle divisioni economiche primarie.
Infine abbiamo i partiti, che costituiscono una sfera diversa da quella delle lotte di classe, ma in relazione con essa. La caratteristica che contraddistingue lo stano non è rappresentata dagli interessi ultimi dei suoi membri, ma dall’unicità dei suoi strumenti. Lo stato è armato e per questo domina tutte le altre organizzazioni. È necessario che lo stato fornisca armi e polizia per controllare le organizzazioni, ma anche di burocrazia e uffici tributari. Ciò pone il problema delle risorse fiscali e della legittimazione, che può derivare da varie fonti: dal carisma, dalla tradizione, dalla razionalità (valoriale o strumentale).
Weber va ricordato come colui che diede avvio alla moderna sociologia del conflitto (per Marx ed Engels invece era sepolta dietro l’economia). Con le generazioni successive a Weber la sociologia si è fatta più empirica; dal punto di vista politico il marxismo ha mantenuto una proprie identità. Lukács, al pari dell’italiano Gramsci che condivideva le stesse posizioni, non accettò il materialismo e l’economicismo marxista, e sviluppò una spiegazione hegeliana del conflitto di classe che dava massima importanza alla falsa coscienza: le classi sociali superiori sono più alienate dalla realtà delle classi inferiori perché hanno elaborato un’ideologia impregnata dell’ordine capitalistico.
La scuola di Francoforte
La Scuola di Francoforte (Max Horkheimer, Theodor Adorno, Herbert Marcuse): quest’ultimo produsse una critica della cultura capitalistica che successivamente servì a chiamare a raccolta l’ala radicale del movimento studentesco degli anni ’60; Karl Wittfogel cercò di mostrare che anche società dispotiche orientali erano determinate da basi economiche: le società idrauliche si basavano proprio sul lavoro degli schiavi nel lavoro di irrigazione. Una delle più importanti analisi scaturite dalla Scuola di Francoforte consiste in un confronto e in una sintesi dell’approccio weberiano e di quello marxiano.
Karl Mannheim, professore di sociologia, grazie al testo Ideologia e utopia, rovesciò le teoria marxiste contro gli stessi marxisti: se le ideologie conservatrici rispecchiano gli interessi della classe dominante, anche le rivendicazioni della classe operaia hanno ugualmente un carattere ideologico e assumono forma di utopie. Mise in oltre in evidenza che nelle organizzazioni operano due tipi di razionalità: una sostanziale, che porta l’uomo a raggiungere un fine con determinati mezzi, e una funzionale (o formale), con la quale segue le norme e le regole. Quest’ultima tenderà sempre a soppiantare quella sostanziale: l’organizzazione sviluppa una propria forza di inerzia e inizia a sfuggire al controllo umano. Razionalità formale del capitalismo in cerca di profitti non tenne in considerazione la razionalità sostanziale dell’intero sistema economico. Mannheim sostenne che il fascismo era la reazione a una profonda mancanza di razionalità presente nel mondo delle moderne organizzazioni.
Teoria del conflitto negli anni '50
Durante gli anni ’50 gli orientamenti conservatori dominarono la sociologia, soprattutto con Talcott Parsons. L’unica voce chiara che sosteneva la teoria del conflitto era quella di C. Wright Mills: nella sua opera più famosa, L’elite del potere, sostenne che gli Stati Uniti non sono sotto il controllo degli individui, ma di tre grandi organizzazioni: le imprese economiche, la burocrazia del Pentagono e il Governo Federale. Una delle critiche che venne rivolta a questa teoria fu di James O’Connor, il quale sostenne che a volte la crisi fiscale dello stato è dovuta proprio alle tensioni del complesso apparato militare-industriale.
Un’altra carenza della teoria è che Mills considerava gli Stati Uniti come un complesso capitalistico-burocratico a sé stante: grazie alla geopolitica si è potuto osservare come in realtà ci sono altre leggi e teorie che ne regolano il funzionamento. Robert Michels si ispirò all’idea weberiana del conflitto e notò come i capi di un’organizzazione sono coinvolti in un’implicita lotta per il potere con i loro seguaci: l’organizzazione va considerata come un ambito politico nel quale le lotte per il potere sono vinte da coloro che controllano gli strumenti.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Sociologia Corso Avanzato, prof. Battistelli, libro consigliato "La fabbrica della sicurezza" F. Ba…
-
Riassunto esame di Sociologia, Prof Olagnero, libro consigliato Corso di Sociologia, il Mulino
-
Riassunto esame Sociologia generale, prof. Galantino, libro consigliato La rabbia e l'imbroglio nella costruzione s…
-
Riassunto esame Cultura e letteratura inglese, Prof. Perletti Greta, libro consigliato The Moonstone, Wilkie Collin…