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PETER BLOS: LE FASI DELL’ADOLESCENZA:

Peter Blos, che fa parte degli psicologi dell’Io, articola l’adolescenza in fasi, secondo una sequenza evolutiva

preordinata.

a) la pre – adolescenza: caratterizzata da un aumento della pressione pulsionale, legata alla pubertà.

In questa fase:

- il maschio sviluppa un atteggiamento aggressivo e svalutante nei confronti delle femmine e si organizza in

gruppi con altri maschi (stadio delle bande)

- la femmina: si rivolge da subito interessata all’altro sesso, creando nella propria mente complicati romanzi

d’amore e contemporaneamente difendendosi dalle tentazioni regressive che la richiamano verso la madre

(pre – edipica).

b) la prima adolescenza: caratterizzata dall’avvio del processo di separazione dai genitori, dalla rinuncia

all’illusione infantile della bisessualità e dall’importante formazione degli ideali dell’Io.

Per quanto riguarda la formazione degli ideali dell’Io:

- nel maschio: è fondamentale la funzione del gruppo dei pari, ma possono influire anche modelli idealizzati

forniti dallo sport, dalla musica, dallo spettacolo o dai professori.

- nella femmina: è fondamentale la funzione dell’”amica del cuore” e dei primi innamoramenti.

c) l’adolescenza vera e propria: caratterizzata dall’assidua ricerca di un oggetto d’amore.

d) la tarda adolescenza e la post – adolescenza: sono due fasi poco differenziate, caratterizzate dal

conseguimento della posizione sessuale e genitale definitiva.

Queste fasi portano al compimento dell’organizzazione di un Io organico e integrato.

DONALD WINNICOTT: L’ADOLESCENTE NELLA BONACCIA:

Secondo Winnicott, il compito dell’adolescenza è quello di raggiungere l’indipendenza individuale, intesa

come forma evoluta e matura di dipendenza dall’altro.

Questo obiettivo è tuttavia sempre collegato a conflitti, per cui l’adolescente alterna uno spirito di

indipendenza a spinte regressive verso la dipendenza infantile.

Winnicott è particolarmente interessato al rapporto dell’adolescente con l’ambiente sociale e in quest’ottica

indica i principali bisogni evolutivi dell’adolescente:

a) necessità di sfidare l’ambiente familiare da cui è dipendente: l’adulto deve saper fronteggiare la sfida

dell’adolescente senza abbandonarlo a se stesso.

b) “pungolare” continuamente la società: l’adolescente mette in discussione ciò che è vecchio e ripetitivo.

c) evitare le “false soluzioni”: nella ricerca di un Sé, l’adolescente elabora diverse soluzioni, che acquistano

però spesso un carattere di falsità, per esempio se si identifica con i genitori o con i coetanei che hanno

avuto uno sviluppo più rapido degli altri.

Winnicott definisce “zona di bonaccia” dell’adolescenza proprio questa tipica inquietudine che attraversa

l’adolescente nel processo di ricerca del proprio Sé, caratterizzata dal rifiuto dei falsi Sé che si producono nei

processi di identificazione alle figure parentali o al gruppo dei pari, così come nell’accesso a un agito

sessuale compulsivo, funzionale solo alla scarica delle tensioni sessuali che attraversano il suo corpo.

DONALD MELTZER: ADOLESCENZA COME PASSIONE DELLA VERITÀ:

Secondo Meltzer, “l’adolescente pur sembrando principalmente preoccupato della sessualità, in realtà è

soprattutto preoccupato della conoscenza e del capire”.

L’esperienza clinica con gli adolescenti conferma questo bisogno di comprensione di sé e del mondo:

l’adolescente è affamato di verità e cerca di darsi risposte sugli interrogativi che aveva da bambino sul

mondo, su di sé, sui propri genitori e sulle relazioni affettive.

Meltzer individua 4 categorie di adolescenti:

a) adolescenti che cercano di restare nella famiglia: dominati dall’idea che verità e forza siano trasmesse per

mimesi dai genitori al bambino, che quindi accederà al mondo adulto riproducendolo in modo passivo.

b) adolescenti protesi verso un’adultizzazione precoce: spesso ha a che fare con le ambizioni irrealizzate dei

genitori.

c) adolescenti isolati: apparentemente non soffrono ma gli adulti sono preoccupati. Nel ritiro narcisistico dal

mondo dei coetanei essi trovano un’illusoria sensazione di onnipotenza, come se fossero genitori di se

stessi, individui unici e superiori.

d) adolescenti più prossimi alla normalità: accettano di far parte della comunità dei coetanei e come loro

sono protesi alla ricerca della verità. Soffrono ma sono in grado di tollerare il dolore e grazie a questo

possono evolvere.

MOSES E M. EGLÈ LAUFER: IL DRAMMA DEL CORPO GENITALIZZATO:

I coniugi Laufer affermano che la principale funzione evolutiva dell’adolescenza è l’instaurarsi

dell’organizzazione sessuale definitiva. Il primo compito evolutivo imposto dalla pubertà è l’integrazione nel

Sé e nello schema e immagine del corpo della rappresentazione mentale dei genitali sessuali maturi.

L’attaccamento regressivo o la fissazione ad oggetti sessuali arcaici può far fallire questo processo di

simbolizzazione.

In questo caso l’adolescente rigetta la sessualità, attacca il proprio corpo e saccheggia la propria mente.

Se invece accetta la propria sessualità, va incontro al compito di integrare la nuova rappresentazione del

proprio schema corporeo e dei propri organi sessuali nella “fantasia masturbatoria centrale”, che è un

prodotto inconscio proveniente dall’infanzia.

Questa fantasia ha la funzione di dare soddisfacimento ai bisogni pulsionali pregenitali.

L’ADOLESCENZA NELLA PSICOANALISI FRANCESE: DAL PRIMATO DELL’EDIPO A QUELLO DEL

NARCISISMO:

La psicoanalisi francese contemporanea ha dedicato molta attenzione all’adolescenza.

Inizialmente Françoise Dolto esplorò l’adolescenza a partire dalla teoria pulsionale freudiana, ponendo la

vicenda edipica al centro dello sviluppo umano in tutte le sue tappe evolutive.

Negli ultimi anni altri autori francesi hanno centrato la loro attenzione sugli aspetti narcisistici dello sviluppo

adolescenziale.

François Ladame per esempio ha posto al centro del suo pensiero clinico il processo di separazione –

individuazione per l’adolescente.

LA PSICOANALISI DELL’ADOLESCENZA IN ITALIA:

Esiste una “scuola italiana” di psicoanalisi dell’adolescenza, attenta ai fattori ambientali, socio – familiari e ai

contesti di vita in cui respira, pensa e sente l’adolescente.

Sul piano teorico gli psicoterapeuti della Scuola italiana si riferiscono in particolar modo al Sé.

La figura principale è Tommaso Senise, che ha elaborato il primo modello di “consultazione e psicoterapia

breve di individuazione”.

- La “consultazione” dà importanza ad un intervento che fino a quel momento era poco considerato nel

mondo psicoanalitico.

- La “psicologia breve” consiste nell’interferire il meno possibile con i naturali processi evolutivi

dell’adolescente.

- L’”individuazione” mette al centro dell’adolescenza non tanto il conflitto sessuale quanto la nascita

dell’adolescente come individuo separato e soggettivato.

In questo processo è importante il mondo di rappresentazioni che l’adolescente costruisce su di sé e sui suoi

oggetti.

PARTE 2: COMPITI E CONFLITTI EVOLUTIVI:

CAPITOLO 1: LA PREADOLESCENZA:

INTRODUZIONE:

La fase di transizione dall’infanzia all’adolescenza è una delle più complesse ed affascinanti nell’arco della

vita, un momento di cambiamento accelerato sia fisico sia psichico.

La preadolescenza costituisce una fase di transizione specifica, determinata dal succedersi rapido di

cambiamenti radicali ed irreversibili in ogni campo.

Anche se i concetti di pubertà e di preadolescenza sono spesso usati come sinonimi, essi fanno riferimento

a due cose differenti:

- pubertà: processo delle trasformazioni fisiche che segnano l’uscita dall’infanzia.

- preadolescenza: periodo delle trasformazioni psicologiche, relazionali, sociali che accompagnano la

pubertà.

LE TRASFORMAZIONI FISICHE DELLA PUBERTÀ:

La pubertà è un processo biologico con rilevanti effetti sociali ed emotivi sull’individuo. Lo sviluppo puberale

è un processo continuo caratterizzato da una serie di cambiamenti ormonali e fisici interconnessi, che

sfociano nello sviluppo delle capacità riproduttive e nell’aspetto adulto.

I cambiamenti esterni e interni della pubertà coprono 5 o 6 anni e sono:

a) cambiamenti nel sistema ormonale ed endocrino

b) accelerazione (scatto di crescita) seguita da rallentamento e arresto dell’accrescimento scheletrico.

c) aumento e/o ridistribuzione del grasso corporeo e del tessuto muscolare.

d) sviluppo del sistema circolatorio e respiratorio e quindi aumento di forza e resistenza

e) maturazione dei caratteri sessuali secondari e degli organi riproduttivi

Gli ormoni gonadici (estrogeni e testosterone) sono regolati da due ormoni secreti dalla ghiandola ipofisaria

(LH e FSH  le gonadotropine) la cui secrezione avviene sotto il controllo dell’ormone GnRH, prodotto

nell’ipotalamo.

Fin da prima della nascita questi centri sono attivi, ma quiescenti fino allo sviluppo puberale, in cui riprende

la secrezione di GnRH che porta all’aumento di LH e FSH.

L’LH è importante per la produzione di ormoni sessuali (androgeni nei maschi e estrogeni nelle femmine).

L’FSH stimola lo sviluppo delle capacità riproduttive.

Lo sviluppo puberale oltre ad essere caratterizzato da cambiamenti ormonali è caratterizzato anche da

cambiamenti sessuali e somatici. Questi cambiamenti si sviluppano in sequenze stabilite e con notevoli

variazioni da individuo a individuo, sia per quanto riguarda l’età, sia per quanto riguarda l’inizio del processo.

Per la femmina la prima caratteristica sessuale ad apparire è il seno, in genere tra gli 8 e i 13 anni e poco

dopo compaiono i primi peli pubici. La crescita in altezza inizia in genere con il primo svilupparsi del seno e

ha la sua massima accelerazione nella media pubertà, per poi diminuire progressivamente.

La comparsa della prima mestruazione (menarca) è successiva allo scatto di crescita puberale.

Attualmente lo sviluppo nelle bambine tende ad avvenire più precocemente rispetto a prima, ma ciò non

avviene invece per i maschi.

Per il maschio l’inizio puberale è di 1 anno o 2 più tardivo che nella femmina ed il segno iniziale è dato

dall’accrescimento dei testicoli, in genere tra i 9 e i 14 anni. Seguono poi lo sviluppo progressivo del pene,

l’ingrandimento dello scroto e l’aumento dei peli pubici. La crescita dei testicoli è in genere seguita, dopo

circa due anni, dall’inizio dello scatto di crescita, mentre solo successivamente si avrà la prima eiaculazione

e altri cambiamenti come il mutamento della voce e la comparsa dei peli facciali.

VARIAZIONI NELL’INIZIO DELLA PUBERTÀ:

Lo scatto della crescita avviene con forti differenze individuali non solo fra maschi e femmine ma anche

all’interno dello stesso sesso. Le ragazze raggiungono lo scatto di crescita puberale in altezza circa due anni

prima dei maschi e anche la maturazione sessuale nei maschi è ritardata di 18 – 24 mesi rispetto a quanto

avviene nelle femmine.

L’inizio dei cambiamenti puberali sia nei maschi che nelle femmine è influenzato dalla “tendenza secolare”,

ossia l’aumento di peso e statura e l’accelerazione del ritmo di sviluppo sia dei bambini sia degli adolescenti

rispetto a quello dei secoli scorsi. A partire dal 1850 si è verificata una diminuzione di circa 4 mesi per

decennio dell’età del menarca. Le cause di questa variazione possono essere attribuite soprattutto al

miglioramento dell’alimentazione, dell’assistenza sanitaria e delle condizioni generali di vita.

Le spiegazioni della differenza dell’anticipo fra maschi e femmine sono state correlate ai seguenti fattori:

a) l’esposizione a tossine ambientali che simulano l’azione degli estrogeni

b) l’incremento dei tassi di obesità, che può essere un fattore di maturazione accelerata per le femmine

l’ormone prodotto dal tessuto adiposo, la leptina, aumenta con il peso ed è in grado di influenzare la

liberazione di GnRH.

c) le esperienze di stress psicologico.

La patologia della pubertà riguarda la pubertà precoce e la pubertà ritardata. La prima si ha quando le

manifestazioni cliniche sono evidenti prima dei 9 anni nei maschi e prima degli 8 nelle femmine; la seconda

sia ha quando le manifestazioni cliniche non si evidenziano ancora dopo i 14 anni nel maschio e a 13 anni

nella femmina.

ASPETTI PSICOLOGICI DELLE TRASFORMAZIONI PUBERALI:

I cambiamenti corporei puberali più significativi dal punto di vista emotivo sono la prima eiaculazione per i

maschi e il menarca per le femmine.

Tutte le trasformazioni fisiche di questo periodo esercitano un effetto profondo sul preadolescente,

influiscono sulla sua identità e mettono alla prova le sue capacità di adattamento.

L’aspetto fisico infatti influenza l’immagine di sé, l’autostima, lo status sociale e la popolarità.

La pubertà con le sue modificazioni mette in crisi gli equilibri interni ma l’acquisita capacità di ragionare in

modo astratto rende possibile la capacità di adattamento.

I cambiamenti fisici della pubertà sono drammatici e imprevedibili e l’esito finale è sconosciuto.

Alla comparsa delle caratteristiche sessuali secondarie, per esempio l’iniziale sviluppo del seno, le femmine

possono reagire con sentimenti positivi o negativi se questo sviluppo avviene in modo anticipato rispetto alle

coetanee.

La permanenza di sentimenti positivi dipenderà quindi anche dall’atteggiamento dei pari e degli adulti

significativi.

In genere l’atteggiamento delle ragazze dopo la comparsa della prima mestruazione è caratterizzato da

“segretezza”, ad eccezione che per la madre. Normalmente è solo dopo circa sei mesi dal menarca che le

ragazze iniziano a condividere informazioni ed esperienze con le loro amiche.

Per quanto riguarda invece la prima eiaculazione nei maschi in genere le risposte sono più positive. I maschi

si sentono piuttosto preparati a questo evento e ne parlano poco con gli adulti e tra di loro e spesso in modo

scherzoso.

La segretezza intorno alla eiaculazione è probabilmente da attribuire anche al collegamento tra eiaculazione

e masturbazione.

I maschi apprezzano soprattutto l’incremento della massa muscolare e dell’altezza, a differenza delle

ragazze che provano invece spesso sentimenti negativi per l’incremento di grasso corporeo e per i

cambiamenti di altezza.

Uno studio sui precursori dei problemi alimentari in maschi e femmine tra i 10 e i 12 anni indica che una

maggiore massa corporea e un più avanzato livello di sviluppo puberale possono essere predittivi, nelle

femmine, dell’eventuale comparsa, un anno dopo, di qualche forma di problemi alimentari.

I COMPITI DELLA PREADOLESCENZA:

La preadolescenza è caratterizzata da una serie di transizioni: dal corpo infantile a quello dell’adulto, dalla

famiglia al gruppo dei coetanei, dal pensiero concreto a quello astratto e formale, dal conformismo alla

ricerca di valori propri, dalla dipendenza all’indipendenza. Tutti questi compiti sono realizzati in modo diverso

da maschi e femmine.

I compiti della preadolescenza possono essere definiti come:

a) ristrutturazione dell’identità corporea messa in crisi dai cambiamenti della pubertà.

b) consolidamento e intensificazione delle condotte di genere, innescate dalle trasformazioni del corpo e ad

esse collegate.

c) autonomizzazione della famiglia e apertura a nuove forme di socialità, per cui il mondo dei coetanei

acquista un peso crescente.

d) nuovi livelli di approfondimento e di riflessione su di sé e sulla realtà.

e) trasformazione e ampliamento degli ambiti di interesse e degli orizzonti di vita con il consolidamento di un

atteggiamento di sperimentazione attiva.

In Italia è stata condotta una ricerca su preadolescenti tra i 10 e i 14 anni che illustra il modo in cui questi

compiti sono oggi realizzati.

Questa ricerca conferma l’importanza delle trasformazioni corporee e dimostra che le ragazze sono più

propense ad un’osservazione di sé allo specchio e ad un uso del corpo per promuovere nuovi contatti

sociali, mentre i maschi sono più propensi ad utilizzare il corpo per esprimere la propria vitalità attraverso il

movimento e l’esplorazione dello spazio.

Il desiderio di muoversi, di esplorare e di creare un proprio spazio esterno spinge ragazze e ragazzi a

conquistare spazi nuovi, uscendo dallo spazio domestico.

A questa età inizia anche il lavoro di addomesticamento del corpo, che va domato perché può tradire le

emozioni attraverso pianto, riso, rossore, goffaggine e va addestrato e amplificato nelle sue potenzialità

espressive e di movimento. Il preadolescente infatti per rinunciare al suo corpo di bambino deve riuscire a

valorizzare e ad utilizzare le sue nuove potenzialità fisiche, sentendosi atletico, prestante e bello.

Le relazioni sociali e amicali diventano uno strumento attraverso cui i preadolescenti lavorano alla

definizione della propria identità.

Per le femmine le amicizie sono finalizzate principalmente alla scoperta di sé attraverso l’affettività, la

vicinanza e la comunicazione; per i maschi le amicizie rappresentano un mezzo per esplorare le proprie

capacità e il territorio.

Siccome il preadolescente non possiede ancora una capacità introspettiva e di analisi di sé sufficienti per

potersi definire in positivo, ha bisogno di riconoscersi, differenziarsi e sperimentarsi attraverso i rimandi degli

altri per costruirsi una nuova autonomia, diventando capace di darsi regole di comportamento e di vita

proprie e liberamente scelte.

L’identità personale si costituisce attraverso un processo dinamico di integrazione della dimensione del

corpo, della personalità e della propria storia.

Il preadolescente non cerca più nella famiglia e nella scuola modelli di comportamento ma chiede di essere

aiutato a pensare e a immaginare il proprio domani per potersi mettere in una dimensione di progettualità.

La libertà è sentita come qualcosa di molto importante per gli adolescenti, soprattutto la libertà di esprimere

le proprie idee.

Verso gli 11 – 12 anni viene acquisita la capacità di pensiero formale, che permette al ragazzo di cominciare

a riflettere sul suo stesso pensiero e su quello degli altri.

Tra i 10 e i 15 anni i ragazzi imparano ad assumere anche il punto di vista dell’altro, cominciando a capire le

reciproche relazioni tra diversi punti di vista e riuscendo quindi ad inserirsi più adeguatamente nei rapporti

sociali.

La famiglia, la scuola e l’ambiente sociale possono aiutare il preadolescente a costruire gradualmente un

rapporto più adeguato alla realtà.

LA PREADOLESCENZA NELL’INTERPRETAZIONE PSICOANALITICA:

In una prospettiva psicoanalitica, la preadolescenza è considerata come qualcosa che porta a una

disorganizzazione dell’equilibrio fra le componenti pulsionali che era stato raggiunto durante la precedente

fase di latenza.

Tale disorganizzazione può comportare una “regressione massiccia”, più evidente nei maschi che nelle

femmine, che determina frequenti sbalzi di umore, reattività eccessivamente alta o eccessivamente bassa

agli stimoli, pigrizia che si alterna a irrequietezza e tendenza all’esternalizzazione dei conflitti attraverso il

movimento.

La necessità di acquisire autonomia dai genitori può essere considerata come una ripresa delle tappe dei

due percorsi evolutivi della separazione e dell’individuazione già compiuti nella prima infanzia.

Dall’esito di questo rinnovato processo di separazione e di individuazione dipenderà la possibilità di vivere in

adolescenza e nell’età adulta l’orgoglio del proprio modo di essere e della ricerca di un proprio stile di vita.

La pubertà impone infatti di conquistare un’autonomia maggiore attraverso la separazione dal genitore reale,

per avviarsi a divenire un individuo libero e capace di decidere per sé.

I preadolescenti si trovano nella necessità di distinguere le fantasie dalla realtà, per questo si interrogano e

indagano.

Solo un genitore che accetta di vedersi superare dal figlio può aiutarlo ad affrontare la vita districandosi dalle

fantasie.

LA PREADOLESCENZA COME SOGLIA:

La preadolescenza può essere pensata come un tempo intermedio, uno spazio di transizione, necessario

alla costruzione di un rapporto nuovo con se stesso, con la realtà e con gli altri, un luogo di passaggio.

I preadolescenti stazionano sulla soglia, inquieti ed impazienti, con la mente e il cuore in cammino e ricerca,

protesi al futuro ma incerti.

Ma quella soglia su cui stanno non è una semplice linea di frontiera: essa è un vero e proprio territorio dai

confini incerti, terra di nessuno e contemporaneamente di tutti.

In questo periodo vengono coltivate molte fantasie ed espresse molte domande circa il funzionamento

dell’apparato riproduttivo e lo svolgimento della gravidanza.

Possiamo considerare la preadolescenza come quel tempo, situato fra infanzia e adolescenza vera e

propria, in cui si compie un lento lavoro di “sviluppo” inteso come una maturazione dalla percezione del

cambiamento nel corpo a un liberarsi delle fantasie riguardanti passato, presente e futuro.

Spostando l’attenzione dalle relazioni familiari a quelle esterne, il preadolescente si dirige verso il terreno

della relazione di scambio, in una tensione verso la relazione reale con un altro, portatore di una differenza,

da cui nasce contemporaneamente la consapevolezza di possedere un valore e di avere un bisogno.

Il preadolescente passerà gradualmente dalla ribellione interna relativa all’obbligo di accettare la propria

identità sessuale alla valorizzazione di sé come capace di rispondere realisticamente all’altro.

Non è sufficiente lo sviluppo puberale a determinare l’uscita dall’infanzia, ma è il contesto sociale che la

determina e la sancisce, aiutando il preadolescente che deve compiere un processo di separazione e di lutto

dal suo passato, a spogliarsi simbolicamente delle sue caratteristiche infantili, per andare verso un

cambiamento di stato.

CAPITOLO 2: LA COSTRUZIONE DELL’IMMAGINE CORPOREA:

LA RAPPRESENTAZIONE DEL CORPO IN PSICOANALISI:

All’interno della relazione psicoanalitica è centrale “l’immagine del corpo”.

La linea di ricerca prevalente delle varie scuole di psicoanalisi ha ipotizzato che il linguaggio del corpo sia

profondamente influenzato dal bisogno dei contenuti inconsci di esprimersi, per diminuire la tensione interna,

e di rifornirsi di canali di comunicazione che non siano quelli verbali, troppo espliciti e facilmente censurabili.

IMMAGINE E SCHEMA CORPOREO:

Le trasformazioni del corpo determinate dalla pubertà, caratterizzate dall’acquisizione della capacità di

accoppiamento sessuale e della competenza generativa, impongono al preadolescente di modificare la

rappresentazione del proprio corpo.

Il primo compito evolutivo che l’adolescente deve affrontare è la costruzione dell’immagine mentale del

proprio corpo. È tuttavia necessario distinguere tra l’aggiornamento dello schema corporeo, necessario dopo

le trasformazioni introdotte dalla pubertà, e la costruzione dell’immagine mentale del nuovo corpo

adolescenziale, che deve in parte sostituire quella del corpo infantile.

Marcelli e Braconnier sottolineano la differenza fra schema e immagine corporea, perché l’immagine del

corpo appartiene al sistema simbolico immaginario.

Il corpo rappresenta per l’adolescente un mezzo di espressione simbolica dei propri conflitti e delle proprie

modalità relazionali. L’adolescente usa il proprio corpo come supporto per la costruzione di un’identità

sociale, il cui scopo è sia quello di differenziarsi dall’altro sia di trovare una somiglianza rassicurante con gli

altri.

Lungo la strada che porta l’adolescente a integrare le diverse rappresentazioni della propria nuova

corporeità egli deve fare i conti con alcune difficoltà: “L’adolescente si confronta con u corpo doppio: il corpo

della prima infanzia, angelico, familiare e il corpo pubere, nuovo, sessuale, non familiare.

L’esito favorevole dell’adolescenza dipende dalla capacità di unificare questi due corpi.

Inizialmente l’adolescente tratta il corpo “estraneo” come un oggetto ma dopo un lungo periodo di

familiarizzazione riuscirà a riconoscersi.

CONFLITTI:

Gli insuccessi parziali o totali nella realizzazione del compito evolutivo di costruire un’immagine mentale

della propria corporeità sono generalmente ricondotti a una serie di fattori specifici della fase evolutiva

adolescenziale:

a) maturazione degli organi sessuali e genitali e il fatto che questi diventino sede di eccitamento e di

avviamento delle intense esperienze di piacere.

b) l’emissione dei nuovi liquidi seminali.

c) le secrezioni correlate all’eccitamento.

d) le fasi del ciclo mestruale.

Il conflitto fra la nostalgia del corpo come sede di tenera interazione con i genitori e il forte bisogno di

rivendicare l’uso autonomo e clandestino della nuova dotazione corporea rimane vivo a lungo e si rivela con

l’alternanza fra comportamenti controdipendenti e contradditorie richieste regressive.

Il bisogno di rendere visibile e convincente l’appropriazione del nuovo corpo si esprime attraverso le

numerose manipolazioni corporee che compie l’adolescente decidendo il colore dei capelli, la loro

lunghezza, l’abbigliamento contrapposto alle aspettative estetiche e normative della madre, facendosi

piercing o tatuaggi.

La possibilità che si sviluppi un conflitto tra vecchio e nuovo corpo è frequente ed è dato appunto dal

drammatico passaggio dalla sessualità infantile a quella adolescenziale.

Motivi in base a cui possono sorgere conflitti e difficoltà nella realizzazione del compito evolutivo di costruire

l’immagine mentale del corpo:

a) Il nuovo corpo può essere considerato responsabile del lutto per la perdita di privilegi della fase di

sviluppo infantile o responsabile del distacco dalla madre.

A causa di questo tipo di conflitto, il processo di costruzione dell’immagine mentale del corpo sessuato e

generativo può incorrere in ritardi, rinunce, distorsioni anche gravi, capaci nel loro insieme di produrre

intensa sofferenza e una molteplicità di sintomi psichici o corporei.

b) il nuovo corpo svela il suo segreto se si ipotizza che sia specificatamente progettato per l’accoppiamento

con un altro corpo. Negando la complementarietà con un altro corpo diviene problematica la sua

integrazione e accettazione.

c) il processo di mentalizzazione del nuovo corpo svela alla mente adolescente che esso è caratterizzato da

una mortalità.

 Generalmente il conflitto evolutivo col nuovo corpo si risolve positivamente con la costruzione mentale

dell’immagine corporea.

Molte ricerche recenti tuttavia sottolineano che le conseguenze della mancata mentalizzazione del nuovo

corpo possono essere di notevole gravità e causare gravi intralci alla conclusione del percorso di crescita

adolescenziale.

Il fallimento nell’integrazione mentale del corpo sessuato e generativo può compromettere la capacità di

effettuare un corretto esame di realtà.

MANIPOLAZIONI VIOLENTE DEL CORPO IN ADOLESCENZA:

La ricerca psicoanalitica ha contribuito in modo efficace a comprendere come il corpo dell’adolescente sia

spesso luogo di espressione della sofferenza psichica e strumento di comunicazione di conflitti evolutivi

profondi.

Spesso, la manifestazione del disagio psichico in adolescenza passa attraverso l’espressione corporea: il

corpo viene utilizzato come strumento per la comunicazione di conflitti profondi. Gli studi sulla psicopatologia

dell’adolescenza sono ricchi di esempi in tal senso. Primo tra tutti l’uso isterico del corpo da parte delle

adolescenti studiate da Freud, che attraverso lo svenimento, la paralisi, la cecità, le convulsioni e tutte le

altre manifestazioni della sintomatologia isterica mettevano platealmente in scena il conflitto edipico.

Attualmente in Italia sono diminuiti gli adolescenti che utilizzano la produzione di sintomi isterici per ridurre il

dolore mentale e socializzare il loro problema.

Se da una parte sono diminuite le adolescenti che utilizzano la corporeità per portare istericamente in

superficie il conflitto sessuale infantile rimosso e riattivato dall’incremento puberale delle pulsioni, sono

invece aumentate quelle che esprimono il proprio scacco evolutivo nel processo di integrazione

dell’immagine corporea attraverso l’adozione di diete estreme e alterando in modo drammatico la propria

condotta alimentare fino ad ottenere effetti imponenti sulla morfologia del corpo ed il suo naturale

funzionamento.

Queste pratiche mostrano come possa essere importante per alcune adolescenti in crisi esercitare una

drammatica padronanza sulle trasformazioni adolescenziali e di quanto sia essenziale difendere l’immagine

del corpo che precede la differenziazione di genere.

Secondo alcuni ricercatori sono invece aumentate, negli ultimi decenni, le malattie d’indole psicosomatica;

numerosi sembrerebbero gli adolescenti che lamentano forme allergiche e sintomi difficilmente riconducibili

ad un lesione d’organo.

Secondo Charmet il modello di funzionamento mentale degli adolescenti alle prese con malattie

psicosomatiche può essere avvicinato a quello degli adolescenti che esprimono il loro scacco evolutivo

attraverso azioni violente, attività impulsive e trasgressive.

Nell’attacco al corpo come nell’attacco alla norma, la sofferenza è espulsa attraverso un’azione molto

violenta.

E’ stato osservato che in entrambi i casi è presente sia un contesto relazionale che non facilita il processo di

separazione, sia un impoverimento della vita fantasmatica, la prevalenza del pensiero operazionale, una

difficile rievocazione del passato, un disinteresse per il futuro, un inaridimento dell’attività onirica, ed infine la

tendenza alla

duplicazione proiettiva, cioè a ritenere che gli altri funzionino mentalmente come se stessi.

MANOVRE E STRUMENTI UTILIZZATI PER MENTALIZZARE IL CORPO:

Come per la realizzazione di tutti gli altri compiti evolutivi che caratterizzano il percorso adolescenziale,

anche per la costruzione dell’immagine mentale del nuovo corpo gli adolescenti cercano di rifornirsi di

relazioni o strumenti che li supportino.

L’esclusiva ed intima relazione con l’amico del cuore, rigidamente della stessa età e quasi sempre dello

stesso sesso, regala uno specchio utilissimo per monitorare i progressi della nuova corporeità.

Condividere con un alter ego l’avventura della scoperta del nuovo corpo è gradevole ma soprattutto

rassicura consentendo di fare utili confronti.

Anche il gruppo dei pari dello stesso sesso e della stessa età permette all’adolescente di studiare culture e

interpretazioni diverse dello stesso compito, consentendo confronti, emulazioni e sfide.

È poi nella coppia amorosa che si manifesta il ritardo evolutivo nella mentalizzazione della corporeità

adolescenziale oppure no.

Gli adolescenti per adempiere al compito di mentalizzare il corpo ricorrono alla moda dei piercing e dei

tatuaggi. Queste pratiche non nascondono però alcun intenti aggressivo o di protesta ma sottolineano la

necessità di ornare, abbellire, valorizzare e completare la corporeità naturale, favorendo l’accesso ad una

maggiore consapevolezza del corpo come strumento relazionale.

CAPITOLO 3: LA FORMAZIONE DELL’IDENTITÀ MASCHILE E FEMMINILE:

INTRODUZIONE:

“Chi sono io?” è la domanda che ogni adolescente si pone. La costruzione dell’identità avviene mescolando

la spinta biologica della pubertà a quella sociale della cultura cui l’adolescente appartiene, che definisce i

valori che regolano l’essere maschio o femmina.

È compito dell’adolescente elaborare i cambiamenti del corpo, della psiche e del mondo in cui vive, ed

attribuire significato emotivo alle trasformazioni della realtà interna, psichica e biologica, e di quella esterna,

relazionale e sociale.

Rispetto al passato, è cambiato soprattutto il carattere di questo passaggio alla vita adulta: la formazione

dell’identità avviene oggi tramite processi individuali d’elaborazione simbolica, mentre nelle società

tradizionali avveniva nell’ambito di celebrazioni rituali collettive, i riti iniziatici.

Se poi in un passato anche recente, l’identità adulta era organizzata in ruoli rigidi e sistemi di valori ben

definiti, complessità e flessibilità caratterizzano invece l’identità contemporanea.

La “società globale” richiede identità flessibili e orientate al cambiamento.

LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ:

È incerto se considerare più o meno tempestose, destabilizzanti e disorganizzanti, le vicende trasformative

adolescenziali.

Il concetto di crisi come perno della tensione fra integrazione e diffusione d’identità è al centro della

riflessione di Erikson, che considera il processo di formazione dell’identità in adolescenza la questione

centrale della vita psichica.

Per Erikson, l’identità corrisponde ad un sentimento soggettivo di unità e continuità personale, costruito

attraverso processi d’integrazione di sentimenti e rappresentazioni, che collegano gli stati di Sé nel passato

con le sue proiezioni nel futuro.

L’identità è quindi un’entità dinamica: il sentimento di Sé di forma progressivamente attraverso

autorappresentazioni che si sviluppano nel corso della propria storia; tale processo si completa quando la

percezione d’essere se stesso in continuità nel tempo e nello spazio s’integra con la percezione del

riconoscimento da parte degli altri.

Secondo Erikson, il ciclo di vita è scandito in 8 fasi : le prime 4 riguardano l’infanzia e la fanciullezza, la quinta

corrisponde all’adolescenza, le ultime 3 all’età adulta e alla vecchiaia.

Ogni fase implica una specifica crisi evolutiva, caratterizzata da un compito e da un relativo conflitto.

L’identità tende ad assumere con l’adolescenza una strutturazione più stabile e il traguardo di questo

percorso è proprio un’identità stabile, coerente e separata.

Durante la quinta fase del ciclo di vita (adolescenza) che va dai 12 ai 20 anni, il compito di base per

l’adolescente consiste nell’integrare le varie identificazioni che si porta dall’infanzia per formare un’identità

più completa.

Se l’adolescente non è in grado di integrare le proprie identificazioni, i propri ruoli o i propri Sé, ha a che fare

con una “diffusione di identità”.

Secondo Marcia l’adolescente che affronta il periodo critico in cui deve abbandonare i precedenti equilibri e

cercarne di nuovi lo fa mediante un processo di esplorazione.

La crisi d’identità quindi attiva un processo esplorativo: quando l’esplorazione si conclude con l’integrazione

tra elementi vecchi e nuovi, il soggetto è in grado di assumere impegni nei confronti delle prospettive che

caratterizzano il nuovo equilibrio, ed acquisisce un’identità. L’intreccio tra esplorazione ed impegni consente

di definire 4 stati:

a) acquisizione di identità: si ha quando l’adolescente ha messo in atto un’esplorazione significativa nei

diversi ambiti ed ha assunto impegni seri.

b) moratoria: si ha quando l’adolescente permane in una fase esplorativa, non ha assunto impegni e rimane

in uno stato di crisi.

c) blocco dell’identità: si ha quando l’adolescente ha assunto precocemente degli impegni nei confronti

d’identificazioni e valori infantili, senza aver svolto una sufficiente esplorazione.

d) diffusione di identità: è espressione di un’esplorazione incerta, che non ha consentito veri investimenti e

soddisfacenti forme d’impegno.

Secondo Blos, durante l’adolescenza si realizza un secondo processo di separazione, che termina con la

formazione di un’identità individuata.

 Costruire l’identità significa operare delle scelte fra introiezioni e identificazioni infantili e nuove prospettive,

ed integrarle in un insieme armonico.

La definizione dell’ideale ha una funzione portante nel processo di costruzione dell’identità. Nella prima

adolescenza i ruoli affettivi di figlio, di studente, di membro di un gruppo ed eventualmente di una coppia

sono scarsamente integrati, e l’adolescente evita con cura ogni loro reciproco contatto, fonte per lui di

intenso imbarazzo.

Gli sporadici contatti fra queste aree scisse del Sé sono nella prima parte dell’adolescenza motivo di disagio,

d’imbarazzo e di vergogna.

All’inizio dell’adolescenza il contatto tra questi ambiti genera confusione, ma la presenza di una funzione

riflessiva favorisce l’integrazione di un’identità armonica.

Questo tuttavia non può avvenire in solitudine perché, come dice Erikson, l’identità si compone non solo del

sentimento del Sé, ma anche del suo riconoscimento da parte di altri.

Quindi la presenza della funzione riflessiva della mente è la precondizione per l’attivazione dei processi

attraverso cui si forma l’identità. Questi processi sono stati definiti “ compiti di sviluppo ” e riguardano :

a) la definizione del concetto di sé.

b) il raggiungimento di un’autonomia decisionale e relazionale.

c) l’accettazione di trasformazioni e di nuovi investimenti nell’area della sessualità e dell’affettività.

d) la costruzione di un sistema di progetti e di valori.

In Italia sono state condotte delle ricerche sull’acquisizione dell’identità in adolescenza e in particolare sulla

formazione del concetto di Sé. Queste hanno mostrato come gli adolescenti percepiscono prima la

trasformazione dei propri comportamenti, poi quella dei sentimenti, dei bisogni e dei desideri, infine quella

delle capacità e del carattere.

I percorsi di costruzione dell’immagine di Sé non sono uguali per maschi e femmine.

Le ragazze presentano una maggior precocità evolutiva rispetto ai coetanei, soprattutto nell’area

dell’autoconsapevolezza, che raggiunge il suo apice verso i 16 anni, quando i coetanei maschi sono solo

all’inizio di questo percorso.

I maschi dimostrano invece maggior indipendenza nel comportamento, ma sviluppano più tardi un senso di

responsabilità sociale.

Nell’area dello sviluppo affettivo e sessuale, i maschi hanno processi di maturazione più lenti, anche se poi

sono più attivi, mentre le femmine presentano relazioni più stabili e meno ambivalenti.

Gli indici di insoddisfazione per l’immagine corporea sono doppi nelle femmine rispetto ai coetanei.

Quando pensano al futuro, le femmine guardano soprattutto alla soddisfazione personale, mentre i maschi al

successo sociale.

Per capire cosa sta alla base di tali differenze è importante analizzare i diversi percorsi di sviluppo

dell’identità di genere maschile e femminile.

L’IDENTITÀ DI GENERE:

Stoller definisce l’identità di genere “un sistema complesso di credenze nei riguardi di se stesso, il senso

della propria mascolinità o femminilità”, che può essere o meno d’accordo con il sesso biologico.

L’”identità di genere” è il convincimento persistente di essere maschio o femmina, di appartenere all’uno o

all’altro sesso. Si distingue dall’”identità sessuale” che riguarda invece i caratteri biologici, anatomici e

l’orientamento sessuale.

Secondo Freud, mascolinità e femminilità erano l’esito delle identificazioni con il genitore dello stesso sesso,

successive alla risoluzione del complesso edipico.

Nel corso dello sviluppo, in particolare durante l’adolescenza, maschi e femmine devono assumere e far

propri i valori del genere cui appartengono.

Secondo Stoller il bambino assume consapevolezza della propria femminilità/mascolinità indipendentemente

dallo stato anatomico dei suoi genitali, a partire dalla certezza dei suoi genitori di avere a che fare con un

neonato maschio o femmina (“identità nucleare di genere”).

L’ideantità nucleare di genere concerne:

a) rappresentazioni basate su impressioni precoci dei genitori come modelli ideali di genere

b) rappresentazioni del bambino maschio/femmina ideale, ispirate all’immagine di bambino

maschio/femmina ideale dei genitori.

c) rappresentazioni del maschio/femmina ideale prodotte dal bambino stesso, espressioni di ciò che lui

vorrebbe essere.

La costruzione mentale di un’immagine del corpo sessuato viene integrata nella pubertà, organizzando lo

sviluppo di un nuovo ruolo affettivo, maschile o femminile, e l’acquisizione delle competenze e dei valori

relativi a tale ruolo.

Alcuni autori considerano la mentalizzazione del corpo sessuato il più complesso fra i compiti di sviluppo.

Questo perché l’integrazione della femminilità e della mascolinità nell’immagine di Sé richiede sia una

rielaborazione dei rapporti interni fra i diversi ruoli affettivi, sia la ricerca nel mondo esterno di relazioni

oggettuali e rispecchiamenti narcisistici che sostengano la definizione del nuovo ruolo.

PERCORSI E CONFLITTI NELLA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ DI GENERE MASCHILE:

La madre è il primo modello identificatorio per entrambi i sessi; per costruire il nucleo dell’identità di genere,

il bambino maschio deve dunque prima di tutto disidentificarsi da lei.

Nel suo sviluppo il bambino ha, rispetto alla bambina, il “vantaggio” di non dover cambiare l’oggetto d’amore

ma lo “svantaggio” di dover cambiare l’oggetto di identificazione.

Secondo Chodorow, da questo diverso percorso consegue che le bambine sviluppano un’identità di genere

più stabile e continua, ma hanno maggiori difficoltà nel raggiungere indipendenza e separatezza, mentre i

bambini acquisiscono un senso di maggior separatezza e autonomia, ma un’identità di genere meno stabile

e sicura.

Il progressivo distacco dalla madre nelle varie fasi del processo di separazione, induce il figlio maschio a

rivolgersi al padre per essere aiutato a sciogliere il legame con la madre ed orientarsi verso il proprio genere.

Quindi il percorso di costruzione dell’identità di genere maschile è caratterizzato da due elementi:

a) il rischio persistente che rappresenta la sottostante attrazione verso il polo materno

b) l’importanza della funzione paterna.

La semplice presenza del padre non è sufficiente a trasmettere un’identità maschile: il bambino potrà

investire il suo genere se padre e madre saranno entrambi orgogliosi della mascolinità paterna e di quella

del figlio.

Quando il padre è assente o eccessivamente autoritario,, il bambino deve affrontare la mancanza, il timore o

il rifiuto del modello virile, da cui derivano attitudini dipendenti e passive che ostacolano l’assunzione dei

comportamenti attesi dal ruolo maschile.

Quando la madre è critica e dominante, e rifiuta la mascolinità del marito, sarà invece il timore di essere

sottomesso o privato della stima materna ad ostacolare la disidentificazione dalla madre e l’identificazione

maschile.

Nella prima fase dell’adolescenza il figlio maschio tende a riavvicinarsi al padre e ad esprimere un bisogno

d’intimità protettiva con lui. Se il ruolo del padre è carente, viene a mancare nel percorso di sviluppo chi

separi il figlio dalla madre e ne consolidi l’identità di genere.

Di fronte all’assenza di un modello maschile paterno, l’adolescente maschio si rivolge ai coetanei per far

propri i valori dell’identità di genere.

L’assenza della funzione paterna nella trasmissione dei valori di genere produce nel mondo interno

dell’adolescente un fallimento nella modulazione fra valori paterni e valori virili, da cui consegue una carente

integrazione dell’aggressività. Gli adolescenti aggressivi sono quelli che trovano come unico supporto alla

crescita un gruppo di coetanei capace di offrire appartenenza, solidarietà e complicità ma incapace di

“prendersi cura” dei bisogni in modo empatico e sostenere la crescita.

PERCORSI E CONFLITTI NELLA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ DI GENERE FEMMINILE:

La prima tappa del percorso per raggiungere l’identità di genere femminile si struttura nella relazione

primaria con la madre: la bambina si rispecchia in un altro uguale a sé.

La presenza di uno stesso oggetto d’amore e di identificazione, favorisce l’instaurarsi di un nucleo d’identità

femminile forte, precoce e idealizzato.

La “delusione“ relativa alla scoperta della diversa valutazione sociale della femminilità e della mascolinità

intacca nella bambina l’idealizzazione del modello materno e la sua funzione di conferire valore alla

femminilità, ferendola sul piano narcisistico; ne consegue che la soggettività femminile si organizza a partire

da un deficit narcisistico che l’ostacola nell’assumere la madre come modello, spingendola a trasferire sul

padre l’idealità.

La femmina tende ad ispirarsi al modello paterno per costruire un ideale femminile secondario; ciò favorisce

l’assunzione di comportamenti, desideri, interessi e valori maschili.

La bambina deve ripristinare una femminilità valorizzata, ricostruire un Ideale dell’Io femminile. Tale compito

la impegnerà soprattutto durante l’adolescenza.

I padri attuali, più affettuosamente vicini, meno idealizzati o temuti che in passato, più capaci di rinforzare

l’autostima delle figlie e sostenerne la nascita sociale con proposte di realizzazioni di sé non socialmente

precluse, sembrano fornire maggior sostegno alla loro valorizzazione, ma contribuiscono forse ad orientarle

verso obiettivi ed ideali maschili.

In ogni caso è nell’ambito del gruppo generazionale che l’adolescente consolida il proprio sistema di valori,

in particolare gli ideali di genere.

Le adolescenti che portano i segni di un’infanzia affettivamente deprivata tendono nella costruzione

dell’identità di genere a confondere bisogni infantili e desideri femminili.

Comportamenti seduttivi e sessuali in questi casi tendono a compensare le deprivazioni affettive del passato

infantile.

Nell’adolescenza femminile gli agiti sessuali precoci sono inconsciamente finalizzati a risolvere un blocco

evolutivo nella costruzione dell’identità di genere.

Allo stesso modo in cui i maschi che stentano a trovare nella figura paterna un modello di genere accettabile,

si rivolgono in modo esclusivo ai coetanei dello stesso sesso per avviare con loro la ricerca di un modello

d’identità di genere, le adolescenti femmine che non trovano nella madre un modello con cui potersi

identificare per crescere, si rivolgono ai prototipi femminili proposti dall’elaborazione del gruppo

generazionale.

CAPITOLO 4: LA FAMIGLIA:

INTRODUZIONE:

Oggi non è facile sintetizzare l’opinione comune sui compiti dei genitori.

Osservando la letteratura attuale si evidenzia un passaggio radicale da un approccio di tipo normativo

(insegnare il bene e il male, lodare e punire) a un approccio di tipo affettivo (comprendere, identificarsi,

sostenere, facilitare).

È fuori di dubbio che nella famiglia d’oggi i valori affettivi prevalgano su quelli normativi. Tale cambiamento è

connesso a mutamenti sociali e culturali.

SOCIETÀ COMPLESSE E PROTEZIONE FAMILIARE:

L’adolescenza, intesa come esperienza in cui il soggetto sceglie e definisce il suo destino in modo autonomo

e individuale, è un fenomeno sociale recente.

Attraverso la separazione e l’individuazione, il soggetto si separa dall’immagine di sé interiorizzata nel corso

dell’infanzia, per costruire una nuova identità.

in questa accezione l’identità dell’adolescente si costruisce prevalentemente attraverso la separazione dai

genitori e dall’immagine infantile di sé.

Nell’Europa dell’800 invece il figlio doveva interiorizzare i valori della famiglia, non opporsi al padre, seguire i

suoi insegnamenti imitandolo e assumendone successivamente il ruolo.

Negli ultimi decenni invece il destino delle persone è diventato oggetto di una costruzione personale

complessa e difficilmente definibile a priori. I padri non sanno più quali specifici insegnamenti trasmettere ai

figli perché faticano a vederne il futuro.

Questa incertezza sui destini muta lo stile relazionale nell’educazione dell’adolescente.

Di fronte a questo stato di non definizione, la buona educazione non coincide più con la trasmissione di

conoscenze e ruoli, ma si realizza piuttosto nella capacità di insegnare i prerequisiti necessari per muoversi

in una società complessa.

Il padre quindi non è più prevalentemente colui che separa il figlio dall’universo infantile e materno, ma si

propone nel ruolo di consulente, di sostenitore del figlio nel processo di mediazione fra le possibilità offerte

dal contesto sociale e le sue attitudini. Tale compito non è affatto semplice.

Questa modifica nell’educazione comporta anche una profonda modificazione dei rapporti fra genitori e figli.

L’adolescenza di oggi comincia presto e finisce tardi. I 18 anni non segnano più l’ingresso nell’età adulta, ma

in un età di mezzo, l’età del giovane adulto, nel corso della quale si affrontano problemi che in un passato

recente erano tipici dell’adolescenza. Ciò ha un notevole effetto sulla relazione fra adolescenti e genitori,

sapendo di essere coinvolti in una vicenda che durerà molto a lungo se è vero che il figlio se ne andrà di

casa intorno ai 30 anni.

In questo quadro l’indipendenza si conquista nella famiglia e non dalla famiglia, dove genitori e figli sono

chiamati a mediare per trovare uno stile relazionale adatto ad una lunga convivenza fra adulti e “quasi adulti”

nella stessa casa.

FAMIGLIA E SUPPORTO SOCIALE:

Se nel passato era premiata la capacità di adattarsi al proprio destino, “a ciò che la vita ti riserva”, ai valori

della tradizione, oggi ciò che assicura un “buon futuro” è la capacità del nucleo familiare di individuare un

percorso di crescita personalizzato, esclusivo, adatto per il proprio figlio.

Se in passato il clima familiare era volto a rendere i figli precocemente autonomi, nella situazione attuale

l’obiettivo educativo è meno orientato alla separazione e più al sostegno e alla formazione di una personalità

individuale.

Il ruolo del padre si è molto modificato nel corso degli ultimi decenni, in parallelo con i cambiamenti del ruolo

della donna nel contesto sociale e familiare.

La funzione dei ruoli di padre e madre è stata inevitabilmente modificata dai cambiamenti sociali e culturali.

Se prima la madre si muoveva soprattutto nell’ambiente domestico, ora si muove anche nell’ambito esterno

alla casa e alla famiglia.

Il padre è richiamato a gran voce sulla scena educativa ma egli appare evasivo forse anche perché non è

affatto chiaro che cosa ci si aspetti da lui.

Lo studio di alcuni disturbi infantili del comportamento e delle attitudini trasgressive in adolescenza, mostra

che solo in parte tali comportamenti sono dovuti alla mancanza di normativa paterna. I problemi riguardano

piuttosto una carenza dei processi di riflessione e simbolizzazione e l’incapacità dei bambini di costruire

un’immagine di sé dotata di valore. Questi dati sottolineano l’importanza dell’entrata in campo della

posizione paterna per aiutare i figli a rispecchiarsi e a elaborare gli impulsi.

Questa funzione paterna può essere definita come aiuto a sviluppare una capacità di responsabilizzazione,

intesa come capacità di assumersi impegni all’interno del contesto sociale, di tener conto delle conseguenze

del proprio comportamento e di riparare i propri errori.

Gli adolescenti, a fronte della complessità dell’inserimento sociale, hanno infatti bisogno di tutor, una guida

personale.

Per svolgere questo ruolo di consulenti i genitori non si propongono più come modelli da imitare, ma come

studiosi attenti dell’indole del figlio.

Il figlio deve essere compreso per essere aiutato a scrivere il suo romanzo di formazione.

Questi cambiamenti dei ruoli hanno portato allo sviluppo di famiglie “strette e lunghe”, ovvero che hanno

meno figli e li accudiscono più a lungo. Questo perché è difficile replicare più volte nella vita, in mancanza di

sostegni sociali significativi, una tale impresa con la medesima dedizione da parte dei genitori.

Gli adolescenti di oggi non si assumono responsabilità significative perché la famiglia li infantilizza e la

società non chiede loro quasi nulla, oltre ad offrire poco di ciò che è indispensabile per diventare adulti.

La nostra società chiede a un adolescente solo di fare lo studente e di inserirsi al meglio nel mondo dei

consumi, la sua identità ne esce ferita e fiaccata all’origine.

L’adolescente è quindi obbligato a essere qualcosa di indeterminato, a non vedere al di là del suo naso; non

ha certo bisogno di sviluppare grandi visioni del mondo se il suo banco di prova è quasi esclusivamente

quello scolastico.

UN FIGLIO ADOLESCENTE:

Il concetto di “impresa evolutiva congiunta” sottolinea il fatto che l’adolescenza non riguarda solo il figlio ma

tutto il sistema familiare e promuove in esso un profondo cambiamento.

Nel corso dei cambiamenti adolescenziali, l’adolescente entra in conflitto con la sua immagine infantile e con

i genitori che ne sono i rappresentanti. Nel conflitto con loro esternalizza i suoi conflitti interni.

Se ad esempio l’adolescente sente di avere capacità limitate nel far decollare la nuova identità emergente,

sulla scena familiare il conflitto con i genitori consente di negare le proprie paure proiettandole su di loro.

I genitori hanno quindi la funzione specifica di porre dei limiti, assumendo su di sé la responsabilità della

paura della crescita, consentendo al figlio di limitare la percezione della sua incompetenza.

Allo stesso modo non devono interferire eccessivamente con il suo desiderio di libertà, poiché gli

impedirebbero sia di percepire le insicurezze e timori connessi al nuovo percorso di crescita sia di mettere

alla prova le abilità e le competenze emergenti.

Quindi la famiglia da una parte deve mantenere i legami e dall’altra deve spingere l’adolescente verso

l’autonomia.

È inoltre importante che i genitori abbandonino lo stile educativo utilizzato nel corso dell’infanzia, a favore di

un’”educazione autorevole”, in cui sappiano discutere con i figli e valorizzarne il punto di vista ma

assumendosi poi la responsabilità di prendere la decisione finale.

 un’educazione autorevole fornisce al figlio un equilibrio ottimale fra controllo/fermezza e autonomia,

offrendogli l’opportunità di sviluppare la capacità di autodeterminazione e fornendo al tempo stesso gli

standard, i limiti e le linee guida di cui lui ha bisogno.

 un’educazione autoritaria ostacola il processo di individuazione del figlio imponendogli regole predefinite

 un’educazione indulgente è poco esigente in tema di disciplina in quanto i genitori ritengono sbagliato

interferire con la libertà del figlio e porre limiti alla sua volontà.

 un’educazione indifferente dedica poco tempo ai figli, i genitori non si interessano della sua vita sociale e

scolastica e non li coinvolgono nell’assunzione delle decisioni.

UNA COPPIA DI MEZZ’ETÀ:

Una coppia di mezz’età è giunta al vertice della propria carriera professionale ed è un punto di riferimento

per molte persone: per i figli, per i genitori anziani bisognosi di assistenza e per i colleghi di lavoro meno

esperti che possono avvalersi della loro esperienza. La mezza età è quindi definita “età forte”.

Tuttavia è una fase in cui si è giunti al vertice più alto dello sviluppo e che quindi prefigura l’inizio di una lenta

discesa: sensazioni di vaga debolezza del corpo, malesseri passeggeri, i primi segni sul viso.

Numerose ricerche segnalano che in questa fase della vita lo stress aumenta sensibilmente, i conflitti sono

frequenti e con essi il sentimento di inadeguatezza.

A fronte di questo panorama, la coppia è invitata a rivitalizzare il legame coniugale. È importante che le

persone di mezza età elaborino un bilancio esistenziale e rivedano la propria immagine in una prospettiva

nuova.

La mancata ri – individuazione dei genitori può interferire negativamente con la crescita dei figli adolescenti e

con le loro capacità di svincolo. Se i genitori non riescono ad attribuire un significato positivo ai processi di

separazione in corso si trovano nella condizione di interpretare il proprio ruolo solo in termini sacrificali, di

accettazione passiva.

Le ricerche segnalano una più accesa conflittualità tra figli e madri. Tale dato è spesso connesso con la

centralità della madre nella vita dei figli, più del padre. La madre è attaccata come custode dell’infanzia,

come destinataria dei desideri di accudimento, dei bisogni regressivi, contro i quali la mente adolescenziale

lotta tenacemente.

la paura prevalente della madre a ridosso della pubertà può essere definita “angoscia genetica”: la madre è

preoccupata che il processo di trasformazione del figlio possa avere un esito aleatorio e possa concludersi

con la nascita di un mostro sessuale e sociale.

La madre perde progressivamente il controllo della vita del figlio, privandosi così delle gratificazioni tipiche

del periodo infantile. È turbata dall’importanza emotiva che assumono gli amici, il gruppo e la coppia

amorosa.

La perdita può suscitare un vero e proprio sentimento di svuotamento, che può essere vissuto come un

dolore inconsolabile.

Se nella preadolescenza le angosce materne riguardano prevalentemente i timori per la metamorfosi

puberale, nell’adolescenza si rivolgono al processo di socializzazione del figlio che si è guadagnato una

certa libertà di movimento. La madre teme che, fuori dal suo controllo, il figlio possa intraprendere condotte

sociali rischiose.

Dal momento che la scuola rappresenta il luogo di messa alla prova dell’adolescenza attuale, i genitori

credono che ci sia una forte relazione fra il successo scolastico e l’inserimento nel mondo del lavoro del

figlio.

Questo li porta a interferire spesso nello spazio scolastico invece di affidare al figlio stesso le sue

responsabilità chiedendogli conto dei risultati.

C’È CONFLITTO IN FAMIGLIA? I RISULTATI DELLE RICERCHE:

La conflittualità familiare si accentua durante l’adolescenza del figlio. Il conflitto può essere visto come

segnale di un buon funzionamento familiare, promotore di cambiamenti desiderabili, oppure indicatore di

disagio e funzionamento familiare patologico.

Le cause del conflitto possono essere molteplici.

Le ricerche più recenti tuttavia ci restituiscono l’immagine di una famiglia poco conflittuale.

I dati di ricerca, testimoniando una bassa conflittualità familiare, intercettano efficacemente lo stile

relazionale prevalente nella famiglia “affettiva”.

Una continua microconflittualità pervade la pubertà, mentre nella media e avanzata adolescenza gli scontri

sono meno frequenti ma più accesi e intensi.

1) Un’area di scontro importante è il corpo. L’adolescente deve appropriarsene per strapparlo al controllo dei

genitori, in particolare della madre, per farlo diventare un oggetto adolescenziale staccato dalla sua recente

origine infantile.

2) Un’altra area di scontro è la stanza dell’adolescente: l’ordine e gli oggetti d’arredamento, emblematici del

processo di individuazione dell’adolescente, possono essere luogo di conflitti particolarmente intensi.

3) Un’altra area di conflitto sono i permessi: ore di uscita, di rientro, dove si può andare, dove no, con chi, a

fare cosa, ecc… Alla fine dell’adolescenza in molte famiglie è concessa una notevole autonomia su queste

questioni, ma nei 4 – 5 anni che seguono la pubertà il conflitto è notevole.

4) Anche il gruppo o l’amico del cuore sono oggetto di discussione. I genitori temono l’influenza di queste

nuove figure, sia perché li calamitano fuori dal contesto familiare sia perché possono “portare sulla cattiva

strada”.

 I maschi sono più spesso sgridati per i compiti e le lezioni forse perché sono meno studiosi delle femmine

 Le femmine sono oggetto di maggior pressione perché facciano lavori di casa, visite ai parenti o non

escano troppo. È comprensibile quindi che le femmine abbiano più conflitti con i genitori, particolarmente con

la madre.

La richiesta di intimità e confidenza che proviene dalle madri è vissuta dalle figlie come intrusione della

privacy e tentativo di controllo.

Le ricerche attuali sottolineano che una conflittualità moderata sia positiva come supporto alla crescita:

l’assenza di conflitti denuncerebbe una carenza dei processi di individuazione dei figli, e tensioni troppo

accese evidenzierebbero una difficoltà dei genitori di utilizzare uno stile relazionale adatto alla fase evolutiva

in atto.

CAPITOLO 5: RELAZIONI SENTIMENTALI E SESSUALI:

INTRODUZIONE:

La nascita della sessualità e lo sviluppo di una vita sentimentale sono centrali in adolescenza e occupano la

mente dell’adolescente più di altri problemi evolutivi, tanto da essere stati considerati come il compito

evolutivo centrale dell’adolescenza. È utile distinguere, come elementi costitutivi dell’esperienza sessuale

umana:

a) l’identità sessuale biologica

b) la definizione dell’identità di genere nucleare, in base alla quale una persona si considera maschio o

femmina

c) l’acquisizione di un’identità di genere sessuale, che comprende l’assunzione degli atteggiamenti

psicologici caratteristici del ruolo maschile o femminile

d) l’orientamento oggettuale dominante

e) la capacità di sviluppare un’intimità sessuale e affettiva all’interno della coppia

f) la capacità di assumere impegni nella relazione.

UN adolescente può trovarsi in difficoltà in ciascuno di questi diversi aspetti dell’assunzione della propria

sessualità.

L’avvio di una vita sentimentale, oltre ad avere importanza in sé, influenza anche tutti gli atri ambiti

relazionali e motivazionali dell’adolescente, poiché implica un’importante trasformazione della relazione con

il gruppo dei coetanei e con i genitori.

L’evoluzione della sessualità in adolescenza comporta anche un complesso adattamento al mutamento della

propria immagine fisica e al funzionamento del proprio corpo.

Lo sviluppo di un’identità di ruolo e di una vita sentimentale e sessuale, infine, ha una funzione determinante

nella definizione del proprio valore.

Nonostante l’importanza di questo aspetto nel processo evolutivo, gli studi fatti sono pochi e in parte questo

è dovuto al fatto che la psicoanalisi interpreta l’innamoramento adolescenziale più come ricapitolazione di

tappe di sviluppo precedenti, che come nuovo fenomeno.

FREUD E L’INNAMORAMENTO ADOLESCENZIALE:

Freud tratta dei sentimenti che accompagnano il sorgere della sessualità adolescenziale nel caso clinico di

Dora (16 anni). Dora, ragazza dal carattere sgarbato, gli era stata inviata inizialmente dal padre per

un’analisi per una minaccia di suicidio. Dora in realtà, dalle prime sedute, pone a Freud un problema che

riguarda le sue relazioni familiari.

Il padre infatti aveva una relazione extraconiugale con una donna, il cui marito a sua volta si era spinto a fare

proposte sessuali alla stessa Dora.

Freud formula una diagnosi di isteria e ritiene che Dora si fosse sentita in realtà eccitata dalle proposte del

marito della donna e non disgustata e indignata come lei stessa affermava.

In sostanza Dora avrebbe sviluppato un legame edipico con il marito della donna, espressione del suo

innamoramento per il padre, al quale non avrebbe perdonato la relazione extraconiugale.

Le interpretazioni di Freud di questa nascita sessuale si concentrano quindi prevedibilmente sulla centralità

del complesso edipico, più che sulla ricerca di nuovi oggetti di desiderio.

MODELLI DI INTERPRETAZIONE DELLE RELAZIONI SENTIMENTALI IN ADOLESCENZA:

Modelli recenti di comprensione dell’innamoramento e delle relazioni sentimentali e sessuali in adolescenza

sono orientati ad interpretarli collocandoli all’incrocio di diversi sistemi motivazionali:

- quello dell’affiliazione o appartenenza

- quello dell’attaccamento – accudimento

- quello sessuale – riproduttivo

descrivendo per esempio come la costruzione delle relazioni sentimentali possa passare dalla definizione

dell’identità e di un senso di appartenenza al genere (sistema affiliativo) all’attrazione (sistema sessuale) per

arrivare in una fase successiva alla costruzione dell’attaccamento e allo sviluppo delle capacità di

accudimento.

Il fatto che in questa fase entrino in gioco diversi sistemi motivazionali trova una conferma indiretta negli

studi sulla chimica dell’innamoramento, che mostrano per esempio l’interazione tra due distinti sistemi

dell’attrazione e dell’attaccamento: la dopamina ha un ruolo fondamentale nel sistema limbico nel sollecitare

emozioni come euforia, desiderio e gelosia, mentre le sensazioni di tranquillità e benessere, più tipiche di

una relazione di attaccamento, sarebbero associate alla produzione di endorfine e ossitocina.

Il problema che si trova ad affrontare l’adolescente in questa prospettiva non è tanto lo svincolamento dalle

reazioni edipiche (desiderio e rivalità nei confronti dei genitori), quanto la riorganizzazione dei propri ruoli

affettivi e l’integrazione dei diversi sistemi motivazionali nella nuova identità.

È stata dimostrata una continuità tra stile sicuro, evitante e ansioso di attaccamento nelle vecchie e nelle

nuove relazioni di attaccamento.

Le relazioni sentimentali degli adolescenti ansiosi sono caratterizzate dal timore di rifiuto ed abbandono:

questi adolescenti possono innamorarsi spesso e anche avere rapporti sessuali relativamente precoci, più

per paura che per desiderio.

Gli adolescenti evitanti hanno difficoltà a formare legami, che possono arrivare all’erotofobia o al timore

dell’attaccamento; possono arrivare ad avere rapporti per perdere la verginità e con il passare degli anni

hanno rapporti anche frequenti, ai quali però non corrisponde la capacità di costruire legami.

Lo stile relazionale all’interno dei rapporti sentimentali può essere influenzato non solo dal riferimento ai

genitori, ma anche dalle relazioni tra pari.

Gli amici, oltre ad essere spesso i principali mediatori dell’avvio delle relazioni sentimentali e a svolgere un

ruolo di incoraggiamento e di supporto nelle situazioni di difficoltà, sono anche un’importante occasione di

apprendimento delle caratteristiche di una relazione paritaria di scambio, che costituirà anche un repertorio

utile nella relazione con l’altro sesso: è frequente infatti che lo stesso stile di relazione che è stato sviluppato

nella relazione con un amico possa essere riproposto con il ragazzo o la ragazza.

In una prospettiva che tiene conto dei diversi sistemi motivazionali, è stato descritto un modello sequenziale

dello sviluppo delle relazioni sentimentali per fasi:

a) fase di iniziazione: gli adolescenti devono integrare il desiderio sessuale con la formazione dell’identità,

ridefinendo i legami di gruppo e familiari.

b) fase di status: gli adolescenti si rendono conto che la sessualità ha a che fare con l’identità sociale. Un

adolescente cerca la ragazza o il ragazzo anche per la sua immagine sociale.

c) fase dell’affetto: si sviluppa il senso di intimità fisica e di vicinanza emotiva

d) fase del legame: caratterizzata dall’impegno e dalla fiducia reciproca.

In termini psicoanalitici, l’amore sessuale è maturo quando integra l’eccitazione sessuale con la tenerezza.

All’integrazione fra desiderio sessuale e attaccamento si aggiunge la capacità di identificazione con l’altro,

che comprende sia la reciproca identificazione, sia l’empatia.

La relazione d’amore comprende quindi:

- il desiderio sessuale

- il legame di attaccamento oggettuale

- l’impegno relazionale, intesa come capacità di assumersi la responsabilità del proprio desiderio, che si

esprime nella promessa di fidanzamento o di matrimonio.

La difficoltà ad integrare le diverse dimensioni della sessualità si possono ritrovare in molte manifestazioni

della sessualità adolescenziale, come nel caso in cui l’oggetto di desiderio non coincide con quello di

attaccamento, oppure con la scissione tra oggetto idealizzato e oggetto eccitante, o nell’impossibilità sociale

di conciliare sentimenti e relazione in cui si può impegnare.

Queste dinamiche si manifestano in modo differente nei maschi e nelle femmine.

Le femmine tra i 14 e i 19 anni sono più insoddisfatte del proprio sesso, anche se la loro soddisfazione tende

ad aumentare con gli anni: si piace com’è fisicamente il 77% dei maschi contro il 52% delle femmine.

Questa maggiore o minore adesione al proprio genere è influenzata da molti fattori.

Ad ogni modo, nell’accesso al proprio ruolo sessuale, i maschi in genere trovano maggiori difficoltà nel

conciliare desiderio e legame, mentre il desiderio femminile concilia fin da subito la relazione sentimentale

con il senso del legame.

 Per raggiungere il traguardo di una sessualità matura, l’adolescente deve quindi sviluppare diverse

competenze, dalla revisione dello schema corporeo all’adattamento alle sensazioni erotiche, dalla capacità

di imparare a raggiungere una certa intimità, al senso di continuità tra i propri diversi stati d’animo nella

relazione con l’altro.

IL COMPORTAMENTO SESSUALE DEGLI ADOLESCENTI:

Numerose ricerche hanno documentato la “rivoluzione sessuale” che negli ultimi decenni ha profondamente

modificato le concezioni e le abitudini sessuali nel mondo occidentale.

Il “doppio standard”, che implica una netta differenziazione nella rappresentazione sociale della sessualità

maschile e femminile, si è molto ridotto nell’area occidentale e si riconoscono a uomini e donne gli stessi

diritti e doveri e pari opportunità nell’esercizio della propria sessualità.

Negli ultimi anni in particolare, non solo c’è stata una progressiva maggiore accettazione dei rapporti

prematrimoniali, ma si è anche profondamente modificata la concezione della masturbazione,

dell’omosessualità e del divorzio.

Si pensi ad esempio alla verginità femminile, che un tempo aveva un valore importante come dote

matrimoniale, mentre oggi finisce quasi per essere considerato un indicatore opposto di immaturità sessuale

e sentimentale alle soglie del matrimonio.

Effettivamente negli ultimi 50 anni è stata documentata nei comportamenti sessuali adolescenziali una

maggiore precocità dei rapporti, un aumento nel numero dei partner e una progressiva riduzione delle

differenze nel comportamento tra maschi e femmine.

In parte questi cambiamenti sono effetto delle diverse condizioni sociali ed economiche: la diffusione dei

contraccettivi e l’aumento della distanza tra maturazione sessuale e matrimonio, che ha reso più accettabile

il sesso prematrimoniale.

In una ricerca italiana secondo gli adolescenti, l’età giusta per avere un rapporto sessuale è intorno ai 17 –

18 anni.

I percorsi per arrivare al rapporto sessuale possono essere molto vari. Solitamente si ha una progressione

dai baci e abbracci erotici al petting superficiale, fino al contatto dei genitali e al rapporto completo.

Tuttavia non sempre si segue questa sequenza e anche il rapporto sessuale e la relazione sentimentale non

sempre coincidono.

 Nel nostro contesto sociale, avere un rapporto sessuale in adolescenza, anche se resta scoraggiato

socialmente, è complessivamente normale.

Inoltre gli adolescenti che hanno migliori rapporti con i genitori tendono a ritardare i primi rapporti sessuali.

RELAZIONI SENTIMENTALI:

Quali sono le tappe dello sviluppo delle relazioni sentimentali in adolescenza?

Gli adolescenti, soprattutto in una prima fase, possono vedere il legame sentimentale all’interno di una

prospettiva esplorativa, come divertimento, sperimentazione sessuale, o anche, in una prospettiva

narcisistica di costruzione dell’identità, come modo per raggiungere uno status.

A differenza degli adulti, spesso la relazione adolescenziale non comprende la dimensione di impegno

reciproco in un legame o nel dare supporto al partner.

Il percorso di costruzione della vita sentimentale è molto variabile e non è stato ancora studiato in dettaglio.

Tuttavia ci sono alcuni comportamenti comuni che tendono ad essere molto diffusi: generalmente durante le

elementari e alle medie, sia maschi che femmine interagiscono più con compagni dello stesso sesso, spesso

evitando quelli dell’altro sesso. Poi si assiste ad un progressivo cambiamento.

fase 1: ci sono gruppi monosessuali di maschi e femmine

fase 2: questi gruppi di maschi e femmine sviluppano sempre maggiori interazioni

fase 3: le interazioni tra i due gruppi portano alla formazione di un gruppo misto, che fa da contenitore delle

prime relazioni di coppia.

fase 4: si sviluppano relazioni di coppia stabili e il gruppo si scoglie, avendo perso la sua funzione di

supporto all’incontri eterosessuale.

SENTIMENTI E SESSUALITÀ NEI MASCHI E NELLE FEMMINE:

Ci sono evidenti differenze nel modo in cui maschi e femmine vivono le loro relazioni con l’altro sesso.

Per le femmine l’avvio di una relazione sentimentale è rappresentata come segno di indipendenza, mentre

per il maschio è spesso associata al rischio di dipendenza. Le ragazze ricercano una maggiore intimità

rispetto ai maschi.

I sentimenti nel rapporto con l’altro sesso sono vicini all’amicizia (maschi 69% e femmine 73%) e mentre

l’attrazione sentimentale è dichiarata sia dai maschi (63%) sia dalle femmine (55%), l’attrazione erotica è

soprattutto sentita dai maschi (33%) contro il 7% delle femmine, mentre il rapporto sessuale è relazione

d’amore per il 56% dei maschi e il 74% delle femmine.

Per il 17% dei maschi è piacere fisico, contro il 6% delle femmine. In genere comunque maschi e femmine

concordano con l’idea che il rapporto sessuale sia consentito se c’è una relazione d’affetto interpersonale.

FANTASIE E MASTURBAZIONE:

Una delle manifestazioni psichiche più importanti che segnalano l’ingresso dell’adolescente nella sessualità

è costituita dalle fantasie erotiche, che svolgono diverse funzioni: non solo sono piacevoli, ma aiutano anche

a capire i propri sentimenti e sensazioni.

Secondo Laufer la funzione psicologica della masturbazione è di aiutare l’Io a riorganizzarsi.

In una ricerca italiana la masturbazione è dichiarata dal 57% dei maschi e dall’11% delle femmine tra i 14 e i

19 anni.

Fino a qualche anno fa la masturbazione era considerata pericolosa sia psicologicamente che fisicamente.

L’OMOSESSUALITÀ:

Il 10% degli adolescenti si considera gay, lesbica o bisessuale.

La prima consapevolezza della propria omosessualità si ha in genere intorno ai 13 anni per i maschi e a 16

anni per le femmine. L’omosessualità, che in passato era considerata un disturbo, attualmente è considerata

una modalità di sviluppo legittima.

Nell’analisi dell’omosessualità occorre tenere presenti diversi aspetti: le differenti modalità di espressione

iniziale, la documentata diffusione di orientamenti bisessuali, la possibile discordanza tra attrazione

sessuale e legame d’affetto.

In questo senso la questione dell’omosessualità in adolescenza riguarda più questioni:

- ci possono essere adolescenti che devono riconoscere la propria omosessualità

- ci sono anche adolescenti che hanno paura di avere desideri omosessuali

- altri che compiono una scelta omosessuale per rafforzare o salvaguardare la propria virilità, che

vedrebbero compromessa dalla dipendenza da una figura femminile

- altri ancora che rifuggono da una relazione eterosessuale per timore di essere inadeguati alle proprie

prestazioni.

CAPITOLO 6: IL GRUPPO DEI PARI:

INTRODUZIONE:

Il gruppo è naturalmente associato all’adolescenza. Con la definizione “gruppo dei pari” si intendono le

aggregazioni giovanili spontanee, che si costruiscono sulla base dell’amicizia e della libera scelta reciproca.

La cultura adolescenziale è cultura di gruppo e grazie al gruppo i giovani costruiscono la loro identità.

Nel corso dei secoli la forma dei gruppi si è molto trasformata ma ha mantenuto la stessa funzione: il gruppo

funziona come un contenitore psichico collettivo, che consente lo sviluppo di un senso di identità soggettiva,

che si completa quando la percezione d’essere se stessi è integrata con la percezione del riconoscimento da

parte degli altri.

Il gruppo inoltre aiuta la definizione dei ruoli di genere e la costruzione di progetti sostenuti da ideali,

preparando in questo modo i giovani all’età adulta e ai suoi compiti biologici e sociali.

LA FUNZIONE DEL GRUPPO: INIZIAZIONE E COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ:

Il compito dei gruppi giovanili di ogni epoca è quello di “iniziare” i suoi membri ai compiti e alle responsabilità

dell’età adulta. I riti di iniziazione si sono molto trasformati nel corso del tempo.

Nella società occidentale attuale, in assenza di un modello familiare o sociale stabile, il figlio succede

sempre meno al padre (una volta la successione al padre e l’acquisizione di un ruolo adulto erano strutturati

in modo fortemente gerarchico). I riti di passaggio dell’adolescente servono oggi essenzialmente ad

integrarlo non tanto nella comunità degli adulti, quanto nella comunità degli adolescenti stessi.

Non sono quindi più presenti riti d’iniziazione gestiti da adulti e l’ingresso iniziatico in adolescenza è gestito in

prima persona dagli adolescenti.

Il gruppo in adolescenza non è solo un sistema di interazioni, ma è soprattutto il risultato di azioni e

sentimenti: l’agire del gruppo è finalizzato a mantenere in vita il gruppo, perché è l’appartenenza ad un

apparato psichico gruppale vivo che aiuta il singolo ad affrontare i rischi e il dolore del passaggio all’età

adulta.

Il gruppo esercita poi un fondamentale effetto antidepressivo rispetto alla solitudine che deriva dalla

separazione dagli investimenti infantili.

 Nel processo di formazione dell’identità, il gruppo aiuta a costruire e a definire la personalità e il nuovo

ruolo sessuale, aiutando a separarsi, fornendo sicurezza emotiva e sostegno all’autostima, rappresentando

un luogo importante di definizione della reputazione sociale, che si misura attraverso il livello di popolarità tra

i coetanei.

Svolgendo questa funzione, il gruppo non costituisce solo un oggetto e un supporto relazionale, ma aiuta

anche a sviluppare diverse abilità sociali e affettivo – cognitive, tra cui la competenza riflessiva.

L’EVOLUZIONE DEI MODELLI DI COSTRUZIONE DEI GRUPPI IN ADOLESCENZA:

Se oggi i giovani formano gruppi spontanei di coetanei, scegliendosi in base alle affinità reciproche e

fondando il loro rapporto sull’amicizia, fino al 19° secolo il passaggio dall’infanzia all’età adulta era sancito da

una serie di riti e gli adolescenti facevano parte di gruppi organizzati.

Questa appartenenza, a differenza delle situazioni gruppali spontanee di oggi, aveva carattere obbligatorio e

richiedeva la partecipazione ad attività culturali ed usanze.

Ragazzi e ragazze facevano parte di gruppi distinti e la funzione principale dei gruppi giovanili organizzati

era soprattutto di regolamentare il rapporto tra sessi.

Al protezionismo in campo sessuale si collega una seconda importante funzione del gruppo: quella di

esercitare la censura nei confronti di coloro che non osservavano le regole dei ruoli sessuali tradizionali.

Questi gruppi avevano quindi la fondamentale funzione educativa di preparare i propri membri alla loro futura

posizione nella comunità tradizionale, attraverso l’apprendimento di comportamenti specifici del ruolo

sessuale maschile, come l’esercizio della giustizia, la difesa del territorio, l’apprendimento del lavoro, o del

ruolo femminile, come la cura della famiglia e l’accudimento dei figli.

Anche nella società tradizionale però erano presenti gruppi con un carattere antisociale, che si costituivano

come bande di strada (“banda dei torelli”  da qui bullo).

Nei gruppi giovanili tradizionali c’era una forte tensione verso l’uniformità di comportamento, ma con il

passare degli anni si è passati ad una società più centrata sulla trasformazione, sulla differenziazione.

Questo cambiamento sociale ha portato alla costruzione di differenti forme gruppali.

Attualmente i legami tra pari in adolescenza possono essere di diverso tipo: dall’amicizia, all’appartenenza a

gruppi istituzionali, come la classe scolastica, alla partecipazione a gruppi formali (sportivi, religiosi o

culturali) o informali, come la compagnia, all’appartenenza a gruppi sociali allargati, fino al senso di

appartenenza generazionale.

LE FASI DEL GRUPPO:

Il rapporto degli adolescenti con il gruppo attraversa diverse fasi.

- infanzia: il bambino sviluppa competenze sociali soprattutto nella relazione a due o con piccoli gruppi di

coetanei, di norma organizzati dagli adulti. Queste prime esperienze di interazione sono di grande

importanza per il successivo sviluppo adolescenziale, perché permettono di costruire successivamente dei

legami di amicizia e di gruppo.

- intorno agli 11 anni: è privilegiato lo stare insieme con molti amici dello stesso sesso.

- verso i 14 anni: si comincia a prediligere il rapporto con alcuni amici, con i quali si cominciano le brevi

uscite indipendenti.

Nel corso degli ultimi anni si è assistito ad un cambiamento anche nella modalità in cui si sviluppano i gruppi

maschili e femminili nella prima parte dell’adolescenza. Pur mantenendosi la fase dei gruppi monosessuali

infatti è spesso possibile assistere a nuove forme di aggregazione tra maschi e femmine anche nella prima

parte dell’adolescenza, senza che tuttavia questa maggiore vicinanza comporti lo sviluppo precoce di

interazioni sessuali.

Nella prima parte dell’adolescenza il gruppo svolge una funzione centrale nel sostegno all’acquisizione

dell’autonomia e nel processo di separazione dalla famiglia, con l’inevitabile conseguenza della creazione di

conflitti tra genitori e amici.

Redl ha proposto un’analisi interessante delle emozioni che sono a fondamento della costruzione stessa del

gruppo, distinguendole dalle emozioni secondarie, che sono relative alle relazioni che si stabiliscono tra i

suoi membri.

Il leader del gruppo adolescenziale è colui che ha meno senso dei colpa rispetto ai suoi coetanei, colui che

fa l’atto iniziatorio.

Il legame con il gruppo è tanto più esclusivo quanto più ci sono problemi in famiglia, poiché l’adolescente

cerca nel gruppo proprio quel tipo di supporto che non riesce ad avere in famiglia.

GRUPPI FORMALI E INFORMALI:

Nel corso della prima adolescenza si differenziano le modalità dello stare insieme.

I gruppi formali, che sono più diffusi nella prima parte dell’adolescenza, si organizzano intorno ad attività

specifiche (sportive, religiose, culturali). Essi si incontrano in spazi prestabiliti e propongono la condivisione

di impegni precisi.

Le motivazioni che gli adolescenti indicano alla base della loro appartenenza al gruppo formale sono

soprattutto centrate sull’acquisizione di nuove competenze, sul desiderio di scambiarsi idee e di trascorrere il

tempo libero all’interno del gruppo, che promuove sentimenti di sicurezza e di appartenenza.

Di solito gli adolescenti appartengono a più gruppi formali contemporaneamente, oltre ad avere un gruppo

informale di amici al quale fanno riferimento.

I gruppi formali costituiscono una base sicura nella prima adolescenza che funge da trampolino di lancio per

l’inserimento nei gruppi informali e spontanei, che sono i più importanti.

I gruppi formali durante la piena adolescenza possono sopravvivere solo se perdono progressivamente i

propri caratteri istituzionali a favore di una certa informalità.

Le regole che presiedono la frequentazione di gruppi formali (luoghi e orari di incontro stabiliti) nel corso

della scuola superiore cominciano ad essere poco sopportati dagli adolescenti, la cui autonomia e libertà di

movimento sono aumentate.

Il gruppo informale nasce nella piena adolescenza e rappresenta l’età delle “compagnie” che sorgono

spontaneamente e hanno caratteristiche di durata, stabilità e relativa chiusura ai nuovi ingressi.

Le compagnie sono a loro volta inscritte in aggregazioni più ampie, i grandi gruppi di sub – cultura giovanile,

che si differenziano tra loro attraverso delle insegne comuni che possono essere lo stile d’abbigliamento o il

taglio di capelli o i gusti musicali. Per esempio al nord ci sono gli Zarri, gli Alternativi, i Sancarlini; a Roma ci

sono i Pariolini, ecc….

Si costruiscono dunque compagnie i cui membri sono accomunati da provenienza sociale e stili di

comportamento.

Gli adolescenti che preferiscono frequentare gruppi formali sono in genere più legati alla famiglia, più

orientati all’autodisciplina, danno valore alla cultura e allo studio e sono attenti alla formazione personale.

Gli adolescenti che preferiscono frequentare gruppi informali invece sono generalmente più indipendenti dal

nucleo familiare, hanno una maggior partecipazione a scuola, sono più orientati alla ricerca di novità e hanno

una tendenza a vivere in modo intenso gli affetti.

Recenti ricerche dimostrano che non è vero che un’aggregazione di pari ben strutturata e guidata da una

persona adulta con funzioni di controllo sociale possa favorire un sostegno maggiore del gruppo informale.

Le aggregazioni spontanee che funzionano senza controllo degli adulti non sono più rischiose dei gruppi

formali.

Un’analisi fattoriale del modo in cui gli adolescenti italiani vivono la loro appartenenza di gruppo ha portato

ad individuare diversi stili o “culture di gruppo”.

- gruppo evasivo trasgressivo: è caratterizzato dalla ricerca del divertimento e da difficoltà nel rapporto con la

famiglia. Gli adolescenti che fanno parte di questi gruppi si sentono in genere poco apprezzati e rispettati e

hanno un atteggiamento oppositivo nei confronti degli adulti.

Danno molta importanza al denaro e poca allo studio, alla cultura e ai valori. Sono soddisfatti dei rapporti

sociali con i coetanei e dichiarano di essere attratti dall’altro sesso.

- gruppo che apprezza le attività sportive: i ragazzi che apprezzano le attività sportive aderiscono spesso a

gruppi formali, aderendo a sistemi di valori in cui conta la famiglia, l’attenzione alla salute fisica, la ricerca di

un lavoro sicuro, con una scarsa propensione all’impego sociale.

Hanno maggiore fiducia negli adulti e meno ricerca di eccitamento e di rischio.

- gruppo a carattere formativo: i ragazzi di questi gruppi partecipano ad associazioni e si riconoscono nei

valori della famiglia, nell’importanza dell’impegno scolastico e spesso anche nella fede religiosa.

- gruppo che condivide l’impegno sociale: i ragazzi di questi gruppi si riconoscono nella sensibilità ai bisogni

altrui e nei valori di solidarietà sociale.

- gruppo con funzione espressiva e culturale: i ragazzi di questi gruppi ricercano lo sviluppo di conoscenze o

abilità, attraverso la musica, la pittura, la danza, ecc…, e sono orientati in modo particolare a obiettivi di

autorealizzazione.

LA CLASSE COME GRUPPO ISTITUZIONALE:

Gli adolescenti passano la maggior parte del tempo all’interno della classe, un vero e proprio gruppo di

lavoro, caratterizzato da un obiettivo condiviso, da regolamenti espliciti, da obbligatorietà dell’impegno e da

valutazioni e sanzioni. La classe, come luogo di incontro, di confronto e di rispecchiamento con gli altri,

svolge una funzione centrale nello sviluppo, coinvolgendo l’adolescente e influenzando la formazione della

sua identità.

Le relazioni con i compagni di classe rappresentano un ambito fondamentale della relazione con i coetanei

proprio perché il gruppo scolastico è più eterogeneo rispetto ai gruppi informali dei quali l’adolescente fa

parte e al suo interno i ragazzi sperimentano relazioni con coetanei che non hanno scelto.

UNO SGUARDO PSICODINAMICO SUL GRUPPO MASCHILE E FEMMINILE:

I maschi fanno più riferimento al gruppo, mentre per le femmine è generalmente più importante la coppia

amicale.

Le ragioni di questa differenza sono di ordine sia sociologico sia psicologico.

- ragioni sociologiche: le femmine hanno sempre avuto minore libertà di movimento rispetto ai maschi e la

cultura di gruppo misto con partecipazione paritaria di maschi e femmine è una conquista femminile degli

ultimi decenni.

- ragioni psicologiche: la differenza nel livello di partecipazione alla vita di gruppo per maschi e femmine

risponde a differenze nella costruzione della definizione sessuale di sé.

Per il giovane maschio c’è una nuova ricerca della figura paterna, che rappresenta un mezzo di protezione

nei confronti della dipendenza dalla madre e offre una possibilità d’identificazione.

Questa identificazione con il padre lo espone tuttavia anche alla minaccia della confusione identitaria e alla

sottomissione passiva. Nel gruppo questo timore di passività si diluisce.

Uno dei compiti fondamentali del gruppo maschile è di esplorare lo spazio esterno e andare incontro a sfide

e rischi per trovare la propria identità.

Con la piena adolescenza al gruppo maschile comincia a mescolarsi quello femminile e il raggiungimento di

una maggiore identità personale consente di accedere a relazioni intime eterosessuali e il gruppo lascia lo

spazio alla coppia amorosa. Il percorso psicologico femminile è diverso: le femmine hanno prevalentemente

rapporti sociali a due o a tre più che gruppali. Il maturo corpo materno suscita nella figlia femmina

un’attrazione e uno spavento che la portano ad allontanarsi da lei e a cercare nell’amica dello stesso sesso

la relazione che contemporaneamente le darà la possibilità di differenziarsi e di protezione nei confronti della

paura di sentirsi abbandonata dalla madre.

Il legame con le amiche sostiene l’esplorazione intrapsichica e per questo, a differenza del legame maschile

centrato sul fare insieme, è centrato sul parlare insieme.

IL GRUPPO BANDA:

Il gruppo rappresenta un ponte tra le cure familiari e l’ingresso alla vita adulta ma talvolta può perdere questa

connessione con il futuro e diventare un gruppo “in stallo”, il cosiddetto gruppo banda.

Se non c’è una funzione paterna interiorizzata, i valori del gruppo possono diventare ideologici e stereotipati

e i ragazzi che ne fanno parte possono assumere comportamenti devianti o da “bullo” o delinquenziali.

Il “paradosso iniziatico” degli adolescenti è che non sono i ragazzi più maturi, più pronti ad assumersi

responsabilità, ad essere gli “iniziatori”, ma quelli che sentono meno colpa e paura, i meno capaci di

governare i propri impulsi.

Nel gruppo banda non solo il consumo di sostanze a anche il possesso di alcuni oggetti assume un

particolare valore nella simbolizzazione affettiva: il motorino, il cellulare non sono solo l’esaltazione di un

bisogno concreto, ma esprimono anche esigenze ad alto valore simbolico.

Negli ultimi anni ha preso sempre più spazio la terapia psicoanalitica di gruppo come trattamento elettivo per

gli adolescenti. Essi possono essere omogenei per quanto riguarda l’età e a volte anche per quanto riguarda

la patologia.

CAPITOLO 7: L’APPRENDIEMENTO E LA SCUOLA:

INTRODUZIONE:

L’apprendimento in adolescenza ha un ruolo importante perché consente di acquisire le competenze

necessarie alla realizzazione dei compiti evolutivi e al raggiungimento della condizione adulta.

L’apprendimento di abilità in adolescenza coincide in modo quasi esclusivo con l’esperienza scolastica

piuttosto che con l’inserimento lavorativo, più tardivo rispetto al passato.

RAGIONAMENTO ASTRATTO:

L’adolescenza è la fase evolutiva in cui si acquisiscono nuove capacità di ragionamento, che consentono la

risoluzione dei problemi a partire dalla formulazione di diverse ipotesi.

Questo periodo è caratterizzato dalle “operazioni formali” successive alle precedenti “operazioni concrete”

tra i 7 e gli 11 anni. Nello stadio delle “operazioni concrete” il bambino è in grado di eseguire operazioni

mentali esclusivamente in quanto correlate ad azioni ed oggetti concreti.

L’adolescente invece non deve riferirsi necessariamente a dati e oggetti empirici ma può utilizzare

esclusivamente relazioni logiche, parole e simboli.

Durante l’adolescenza si sviluppa quindi una nuova capacità riflessiva, ma l’acquisizione di tali capacità non

avviene solo in funzione della maturazione neurologica ma anche in relazione alle condizioni ambientali, alle

caratteristiche dei rapporti con adulti e coetanei, ai diversi contesti e alle situazioni in cui vengono proposti i

compiti.

Lo sviluppo della capacità riflessiva avviene gradualmente e coinvolge inizialmente le aree di maggiore

interesse e solo successivamente i settori di minore interesse es attitudine.

Secondo Piaget lo sviluppo del pensiero operatorio formale è correlato, e in alcuni casi vincolato, ad un

adeguato percorso di formazione e di istruzione scolastica.

Attualmente è diffusa la convinzione che il pensiero operatorio formale si sviluppi e si affini ulteriormente

dopo l’adolescenza, e che molti adulti non raggiungano mai la capacità di utilizzare il pensiero logico astratto

o che siano in grado di utilizzarlo esclusivamente nei domini in cui abbiano acquisito competenze specifiche

e una certa familiarità.

CAPACITÀ RIFLESSIVE E METACOGNIZIONE:

L’idea di Sé che si sviluppa durante l’adolescenza riguarda sia aspetti affettivi del proprio funzionamento, sia

elementi cognitivi. La consapevolezza del proprio funzionamento cognitivo è una competenza metacognitiva.

La metacognizione può essere suddivisa in due domini:

a) conoscenza metacognitiva: rappresentata dalle idee che il soggetto ha sviluppato sul funzionamento

mentale e che quindi hanno un carattere generale ed omogeneo (es. “la mente non può svolgere

contemporaneamente due compiti molto difficili”; “ripetere la lezione ad alta voce mi aiuta a memorizzarla”,

ecc…).

b) processi metacognitivi di controllo: rappresentano i procedimenti cognitivi che sovraintendono ad ogni

momento del funzionamento cognitivo e che rimandano ad uno stato di conoscenza metacognitiva (es.

l’impressione di aver immagazzinato in memoria un’informazione che al momento non si riesce a ricordare;

la percezione di non capire un testo o di non riuscire a concentrarsi in quel momento”, ecc…).

Nella soluzione dei problemi i due domini si intersecano.

La memoria di lavoro si distingue in memoria a breve termine e memoria a lungo termine.

- memoria a breve termine: mantiene temporaneamente l’informazione durante le operazioni mentali.

È uno spazio utilizzato per manipolare e combinare l’informazione e per conservarla ed è regolata da un

sistema attentivo (sistema esecutivo centrale) che controlla i dati provenienti da due “servo – sistemi”:

a) fonologico – articolatorio: è adibito all’elaborazione e al mantenimento dell’informazione linguistica.

b) visuo – spaziale: si occupa dell’informazione visuo – spaziale.

Questi due sistemi elaborano le informazioni provenienti dai sistemi sensoriali – percettivi.

- memoria a lungo termine: conserva l’informazione in modo permanente.

 Gli adolescenti ottengono risultati migliori dei bambini nell’esecuzione di prove in cui è implicata la memoria

di lavoro e recuperano con maggiore velocità le informazioni dalla memoria a lungo termine.

AUTOEFFICACIA E APPRENDIMENTO:

La teoria sociale cognitiva di Bandura definisce il funzionamento psichico a partire dal modello della

“causazione reciproca triadica”, secondo cui le determinanti personali interne (eventi cognitivi, affettivi e

biologici) operano insieme all’ambiente e si influenzano vicendevolmente.

Le determinanti personali operano attraverso meccanismi di agency, che consentono di esercitare

un’influenza personale sul corso degli avvenimenti.

Tra questi meccanismi il più importante è quello dell’autoefficacia percepita, che riguarda le convinzioni

relative alla propria capacità di essere all’altezza delle situazioni in cui si è coinvolti.

Uno dei principali obiettivi formativi dell’istituzione scolastica deve essere quello di dotare gli studenti di

risorse intellettive, certezze su di sé e abilità autoregolatorie che consentano di sviluppare adeguate capacità

di coping.

Gli studenti dovrebbero quindi impegnarsi a sviluppare strategie per regolare le determinanti motivazionali e

sociali del proprio funzionamento cognitivo ed intellettuale. Dovrebbero quindi intervenire autoinfluenzando e

autoregolando gli aspetti che caratterizzano la propria esperienza di apprendimento.

I principali elementi dell’autoregolazione sono:

a) la capacità di selezionare e strutturare ambienti di studio che favoriscano l’apprendimento,

b) il pianificare e l’organizzare le attività didattiche,

c) l’utilizzo di strategie per comprendere meglio e memorizzare le materie,

d) la capacità di ottenere informazioni e ricevere aiuto da parte di docenti e compagni quando è necessario.

Tuttavia possedere capacità di autoregolazione non è sufficiente a garantire l’apprendimento e il successo

scolastico.

Le capacità autoregolatorie non bastano se non sono sostenute da un senso significativo di autoefficacia,

che consente di contrastare gli ostacoli e i nemici degli sforzi di autoregolazione. È dunque necessario un

forte senso di autoefficacia per regolare la motivazione personale.

Ci sono tre modi principali in cui l’autoefficacia fornisce un importante contributo allo sviluppo delle

competenze cognitive che favoriscono il successo scolastico:

1) le convinzioni degli studenti circa la propria efficacia

2) le convinzioni degli insegnanti circa la propria efficacia nel motivare e promuovere l’apprendimento

3) il senso di efficacia collettivo del corpo insegnante circa la capacità delle loro scuole di far compiere

significativi progressi scolastici.

SCUOLA E FORMAZIONE DELL’ADOLESCENTE:

L’adolescenza è per definizione la fase del ciclo di vita individuale in cui si forma l’identità personale e

sociale.

Per i ragazzi di oggi, la scuola rappresenta prevalentemente un contesto di socializzazione e di

arricchimento della propria personalità e non solo un ambito di acquisizione di conoscenze, di competenze e

di preparazione professionale.

In Italia si è assistito ad un processo di “affettivizzazione della scuola” da parte degli adolescenti, i quali non

portano a scuola solo il sistema cognitivo e il ruolo di studente, ma altre dimensioni che hanno

maggiormente a che fare con il ruolo affettivo di adolescente.

La cultura adolescenziale attuale interpreta l’esperienza scolastica come ambito di scambio affettivo e

relazionale, e non solo come luogo di trasmissione delle informazioni e del sapere.

SCUOLA, COMPITI E CONFLITTI EVOLUTIVI:

La scuola è un’esperienza che l’individuo può utilizzare per acquisire nozioni e contenuti ma anche per

apprendere su di sé e, proprio per questo, svolge un ruolo fondamentale nella ricerca dell’identità adulta da

parte dell’adolescente.

Tramite il confronto con compagni, docenti e materie di insegnamento, l’adolescente può infatti misurare e

ampliare le proprie possibilità e limiti, nonché la propria capacità di affrontare le frustrazioni e le imposizioni.

Particolarmente importante è l’intervento tempestivo a supporto dell’adolescente alle prese con difficoltà

scolastiche e di apprendimento, in considerazione dell’effetto traumatico dei ripetuti insuccessi.

Persistenti fallimenti scolastici possono infatti contribuire a confermare ripetutamente un’immagine

fallimentare di sé, minacciando l’equilibrio narcisistico.

La scuola rappresenta quindi un ambito fondamentale di sperimentazione e valorizzazione del Sé

adolescenziale e si costituisce come un’area intermedia e di passaggio tra la famiglia e la società.

Nella mente dell’adolescente nasce quindi un “corpo scolastico” che contiene tutto ciò che riguarda

l’esperienza scolastica, dai rapporti con i compagni e docenti ai riti quotidiani che si svolgono in classe, ai

compiti pomeridiani.

Molti adolescenti, soprattutto maschi, faticano nel processo di mentalizzazione del “corpo scolastico”, che è

mentalizzato parzialmente o rimane altro rispetto al Sé mentale complessivo.

Se il “corpo scolastico” rimane scisso e non diventa parte integrante del Sé, può allora essere utilizzato,

manipolato e attaccato così come, in altre crisi adolescenziali, avviene per il corpo biologico.


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ali7877 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del ciclo di vita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Maggiolini Alfio.

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