La sociologia
Prima settimana
La sociologia è un insieme di modi di guardare la società, essa va ad analizzare i fenomeni con cui gli individui entrano in relazione tra loro.
- Collabora con altri saperi, come quello storico, giurista o medico; infatti, se essa si occupa dell'apprendimento, andrà ad analizzare più aspetti come i formatori, gli allievi ed i presidi.
- Si scontra contro il pregiudizio (ciò che supponiamo di conoscere senza averlo verificato), essa assume un atteggiamento critico, dubita sul fenomeno che indaga, sostenendo l'esistenza di altri segreti.
- Si muove su diversi livelli, dai piccoli gruppi, organizzazioni e grandi insiemi di popolazioni.
- Prende le distanze da atteggiamenti normativi, per concentrarsi sul definire, analizzare e spiegare i fenomeni.
- Viene utilizzata l’immaginazione sociologica, l'idea che l'individuo possa comprendere la propria esperienza e valutare il proprio destino collocandosi dentro la propria epoca, essa ci consente di:
- Riflettere sulle proprie esperienze collocandole nella nostra epoca, rendendoci conto che tutti gli individui sono nelle stesse condizioni.
- Dubitare delle apparenze.
- Ritenere ogni fenomeno non frutto della casualità ma socialmente costruito.
- Attribuire i comportamenti di singoli individui a comportamenti tipici di gruppi o categorie più ampie (condizione sociale, anagrafica, occupazione).
- Inquadrare ogni fenomeno nel contesto in cui si genera e sviluppa.
- Le fonti di studio su cui si basa sono: i quotidiani, raccolte di dati, internet, televisione, radio.
- Lo studio della sociologia può essere: sistematico, seleziona i contenuti adatti all'organizzazione del sapere di una disciplina e non dà importanza all'origine e allo sviluppo del fenomeno. Storico, si interroga sui contesti storici e sociali in cui il fenomeno si è sviluppato.
Sociologia e senso comune
La sociologia si alimenta dal senso comune, un sapere libero e spontaneo che attinge dall'esperienza e che fornisce lo stimolo per approfondire certi argomenti, esso lavora con euristiche, procedimenti che consentono di giungere a nuove conoscenze. Due psicologi, Ross e Nisbet, individuano due errori nei quali possiamo cadere quando cerchiamo una spiegazione oltre le informazioni di cui disponiamo: l'euristica della disponibilità, il soggetto che giudica un fenomeno, ne sarà influenzato se ne ha fatto esperienza (un disoccupato interrogato sull'ammontare dei disoccupati tenderà ad aumentare il numero). Euristica della rappresentatività, il soggetto tende a giudicare le caratteristiche di un soggetto facendole coincidere con quelle che presume siano le caratteristiche di una certa categoria a cui esso appartiene (chi ha un pregiudizio sugli immigrati, tenderà a riportare le caratteristiche di un singolo a quelle che presume siano le caratteristiche della categoria a cui appartiene). I principali difetti del senso comune sono: l'osservazione imprecisa, la sovra-generalizzazione, l'attenzione selettiva e l'incapacità di revisione delle opinioni (diverse ricerche empiriche ne hanno capovolto i risultati, quando questo accade, il risultato è chiamato controintuitivo).
La ricerca di regolarità e prevedibilità
Attraverso diverse teorie, la sociologia ha cercato conferma riguardo l'esistenza di regolarità della vita sociale, nelle relazioni tra gli individui. I risultati di alcune ricerche hanno confermato che gli i soggetti sono tendenzialmente abitudinari nella loro quotidianità (non vi è una totale imprevedibilità e variabilità nei comportamenti). La prevedibilità dei comportamenti non può essere applicata a tutte le situazioni; infatti vi sono diversi tipi di osservazione:
- Micro livello: esso non è ulteriormente scomponibile perché si identifica nel livello del singolo individuo o nelle interazioni di tipo duale.
- Meso livello: interazione che contiene unità individuali che possono contenere unità di livello più elevato (famiglia, comunità, classi, ceti, gruppo di lavoro).
- Macro livello: riferito ad una società autosufficiente nelle funzioni sociali essenziali, cioè nei sistemi di relazioni complessi (sistemi) non direttamente osservabili (come l'università italiana), esso è considerato un livello aggregato.
Non è possibile applicare la prevedibilità dei comportamenti su singolo soggetto (non è possibile studiare il tasso di natalità a livello micro), ma sull'insieme di più casi (il tasso di natalità costituisce un dato stabile a livello globale, questa regolarità è data dai sistemi sociali, caratterizzati da modelli culturali e vincoli sociali). Nonostante ciò, in sociologia non vi è mai la certezza di trovare un comportamento stabile e regolare perché gli individui sono costantemente sottoposti a mutamenti e influenze di fattori non controllabili, gli individui osservati sono chiamati modelli probabilistici, che si basano su un rapporto di frequenza. La sociologia dispone di strumenti per una conoscenza sistematica dei fenomeni sociali.
Le regole della sociologia come scienza
È indispensabile seguire alcune regole all'interno del metodo scientifico, esso deve tener conto del linguaggio: l'argomentabilità, la derivabilità (da altre teorie) e l'impegno di teorie e concetti; dei significati: il come ed il perché guardo all'oggetto del conoscere e degli obbiettivi: l'intento di descrivere, spiegare, prevedere ed infine rendere pubblici i risultati e le scoperte.
Sociologi come scienza empirica
Si intende una scienza osservativa, che riguarda fenomeni con accessibilità diretta o indiretta all'osservatore; essa è diversa dalle altre scienze osservative perché studia individui dotati di pensiero e parola che possono essere intervistati e che mutano a seconda di dove sono collocati nello spazio e nel tempo. La sociologia è una scienza sociale che non studia il singolo individuo ma individui situati in contesti e appartenenti ad insiemi più o meno ampi e durevoli come classi sociali, gruppi o professioni. Questi insiemi costruiscono valori e preferenze che orientano il comportamento degli individui. L'homo oeconomicus (uomo privato e non socializzato) viene contrapposto all'homo sociologicus, colui che è in relazione con gli altri, non ha funzioni di utilità precisa e calcolabile ed è orientato ad altri tipi di razionalità: credenza in valori, norme, tradizioni, abitudini...
Psicologia: si occupa di fenomeni la cui crescita e sviluppo si realizzano attraverso le funzioni interiori del soggetto (emozioni, pulsioni); Antropologia: si occupa di fenomeni in cui è centrale la dimensione di prossimità e appartenenza a una comunità; Storia: si occupa di fenomeni che si formano e sviluppano nel tempo.
La spiegazione in sociologia
Spiegare significa dare una risposta ad un interrogativo, la scienza in questo campo fa riferimento agli a-priori conoscitivi, delle categorie mentali preesistenti. La ricerca di un determinato fenomeno presuppone la conoscenza delle sue cause e quindi la capacità di interrogarsi su di esso = non è possibile porre un interrogativo senza una qualche conoscenza precedente, quindi alla base della ricerca, vi deve essere un sapere che orienti l'indagine, come una semplice ipotesi.
Vi sono diversi presupposti molto comuni sulla spiegazione scientifica: la conoscenza deve avere un carattere convenzionale (la verità è garantita dall'accordo di scienziati su determinate regole), la realtà è parzialmente conoscibile (le teorie non rispecchiano la realtà, viene ricostruito solamente l'aspetto che interessa all'indagine), l'uso di un modello probabilistico e non deterministico, aperto ad accettare l'incertezza e più alternative possibili, poiché le scienze sociali sono prive di leggi e non si possono basare su regole fisse.
Centralità del lavoro e la teoria del valore lavoro
Quindi se un imprenditore vuole arricchirsi deve sottopagare i propri operai oppure farli lavorare più ore senza pagarli, in modo da vendere la merce sempre per quello che vale ma non pagando adeguatamente il lavoro che per la produzione di quel prodotto è stato speso dagli operai. Gli operai d’altronde sono costretti a lavorare alle condizioni che detta l’imprenditore perché devono anche loro procurarsi denaro per mangiare (ed è questo il meccanismo che oggi porta le grandi multinazionali come la Coca-cola o la Nestlé, per dirne solo due, a sfruttare i paesi del terzo mondo con la scusante che se non ci fossero loro, quella gente morirebbe di fame; in questo modo li fanno lavorare 15 ore al giorno, si arricchiscono alla faccia loro e agli occhi della gente passano anche per i salvatori del mondo).
Dunque il plusvalore che una merce acquista (ossia il profitto che l’imprenditore ricava da una merce investendo parte del suo capitale sotto forma di salario per i dipendenti per farli lavorare più del giusto) dipende dal pluslavoro (che è quel lavoro in più non retribuito che un operaio compie per produrre una merce; se ad esempio per costruire un tavolo ci vogliono 5 ore di lavoro e si sa che in commercio quel tavolo vale 10 euro, cioè 2 euro per ogni ora di lavoro, le possibilità di guadagno per l’imprenditore sono due: o paga l’operaio non 2 ma 1 euro l’ora così che speculando sul suo lavoro ci guadagna la metà, oppure fa lavorare l’operaio 10 ore ma gliene paga solo 5, così che l’operaio costruirà due tavoli ma sarà pagato solo per uno e il guadagno dell’altro tavolo andrà nelle tasche dell’ imprenditore).
Seconda settimana
La teoria sociologica
La teoria sociologica è meno formalizzata di altre scienze, infatti non possiede regole che definiscono criteri di produzione o trasformazione; il sapere sociologico si organizza in tradizioni, che mettono in rilievo idee, immagini e teorie, esse non essendo strutturate mantengono diversi problemi; la tradizione si distingue dal paradigma, un insieme di idee, immagini largamente condivise fortemente strutturate che si fondano sull’accumulazione selettiva di acquisizioni precedenti. In sociologia vi sono letture diverse e quindi anche teorie che fanno riferimento ad un unico fenomeno, ciò è possibile dalla presenza di diversi contesti, tradizioni teoriche e criteri di rilevanza. Esempio: teoria della devianza, per Merton la devianza è un comportamento non naturale, ma socialmente costruito, deriva dalle risposte dell’individuo alla tensione tra norme sociali condivise e scarsità dei mezzi per rispettarle; per Sutherland è un comportamento appreso tramite il contatto e la comunicazione con altri devianti.
Teorie strutturali
Sostiene che i comportamenti sociali si sviluppano con la spinta di vincoli esterni ed interni al soggetto i quali non possono essere modificati dalla soggettività individuale e dall’agency = dinamiche ed effetti delle azioni sociali sono tendenzialmente prevedibili + il funzionamento della società in un determinato contesto è spiegabile senza far riferimento alla soggettività individuale e all’agency. Vi sono 2 varianti:
- Gli individui sono dipendenti da processi che non possono essere contrastati, essi agiscono entro vincoli già stabiliti rendendo le loro decisioni poco significative, il ragionamento avviene in termini di scelte forzate, vi è una logica del controllo dietro all’assenza di libertà individuale.
- Gli individui nel loro agire sono inconsapevoli di ciò che accade, i processi di determinazione esogena sono un fatto sociale, che non corrisponde ad un particolare momento storico politico. Per Durkheim l’azione sociale è un modo di pensare e agire nella cultura, che è esterno all’individuo e che è dotato di potere di coercizione grazie al quale si impone.
Teorie dell’azione sociale
Sostiene che le azioni umane possono essere spiegate tenendo conto del senso che gli individui gli attribuiscono, oltre a spiegare è indispensabile anche comprendere le ragioni, il contesto, la situazione o i tipi di relazioni sociali. Gli attori con le loro azioni partecipano alla costruzione della società, essi hanno grandi libertà nella scelta degli obbiettivi e nei mezzi per raggiungerli (vi è imprendibilità). Per Max Weber l’azione sociale è un’interazione sociale con uno scopo, i comportamenti sono quindi innescati da iniziative guidate da interazioni, queste iniziative hanno capacità di feed-back o di retroazione (risalire dal basso verso l’alto) che portano a mutamenti anche ad alti livelli del sistema. Boudon afferma che gli effetti non si scaturiscono dall’azione del singolo attore, ma emergono dall’aggregarsi di azioni convergenti di diversi individui mossi da obbiettivi razionali. Vi sono 2 varianti:
- Variante forte, l’agency è a priori.
- Variante moderata, l’agency è valutata in relazione alla situazione in cui si trova il soggetto. (Agency: capacità di iniziativa dell’attore (dell’individuo), la sua presenza dipende dalle situazioni).
Le due teorie si confrontano in termini storici per dare risposta ad una questione dell’800: come sta insieme la società industriale? Per rispondere è usato un approccio storico che spiega ciò che viene prima (idee-guida, condizioni storiche precedenti) e ciò che è coevo (idee correnti, discorsi, attori di scena), tenendo anche conto del percorso intellettuale dell’attore. Per abbandonare l’approccio sistematico per usare quello storico è necessario interrogarsi sulla capacità di una teoria di “giungere fino a noi” mantenendo la sua rilevanza al mutare della condizioni di contesto; la capacità di un concetto di durare nel tempo è direttamente proporzionale alla capacità di un autore di essere un “classico”.
Le origini della società moderna in occidente
Nessuna società è statica o dinamica, ciò che cambia è la velocità del mutamento, che può essere meno lento e quindi impercettibile all’uomo o molto accelerato. Nella metà dell’800, le società europee entrarono in un'epoca di mutamento sociale accelerato, che prese l’intero globo, la rivoluzione industriale che coinvolse tutti i ceti e le classi sociali; questo cambiamento portò a maggiori domande sulla natura umana e sul futuro della società, che vennero affrontate attraverso la sociologia intesa come scienza, concentrata sui profondi cambiamenti economici e sociali.
Le trasformazioni nella sfera economica
Formazione sociale capitalistica, concetto formulato da Karl Marx (concezione materialistica e dinamica della società), egli parla di forze produttive, forme di divisione del lavoro e competenze tecniche e di rapporti sociali di produzione, forme di proprietà e rapporti tra le classi. Il capitalismo è un sistema economico che si fonda sullo scambio (anche di prestazioni lavorative) in un’economia monetaria; l’orientamento dei capitalisti è verso l’accumulazione del profitto e l’organizzazione e la gestione con criteri di razionalità economica e scienza.
Le prime forme di capitalismo le ritroviamo con l’abolizione degli usi civici sui pascoli comuni attraverso le recinzioni, che resero privato quello che prima era un diritto d’uso di tutti, in questo modo i contadini benestanti si trasformarono nei primi capitalisti agrari, i quali a differenza dei signori feudali puntavano all’innovazione e all’aumento della produttività per accrescere i profitti = agricoltura moderna → sviluppo di grandi mercati mondiali e la disgregazione dei rapporti feudali.
La stabilità del sistema capitalistico richiede una condizione, che la domanda dei beni sia limitata, in modo da assicurare ai mercati una produzione costante e abbondante; gli artigiani si trasformano in imprenditori industriali mediante un processo di accumulazione, il cui obbiettivo è quello di allargare continuamente il giro d’affari dell’impresa. Artigiani = imprenditori = innovatori.
Il capitalismo non è soltanto un sistema economico fondato su imprese che operano sui mercati per produrre beni ed accumulare profitti ma esprime anche una mentalità ed un’etica economica che Weber chiama spirito capitalistico, il quale richiede un’innovazione in opposizione alla tradizione e che premia la concorrenza in opposizione al monopolio.
Il dogma del cristianesimo afferma che Dio ha stabilito chi sarà salvato e chi no, questa credenza ha prodotto una forte angoscia che influì sullo stile di vita del passato; venne portato un nuovo spirito dai primi imprenditori che videro la vita da una nuova prospettiva, liberandosi dai vincoli della tradizione → la marginalità sociale è una condizione che favorisce la propensione all’innovazione. Questo cambiamento comportò l’ascesa di una nuova classe sociale la cui ricchezza non dipende dal patrimonio territoriale ma dal lavoro e delle capacità mercantili.
Trasformazioni nella sfera politica
Prima delle trasformazioni, era presente lo stato feudale, caratterizzato dal rapporto di vassallaggio, situazione permessa dalla debolezza dei poteri centrali incapaci di imporsi sui poteri locali fortemente autonomi → guerre. La situazione cambiò con un processo di pacificazione comporto dal monopolio della violenza legittima, un diritto esclusivo dello stato (presupposto per la formazione dello stato moderno); dalla creazione di eserciti ufficiali dello stato; dall’organizzazione del prelievo fiscale; dalla nascita delle burocrazie pubbliche e dal monopolio monetario.
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