PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE E DEI PROCESSI DI APPRENDIMENTO:
INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE:
Che cos’è la psicologia dell’educazione?
è una scienza che è fortemente legata alla psicologia dello sviluppo ma ha una sua specificità perché è
orientata ad analizzare, a studiare, a capire l’apprendimento. L’apprendimento avviene non soltanto
nell’ambiente scolastico, ma anche in altri ambienti della nostra vita, per esempio nel contesto famiglia.
Questo corso è particolarmente interessato all’apprendimento in ambiente scolastico. Queste tematiche
sono ovviamente trasversali: queste tematiche non valgono solo per l’ambiente scolastico ma anche per altri
ambienti, anche ambiente famigliare.
La specificità della psicologia dell’educazione è quella di analizzare i processi di insegnamento e di
apprendimento e vedere in quale relazione stanno e di capire in che modo un certo tipo di insegnamento può
essere più proficuo per l’apprendimento.
Quindi capire in che modo le persone ragionano, apprendono ed elaborano le informazioni.
Da dove nasce la psicologia dell’educazione?
La psicologia è una scienza molto giovane rispetto ad altre scienze (seconda metà 1800).
La psicologia dell’educazione è ancora più giovane (primi anni del 20 secolo) e nasce a opera di Thorndike.
Egli ha avuto l’interesse nel vedere quali leggi e teorie potessero essere in qualche modo sfruttate per
affrontare problemi educativi e didattici.
Quindi fin da subito la psicologia dell’educazione è nata come una scienza con una forte valenza applicativa
e questa forte valenza applicativa esiste tuttora perché la psicologia dell’educazione ha l’importanza di avere
una ricaduta nell’ambito della vita reale delle persone.
leggi, metodi e tecniche della psicologia applicate per affrontare i problemi educativi e didattici (carattere
applicativo).
Negli ultimi anni (dicembre 2015) la psicologia si è resa conto di quanto importante può essere per la scuola,
così come la scuola per la psicologia.
Lo scopo della psicologia dell’educazione è proprio quello di capire come funzioniamo e di rendere più
efficienti i nostri processi al fine dell’apprendimento.
scopo della psicologia dell’educazione/istruzione: comprendere e rendere più efficienti rapporti tra
apprendimento, processi. Contesti di istruzione/facilitare l’apprendimento.
Tematiche affrontate nel corso:
- approcci teorici della psicologia dell’educazione (la psicologia dell’educazione ha preso molto dalla
psicologia e ha seguito gli approcci teorici che nel campo della psicologia esistevano (comportamentismo,
cognitivismo, approccio socio – culturale).
- intelligenza e differenze individuali
- motivazione
- metacognizione
- autoregolazione
TEMA CENTRALE: APPRENDIMENTO:
Tema centrale della psicologia dell’educazione è l’apprendimento.
Ci sono diverse definizioni di autori diversi del concetto di apprendimento.
1) “L’apprendimento è un cambiamento che si manifesta in un individuo per effetto dell’esperienza” (Mason,
2006). Cambiamento relativo al comportamento o alla conoscenza.
2) “ Cambiamento relativamente permanente nel comportamento o nella conoscenza provocato
dall’esperienza, cioè dall’interazione tra un soggetto e l’ambiente fisico e sociale. I cambiamenti dovuti
all’apprendimento vanno distinti sia da quelli derivati da condizioni temporanee dell’organismo (quali sonno,
stanchezza, malattia, fame, assunzioni di farmaci o droghe), sia da quelli (come il nuoto nei girini o il volo
degli uccelli) dovuti principalmente a processi di maturazione” (Bonino, 1994).
3) “Processo psichico che consente al soggetto di acquisire in forma durevole, ma non a seguito di fattori
innati o di processi di maturazione di ordine chiaramente biologico, semplici abitudini o conoscenze e
competenze anche molto complesse” (Bertolini, 1996).
4) “Processo psichico che consente una modificazione durevole del comportamento per effetto
dell’esperienza. Si escludono tutte le modificazioni di breve durata dovute a condizioni temporanee, episodi
isolati, eventi occasionali, fatti traumatici, mentre il riferimento all’esperienza esclude tutte quelle
modificazioni determinate da fattori innati o dal processo biologico di maturazione” (Galimberti, 1999).
Come possiamo dunque definire l’apprendimento?
In tutte queste definizioni ricorre il termine “cambiamento”. L’apprendimento produce un cambiamento nel
comportamento o nella conoscenza ed è un qualcosa che è dovuto all’esperienza che gli individui fanno.
Questi approcci teorici che tratteremo su quali dei due aspetti dell’apprendimento si sono focalizzati?
Il comportamentismo si è focalizzato soprattutto sul comportamento osservabile, mentre il cognitivismo si è
focalizzato sulla conoscenza.
L’approccio socio – culturale segue molto il cognitivismo per quanto riguarda certi aspetti e punta l’attenzione
sul contesto (apprendimento dato da un cambiamento nella conoscenza).
La psicologia dell’educazione è una scienza molto dinamica che ha alle spalle grosse associazioni:
- American Educational Research Association (AERA)
- European Association for Research on Learning and Instruction (EARLI)
- Associazione Italiana di Psicologia (AIP), Sezione di “Psicologia dello sviluppo e dell’educazione”..
PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO/PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE:
Psicologia dello sviluppo e psicologia dell’educazione hanno bisogno l’una dell’altra perché è ovvio che
quanto uno apprende influisce sulla crescita, così come lo sviluppo dell’individuo è una determinante
fondamentale dello sviluppo dell’apprendimento: quello che può apprendere un bambino è diverso da quanto
può apprendere un adulto
Studiosi dello sviluppo interessati alla psicologia dell’educazione / istruzione poiché la conoscenza è
fondamentale per lo sviluppo cognitivo, la scolarizzazione influisce sulla crescita delle abilità cognitive
(Mason, 2006).
Apprendimento e cultura sono fondamentali per lo sviluppo (Vygotskij, 1978).
APPROCCI CLASSICI ALLO STUDIO DELL’APPRENDIMENTO SCOLASTICO: LA PSICOLOGIA
DELL’EDUCAZIONE E IL COMPORTAMENTISMO:
APPROCCIO COMPORTAMENTISTA:
Cosa ci ha dato il comportamentismo e cosa del comportamentismo è stato abbandonato?
Per i comportamentisti era importante il comportamento osservabile.
Watson riteneva che la psicologia avesse bisogno di basi scientifiche: la psicologia è una scienza e come
tale deve avere delle basi scientifiche. Secondo i comportamentisti il rigore scientifico era necessario
affinchè la psicologia potesse essere una scienza oggettiva e l’unico modo per farlo era secondo loro basarsi
sul comportamento osservabile. Questo tuttavia ha significato trascurare tutta una serie di aspetti che invece
fanno parte di noi (emozione, ecc…) che costituiscono una persona.
Il merito del comportamentismo è quello di aver ribadito quanto sia importante l’oggettività in una scienza e
quindi il rigore di tipo scientifico.
I comportamentisti ritenevano che fosse possibile plasmare le persone in funzione di determinati stimoli
che venivano forniti.
Questo significa pensare che se io in modo sapiente strutturo l’ambiente con determinati stimoli otterrò
determinate risposte. Non venivano quindi presi in considerazione differenze individuali o il ruolo delle
emozioni, che invece sono importanti e influiscono sull’apprendimento.
L’apprendimento era quindi visto come una continua associazione tra stimoli ambientali e risposta degli
individui (apprendimento di tipo cumulativo dovuto al tipo di stimoli che l’ambiente era in grado di fornire).
Questa visione di apprendimento è una visione passiva e sterile, perché l’apprendimento non è solo questo.
I processi cognitivi e le emozioni non venivano presi in considerazione: pensavano alla semplice ricezione
degli stimoli e alla loro memorizzazione. Lo scopo della psicologia era quindi quello di predire, modificare e
controllare il comportamento che era osservabile.
Il comportamentismo si basava su condizionamento classico (Pavlov) e sul condizionamento operante
(Skinner).
CONDIZIONAMENTO OPERANTE:
Skinner, 1953.
I comportamentisti si sono resi conto che il condizionamento classico non poteva spiegare la complessità
che sta dietro ad esempio alla comprensione di un testo.
Skinner introduce quindi il condizionamento operante. Il rinforzo lo usiamo tutt’oggi.
Applico un rinforzo positivo/negativo quando voglio che un comportamento aumenti in frequenza.
Il rinforzo positivo dà una gratificazione, il rinforzo negativo va ad eliminare qualcosa di spiacevole.
Entrambi hanno l’effetto di aumentare il comportamento.
Se smetto di rinforzare c’è però l’estinzione del comportamento. Quindi ci può stare il rinforzo positivo ma ci
vuole la giusta dose, non va usato come strumento per ottenere determinate cose.
Alcuni rinforzi positivi sono addirittura deleteri perché vanno a spostare la motivazione dell’individuo
(motivazione intrinseca) all’esterno (motivazione estrinseca), eteroregolata dall’esterno.
La punizione è invece un evento che va a diminuire la probabilità che si manifesti un comportamento.
Nella vita di tutti i giorni le vediamo le punizioni, anche nell’ambito dell’apprendimento (es. nota,
sospensione, saltare l’intervallo, i compiti di castigo, ecc…).
La psicologia ha dimostrato che creare un ambiente altamente punitivo, genera ansia e paura e quindi di
conseguenza i bambini e i ragazzi magari stanno tranquilli in classe, ma questo è un ostacolo
all’apprendimento.
Lo stesso vale per il rinforzo: se per esempio per ogni voto alto preso a scuola i genitori danno al figlio la
mancia, il bambino magai inizialmente si impegna di più però fa tutto solo in funzione del rinforzo che gli
viene dato.
Quindi dal momento che tolgo il rinforzo, la prestazione cala (perché lo scopo del bambino non era più
l’apprendimento ma il premio). Il rinforzo non aiuta a crescere: è difficile che una persona possa divenire
autoregolata (capace di gestire il proprio apprendimento) se entra sempre in contatto con metodi di rinforzo e
punizione.
La token economy consiste in una forma di "contratto educativo", tramite il quale l'educatore/riabilitatore
stipula un accordo con il soggetto: ad ogni comportamento corretto, quest'ultimo riceverà un gettone (o altri
oggetti simbolici), e ad ogni infrazione, gliene sarà tolto uno o non gliene verrà assegnato alcuno. In cambio
di un certo numero di gettoni sarà garantito al soggetto l'accesso ad un determinato "rinforzo" materiale.
La token economy viene usata in svariate forme, ma va usata sporadicamente: basare tutto su questi metodi
è altamente rischioso perché sto cercando di modificare il comportamento di una persona solo con rinforzo e
apprendimento.
La token economy è molto utile in programmi di riabilitazione per bambini che soffrono di iperattività o per
ritardi molto forti ma oggi viene sempre affiancata ad aspetti di riflessione.
Tornando al comportamentismo di quegli anni vediamo due applicazioni.
1) istruzione programmata:
Skinner riteneva che l’apprendimento potesse essere scisso in piccole parti e che fosse necessario che ogni
persona che doveva apprendere dovesse seguire ogni passaggio per raggiungere l’obiettivo finale. Sono
state quindi create delle macchine per apprendere in cui, in funzione del livello di ogni persona, veniva
calibrato un certo percorso per far sì che tutti arrivassero all’obiettivo comune finale.
Venivano quindi valutati i prerequisiti che il bambino aveva e veniva programmato un percorso ad hoc che
tenesse conto delle differenze individuali.
Questa tecnica sembrava essere vincente. Assomiglia un po’ a quei programmi di apprendimento delle
lingue straniere, che hanno vari step: puoi passare allo step successivo solo se hai raggiunto determinati
obiettivi.
Tuttavia la ricchezza che c’è nell’ambiente scolastico non può essere ridotto a questo.
Ha però il vantaggio di parlare di alcuni aspetti che tutt’oggi sono importanti: l’importanza di accertare i
prerequisiti e di differenziare l’apprendimento in funzione delle differenze individuali delle persone.
caratteristiche istruzione programmata:
- Applicazione del modello di condizionamento operante
- Programmazione di unità didattiche di autoistruzione
- Definizione degli obiettivi di istruzione.
- Accertamento prerequisiti posseduti.
- Si procede nel compito solo se viene data la risposta esatta (R+ stimolo per apprendimento successivo)
- Sequenze di apprendimento che tengono conto degli errori commessi.
principi guida dell’istruzione programmata:
- L’apprendimento avviene osservando le conseguenze delle proprie azioni
- I comportamenti rinforzati vengono ripetuti (R+ motiva), quelli non rinforzati si estinguono
- Più veloce è l’associazione comportamento-rinforzo, più è frequente il comportamento
- Un apprendimento complesso può essere suddiviso in tanti apprendimenti più semplici e graduali.
2) addestramento militare:
Un’altra applicazione del comportamentismo in quegli anni è stato l’addestramento militare.
Gli americani avevano bisogno di persone pronte ad agire in campo di guerra nel minor tempo possibile,
quindi di avere persone che in poco tempo venivano addestrate e potevano andare nelle zone più disparate
del mondo per affrontare situazioni di emergenza.
Sono state allora commissionate delle ricerche affinchè queste persone raggiungessero questi obiettivi il più
velocemente possibile.
Questo tipo di insegnamento ha utilizzato due elementi che sono arrivati fino a noi: il concetto di feedback e
di task analysis.
- il concetto di feedback rappresenta un’informazione di ritorno: consiste nel fare una certa cosa e nel
ricevere una risposta in funzione di essa. Questo concetto è utile e lo utilizziamo tutti i giorni nella vita
scolastica e nella vita quotidiana: ci regoliamo in base ai feedback che riceviamo. Se siamo in grado di
leggere i feedback, regoliamo anche il nostro comportamento in funzione di questi feedback che riceviamo.
È importante che l’insegnante sia in grado di dare feedback corretti all’allievo ai fini dell’apprendimento.
Un feedback è efficace se imminente, immediato.
conoscenza dei risultati, permette di valutare l’accuratezza della propria prestazione. Deve intercorrere
poco tempo tra prestazione e feedback.
- il concetto di task analysis è molto legato alle macchine per insegnare. Ha come elemento fondante la
progettualità: ci deve essere un’analisi del compito. Devo avere bene in mente l’obiettivo da raggiungere,
devo sapere qual è il punto di partenza e devo programmare esattamente tutti i passaggi per raggiungere
l’obiettivo finale.
È molto importante quindi la progettualità se si vuole che l’apprendimento sia efficace.
(es. non si può entrare in aula e improvvisare: un buon insegnante deve essere in grado di progettare
adeguatamente la lezione in funzione di una miriade di aspetti.
identificazione dei requisiti comportamentali necessari per l’esecuzione di un compito.
Costruzione di un percorso da seguire per portare l’allievo al raggiungimento dell’obiettivo.
Progettualità.
Come rendere esperto un individuo a svolgere un compito?
Prestazione esperta: implica una sequenza organizzata di attività; è orientata al raggiungimento di un
obiettivo.
Viene costruito un progetto specifico per ogni situazione:
– livello di prestazione da raggiungere (criterio)
– i tipi di risposta
– l’uso di strumenti
– la sequenza di esercizio
APPRENDIMENTO E CONOSCENZA:
Il comportamentismo ha tanti limiti e vede l’apprendimento in un modo abbastanza semplice:
- Apprendimento: conoscenza trasmessa da un emittente a un ricevente in modo meccanico, senza
trasformazioni.
Chi riceve non elabora, ma memorizza soltanto. Visione passiva di apprendimento.
Ognuno di noi elabora le informazioni in modo diverso (questo non veniva preso in considerazione dai
comportamentisti) perché sono diverse le conoscenze possedute, è diversa l’attenzione di quel momento, è
diverso l’interesse, ecc…Tutti questi elementi influiscono su quello che è l’apprendimento di una persona.
Quindi è una visione di apprendimento semplificata e passiva.
- Scopo della psicologia: predire, modificare, controllare il comportamento osservabile. I processi cognitivi
non vengono considerati.
L’assunto di fondo S-R verrà messo in discussione dal cognitivismo/costruttivismo: lo stimolo non viene
percepito in modo oggettivamente univoco da ogni individuo!
LIMITI DEL COMPORTAMENTISMO:
I processi cognitivi non vengono considerati.
Il comportamentismo ha tanti limiti:
- non spiega i processi interni dell’individuo (aspetti cognitivi, emotivi, ecc…)
- non è in grado di spiegare abilità complesse (es. linguaggio).
- non è in grado di spiegare processi di apprendimento quali i comportamenti esplorativi (se tutto è dovuto a
ciò che io ti do, come è possibile spiegare i comportamenti esplorativi che provengono dall’interno degli
individui).
- non è in grado di spiegare le teorie ingenue (teorie che ognuno di noi ha e che sono contrarie alla realtà,
ma continuano a sussistere nonostante ci sia un insegnamento che possa “smantellarle”. Es. “perché un
oggetto alleggia
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