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sociologia

strutturalisti (si basano sulla capacità di durata delle istituzioni che in confronto all’uomo rimangono stabili

nella società) e azionisti (sostiene che senza l’individuo non esisterebbero le istituzioni) sono complementari.

Quindi le strutture sociali sono da un lato costituite dalle attività umane e dall’altro sono il mezzo di questa

costruzione (come la lingua parlata). Lo studioso afferma che tutti gli esseri umani sono degli agenti

competenti, individui che sono coscienti di ciò che fanno, e ciò ne comporta una coscienza pratica; si parla di

coscienza discorsiva quando il soggetto racconta la propria storia (realizzando e ragionando su cosa è

veramente successo).

Sullo studio della vita quotidiana (riproduzione sociale) è indispensabile tenere conto dei vincoli (materiali,

strutturali, di attori) che aprono nuove possibilità, delle categorie di spazio e tempo e del contesto.

Quando si parla di globalizzazione bisogna tenere a mente il concetto di disembededness, caratteristica per

cui le relazioni sociali tendono sempre di più a slegare spazio e tempo dai contesti locali allacciandoli a

distanza = in una società distesa nello spazio (stretched), le relazioni economiche e sociali si allacciano a

distanza. Questo tipo di società genera confusione, infatti le politiche pubbliche molte volte non riescono ad

avere pari incidenza territoriale, mentre le relazioni economiche e culturali riescono ad attraversare confini

con le nazioni; la sociologia per ampliare la sua conoscenza utilizza la ricerca empirica, l’indagine scientifica

basata sull’osservazione diretta o indiretta del fenomeno sociale studiato.

Gli elementi fondamentali per la ricerca sociologica sono:

• teoria: insieme di proposizioni interconnesse, basate su concetti, che ordinano la conoscenza di un

fenomeno in termini di enunciazione di cause ed effetti  tutte le teorie si fondano sulla dimostrazione

dell’esistenza di una relazione tra concetti.

o Teorie generali: non sottoponibili a prova empirica, perché sono riferite ad ampie classi di

fenomeni.

o Teorie di medio raggio: teorie che si possono verificare in termini in cui i fenomeni da spiegare

sono attraverso le proposizioni contenute da tali teorie, messi in relazione con altri fenomeni

considerati le loro cause.

• Concetti: astrazioni che selezionano e unificano sotto uno stesso termine caratteristiche salienti di

oggetti e situazioni, ritenuti simili per quelle caratteristiche; essi possono essere generali o specifici

(>genere >elementi che include / >specificità >ristretta); un concetto concreto può anche essere

generale (studente = scuola, materia..). Quando un ricercatore vuole definire un concetto deve

stabilire un uguale rapporto tra un termine (parola attraverso cui si esprime un concetto) e una frase

composta da un insieme di termini  la classe sociale è un raggruppamento fondato sulla comune

posizione rispetto alla proprietà dei mezzi di produzione.

In sociologia uno stesso concetto può avere diverse definizioni, ad esempio il concetto di azione

sociale è diversamente usato dai diversi studiosi; lo stesso accade al concetto di struttura, l’insieme

di elementi stabilmente connessi secondo una logica di interdipendenza, esso può seguire

definizioni di tipo morfologico, legati all’esistenza di stati e funzioni direttamente osservabili o di tipo

culturale, che richiamano l’esistenza di regole che non sono immediatamente osservabili.

• Dati: informazioni organizzate derivanti dall’osservazione dei fenomeni studiati.

• Modello: costrutto teorico, schema concettuale che non si applica direttamente ai singoli fenomeni

concreta ma serve a identificare a priori gli elementi che possono comporre un certo fenomeno e le

caratteristiche del contesto che possono spiegare quel fenomeno.

o Modello probabilistico: previsione dei fenomeni aleatori, i quali hanno una difficile regolarità. 7

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o Modello deterministico: previsione dei fenomeni assunti, sottratti alla variabilità e alimentati da

fattori fissi, è possibile quindi individuare con precisione l’evolversi del sistema.

TERZA SETTIMANA (il pensiero di Durkheim)

Durkheim: studioso ebreo, che prenderà importanti posizioni in campo sociale e politico, egli analizza gli

elementi cruciali della coesione sociale e la divisione del lavoro; all’interno delle sue opere esprime una forte

preoccupazione nei confronti dell’ordine e della stabilità dello stato francese nell’epoca della terza

repubblica, sconfitta dalla Prussia nel 1870, fortemente colpita da lotte sociali e ricerca di nuove basi morali.

+ impegno pedagogico e conflitto culturale contro l’egemonia del clero e della chiesa.

Il sociologo segue la tradizione strutturale, in cui qualsiasi comportamento, anche il suicidio, è una

conseguenza al modo d’essere della società e non allo stato psicologico del soggetto; i fatto sociali hanno il

potere di coercizione esterno che esercita una pressione (quasi impercettibile) sulle coscienze degli individui.

Si parla quindi di costrizioni immateriali, ciò che ereditiamo dal passato come le vie di comunicazione o le

tecniche per costruire le case, che costituiscono dei modi di fare consolidati e cristallizzati imposti alla

società; quest’ultima si impone agli individui con strutture e correnti di pensiero con diversi gradi di

costrittività che dipendono dal grado di consolidamento che strutture e correnti di pensiero possiedono

Parsons e Merton sosterranno la prospettiva di D.

Secondo D. il significato sociale della religione sta nella sua forza ripetitiva ed immodificabile espressa

attraverso i rituali, i quali riaffermano l’appartenenza a un gruppo; il sociologo analizza i rituali compiuti da

alcune tribù australiane, attraverso cui dimostra che la religione fonda la vita sociale, le idee e la morale di

una società  idee e sentimenti collettivi hanno bisogno, per prendere coscienza di sé, di esteriorizzarsi in atti

concreti che li simboleggiano = i riti, insieme di atti o manovre che non sono dirette a uno scopo pratico, ma

simbolico (cioè attinente al significato), infatti servono a ricordare agli individui il senso di appartenenza ai

gruppi di cui fanno parte.

D. è considerato il teorico della coesione sociale ed anticipatore del funzionalismo, egli sviluppò l’idea della

cultura come collante della società (ripresa in seguito da molti studiosi)  la quale si scontra con la

concezione di Goffman, che considera la costrizione sociale invisibile, che passa attraverso i meccanismi del

riconoscimento e del senso di appartenenza a un gruppo-comunità da cui scaturiscono regole ed obblighi.

Ritornando a D., egli parte dal concetto di anomia, situazione in cui vi è la mancanza di regole che procura

un senso di spiazzamento all’individuo, questo termine infatti vuol dire assenza o debolezza del fondamento

morale delle norme. Gli effetti osservabili di questo fenomeno li ritroviamo nel suicidio, non riconducibile alla

vita dei singoli individui ma alla presenza di gruppi anagrafici, sociali o religiosi; infatti i soggetti meno esposti

a questo fenomeno sono inseriti nel nucleo famigliare o nella religione cattolica. Per combattere l’anomia e

quindi il rischio di non avere riferimenti morali, bisogna potenziare le occasioni di attività collettive,

incrementare le occasioni di raggruppamento, creare situazioni di densità sociale nelle quali gli individui

possano vivere a contatto, costruendo comuni visioni del mondo (densità morale). A questo proposito

Durkheim afferma che lo stato è troppo lontano dalla società e che non vi è alcuna capacità di

autoregolazione e armonizzazione reciproca  il problema del ‘far stare insieme la società’ risponde ad un

imperativo etico e politico: trovare dei sostituti nella società civile, in grado di creare un’integrazione che né

lo stato né la chiesa sono riusciti ad instaurare in un epoca caratterizzata dalla disgregazione sociale.

La società industriale ha portato ricchezza e progresso ma anche un rischio di collasso e perdita

dell’equilibrio per l’indebolimento dei valori sottostanti le norme sociali. lasolidarietà è coesione e capacità di

stare insieme usando le stesse regole, valori e concezioni condivise di ciò che è bene (non è un attitudine

psicologica ma un attributo della società); essa può essere: 8

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• Organica: stare insieme nella società industriale secondo regole di interdipendenza,necessità e

complementarietà delle funzioni nella divisione del lavoro = l’individuo dipende dalle parti che

compongono la società  nell’attuale società, seppur differenziata, nessuno può fare a meno dell’altro.

Nella sua opera il suicidio, Durkheim individua delle debolezze in questo tipo di solidarietà, la quale

non è in grado di tenere insieme la società; il sociologo riconosce nel tasso di suicidio un allarme del

malessere della società, la quale, soprattutto quella industriale è priva di leggi che regolino le

condotte ed i sentimenti che riguardano la suddivisione dei desideri di consumo e guadagno =

maggiore è il rischio di trovarsi spiazzati senza riferimenti morali.

• Meccanica: stare insieme nelle società più tradizionali secondo regole di somiglianza e prossimità

come parentela o vicinato; in questo caso l’individuo è vincolato alla società senza intermediari.

+ l’esposizione al suicidio dipende dall’appartenenza di gruppi sociali che a loro volta creano condizioni

suicidogene, le quali sono legate al diverso grado di coesione sociale presente al loro interno.

La punizione oltre a punire il colpevole va a conservare l’intensità dei sistemi collettivi aumentandone

l’integrazione l’integrazione della società industriale è troppo fragile, poiché non ha sentimenti e valori

condivisi. Con una spiegazione funzionalista, la punizione non è solamente l’effetto di un crimine ma anche

la causa da cui deriva l’effetto della conservazione e del mantenimento di sentimenti collettivi  dà rilievo ad

un fenomeno per le conseguenze che esso esercita sulla società.

Per devianza si intende ogni atto o comportamento di una persona o di un gruppo che viola le norme di una

collettività e che di conseguenza va incontro ad un sanzione; il concetto di devianza ha presentato diverse

variazioni nel costo del tempo: nel 1500 in Europa molte donne vennero arrestate e processate con l’accusa

di stregoneria, magia e superstizione, i giudici sottoponevano le imputate a torture che riuscivano a far

confessare loro tutto quello che volevano, per poi essere condannate alla decapitazione o al rogo; nel

medioevo era considerato un comportamento normale quello di sputare per terra o mangiare senza posate;

ancora oggi in molti paesi africani è usanza avere più di una moglie; per gli eschimesi l’infanticidio e

l’uccisione del genitore anziano erano ammessi come pratiche (tali principi erano così condivisi che erano gli

stessi anziani ad insistere per essere uccisi) un comportamento è deviante solamente in relaziona al

contesto socioculturale, infatti teorici positivistici hanno affermato che non esistono azioni cattive ma solo atti

illeciti e quindi proibiti.

Un fenomeno sociale fortemente deviante è il suicidio, le cui statistiche sono poco attendibili perché la sua

definizione varia a seconda dello spazio e del tempo, infatti si rilevano problemi anche nello studio della

criminalità, in cui molti reati non vengono ufficiati = numero oscuro dei delitti. + reati senza vittima =

prostituzione, consumo di stupefacenti, gioco d’azzardo. In Italia con in altri paesi solamente una parte di chi

subisce un reato va a sporgere denuncia, essa varia a seconda di cosa viene rubato ed in che luogo.

Esistono diverse teorie riguardanti la devianza, esse si rifanno alle caratteristiche fisiche , biologiche e

comportamentali dei criminali, individui considerati anomali o inferiori.

• Lo psichiatra Cesare Lombroso considerava la costituzione fisica la causa della criminalità, attraverso

l’osservazione del cranio si convinse che nell’occipite dei criminali invece di esservi una cresta vi era

una fossa = occipitale mediana. Vi erano inoltre altre caratteristiche come la testa piccola, la fronte

sfuggente, gli zigomi pronunciati, le sopracciglia folte ed il viso pallido; egli quindi sostenne la tesi del

“delinquente nato” secondo cui il soggetto aveva caratteristiche simili agli animali inferiori ed all’uomo

primitivo, che gli rendevano difficile il suo adattamento nella società moderna e lo spingevano a

commettere reati.

• Lo psicologo William Sheldon sostenne tre tipi di costituzione fisica che caratterizzava tre personalità

diverse: 9

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o Tipo endomorfo: grasso, soffice, tondeggiante, ossa piccole, arti corti, pelle morbida con un

comportamento viscerotonico, socievole, indulgente.

o Tipo mesomorfo: robusto, muscoloso, solide ossa con un comportamento somotonico, attivo,

aggressivo, energico ed instabile (essi hanno maggiori probabilità di diventare criminali).

o Tipo ectomorfo: magro, fragile, delicato, curvo con un comportamento cerebrotonico, introverso,

ipersensibile, nervoso, soffre di insonnia e allergie.

ognuno di noi ha tratti di tutti e tre i tipi, ma la differenza sta nel peso che queste

caratteristiche hanno su una persona.

• Alcuni studiosi sostennero la teoria della sindrome XYY, secondo cui gli individui con un cromosoma in

più (47), derivante dal padre (Y), sono predisposte a commettere reati.

• Teoria della tensione sociale, sostenuta da Durkheim che parte dal presupposto che l’uomo sia un

animale morale, il quale si sente moralmente obbligato a seguire le regole della società; solamente una

forte pressione può spingere l’individuo a violarle, essa deriva dalla tensione tra struttura sociale / mete

e mezzi per raggiungerle (anomia), in cui gli individui non sanno più quali siano i limiti da non superate.

gli individui possono scegliere tra cinque forme di comportamento:

o Conformità: accettazione sia delle mete che dei mezzi (è l’unica non deviante).

o Innovazione: aderisce alle mete ma non ai mezzi (rubare, ingannare).

o Ritualismo:si abbandonano le mete e si accettano i mezzi.

o Rinuncia: abbandono delle mete e dei mezzi (mendicanti, tossicodipendenti)

o Ribellione: rifiuto dei mezzi e delle mete e la loro sostituzione con altre mete e mezzi.

• Teoria del controllo sociale, che considera l’uomo come moralmente debole, infatti secondo la teoria

l’uomo è naturalmente portato a violare le leggi più che a rispettarle; per questo motivo la teoria va

studiare la conformità e non la devianza: perché ma maggioranza delle persone non commette reati?la

violazione delle norme è impedita da diversi controlli sociali che possono essere:

o Esterni:come la sorveglianza.

o Interni diretti: sentimenti di imbarazzo, sensi di colpa e vergogna.

o Interni indiretti: attaccamento psicologico ed emotivo per gli altri ed il desiderio di non perdere la

stima e l’affetto.

TravisHirschi ne è il principale esponente, ed afferma che una persona compie un reato quando il

vincolo che lo lega alla società è molto debole, questo legame presenta questi aspetti:

l’attaccamento ai genitori e agli insegnanti, l’impegno nel perseguimento degli obbiettivi

convenzionali, il coinvolgimento in attività convenzionali e le credenze.

• Teoria della subcultura, il reato avviene poiché si forma una subcultura criminale, in cui vi sono valori

e norme diverse da quelli della società generale, che vengono trasmessi da una generazione all’altra,

come le competenze tecniche, i valori, gli atteggiamenti  bere alcool, drogarsi, rubare = le si

imparano dalle azioni degli altri e dalla loro comunicazione. Secondo la teoria la devianza la si

appende dall’ambiente sociale in cui si forma e vive l’individuo, Shaw e McKay della scuola di

Chicago calcolarono il tesso di delinquenza della città, cioè il rapporto fra il numero degli autori dei

reati residenti in un area ed il totale della popolazione in quell’area; essi si resero conto che il tasso 10

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diminuiva man mano che si usciva dalla città, infatti dalla convivenza di vari gruppi etnici si passava

ai quartieri degli operai specializzati e dei ceti medi.

Chi commette un reato lo fa perché si conforma alle aspettative del suo ambiente, in questo senso le

motivazioni che lo spingono ad un determinato comportamento non sono diverse da quelle di chi

rispetta le leggi; ad essere deviante non è quindi l’individuo, ma il gruppo a cui appartiene, poiché gli

individui non violano le norme del loro gruppo ma quelle della società in generale.

• Teoria dell’etichettamento, per comprendere la devianza bisogna tener conto anche della creazione

dell’applicazione delle norme del sistema giudiziario e delle forme di controllo sociale; il reato è il

prodotto dell’interazione tra coloro che creano e fanno applicare le norme e coloro che le infrangono.

All’interno della nostra società molte persone almeno una volta violano una norma; ma un conto è

commettere un atto deviante, come rubare, un altro è suscitare con l’atto una reazione sociale,

venendo accusato d’essere deviante l’individuo viene etichettato, ciò porta l’individuo a pensare di

essersi sempre comportato così, di conseguenza lo si guarda e lo si tratta in modo diverso dagli altri,

con sospetto e timore.

Lemert fa una distinzione tra due tipi di devianza:

o Primaria: violazione delle norme che vengono presto dimenticate (uno studente che ruba un

libro).

o Secondaria: l’atto della persona suscita una reazione di condanna da parte degli altri, che lo

considerano un deviante; l’individuo in questo modo riorganizza la sua identità e i suoi

comportamenti sulla base delle conseguenze prodotte dal suo atto = stigmatizzazione, farà

sentire il soggetto sempre più isolato dalla società e lo indurrà a perseguire la sua ‘carriera’ di

deviante.

• Teoria della scelta razionale, i reati non sono il risultato di influenze esterne, ma di un azione

intenzionale adottata attivamente dagli individui; l’individuo è dunque considerato un essere

razionale, che agisce seguendo i suoi interessi e cercando il piacere = scelgono liberamente se

violare o no la norma. I motivi che spingono il soggetto a compiere un attività illecita sono gli stessi

che spingono a quella lecita: il guadagno, il potere, il prestigio o il piacere. Alcuni sociologi

contemporanei affermarono che colui che trasgredisce una regola va in contro a vari tipi di costo:

o Esterno pubblico: sanzioni legali dello stato che hanno conseguenze negative in società.

o Esterno privato: sanzioni informali dalle critiche e dalla condanna.

o Interni: nascono dalla coscienza, dalle norme interiorizzate che producono sensi di colpa e

vergogna.

La paura che i cittadini hanno della criminalità è chiamata attività predatoria comune, l’insieme delle

azioni illecite per impadronirsi dei beni altrui che comportano un contatto fisico diretto; esistono due diversi

gruppi di reati: quelli compiuti di nascosto come il taccheggio o quelli commessi con la violenza (rapina), i

quali variano per la gravità delle sanzioni delle leggi e per la loro redditività.

Anche l’omicidio può avere due forme (prevalenti in Sud America e Africa):

• Colposo: non voluto dall’agente, si verifica a causa di negligenza, imprudenza o inosservanza di

leggi e regolamenti (incidenti stradali).

• Doloso: chi agisce ha la volontà di uccidere, spesso caratterizzato dall’ alto grado di conoscenza tra i

due soggetti (parentela); questo tipo di omicidio può essere premeditato o occasionale. In Italia vi è

un'altra percentuale nelle regioni meridionali come Calabria, Sicilia, Sardegna e Campagna. 11

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Diverse teorie affermano che l’aumento della criminalità è dato dalla modernizzazione; negli ultimi secoli il

fenomeno dell’omicidio ha avuto diverse fasi: vi sono diverse oscillazioni per quanto riguarda il tasso di

omicidi, principalmente avvenute in occasione delle guerre Durkheim nota che in FR dopo la guerra franco-

prussiana (1871) il tasso era raddoppiato; anche dopo la prima e la seconda guerra mondiale si registrarono

un aumento, prevalente nei paesi che avevano subito maggiori perdite umane; negli anni 50 vi fu una

diminuzione che sarà destinata ad aumentare = il tasso di omicidi ha avuto un andamento ad U. Norbert

Elias spiega questo andamento attraverso il processo di civilizzazione; nel medioevo, costituito da una

pluralità di poteri sovrani in concorrenza era caratterizzato dalla violenza e dalla guerra, situazione che si

evolse con lo stato ed il monopolio della violenza, attraverso cui gli individui impararono a controllare

l’aggressività. L’aumento del tasso di omicidio nei periodi postbellici venne affrontato con tre spiegazioni (di

cui la terza ha avuto maggior sostegno):

• Disorganizzazione sociale, la perdita della casa, delle proprietà e la disgregazione delle famiglie.

• Fattori di natura economica, scarsità dei beni e disoccupazione.

• Riconduce tutto alla legittimazione della violenza fornita dal governo durante la guerra, infatti nella

fase precedente, lo stato ordinava ai cittadini di uccidere i nemici, riportando a questo gesto un

grande merito.

Tangentopoli è nata nel 1992, esso è un termine usato dai giornalisti italiani per indicare l’inchiesta

giudiziaria condotta al tribunale di Milano che ha portato alla luce un diffuso sistema di corruzione di

centinaia di parlamentari, settori dell’amministrazione dello stato, enti locali, imprenditori e manager.

Sutherland introdusse anche l’espressione reati dei colletti bianchi, per intendere i reati commessi da una

persona rispettabile e di elevata condizione sociale nel corso della sua occupazione; individui che raramente

vengono denunciati, condannati ed arrestati, perché con il loro potere economico e politico possono influire

su coloro che fanno e applicano le leggi sul parlamento e la magistratura. All’interno di questi delitti ne

ritroviamo due tipologie:

• Reati nell’occupazione: commessi da individui nello svolgimenti del loro lavoro per ricavarne un

vantaggio personale, ad esempio un farmacista potrebbe prescrivere farmaci a pazienti di cui non ne

hanno bisogno.

All’interno di questi reati ritroviamo:

o Appropriazione indebita: ci si appropria del denaro altrui.

o Insider trading: speculazione di titoli di una società da chi ne dispone informazioni riservate.

o Corruzione: abuso di potere di un agente pubblico al fine trarne vantaggi personali; vi

ritroviamo

La tangente (comportamento illecito in cambio di soldi), frode (reato economico implicante

truffa), estorsione, favoritismo e nepotismo (favoritismo nei confronti della famiglia).

o Concussione: un pubblico ufficiale induce qualcuno a dargli del denaro.

• Reati di organizzazione:compiuti in nome e per conto di organizzazioni, essi mettono a repentaglio la

vita attraverso lo smantellamento di materiali chimici e radioattivi, la produzione di prodotti pericolosi

o il mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro.

Con criminalità organizzata si intende l’insieme di imprese che forniscono beni e servizi illeciti e che si

infiltrano nelle attività economiche lecite estorcendone una tangente, il pizzo. (come la produzione e vendita

di droga, il gioco d’azzardo, la prostituzione o il commercio di armi). Le imprese criminali hanno un carattere

polivalente, mirano all’acquisizione dei profitti finanziari in campo economico ed al potere politico e 12

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dispongono di una forza militare che però esercita la violenza solamente quando tutte le forme di

intimidazioni sono inefficaci. Le diverse organizzazioni militari nel mondo hanno strutture interne diverse: in

Giappone la Yakuza è formata da 100.000 persone ed ha un modello organizzativo formale in cui vi sono

elenchi di aderenti, distintivi e giornali, in questa organizzazione il reclutamento dei membri è basato su

criteri molto selettivi e su un rito di iniziazione, in cui il soggetto beve il tè dalla stessa tazza del capo e si

impegna a vivere con quella parentela per tutta la vita ed a lavorare per loro anche quando la sua famiglia

muore di fame; in contrapposizione vi è in Italia Cosa Nostra, costituita da 500 famiglie con 15.000

appartenenti, in questa organizzazione le relazioni sono di parentela ed il giuramento per entrarvi consiste

nel pungere l’indice della mano con cui si spara, sporcare con il sangue un immagine sacra, darle fuoco e

giurare solennemente di non tradire i comandamenti di Cosa Nostra perché altrimenti brucerebbe come la

santina + quando viene punto il dito il rappresentante avverte il soggetto di stare attento perché il Cosa

Nostra si entra e si esce con il sangue.

Per molto tempo i sociologi hanno studiato i reati attraverso caratteristiche socio demografiche di coloro che

li compiono; recentemente lo studio si è spostato sull’analisi dell’età e del genere. Attraverso ricerche

condotte con la tecnica dell’autoconfessione, intervistando persone appartenenti a campioni

rappresentativi della società e chiedendo loro se hanno commesso dei reati  si è dimostrato che la relazione

tra classe sociale e tendenza a violare una norma è tanto più forte quanto più grave è il reato = le rapine

sono attuate principalmente dalle classi sociali più svantaggiate, ma i furti più lievi sono compiuti da tutte le

classi sociali.

Il genere è una delle varianti importanti per prevedere la criminalità; si presentano delle differenze a

seconda del reato, gli uomini sono in prevalente in reati gravi mentre le donne in reati meno seri. A partire

dagli anni 60 la criminalità femminile è aumentata molto di più di quella maschile, questo fenomeno è stato

affrontato con due tesi: avvenuto solamente nell’ambito dei reati contro il patrimonio, nati dalle trasformazioni

economiche e sociali o avvenuto nell’ambito dei reati violenti, riconducibili all’affermazione dei movimenti

femministi che hanno portato la donna ad essere violenta e ribelle. Un’altra variante importante per la

criminalità è l’età, gli studi di AdolpheQuételet hanno portato all’affermazione della legge di sviluppo della

tendenza al crimine, secondo cui questa tendenza cresce molto rapidamente verso l’età adulta

(adolescenza), raggiunge un suo apice ed in seguito decresce lentamente; infatti la quota delle persone

condannate per furto a vent’anni erano il doppio che a 30anni ed sette volte che a 40anni. Oggi giorno l’età

in cui si compiono maggiori reati è tra i 14-17 anni.

In tutte le società il rispetto delle norme viene garantito dalla minaccia delle sanzioni, le quali possono essere

formali, da parte di gruppi o organi specializzati che hanno il compito di assicurare il rispetto delle norme o

informali, spontanee o poco organizzate provenienti dalla famiglia o dagli amici  la severità dipende dalla

gravità. Quando una persona viola il diritto penale commette un reato, quando invece non rispetta le

leggi si parla di illecito civile o amministrativo; la differenza tra i due sta nella sanzione, per il reato è prevista

una pena, una sanzione che può limitare la libertà personale dell’individuo, per gli atti illeciti invece vi è una

sanzione che incide sul patrimonio attraverso una multa o risarcimento.

Vi sono grandi differenze per quanto riguarda il tipo di sanzioni usate; in passato in alcune comunità vigeva il

sistema della faida, cioè la vendetta della vittima; il diritto romano seguiva il principio “occhio per occhio,

dente per dente”, in genere erano usate pene corporali, torture, espulsione dalla comunità o pene capitali;

ma con il tempo vi sono stati diversi mutamenti, nel 600 venne abolita per la prima volta la tortura in GB e

Scozia con per ultima la Russia nel 850. Negli ultimi due secoli sono cambiati anche le condanne:

ghigliottina, impiccagione, camere a gas, sedia elettrica o fucilazione. In Italia la pena di morte venne abolita

nel 1889, reintrodotta con lo stato fascista ed abrogata in fine nel 1948; nonostante ciò la pena di morte è

ancora presente in 57 paesi tra cui: USA, Giappone, India, Cina (in pubblico).

Modello delle variazioni concomitanti: segue il canone secondo cui un fenomeno che varia in una certa

maniera tutte le volte che un altro fenomeno varia nella stessa maniere, è o una causa o un effetto di questo

fenomeno o è ad esso legato per qualche fatto di causazione  sullo studio del suicidio D. nota la relazione

tra temperatura (fenomeno cosmico) e tasso di suicidio (fenomeno sociale), che può apparire causale ma

che rileva una sua oggettività attraverso l’intervento di variabili sociologiche, come il ritmo della vita sociale =

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le alte temperature dell’estete indicano l’affermasi di un maggior rimo della vita sociale ed economica rispetto

l’inverno.

VEDI CAPITOLO 5 DEL MANUALE

Convariazione statistica: distanza dello scienziato dal fenomeno, che comporta l’assenza di pregiudizi +

misurabilità dei fenomeni sociali= visione positivista del metodo statistico sociologico.

Riassunto: il concetto guida per la teoria della coesione sociale è quello di anomia, da cui dipende il suicidio

+ i concetti guida sono: religione, coesione, sostegno e ansietà + la coesione fornisce un sostegno ai membri

di un gruppo che sono soggetti a tensioni ed ansietà + le percentuali dei suicidi sono in funzione delle

tensioni e delle ansietà non alleviate dei soggetti + la religione può essere un potente mezzo di coesione

sociale poiché è in grado di creare un censo di appartenenza e contatto con i fedeli + i cattolici hanno una

coesione maggiore dei protestanti, poiché vi è una minore anomia.

QUARTA SETTIMANA

Grazie agli studi di Durkheim gli studiosi della società moderna hanno imparato a ricercare il significato di

ogni attività sociale nell’integrità e nella solidarietà del gruppo che le adotta; l’attenzione verso la funzione

integratrice è tipica del funzionalismo, comparso negli anni 30 in America. L’obbiettivo del funzionalismo è

quello di creare meccanismi che consentino di mantenere una convergenza tra bisogni della società che ne

permettono il funzionamento ed aspirazioni/desideri/ orientamenti individuali (l’essere genitori risponde ad un

desiderio personale ma tuttavia è anche un esigenza riproduttiva della società); questi meccanismi sono

assicurati dall’interiorizzazione di valori e norme che non vengono vissuti come imposti ma come

liberamente scelti e seguiti; l’adesione “volontaria”a valori e norme dipende dalla capacità della società di

integrare gli individui nella società attraverso la socializzazione dei diversi ruoli, i quali forniscono un sistema

di motivazioni che spingono l’uomo a svolgere un dato compito.

Il funzionalismo sociologico è una prospettiva di analisi per la quale qualsiasi elemento osservabile di un

sistema sociale si spiega in quanto contribuisce in modo diverso alla sopravvivenza e al mantenimento del

sistema; questa corrente di pensiero guarda alla società come un tutto ordinabile e armonizzabile (nelle

università dell’est, si sviluppa una sapere codificato per l’analisi di sistemi sociali complessi e differenziati).

La corrispondenza tra orientamenti individuali ed esigenze di funzionamento è possibile grazie alla cultura, il

repertorio di valori e norme che possono essere “passati” attraverso condotte individuali attraverso processi

di socializzazione.

Dall’antropologia evoluzionistica si afferma che ogni comportamento osservato, per quanto possa sembrare

irrazionale o ingiustificato, deve essere collocato all’interno di un insieme più generale di modi di pensare e

agire in uno specifico contestoall’interno del quale ogni elemento del sistema si giustifica come organico e

coerente al sistema stesso. Infatti Parsons afferma che il sistema culturale contiene tutte le informazioni

(cognitive, affettive, pratiche, simboliche) che danno l’impulso e direzione agli altri sistemi (della personalità,

sociale, biologico) e che insieme assicurano la sopravvivenza del sistema. La cultura funge quindi da

serbatoio dell’identità specifica di una società in un preciso periodo, essa mantiene il senso di appartenenza

e di riconoscimento reciproco tra i membri di una società e garantisce che le relazioni sociali si realizzino

seguendo le aspettative condivise e trasmesse socialmente; nessuna norma o valore può essere spiegato o

giustificato al di fuori della cultura di una società (la lingua parlata è un veicolo ma anche un segnale di

integrazione sociale di una determinata cultura).

Parsons considera quindi la cultura un collante sociale, il meccanismo principale di coesione e insieme di

funzionamento di una società; essa non deve essere considerata come un insieme di idee ma come un

insieme relativamente coerente definito da modi di fare, pensare, agire all’interno di una collettività, appresi e

trasmessi da una generazione all’altra. Gli elementi della cultura secondo Parsons:

• Costrutti conoscitivi, le idee, credenze, saperi empirici, teorie scientifiche. 14

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• Insieme di emozioni, che si esprimono in specifiche forme ed occasioni.

• Simboli, unità minime di significato che consentono una comunicazione sociale e che possono

coinvolgere la sfera emotiva (bandiera, croce).

• Specifiche abilità e capacità tecniche.

• Stili di vita, alimentari, di abbigliamento.

• Modi di relazione sociale, saluti o conversazioni.

• Tecnologie costruttive, produttive, produttive.

• Linguaggio, forma di comunicazione complessa sostituita dalla combinazione variabile di simboli

appresi.

La centralità della cultura viene teorizzata anche nella teoria volontaristica dell’azione sociale: Parsons

studia la complessità dei rapporti tra strutture economiche, sociali e politiche; egli afferma che la spiegazione

del capitalismo moderno in termini economici fosse insufficiente, infatti quest’ ultimo è un istituzione

economica ma che dipende anche da strutture sociali, valori, attitudini e comportamenti non economici. Nella

nostra società vi sono quindi meccanismi di integrazione su base volontaristica, in cui si conciliano esigenze

funzionali del sistema e orientamenti soggettivi degli individui. Nel sistema vi sono quindi diverse capacità di

individuali e diversa rilevanza per le funzioni; la stratificazione sociale richiede capacità (sforzo personale) e

rilevanza delle funzioni (importanza funzionale).

La trasmissione di valori e il rispetto delle norme avviene attraverso meccanismi specifici (meccanismi di

controllo) che permettono all’individuo di sentirsi parte della società:

• Socializzazione: la modalità più radicale ed efficace, essa avviene attraverso l’interiorizzazione dei

valori, si genera quindi un controllo anticipato in famiglia e scuola, in cui si formano le personalità; il

padre costituisce una figura che fa da tramite tra mondo delle occupazioni e degli affetti.

• Istituzioni: esercitano un controllo di processo attraverso l’imposizione di norme che consentono e

vietano certi comportamenti in un preciso contesto e tempo sociale. Un istituzione traduce gli

elementi di un sistema culturale in elementi specifici, durevoli che esercitano un controllo sull’azione

(norme di azione  ruoli); essa cristallizza comportamenti, dando loro una struttura durevole,

incardinandoli in un serie di regole.

• Differenziazione sociale e divisione del lavoro da essa generata: gli individui seguono un ruolo che

comporta conformità alle aspettative degli altri interdipendenti.

Parsons studia il problema dell’evoluzione della tradizione in modernità, questo carattere evolutivo dipende

da due condizioni e processi che aumentano la capacità della società di risolvere problemi complessi:

• La differenziazione: capacità di distribuire le funzioni che la società tradizionale concentrava in un

unica struttura (famiglia = impresa economica).

• L’inclusione: capacità di coinvolgere, “tirar dentro”; implica anche la capacità di generalizzazione dei

valori, rendere quelli sociali molto più diffusi, generalizzabili e poco discriminanti.

Secondo P. la modernità è caratterizzata dalla capacità degli individui di considerare le relazioni sociali in

modo diverso da quello tradizionale; avviene infatti una conversione nei modi di pensare e agire tradizionali

 

a moderni: affettività, libero corso ai sentimenti neutralità affettiva, controllo dei sentimenti ascrizione,

giudizio in base a ciò che le persone sono (qualità) acquisizione, giudizio in base a ciò che le persona fanno

15

sociologia

 

(performance) diffusione, considerazione globale e per intero di una persona o situazione specificità,

considerazione di aspetti parziali di persone o situazioni particolarismo, orientamento verso particolari

situazioni universalismo, orientamento in base a criteri-valori o linee di azione generali. I ruoli genitoriali che

ritrovano il loro profilo tipico nella figura del padre sono caratterizzati da: affettività, particolarismo, diffusione

e ascrizione; per invece i ruoli della modernità che ritroviamo nella figura del medico: neutralità affettiva,

acquisizione, specificità e universalismo.

Critiche alla teoria parsoniana sui meccanismi di integrazione società-individuo: molti valori o norme hanno

una portata limitata a particolari cerchi sociali, difatti essi non sono statici ma sottoposti a mutamenti; i

sistemi valoriali e normativi non sono quindi coerenti ma possono dare indicazioni contraddittorie o ambigue.

Non tutte le relazioni sociali sono riconosciute come relazioni di ruolo (vedi dilemma etico dello scienziato

Merton). Il problema dei conflitti di ruolo (Merton), afferma che la società è composta da un fitto intreccio di

posizioni con ruoli plurimi che possono entrare in conflitto tra di loro; però anche a ciascuna posizione

sociale corrisponde un set di ruoli (role-set) che ci mettono in relazione con posizioni diverse dalla nostra.

(dalrole-ste emergono conflitti e tensioni). L’ambivalenza (Smelser), a seconda del ruolo esercitato

dall’individuo, egli può provare sentimenti contrastanti o ambivalenti, costruendo così un rapporto di amore-

odio, poiché anche se le persone sono costrette a convivere, ciò non significa che debbano piacersi.

VEDI CAPITOLO 5 DEL MANUALE

Parsons formula la teoria del sistema sociale, secondo cui è possibile individuare e classificare a priori i

requisiti funzionali (bisogni generali che devono essere soddisfatti per garantire la sopravvivenza di una

società). Nello studio del sistema P. ha cercato di identificare i fini o i prerequisiti funzionali di qualsiasi

sistema d’azione; dall’osservazione della leadership nei piccoli gruppi egli ha scoperto che la loro azione si

organizza cercando di risolvere una serie di fini o obbiettivi generali (requisiti funzionali) che si possono

ridurre a quattro:

• l’acquisizione di risorse, ha una funzione economica, assicura la produzione, la circolazione e

distribuzione dei beni e servizi.

• la presa di decisioni, ha una funzione politica, garantisce la sicurezza interna ed esterna, regola i

conflitti di interesse e definisce gli interessi generali.

• il coordinamento degli sforzi e il controllo sulla conformità alle aspettative, ha una funzione

normativa, definisce diritti e doveri dei singoli e delle parti, formulazione, interpretazione e

applicazione delle norme.

• il mantenimento della coesione del gruppo, funzione di produzione biologica e culturale, assicura il

mantenimento delle identità, dei valori e degli ordinamenti di fondo.

i primi due riguardano il rapporto con l’ambiente esterno mentre gli altri due i rapporti interni; da qui nasce

l’idea che il funzionamento di qualsiasi sistema richieda sia uno scambio con l’esterno, sia una gestione ed

un controllo dell’interno i quatto requisiti hanno un ruolo essenziale nello schema personsiano per il

funzionamento di qualsiasi sistema di azione; un sistema di azione esiste in relazione ai quattro requisiti che

corrispondono a quattro bisogni generali: Adattamento, l’acquisizione di risorse; raGgiungimento dei fini;

Integrazione; mantenimento del modello Latente =A.G.I.L.

la classificazione delle istituzioni è possibile facendo riferimento ad alcuni criteri: il diverso grado di

istituzionalizzazione; le diverse forme organizzative con le quali si esprimono e si relazionano con

l’ambiente; la frequenza con la quale le istituzioni compaiono in società diverse, per esempio in tutte le

società esistono delle istituzioni sociali che regolano i rapporti dei membri = istituzioni universali culturali,

istituzioni sociali fondamentali di ogni società umana che regolano i rapporti dai quali dipende la

sopravvivenza stessa; come ad esempio il tabù dell’incesto, attraverso cui si vietarono i rapporti sessuali tra

consanguinei. 16

sociologia

Non sempre l’agire delle istituzioni può inquadrarsi in un solo ambito, è infatti possibile che esse esercitino

più di una funzione (multifunzionalità); il problema dell’eccessiva funzionalità e rigidità dello schema AGIL

viene analizzato da Merton.quest’ultimo fonda la sua teoria del funzionalismo relativo sulla critica di due

concetti del pensiero di Parsons: il postulato dell’unità funzionale (secondo cui tutte le parti cooperano alla

sopravvivenza del tutto); il postulato del funzionalismo universale (secondo cui tutte le parti (ogni forma

sociale standardizzata) hanno una funzione positiva per l’adattamento al sistema) ed il postulato

dell’indispensabilità funzionale (secondo cui alcune istituzioni specializzate sono indispensabili a

soddisfare certi requisiti di funzionamento del sistema).

1. Per Merton il presupposto per l’unità funzionale è ragionevole se applicato in società semplici,

quando invece è applicato a società complesse, questa unità non può essere data per scontata,

poiché è variabile a seconda del periodo e della società, infatti non tutte le società hanno lo stesso

grado di integrazione nel quale ogni pratica è funzionale alla società stessa (la religione può essere

sia un fattore di conflitto sia di integrazione); la conformità delle procedure burocratiche è funzionale

per certe aspetti ma può diventare disfunzionale per altri.

2. Il funzionalismo universale per Merton non è vero, poiché tutti i sistemi sociali racchiudono forzature

e tensioni per il mancato adempimento di alcune strutture; in società esistono quindi forme sociali

standardizzate che non hanno più nessuna funzione o che sono disfunzionali, producono

conseguenze che riducono il grado di adattamento al sistema. Lo studioso propone dunque un

nuovo concetto, equivalenti funzionali, con cui concentra l’attenzione sulle variazioni possibili

attraverso cui si può soddisfare una certa funzione (il volontariato è un sostituito funzionale del

welfare assistenziale); quindi ad un determinato bisogno da soddisfare è possibile individuare più di

un elemento in grado di esercitare una funzione per risolverlo.

3. Merton afferma che non si può dire a priori che una funzione sia svolta in una sola indispensabile

istituzione; l’indispensabilità di una funzione e di una certa istituzione vanno tenute distinte.

Merton fa una distinzione tra due tipi di funzioni:

• manifesto: riconosciute dal sistema in riferimento al soddisfacimento di un certo bisogno.

• latente: né intese, né riconosciute dal sistema.

La distinzione tra le due consente al sociologo di sganciarsi da giudizi tecnici, moralisti o politici e di valutare

una funzione in una specifica istituzione e società; ad esempio per studiare le caratteristiche di illegalità di un

istituzione presente in un sistema (il clientelismo) il sociologo dovrà interrogarsi sulle funzioni latenti + il

concetto di funzione latente deve tenere ben distinto il livello delle motivazioni da quello delle conseguenze

oggettive = esso si esercita in termini di conseguenze osservabili e prescinde dalle motivazioni dei soggetti.

Egli delinea latri concetti:

• tensione strutturale: discontinuità o incongruenza tra opportunità fornite dalla struttura sociale e

fini, valori o mete indicati come preferibili dal modello culturale della società; l’interdipendenza tra i

vari elementi di un sistema sociale limita le possibilità di funzionamento o di cambiamento.

• Meccanismi: dispositivi, ricostruibili attraverso ipotesi sul concreto funzionamento di una struttura e

descrizioni empiriche; essi possono essere sociologici o psicologici.

Merton elabora la teoria di medio raggio, caratterizzata dalla possibilità di controllare empiricamente (in un

contesto limitato). Le teorie onnicomprensive o generali sono troppo lontane da particolari categorie per

portare ad un adeguata descrizione o spiegazione; la soluzione a questo problema la si ha con le teorie di

medio raggio, in quanto utilizzano astrazioni abbastanza vicine ai dati da permetterne l’inclusione in

proposizioni empiricamente verificabili e parlano di aspetti circoscritti dei fenomeni sociali. esempi delle

teorie di medio raggio: 17

sociologia

La teoria della privazione relativa e dei gruppi di riferimento nasce dall’idea che gli individui possano

basare la valutazione ed il giudizio di loro stessi su standard di altri. Essa entra in contrasto con il buon

senso il quale sosterrebbe che > sono le perdite di una famiglia, > sarà il dolore ed il senso di privazione; in

contrapposizione vi è un ipotesi diversa, secondo cui l’autovalutazione dipende dal confronto che gli individui

fanno tra la propria situazione e quella di altre persone che si giudica siano compatibili con se stessi; le

famiglie con gravi predite hanno un senso di privazione minore in rapporto a chi ha sofferto perdite maggiori

 modello rinforzato dalle comunicazioni pubbliche, le quali si concentrano sulle vittime di un disastro, che

tendono a diventare gruppi di riferimento con cui possono confrontarsi altre vittime.

La teoria della tensione strutturale + teoria della devianza e della criminalità + teoria dell’etichettamento.

QUINTA SETTIMANA

La tradizione strutturale di Durkheim e Marx affronta il problema sul come la società sta insieme (coesione e

integrazione e sociale) e del conflitto sociale che divide la società attraverso interessi e forze antagoniste la

sociologia strutturale si occupa dello studio sul conflitto sociale.

L’analisi delle teorie del conflitto sono macro, si fondano sullo studio della struttura generale della società;

esse si contrappongono al funzionalismo il quale considera le società e le istituzioni sociali come sistemi nei

quali tutte le parti dipendono le une dalle altre e funzionano insieme per creare un equilibrio, esse non

negano l’esistenza di un conflitto, ma sostengono che la società elabori sistemi per controllarlo. In

contrapposizione i conflittualisti vedono la società come una lotta al potere dei gruppi, i presupposti di questo

conflitto sono:

1. gli individui si muovono in base ai loro interessi.

2. le risorse non sono equamente distribuite in base alla possibilità di conciliare capacità ed impegno

individuale.

3. idee e valori non sono dispostivi di integrazione sociale ma armi di lotta e sopraffazione.

La tradizione strutturale ammette diverse varianti interne: con Durkheim si concentra sull’impossibilità di

dividere coscienza individuale e collettiva; con Marx invece sulle forze costrittive della società, in cui

individua la logica di potenza e di controllo economico, sociale e politico, storicamente costruiti a vantaggio

di alcuni e a svantaggio di altri.

Marx legge diversamente la vicenda dell’industrializzazione e della modernizzazione della società

tradizionale, seguendo la prospettiva del conflitto e della diseguaglianza. La sua è quindi una visione

sociologica, difatti colloca l’economia nell’ambito della società, il senso delle categorie economiche è perso

se esse vengono estratte dal loro contesto ed i rapporti tra gli individui sono considerati socialmente costruiti

(società non è natura). + egli vuole individuare la direzione verso cui muovere la società industriale.

Alienazione: estraniazione nei confronti di oggetti e situazioni che l’individuo non riconosce essere il

prodotto della sua stessa attività materiale o intellettuale. + ideologia: insieme di lavori e credenze che

contribuiscono a salvaguardare la posizione di un gruppo.

Sul fronte politico Marx sostiene il movimento operaio tedesco seguendo la prospettiva del materialismo

storico(metodo o prospettiva per cui la storia è fatta di individui che si situano sempre in certe condizioni

materiali di vita che essi hanno già trovato esistenti o hanno essi stessi prodotto con la loro azione) e del

materialismo dialettico (metodo o prospettiva per comprendere il movimento reale delle cose viste nel loro

esistere ma anche nella loro negazione o superamento) che lo sosterranno nella lotta per la giustizia e

l’uguaglianza delle classi lavoratrici. Egli si allontana dalla prospettiva hegeliana per cui lo stato ordina e da

armonia alla società, affermando che quest’ultimo sia una sovrastruttura creata in seguito all’affermarsi del

principio di produzione. Il filosofo è considerato sia strutturalista in quanto afferma che i capitalisti dipendano

18

sociologia

dalla struttura della società ma anche positivista, in quanto la scienza permette all’uomo di emanciparsi e

liberarsi.

Marx considera la società industriale una società capitalistica, che ha come principio fondatore il conflitto tra

capitalisti e proletariato; solamente quando i lavoratori acquisiranno la consapevolezza di essere sfruttati,

essi potranno sfidare il sistema capitalistico. In contrasto vi è la visione di Durkheim, il quale sostiene che la

società non sia differenziata ma diseguale + conflitto: azioni orientare allo scopo di affermare la propria

volontà contro quella degli altri  condizione di esistenza del conflitto, interazioni con scopi divergenti in

situazioni tali per cui gli scopi di ambedue non possono essere conseguiti, se non l’uno a spese dell’altro.

Qualsiasi attività umana è volta a soddisfare i bisogni, che comportano il relazionarsi con altri individui; nella

società industriale vi sono due elementi base: i mezzi di produzione, le tecnologie disponibili e i rapporti

sociali di produzione, il modo in cui le tecnologie sono socialmente organizzate. In questa società i rapporti di

cooperazione tra gli uomini sono regolati dal concetto di proprietà, lo stare insieme è quindi determinato

dall’organizzazione dei rapporti di produzione tra l’operaio che vende la sua forza lavoro al proprietario dei

mezzi di produzione (il capitalista). L’economia politica studia questi rapporti di scambio considerandoli come

rapporti tra uguali, senza coglierne la loro natura sfruttatrice + sfruttamento: appropriazione indebita della

ricchezza prodotta dal lavoratore da parte del capitalista che remunera solamente una parte (la giornata di

lavoro) del valore prodotto dal lavoro.

Classe sociale: raggruppamento di persone accumunate dalla stessa collocazione nei rapporti di produzione

e nelle relazioni di proprietà (VEDI CAPITOLO 11 DEL MANUALE).

Nel sistema capitalistico la ricchezza corrisponde alla merce, la quale può avere un valore d’uso e uno di

scambio; le merci contengono in se stesse il lavoro speso per produrle, per poter essere scambiate esse

devono essere differenziate in termini quantitativi (le ore di lavoro spese per la produzione). Si passa così a

differenziare il lavoro concreto (di specifiche attività su specifici oggetti, di attività di trasformazione della

natura) da quello astratto (si tiene conto del tempo lavorativo) + valore di una merce: ammontare del tempo

di lavoro necessario per produrre una determinata merce, esso è indifferente al contenuto delle merci (il

valore d’uso) ma è interessato al loro scambio (valore di scambio). Anche il lavoro ha un valore, esso

corrisponde dalla quantità di tempo necessario perché il lavoratore acquisti i beni (da consumare) che gli

consentano di riprodurre la loro forza (capacità) di lavoro per il giorno successivo; il capitalista compra il

lavoro passato (presente nella forza lavoro) ma anche quello presente (ciò che il lavoro può produrre). Il

rapporto tra pagamento dell’operaio e valore prodotto non è proporzionale, poiché l’operaio è pagato per la

sua giornata di lavoro = base dello sfruttamento. + plusvalore: quando il lavoratore lavora più del tempo

richiesto per riprodursi  la lotta del capitalismo vede come protagonisti che vuole estendere (capitalista) e

chi vuole ridurre la giornata di lavoro (lavoratore).

Eredità del pensiero di Marx:

• centralità dell’economia,motore del funzionamento e dello sviluppo della società e della struttura del

potere.

• La società ha una struttura polarizzata in due classi antagoniste.

• La produzione culturale è subordinata all’esigenze della produzione del dominio capitalistico-

borghese fondato sulla proprietà privata dei mezzi di comunicazione.

• Conflitto come principio della storia della società.

I rapporti tra struttura e sovrastruttura sono stati ridefiniti in senso circolare, in modo che la produzione

alimenti anche lo sviluppo culturale; la struttura polarizzata delle due classi antagoniste, che vedeva

l’avvento della classi impiegatizie ed il declino di quelle operaie, è stata una prospettiva fortemente criticata.

Wright definì il fenomeno della proletarizzazione, attraverso cui la classe operaia invece che restringersi

tende ad aumentare  il capitalismo tende a ridurre il lavoro alla routine, in modo da avere una migliore 19

sociologia

supervisione e controllo dei lavoratori. Millsstudiò il rapporto tra potere ed economia ed affermò che le élite

al potere, seppur appartenenti a diversi ambiti (politici, militari..) agiscono come un'unica élite che persegue i

propri interessi congiunti, evitando l’influenza dall’esterno; la società è divisa tra chi ha e chi non ha il potere.

L’alienazione, attraverso la società capitalistica è diventata una condizione tipica dell’umanità, attraverso cui

vengono imprigionate la cultura ed il consumo di massa; in questo contesto, in cui la critica viene soppressa

dai mass media, l’intellettuale ha il compito di mantenere vigile la sua capacità di denuncia. Secondo

Fromm l’alienazione penetra nella sociologia individuale creando e riproducendo comportamenti adattivi e

personalità omologhe alla massa;Riesman nel suo libro “la folla solitaria” attua una critica indiretta al

funzionalismo, ipotizzando la conciliazione tra bisogni individuali e esigenze di funzionamento del sistema;

egli suddivide il carattere sociale in tre tipologie:

• Etero diretto: ricerca l’approvazione dagli altri soprattutto nei gruppi alla pari, come la classe media o

i ragazzi in cui vi è una maggiore influenza da parte dei mezzi di comunicazione di massa, i quali

fungono da maestri nello stile del consumo. tipica della civiltà di massa, in cui non contano più le

singole individualità ma il gruppo alla pari, che impone una cultura e una politica conforme.

• Auto diretto.

Fromm e Riesman affermano che il rischio dell’alienazione ha a che fare con il rapporto tra società e

carattere dell’individuo, la libertà sociale è quindi ostacolata da meccanismi che imprigionano gli individui

dentro una gabbia di conformità. Milss osservando il processo di alienazione nelle strutture lavorative nella

società americana del 1950, afferma che la cordialità e la cortesia siano mezzi impersonali che fanno parte

della vita sociale, mentre nel campo lavorativo la personalità diventa parte integrante dei mezzi di

produzione.

Nella società capitalistica l’industria culturale è un sistema compatto e integrato per la produzione di “merci

culturali” in cui il valore sacro e unico viene sostituito dalla standardizzazione e dalla ripetizione della

produzione.

• I processi comunicativi sono unidirezionali, il fruitore perde il suo senso critico.

• L’industria culturale è un insieme di strumenti con cui il sistema sociale veicola valori e modelli di

comportamento.

• I mass media non sono veicoli imparziali e hanno strutture invarianti, aboliscono ogni elemento di

novità.

• Il consumatore non è sovrano (come l’industria culturale dovrebbe far credere), ma oggetto del

capitalismo.

• il divertimento è una promessa di felicità non sempre mantenuta, in ambiente lavorativo esso si

trasforma in “essere d’accorto”.

La società del consumismo si fonda sul principio secondo cui acquistando un prodotto che ci appare

indispensabile (ma che non lo è), esso con il tempo invecchia e diventa inadeguato, ciò comporta il bisogno

di acquistane un altro di qualità superiore, aumentando così il benessere e la felicità dell’individuo Baran e

Sweezy criticano questo tipo di società affermando che essa indirizzi gli individui verso pratiche di consumo

di massa che la rendono sempre più dipendente e alienata, dietro le apparenze di individui liberi e autonomi.

Il sociologoBourdieu attribuisce le disuguaglianze al capitalismo ed afferma che l’intellettuale debba fare

luce sulla natura diseguale della società; egli critica Marx poiché egli analizza la società in termini di classi,

interessi e ideologie di classi. In alternativa B. utilizza il concetto di campo, un sistema di posizioni sociali

strutturato in termini di relazioni di potere, è un arena in cui gli individui si contendono le risorse desiderabili

(campo religioso, economico…); queste relazioni non si fondano solamente sulla produzione (Marx), ma 20

sociologia

anche sul capitale culturale = insieme di risorse collegate al processo di istruzione, alla famigliarità con beni

culturali e alla frequentazioni di luoghi di cultura  le famiglie dotate di maggiore capitale culturale

trasferiscono ai loro figli un vantaggio educativo, in contrapposizione vi è il principio dell’uguaglianza formale,

in cui l’istruzione moderna incoraggia le persone a basarsi sui loro meriti personali e sul loro impegno.

L’opera di B. i delfini, egli afferma che la causa della rapida crescita dei livelli più alti di istruzione è dovuta

dal fatto che le classi più abbienti come quella dominante e quella media, ricorrono ai sistemi educativi per

assicurarsi la propria riproduzione sociale, la capacità di una generazione di passare i proprio privilegi e le

proprie risorse alla generazioni successiva; ciò genera una continua crescita della richiesta di istruzione ed

un inflazione dei titoli di studio per elevati  fenomeno del credenzialismo, ricerca continua di credenziali.

SESTA SETTIMANA

Vista in precedenza la teoria strutturale, in contrapposizione vi è la teoria dell’azione di Max Weber.

Max Weber fu un economista storico e politico, scrisse molte opere importanti come: etica protestante e

spirito del capitalismo, sociologia della religione, il metodo delle scienze storico sociali ed economia e

società; in quest’ultima egli analizza le connessioni e interdipendenze tra la sfera della produzione della

ricchezza e la sfera della produzione e riproduzione delle relazioni sociali.

Secondo Weber esistono diverse tipologie di azione:

• Azioni razionali rispetto allo scopo: chi agisce valuta razionalmente i mezzi rispetto agli scopi,

considera gli scopi in rapporto alle conseguenze; paragona i diversi scopi e i loro rapporti.

• Azioni razionali rispetto al valore: se chi agisce compie ciò che ritiene gli sia comandato a dovere, da

una scusa che reputa giusta senza preoccuparsi delle conseguenze,è un caso di azione razionale

poiché vi è una scelta consapevole.

• Azioni determinate affettivamente: manifestazioni di gioia , vendetta, affetto, sono azioni razionali

che hanno senso per se stesse, vi è l’espressione di un bisogno.

• Azioni tradizionali: espressioni di abitudini acquisite, reazioni abitudinarie e automatiche a stimoli

ricorrenti

Raramente un comportamento è classificato in una sola categoria, esso fa riferimento a più combinazioni.

Considerazioni:

• È meglio provare a considerare un azione prima come razionale e dopo classificarla.

• La razionalità dell’azione è relativa alla situazione.

• Bisogna tener conto del senso dato dagli attori all’azione, se scoppiasse una guerra tra due paesi e

la notizia non arrivasse su un’ isola, i suoi abitanti si comporterebbero come se ci fosse la pace.

È quindi necessario tenere conto della definizione della situazione da parte degli attori = teorema di Thomas,

una situazione definita dagli attori come reale, diventa reale nelle sue conseguenze (se si spargesse la voce

che una banca è in difficoltà, chi ha depositato i suoi risparmi andrà a prelevarli; con la conseguenza che la

banca avrà vere difficoltà) = profezia che si auto adempie di Merton. se invece di porre l’attenzione su un

solo attore, è posta su di più vi sono due elementi dell’analisi sociologia: relazione sociale, le quali sono

stabili e profonde, esse possono essere cooperative, in cui si raggiungono fini comuni e si è mossi da

sentimenti amichevoli, interessi pratici e dal senso di dovere (fra genitori e figli) o di conflitto, in cui si cerca di

affermare la propria volontà contro quella di altri attraverso l’annientamento dell’avversario; ed interazione

sociale, processo in cui due o più persone in relazione fra loro agiscono reagendo alle azioni degli altri. La

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e sociali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher linda.forni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Olagnero Manuela.

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