Interventi anti-bullismo
Capitolo 1: Che cos'è il bullismo?
Caratteristiche
Per comprendere i possibili approcci alla prevenzione del bullismo è necessario sapere che cos'è esattamente il bullismo e come funziona. Un errore in cui è facile incorrere nell'affrontare questo argomento è quello di considerare i bulli come "il problema" e di confondere tra ciò che è socialmente indesiderabile e ciò che, invece, deve essere considerato socialmente incompetente. Bisognerebbe enfatizzare il fatto che il bullismo è un fenomeno "sociale" e quindi vanno trovate anche delle cause "sociali" nelle spiegazioni che gli diamo. Un buon modello teorico ci può aiutare a scegliere il programma di intervento più adatto a comprendere "come" e "perché" quest'ultimo funziona e a capire le difficoltà che emergeranno nell'implementazione dell'intervento stesso.
Per la prevenzione e il contrasto della violenza, è utile seguire 4 punti fondamentali:
- Comprendere tutti gli aspetti del problema attraverso la sistematica raccolta di informazioni sull'incidenza e la natura dei comportamenti violenti.
- Studiare le cause della violenza, i fattori di rischio per il coinvolgimento nel problema e i fattori che potrebbero essere modificati mediante un intervento.
- Esplorare i modi per prevenire la violenza, progettando, implementando, monitorando e valutando gli interventi.
- Implementare gli interventi in differenti ambienti, determinandone il rapporto costi/benefici e diffondendo le informazioni relative ad essi.
Per applicare queste 4 raccomandazioni è necessario prima di tutto utilizzare un approccio al fenomeno basato su conoscenze precise provenienti sia dalla ricerca scientifica sia dall'analisi della situazione specifica di una determinata scuola. In secondo luogo è necessario individuare strategie di prevenzione per contrastare il problema in una cultura e in un clima positivi.
La definizione di bullismo
Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo caratteristico delle relazioni tra coetanei, caratterizzato da comportamenti violenti, pervasivi e con conseguenze durature. Il bullismo può essere descritto sinteticamente come un "abuso sistemico di potere". La definizione di bullismo comunemente accettata in letteratura è caratterizzata da tre dimensioni fondamentali:
- Intenzionalità: che guida i comportamenti del bullo. Le sue azioni aggressive sono infatti dirette a ottenere uno scopo, un obiettivo di tipo strumentale – personale.
- Persistenza nel tempo: la natura ripetitiva del fenomeno costituisce uno degli elementi che costruiscono il clima di paura vissuto dalle vittime.
- Potere sociale: i comportamenti di prepotenza sono caratterizzati da uno squilibrio di potere o di forza fra il bullo e la vittima (asimmetria relazionale), per cui la vittima delle prepotenze subisce la situazione senza potersi difendere.
Per aumentare le probabilità di riuscita delle manifestazioni pubbliche aggressive, i bulli scelgono come vittime i compagni più deboli fisicamente o psicologicamente. La presenza di asimmetria relazionale è un elemento fondamentale per distinguere il bullismo da episodi di conflitto e di lotta in cui i partecipanti godono della stessa forza e sono quindi ugualmente in grado di reagire e difendersi.
Le diverse forme di bullismo
Esistono 4 diverse forme di bullismo che si differenziano in base alla modalità di attacco e al target di attacco. Con la dimensione modalità di attacco si possono distinguere le tipologie di comportamento prepotente in base al modo in cui il bullo procura un danno alla vittima. Le modalità possono essere dirette (il bullo aggredisce la vittima in maniera aperta e manifesta, interagendo con lei faccia a faccia) o indirette (il bullo non affronta direttamente la vittima ma le provoca un danno indirettamente).
Con la dimensione target di attacco si individua quale aspetto il bullo vuole colpire della vittima. Il bullo infatti può decidere se attaccare la persona o i suoi oggetti personali oppure le variabili psicologiche (es. immagine di sé della vittima) e in generale le relazioni sociali della vittima. Si distinguono:
- Prepotenza fisica: prepotenze rivolte a persone e oggetti mediante un attacco diretto. Implica l'utilizzo della forza fisica mediante calci e pugni, picchiare e spingere. Con l'avanzare dell'età le aggressioni di tipo fisico tendono a diminuire.
- Prepotenza strumentale: prepotenze rivolte a persone e oggetti mediante un attacco indiretto. Implica il rubare, rompere o rovinare gli oggetti della vittima, pretendere denaro o materiale scolastico.
- Prepotenza verbale: prepotenze rivolte a variabili psicologiche e sociali mediante un attacco diretto. Implica minacciare, insultare, ridicolizzare apertamente e prendere in giro la vittima. Ha come obiettivo quello di sminuire e spaventare la vittima, riducendo conseguentemente la sua capacità di interagire con gli altri.
- Prepotenza sociale: prepotenze rivolte a variabili psicologiche e sociali mediante un attacco indiretto. Implica diffondere calunnie, escludere dal gruppo o isolare, svelare segreti personali della vittima. Mediante queste prepotenze, il bullo manipola le relazioni all'interno del gruppo convincendo altri compagni ad aggredire o isolare un coetaneo.
Ad ogni modo, la complessità dei diversi comportamenti di prepotenza e la presenza simultanea di più indici nello stesso episodio, rende gli episodi di bullismo non del tutto riducibili ad un'unica e ben definita categoria.
Il cyberbullying è una nuova forma di bullismo che si sta rapidamente diffondendo tra i ragazzi e consiste nell'utilizzo di internet o del cellulare per commettere prepotenze ai danni dei coetanei. Il cyberbullying può essere attuato con diverse modalità:
- Molestie: spedizione ripetuta di messaggi insultanti, mirati a ferire o a incutere paura.
- Denigrazione: sparlare di qualcuno, sempre attraverso mezzi elettronici, per danneggiare la sua reputazione (via e-mail, messaggistica istantanea, ecc.).
- Sostituzione di persona: farsi passare per un'altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili.
- Rivelazioni e inganno: pubblicare informazioni private e/o imbarazzanti su un'altra persona o da essa confidate.
- Divulgazione di materiale visivo: diffondere immagini o video di scene intime o aggressive (happy slapping) senza il consenso della vittima.
- Esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per ferirla.
Uno dei principali motivi della diffusione di questa modalità di bullismo è il fatto che il bullo può restare anonimo e ciò gli consente di agire in modo più offensivo (mostra un indebolimento delle remore etiche e dell'empatia), avendo una minore probabilità di essere scoperto e quindi punito. Questo ha conseguenze molto negative sulla vittima, la quale, non sapendo chi sia il colpevole, prova ancora più paura e ansia, perché a meno di cambiare numero di telefono e account di Facebook se lo porta dietro ovunque. Un altro aspetto pericoloso di questa forma di bullismo è che la diffusione è più rapida e globale rispetto al bullismo tradizionale (ne consegue un maggiore potenziale numero di spettatori).
Le differenze di genere nel bullismo
L'ampliamento della definizione di bullismo e l'individuazione delle differenti tipologie di comportamento aggressivo in cui tale fenomeno si può articolare hanno portato ad individuare stili aggressivi diversi che caratterizzano il bullismo maschile e quello femminile. I risultati di una serie di studi mostrano che i maschi hanno una maggiore aggressività fisica o verbale, mentre le femmine hanno una maggiore aggressività psicologica/indiretta. Un individuo mette in atto un comportamento aggressivo se pensa che sia efficace per fare del male a qualcuno. Bisogna quindi andare a colpire qualcosa che tocchi la vittima.
- Per i maschi: picchiare qualcuno è il metodo più dannoso. Dimostrano la propria forza e superiorità fisica, che è più accettata socialmente rispetto alle femmine (questo per gli stereotipi sociali e per il modo in cui si sviluppano).
- Per le femmine: è più dannoso essere esclusi, rimanere senza amici. Vanno quindi a impedire intimità e amicizia. Dimostrano la loro capacità di controllare le relazioni.
Inoltre fin da piccole le femmine hanno uno sviluppo cognitivo e verbale maggiore: hanno una diversa educazione, maggiori abilità verbali e cognitive, per cui riescono a manipolare le relazioni in modo più efficace dei maschi.
I correlati individuali: cognizione sociale, emozioni, moralità
Un primo aspetto importante su cui si è concentrata la ricerca sui processi psicologici individuali riguarda le competenze sociocognitive dei ragazzi che agiscono prepotenze. La letteratura propone due modelli di spiegazione:
- Modello dell'elaborazione dell'informazione sociale: gli individui aggressivi, sia reattivi sia proattivi, mostrerebbero difficoltà specifiche nell'elaborazione online dell'informazione sociale. In particolare:
- Gli individui aggressivi reattivi, che mettono in atto l'aggressività come risposta impulsiva a una frustrazione o a una minaccia percepita (è un'aggressività difensiva, dominata dalla rabbia), presenterebbero deficit e bias soprattutto nelle fasi iniziali di questo processo, che includono la codifica e l'interpretazione degli stimoli sociali. Queste difficoltà portano l'individuo a compiere errori nell'interpretazione delle situazioni di interazione, soprattutto nei casi in cui uno stimolo ambiguo è rivolto direttamente al soggetto.
- Gli individui aggressivi proattivi, che mettono in atto l'aggressività con obiettivi specifici per ottenere benefici vantaggi, non sembrano avere grandi difficoltà nella codifica e interpretazione degli stimoli sociali, ma piuttosto negli stadi successivi. Per esempio per quanto riguarda la scelta degli obiettivi, essi mostrano una preferenza per la scelta di obiettivi volti al raggiungimento di vantaggi personali piuttosto che obiettivi mirati a preservare le relazioni interpersonali.
- Modello dell'abiles manipolatore: i sostenitori di questo modello ritengono che molti bulli possono essere considerati abili manipolatori delle relazioni sociali anziché individui socialmente incompetenti. Il loro comportamento prepotente quindi sarebbe una scelta scorretta dal punto di vista sociale, che mira però a raggiungere obiettivi socialmente accettabili, come la leadership all'interno del gruppo. A sostegno di questo modello ci sono vari studi che evidenziano una buona abilità dei bulli in alcuni aspetti dell'elaborazione delle informazioni sociali, per esempio nei compiti di teoria della mente, che riguardano la capacità di comprendere le intenzioni, le credenze e i pensieri degli altri. Anche il ricorso a forme più complesse di prepotenza, come quelle relazionali, risulta positivamente correlato con l'intelligenza sociale, ossia la conoscenza delle regole di interazione sociale e la capacità di usare queste relazioni a proprio vantaggio. Si tratterebbe tuttavia di una cognizione "fredda", svincolata dalla dimensione emotivo-empatica. Ad oggi non esistono risultati di ricerca sufficientemente solidi che portino a propendere per uno dei due modelli e comunque sarebbe limitante ridurre lo studio del bullismo alla sola analisi delle abilità sociocognitive dei bulli.
Una seconda area di indagine particolarmente rilevante per la spiegazione del comportamento prepotente è quella della competenza emotiva. La responsività empatica, ossia la capacità di assumere il punto di vista degli altri e di esperire in modo vicario le emozioni degli altri è risultata carente nei ragazzi che agiscono prepotenze. L'empatia viene esercitata attraverso due meccanismi:
- Meccanismo cognitivo: riguarda la capacità dell'individuo di assumere la prospettiva dell'altro. Possedere questa capacità rende meno probabile l'insorgenza di un conflitto interpersonale e quindi l'adozione di un comportamento aggressivo.
- Meccanismo affettivo: riguarda la capacità dell'individuo di sperimentare in prima persona il dolore e la sofferenza provocati alla vittima da un compagno aggressivo. Questa esperienza dovrebbe spingere l'aggressore a inibire il proprio comportamento negativo per ridurre la sofferenza della vittima ed evitare lo stress emotivo derivante da tale esperienza.
Una terza area di indagine importante riguarda la componente morale alla base del bullismo e, in particolare, la tendenza dei bulli a mettere in atto meccanismi di disimpegno morale, ossia quei meccanismi che disattivano il controllo morale permettendo all'individuo di mettersi al riparo da sentimenti di colpa e vergogna associati alla condotta immorale. I meccanismi di disimpegno morale fanno sì che chi agisce in maniera trasgressiva non percepisca la gravità né del comportamento agito, né delle conseguenze di tale comportamento, non riconosca la responsabilità personale per la propria condotta o, in alcuni casi, attribuisca la colpa per quello che succede alla vittima stessa. Un altro aspetto della cognizione morale che può contribuire alla comprensione del comportamento prepotente riguarda la percezione da parte dei bulli, della distinzione tra:
- Regole morali: riguardano il benessere delle persone e i loro diritti e hanno carattere universale.
- Regole socioconvenzionali: si riferiscono al modo in cui certe attività vengono condotte o come ci si comporta in una determinata situazione.
Uno studio ha mostrato che i bulli distinguono le regole morali dalle regole socioconvenzionali ma le percepiscono come ugualmente trasgredibili. Per esempio, non lavarsi le mani a scuola prima di mangiare e picchiare un compagno di scuola sono atti ugualmente gravi/non gravi.
Il bullismo come fenomeno di gruppo
Il bullismo può essere considerato a tutti gli effetti un fenomeno di gruppo. Il bullismo infatti è influenzato dal significato sociale che assume all'interno di un determinato gruppo e dalle credenze e dagli atteggiamenti che gli studenti stessi hanno riguardo ad esso. Inoltre, i bulli spesso agiscono per elevare il proprio status agli occhi dei compagni e sono quindi influenzati dalle norme sociali del gruppo di appartenenza. Il gruppo infine può servire da rinforzo al comportamento prepotente. Numerosi studi hanno sottolineato l'importanza di considerare anche quei compagni non direttamente coinvolti nel fare o subire prepotenze, poiché possono svolgere un ruolo significativo nelle dinamiche bullo-vittima, essendo presenti durante la maggior parte di questi episodi. Il gruppo, soprattutto durante la prima adolescenza, è fondamentale ed è caratterizzato da una certa omogeneità per quanto riguarda sia le caratteristiche fisiche sia le caratteristiche comportamentali (sia positive che negative). Questa alta somiglianza tra i membri del gruppo è detta omofilia e la sua importanza è stata riconosciuta anche per quanto riguarda il bullismo. L'omofilia si presenta attraverso due forme:
- Associazione selettiva: chi si assomiglia si cerca a vicenda e forma un gruppo.
- Socializzazione reciproca: tanto più ci si frequenta all'interno di un gruppo, tanto più si accentuano le somiglianze tra i membri.
Secondo l'ipotesi dell'omofilia quindi, i bulli hanno più probabilità di fare amicizia e di entrare in gruppi formati da altri bulli, perché condividono non solo il comportamento aggressivo, ma anche gli stessi atteggiamenti positivi nei confronti dell'uso della violenza.
L'approccio dei ruoli dei partecipanti
Per comprendere il bullismo come fenomeno di gruppo è importante considerare i comportamenti di tutti gli individui presenti durante tali episodi. Questi comportamenti possono essere molto diversi: prendere le difese della vittima, stare a guardare senza intervenire, aiutare il bullo. Il ruolo che si assume nella partecipazione al bullismo è essenziale e può favorire o ostacolare le azioni del bullo. Il bullo ad esempio può sentirsi legittimato nei propri comportamenti anche solo per il fatto che i compagni stanno a guardare ciò che succede senza intervenire, acconsentendo tacitamente alle prepotenze nei confronti della vittima. I primi a identificare i diversi ruoli all'interno del gruppo classe sono stati Salmivalli e collaboratori, i quali hanno individuato 6 ruoli:
- Bullo: colui che prende attivamente l'iniziativa nel fare prepotenze ai compagni.
- Vittima: chi subisce più spesso le prepotenze.
- Aiutante del bullo: chi partecipa materialmente agli episodi di bullismo ma occupa una posizione secondaria (seguace del bullo).
- Sostenitore del bullo: chi agisce in modo da rinforzare il comportamento del bullo, ad esempio ridendo, incitandolo o semplicemente stando a guardare.
- Difensore della vittima: colui che consola e difende la vittima, chiedendo aiuto a un adulto o cercando altri modi per far smettere la prepotenza.
- Esterno (spettatore passivo): chi non fa niente, cercando di rimanere fuori dalle situazioni di prepotenza e di non farsi coinvolgere.
Gli spettatori
Alcuni studi hanno evidenziato che anche la sola esposizione a episodi di prepotenza è associata a un incremento nei livelli di ansia anche per studenti non direttamente coinvolti come bulli o vittime. Inoltre, l'esposizione continua agli episodi di bullismo può causare un aumento del disagio psicologico tra gli spettatori, portando a un maggiore rischio di emulare i comportamenti aggressivi osservati. Gli spettatori possono quindi avere un ruolo attivo nel perpetuare o nel contrastare il fenomeno del bullismo. La loro reazione e il loro coinvolgimento possono influenzare notevolmente le dinamiche di gruppo e l'efficacia delle azioni di bullismo.
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